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Avete mai avuto una relazione con un uomo bisessuale?

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  • Author
21 hours ago, fra1991 said:

Presente,sono un gay che sta con un uomo bisessuale da tre anni, mi ha presentato ai suoi amici e ai suoi colleghi di lavoro,ma non a sua madre,d' altra parte però non ha mai presentato neanche le sue ex ragazze  ai suoi genitori.

Sinceramente non vedo nessuna differenza con i miei ex fidanzati al 100% gay.

Ha tenuto a sua madre nascoste anche relazioni con ragazze così lunghe?

Pensi che si dichiarerà mai con lei?

 

Se si dichiarasse - secondo te - le direbbe di essere bisessuale?

La cosa alimenterebbe nella genitrice la speranza che lui ti molli per una brava ragazza?

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Si, anche con la sua ex di cinque anni,tra l'altro abitano in regioni diverse,hanno poche occasioni di vedersi. 

Non lo so e non mi interessa. 

Penso di sì o semplicemente direbbe che sta con un uomo. 

Può essere, ma nel caso sarebbe un'idea sua, non un problema del mio ragazzo. 

Aggiungo che mi ha presentato anche ai suoi amici di infanzia ea sua cugina, lui crede nella sessualità fluida(cosa a cui non credo), ma si definisce bisessuale. 

Edited by fra1991

  • Author
8 hours ago, fra1991 said:

lui crede nella sessualità fluida(cosa a cui non credo), ma si definisce bisessuale.

Cioè? Pensa che in generale si possa diventare gay e poi etero e via così?

Si, in varie fasi della vita . 

11 hours ago, fra1991 said:

Si, in varie fasi della vita . 

Potrebbe pur essere, se omoerotismo ed eteroerotismo siano effetti della cultura e non della natura.

Se fosse una cosa solamente  dettata dalla società, non esisterebbero gay nei paesi in cui l' omosessualità è reato,non sarebbe conveniente per loro. 

Credo che sia un mix fra esperienze dell' individuo e predisposizione. 

Comunque il mio compagno crede che malgrado la sessualità sia fluida, a un certo punto si stabilizzi. 

Io credo nella sessualità fluida soltanto nell' adolescenza, in età adulta no, salvo eccezzioni. 

 

A parte che l'esame della convenienza implica una scelta deliberata fatta da colui cui convenga o no un certo comportamento e dunque non implica che la società non possa dettare qualcosa circa i comportamenti etici;   

per cultura intendo tutto ciò che abbia effetto nel tempo sull'animo nostro, oltre e fuori ciò che sia innato in noi per predisposizione naturale e perciò non solo e non tanto i dettati della società in cui nasciamo e cresciamo.

Ok ma allora non è cultura ma è imprinting familiare e esperienze.

Oppure esperienze inconscie.

 

Eh.... ma l'impronta della famiglia e le esperienze, più o meno inconscie, non dipendono dalla cultura della società in cui si cresce?

Secondo me la cultura è qualcosa di più generale   che riguarda la propria nazione di appartenenza. 

Il background familiare può essere influenzato dalla cultura,ma è una cosa a parte. 

Ad esempio che cresce con due genitori borderline e ha dei traumi, li ha perché è influenzato dalla propria esperienza familiare(non esiste una cultura con persone per la maggior parte borderline). 

Se invece mi porti un saudita che è maschilista e omofobo perché è cresciuto in un paese in cui vige la sharia, si può parlare di cultura. 

Diciamo che secondo me sono concetti simili, ma diversi. 

Sì, certo, la cultura è più generale, anche oltre la nazione di appartenenza:

pensiamo alla cultura cosiddetta cristiana;

ma essa influenza dalla nascita tutti coloro che in essa sono cresciuti, anche quando per scelta familiare o personale la contrastino od addirittura la ripudiino.

Si è vero,diciamo che la cultura cristiana permane la nostra società,ma spesso viene riadattata in vari modi.

Lo stesso cristianesimo ha subito un sacco di scismi nella sua storia.

E' una cultura che possiamo appellare cristiana perché la sua religione dal IV secolo dopo Cristo fu istituzionalmente la religione di Cristo, ma propriamente dovremmo appellarla cultura greco romana, perché il nome cristiano fu ed è un mero titolo d'identità e di riconoscimento;    ma avrebbe potuto avere un altro nome  senza sostanziali mutamenti negli effetti:

avremmo potuto essere qualunque cosa siamo stati e siamo, pensare e fare qualunque cosa abbiamo pensata e fatta, qualunque pensiamo e facciamo, pur sotto il nome di Mitra o di Yavè o di Cibele o di Iside o di Giove Dolicheno....

Se fossimo stati sotto il nome di Cibele avremmo un sacco di sacerdoti castrati, altro che celibato :D. 

Edited by fra1991

Il principio non è diverso:

astensione dalla sessualità per conseguire una purezza personale nel servizio d'un dio.

 

Bhe si, anche le vergini vestali l' oracolo di Delfi, seguivano lo stesso precetto. 

Sono forme di ascesi. 

Edited by fra1991

  • Author
On 5/9/2022 at 8:24 PM, fra1991 said:

Sono forme di ascesi. 

Forme di controllo sociale.

 

Assolutamente come lo è anche il suo opposto, la ierogamia. 

On 5/11/2022 at 11:15 AM, Almadel said:

Forme di controllo sociale.

Non altrimenti che qualsivoglia istituto sociale, anzi di qualsivoglia uso considerato etico:

è chiaro che un'aggregazione sociale deve avere codici di comportamento che siano mediamente rispettati od almeno giudicati rispettabili, per potersi conservare e dunque questi codici hanno funzione di "controllo sociale" al fine di tale conservazione.

On 5/9/2022 at 8:24 PM, fra1991 said:

Sono forme di ascesi. 

Ascesi della castità al fine dell'assimilazione al dio cui si presti servizio:

per lo più gli dei sono considerati esseri spirituali od almeno più spirituali degli uomini, che invece sono irrimediabilmente costretti da una carnalità mortale.

E' ovvio dunque che l'assimilazione od almeno il servizio verso un dio implichi un'ascesi d'astensione da tanta umana carnalità caduca, di cui la sessualità, come del resto gli altri appetiti fisici, è la manifestazione più evidente ed universale.

  • Author
28 minutes ago, Mario1944 said:

Non altrimenti che qualsivoglia istituto sociale, anzi di qualsivoglia uso considerato etico:

è chiaro che un'aggregazione sociale deve avere codici di comportamento che siano mediamente rispettati od almeno giudicati rispettabili, per potersi conservare e dunque questi codici hanno funzione di "controllo sociale" al fine di tale conservazione.

Vi sono alcune norme sociali pressocché universali: come non uccidere e non rubare alla propria tribù.

Altre che erano giustificate nel passato e rimangono per inerzia

e altre ancora totalmente ingiustificate e per questo variabili da cultura a cultura.

Il tabù dell'omosessualità e la castità sacerdotale sono tra questi:

non ci sono due società ad avere sviluppato regole simili autonomamente.

55 minutes ago, Mario1944 said:

Non altrimenti che qualsivoglia istituto sociale, anzi di qualsivoglia uso considerato etico:

è chiaro che un'aggregazione sociale deve avere codici di comportamento che siano mediamente rispettati od almeno giudicati rispettabili, per potersi conservare e dunque questi codici hanno funzione di "controllo sociale" al fine di tale conservazione.

Ascesi della castità al fine dell'assimilazione al dio cui si presti servizio:

per lo più gli dei sono considerati esseri spirituali od almeno più spirituali degli uomini, che invece sono irrimediabilmente costretti da una carnalità mortale.

E' ovvio dunque che l'assimilazione od almeno il servizio verso un dio implichi un'ascesi d'astensione da tanta umana carnalità caduca, di cui la sessualità, come del resto gli altri appetiti fisici, è la manifestazione più evidente ed universale.

Dipende dal culto e dalla divinità di cui parliamo. 

Nel culto assirl di Ishatar, ad esempio la prostituzione sacra era praticata dalle sacerdotesse. 

E aveva un senso logico visto che la suddetta dea era legata alla sessualità. 

  • Author
42 minutes ago, fra1991 said:

Nel culto assirl di Ishatar, ad esempio la prostituzione sacra era praticata dalle sacerdotesse. 

E aveva un senso logico visto che la suddetta dea era legata alla sessualità. 

No, che non ha senso.

(E la prostituzione sacra era praticata da tutte le ragazze vergini, non solo dalle sacerdotesse.

Credo che lo racconti Erodoto)

Non c'è alcun bisogno di mettere delle regole alla sessualità.

Si fa solo per il mero gusto di rompere i coglioni.

1 hour ago, Almadel said:

Vi sono alcune norme sociali pressocché universali: come non uccidere e non rubare alla propria tribù.

Altre che erano giustificate nel passato e rimangono per inerzia

e altre ancora totalmente ingiustificate e per questo variabili da cultura a cultura.

Eh, va be', e dunque?:

non mi pare che ciò che affermi impugni l'assunto che qualunque norma sociale ha l'effetto di controllare la struttura sociale da cui è prodotta.

E, non altrimenti, che società diverse abbiano norme simili e società simili norme diverse non inficia l'assunto:

semmai possiamo affermare che alcune norme sono più efficaci di altre nel controllare la struttura sociale o più probabilmente alcune norme sono adattate od adattabili ai mutamenti sociali dell'aggregazione che le ha prodotte ed altre no.

1 hour ago, Almadel said:

Il tabù dell'omosessualità e la castità sacerdotale sono tra questi:

non ci sono due società ad avere sviluppato regole simili autonomamente.

Non capisco che intendi con "autonomamente".

1 hour ago, fra1991 said:

Dipende dal culto e dalla divinità di cui parliamo. 

Ovviamente e del resto anche entro una medesima cultura ci furono e ci sono variazioni notevoli nei secoli;  basti pensare alla diversa concezione delle divinità in Omero rispetto a quella di Plutarco.

 

48 minutes ago, Almadel said:

Non c'è alcun bisogno di mettere delle regole alla sessualità.

Si fa solo per il mero gusto di rompere i coglioni.

Eh, sì, l'etica delle società umane è l'invenzione oppressiva di giullari fantasiosi ed invidiosi.... ?

 

Edited by Mario1944

É vero quello che dici sulle ragazze vergini, spesso offrivano la loro verginità ai visitatori del tempio prima di sposarsi. 

In realtà ha "senso" in un' ottica religiosa, delle sacerdotessa che adorano una divinita' promiscua, hanno regole differenti dalle suore di clausura. 

Comunque il non uccidersi nella propria tribù, non è esattamente una regola che vale per tutti. 

La faida per i celti e i vichinghi, come il kanun per gli albanesi disciplinano la vendetta contro i vari clan familiari, quindi l' omicidio per vendetta in alcune società era visto come una cosa normale. 

Comunque credo che alcune regole sociali siano necessarie per la nostra società per vivere in modo tranquillo e non sprofondare in un mondo alla mad max. 

3 hours ago, fra1991 said:

Comunque il non uccidersi nella propria tribù, non è esattamente una regola che vale per tutti. 

Non è un problema se la regola valga o no per tutte le aggregazioni sociali e del resto probabilmente in certa misura vale per tutte e le differenze stanno nell'ampiezza delle eccezioni, come ad esempio la legittima difesa od il duello e simili.

Il problema è se tale regola sia una forma di controllo sociale:

a me pare sia, come del resto tutte le regole socialmente riconosciute, le quali sono riconosciute anche quando siano violate.

D'altronde, che cos'è il controllo sociale se non l'attività di autoconservazione che un'aggregazione sociale esercita dando regole ai propri aggregati?

Potremmo chiamarlo quieto vivere in alcuni casi. 

Una società che sprofonda nell' anarchia (e non parlo di anarchici alla Bakunin) distrugge ma società stessa. 

Vale sia per le società patriarcali, per quelle matriarcali e per quelle egualitarie. 

Be' gli anarchici non consentirebbero nell'appellare anarchica, nel senso corrente di rovinosamente disgregata, una società senza regole vincolanti e presidiate da un'autorità:

ma gli anarchici sono personaggi stravaganti.... ?

 

Leggi bene con anarchia non intendo quella ideolocizzata alla Bakunin o alla Krapkonin. 

Ma quella del caos senza regole. 

Appunto:

quell'anarchia gli anarchici non appellerebbero anarchica, ma i non anarchici sì.... ? 

 

 

Assolutamente, le parole possono assumere un significato diverso nel tempo e anche avere piu' significati.

Se parliamo di anarchia come movimento politico non posso che darti ragione? .

Se invece ne parliamo come caos allo stato brado allora è un altro discorso.

Edited by fra1991

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