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    • busdriver
      più passa il tempo,più mi accorgo che la stragrande maggioranza della televisione le notizie non le dà per informare ma chiaramente per ROMPERE I CO [SI PROPRIO QUELLI]. Quando c'è stato lo tsunami hanno stressato con immagini strappalacrime per giorni,poi è toccato a welby,poi all'ucraina e ora? Ok,stacco il cavo dell'antenna nelle vacanze di natale e in quelle estive ma spesso non basta
    • Almadel
      Qui di sicuro dell'apparenza ci importa molto poco 🙂 
    • Almadel
      I Maghrebini culturalmente presentano tutti i caratteri che fino agli anni Novanta ravvisavamo nei Meridionali: attaccabrighe, sempre col coltello in tasca, facili all'illegalità,  gelosi delle loro donne e molesti con le nostre. E molto bigotti.   Quello che a Napoli può essere un quartiere popolare come Scampìa, a Milano è l'hinterland abitato da Tunisini ed Egiziani.  Più che una questione culturale, sembra una questione sociale. E prima di loro i nostri quartieri degradati erano popolati da autoctoni: mio nonno aveva lo stigma di essere cresciuto al Portello, negli anni in cui a Padova era il quartiere dei ladri e delle puttane  (e quando io ero ragazzo era il quartiere dei prostituti marocchini). 
    • Slipshod
      Mi sono iscritto per poter scambiare quattro chiacchiere in libertà, e per allontanarmi dalle miserie intellettuali di un web che fa dell'apparenza la sola, unica priorità.
    • MARIO8530
      Be'... il regime degli scià di Persia, torture e repressioni, era un nostro amico, non era un brutto regime islamico, no? Poi quei  iraniani si sono voluti tenere le loro risorse e hanno messo su questo brutto regime, che oggi cede anche per le sanzioni occidentali ora comunque non esiste più, perché è diventato qualcos'altro. Forse sta per diventare un regime militare simpatizzante con noi West. Dai, almeno ci risparmiano la fatica di invadere e portare la democrazia del nostro West.   Che parola del c***zo. Allora tu sei un berlusconiano. Questa è una parola da populismo di destra, giornalismo becero italiano, proprio da ignoranti con lo smartphone, proprio perché mette in discussione quelle persone lì. Non avevo visto la definizione di rossobruno.  C'è un problema di fondo: la definizione non ammette critiche alla politica estera statunitense.  A casa mia, questo comportamento, si chiama stato totalitario. O imperialista. E poi non ho mai detto di non esere europeista e anti Nato... però quando la Nato attacca sé stessa e si è espansa fino al Mar Nero, vuol dire o che hai bevuto troppa tequila Texana o che c'è qualcosa di profondamente sbagliato.   Ma soprattutto siamo sempre noi Italiani ed europei, da quando gli States ci hanno liberato il '45, a finanziare quei regimi per avere petrolio, gas e quant'altro, poi aspettiamo che gli Usa cancellino quei regimi. Non è ipocrita? Dovreste porvi questa domanda. Lo fate? Gastida lo fa, nello specifico? No. Poco importa che né in Giappone, né in Italia gli americani siano mai riusciti a smantellare la struttura economica con a capo rispettivamente dei fascisti, famiglie monopoliste, ma hey, ci hanno portato la democrazia. In tutto ciò non siamo usciti dalle logiche coloniali. Se ci sono degli ottusi ignoranti che credono di essere cittadini di destra di questo continente eur-amerindo, non si accorgono di star perpetrando logiche coloniali. Non che russi e cinesi non abbiano logiche coloniali uguali, ma si parlava di democrazia, diritti umani, il nostro progresso liberale, no? No?
    • andreaquartu
      Tornado un' attimo al punto del topic c'è da fare una osservazione interessante, c'è un' enorme differenza fra i musulmani arabi e quelli di altre etnie non nord africane: Le popolazioni che mostrano maggiore chiusura culturalmente sono quelle maghrebine per ragioni storiche,non religiose in sé. Fino agli anni Sessanta e Settanta, Marocco, Algeria e Tunisia erano caratterizzati da società urbane relativamente aperte, da un Islam tradizionale e locale, poco ideologico, e da una vita pubblica in cui le donne erano visibili e la religione non dominava il comportamento quotidiano. La radicalizzazione è quindi un fenomeno storico e politico, non culturale né religioso in senso essenziale. Il primo grande fattore è stato il trauma del colonialismo. L’esperienza coloniale ha distrutto le élite locali, imposto confini e modelli statali estranei e associato la modernità all’umiliazione e al dominio straniero. Dopo l’indipendenza, molti nordafricani hanno vissuto lo Stato come qualcosa di artificiale e distante, mentre la religione è rimasta l’unico elemento percepito come autentico e non imposto. Questo ha trasformato l’Islam da pratica spirituale a rifugio identitario. A questo si è aggiunto il fallimento degli Stati post-coloniali. I regimi nati dopo l’indipendenza (militari, autoritari o monarchici ) hanno promesso sviluppo, giustizia sociale e dignità nazionale, ma hanno prodotto repressione politica, corruzione, economie bloccate e disuguaglianze profonde. Ogni forma di opposizione laica, liberale o di sinistra è stata sistematicamente repressa. In questo vuoto politico, la religione è rimasta l’unico linguaggio consentito per esprimere dissenso. Negli anni Settanta e Ottanta entra in gioco un elemento decisivo: l’influenza del Golfo. I petrodollari sauditi e del Golfo hanno finanziato moschee, associazioni e predicatori che diffondevano un Islam salafita e wahhabita, molto più rigido e normativo dell’Islam nordafricano tradizionale. Questo modello religioso ha attecchito non perché “più autentico”, ma perché offriva ordine, disciplina e risposte semplici a società in crisi e prive di prospettive. Il caso dell’Algeria negli anni Novanta ha poi avuto un effetto devastante e duraturo. L’annullamento delle elezioni vinte dagli islamisti e la successiva guerra civile hanno prodotto un trauma collettivo enorme. Da allora, politica, religione e violenza sono rimaste associate nella memoria sociale. Questo ha generato un conservatorismo difensivo: meglio rigidità e controllo sociale che il rischio di tornare al caos. La Primavera araba del 2011 ha rappresentato un ultimo momento di speranza. Per un breve periodo, libertà, pluralismo e politica civile sembravano possibili. Il fallimento economico, il ritorno dell’autoritarismo e la repressione successiva hanno però insegnato a molte persone che protestare non serve e che esporsi è pericoloso. Da qui nasce una radicalizzazione non necessariamente jihadista, ma sociale e morale: conformismo, controllo dei comportamenti, pressione su donne e minoranze. In assenza di uno Stato che protegga e offra futuro, la famiglia, l’onore e la morale religiosa diventano strumenti di sopravvivenza e controllo. La religione viene usata come “polizia sociale”, non per fanatismo, ma per compensare l’insicurezza economica e politica. In sintesi, il Nord-Africa si è radicalizzato perché: lo Stato ha fallito nel garantire dignità e sviluppo, la politica è stata chiusa e repressa; la religione è rimasta l’unico spazio espressivo, modelli religiosi rigidi sono stati importati dall’esterno. le società hanno reagito irrigidendosi per difesa.
    • busdriver
      C'erano una volta le pagliacciate. Del tipo: voi non potete giocare qui col pallone....ok allora cerchiamo un altro posto: vieteto proibito vietato.   E c'erano un bel giorno le bustine monouso di condimenti,olio ,aceto,maionese e catsup.. Da oggi non ci devono più essere. https://www.money.it/confermato-ue-agosto-2026-sara-obbligatorio-togliere-ristoranti-bustine-ketchup-maionese-sale-olio   I gretaroli convinti sono passati pure sopra alle idee di sanità tanto in voga durante la virussata. Vi ricordate come erano definiti antiigenici le oliere e le saliere? E il futuro quale sarà? Cibo scondito per fare favore all'ambiente e ai pagliacci?   A casa mia c'è comunque la scritta: "le buste di plastica sono cancro togliamole dai cog[SI PROPRIO QUELLI]"
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