"Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, il film rivela i dettagli dei sistemi alla base dell'uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza programmata da Israele." (Sinossi: Naza, Premio Speciale della Giuria) Naza è il documentario dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, presentato in anteprima alla 83 esima Mostra del Cinema di Venezia il 10 settembre 2026 e che si è guadagnato il premio speciale della giuria. Mostra le testimonianze dirette di militari dell'Idf resi anonimi e che hanno svolto il loro servizio a Gaza. Da qui la parola "Naza", ossia danno collaterale. Ha potuto concorrere in extremis e ha avuto un'accoglienza favorevolissima. Stesso fervore per i cinema italiani. Sarà distribuito gratuitamente online, col sostegno del The-Guardian che lo ha prodotto. In Olanda e Danimarca sono state sospese le proiezioni per alcuni giorni attorno al 7 settembre, in accordo con i registi, come da richiesta di alcune associazioni per rispetto alle vittime israeliane. Il documentario ha avuto una forte reazione in Italia, in Europa, trovando un pubblico favorevole. Ma altrettanto forte è stato l'impatto politico: lo stato maggiore ha aperto un'inchiesta, smentito ogni accusa inerente al documentario e autorizzata una campagna di controinformazione, volta a ribaltare la narrazione del documentario Naza. Definiti come traditori da Ben Givir, minacciati di morte da cittadini israeliani, si temono ritorsioni per i familiari dei registi originari di Israele. Inoltre, il primo ministro esprime una forte presa di posizione, ne giudica come "antisemita" il contenuto. È stata richiesta anche una revoca delle loro nazionalità, in quanto i registi sono israeliani. Probabilmente di tutta questa vicenda, si potrebbe silenziare la confusione mediatica, le opinioni pubbliche contrastanti. In realtà, in gran parte sono polarizzate, si parla di "lotta al terrorismo", ma è forte una propaganda dell'asse geopolitico, Usa - Is. Asse certamente influente, le minacce di Rubio di sanzioni di Washington a L'Aja. Recenti le polemiche sollevate al conferimento del nobel per la pace il 9 ottobre ad una giudice della Cpi, Pillay, principale sostenitrice all'Onu della denuncia dei crimini umani perpetrati sui palestinesi, con una carriera nella difesa del diritto internazionale. I mandati di arresto della corte sono rivolti a Netanyahu e Gallant (nonché al capo di Hamas, Deif, se non a Putin per la deportazione dei bambini ucraini). E ancora persecuzioni personali a giudici e capi da parte di Trump, nonché attacchi informatici americani alla corte dell'Aja. A protestare per la Palestina è una voce un po' smorta, in Italia, a causa di una risonanza mediatica debole e l'ostilità delle istituzioni. Un conflitto storico Però non si può sbolognare la trattazione in maniera tanto semplicistica. Dell'argomento, il conflitto israelo-palestinese, cosa rimane? Un pensiero di fondo, costante negli anni, che nasce da una situazione secolare, ormai: un'ostilità mai sopita. Nei media occidentali ha risonanza più ampia la guerra del '47, che causa gravi danni ai palestinesi nativi - addirittura tra le maggiori crisi umanitarie - ricordata come Nakba. Ancora, durante la Guerra dei sei giorni nel 1967, un'altra grave crisi umanitaria a scapito dei palestinesi, che ha ampia eco mediatica in occidente. Ma il conflitto non si limita a questi episodi, non fa che inasprirsi, fino ad un'apparente pacificazione con gli accordi di Oslo e Camp David, attorno agli anni Novanta. Il conflitto è lacerante, continua nei Duemila e le azioni di Israele a Gaza sono dispotiche, come mostrato nella gestione della copertura mediatica: nel 2021 Israele bombarda la sede di Al Jazeera a Gaza. E a partire dal 5 maggio 2024, è interdetta ogni trasmissione, è una chiusura ufficiale dei media non israeliani. Questo è un grosso problema attuale, in cui il documentario si inserisce, molti media sono controllati capillarmente, non c'è spazio per il giornalismo libero e di riflesso in occidente, la "stampa liberale" deve confrontarsi con una vera e propria propaganda di regime. Già nel 2008 a seguito dell'operazione Piombo Fuso, Israele chiude ogni collegamento tra Gaza e il mondo, tranne Al Jazeera. Però sarebbe un errore limitarsi alle vicende recenti: l'odio viscerale, che ancora continua, esiste già a fine Ottocento, con la nascita del sentimento sionista. In pratica, le colonie e il successivo aumento della popolazione ebraica nel Mandato britannico di Palestina, la società e le infrastrutture sono poi riconosciute solo a partire dal 1945, con la nascita dello stato attuale di Israele. Ma l'argomento mostra collegamenti di attualità, già negli anni Ottanta compaiono gruppi come Hamas (che proviene dai Fratelli mussulmani, movimento radicale non armato), nati da palestinesi armati come forma di resistenza contro uno stato forte che usa la repressione militare e che ha alleanze internazionali. È allora che i palestinesi armati vengono sostenuti da un asse alternativo del Medioriente, i paesi sciiti, principalmente trainati dall'Iran della rivoluzione di Khomeyni, il noto "Asse di Resistenza". Non avrei voluto fare tante citazioni, ma è la riprova che la questione attuale è molto ingarbugliata e non si esaurirà a breve. Purtroppo, questi fatti non si risolvono gettando altra benzina sul fuoco, la diplomazia è di scarsità, oggi. In reatà, i rubinetti della benzina ce li ha l'Iran, risorsa di loro proprietà in quanto nazione. Tra l'altro, Israele ha favorito Hamas, in passato, sostenendo gruppi religiosi palestinesi a scapito di un qualsiasi movimento laico o liberale di origine araba. Dicevamo, tutta la vicenda ha un peso attuale, questo è il cuore dell'argomento: non ci si può girare dall'altra parte e se si può skippare uno dei tanti video di instagram che mostrano le condizioni deplorevoli degli abitanti di Gaza - o scontri e violenze perpetrati dagli ebrei delle colonie -, i fatti nel mondo reale rimangono. Nei fatti, i registi sono stati minacciati di morte da cittadini loro connazionali, si temono ripercussioni per i familiari, i politici israeliani hanno mostrato la loro riprovazione più totale. Purtroppo è presente un altro prodotto, quasi identico, che intende ridimensionare e capovolgere ogni denuncia del documentario. Si tratta di Naza the real story, che di Naza è invece la "parodia", ben in linea con la propaganda nazionalista. Da sottolineare, è autorizzata da esercito e governo di Tel Aviv. Ovviamente, Naza the real story, il documentario governativo, è gratuito online in modo da arrivare direttamente alla gente. Mentre Naza deve trovare il sostegno di cinema e piattaforme ed è temuta una stretta di censura in Italia e anche probabile. Questo post vuol essere una semplice testimonianza di un argomento che non ha molta copertura mediatica decente e dovrebbe avere una dignità di esistere, in virtù dell'idea di diversità di voci che compone una qualsiasi democrazia sana. Ovviamente persone fortemente a sostegno ce ne sono, l'argomento non è di certo sconosciuto, però è lecito che ci sia almeno un post a riguardo. L'Italia continua a violare il dovere di cattura dei criminali, nonostante sia paese membro della Corte Penale Internazionale, ne abbiamo addirittura ospitato uno, il torturatore libico, generale Osama Almasri. Ma le figure dei registi sono solo alcuni dei tanti intellettuali zittiti dal loro stesso paese, in oltre ottanta anni di conflitto riconosciuto: si pensi a Raz Segal, Amos Goldberg, Omer Bartov, teorici dell'Olocausto che ne denunciano l'ennesima forma: il genocidio dei palestinesi. Così anche lo storico Enzo Traverso, che ricorda come Israele e le potenze occidentali hanno progressivamente "strumentalizzato" la memoria dell'Olocausto, trasformandola quasi in una religione civile delle democrazie liberali per giustificare l'occupazione dei territori palestinesi e la guerra a Gaza. Ma per rispondere all'argomentazione centrale, una sola parola può racchiudere il massimo significato di un odio centenario, le stragi, il riconoscimento di una tragedia umana e il nostro dovere di consapevolezza su ciò che è realmente accaduto, altrimenti questa cosa andrà avanti ancora: RESPONSABILITÀ.
By
MARIO8530 · 7 hours ago 7 hr