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    • Silverselfer
      Oggi voglio affrontare un personaggio che è stato molto importante per me perché mi ha aiutato a capire da che parte stava andando il mio personale orientamento sessuale. Ovviamente ho raggiunto questa consapevolezza a posteriori essendo il mio orientamento in continuo divenire ... proprio come lo era quello di questo artista che, nella continua ricerca di sé, alla fine ha rifiutato il concetto stesso d'identità, definendosi semplicemente con un simbolo. Chiunque non lo è, a questo punto parlerebbe di bisessualità ma, come spesso mi sono trovato a spiegare, questa è la definizione di chi non sa dove posizionare su quell'accidenti di scala Kinsey (1948) chi, di fatto, non vuole farsi definire. Lasciatemi soffermare su questo punto che mi tocca intimamente > Una definizione non dice chi sei, bensì lo deduce da cosa non sei: lo stato di etero è definito in quando non omosessuale e, al contrario, quello di omosessuale è dato nel non essere etero. La forma e quindi la sostanza che in essa è contenuta è definita dal suo limite: Un quadrato non è una circonferenza perché ha quattro angoli retti. Siccome ogni misurazione è il risultato di un metodo, ancora oggi continuiamo a dedurre la sessualità con il metro matematico degli insiemi definiti e quello dove ci tocca stare a noi B va a contare quante volte sei stato a letto con una donna o con un uomo o, magari, ti viene posta la solita domanda: ma tu preferisci gli uomini o le donne? < Con questo metodo si finisce per andare a contare anche le volte che ti è venuto duro guardando quel dettaglio in un porno o, peggio, quale posizione a letto è più attiva o passiva ... arrivando al parossismo amorfo della definizione "liquida".  Il sistema razionale di Kinsey è paragonabile alla teoria della relatività ristretta di Einstein, cioè produce misure reali in sistemi di misurazione ideali > potremmo dire che fotografa l'istante, senza tenere conto del tempo. L'attrazione sessuale è un po' come la gravità che permea e condiziona l'universo, pur essendo una forza debole e quindi facilmente condizionabile da altri tipi di forze. Su questo principio, un soggetto omosessuale che ha rapporti con 1, 10, 100 donne, non diventa bisessuale e così vale per un soggetto etero che si smanetta nelle docce con gli amici di palestra. Potenzialmente tutti possono scopare con tutti, sono i condizionamenti culturali a dirci cos'è giusto e sbagliato e non il possibile o l'impossibile, cucendoci addosso l'abito sociale e questo è diventata la regola anche per i gay. Preciso che il sentirsi intrappolati in un corpo di genere sessuale sbagliato è disforia di genere, in cui l'omosessualità ne diventa un effetto fenomenico, cioè una percezione che differisce dalla realtà in sé. Condizione assai diversa dal maschio che si sente e agisce da maschio "regolare", ma che è attratto dai maschi e questa sarebbe la quota anonima degli uomini e le donne omosessuali velati, cioè che applicandosi riescono anche a fare sesso "regolare" ma che non sono bisessuali, come invece preferiscono definirsi quando vengono scoperti. L'esperienza personale mi ha portato a trovare altri tipi d'indicatori per orientarmi tra le svariate sfumature di colore di un arcobaleno, tra cui inserisco anche quella etero. Lo sottolineo perché quelli come me spesso negano l'esistenza di un orientamento etero. Questi indicatori sono delle variabili, seppure piuttosto stabili, rimangono pur sempre variabili aleatorie, questo perché ogni individuo è diverso. Un soggetto "B" vero è particolarmente instabile ... potremmo assimilarlo ad un raggio di luce che è particella ma anche onda contemporaneamente > Né maschio e né femmina, qualcosa che tu non puoi capire ... ma io morirei per te.  Eccolo qua, in tutto il suo splendore, colui che usualmente tutti conoscono con il nome di Prince ... ed è il modo con cui lo chiamerò anch'io o sarebbe veramente troppo lunga la lista dei modi e non modi in cui si è fatto indicare > Questo è per esempio uno di quegli indicatori che uso per riconoscere un soggetto "indefinito". Io stesso ho cambiato nome abbastanza volte, sicuramente non abbastanza per poter spiegare i mutamenti del mio Sé sentito. Altro dettaglio del trasformismo "B" che differisce da quello di una disforia di genere "normale", noi rappresentiamo concetti ... esempi > Madonna o Marilyn Manson; David Bowie o Annie Lennox eccetera. Prince, però, usa un trasformismo atipico, ma dobbiamo tenere conto che è un meticcio, nelle cui ascendenze potrebbe esserci anche una radice italiana, ma su questi dettagli bisogna usare le pinzette perché ritagliarsi origini particolari fa parte dello stesso trasformismo "B". Nel suo caso possiamo essere certi che ha un padre afroamericano ed è di pelle scura, questo basta e avanza negli States per includerti nella comunità di colore Black. Abbiamo appena visto con Tina, Janet e Withney quanto il machismo sia radicato nel patriarcato afroamericano e Prince ha sempre dovuto dimostrare di esserne degno dunque, nonostante la sua più che palese effeminatezza o proprio per questa, ha sempre tenuto comportamenti da super macho sciupafemmine ... non che le donne le piacessero poco ed è assodato che ha avuto decine e decine di amanti, tra cui anche Madonna ma questo non è difficile da credere. Sta di fatto che ha avuto altrettanti "buddies", di cui però non si è mai parlato sia perché lui non voleva, ma anche perché la società preferisce fingere di non vedere delle identità non conformi alla razionalità simmetrica degli insiemi geometrici.  Ok, ora posso parlarvi del rapporto mio con Prince > Io l'ho scoperto piuttosto tardi e non solo per ragioni anagrafiche. Prince in Italia non è mai stato popolare; sì, piaceva agli amanti della musica, ma il suo personaggio non è mai tracimato nella cultura generalista, del resto anche in America si tollerava poco la sua amoralità, pensate solo che questa etichetta fu coniata proprio per i suoi dischi ...                                                                                                          L'aspetto amorale è un altro indicatore tipico di genuinità "B". Anyway > A quei tempi frequentavo una radio locale, facevo l'ordinatore delle scalette, cioè il DJ mi dava la scaletta e io gli facevo trovare il set ordinato in regia e siccome si suonavano sempre le ultime uscite, in bacheca c'erano tanti vinili usati pochissimo che prendevo in prestito, a volte li doppiavo su una cassettina, ma è successo che alcuni non le restituii < Aho, in fondo lavoravo gratis!                                                                                                                                                                                                                                           (29,90 €) Questo è il doppio album "Sign 'o' the Times", contenente l'omonimo pezzo che apre l'intero disco. Mi era piaciuto il singolo che ebbe anche un discreto successo in Italia, ma non fu per quello che sentii l'irrefrenabile voglia di possederlo. Mi attrasse la composizione dell'immagine > mi parlava del mondo della notte, della musica suonata nei garage, il contrasto tra luce e buio e poi quei colori, i fiori ... non saprei > fu come rimanere incantato davanti a uno di quei paesaggi fiamminghi pieni di minuti dettagli che ti raccontato cose. Praticamente manco mi accorsi di Prince in primo piano! E poi ho sempre amato James Brown fin da piccolissimo e tutto questo mi rimandava proprio a lui.  Come spesso è capitato con Prince > Questo pezzo fu uno spartiacque in cui tutti riconobbero l'intuizione di un futuro prossimo inquietante, tenente conto che fu rilasciato nel 1897 e da lì a poco sarebbe caduto il muro di Berlino e Piazza Tienanmen fu ritinteggiata di rosso comunismo col sangue degli studenti. Prince era sempre avanti a tutti proponendo un sound avulso al proprio tempo, ma che lo avrebbe cambiato sempre da lì a poco. Per il vero, a me il testo sembrò abbastanza banale, ma che volete farci, ero fresco di scuole medie dove il tema sulla pericolosità della droga era un must nelle verifiche d'Italiano. Ero totalmente ignorante sulla realtà tra i neri del middle west e stavo imparando solo in quel momento dell'avvento della nuova droga "il crack" (la cocaina dei poveri) che devastava i sobborghi delle grandi città.                                                                                Sta di fatto che quando posai la puntina del mio stereo su quel vinile, mi si aprì un mondo di colori, di dettagli, di vibrazioni, esattamente quello che avevo intuito nell'immagine di copertina! Quella musica mi metteva il fuoco in corpo come succedeva con James Brown, era però un'emozione diversa, mi sembrava di riconoscere il luogo dove mi portava e, soprattutto, parlava la mia lingua tragicamente romantica. Ecco, questo è uno dei pezzi che mi piacquero di più dell'intero album, ma il livello fu altissimo per ogni traccia. In ogni modo, il B-side mi mandò letteralmente in visibilio ed entrò in molte delle mie playlist, non vi metto il link perché non esiste un video e musicalmente parlando è decisamente di nicchia. La cosa interessante è che entrambi i due pezzi provenivano da un progetto abortito che si titolava "Camille" > l'alter ego femminile di Prince, in cui lui cantava con voce femminile. Il progetto naufragò implodendo insieme alla sua band storica "The Revolution" per i dissidi oramai conclamati tra lui e Wendy Melvoin, la chitarrista di cui si nicchia fosse dietro a tutti i suoi maggiori successi e che lui volesse proprio per questo tenere in ombra. C'è anche da dire che a quei tempi Prince faceva coppia con la sorella gemella di Wendy > Susannah e di cui era geloso per lo speciale legame che le univa. Ehm, inutile che vi spieghi che valore avesse per Prince la monogamia. In ogni modo, questo singolo lo acquistai solo io e pochi altri perché passo letteralmente in fondo alle classifiche, ma c'è da dire che Sign 'o' the Times rimase parecchio in rotazione e ci sta che il singolo successivo ne risentisse. Lo prova il successone del duetto successivo con Sheena Eston, poi vi racconto di loro due ... Altro dato indicativo tipico di un B > scopano con tutto gli capiti a tiro, ma s'innamorano una sola volta e spesso lo fanno con la persona più sbagliata che li calpesta, li umilia, li usa e poi li getta come biancheria sporca e loro felici di esserlo per crogiolarsi ancora in un melodrammatico strazio. Questa persona per Prince si chiamava Sheena Eston. Lei è un'interprete con una bella voce, ma niente di che. I suoi primi LP scimmiottavano Olivia Newton John e non erano neanche male, ma pur sempre anonimi. Gli unici suoi pezzi di successo sono quelli che le ha passato Prince ... vi linko uno short solo per farvi capire il suo sound. Cioè > Ci può essere qualcosa di più distante da lui? Ok, il prossimo singolo è l'ultimo estratto dall'album ed è uno di quelli che nei live spaccano di brutto, tant'è che chiuse anche il tour mondiale che fece sold out ovunque, tranne che negli States > Strano? No, perché Prince non volle fare troppe date in Nord America, in quanto aveva fretta di pubblicare l'album successivo. Come vedremo, il rapporto di Prince con la casa discografica fu sempre conflittuale e una delle ragioni fu proprio la smania di pubblicare sempre nuova musica. Il b side di questo singolo era una delle poche scritte per questo album, perché anche I Could Never Place of Your Man proveniva dalla collaborazione con i Revolution e quindi Wendy Melvoin. La traccia era finita in un progetto chiamato Dream Factory, successivo al fallimento di Camille e che conteneva tanti di quei pezzi che sarebbe servito un cofanetto di vinili per pubblicarli tutti. La casa discografica diede a Prince un ultimatum > al massimo un doppio album e uscì quindi Sign 'o' the Times. Tornando al B side, Hot Thing rispecchia la vera mano di Prince senza adulterazioni. Mi fa sempre sorridere il concetto di mascolinità che aveva Prince > Da un lato finge, perché finge, linguaggio scurrile e atteggiamenti duri da ghetto nero e dall'altra indossa una sexy catenina dorata ai fianchi come un'odalisca e corre su tacchi trenta con zeppa annessa per dissimulare l'altezza cunnilingus  Ora vi faccio ascoltare un altro pezzo dall'album che proviene anch'esso da Dream Factory e che è stato scritto a quattro mani con Wendy Melvoin, sentite la differenza e vi riconoscerete molti successoni di Prince e, allo stesso tempo, se conoscete Wendy e Lisa, capirete il quanto di Wendy ci sia sempre stato in Prince. Adorabile sto pezzo! Anche qui la genialità di registrare al contrario la drum machine! Vi voglio far ascoltare anche un altro pezzo "It" di cui Lucio Dalla copiò pari pari la traccia ritmica per un suo pezzo che però ora non mi ricordo il titolo, magari qualcuno lo riconoscerà ... E ora passiamo alle tracce che consumai con la puntina dello stereo ... dopo di che, mi sa che ci rimarrà ben poco da ascoltare da questo doppio album > Forever in my Life. Piccola curiosità > La vocalist al centro del trio è Susannah Melovin, la gemella di Wendy. No, vabbè ... non posso linkarvele tutte o questa pagina diventerà presto inaccessibile. Vi segnalo solo The Ballad of Dorothy Parker e Strange Relatioship provenienti sempre dall'album mai pubblicato "Camille", mentre chiudo con un pezzo veramente coinvolgente che fingevo vergognosamente di cantare nella vece di Prince davanti allo specchio imbracciando una scopa a foggia di chitarra elettrica > Play in the Sunshine > At the Drums Sheela E! > Lo dicevo sempre anch'io, fantastico ... non resisto, ve la faccio ascoltare in un assolo da brivido sempre dallo stesso tour. L'universo di Prince era pieno di personaggi così e lui sarà pure stato un egocentrico patologico, ma lasciava comunque spazio al talento quando lo riconosceva e Sheela ve la farò conoscere anche da solista < Fantastica. Rimando alla prossima per finire il lungo viaggio tra i pirotecnici accordi del folletto di Minneapolis   
    • MARIO8530
      a ha ah ah... come al solito se vuoi la verità vai da professionisti e manuali accademici. Se vuoi la tua verità invece consulta un filosofo. Perchè gli italiani sono così, sono più induisti che buddisti. Ma cosa c'entra il marxismo e come si traduce?! È un concetto, non una parola. E poi anche basta con la solita rottura dei populisti di destra che la violenza è giusta, difende le identità, le nazioni e così e colì... purtroppo questo proverebbe che i nostri antenati delle caverne erano molto più saggi. Non si uccidevano perché si trovavano come "popoli" a difendersi, per l'antropologia la violenza riguardava conflitti interpersinali in misura maggiore. Qui le conversazioni degenerano in modi che neanche l'AI potrebbe fare, aiuto.
    • Pugsley
      Vorrei capire di più su questa teoria almadelliana della fallofobia
    • marco7
      Questa fallofobia dipenderebbe dalla paura di venire violentati da un pene ?
    • schopy
      Ma che pensiero ben scritto, mi vien voglia di tornare a leggere Hjelmslev ♡
    • MARIO8530
      Hanno ragione. È semplicemente la biologia, se le donne possono avere un ruolo emancipato e gli uomini continueranno a ciondolare dai banani. Forse uncanny ha ragione.
    • schopy
      Probabilmente hai ragione, ma temo che sia un punto di vista troppo "esplicito" perché se ne discuta apertamente in pubblico. Oggi i discorsi pubblici più "fallofobici" (anche se non si menziona davvero il fallo) sono quelli delle TERF, con la loro ossessione per quel che accadrebbe nei bagni femminili se potessero entrarci donne trans non operate...  
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