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Gay ripiegati su se stessi


VolereVolare

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AndrejMolov89

Al di là dei deliri... 
Più che altro, noto che non si sta dando una definizione di cultura gay. In cosa consiste una cultura? Cioè, manca un background di riferimento, si può parlare di letteratura o saggistica o arte di tematica omosessuale, e qui, è innegabile, ma quando si parla di cultura e produzione culturale, non si dovrebbe parlare di una produzione letteraria, artistica e morale coerente prodotta da una comunità o da un insieme di autori? Cioè, quel che manca realmente in questo discorso non è tanto la questione della negazione di cultura, ma un oggetto defiinito su cui discutere. 

Posto che non si può negare che esista una produzione letteraria che ha come tema l'omosessualità, quanto questa letteratura o anche cinemografia ha influito sulla comunità gay? Perché da un lato ha senso parlare di cultura afroamericana e ebrea, perché la produzione culturale ha creato un identità culturale ebraica e afroamericana, ma nel caso della produzione a tematica omosessuale, a mio avviso manca questo fatto, e secondo me manca perché per l'appunto non si tende a creare qualcosa da questa base, si tende semplicemente a fare dell'anticultura, perché tutto viene visto come un elemento che distingue l'individuo rispetto alla normalità sociale. La creazione di una cultura gay, in Italia, è inibita dal fatto che non si tende a considerare la letteratura a tematica omosessuale come prodromo per una produzione culturale identitaria. Gli omosessuali italiani tendono a voler essere assimilati al modello sociale etero, più che a costruire un identità di comunità LGBTQI, questo di per sé non è negativo, anzi, è positivo, però mi preoccupa che noi tendiamo a voler essere digeriti, più che diventare parte di un mondo, ma è una riflessione a cuor leggero, credo di aver detto una serie infinita di stronzate :D

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@Greed89 il punto è un po' questo.

 

Se per "cultura" noi andiamo a considerare un semplice raggruppamento "tematico" di opere artistiche di vario tipo, allora esiste una cultura gay, come esiste una cultura fantasy, ma è un grosso calderone dove veramente possiamo inserire tutto. Possiamo allora veramente indicare una cultura "bionda" o una cultura "canina" in questa maniera. Non credo che sia un processo corretto.

 

Ma se andiamo a vedere il significato di "cultura", che è qualcosa che riguarda l'interscambio tra una situazione socioculturale specifica e la produzione artistica connessa, che si evidenzia nei cambiamenti sostanziali e profondi avvenuti nel sociale attraverso questo interscambio, allora parlare di cultura fantasy è ovviamente ridicolo. Parlare di cultura gay non è ridicolo, ma è forzato.

 

Ora, riflettendo meglio e prendendo spunti anche da altre cose, una cultura gay può essere quanto meno tratteggiata in connessione con i movimenti di lotta e rivolta e le espressioni relative al GayPride, al progressivo processo di accettazione e di conquista dei diritti di coppie di fatto, alle caratteristiche più social delle comunità gay (anche negli aspetti più materiali dei luoghi di ritrovo), l'autoghettizzazione dei Village. 

Ma effettivamente stiamo parlando di una situazione politico sociale, mentre è molto dubbio che ci sia una produzione artistica connessa nel periodo che abbia effettivamente inciso e sia stata contaminata da questa evoluzione. Non dico che sia del tutto assente, ma non è sicuramente così rilevante. 

E sicuramente non rientrano nella categoria cose come Proust e Shakespeare.

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Non vedo perchè si continui a discutere... Come ha detto @Hinzelman ci sono università che propongono seminari e corsi di studio sulla cultura gay o queer culture. Fate un salto in America e seguite qualche corso, magari qualche professore riesce a convincervi definitivamente :). Mi sembra difficile che delle università propongano agli studenti corsi su un qualcosa che non esiste.

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@BlaineAnd.

Ci sono anche università che fanno corsi di creazionismo. Ci sono corsi di astrologia. Di cose in giro ce ne sono tante. Non basta dire "siccome qualcuno dice che ci sono i corsi allora ha ragione". Hai verificato da te se è vera o falsa l'affermazione di @hinzelmann ?

Io ho dato una occhiata, non esaustiva, ai siti più prestigiosi e si parla di corsi di Storia del movimento Lgbt. ad esempio http://lgbts.yale.edu/ oppure http://www.lgbts.umd.edu/

 

Nessun corso, da quelli che ho visto io, si azzarda a delineare una "cultura gay" che attraversa la storia da Sofocle a Whitmann. D'altro canto, la cosa non mi sorprende.

 

Interessante è il corso dell'università del Maryland, dove nell'elenco dei corsi di studio http://www.lgbts.umd.edu/coursedescriptions.html si accenna a una emergente cultura gay legata a una presa di possesso di una identità e di una posizione socioculturale del mondo lgbt. In questo senso, può esserci in effetti un inizio di una cultura gay.
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Paradossalmente la tematica omosessuale è una delle questioni più facilmente definibili.

 

Il ché ci consente di dire che fra il 1870 ed il 1950 abbiamo una vera

e propria esplosione di produzione di letteratura omosessuale, un 

fenomeno per certi versi trasversale a tutta la letteratura europea 

e nordamericana contemporanea.

 

Ad esempio in Russia abbiamo Michail Kuzmin, tanto per citare un

paese che potrebbe essere ritenuto "periferico" rispetto all'Europa

Questo fenomeno storico, che per certi versi anticipa e prepara il

campo alla nascita di un movimento gay in senso politico, coinvolge

anche paesi come la Russia in cui questa nascita non potrà avvenire

a causa dello stalinismo.  C'è un legame ma anche una autonomia.

 

Se stiliamo una lista di autori credo che l'impatto non possa che essere

impressionante, se ci concentriamo sulle lesbiche poi è veramente

qualcosa di epocale perchè da un lato abbiamo Saffo e dall'altro

Virginia Wolff, la Yourcenar, Gertrud Stein...

 

Ovviamente il filo rosso della formazione di una identità e di una soggettività

è tanto evidente, quanto ignorato dagli eterosessuali e (ahimè) avversato da 

molti gay e lesbiche, la mia è già una chiave di interpretazione storiografica di

ciò che è successo....tuttavia il dato oggettivo della produzione di letteratura

omosessuale è innegabile 

 
L'interrogativo identitario che la cultura gay suscita, spiega l'animosità delle
reazioni dei gay stessi e l'impegno di cancellazione sistematica degli eterosessuali
 
E poichè di "reazione" si tratta ecco una serie di argomenti "reazionari"
la vera letteratura deve essere "universale" per poter essere degna 
( un argomento talmente vecchio...che starebbe bene in bocca a Croce )
L'omosessualità è solo un "gusto", non è vero che esistono corsi accademici
negli USA in cui si studia la cultura gay ( perchè c'è scritto "storia" o "lgbt studies"?
ma non compare la parola "cultura"....detto poi con convinzione eh XD )
 
La cosa assurda è che dire che esiste questo fenomeno e questo filo rosso
non spinge neanche verso un esito che potrebbe anche non piacere, è un
qualcosa che potrebbe tranquillamente essere letto ed interpretato in mille
modi diversi, da ognuno di noi
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Se stiliamo una lista di autori credo che l'impatto non possa essere

impressionante, se ci concentriamo sulle lesbiche poi è veramente

qualcosa di epocale perchè da un lato abbiamo Saffo e dall'altro

Virginia Wolff, la Yourcenar, Gertrud Stein...

posso aggiungere, benchè molto poco nota in Italia, la "mia" Mary Renault

http://www.iyicreative.com/maryrenaultsociety/who-is-mary-renault.asp

http://en.wikipedia.org/wiki/Mary_Renault

praticamente coetanea della Yourcenar, anche lei, scrittrice lesbica.

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AndrejMolov89

@Hinzelmann si lavora su due piani, da un lato l'aspetto meramente culturale: la produzione delle opere letterarie è collegata ad una subcultura che stava emergendo in modo indipendente nel mondo?; e da un lato aspetto identitario, ovvero quanto una serie di opere indipendenti creino dei topos culturali di riferimento per la comunità omosessuale. Secondo, posto che non sono in grado di rispondere al primo quesito, mi pongo il problema di quanto sia possibile creare un idea di comunità a partire da un insieme di persone che rifiuta sostanzialmente la possibilità di identificarsi con un gruppo di persone minoritario. Cioè, credo che anche se ci fosse terreno fertile per generare una cultura, in Italia sostanzialmente c'è il rifiuto categorico della diversità. Gli omosessuali rifiutano ogni aspetto della cultura gay che non sia propredeutico all'assimilazione nel modello eterosessuale. Infatti credo che molti lottino non per far capire che il modello eterosessuale è valido anche per l'omosessuale, ma per essere assimilati nel modello etero, cioè, per eliminare le differenze (sembra un discorso da Akinori, lo so, dopo mi flagellerò in bagno). Secondo me l'avversione verso l'idea di cultura gay, deriva proprio da questa necessità di eliminare le differenze, più che accedere a determinati aspetti della vita, perché le differenze non sono motivo sufficiente per non farlo. Sono due aspetti che osservo continuamente, perché non vedo una reale comunità gay unita, e soprattutto non vedo delle associazioni nazionali far emergere il concetto sopradetto, ma danno l'impressione di voler eliminare le differenze sostanziali, più che formali. Per esempio, io lotto perché sono convinto che il modello eterosessuale sia valido anche per l'omosessuale, questo non implica necessariamente che il gay debba voler perseguire quel modello. Invece, alcune persone lottano per far sì che l'omosessuale sia assimilato all'interno del modello etero, senza lasciare possibilità di scelta libera, infatti si osserva anche qui nel forum che chi desidera fortemente che l'unico modello di coppia sia quello canonico eterosessuale, siano degli avversari convinti di qualsiasi forma che si distacchi dall'idea dell'omosessuale borghese, sobrio e con famiglia.

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Gli omosessuali rifiutano ogni aspetto della cultura gay che non sia propredeutico all'assimilazione nel modello eterosessuale.

 

 

 

Secondo me l'avversione verso l'idea di cultura gay, deriva proprio da questa necessità di eliminare le differenze, più che accedere a determinati aspetti della vita, perché le differenze non sono motivo sufficiente per non farlo

 

Appunto! E questa discussione ne è una prova ...

 

Ma questo è abbastanza assurdo, perchè non è affatto necessario negare le peculiarità che ci caratterizzano e che ci hanno sempre caratterizzato come minoranza.

Si può essere tranquillamente integrati nella società con pari diritti e pari dignità rispetto agli eterosessuali, senza negare che esiste una nostra identità storica e culturale forte, che anzi andrebbe riscoperta.

 

Per quanto riguarda i corsi universitari: normalmente non si tengono neanche corsi dal titolo "Cultura Cristiana" che vertono su due millenni di storia e si occupano delle varie declinazioni che essa ha avuto nei cinque continenti.

Figuriamoci che gli omosessuali hanno una storia più antica e una diffusione geografica ancora maggiore rispetto alla penetrazione che ha avuto il Cristianesimo :-)

 

 

 

posso aggiungere, benchè molto poco nota in Italia, la "mia" Mary Renault

 

"Il ragazzo persiano"  :love: 

Edited by wasabi
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@wasabi

 

La mia non vuole essere la disfida delle disfide. Non mi frega molto di aver ragione o torto a tutti i costi e il fatto che io la abbia o meno è indifferente al punto. Credo che io non sia l'unico sulla terra a sostenere che non esista una cultura gay, e non mi pare di far parte della lista di quelli che negano i gay, o che si nascondono, o che cercano di proporre un percorso obbligato di comportamento. Ho ovviamente i miei gusti e sicuramente non ritengo che tra un gay e un etero ci siano differenze sostanziali, non credo che siamo due razze differenti, e non credo di preferire un mondo in cui i gay abitano tutti in un grosso luna park ghettizzato e separato dagli altri esseri umani. Non mi piace l'idea di andare in giro con un simbolo indicativo della mia sessualità e penso di voler arrivare un giorno a un mondo in cui entro in un bar vedo uno che mi piace, lo abbordo e lui mi dice di si o di no ma non rimane sconvolto dal fatto che un uomo ci abbia provato con un altro uomo. Voglio arrivare a un giorno in cui i miei diritti se sono in coppia con un uomo sono uguali a quelli se sono in coppia con una donna, e nei quali l'indicazione "gay" abbia perso molto del suo valore simbolico di differenza.

Alla luce di questo sentimento, non credo e non vedo la necessità di esaltare un autore perchè gay, così come non vedo la necessità di denigrarlo, o censurarlo, o discrimiarlo o etichettarlo.

 

Mi sembra che ci dovrebbe essere un tentativo di comprensione del punto espresso da me ed eventualmente di correzione, e non solo di rifiuto di una tesi. Personalmente sto facendo uno sforzo di espressione di un punto, cercando di comprendere e capire il punto opposto, con esempi, ricerche, analisi, ovviamente nel tempo e nelle possibilità concesse e nell'importanza attribuita a una discussione internet. Quindi, se permetti, sono offeso io nel momento in cui snobbamente si ignora lo sforzo. Poi ovviamente ognuno fa quello che vuole. 

 

Ci sono intere università di teologia nei cui corsi si parla di cultura cristiana. La storia occidentale è piena di riferimenti a una cultura cristiana. E' innegabile che ci sia e sia riconoscibile e stabilita. Ci sono anche ovviamente citazioni esplicite, ad esempio http://www.faulkner.edu/studentlife/spirituallife/christianculturalheritage.aspx sempre da ricerche online molto veloci.

 

Non è ovviamente importante leggere il termine "cultura gay" o "cultura cristiana". C'è da leggere il contenuto quanto meno del corso e il materiale proposto. Cercare di capire che significa, in senso più generale e possibilmente "universale", il concetto di "cultura gay". 

 

Dato che però lo sforzo non è gradito, ma è sufficiente belare tutti insieme "esiste una cultura gay, i gay sono diversi, evviva la diversità" senza farci un ragionamento sopra, that's ok. Allora, tornando al tema iniziale della discussione, ha ragione VolereVolare. Accettiamo che la cultura gay è la mainstream, indossiamo tutti dei pantacollant e magliettina a scollo largo o delle belle camicie da boscaiolo e Lumberjack e andiamo nella piazza del paese a urlare e spezzare il polso e a urlare "CARINNEEEEEEE" a ogni maschiotto che passa. 

 

Io però non sarò del gruppo. Vorrà dire che non sono gay.

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Attingere alle origini dei fenomeni storici @Greed89

è arduo...sarebbe come chiedersi come si è formata

una identità nazionale italiana negli stati preunitari.

Con la aggravante a nostro carico...di dover parlare

di un substrato in un contesto in cui l'omosessualità

era ancora un crimine.

 

In una prima fase è forse più corretto storicamente

parlare di "circoli" letterari e artistici ( luogo in cui la

borghesia ritaglia una libertà "privilegiata", Kuzmin

può pubblicare in Russia perchè dopo il 1905 cade

la censura...la pubblicazione consente la circolazione

delle sue opere e la circolazione la nascita di circoli )

 

Se l'Autore ha fortuna la sua opera circola poi all'estero

è il caso di Oscar Wilde...che aveva un suo circolo, ma

la cui opera a sua volta circola...

 

Il XIX secolo potrebbe essere visto come il secolo della

nascita delle identità: le identità nazionali, l'identità femminile

l'identità di classe...e l'identità omosessuale. Forse si potrebbe

immaginare un fermento identitario, il romanticismo dal canto suo

potrebbe aver fornito degli strumenti, la poesia ed il romanzo psicologico.

 

Quando noi leggiamo che Isherwood non riusciva a far sesso

con gli appartenenti alla sua stessa classe sociale noi cogliamo

un conflitto psicologico che intreccia addirittura due identità e si

scioglie in Germania, dove Isherwood trova una comunità

omosessuale già formata alla vigilia dell'avvento del nazismo. 

 

Tutto quel circolo finì per frequentare quella comunità

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privateuniverse

A me pare che alle domande che ho fatto continuate a non rispondere, ma mi arrendo. Discorso chiuso per me.

Mi metterò a cercare e quando troverò qualche studioso che mi spiega come Andy Warhol sia cultura gay verrò a riaprire l'argomento. 

 

Grazie per i vostri punti di vista, peccato che non abbiate neanche voluto leggere e pensare sui punti che vi ho portato alla luce.

 

Continuate ciecamente a fare esempi di autori omosessuali molto appariscenti senza indicare le caratteristiche per cui si possa effettivamente distinguere una opera "di cultura gay" da un opera "di cultura pop" o dal "rinascimento", e i link dove sta cosa è spiegata e riconosciuta.

 

[...]

 

ho tirato fuori io il nome di Andy Warhol.  Non c'è da nessuna parte del discorso artistico mondiale complessivo una associazione fra Warhol e "cultura gay" se non nel ridotto degli attivisti gay.

Nessuno in campo artistico nega e può negare che Warhol sia stato gay o bisessuale, e che nella sua opera ci siano richiami ed aspetti forti a queste tematiche.

 

Ma la sua è POP ART. E' espressione di un mometno storico e culturale dei paesi anglosassoni a ridosso degli anni '50 e '60. E' una evoluzione di immagine e di stile, si rompono i vincoli verso certi stili, l'arte diventa contemporanea, diventa design, diventa multi-mediale. E certamente, il contesto culturale diventa più aperto, c'è la libertà sessuale, la libertà nell'uso delle droghe, la ribellione alle regole che poi porteranno agli anni '60 e alla protesta vero un certo tipo di conformismo.  Si parla di influsso sinistroide in un contesto americano. 

Sono tante le cose. Ognuno apre una tematica, ognuno colora un pezzo del complesso. L'omosessualità ne colora un pezzo. Ma non si può ridurre l'opera di un artista al semplice "essere gay".

 

Ma, ripeto per l'ultima volta, l'appartenere al mondo gay non determina una "cultura". Questo perchè non c'è una identità culturale gay. Non ci sono delle ereditarietà sociali, storiche definite. Non ci sono tratti comuni, se non, ripeto, le discriminazioni. Non c'è un filo socioculturale che lega Alessandro Magno a Proust. 

 

Una persona domani non legge un libro e si identifica con una cultura gay. Può identificarsi con la tematica, la può sostenere. Ma è un'altra cosa, la cultura.

 

A me sembra, invece, che le tue tesi siano state contestate; io credo di averle contestate. Se poi una persona è sorda alle argomentazioni contrarie e si tappa le orecchie dicendo "non state rispondendo, non state rispondendo", problemi suoi.

 

L'esempio di Warhol, in ogni caso, ammesso e non concesso che sia pertinente ai fini della tesi che intendi argomentare (dovrei andare a cercare)*, non è probante. Nessuno ha sostenuto che, per il semplice fatto che un artista, un musicista o un letterato siano omosessuali, la sua produzione possa rientrare nell'ambito della cultura omosessuale; e non ci sono stati né allarmi, né levate di scudi.

 

 

Peraltro, alla tua domanda si potrebbe controbattere con un'altra domanda: ma per te esiste una cultura omosessuale, quale che sia l'accezione in cui la si possa intendere, e cioè con tratti comuni costituiti dalle tematiche, dal modo in cui vengono affrontate o dalla particolare sensibilità di coloro che ne sarebbero gli esponenti? Perché, se la risposta a questa domanda preliminare è "no", come pretendi che ti si possa convincere del contrario?

 

Poi scrivi (mi è saltato il riquadro della citazione):

 

 

E' giusto: non si può prescindere dal cattolicesimo quando si parla di Manzoni. Ma non parliamo di "cultura cattolica" o di "cultura sacra" quando parliamo dell'opera di Manzoni: sarebbe improprio.

 

"Sarebbe improprio" parlare di Manzoni come di un esponente di una specifica cultura cattolica??

Questa è bella.

E perché lo sarebbe, di grazia?

 

 

 

* Sono andato a cercare qualcosa a proposito di Warhol (oltre a non essere un esperto del ramo, sono pure in vacanza, quindi replico in fretta); qualcosa a proposito dello Warhol artista figurativo, tralasciando lo Warhol regista o mentore di altri artisti (come i Velvet Underground e Lou Reed, per esempio).

 

In 1966 Time magazine warned the public that Pop Art threatened "normal" masculinity because it insisted on reducing art to the "trivial," by which Time meant camp. As Susan Sontag had reported in her seminal 1964 essay "Notes on 'Camp,'" camp embraced extravagance, effeminacy, and an obsession with surface appearances.

Indeed, the gayness that Warhol projected in both his art and his public persona contrasted sharply with the macho posturing that had dominated the art world in the 1950s. But such openness carried a price.

When Warhol asked why his idols, Jasper Johns and Robert Rauschenberg, avoided him, a mutual friend, filmmaker Emil de Antonio, answered, "Okay, Andy, if you really want to hear it straight, I'll lay it out for you. You're too swish, and that upsets them." In defiance, Warhol emphasized his effeminacy even more.

 

http://www.glbtq.com/arts/warhol_a_artist.html

 

(Io un giro su questo sito me lo farei).

 

Sicuro che quella di Warhol fosse pop art e basta, che di specificamente "gay" non avesse niente, che si possa parlare di Warhol nello stesso modo in cui si parla di un qualunque altro esponente della pop art non omosessuale?

Io credo di no.

Edited by privateuniverse
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Io però non sarò del gruppo. Vorrà dire che non sono gay.

 

Non dovevi metterla come conclusione, ma come premessa.

Se vuoi negare l'esistenza di una cifra stilistica e tematica comune

tale da permetterci di parlare oggi di "cultura gay"

per informarci che non spezzi il polso, cavoli tuoi.

 

La cultura gay esiste perché gli autori gay

rimanevano impressionati e influenzati

da altre opere a tematica omosessuale

o avevano occasione di conoscere altri autori gay.

 

Se togli "gay" e metti qualsiasi altro aggettivo

hai esattamente la definizione di qualsiasi altra cultura.

(Che è il motivo per cui c'è una "cultura italiana"

e non una "cultura bionda")

 

Il motivo per cui l'unico aggettivo di "cultura" che non ti sta bene

è l'aggettivo "gay" sta tutto nella tua conclusione;

questione però che riguarderà le tue camice e le tue scarpe

ma che di sicuro non è una questione che pertiene alla teoria della letteratura.

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Dato che però lo sforzo non è gradito, ma è sufficiente belare tutti insieme "esiste una cultura gay, i gay sono diversi, evviva la diversità" senza farci un ragionamento sopra, that's ok. Allora, tornando al tema iniziale della discussione, ha ragione VolereVolare. Accettiamo che la cultura gay è la mainstream, indossiamo tutti dei pantacollant e magliettina a scollo largo o delle belle camicie da boscaiolo e Lumberjack e andiamo nella piazza del paese a urlare e spezzare il polso e a urlare "CARINNEEEEEEE" a ogni maschiotto che passa. 

 

Questa conclusione mi sfugge ... (ma io davvero non provo alcun gusto a litigare con te, anzi, sarei a disagio nel farlo data la stima che nutro per te).

Io non faccio niente di tutto ciò, non sarò gay neanch'io ...

 

Io noto semplicemente che dietro il rifiuto della "cultura omosessuale", celato da argomentazioni di carattere "logico" o "etimologico", sembra esserci un rifiuto di un'identità gay codificata, che prevede certi comportamenti e certi modi di fare e di pensare. Io dico solo che riconoscere tratti comuni, un filo rosso che lega gli omosessuali di epoche diverse, nati in contesti completamente diversi, a volte in collegamento e con notevoli influenze reciproche, caratterizzati dal fatto di essere sempre una minoranza (più o meno frammentata) ma che in determinati ambiti artistici ha avuto una produzione sterminata, non obbliga nessuno a riconoscersi in stili di vita che non si sentono propri. Secondo me sono due ambiti separati ...

 

 

 

Ci sono intere università di teologia nei cui corsi si parla di cultura cristiana. La storia occidentale è piena di riferimenti a una cultura cristiana. E' innegabile che ci sia e sia riconoscibile e stabilita.

 

Appunto ...

Che ci sia un problema di riconoscimento della cultura gay è un fatto. In quel senso parlavo di censura ...

Poi è ovvio che la cultura Cristiana è stata dominante per secoli e in molte parti del mondo, la cultura omosessuale ovviamente no.

Edited by wasabi
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Dove ho scritto, @privateuniverse , che nell'opera di Warhol o di Proust non c'è l'influenza della sua omosessualità?

Se fai uno sforzo e leggi cosa ho scritto, mi sembra di aver scritto il contrario.

 

Mi sembra però di aver sostenuto un'altra cosa: ovvero che l'omosessualità è una tematica, non una cultura. Che la definizione di cultura è differente. Che non c'è un legame artistico fra l'opera di Withmann e di Shakespeare, anche se in entrambi è riconoscibile in qualche modo un racconto della propria omosessualità. Ho ragione? ho torto? io penso di aver ragione, ovviamente, e sto leggendo i contributi di chi mi sta dando opinioni costruttive differenti, oltre che informarmi di mio.

 

A me sta bene, @Almadel , il tuo discorso, nella parte citante gli autori. Nel senso che lo prendo come una opinione giusta e legittima opposta alla mia su cui riflettere. 

 

Riguardo all'esistenza di una cultura gay e che, chi è gay, dovrebbe spezzare il polso perchè fa parte della cultura gay, sorry, sta cosa che hai detto non la comprendo e non la condivido. Ovviamente, si, sono fatti miei.

 

Basta qua per me. Il tono di aggressività di qualcuno ha superato il limite ragionevole, poi mi incazzo e me ne vado per 6 mesi. Invece me ne vado solo per una settimana così siamo a posto. Ciao.

Edited by korio
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Non c'è un legame artistico diretto neanche fra Manzoni e Guittone d'Arezzo

 

E' evidente che Withmann, che vive nel XIX sec. e va da un frenologo

per farsi diagnosticare una inesistente differenza biologica nel proprio

cervello, potersi accettare e superare il sentimento di diversità che lo

affliggeva...è più simile a noi che a Shakespeare

 

E' già un gay contemporaneo...d'altronde lo stesso potrebbe dirsi

di Manzoni che è più simile ad un qualunque cattolico liberale del PD

che a Guittone

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 Mi sembra difficile che delle università propongano agli studenti corsi su un qualcosa che non esiste.

Il modo in cui esiste una "letteratura gay" non è lo stesso modo in cui esiste una piazza o un sasso.

Io rimango perplesso, probabilmente perché non ho mai seguito un filone gay nella scelta delle mie letture.

Ma io son strambo, e penso che un'opera vada sempre apprezzata nella sua specificità...

non credo che i "grandi autori gay" condividessero poi moltissimo tra loro, eccezion fatta per l'orientamento sessuale.

E a me questo pare un po' poco.

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Al di là dei deliri... 

Più che altro, noto che non si sta dando una definizione di cultura gay. In cosa consiste una cultura? Cioè, manca un background di riferimento, si può parlare di letteratura o saggistica o arte di tematica omosessuale, e qui, è innegabile, ma quando si parla di cultura e produzione culturale, non si dovrebbe parlare di una produzione letteraria, artistica e morale coerente prodotta da una comunità o da un insieme di autori?/cut/

Posto che non si può negare che esista una produzione letteraria che ha come tema l'omosessualità, quanto questa letteratura o anche cinemografia ha influito sulla comunità gay? /cut/ Gli omosessuali italiani tendono a voler essere assimilati al modello sociale etero, più che a costruire un identità di comunità LGBTQI, questo di per sé non è negativo, anzi, è positivo, però mi preoccupa che noi tendiamo a voler essere digeriti, più che diventare parte di un mondo, ma è una riflessione a cuor leggero, credo di aver detto una serie infinita di stronzate :D

Credo che la cultura gay esista, lo so sulla mia pelle.

Perché io quella cultura l'ho desiderata, cercata e infine trovata.

Io che quando ero ragazzino ho passato ore ad aspettare che, a notte fonda, rete 4 trasmettesse Amici complici amanti scritto e interpretato da H. Fierstein (su di lui ci torno dopo)

Credo che come ogni ragazzino, stessi cercando me stesso e la mia identità.

Come tanti ragazzini gay, ho cercato anche di capire cosa volesse dire essere omosessuale per me e per la mia vita. Mi sono molto chiarito le idee e mi è stata (mi è tuttora) di grande aiuto la cultura gay. Che è molto vasta; una cosa che ho capito, è che sono tanti i modi di essere gay (ma anche lbtq). Forse anche per questo @korio fatica a trovarci un filo rosso: accostare Proust e Haring, Warhol e Fassbinder, Saffo e la Troche, Mercury e Lady Gaga non è mica semplice. Eppure proprio in questa varietà gli omosessuali possono trovare la cosa che più a loro si avvicina, crescere sentendo che la proprio vita è legittima, trovare un modo di essere che già esiste e che a loro si avvicina.

La mia crescita ha compreso un percorso culturale e non per forza per tutti è così: puoi anche crescere andando per parcheggi e confrontandoti con il muratore, l'avvocato, il commesso, il camionista, il prete e il fattone anarchico... solo che per me non è stato così.

 Credo che la vastità della cultura glbt sia paragonabile a quella, per dire, della cultura italiana, che descrive tanti diversi modi di essere italiano. Come ce lo dice Guccini e come ce lo dice Forattini sono quasi opposti eppure, in qualche modo, entrambi rispecchiano una peculiarità italiana. Perché questa arbitraria area geografica dovrebbe dare dignità alla cultura e la sensibilità omosessuale invece no?

Per non dire della più generica cultura europea, o di una per esempio cultura ebraica che ci può artisticamente parlare di tanti modi di essere ebreo.

Siamo sicuri che non esista una sensibilità omosessuale, ma solo persone sensibili che solo per caso sono gay (lbtq)?

La cultura può anche essere vista come un insieme di sottoinsieme di una vasta 'cultura generale'. Sapere che Born this way di Lady Gaga è un inno alla autoaccettazione è nozione di cultura generale come sapere che Basquiat è un esponente della cultura metropolitana sviluppatasi sulle radici della cultura afroamericana. Le culture non si escludono a vicenda; Wilde è cultura inglese e cultura omosessuale proprio come De Gregori è cultura italiana e cultura musicale.

Tornando a Fierstein, che è lo stesso che oggi se sei in giro per NY puoi beccare ogni tanto online su grindr, è innegabile che il suo Torch song trilogy è cultura omosessuale e cultura ebraica. Anche Pasolini e Busi li riterrei cultura italiana e cultura omosessuale.

Tutta questa discussione mi sembra simile a quella delle etichette sulla sessualità.

Tu Korio sei bisex, cosa diresti ad un tuo amico che ti dice 'mi rifiuto di essere etichettato, io mi innamoro della persona, a prescindere che sia uomo o donna'?

Quando avevo vent'anni, ad un mio amico dissi che se la stava raccontando, e che aveva bisogno di affrontare un percorso di consapevolezza della sua identità. Ma era un caso singolo. Oggi, in generale, se i trovo davanti una persona che in questo modo è felice e risolta, direi: le etichette le possiamo tenere se ci servono, altrimenti, se le viviamo solo come limitanti, non siamo obbligati ad usarle.

Etichettare qualcosa come cultura gay (lbtq) ci serve, ci è utile? A me sicuramente sì.

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Credo che come ogni ragazzino, stessi cercando me stesso e la mia identità.

Come tanti ragazzini gay, ho cercato anche di capire cosa volesse dire essere omosessuale per me e per la mia vita. Mi sono molto chiarito le idee e mi è stata (mi è tuttora) di grande aiuto la cultura gay. Che è molto vasta; una cosa che ho capito, è che sono tanti i modi di essere gay (ma anche lbtq).

 

Hai descritto molto bene quello che ho provato anch'io ed il motivo per cui ho iniziato a cercare e ad appassionarmi alla cultura gay.

Ci sono tanti modi di essere gay, è verissimo. 

Eppure sentire la vicinanza di tanti che nelle diverse epoche e nei contesti più disparati hanno lasciato traccia di sé e del proprio modo di vivere l'omosessualità (gli artisti lo possono fare in modo privilegiato e immortale) mi è sempre stato di sostegno e di conforto. Anzi, per me è motivo di orgoglio e mi suscita senso di appartenenza.

Come ho detto anche sopra, non è obbligatorio interessarsi di cultura gay, si vive ugualmente, anche se credo possa essere utile confrontarsi con una tale mole di produzione (non fosse altro che per "cultura", appunto), almeno riconoscendone il valore e la portata.

Edited by wasabi
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non credo che i "grandi autori gay" condividessero poi moltissimo tra loro, eccezion fatta per l'orientamento sessuale.

 

Come posso spiegarti che non è vero? Te lo mimo? :)

 

Prendiamo un autore noto che ho amato molto: Arthur Rimbaud

e prendiamo (grazie a Wikipedia) la trama omosessuale delle sue influenze.

Ovviamente partendo dal fatto che è stato amante di Verlaine

e che senza questa relazione non sarebbe mai stato a Parigi e non avrebbe scritto "Una stagione all'inferno".

Nel 1939 Benjamin Britten - omosessuale, considerato uno dei più grandi compositori inglesi del XX secolo -

ispirato da Rimbaud compone Les Illuminations.

Nel 1970 Terence Stamp interpreta Rimbaud per Nelo Risi: due anni prima era stato il protagonista di Teorema di Pasolini

(nel film di Pier Paolo, Stamp compare proprio mentre sta leggendo l'opera omnia di Rimbaud) 

e il pubblico gay mainstream lo ricorda per Bernadette in "Priscilla, regina del deserto".

Nel 1999 François Ozon - regista apertamente gay - da "Una Notte all'Inferno" trae "Amanti Criminali"

Nel 2001 sempre dalla stagione vi trae un'opera Ethan Hawke. attore dichiaratamente gay-friendly

che aveva lavorato in Gattaca del 1997 insieme all'indimenticabile Gore Vidal

(le musiche del film sono di Nyman, che nel 1992 musicò l'Orge Parisienne di Rimbaud)

Nel 2007 Todd Haynes (noto al grande pubblico gay per "Velvet Goldmine")

si ispira a Rimbaud per uno dei sei personaggi  di un film dedicato a Bob Dylan.

 

Non puoi detagliare con altrettanta facilità l'influenza di Rimbaud

né in Francia né nella sua epoca storica.

Perché il suo impatto sulla cultura gay è più importante

rispetto a quello che ha avuto sulla cultura francese o sul Decadentismo.

Se l'omosessualità fosse paragonabile nei suoi significati agli occhi azzurri

non dubito che si potrebbe fare una operazione analoga...

 

In realtà tutti gli autori gay si citano l'uno con l'altro

e i rimandi interni alla cultura omosessuale sono così tanti

che si potrebbe tessere - con gli opportuni riferimenti -

tutta la ragnatela della nostra identità intellettuale

senza saltare un solo nome.

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Io concordo con l'analisi di @Almadel e credo che questo tipo di processo, seguire questo filo rosso sia in realtà molto più difficile in teoria. In pratica, una volta cominciato, il filo si snoda da solo in un modo così ricco e ampio da essere incredibile e affascinante ^_^

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Lo sforzo teorico è innegabile...però servirebbe per chi

non legge o legge poco e per chi quel filo rosso tende a

tutti i costi, a non volerlo vedere

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privateuniverse

Dove ho scritto, @privateuniverse , che nell'opera di Warhol o di Proust non c'è l'influenza della sua omosessualità?

Se fai uno sforzo e leggi cosa ho scritto, mi sembra di aver scritto il contrario.

 

La tua risposta alle mie osservazioni è tendenziosa e parziale, perché tu non hai negato che l'omosessualità di un autore potesse influenzare la sua opera (o, meglio, hai oscillato su questo punto); hai comunque negato che potesse costituire un denominatore comune tra autori diversi, che esista uno "specifico omosessuale" nell'arte, nella musica, nella letteratura e così via. Una specificità che trovi espressione non soltanto nelle tematiche e nel fatto che esse siano sentite o percepite come importanti da un determinato autore, ma anche nel modo di approcciarsi, e che questa specificità possa costituire un substrato comune a personalità diverse, esistite in epoche storiche e in luoghi geografici diversi, in forme analoghe a quelle che ci consentono, per esempio, di parlare di "cultura italiana" o di "cultura ebraica".

 

Comunque, ti cito:

 

"ho tirato fuori io il nome di Andy Warhol.  Non c'è da nessuna parte del discorso artistico mondiale complessivo una associazione fra Warhol e "cultura gay" se non nel ridotto degli attivisti gay.

Nessuno in campo artistico nega e può negare che Warhol sia stato gay o bisessuale, e che nella sua opera ci siano richiami ed aspetti forti a queste tematiche.

 

Ma la sua è POP ART.

 

[...]

 

...non c'è una identità culturale gay. Non ci sono delle ereditarietà sociali, storiche definite. Non ci sono tratti comuni, se non, ripeto, le discriminazioni. Non c'è un filo socioculturale che lega Alessandro Magno a Proust."

 

Piccola postilla: per me, per come sono adesso, queste cose non hanno più alcuna importanza.

Ma il fatto che non ce l'abbiano non significa che non debba riconoscere le cose per come sono.

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Ma io non nego che sussistano tutte le occorrenze letterarie e cinematografiche di cui dice @Almadel.

Dico che, una volta riconosciuto che taluni autori e registi gay simpatizzino per l'opera di un poeta gay, che ce ne viene? Intendo dire, cosa fa di questa ragnatela una ragnatela gay, in termini di contenuto o di stile?

 

Mi sa che getto la spugna qui, perché continuerò a passare per quello che vuol fare il cieco a tutti i costi :)

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Volevo aspettare del tempo ma @privateuniverse citandomi con la solita tecnica del taglia e cuci e togliendo gran parte delle premesse e del discorso fatto, mi rende il cattivo cieco insensibile di turno.

Ci sta. Rimango dell'idea che questo è un forum di discussione. Che a volte è anche interessante aprire dibattiti e discutere un po' di cose e anche non essere d'accordo. SI può anche essere vivaci nei commenti.

Mi piacerebbe anche il rispetto di chi non è d'accordo con delle idee. Mi piacerebbe soprattutto che si facesse uno sforzo per comprendere il discorso generale che uno fa, cercare di capire le idee dell'altro.

 

/Rant mode on

Io magari sbaglio, forse non ho una opinione corretta, e su questo ne parlo dopo. Qua però vorrei dire ai privateuniverse di turno che non si può essere sempre ostili, sempre taglia e cuci, sempre ad andare ad intepretare le sottigliezze di un commento che magari è fatto di getto, da uno che non scrive articoli di giornale, che magari cerca di esprimere un concetto. Il taglia e cuci, il voler tirar fuori un pezzo senza altri, è secondo me scorretto. Forse ti fa vincere la piccola battaglia nel trovare il dettaglio, ma poi nel discorso generale, cosa ne hai guadagnato? nulla.

Come hai detto: della cosa non te ne frega più nulla, e allora qual'è lo spirito dello scontro e dell'acredine del tuo discorso? Vuoi venirmi addosso per qualche ragione? Ti senti meglio ad insultare ciecamente senza fare uno sforzo per comprendere quello che uno vuol dire? A me sembra solo una cosa inutile e priva di qualità e, quindi, solo una perdita del poco tempo che abbiamo nella vita. /Rant mode off

 

Detto questo, vorrei ringraziare fra tutti @Krad77 che ha fatto un commento per me molto illuminante. Il suo racconto e il suo approccio mi ha fatto capire qualcosa di importante e se vogliamo il mio "errore".

 

E' forse vero: a me interessa più la Pop Art che la cultura gay. Forse perchè non ne ho bisogno nel mio personale percorso, (iniziato molto tardi e per questo già in parte elaborato in altro modo), io non colgo il quid in più che qualcuno coglie in una forma artistica notevole fatta da un gay. Per me questo quid in più non c'è. Ovviamente non sto parlando di tematiche e di contenuti. Non ne vedo il particolare artistico aggiunto dalla componente gay. Forse perchè non lo cerco, così come molta gente, che non ama l'arte moderna, non coglie l'emozione forte che io provo a vedere i Girasoli di Van Gogh, davanti ai quali (visti credo a New York) ammetto di aver pianto in un sussulto improvviso incontrollato e del tutto inaspettato per uno come me. 

 

E non c'è nulla di male a non avere una particolare sensiblità per certe cose. Per qualcuno la Monna Lisa è un capolavoro, per me è un quadrillo che non mi soffermerei mai a guardare non fosse iperpubblicizzato. D'altro canto, ho avuto il grandissimo onore nel mio passato di vedere a distanza ravvicinata, in visione privata, gli originali del Codice Leonardesco, i diari di Leonardo da Vinci, i suoi famosi "progetti" con le scritte in codice. E io quel giorno fui sconvolto da una emozione fortissima, pazzesca, che comprendo però che la maggioranza della gente non comprenderà, e magari non conoscerà neanche l'importanza o la forza del sogno, del genio, di Ganesh bambino in quelle pagine semplici e monocromatiche.

C'è chi non comprende la musica classica, al più ne apprezza qualche melodia, i peggiori si ascoltano Einaudi e Allevi dicendo che sono un sacco originali. Per me Stravinsckij è sconvolgente, Rachmaninov mi fa l'effetto di una droga, Beethoveen è Hard Rock, etc etc. Ma Bach non mi dice nulla di profondo, è concettualmente palloso e con questa frase sono pronto a ricevere le maledizioni di un sacco di gente.

 

Quindi, ok, diciamo che accetto ci sia una "cultura gay", alla quale però io sono insensibile. Questo però dovete accettarlo. Dovete accettare che non per tutti c'è questa presunta magia in più, che per qualcuno le parole di Proust o di Oscar Wilde non aprono porte e portoni dell'animo in più di quelle che aprirebbero a un eterosessuale qualunque. E che non è "omofobia" o " negazione " o le solite minchiate che si dicono quando non si è d'accordo con voi.

 

Accetto che esiste in termini "esterni". Ovvero comprendo che per qualcuno c'è un "sapore" in più in un opera di un artista gay, sapore che io non colgo.

Io non colgo in "Bohemian Rapsodie" nessun aspetto gay, nessun livello ulteriore. Ma voi dite "c'è". Lo dite perchè, come ha detto @Krad77 , lo avete cercato, vi serve, vi risuona, è una necessità del vostro animo a cui avete avuto risposta.

 

Rispetto che per voi ci sia questo livello in più, e che lo chiamate "cultura gay". Per me non c'è. Il fatto che non ci sia per me non significa che non ci sia per nessuno. Ma significa che non c'è per tutti, e non è una questione delle solite stronzate politicalgay. 

 

Semplicemente così come per Almadel non esiste nessuna risposta armonica alla spiritualità e semplicemente non supera, non "capisce" qualunque discorso si possa fare sul proprio percorso di fede, per me questa grande differenza nell'essere gay rispetto ad etero, questa permanenza di un quid che traspare dalle opere di alcuni autori omosessuali, e che per voi è così importante, in realtà per me non lo è, aldilà, ripeto, per l'ovvia attenzione alla tematica.

 

Ciao.

Edited by korio
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Ma io non nego che sussistano tutte le occorrenze letterarie e cinematografiche di cui dice @Almadel.

Dico che, una volta riconosciuto che taluni autori e registi gay simpatizzino per l'opera di un poeta gay, che ce ne viene? Intendo dire, cosa fa di questa ragnatela una ragnatela gay, in termini di contenuto o di stile?

 

Mi sa che getto la spugna qui, perché continuerò a passare per quello che vuol fare il cieco a tutti i costi :)

 

Di preciso quale argomentazione falsificherebbe la tua idea?

 

Una volta chiesero ad Haldane - un biologo evoluzionista - 

cosa lo avrebbe convinto della bontà dell'ipotesi creazionista

e lui rispose: "Conigli fossili nel Precambriano".

 

Quali sono i tuoi "conigli fossili"? Quali "prove" non riesco a portarti?

 

PROBLEMINO.

Pierino scrive tre saggi:

"Rimbaud nella cultura francese", "Rimbaud nella cultura del Novecento"

e "Rimbaud nella cultura gay" ma l'editore gliene boccia uno.

Quale saggio di Pierino è stato bocciato?

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Dico che, una volta riconosciuto che taluni autori e registi gay simpatizzino per l'opera di un poeta gay, che ce ne viene? Intendo dire, cosa fa di questa ragnatela una ragnatela gay, in termini di contenuto o di stile?

 

Evidentemente  hai saltato i miei interventi perchè in termini di contenuto

mi pare chiaro che io abbia identificato un periodo della letteratura omosessuale

1870-1950 in cui nasce una identità omosessuale.

 

Capisco sia ciò che più disturba, ma è il punto essenziale

 

Magari non sei d'accordo...ma sostenere che sia irrilevante proprio

non puoi, perchè se fosse vero ciò che ho scritto - storicamente -

staremmo parlando di qualcosa di fondamentale.

 

Oltre all'evidenza che è vero che nessun gay ha mai preteso che

il Rimbaud gay dovesse adombrare la sua collocazione storica nel

novecento o nell'alveo della cultura francese, laddove avviene solo

il contrario

 

Chiaramente sul piano dello stile il discorso si fa molto più complesso

ed articolato

 

Quando io dico che Warhol ha traghettato il Camp omosessuale nei

canali della comunicazione di massa - siamo già in un periodo successivo

nel dopoguerra - io intanto designo solo una parte specifica della cultura gay

quella che ha avuto il successo, la consacrazione, che è stata mangiata e

digerita dalla nostra società. Ma come? ( Perchè è solo il come che ci deve

preoccupare...)

 

Il culto dell'artificio, l'ironia che annulla la serietà delle pratiche culturali, il

definire il proprio io come maschera e non ultima l'ambiguità sessuale, tutti

questi elementi Warhol li traghetta dal camp omosessuale alla pop art. Senza

il camp la pop art non sarebbe potuta esistere, qui la cultura gay è semmai già

fonte

 

Susan Sontag ( 1964 ) :

 

" A questo punto si potrebbe paragonare Camp a tanta Pop Art che - quando

non è soltanto camp - implica un atteggiamento affine ma molto diverso. La pop

art è più piatta, più asciutta, più seria, più distaccata: alla fin fine è nichilista"

 

Come si può facilmente intuire qui siamo in un terreno completamente diverso

si sta dicendo che in un dato momento storico quella che era l'avanguardia di

un gusto minoritario, una sensibilità ( certo se generalizzo alle comunità gay di

New York degli anni 50-60 è una sensibilità e basta...quella che poi produce

le stilizzazioni-tipizzazioni dei gay che frequentano quei luoghi ) diventa da

minoritaria un fenomeno culturale di massa

 

Inevitabilmente questo passaggio la trasforma e la stravolge...non solo

si insinua l'idea che il libro sia una forma di comunicazione solo privata

perchè ciò che è collettivo è solo immagine, la comunicazione istantanea

( controindicazione gravissima della Pop art e gli effetti si vedono anche in

questo topic si interrompe il senso della narrazione artistica ) ma soprattutto

in Warhol - che è una figura tragica di omosessuale - la redenzione estetica

non può esistere...la pop art non è più solo gay, perchè in quanto di massa

e di successo è nichilista.

 

Il problema è che poi la pop art ci è ritornata indietro...XD

 

Direi che adombrare la cultura gay potrebbe addirittura rendere difficile interpretare

la cultura pop ed in ultima analisi l'intera storia della nostra società contemporanea

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Ma io non nego che sussistano tutte le occorrenze letterarie e cinematografiche di cui dice @Almadel.

 

Dico che, una volta riconosciuto che taluni autori e registi gay simpatizzino per l'opera di un poeta gay, che ce ne viene? Intendo dire, cosa fa di questa ragnatela una ragnatela gay, in termini di contenuto o di stile?

 

 

 

Mi sa che getto la spugna qui, perché continuerò a passare per quello che vuol fare il cieco a tutti i costi :)

 

 

Ah, omonormatività, malattia senile del soggetto rivoluzionario glbtq. Che lo spirito di Mieli ci liberi della figura del gay edipizzato!

 

Rimbaud  era meno che un gay, un bisessuale. La sua esperienza omosessuale si realizzò  e si completò con Verlaine nella sua burrascosa giovinezza. Produsse poesia, non slogan. Non gli passò mai per l'anticamera del cervello di essere il marito di Verlaine (anche lui bisessuale e per di più sposato). Rimbaud e Verlaine costituirono una macchina desiderante che non si lasciò mai triangolare edipicamente.  Non avevano bisogno di riconoscimenti, fu la società etronormativa che ebbe bisogno di essere riconosciuta, dalla loro vita e dalla loro arte.

Infatti Arthur ad un certo punto chiude con Verlaine, chiude con la poesia, chiude con la Francia borghese e se ne va in Africa dove instaura una relazione con una donna di colore.

 

Pasolini era omosessuale, cattolico e, a differenza di Testori, anche lui omosessuale e cattolico, era anche marxista. Pasolini non si sarebbe mai definito gay. La tematica omosessuale di Pasolini si fonde con la sua religione e la sua ideologia. Pasolini, se fosse stato gay, non sarebbe mai esistito come artista. Pasolini avrebbe aborrito la sola idea di matrimonio omosessuale. Mi fermo qui.

 

Non esiste la  "cultura gay". Esiste solo una cultura glbtq, che risale agli ultimi decenni del secolo scorso e ai primi di questo secolo, che si è espressa nella queer theory, e si tratta di una cultura filosofica, rifiutata - sublime ironia della sorte - dagli stessi gay perché mette in discussione l'omonormatività.

 

Non è che se metti insieme una serie si autori che hanno più o meno sublimato la loro omosessualità in opere letterarie, crei per questo una cultura gay. Anzi, se analizziamo gli autori omosessuali, uno per uno, probabilmente li definiremmo molto anti-gay.

A meno che non scrivano in una cosiddetta "collana gay" - ma a questo punto non parliamo più di arte ma di mercificazione dell'arte attuata dall'industria culturale :-)

 

 

 

Gli omosessuali italiani tendono a voler essere assimilati al modello sociale etero, più che a costruire un identità di comunità LGBTQI, questo di per sé non è negativo, anzi, è positivo, però mi preoccupa che noi tendiamo a voler essere digeriti, più che diventare parte di un mondo, ma è una riflessione a cuor leggero, credo di aver detto una serie infinita di stronzate :D

 

Ti sbagli, mai come adesso sei riuscito ad esprimere un pensiero non banale ed omonormativizzato. Un pensiero che riprende quanto ha già scritto Ghost Hunter, peraltro...Applauso.

 

 

Riguardo alla pop art, è stata la più geniale forma di pubblicità che la società tardo-capitalistica abbia mai fatto di sé stessa. Temo che ci sia poco da vantarsi, se un gay (autentico)  come Warhol vi abbia giocato (insieme con altri etero) un ruolo importante. E' proprio la dimostrazione della pervasività del Significante Dispotico Edipico.

Edited by akinori
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