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Il genocidio del Medio Oriente


Fabius81

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Finché uno è convinto che quelli siano territori da colonizzare, non mi pare ci sia molto scampo all'esito del dibattito.

 

Ora però io mi chiedo: perché il Sudafrica è riuscito in una delle due strade possibili, quella dell'integrazione unificatrice della minoranza ricca angloboera e della maggioranza nativa strapovera, che all'inizio si detestavano reciprocamente e vivevano in un meccanismo di sopraffazione che vedeva in cima il gruppo più ricco, mentre in Israele non vuol essere concepita né questa strada, né la seconda, con la creazione di due stati?

 

Potrei rispondere con l'ennesima allusione al colonialismo, sia  ufficialmente che officiosamente caposaldo della politica interna israeliana, a costo di diventar noioso.

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  • Mario1944

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molti più di alcuni. per conto mio per loro vanno benissimo 50'000-100'000 bambini palestinesi morti per isolare politicamente mondialmente israele dal mondo.

 

Mi sembrano tue deduzioni con scarso fondamento:

considerato che gli abitanti di tutta la strisica sono poco più di un milione e mezzo, 100.000 bambini corrisponderebbero a gran parte se non tutti i bambini palestinesi!

Difficile pensare che una parte politica, per quanto fanatica, accetti deliberatamente un tale sacrificio del suo futuro (non dimentichiamo che i bambini sono il futuro d'ogni popolo), per un'utilità politica molto dubbia e d'effetti incerti.

Del resto sappiamo bene che, se c'è uno Stato che se ne strafotte dell'isolamento politico internazionale e dell'opinione pubblica mondiale è proprio Israele (non che gli altri Stati in genere se ne preoccupino più di tanto, beninteso, ma Israele lo ha sempre dichiarato papale papale).

Israele se ne strafotte anche delle rampogne (non molte per la verità.....) degli Stati Uniti, figurati un po'!

 

 

 

 


le colonie israeliane sono per me uno sbaglio, come anche le autobombe suicide dei palestinesi in israele sono uno sbaglio.

 

Il problema è che entrambi continuano pervicacemente a voler sbagliare.....

 

 

 

 


Ora però io mi chiedo: perché il Sudafrica è riuscito in una delle due strade possibili, quella dell'integrazione unificatrice della minoranza ricca angloboera e della maggioranza nativa strapovera, che all'inizio si detestavano reciprocamente e vivevano in un meccanismo di sopraffazione che vedeva in cima il gruppo più ricco, mentre in Israele non vuol essere concepita né questa strada, né la seconda, con la creazione di due stati?
Potrei rispondere con l'ennesima allusione al colonialismo, sia ufficialmente che officiosamente caposaldo della politica interna israeliana, a costo di diventar noioso.

 

Be' ma il colonialismo c'era anche in Sudafrica, anzi, il Sudafrica prima boero e poi inglese nacque perché ci fu colonialismo europeo in Africa!

Più probabilmente le difficoltà di comporre la secolare contesa in Palestina, contro la relativa facilità di comporla in Sudafrica, dipende dai tempi di formazione:

prima di tutto la mentalità generale alla metà del XX secolo era diversa rispetto a quella della fine del secolo soprattutto per l'attenuarsi di quel nazionalismo che tanti danni aveva fatto non solo in Europa;

poi, e forse soprattutto, la politica di annientamento degli Ebrei perseguita da Hitler pesò e pesa come un macigno sulla psicologia di ogni Ebreo, come si può capire anche dalle dichiarazioni fatte in un post precedente da Silverselfer che pure dice di essere ebreo solo per parte paterna:

evidentemente chiunque in qualche modo, anche solo per difendere la propria terra in cui risiede da più di un millennio, è percepito dagli Ebrei, Israeliani e no, come una minaccia per quanto lieve alla potenza dello Stato ebraico, automaticamente è assimilato ad Hitler, ai nazisti ed alla loro volontà sterminatrice;

non è un caso che normalmente gli Ebrei, anche non Israeliani, fanno di antisionismo un solo fascio con antisemitismo od antigiudaismo, nonostante si sappia bene che molti Ebrei ortodossi sono antisionisti!

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@Mario1944

 

i palestinesi fanno molti figli e forse effettivamente hamas è disposto a sacrificare 50'000 civili, non 50'000 bambini... (anche se le vittime maggiori in questi giorni furono appunto bambini).

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@Marco7, forse Hamas ha questa intenzione o forse no, ma perché proprio 50.000?

Comunque intenzioni simili potrebbero essere attribuite anche ai governanti d'Israele:

perché non dovrebbero accettare il pericolo di attentati terroristici più gravi e diffusi e quindi con maggior numero di vittime israeliane civili, se il premio fosse la distruzione di Hamas e di ogni velleità di resistenza palestinese?

Non credi che qualunque governo, qualunque popolo intraprenda una guerra non solo offensiva, ma anche difensiva metta in conto un buon numero dei suoi non solo militari, ma anche civili uccisi?

Sarebbe irrealistico pensare altrimenti e indice di stupidità, molto più di quanto sia indice di crudeltà indifferente mettere in conto il rischio di morti militari e civili tra le proprie file:

se non s'accettasse questo rischio, per umanità, per calcolo politico, per altre ragioni, che senso avrebbe fare la guerra?

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perché non dovrebbero accettare il pericolo di attentati terroristici più gravi e diffusi e quindi con maggior numero di vittime israeliane civili, se il premio fosse la distruzione di Hamas e di ogni velleità di resistenza palestinese?

 

perché gli abitanti di israele sono più istruiti dei palestinesi e questo incide sulle votazioni future in modo diverso che tra i palestinesi.

Edited by marco7
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perché gli abitanti di israele sono più istruiti dei palestinesi.

 

A parte che si parla dei governanti o comunque dei capi, comunque non capisco che c'entri l'istruzione:

è una cosa d'evidenza elementare che, se vado a prendere a bastonate il mio vicino, questi potrebbe reagire prendendo a bastonate me o, se è provvisto di armi migliori, anche a fucilate e, se vicino a me stanno i miei figli, non è impossibile che anch'essi si prendano qualche bastonata o addirittura fucilata, tanto più se siano bambini e quindi incapaci di percepire il pericolo o di difendersi.

Non credo sia necessaria istruzioe  per capire questo, anzi, a rigore l'istruzione potrebbe anche guastare il giudizio, facendo credere che ad esempio l'altro sia  imbelle per natura o incapace di difendersi con armi efficaci (dipende ovviamente dall'istruzione ricevuta) e quindi potrebbe esporre l'aggressore e la sua famiglia a rischi maggiori di quelli che avrebbe accettato di correre se, per essendo non istruto, si fosse regolato solo sul buon senso "animale".

 

Così anche una persona istruita può accettare benissimo, anzi accettare proprio perché istruita, che una piccola parte della sua famiglia perisca per salvare e fare stare sicura la maggior parte, invece di non far nulla e vedersela tutta minacciata di perimento.

Edited by Mario1944
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@Mario1944

 

se sei meno istruito sei più manipolabile dai capi politici. basta vedere come i palestinesi espongono pubblicamente i morti della guerra per capire che purtroppo non sono molto colti.

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@Marco, mi sembra che quello che dici sull'istruzione non abbia gran senso.

Per aver senso si dovrebbe presupporre che in Israele tutta o gran parte della popolazione abbia ricevuto un'obbiettiva istruzione storico-politica sulle origini, le cause e gli effetti del conflitto tra Ebrei ed Arabi:

in un paese inguerra da 70 anni che ha bisogno come dell'aria dell'agiografia dei suoi padri fondatori e di sé stesso una tale istruzione obbiettiva mi sembra improbabile.

E' quindi probabilissimo che i governanti d'Israele sfondino una porta aperta quando presentano, senza troppe sottigliezze storico-politico-sociali, ai propri cittadini Hamas e in genere i Palestinesi come il Male personificato pronto a distruggere, all'occasione, lo Stato degli Ebrei faticosamente costruito.

Edited by Mario1944
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Silverselfer

Ho appena letto la dichiarazione di Ban ki moon ---> E' vergognoso colpire bambini che dormono. Non c'è che dire è proprio la dichiarazione che ci si aspetterebbe da un presidente il cui solo ed unico ruolo sarebbe quello della mitezza dei toni. Specie quando, in un'evidente montatura mediatica, l'ONU fa mea culpa prima di essere sbugiardato, sorprendendosi di trovare 20 razzi di Hamas in una sua scuola, sia chiaro ---> vuota! Cioè non più usata per caritatevoli motivi, cioè mettere al riparo dai cattivi israeliani i bambini palestinesi che dormono. 

 

Tacciate di propaganda le fonti ufficiali israeliane che pure attendono "tempi tecnici" per ribattere ai dispacci stampa araba che in alcuni casi precedono sorprendentemente gli accadimenti. Date per assodato che le fonti giornalistiche occidentali siano imparziali quando a Roma si organizza la veglia per i cristiani perseguitati dai cattivi arabi, tutto questo in sostegno d'Israele. No, non sono diventato scemo ... è che io so discernere un vile atto di propaganda da un sincero atto di sopravvivenza. 

 

Sampei - i video di propaganda sono diversi da quelli che ho postato.

 

 

Questo video della CNN non dice il falso, ma usa dei dati in modo strumentale, cioè ne fa un racconto a tesi preconcetta, quindi è propaganda. Quello che sostieni tu sono menzogne e basta.

 

Questo è invece un video tendenzioso

 

 

Lucia Goracci è l'inviata di Rai News 24, la giornalista che insieme alla Botteri meno stimo al mondo e lo vado dicendo da prima che ste due paracule si avvicinassero al medio oriente, tuttavia questo video è tendenzioso perché strumentalizza dei fatti per sostenere delle tesi pretestuose e faziose.

 

Vi dirò di più ---> La vera propaganda è quella delle armi "intelligenti" quelle che riempie anche i media israeliani ---> armi che riuscirebbero a discernere un "terrorista" a decina di metri, attraverso i muri e che lo colpirebbero senza fallo persino dai satelliti spia ... un metodo per lavarsi la coscienza in uso in tutto l'occidente compresa l'Italia e che è "falso".

 

La mia real politik  è ben più fredda e realistica della vostra e sa di aver scelto da che parte stare. Non ho mai asserito che le ragioni degli arabo palestinesi siano inverosimili, ma che il concetto di "popolo" non è praticabile alla loro condizione per loro stessa "indiretta" ammissione. Lo stato Palestinese fino ad oggi lo hanno osteggiato più i loro rappresentanti che non gli israeliani. Essi strumentalizzano un concetto caro a noi occidentali come l'autodeterminazione dei popoli per "ingannarci" e perseguire una guerra contro gli "infedeli". Ne sanno qualcosa gli arabi stessi sciiti o sunniti a fasi alterne. 

 

Riguardo al sentimento di estraneità degli israeliti nei paesi che li ospitano, era un un riferimento storico al sentimento che ha generato il sionismo, cioè a seguito del caso Dreyfus. 

 

Sulla questione dei terreni comprati dagli israeliti --> l'intendo era dichiarato sin dal principio e ripeto, il "popolo palestinese" non se ne risentì perché non è mai esistito, Ciò non di meno erano persone fisiche che vivano in loco e in vicende che non trovo opportuno ripetere, si sono lasciate forviare e hanno abbandonato le loro case. Gli israeliani hanno scientemente deciso di non farli rientrare. Ma con questo non voglio dire che tutto si sia svolto come si racconta nell'agiografia di stato Israeliano, Se leggete con cura la cronologia che ho scritto vi troverete anche come si è sviluppata la destra israeliana, i gruppi combattenti eccetera, Ho sempre asserito che Israele è uno stato nato da un fermo atto di volontà che è costato travagli e dolori, cioè l'unica genesi che esiste per l'autodeterminazione di un popolo. 

 

La Svizzera è l'esatto contrario che esprime un sentimento nazionale, quindi non portatemela a paragone ... per favore. L'Europa stessa non esiste per gli stessi motivi.

 

Israele combatte la propria guerra su diversi fronti, non ultimo quello legale, cioè giocato sui cavilli del diritto ... è una trincea come tutte le altre. E' questo che voi non riuscite a capire. C'è un tempo per discutere e un altro per agire, gli jihadisti ammettono la menzogna per ingannare e vincere l'infedele ---> qui in italia abbiamo il caso delle scuole islamiche egiziane di Milano, in cui si ammetteva ogni pratica per soggiogare l'infedele ---> tanti anni di falliti accordi di pace hanno insegnato agli israeliani che discutere con questi soggetti è non solo impossibile, ma contro producente. La linea della destra israeliana "non dialogante" ha avuto la meglio proprio perché la sinistra "dialogante" o comunque ogni tentativo di dialogo, ha portato a un peggioramento della situazione.

 

Agire --> Israele non ha mai dichiarato guerra agli arabi, neanche a quelli di Palestina, ma ha risposto ad ogni colpo di ogni singolo arabo con qualcosa che il mondo arabo si vanta di avere ma che non ha mai dimostrato di essere, cioè con spirito di corpo. Non esiste un israeliano ma un popolo d'Israele. Fin dal principio se Israele avesse perso una solo battaglia, se non avesse difeso ogni singolo colono, sarebbe stato perso lo spirito che tiene ancora oggi insieme lo Stato. Uno spirito di gruppo che ammette persino la liberazione di assassini terroristi pur di riavere le salme dei propri morti. Oggi in Israele si può vivere una vita "normale" solo perché questa è tenuta in piedi con uno spirito di volontà supportato dalla coscienza di combattere continuamente la battaglia della propria sopravvivenza, 

 

Ricordo a Roma dopo l'attento in Spagna .. la gente a Termini la sentivo telefonare a casa per rassicurare che era andato tutto bene. Dopo l'attentato alla metropolitana di Londra, a Roma ci fu un deragliamento sulla metro A ... io sbadato come sono non ci ho dato peso ... dopo qualche ora amici e parenti mi chiamavano rimproverandomi di non averli rassicurati, perché nel frattempo a mia insaputa si era parlato di un possibile attentato. Questo è il terrorismo, non sai quando colpisce e dove lo farà e quindi ci rende tutti vulnerabili. Ci vuole coraggio e una grande determinazione per resistere a questo clima per decenni  ... senza che questo ti spinga a desiderare l'eliminazione fisica di chi ti costringe a questo strazio.

 

Se ora mi ribattete ---> ma lo strazio che Israele ha costretto i profughi palestinesi? I palestinesi in Israele il solo strazio che sopportano è la diffidenza, ma consentitemi di dire che è anche il male minore in questa situazione. E badate che non voglio dipingere uno quadro idilliaco ... di propaganda ... il razzismo esiste e si annida tra gli israeliani stessi, I russi "ubriaconi" non sono mica ben visti e non parliamo della vicenda degli ebrei etiopici. Qualche anno fa si è scovata persino una cellula neo nazista! Però, nonostante tutto, Israele è una democrazia dotata di tutti quei pesi e contrappesi che la rendono, se non equilibrata, almeno capace di autocritica. Oggi è dominata da una destra che non mi sentirei mai di difendere, ma altrettanto per gli ultimi dieci anni qui in Italia mi sono trovato a combattere una situazione analoga .. sì, proprio analoga.

 

Mi rendo conto di parlare a persone nate nel ventennio Berlusconiano e quindi mancanti di un termine di paragone precedente, ma io ho visto una presidente della camera dire che era giusto sparare sui gommoni albanesi e poi un ministro degli interni mettere dei finanzieri su una motovedetta regalata alla Tunisia sparare su dei pescatori siciliani sospettati aver recuperato immigrati clandestini. Voi non vi rendete conto di chi siete, parchi della propaganda da rotocalco che ripete "italiani brava gente" ... beh, ne esiste una tale e quale in Israele che sostiene che i coloni sono là solo per dissodare della terra arida e renderla fertile. Quello che mi stranisce è ascoltarvi discettare sul diritto internazionale è che proprio voi in quanto italiani dove eravate quando il mondo intero ci accusava a ragione di pagare Gheddafi finanziando dei lager nel deserto dove trattenere e seviziare i profughi africani ... ed era vero! Ricordo il tremendo caso di quei disgraziati venduti per essere ridotti in tranci per il mercato degli organi che in Sinai, uno di loro trovò modo di lanciare un aiuto tramite un cellulare satellitare ... .

 

Siamo tristemente famosi per quei lager in terra "patria" travestiti da "centri di prima accoglienza" .. .immagini rubate di trattamenti di disinfestazione degni del terzo reich  ... Per non parlare di quelle immagini della Boschi che porta in Italia i bambini congolesi alle loro care mamme italiane con le polpette al sugo tenute al caldo per loro ... quando poco prima un'ennesima tragedia nel canale di Sicilia ne affogava altri di bambini. Noi italiani .. quelli d'iniziative leghiste come "White Christmas" cioè un Natale cacciando gli "extra comunitari" dalle aree cittadine .. le stesse doverosamente ripulite da khebabbari che attentano alla tradizione pizzettara italica. 

 

Ma vi sentireste tanto capaci di quel diritto che reclamate se quel canale d'acqua che fa il lavoro sporco per noi tra la Sicilia e il nord Africa non ci fosse? Se un solo lembo d'Italia fosse a contatto con quel mondo in tumulto. La Vipera potrebbe ancora scriverci baldanzosa "chi se ne frega"? Pensate ai profughi che invaderebbero la Sicilia e con loro Al Qaeda En El Magreb ...

 

Se sosterreste tutte queste vostre nobili convinzioni fuori dai confini nazionali, cioè oltre alpe perché se l'Italia non confinasse con i pesci credo che non esisterebbe neanche un popolo con questo nome ... vi sentireste rinfacciare tutte queste cose, sareste chiamati "italiani" allo stesso modo come chiamate "ebrei" tutti i cittadini israeliti .. anche quelli buddisti. 

 

Per chiudere mi sento di mandare affanculo chi mi è parso sottilmente asserire che si sentissero coinvolti nelle vicende israeliane anche chi israeliano non lo è ... spero di sbagliarmi ... spero non fosse rivolto al mio indirizzo quell'allusione ... molti non sono israeliani è vero, ma altrettanto hanno dei cari sepolti in quella terra ... o come me con un fratellino di quasi sette anni che vive in quella che è la sua patria. E poi ... certo che gli ebrei europei non erano come gli altri nomadi ... loro a differenza degli altri prima vagavano alla ricerca della terra promessa ... poi ne furono scacciati dai Romani che paradossalmente non solo ne distrussero il Tempio ma defraudarono il culto e a causa dello stesso accusati delle più infamanti empietà ... fino all'ultima menzogna dei Protocolli dei Savi di Sion. Con Israele c'è l'identità di un popolo che dentro o fuori quei confini non è più possibile costringere ad una nuova diaspora ... sarebbe il caso che il mondo se ne facesse una ragione ... specie gli arabi. 

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@Silverselfer

 

vorrei ancora chiederti:

 

secondo te se il popolo di israele avesse saputo tutto quel che avrebbe comportato creare in quel posto lo stato di israele l'avrebbe fondato ugualmente in quel posto il suo stato ?

 

altra cosa:

 

secondo te perché la destra vince più della sinistra in israele, italia, usa,... ?

Edited by marco7
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Non riesco a seguire il nesso logico di @Silverselfer : attacca il razzismo di alcuni politici italiani e poi difende un regime come quello israeliano??? 

 

In ogni modo il mondo va alla rovescia : Israele, stato clericale e razzista, che sta attaccando al solo fine di una pulizia etnica, viene difeso da formazioni cosiddette "democratiche", esempio la nostra (non) ministro degli esteri http://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2014/07/20140708_mograzzisr.htm

 

mentre formazioni di estrema destra pareggiano per una formazione marxisteggiate come Hamas http://www.affaritaliani.it/static/upload/anti/0001/antisemitismo-02.jpg

 

eppure per neofascisti & co. Israele dovrebbe essere il loro modello, contro i musulmani "inferiori". 

 

Sempre @Silverselfer : mi spieghi perché in Libia, Egitto, Iran, Siria, Arabia Saudita ecc... vivono tranquillamente centinaia di migliaia di ebrei, con tutti i diritti civili e politici, mentre in Israele ad esclusione di Gaza (dove tra un po ci saranno anche li solo loro) vivano esclusivamente ebrei? Se ci fossero davvero stati secoli di persecuzione prima di Hitler, avremmo adesso in Europa circa 40 milioni di ebrei di cui 5 in Francia e 4 in Polonia?

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@Silverserfer guarda, almeno Hinzelmann lo diceva chiaro che se ne frega altamente delle vite umane e dei bambini bombardati perché sono la religione e il laico spirito sionista che, configurando un popolo come superiore, lo fanno sentire legittimato aprioristicamente ad impossessarsi di un territorio, anzi di quanto più territorio possibile, per finalità coloniali pre-pianificate.

 

Tu invece non solo ti accontenti di ciò che accade, ma pretendi pure che la gente gioisca per ogni smembramento doviziosmente portato a termine dai soldati israeliani.

 

Ti poni sulla stessa linea della propaganda israeliana, cioè elemosinare consensi esterni e forzare consensi interni per poter portare avanti i propri progetti facendo finta che non muoia nessuno ad ogni dannato passo che fa, e facendo finta che lo stato palestinese "non s'ha da fare" quando è evidente che in questo preciso momento sarebbe l'unica cosa da fare e solo un mutamento interno a Israele lo potrebbe consentire, perché Israele ha il coltello dalla parte del manico in ogni caso.

 

Ma è contro gli interessi israeliani che ciò accada perché quelle terre le ritiene di sua proprietà. Tutte, senza compromesso, senza eccezioni né ritagli.

 

Comunque sia Israele può fare quello che desidera anche senza consensi nell'opinione pubblica internazionale, perché ha una quantità di denaro spropositata che affluisce dagli Stati Uniti, i servizi segreti meglio organizzati dell'intero pianeta, un esercito diecimila volte più forte di qualsiasi stato mediorientale e diversi grossi alleati fra i paesi arabi, e poi la schiavitù pressoché totale della classe dirigente dei quattro grandi paesi europei. Quindi tranquillizzati, perché non hai bisogno di sbracciarti per nascondere il disastro che le mentalità affini alla tua hanno deciso nell'arco dei decenni in modo premeditato, rendendolo in fondo inevitabile.

 

http://www.internazionale.it/opinioni/gideon-levy/2014/07/29/la-guerra-degli-inganni/

http://www.repubblica.it/esteri/2014/07/31/news/israele_mobilita_altri_16_mila_riservisti-92792154/

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2014/07/30/ansa-reportage-ore-18-sms-israele-ordina-andare-via.-ma-dove_56fd6950-5122-4313-bd19-0e73bdf722b0.html

 

Da sottolineare la strettissima collaborazione dei politici italiani veri e propri sguatteri dell'esercito israeliano.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/31/gaza-i-caccia-israeliani-si-esercitano-in-sardegna/1077549/

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Il punto è proprio che le ragioni concrete che muovono Israele nel lungo periodo non sono altro che quelle dettate dal colonialismo: nel breve periodo l'esigenza di poter continuare a colonizzare impone il divieto assoluto di qualsiasi spazio alla possibilità che sia creato uno stato palestinese.

E questa possibilità si raggiunge impedendo ad ogni costo che Hamas e Al Fatah possano anche solo lontanamente trovare punti di accordo ed una linea comune.

 

L'ipotesi di stato palestinese dev'essere annientata. Ovviamente non ne va dell'esistenza di Israele, come piagnucola @Silverserfer, ma piuttosto ne va dei progetti di colonizzazione delle restanti terre nell'ex protettorato britannico.

temi.repubblica.it/limes/il-monologo-travestito-da-dialogo-israele-hamas-e-la-guerra-di-gaza/65039

 

E infatti, Netanyahu ha esplicitamente ribadito più volte anche tramite i suoi portavoce all'estero che non ha alcuna intenzione di rovesciare Hamas, sarebbe troppo deleterio eliminare questo prezioso casus belli fittizio permanente.

http://imode.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2014/07/10/gaza-ambasciatore-israele-obiettivo-non-e-rovesciare-hamas_94d6fff9-01eb-4df0-b7a1-358a33488d69.html

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Non ho mai asserito che le ragioni degli arabo palestinesi siano inverosimili, ma che il concetto di "popolo" non è praticabile alla loro condizione per loro stessa "indiretta" ammissione. Lo stato Palestinese fino ad oggi lo hanno osteggiato più i loro rappresentanti che non gli israeliani.

 

Aveva ragione il Metternich quando osservava che gli Italiani non erano un popolo e che l'Italia era solo un'espressione geografica e del resto con lui era d'accordo anche un fautore dell'italianità come Massimo d'Azeglio che confermava: "fatta l'italia dobbiamo fare gli Italiani", esplicitamente riconoscendo che un popolo italiano non c'era ancora!

Gli stessi Ebrei per secoli non si considerarono un solo popolo, ma un gruppo religioso devoto allo stesso dio, come i Cristiani non si considerarono mai un solo popolo, ma un gruppo religioso devoto allo stesso dio con uno stesso culto.

Oggi possiamo parlare di popolo italiano, più o meno, ed anche di popolo israeliano dopo 70 anni di contrapposizione agli Arabi che ne ha cementata l'unità spirituale:

perché non si potrebbe riconoscere la stessa "popolarità" agli Arabi palestinesi, che non solo l'hanno cementata per altrettanto tempo contro gli Ebrei d'Israele, ma anche contro gli altri Arabi circostanti, obbiettivamente non mai troppo generosi verso di loro?

Infatti l'essere un popolo non dipende a ben guardare da molto altro che dal..... sentirsi popolo!

 

E comunque rimane il fatto che la legittimità internazionale dello Stato d'Israele è la stessa di quella dello Stato degli Arabi di Palestina:

simul stabunt, simul cadent, perché al di là di questa legittimità ci sono solo le ragioni della forza, che oggi sono dalla parte d'Israele, ma domani chissà.....

 

Ho sempre asserito che Israele è uno stato nato da un fermo atto di volontà che è costato travagli e dolori, cioè l'unica genesi che esiste per l'autodeterminazione di un popolo.

 

Giusto: ma gli Arabi di Palestina rivendicano per sé la medesima genesi travagliata e dolorosa verso la propria autodeterminazione:

difficile negargliela se la si è pur concessa agli Ebrei di Palestina!

 

Israele combatte la propria guerra su diversi fronti, non ultimo quello legale, cioè giocato sui cavilli del diritto ... è una trincea come tutte le altre.

 

Ed è pur logico che Israele combatta su diversi fronti:

ma non possono fare lo stesso i suoi nemici?

Anche quello terroristico fu un fronte su cui combatterono gli Ebrei in Palestina:

perché agli Arabi di Palestina dovrebbe essere illecito quello che fu lecito agli Ebrei?

 

gli jihadisti ammettono la menzogna per ingannare e vincere l'infedele ---> qui in italia abbiamo il caso delle scuole islamiche egiziane di Milano, in cui si ammetteva ogni pratica per soggiogare l'infedele --->

tanti anni di falliti accordi di pace hanno insegnato agli israeliani che discutere con questi soggetti è non solo impossibile, ma contro producente.

 

Ma gli accordi di pace fallirono solo a causa dei Palestinesi?

Per altro ti ricordo che Al Fatah era ed è un movimento laico ispirato piuttosto al socialismo che all'islamismo eppure per decenni Israele non volle trattare con esso perché lo considerava un'organizzazione terrorista.

In più fu proprio Israele a favorire la crescita in Palestina di movimenti islamici in funzione anti Al Fatah.

In somma Israele non voleva discutere la pace con i Palestinesi di Al Fatah perché troppo laici né vuole ora discuterla con quelli di Hamas, perché troppo islamici:

vuole forsi costruirsi un nemico a suo uso e consumo?

Forse ci sta riuscendo, ma la cosa potrebbe anche sfuggirgli di mano.....

 

Agire --> Israele non ha mai dichiarato guerra agli arabi, neanche a quelli di Palestina, ma ha risposto ad ogni colpo di ogni singolo arabo con qualcosa che il mondo arabo si vanta di avere ma che non ha mai dimostrato di essere, cioè con spirito di corpo.

 

Strano rimprovero!

In sostanza fu proprio questo "spirito di corpo" che mancò agli Ebrei di Germania e di Polonia per opporsi ad Hitler e al nazionalsocialismo:

se non averlo rende lecita l'oppressione altrui, allora furono nel giusto Hitler e company?

 

I palestinesi in Israele il solo strazio che sopportano è la diffidenza,

 

Quelli che sono rimasti forse, per gli altri c'è qualche cosa di peggio della semplice diffidenza.....

 

Quello che mi stranisce è ascoltarvi discettare sul diritto internazionale

 

Guarda che il diritto internazionale è invocato anche da Israele, soprattutto quando gli fa comodo..... (come fanno tutti del resto!).

 

allo stesso modo come chiamate "ebrei" tutti i cittadini israeliti .. anche quelli buddisti.

 

Anche gli atei a dir la verità: non ce lo siamo inventato noi Europei che lo stato d'Israele è lo stato degli Ebrei!

 

Per chiudere mi sento di mandare affanculo chi mi è parso sottilmente asserire che si sentissero coinvolti nelle vicende israeliane anche chi israeliano non lo è ... spero di sbagliarmi ... spero non fosse rivolto al mio indirizzo quell'allusione ... molti non sono israeliani è vero, ma altrettanto hanno dei cari sepolti in quella terra ... o come me con un fratellino di quasi sette anni che vive in quella che è la sua patria.

 

Ma quanto scrivi è la dimostrazione più evidente che tu ti senti coinvolto nelle vicende d'Israele pur non essendo Israeliano!:

in ciò peraltro non c'è nulla d'illecito, ma non capisco come tu possa negarlo e, a ben guardare, neppure capisco perché tu lo neghi, date le premesse e le deduzioni!

 

E poi ... certo che gli ebrei europei non erano come gli altri nomadi ... loro a differenza degli altri prima vagavano alla ricerca della terra promessa

 

Terra promessa che tuttavia non era evidentemente la Palestina, perché nessun Ebreo cacciato dai vari stati europei vi emigrò mai prima della fine del XIX secolo!

 

poi ne furono scacciati dai Romani che paradossalmente non solo ne distrussero il Tempio ma defraudarono il culto e a causa dello stesso accusati delle più infamanti empietà

 

I Romani ne distrussero il tempio e defraudarono il culto???:

guarda che i privilegi della religione giudaica, concessi da Giulio Cesare, rimasero intatti sia dopo la ribellione del 66 sia dopo quella del 134 d.C.

I privilegi furono tolti da Teodosio alla fine del IV secolo, con gli editti che fecero di quella Cristiana la sola religione lecita nell'impero romano.

 

Con Israele c'è l'identità di un popolo che dentro o fuori quei confini non è più possibile costringere ad una nuova diaspora ... sarebbe il caso che il mondo se ne facesse una ragione ... specie gli arabi.

 

Peccato che gli Arabi con la diaspora dei Giudei e poi con quella degli Ebrei c'entrino come i cavoli a merenda!

Piuttosto mi sembra che siano gli Ebrei di Palestina ad aver qualche colpa nella diaspora degli Arabi di Palestina.

Ma forse mi risponderai che ci sono diaspore più nobili di altre, se non altro perché riguardano un popolo eletto da un dio ;-)

Edited by Mario1944
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Silverselfer

Vorrei premettere che la condizione di un ebreo o mezzo ebreo e mezzo di ogni altra roba, compresa quella dell'essere gay (ma questa è altra questione); comporta di esercitare a priori una scelta di campo su altre basi che non siano semplicisticamente quelle dell'istinto precostituito da una coltura di appartenenza ... ok, se la comincio così stiamo freschi. 

 

Provo a rispondere punto per punto:

 

 

 


secondo te se il popolo di israele avesse saputo tutto quel che avrebbe comportato creare in quel posto lo stato di israele l'avrebbe fondato ugualmente in quel posto il suo stato ?

 

La mia parte ebrea è Yiddish e si vede anche parecchio perché anche i camerieri cinesi mi danno del polacco .. e Almadel mi ha fatto notare che non ho i lobi ... un dettaglio genetico con cui i nazisti scovavano appunto gli ebrei a suo tempo ... bando alle discettazioni .. mio nonno s'imbarcò su una nave per l'Argentina quando si mise in fuga dai rastrellamenti di Stettino (odierno porto polacco) proprio perché riteneva inverosimile poter trovare Eretz Israel là dove l'aveva indicata il sionismo ... anche perché i sionisti erano socialisti ---> quelli che indicavano nel badile e la zappa l'eguaglianza sociale e lui proprio non aveva intenzione di mettersi a dissodare la terra quando aveva in banca io suo bel gruzzolo da spendere. 

 

L'Argentina in un primo momento era stata indicata come una terra abbastanza disabitata per ospitare il futuro stato d'Israele, poi lo fu anche l'Uganda, ma a mio nonno i negri hanno sempre fatto un po' impressione. S'imbarcarono così per quella che sembrava essere l'opzione migliore ..  

 

Dov'ero rimasto? Ah, a  mio nonno ... ebbene,  le mie orecchie sono testimoni del suo racconto ... lui e la sua ... la mia .. famiglia .. si fece un viaggio transoceanico sotto la linea di galleggiamento di una nave, nascosti insieme ai topi, per giungere in un luogo dove non li fecero sbarcare per settimane .. quando iniziavano a morire di scorbuto, mio nonno si tolse ogni bene di dosso, fino alle otturazioni d'oro, per corrompere i doganieri e farli sbarcare. Dopo di che vagarono per il paese in lungo e largo in cerca della terra promessa, mio nonno buscò un orripilante alopecia .. ma neanche allora si decise a portare la sua famiglia in quel luogo di comunisti ... optò per una sua lontana parente, benché comunista e partigiana, che da Fondi in provincia di Latina, gli offriva un ufficio notarile nella capitale appartenuto a un deportato che ci aveva lasciato le penne nella seconda guerra mondiale.

 

Mio padre, che mio nonno sosteneva aver ereditato la vena di follia che percorre la nostra famiglia e che riconobbe anche in me (tenetene conto), era invece convinto che era proprio Israele dov'è ora il solo luogo dove un ebreo possa fondare la propria casa. Da qui ora le cose si complicano, basti che vi dica che quel folle abbandonò tutto per combattere quella battaglia, compresa la famiglia che non ne voleva sapere. Lui era uno di quei barboni che Sharon fece sgomberare per regalare la striscia di Gaza ad Hamas. A seguito di quei tristi eventi fu espulso da Israele e riammesso solo dopo l'avvento di Lieberman ---> poi morì nell'unico esercizio che in vita sua gli venne sicuramente meglio ---> riprodursi in maniera copiosa. Lasciandomi erede di un pargoletto che non posso fare a meno di amare ... sono bisessuale e il mio lato femminile è decisamente lesbico. 

 

Insomma, non è che lo spirito pragmatico degli ebrei non abbia preso in considerazione la difficoltà che presentava un ritorno in Palestina, ma de facto quei sionisti comunisti con le loro zappe percorsero l'unica opzione possibile per la costruzione di uno stato d'Israele. Quello che ne venne, io sono convinto di questo, è nato da una questione politica e non territoriale. Gli ebrei sapevano di essere numericamente inferiori agli arabi e quand'anche uno stato d'Israele si fosse fondato, non poteva reggersi su una democrazia a maggioranza araba che ubbidiva alle volontà di un mondo che non voleva Israele. Questo ha generato tutta una serie di decisioni  che io riconduco alla ferma volontà di un popolo d'imporsi. Ora però non fatemi tornare su arcinote questioni politiche. Basti che vi dica che in Siria si trucidano bambini e adolescenti in misura ben maggiore che non nella striscia di Gaza e nessuno di loro ha avuto la dignità d'imporsi sulle prime pagine dei giornali europei, forse perché ad ammazzarli erano altri arabi mettendo in gioco altri interessi? Ora non è che voglia sminuire i pargoli di Palestina, voglio solo dire che la stampa occidentale è in trincea e usa ogni espediente mediatico da rotocalco per creare un certo clima politico.

 

 

 


secondo te perché la destra vince più della sinistra in israele, italia, usa,... ?

 

In Italia e in USA mi pare che al governo ora ci sia la sinistra ... riguardo ad Israele ad affondare la Sinistra fu Arafat dando ragione a Netanyahu (amico di Berlusconi con cui faceva vacanza a Capri) che fornì le prove di come quel manigoldo che SEL ancora celebra in altarini nelle sue feste "dell'Unità" che di giorno intascava il nobel per la pace e di notte mandava pizzini per far imbottire i bambini palestinesi di tritolo per far saltare gli autobus di Tel Aviv. Oggi la famigerata sicurezza, cioè paura. è in mano alla destra che numeri alla mano, con la forza, cioè un esercito che non è professionista, in Israele tutti si serve la causa della sopravvivenza dello Stato, ha azzerato gli attentati terroristici. Certo, ora ci sono i razzi, ma questi hanno spostato la linea del terrore su un fronte fisico ben delineato che, parrà pure inverosimile, è più rassicurante rispetto a una situazione che rendeva tutti vulnerabili.

 

 

 


Non riesco a seguire il nesso logico di @Silverselfer : attacca il razzismo di alcuni politici italiani e poi difende un regime come quello israeliano??? 

 

La questione Israeliana è veramente difficile da interpretare. Essa non parte da una questione di razzismo .. però convengo che lo è diventata col tempo. Ora Dio non voglia che un israeliano legga queste righe perché sarei tacciato come "odiatore d'Israele" e questo non è vero ... purtroppo però, quando la questione viene trascinata su due linee di trincea certe sfumature non possono più essere colte. Tuttavia, la "disperata" volontà di ricerca di una possibile soluzione praticabile ha lasciato spazio anche a teorie che contemplavano il modello sociale proposto dall'Apartheid Sud Africana. Ora la storia ha declassato ad atto criminogeno quella politica, tuttavia a mio avviso era una proposta non assurda che avrebbe potuto comunque creare uno stallo nel conflitto e generare evoluzioni positive ... lasciate che vi mostri questo video musicale degli Die Atiwoord

 

 

Ecco, loro sono Su Africani e parlano un ibrido tra Afrikaner e Niggas esprimendo una cultura di mezzo che ripudia appunto il razzismo pur non "discriminandolo" come differenza essenziale per l'identità di popolo. Sono sfumature che mancano oggi in medio oriente e questo accade proprio perché più di una discriminazione di razza c'è un razzismo culturale e anche se in misura maggiore e radicale da parte araba, è innegabile che i secoli di diaspora abbiano generato anche nella comunità ebraica dei meccanismi di preservazione culturale assimilabili al razzismo. oggi che Israele non è una giudecca qualsiasi ma uno stato. Purtroppo è la radicalizzazione araba ad esaltare dall'altra parte antichi istinti che pure appaiono vecchi arnesi arcaici e desueti alla maggioranza degli israeliani stessi  e che ... chi non vuole bene a Israele esalta e ci fa i titoloni di giornale. 

 

 

 


In ogni modo il mondo va alla rovescia : Israele, stato clericale e razzista, che sta attaccando al solo fine di una pulizia etnica, viene difeso da formazioni cosiddette "democratiche", esempio la nostra (non) ministro degli esteri

 

Sulla nostra non ministro degli esteri posso rassicurarti che non è assolutamente percepita come filo israeliana e ti dirò di più, dietro all'opposizione americana alla sua candidatura a portavoce europeo agli esteri, oltre alle sue posizioni "filo russe" c'è la simpatia per la questione arabo palestinese.

 

 

 


mentre formazioni di estrema destra pareggiano per una formazione marxisteggiate come Hamas

 

Beh, convengo che in Italia, dove tutto deve essere ricondotto in un linguaggio nostrano di fascismo e comunismo, la questione Israeliana è stata sposata dalla destra per contrapposizione alla sfacciata faziosità della sinistra. C'è però da considerare anche che il governo Israeliano indirettamente offre una sponda a tutte le questioni inviso alle destre europee ... si tratta però di una serie di coincidente estemporanee che riflettono un clima generale d'intolleranza. Israele non è assimilabile a una dittatura fascista, anche se a molti comunisti piacerebbe pensarlo.

 

 

 


Sempre @Silverselfer : mi spieghi perché in Libia, Egitto, Iran, Siria, Arabia Saudita ecc... vivono tranquillamente centinaia di migliaia di ebrei, con tutti i diritti civili e politici, mentre in Israele ad esclusione di Gaza (dove tra un po ci saranno anche li solo loro) vivano esclusivamente ebrei? Se ci fossero davvero stati secoli di persecuzione prima di Hitler, avremmo adesso in Europa circa 40 milioni di ebrei di cui 5 in Francia e 4 in Polonia?

 

Spero che tu non stia giustificando lo sterminio nazista con la conclusione al tuo pensiero ...

In ogni modo, ti sbagli, in Israele pur essendoci molta diffidenza non vige alcuna legge segregazionista. Pur prendendo ogni precauzione che in queste date situazioni portano a delle limitazioni alla normale vita di un arabo palestinese in terra d'Israele, non è vero quello che dici. Quando Gaza è stata restituita agli arabi ci fu una notte dei cristalli dove si sono date alle fiamme ogni traccia degli ebrei. Scene simili ancora e per fortuna non si vedono in Israele.

Riguardo alla tolleranza degli ebrei negli altri stati, sicuramente se si facessero saltare sugli autobus e non costituirebbero un fattore di crescita economica in quei paesi, sarebbero sicuramente tollerati di meno ... del resto la simpatia non è mai stato un tratto caratteristico della nostra genia, seppure i migliori comici di tutti i tempi siano stati proprio ebrei ...

 

 

 


@Silverserfer guarda, almeno Hinzelmann lo diceva chiaro che se ne frega altamente delle vite umane e dei bambini bombardati perché sono la religione e il laico spirito sionista che, configurando un popolo come superiore, lo fanno sentire legittimato aprioristicamente ad impossessarsi di un territorio, anzi di quanto più territorio possibile, per finalità coloniali pre-pianificate.

 

Non mi pare che Hinselmann abbia difeso certe posizioni, semmai io ho dichiarato e argomentato come ogni stato si sia costituito con la ferma volontà di sé su altri popoli sotto questo aspetto più deboli. Se L'Italia avesse un confine territoriale con i Balcani stanne certo che oggi almeno qualche lembo del suo territorio si chiamerebbe in altro modo.

 

Piuttosto ... avete visto la road map del nuovo califfato siriano? Si propone di riportare l'infibulazione anche in Spagna ... mi sa che l'occidente non ha ancora capito con chi ha che fare...

 

 

 


E questa possibilità si raggiunge impedendo ad ogni costo che Hamas e Al Fatah possano anche solo lontanamente trovare punti di accordo ed una linea comune.

 

No .. per favore ... se non per onestà, fallo almeno in nome della tua dignità intellettuale ... quelli non hanno alcun bisogno di aiuti esterni per azzuffarsi su ogni dollaro elargito loro dai "fratelli mussulmani".  

 

 

 


L'ipotesi di stato palestinese dev'essere annientata. Ovviamente non ne va dell'esistenza di Israele, come piagnucola @Silverserfer, ma piuttosto ne va dei progetti di colonizzazione delle restanti terre nell'ex protettorato britannico.

 

Ti ci porterei a Gaza solo per farti assaporare il sale delle tue lacrime ... la differenza tra me e te è che tu scritte ste quattro menate, clicchi e te le dimentichi, mentre io ci rimugino per tutto il giorno a venire. 

In ogni modo, l'articolo che posti è assai molto più degno di quanto vai postulando dall'inizio di questo topic. Israele sa di dover mantenere il controllo o come preferiresti dire tu "avere il coltello dalla parte del manico" ... del resto, se così non fosse certo non potremmo contare sulla compassione vostra per i bambini ebrei sgozzati come capretti .. perché è quello che accadrebbe a parti invertite ... del resto perché dovrebbe essere diverso di quanto sta accadendo da ogni altra parte persino tra arabi? O dovremmo aspettare che ci vengano ad ammazzare in casa prima di ricevere le vostre lacrime di coccodrillo ... 

 

 

 


E infatti, Netanyahu ha esplicitamente ribadito più volte anche tramite i suoi portavoce all'estero che non ha alcuna intenzione di rovesciare Hamas, sarebbe troppo deleterio eliminare questo prezioso casus belli fittizio permanente.

 

Qui ti do ragione. Senza Hamas il suo futuro politico sarebbe compromesso. 

Tuttavia io ho timore che questa volta le cose possano andare peggio. Hamas sembra perseguire un fine più alto e visto che non è mai stato Israele il suo fine ma un posto di prestigio nello scacchiere arabo ... non so, dopo tanti giorni di bombardamenti e impegno sul campo con perdite notevoli, si sprecano troppi missili quando ne basterebbero anche solo cinque o sei ben sparati per rompere una tregua ... e poi il rapimento del militare israeliano ... si sa che Israele difende fino all'ultimo dei suoi cittadini ... Hamas vuole ottenere qualcosa che neanche l'ONU può più dargli. In Libia si è dichiarato un nuovo califfato sullo stile siriano ... mi sa che questo è il nuovo trend ... spero di no ... lo spero per quei poveracci degli abitanti di Gaza ... certo Israele non ci starebbe a farsi accerchiare da questi sgozza capre.

 

    @Marco1994 

 

non riesco a quotarti quindi copio e incollo

 

>> E comunque rimane il fatto che la legittimità internazionale dello Stato d'Israele è la stessa di quella dello Stato degli Arabi di Palestina:

simul stabunt, simul cadent, perché al di là di questa legittimità ci sono solo le ragioni della forza, che oggi sono dalla parte d'Israele, ma domani chissà.....<<

 

Sotto l'aspetto politico Italia e Israele si somigliano parecchio ed è proprio per questo che mi irritano certe posizioni "arroganti" .. mi sembra di sentire il "bove che da del cornuto all'asino" . Sulla questione di legittimità ---> A Israele non l'hanno certo regalata e ancora oggi certi mal di pancia, anche in America, si fanno sentire. Io sono d'accordo con quanti sostengono che Israele tenga per le palle l'amministrazione americana altrimenti ... 

 

La destra in Israele non vuole sentirne parlare di Stato Palestinese e a questa loro posizione adducono tutta la serie di fregature che quei rappresentanti hanno rifilato ogni volta che battevano quella pista. A questo punto la palla sta dalla parte di campo araba e sono loro che devono provare che c'è stato un cambiamento dal passato ... certo sparando missili e lasciandosi affascinare dal jihadismo panarabo non ci riusciranno e non ci riusciranno neanche con il pietismo dei propri bambini messi a dormire sulle armi dei terroristi .. questo perché ogni israeliano vede in quei bimbi i propri figli che certo quegli altri non aspettano altro per esibirli come trofei. 

 

Sulla legittimità di popoli ... io sono d'accordo ... la questione israeliana ha indirettamente costituito le premesse perché si determini un popolo di palestina, ma a non cogliere questa opportunità sono sempre loro che invece perseguono ancora altri fini. Per questo è deprecabile quello che insegnano nelle scuole dell'ONU. Dovrebbero dire a quei bambini che sono Palestinesi e il solo modo per vivere sereni e in pace è convivere in due stati gemelli fortemente connessi tra loro. Questa è la linea che sconfiggerebbe Hamas e certe posizioni israeliane che mirano ancora, come gli arabi, a riunire un antico regno morto e sepolto.

 

>>Giusto:  ma gli Arabi di Palestina rivendicano per sé la medesima genesi travagliata e dolorosa verso la propria autodeterminazione:

difficile negargliela se la si è pur concessa agli Ebrei di Palestina!<<

 

Fino a oggi, fino in queste ultime ore, ancora non lo hanno dimostrato di essere un popolo. Essere un popolo significa essere diverso da tutti gli altri popoli. Significa prendere coscienza di essere il prodotto di una storia unica e in nome di questa pretendere di ottenerne i vantaggi e farsi carico dei necessari doveri. Al contrario continuano a reclamare quanto essi stessi hanno abbandonato in quanto parte di un nazione panaraba che poi li ha vessati ben più d'Israele. Se io fossi un leader palestinese parlerei loro di cultura palestinese, ricostruirei la loro storia mettendo l'accento sulle differenza e anche mostrando le mancanze che i fratelli arabi hanno avuto. Darei un'impronta nazionalistica come fece Arafat coniando una bandiera e mi preoccuperei che sventolasse su ogni palazzo dello stato. Fonderei uno esercito regolare e fisserei una festa nazionale. Insegnerei ai bambini un inno e darei loro modo di crescere in una società il più possibile normale, che gli dia l'opportunità di realizzarsi non più come martiri di un'idea che non gli appartiene più, cioè lo jihadismo. Con questi presupposti a distanza di dieci anni avremmo atleti palestinesi, artisti palestinesi e politici palestinesi e tutti insieme darebbero modo anche a Israele di essere uno stato normale dove si possa tornare a discutere d'integrazione o almeno serena convivenza. é così che si è formato Israele che nelle sue prime azioni ci furono una biblioteca nazionale per fissare una lingua, una filarmonica per suonare un inno e un'agenzia elettrica per rendere possibile lo sviluppo economico, l'esercito è stata una conseguenza delle continue guerre cui gli sono state mosse e che hanno alla lunga determinato l'affermazione di una parte politica.

 

 >>Guarda che il diritto internazionale è invocato anche da Israele, soprattutto quando gli fa comdo..... (come tutti del resto!).<<

 

Appunto

 

>>Anche gli atei a dir la verità:  non ce lo siamo inventato noi Europei che lo stato d'Israele è lo stato degli Ebrei!<<

 

In realtà sì. I sionisti erano comunisti e mai avrebbero pensato a uno stato confessionale che in realtà e per fortuna ancora non esiste. Gli europei hanno estrema difficoltà a distinguere la differenza semantica che intercorre tra ebreo e israelita. C'è voluta un'interpellanza parlamentare e un richiamo ufficiale dell'ambasciatore israeliano per far smettere ai TG italiani di continuare a chiamare l'esercito israeliano con l'appellativo "l'esercito della stella di David" che tecnicamente significherebbe definire i soldati italiani in Libano "crociati". Le parole hanno il loro peso e sarebbe ora che tutti, anche l'enclave dell'informazione di sinistra, iniziassero a fare anche quest'altro distinguo e chiamare anche loro israeliani i cittadini d'Israele e non Ebrei ... 

 

Che poi ci siano gli ortodossi come il loro rappresentante Liebermann che sognino uno stato confessionale è innegabile, ma nella stessa misura che in Italia ci sono fondamentalisti cattolici che si richiamano agli antichi valori quando inneggiano a uno stato etico. Certo non ci appariranno appariscenti come i cappelloni ebrei e ringraziando il cielo la situazione politica non favorisce dichiarazioni come "stupriamo le donne arabe" ... tuttavia, fatte le dovute differenze, ai gay danno dei malati, le donne che abortiscono le chiamano assassine e le manderebbero al patibolo, ti linciano se solo osi dire che in una scuola laica o in una sala di tribunale la presenza del crocifisso è inopportuno e nella persona dello stesso Papa pretendono che nella costituzione europea ci sia un chiaro richiamo alle radici cristiane.

 

c'è poi da dire che la popolazione israeliana è molto eterogenea ... quelli che si generalizza chiamandoli ebrei vengono da stati e storie completamente diverse, difficili da tenere insieme e la religione costituisce un segno culturale identificativo molto importante, più importante man mano che si scende nelle fasce più povere e in Israele ce ne sono parecchie.

 

>>Ma quanto scrivi è la dimostrazione più evidente che tu ti senti coinvolto nelle vicende d'Israele pur non essendo Israeliano!:

in ciò peraltro non c'è nulla d'illecito, ma non capisco come tu possa negarlo e, a ben guardare, neppure capisco perché tu lo neghi, date le premesse!<<

 

Mi devo essere spiegato male. Io sono coinvolto eccome e ho scelto da che parte stare della barricata. Io non credo in un mondo manicheo che si possa dividere tra bene e male. Non credo nei dibattiti e anche ora sto usando la mia volontà per manipolare l'intelletto. Lo fate tutti ma non avete l'onestà intellettuale di ammetterlo. Mentre leggete queste parole state cercando il punto debole della mia esposizione per contraddirla e quindi avvalorare la vostra posizione. 

 

Io non ho paura di ammettere le ragioni di quelle genti, ma avendo come fine la sopravvivenza di Israele non posso che guardarli smontando quella loro assurda posizione di martiri. Gli Dei lo vogliano un pacifista arabo! Sarei il primo a difenderlo perché in questo momento è il solo che potrebbe salvare Israele.

 

>>Terra promessa che tuttavia non era evidentemente la Palestina, perché nessun Ebreo cacciato dai vari stati europei vi emigrò mai prima della fine del XIX secolo!<<

 

Come non lo era quando Abramo partì da Ur ... Come ho già ampiamente spiegato, la Palestina fu scelta da persone che come insegnava Erasmo da Rotterdam furono mosse da quella follia che alla fine è sempre a decidere il destino dell'umanità. Del resto non credo che se fosse stata scelta l'Uganda le cose sarebbero andate diversamente, il processo di affermazione di un popolo su altri porta sempre a un vincitore e uno sconfitto. E' la civiltà del vincitore e la modestia dello sconfitto che col tempo portano persino a delle fusioni nel benessere generale.

 

>>I Romani ne distrussero il tempio e defraudarono il culto???:

guarda che i privilegi della religione giudaica, concessi da Giulio Cesare, rimasero intatti sia dopo la ribellione del 66 sia dopo quella del 134  d.C.

I privilegi furono tolti sotto Teodosio con gli editti che fecero di quella Cristiana la sola religione lecita nell'impero romano.<<

 

Dopo l'occupazione Gerusalemme nel 66, nel 70 Tito pose in assedio la città e ne distrusse il tempio, l'arco di Tito è edificato su 600mila morti e un numero imprecisato di persone ridotte in schiavitù ... c'est la guerre  ... gli ebrei ricordano questa data con la commemorazione del Tisha BeAv. La grande diaspora inizia nel 134 con Adriano che cambia nome a Gerusalemme in Aelia capitolina e la proibisce ai figli d'Israele. La guerra dei romani non era religiosa e la condussero come facevano con tutte le altre questioni imperiali, fu la cristianità in sé a defraudare il culto dei profeti. Ma ora ti prego non infiliamoci nel discorso del cristianesimo.

 

>>Peccato che gli Arabi con la diaspora dei Giudei e poi con quella degli Ebrei c'entrino come i cavoli a merenda!

Piuttosto mi sembra che siano gli Ebrei in Palestina ad aver qualche colpa nella diaspora degli Arabi di Palestina.

Ma forse mi risponderai che ci sono diaspore più nobili di altre, se non altro perché riguardano un popolo eletto da un dio<<

 

Diaspora? Bada che sono gli arabi ad avere un'idea di nazione assai complessa, specie nel definirne i confine. Gli arabi che vivevano in Palestina era stata data la Giordania, ma ora non ho voglia di ripetere di nuovo tutte le tappe della presunta diaspora arabo palestinese. Ribadisco solo che siete voi che vi ostinate a dire che "IL POPOLO PALESTINESE" vuole vivere in pace nel suo stato nazione. Io sostengo che loro non lo vogliono lo stato e interpretano la loro lotta in senso jihadista. Visto che ti piace la storia ti regalo lo statuto di Hamas

 

 Statuto del Movimento di Resistenza Islamico (Hamas)[1]

(18 agosto 1988)
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso. 
“Voi siete la migliore comunità che sia stata suscitata tra gli uomini, raccomandate le buone consuetudini e proibite ciò che è riprovevole e credete in Allah. Se la gente della Scrittura credesse, sarebbe meglio per loro; ce n’è qualcuno che è credente, ma la maggior parte di loro sono empi. Non potranno arrecarvi male, se non debolmente; essi vi combatteranno, volteranno ben presto le spalle e non saranno soccorsi. Saranno avviliti ovunque si trovino, grazie a una corda di Allah o a una corda d’uomini. Hanno meritato la collera di Allah, ed eccoli colpiti dalla povertà, per aver smentito i segni di Allah, per aver ucciso ingiustamente i Profeti, per aver disobbedito e trasgredito” (Corano 3, 110-112).

“Israele sarà stabilito, e rimarrà in esistenza finché l’islam non lo ponga nel nulla, così come ha posto nel nulla altri che furono prima di lui” (parole dell’imam e martire Hassan al-Banna [fondatore dei Fratelli Musulmani, 1906-1949], possa Allah avere misericordia di lui).

“Veramente, il mondo islamico sta bruciando, ed è pertanto obbligatorio che ognuno si dia da fare per occuparsi dell’incendio per quanto può, senza aspettare che lo facciano altri” (shaykh Amjad al-Zahawi [eminente studioso irakeno della shari’a, 1883-1967], possa Allah avere misericordia di lui).

Introduzione
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso, ogni lode sia ad Allah. Cerchiamo il Suo aiuto, il Suo perdono e la Sua guida, e in Lui confidiamo.

Inviamo pace e benedizioni sul Messaggero di Allah – la sua famiglia, i suoi compagni, coloro che lo seguono chiamati dal suo messaggio, i seguaci della sua via –, possano le benedizioni e la pace su di lui continuare tanto a lungo quanto durino i Cieli e la Terra. E oltre.

O Popolo:

Da un mondo in tormento, da un mare di sofferenza, dal battito di cuori credenti, da braccia cui è impedito di combattere, per senso del dovere e in risposta al decreto di Allah, è partito l’appello che ha riunito il popolo e lo ha spinto a seguire le vie di Allah, così che ciascuno possa corrispondere al suo ruolo nella vita, superare gli ostacoli, sormontare le difficoltà sulla via. La nostra preparazione è stata costante, e così la nostra disponibilità a sacrificare la vita e tutto quanto ci è caro per l’onore di Allah.

Così il seme di un movimento si è formato, e ha cominciato a viaggiare attraverso un mare tempestoso di speranze e di attese, desideri e aspirazioni, problemi e ostacoli, dolori e sfide, sia all’interno sia all’esterno della comunità.

Quando l’idea è maturata, il seme è cresciuto, e la pianta ha messo radici nella buona terra della realtà, lontano dalle emozioni passeggere e dalla fretta sprezzante, il Movimento di Resistenza Islamico è emerso per rispondere alla sua vocazione, che è quella di combattere per l’onore del Signore. Il movimento ha stretto la mano a tutti i combattenti che lottano per liberare la Palestina. L’anima dei suoi guerrieri si è unita alle anime di tutti i combattenti che hanno sacrificato le loro vite nella terra di Palestina fin da quando fu conquistata dai compagni del Messaggero di Allah – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con lui – fino ai giorni nostri.

Il patto del Movimento di Resistenza Islamico (Hamas) ha così preso forma, svelando la sua identità, precisando la sua posizione, chiarendo le sue attese, discutendo le sue speranze, e chiamando ad aiutare, sostenere e aggiungersi ai suoi ranghi. La nostra battaglia con gli ebrei è molto lunga e pericolosa, e chiede la dedizione di tutti noi. È una fase cui altre successive ne seguiranno, un battaglione che dovrà essere sostenuto da molti altri battaglioni del mondo arabo e islamico, oggi diviso, finché il nemico sia vinto e la vittoria di Allah sia sicura.

E vorremmo vedere questi battaglioni avvicinarsi quando guardiamo l’orizzonte.

“E tra qualche tempo ne avrete certamente notizia” (Corano 38, 88).

“Allah ha scritto: ‘Invero vincerò, Io e i Miei messaggeri’. In verità Allah è forte, eccelso” (Corano 58, 21).

“Di’: ‘Ecco la mia via: invito ad Allah in tutta chiarezza, io stesso e coloro che mi seguono. Gloria ad Allah, non sono uno dei politeisti’” (Corano 12, 107).

Capitolo I

Introduzione al Movimento

Origini ideologiche

Articolo 1

La base del Movimento di Resistenza Islamico è l’islam. Dall’islam deriva le sue idee e i suoi precetti fondamentali, nonché la visione della vita, dell’universo e dell’umanità; e giudica tutte le sue azioni secondo l’islam, ed è ispirato dall’islam a correggere i suoi errori.

La relazione fra il Movimento di Resistenza Islamico e la Società dei Fratelli Musulmani

Articolo 2

Il Movimento di Resistenza Islamico è una delle branche dei Fratelli Musulmani in Palestina. Il movimento dei Fratelli Musulmani è un’organizzazione mondiale, uno dei più grandi movimenti islamici dell’era moderna. È caratterizzato dalla profonda comprensione, da nozioni precise, e da una totale padronanza di tutti i concetti islamici in tutti i settori della vita: nelle visioni e nelle credenze, in politica e in economia, nell’educazione e nella società, nel diritto e nella legge, nell’apologetica e nella dottrina, nella comunicazione e nell’arte, nelle cose visibili e in quelle invisibili, e comunque in ogni altra sfera della vita.

Struttura e formazione

Articolo 3

Il Movimento di Resistenza Islamico consiste di musulmani che si sono dedicati interamente ad Allah e che lo adorano in verità – “Ho creato gli spiriti e gli uomini solo per lo scopo dell’adorazione” (dice Allah) – e che hanno riconosciuto i loro obblighi di fronte a se stessi, al loro popolo e alla loro terra. In tutto questo, hanno avuto timore di Allah e innalzato la bandiera del jihad di fronte agli oppressori, per liberare la terra e il popolo dall’immonda sporcizia, dall’impurità e dal male dell’oppressore.

“Invece no, scagliamo la verità sulla menzogna, che le schiacci la testa, ed ecco che essa scompare” (Corano 21, 18).

Articolo 4

Il Movimento di Resistenza Islamico accoglie tutti i musulmani che adottano il suo credo e la sua ideologia, compiono il suo programma, mantengono i suoi segreti, e desiderano unirsi alle sue fila per mantenere gli obblighi che si è assunto. Allah saprà ricompensarli.

La concezione del tempo e dello spazio del Movimento di Resistenza Islamico

Articolo 5

Poiché il Movimento di Resistenza Islamico adotta l’islam come il suo stile di vita, le sue concezioni storiche vanno indietro fino alla nascita del messaggio islamico, all’epoca dei pii antenati. Pertanto, Allah è il suo scopo, il Profeta è il suo modello, il Corano è la sua costituzione. La sua concezione dello spazio si estende ovunque i musulmani – coloro che adottano l’islam come il loro stile di vita – vivono, in ogni luogo sulla faccia della Terra. Di più: si estende fino alle profondità della Terra e alle sfere più alte dei Cieli.

“Non hai visto a cosa Allah paragona la buona parola? Essa è come un buon albero, la cui radice è salda e i cui rami [sono] nel cielo, e continuamente dà frutti, col permesso di Allah. Allah propone metafore agli uomini, affinché riflettano” (Corano 14, 24-25).

Unicità e indipendenza

Articolo 6

Il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento palestinese unico. Offre la sua lealtà ad Allah, deriva dall’islam il suo stile di vita, e si sforza di innalzare la bandiera di Allah su ogni metro quadrato della terra di Palestina. All’ombra dell’islam, è possibile per i seguaci di tutte le religioni coesistere nella sicurezza: sicurezza per le loro vite, le loro proprietà e i loro diritti. È quando l’islam è assente che nasce il disordine, che l’oppressione e la distruzione si scatenano, e che infuriano guerre e battaglie.

Come è stato eloquente il poeta musulmano Muhammad Iqbal [1877-1938, nato e vissuto nell’attuale Pakistan], quando ha scritto:

“Quando la fede è perduta, non c’è più sicurezza.

Non c’è vita per coloro che non hanno fede. E chiunque è soddisfatto di una vita senza religione,

egli avrà la caduta nel nulla come compagna per la vita”.

L’universalità del Movimento di Resistenza Islamico

Articolo 7

A causa della distribuzione dei musulmani che hanno adottato la dottrina del Movimento di Resistenza Islamico in tutto il mondo, e che lavorano per sostenerlo, mantenere le sue posizioni e rafforzare il suo jihad, il movimento ha carattere universale. La sua chiamata è ampia a causa della chiarezza del suo pensiero, della nobiltà del suo scopo, dell’ampiezza dei suoi obiettivi.

È su queste basi che il movimento deve essere visto, valutato con equità e riconosciuto nel suo ruolo. Chiunque nega i suoi diritti, o si rifiuta di sostenerlo, o è così cieco da non vedere il suo ruolo, in verità sta sfidando il fato stesso. E chi chiude gli occhi alla realtà, intenzionalmente o meno, si sveglierà per ritrovarsi sopraffatto dagli eventi e non avrà scuse per giustificare la sua posizione. Il premio si dà a coloro che arrivano per primi.

L’oppressione da parte dei propri parenti e concittadini è più dolorosa per l’anima del taglio di una spada indiana.

“E su di te abbiamo fatto scendere il Libro con la Verità, a conferma della Scrittura che era scesa in precedenza e lo abbiamo preservato da ogni alterazione. Giudica tra loro secondo quello che Allah ha fatto scendere, non conformarti alle loro passioni allontanandoti dalla verità che ti è giunta. A ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi” (Corano 5, 48).

Il Movimento di Resistenza Islamico è uno degli anelli della catena del jihad nella sua lotta contro l’invasione sionista. È legato all’anello rappresentata dal martire ‘Izz-Id-Din al-Qassam [1882-1935, su cui cfr. supra in questo volume] e dai suoi fratelli nel combattimento, i Fratelli Musulmani del 1936 [che continuarono la lotta dopo che al-Qassam fu ucciso nel 1935]. E la catena continua per collegarsi a un altro anello, il jihad degli sforzi dei Fratelli Musulmani nella guerra del 1948, nonché le operazioni di jihad dei Fratelli Musulmani nel 1968 e oltre.

Benché gli anelli siano distanti l’uno dall’altro, e molti ostacoli siano stati posti di fronte ai combattenti da coloro che si muovono agli ordini del sionismo così da rendere talora impossibile il perseguimento del jihad, il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta – le preghiere e la pace di Allah siano con Lui – dichiarò: “L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo; ma l’albero di Gharqad non lo dirà, perché è l’albero degli ebrei” (citato da al-Bukhari e da Muslim).

Il motto del Movimento di Resistenza Islamico

Articolo 8

Dio come scopo, il Profeta come capo, il Corano come costituzione, il jihad come metodo, e la morte per la gloria di Dio come più caro desiderio.

Capitolo II

Obiettivi

Motivazioni e obiettivi

Articolo 9

Il Movimento di Resistenza Islamico si è sviluppato in un tempo in cui l’islam si è allontanato dalla vita quotidiana. Così i giudizi sono stati rovesciati, i concetti sono diventati confusi e i valori sono stati trasformati; il male prevale, l’oppressione e l’oscurità infuriano, e i codardi si sono trasformati in tigri. Patrie sono state usurpate, popoli sono stati espulsi dalle loro terre o sono caduti riversi nell’umiliazione ovunque sulla Terra. Lo stato di verità è sparito, sostituito da uno stato di malvagità. Nulla è rimasto al suo posto, perché quando l’islam è assente dalla scena, tutto cambia. E queste sono le nostre motivazioni.

Quanto agli obiettivi: combattere il male, schiacciarlo, e vincerlo cosicché la verità possa prevalere; le patrie ritornino ai loro legittimi proprietari; la chiamata alla preghiera si oda dalle moschee, proclamando l’istituzione di uno Stato islamico. Così il popolo e le cose torneranno ciascuno al suo posto legittimo. E l’aiuto si chiederà ad Allah.

“Se Allah non respingesse alcuni per mezzo di altri, la Terra sarebbe certamente corrotta, ma Allah è pieno di grazia per le creature” (Corano 2, 251).

Articolo 10

Mentre il Movimento di Resistenza Islamico crea un suo specifico sentiero, offre sostegno ai miseri e difesa a tutti gli oppressi, con tutte le sue forze. Non risparmierà alcuno sforzo per stabilire la verità e sconfiggere la menzogna, in parole e opere, qui e dovunque possa arrivare ed esercitare la sua influenza.

Capitolo III

Strategie e mezzi

Strategie del Movimento di Resistenza Islamico: la Palestina è un sacro deposito per i musulmani

Articolo 11

Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un sacro deposito (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. Nessuno Stato arabo, né tutti gli Stati arabi nel loro insieme, nessun re o presidente, né tutti i re e presidenti messi insieme, nessuna organizzazione, né tutte le organizzazioni palestinesi o arabe unite hanno il diritto di disporre o di cedere anche un singolo pezzo di essa, perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell’islam sino al giorno del giudizio. Chi, dopo tutto, potrebbe arrogarsi il diritto di agire per conto di tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio?

Questa è la regola nella legge islamica (shari’a), e la stessa regola si applica a ogni terra che i musulmani abbiano conquistato con la forza, perché al tempo della conquista i musulmani la hanno consacrata per tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio.

E così avvenne che quando i capi delle armate musulmane conquistarono la Siria e l’Iraq, si rivolsero al [secondo] califfo dei musulmani, ‘Omar ibn al-Khattab [591-644], chiedendo la sua opinione sulle terre conquistate: dovevano dividerle fra le loro truppe, lasciarla a chi se ne trovava in possesso, o agire diversamente? Dopo consultazioni e discussioni tra il califfo dei musulmani, ‘Omar ibn al-Khattab, e i compagni del Messaggero di Allah – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con lui – decisero che la terra dovesse rimanere a chi ne era in possesso affinché beneficiasse di essa e della sua ricchezza. Quanto alla titolarità ultima della terra, e alla terra stessa, occorreva considerarla come waqf, affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio. La proprietà della terra da parte del singolo proprietario va solo a suo beneficio, ma il waqf durerà fino a quando dureranno i Cieli e la Terra. Ogni decisione presa con riferimento alla Palestina in violazione di questa legge islamica e nulla è senza effetto, e chi la prende dovrà un giorno ritrattarla.

“Questa è la certezza assoluta. Rendi dunque gloria al Nome del Tuo Signore e del Supremo!” (Corano 56, 95).

L’opinione del Movimento di Resistenza Islamico sulla patria e sul nazionalismo

Articolo 12

Secondo il Movimento di Resistenza Islamico, il nazionalismo è parte legittima del suo credo religioso. Nulla è più vero e profondo nel nazionalismo che combattere un jihad contro il nemico e affrontarlo a viso aperto quando mette piede sulla terra dei musulmani. Questo diventa un obbligo individuale per ogni uomo e donna musulmani: alla donna è permesso combattere il nemico anche senza l’autorizzazione del marito, e allo schiavo senza il permesso del padrone.

Nulla di simile si ritroverà in alcun altro sistema; questo è un fatto innegabile. Mentre altre forme di nazionalismo si basano su considerazioni materiali, umane o territoriali, il nazionalismo del Movimento di Resistenza Islamico accoglie in sé tutto questo, ma comporta in più fattori divini molto più importanti, che gli infondono spirito e vita, giacché e collegato alle origini stesse dello spirito di chi dà la vita, e leva nel cielo della patria una bandiera divina che collega la Terra al Cielo con un legame strettissimo. Quando Mosè si presenta e leva il suo bastone, in verità la magia e i maghi sono ridotti al silenzio.

“La retta via ben si distingue dall’errore. Chi dunque rifiuta l’idolo e crede in Allah, si aggrappa all’impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente” (Corano 2, 256).

Pace, iniziative di pace e conferenze internazionali

Articolo 13

Le iniziative di pace, le cosiddette soluzioni pacifiche, le conferenze internazionali per risolvere il problema palestinese contraddicono tutte le credenze del Movimento di Resistenza Islamico. In verità, cedere qualunque parte della Palestina equivale a cedere una parte della religione. Il nazionalismo del Movimento di Resistenza Islamico è parte della sua religione, e insegna ai suoi membri ad aderire alla religione e innalzare la bandiera di Allah sulla loro patria mentre combattono il jihad.

“Allah ha il predominio nei Suoi disegni, ma la maggior parte degli uomini non lo sa” (Corano 12, 21).

Di tanto in tanto, si sente un appello a organizzare una conferenza internazionale per cercare una soluzione al problema palestinese. Alcuni accettano l’idea, altri la rifiutano per una ragione o per un’altra, domandando il rispetto di una o più condizioni come requisito per organizzare la conferenza o per parteciparvi. Ma il Movimento di Resistenza Islamico – che conosce le parti che si presentano alle conferenze e il loro atteggiamento passato e presente rispetto ai veri problemi dei musulmani – non crede che queste conferenze siano capaci di rispondere alle domande, o restaurare i diritti o rendere giustizia agli oppressi. Queste conferenze non sono nulla di più che un mezzo per imporre il potere dei miscredenti sui territori dei musulmani. E quando mai i miscredenti hanno reso giustizia ai credenti?

“Né i giudei né i nazareni saranno mai soddisfatti di te, finché non seguirai la loro religione. Dì: ‘È la Guida di Allah, la vera Guida’. E se acconsentirai ai loro desideri dopo che hai avuto la conoscenza, non troverai né patrono né soccorritore contro Allah” (Corano 2, 120).

Non c’è soluzione per il problema palestinese se non il jihad. Quanto alle iniziative e conferenze internazionali, sono perdite di tempo e giochi da bambini. Il popolo palestinese è troppo nobile per mettere il suo futuro, i suoi diritti, e il suo destino nelle mani della vanità. Come afferma un nobile hadith: “Il popolo della Siria è la frusta di Allah sulla Terra. Con loro si prende la sua rivincita su chi vuole. Ai loro ipocriti è vietato regnare sui loro credenti, e muoiono nell’ansia e nel rimorso” (riferito da al-Tabarani, come rintracciabile attraverso una catena di fonti fino al Profeta, e da Ahmad, la cui catena di trasmissione è incompleta. Ma deve trattarsi di un vero hadith, perché queste storie sono credibili, e Allah è veridico).

I tre circoli

Articolo 14

La liberazione della Palestina è legata a tre circoli: il circolo palestinese, il circolo arabo e il circolo islamico. Ciascuno ha un ruolo da giocare nella lotta contro il sionismo, e ha specifici doveri da compiere. È un grave errore e un orribile atto di ignoranza dimenticare uno di questi circoli, perché la Palestina è terra islamica dove la prima quibla [luogo verso cui si volge la preghiera] e il terzo santuario più santo [la moschea di al-Aqsa] sono situati, così come il luogo in cui il Profeta – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con Lui – ascese al Cielo [il riferimento è al viaggio estatico notturno di Muhammad – isrâ’ - a Gerusalemme, da dove partì la sua ascensione al Cielo – mi‘raj - per mezzo di una scala celeste].

“Gloria a Colui che di notte trasportò il Suo servo dalla Santa Moschea alla Moschea remota di cui benedicemmo i dintorni, per mostrargli qualcuno dei Nostri segni. Egli è Colui che tutto ascolta e tutto osserva” (Corano 17, 1).

Considerando questa situazione, la liberazione della Palestina è un dovere individuale, obbligatorio per ciascun musulmano dovunque si trovi. È su queste basi che il problema della Palestina deve essere visto, e ogni musulmano deve saperlo.

Quando il problema è affrontato su questa base, quando tutte le potenzialità dei tre circoli sono mobilitate, allora le circostanze presenti possono cambiare, e il giorno della liberazione si avvicina.

“Voi mettete nei loro cuori più terrore che Allah stesso, poiché invero è gente che non capisce” (Corano 59, 13).

Il jihad per la liberazione della Palestina è un obbligo individuale

Articolo 15

Quando i nemici usurpano un pezzo di terra musulmana, il jihad diventa un obbligo individuale per ogni musulmano. Di fronte all’usurpazione della Palestina da parte degli ebrei, dobbiamo innalzare la bandiera del jihad. Questo richiede la propagazione di una coscienza islamica tra il popolo a livello locale, arabo e islamico. È necessario diffondere lo spirito del jihad all’interno della umma, scontrarsi con i nemici, e unirsi ai ranghi dei combattenti.

Il processo educativo deve coinvolgere gli ‘ulama così come i professori e i maestri, gli uomini della pubblicità e dei mezzi di comunicazione così come i dotti, e specialmente la giovinezza dei movimenti islamici e loro docenti. Introdurre cambiamenti fondamentali nei programmi scolastici e universitari è obbligatorio, per ripulirli dalle tracce dell’invasione ideologica degli orientalisti e dei missionari. Questa invasione ha cominciato a sommergere il mondo arabo dopo la sconfitta delle armate crociate da parte del Saladino [1138-1993]. I crociati compresero che era impossibile sconfiggere i musulmani senza prepararsi prima attraverso un’invasione ideologica che confondesse il pensiero dei musulmani, rendesse impura la loro verità, e screditasse i loro ideali; solo in seguito un’invasione militare avrebbe potuto avere successo. L’invasione dell’ideologia prepara la strada all’invasione imperialista, e così il generale [inglese Edmund Henry Hynman] Allenby [1861-1936] poteva dichiarare entrando a Gerusalemme [il 9 dicembre 1917]: “Ora le Crociate sono finite.” E il generale [francese] Gorot [sic: trascritto come “Gorot” in tutte le versioni inglesi a me note dello statuto; in realtà Henri-Joseph-Eugène Gouraud, 1867-1946], ritto di fronte alla tomba del Saladino, disse [nel 1918]: “Ecco, siamo ritornati, o Saladino”. L’imperialismo ha aiutato l’avanzata dell’invasione ideologica e ha reso più profonde le sue radici; e continua a farlo. Tutto questo ha portato alla perdita della Palestina.

Dobbiamo instillare nelle menti di generazioni di musulmani l’idea che la causa palestinese è una causa religiosa, e deve essere affrontata su queste basi. La Palestina include santuari islamici come la moschea di al-Aqsa, che è collegata alla Santa Moschea della Mecca da un legame che rimarrà inseparabile fino a quando i Cieli e la Terra non passeranno, dal viaggio del Messaggero di Allah – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con Lui – fino alla stessa moschea di al-Aqsa, e alla sua ascensione da essa.

“Proteggere i musulmani dagli infedeli nella causa di Allah per un giorno è migliore del mondo intero e di tutto quanto è alla sua superficie, e un posto in Paradiso così piccolo come quello occupato dalla frusta di uno di voi è migliore del mondo intero e di tutto quanto sta sulla sua superficie; e il viaggio di un mattino o di una sera che il credente compie per la causa di Allah è migliore del mondo intero e di tutto quanto sta alla sua superficie (riferito da al-Bukhari, Muslim, al-Tirmidhi, e ibn Maya).

“Da colui nelle cui mani è la vita di Muhammad, amo essere ucciso – sulla via di Allah – poi essere resuscitato alla vita, quindi essere di nuovo ucciso e di nuovo richiamato alla vita, e ucciso ancora una volta” (riferito da al-Bukhari e Muslim).

Educazione delle giovani generazioni

Articolo 16

Dobbiamo offrire alle giovani generazioni islamiche nella nostra area un’educazione islamica fondata sull’applicazione dei nostri precetti religiosi, sullo studio coscienzioso del Libro Sacro, sullo studio della sunna e della storia ed eredità islamiche basato sulle sue fonti più affidabili, sotto la guida di esperti e studiosi musulmani, e usando programmi che inculchino nei musulmani un modo corretto di pensare e la fede. È anche necessario studiare con coscienza il nemico e il suo potenziale materiale e umano, identificare le sue debolezze e i suoi punti di forza, e riconoscere i poteri che lo sostengono e lo appoggiano. È anche necessario essere al corrente dei fatti del giorno, seguire le notizie e studiare le relative analisi e commenti, programmare il presente e il futuro ed esaminare ogni fatto nuovo, così che il combattente musulmano viva la sua vita consapevole dei suoi scopi, obiettivi, mezzi e di tutto quanto lo circonda.

“‘O figlio mio, anche se fosse come il peso di un granello di senape, nel profondo di una roccia o nei Cieli o sulla Terra, Allah lo porterà alla luce. Allah è dolce e ben informato. O figlio mio, assolvi all’orazione, raccomanda le buone consuetudini e proibisci il biasimevole e sopporta con pazienza quello che ti succede: questo è il comportamento da tenere in ogni impresa. Non voltare la tua guancia dagli uomini e non calpestare la terra con arroganza: in verità Allah non ama il superbo vanaglorioso’” (Corano 31, 16-18).

Il ruolo della donna musulmana

Articolo 17

La donna musulmana ha un ruolo non minore di quello dell’uomo musulmano nella guerra di liberazione; è forgiatrice di uomini e ha un ruolo tra i più importanti nella guida e nell’educazione delle nuove generazioni. I nemici hanno compreso il suo ruolo; e credono che, se riusciranno a guidarla ed educarla come vogliono, allontanandola dall’islam, avranno vinto la guerra. Pertanto li vedete perseguire questo scopo attraverso i mezzi di comunicazione e il cinema, l’educazione e la cultura, utilizzando come intermediari i loro manutengoli che sono parte dell’organizzazione sionista e assumono vari nomi e forme, come la massoneria, i Rotary Club, e le cricche spionistiche, tutti covi di sabotatori e di sabotaggi. Queste organizzazioni sioniste hanno grandi risorse materiali, che permettono loro di svolgere la loro funzione nelle diverse società al servizio dei loro scopi sionisti, e di introdurre concetti che fanno il gioco del nemico. Queste organizzazioni operano laddove l’islam è assente ed è lontano dal popolo. Pertanto, i militanti islamici adempiono al loro obbligo quando si oppongono agli schemi di questi sabotatori. Dove l’islam riesce a controllare la vita dei musulmani, elimina queste organizzazioni, che sono ostili all’umanità e all’islam.

Articolo 18

La donna, nella casa e nella famiglia combattenti, si tratti di una madre o di una sorella, ha il suo ruolo più importante nell’occuparsi della casa e nell’allevare i figli secondo i concetti e i valori islamici, e nell’educare i figli a osservare i precetti religiosi preparandosi al dovere del jihad che li aspetta. Pertanto è necessario prestare attenzione alle scuole e ai programmi per le ragazze musulmane, così che si preparino a diventare buone madri, consapevoli del loro ruolo nella guerra di liberazione.

Le donne debbono avere la consapevolezza e le conoscenze necessarie per gestire la loro casa. La frugalità e la capacità di evitare gli sprechi nelle spese domestiche sono requisiti necessari perché ci sia possibile continuare la lotta nelle difficili circostanze in cui ci troviamo. Le donne dovranno sempre ricordare che il denaro equivale al sangue, che non deve scorrere se non nelle vene per assicurare la continuità della vita sia dei giovani sia dei vecchi.

“In verità i musulmani e le musulmane, i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i leali e le leali, i perseveranti e le perseveranti, i timorati e le timorate, quelli che fanno l’elemosina e quelle che fanno l’elemosina, i digiunatori e le digiunatrici, i casti e le caste, quelli che spesso ricordano Allah e quelle che spesso ricordano Allah, sono coloro per i quali Allah ha disposto perdono ed enorme ricompensa” (Corano 33, 35).

Il ruolo dell’arte islamica nella guerra di liberazione

Articolo 19

L’arte ha regole e criteri attraverso i quali si può determinare se si tratta di arte islamica o miscredente. Uno dei problemi della liberazione islamica è che ha bisogno di un’arte islamica che possa elevare lo spirito, e non si concentri su un solo aspetto umano a detrimento degli altri, ma valorizzi tutti gli aspetti in modo uguale e armonioso.

L’uomo è un essere strano e miracoloso, fatto di un pugno di terra e del soffio dello spirito. L’arte islamica si rivolge all’uomo su queste basi, mentre l’arte miscredente si rivolge al corpo e considera centrali gli elementi di terra. Quindi tutti questi libri, articoli, bollettini, discorsi, opuscoli, canzoni, poesie, inni, spettacoli teatrali e quant’altro che contengono le caratteristiche dell’arte islamica sono necessari per la mobilitazione ideologica, per il continuo nutrimento sulla via, e per il ristoro dell’anima. La strada è lunga e la sofferenza è grande, e l’anima rischia di stancarsi: ma l’arte islamica rinnova il vigore, ravviva il movimento, e fa nascere ampi concetti e corretta condotta. “Nulla corregge meglio l’anima quanto accompagnarla da una situazione all’altra”.

Si tratta di cose serie, non di un gioco, perché la umma che combatte il jihad non conosce giochi.

Solidarietà sociale

Articolo 20

La società musulmana è una società solidale. Il Messaggero – possano la preghiera e la pace di Allah rimanere con lui – disse: “Che persone meravigliose sono gli Ashariti. Quando si trovavano in difficoltà, sia a casa loro sia in viaggio, mettevano insieme tutte le loro proprietà e le dividevano tra loro in parti uguali”.

È questo spirito islamico che dovrebbe prevalere in ogni società musulmana. Una società che ha di fronte un nemico malvagio e nazista nella sua condotta, che non fa differenza tra uomini e donne, giovani e vecchi, deve essere la prima ad adornarsi di questo spirito islamico. Il nostro nemico usa il metodo della punizione collettiva, rubando al popolo la sua terra e le sue proprietà, cacciandolo in esilio e confinandolo nei campi. È arrivato a spezzare ossa, a sparare su donne, bambini e vecchi, con o senza ragione, e a gettare migliaia e migliaia di persone nei campi di prigionia dove devono vivere in condizioni inumane. Questo in aggiunta a distruggere case, rendere orfani bambini, e pronunciare sentenze ingiuste contro migliaia di giovani, che passeranno i migliori anni della loro vita nel buio delle prigioni. Il nazismo degli ebrei se la prende anche con le donne e i bambini; terrorizza tutti. Questi ebrei rovinano la vita delle persone, rubano il loro denaro, e minacciano il loro onore. Nelle loro orribili azioni trattano la gente come i peggiori criminali di guerra. La deportazione lontano dalla propria patria è una forma di omicidio.

Per opporsi a queste azioni, il popolo deve unirsi nella solidarietà sociale e affrontare il nemico nell’unità, così che, se uno dei suoi organi è colpito, il resto del corpo risponda con prontezza e fervore.

Articolo 21

Solidarietà sociale significa aiutare chi è nel bisogno, sia materiale sia morale, e portare effettivo aiuto. È un dovere dei membri del Movimento di Resistenza Islamico prendersi cura degli interessi del popolo nello stesso modo in cui si occupano dei loro personali interessi, senza risparmiare alcuno sforzo. Devono evitare di fare qualunque cosa che possa mettere in pericolo il futuro della società o delle giovani generazioni. Il popolo è parte del movimento e per il movimento; il suo potere è il potere del popolo e il suo futuro è il futuro del popolo. I membri del Movimento di Resistenza Islamico devono condividere le gioie e i dolori del popolo, rispondere alle sue domande e fare quanto è in loro potere per soddisfare il suo interesse, che è anche quello del movimento. Con questo spirito, il movimento e il popolo diventeranno migliori compagni di strada, la cooperazione e la compassione prevarranno, l’unità sarà stabilita, e si diventerà più forti di fronte al nemico.

I poteri che sostengono il nemico

Articolo 22

Il nemico ha programmato per lungo tempo quanto è poi effettivamente riuscito a compiere, tenendo conto di tutti gli elementi che hanno storicamente determinato il corso degli eventi. Ha accumulato una enorme ricchezza materiale, fonte di influenza che ha consacrato a realizzare il suo sogno. Con questo denaro ha preso il controllo dei mezzi di comunicazione del mondo, per esempio le agenzie di stampa, i grandi giornali, le case editrici e le catene radio-televisive. Con questo denaro, ha fatto scoppiare rivoluzioni in diverse parti del mondo con lo scopo di soddisfare i suoi interessi e trarre altre forme di profitto. Questi nostri nemici erano dietro la Rivoluzione francese e la Rivoluzione russa, e molte delle rivoluzioni di cui abbiamo sentito parlare, qua e là nel mondo. È con il denaro che hanno formato organizzazioni segrete nel mondo, per distruggere la società e promuovere gli interessi sionisti. Queste organizzazioni sono la massoneria, il Rotary Club, i Lions Club, il B’nai B’rith, e altre. Sono tutte organizzazioni distruttive dedite allo spionaggio. Con il denaro, il nemico ha preso il controllo degli Stati imperialisti e li ha persuasi a colonizzare molti paesi per sfruttare le loro risorse e diffondervi la corruzione. A proposito delle guerre locali e mondiali, ormai tutti sanno che i nostri nemici hanno organizzato la Prima guerra mondiale per distruggere il Califfato islamico. Il nemico ne ha approfittato finanziariamente e ha preso il controllo di molte fonti di ricchezza; ha ottenuto la Dichiarazione Balfour [del 2 novembre 1917, che sostiene “il diritto degli ebrei a costituire un focolare nazionale in Palestina” e prende il nome dall’allora ministro degli esteri britannico e già primo ministro Lord Arthur James Balfour, 1858-1930], e ha fondato la Società delle Nazioni come strumento per dominare il mondo. Gli stessi nemici hanno organizzato la Seconda guerra mondiale, nella quale sono diventati favolosamente ricchi grazie al commercio delle armi e del materiale bellico, e si sono preparati a fondare il loro Stato. Hanno ordinato che fosse formata l’Organizzazione delle Nazioni Unite, con il Consiglio di Sicurezza all’interno di tale Organizzazione, per mezzo della quale dominano il mondo. Nessuna guerra è mai scoppiata senza che si trovassero le loro impronte digitali.

“Ogni volta che accendono un fuoco di guerra, Allah lo spegne. Gareggiano nel seminare il disordine sulla Terra, ma Allah non ama i corruttori” (Corano 5, 64).

I poteri imperialisti sia nell’Ovest capitalista sia nell’Est comunista sostengono il nemico con tutta la loro forza, in termini materiali e umani, alternandosi in questo ruolo. Quando l’islam si risveglia, le forze della miscredenza si uniscono per combatterlo, perché la nazione dei miscredenti è una.

“O voi che credete, non sceglietevi confidenti al di fuori dei vostri, farebbero di tutto per farvi perdere. Desidererebbero la vostra rovina; l’odio esce dalle loro bocche, ma quel che i loro petti secerne è ancora peggio. Ecco che vi manifestiamo i segni, se potete comprenderli” (Corano 3, 118).

Non è invano che il verso precedente finisce con le parole di Allah: “se potete comprenderli”.

Capitolo IV

La nostra posizione su alcuni punti specifici

A. I movimenti islamici

Articolo 23

Il Movimento di Resistenza Islamico considera gli altri movimenti islamici con rispetto e ammirazione. Anche quando si trova in disaccordo con loro su un particolare aspetto o punto di vista, rimane d’accordo con loro su altri aspetti e punti di vista. Considera questi movimenti come compresi nella categoria dello ijtihad [cioè dell’interpretabile], fin quando hanno buone intenzioni, rimangono devoti ad Allah, e la loro condotta rimane nei confini del circolo islamico. Ogni mujtahid [cioè chi è capace di interpretare la legge divina] ha la sua ricompensa.

Il Movimento di Resistenza Islamico considera tutti questi movimenti come suoi, e chiede che Allah guidi e ispiri retta condotta a tutti. Non mancherà di continuare a innalzare la bandiera dell’unità, e a sforzarsi di realizzarla sulla base del Libro e dell’insegnamento del Profeta.

“Aggrappatevi tutti insieme all’accordo di Allah e non dividetevi tra voi e ricordate la grazia che Allah vi ha concesso: quando eravate nemici è Lui che ha riconciliato i cuori vostri e per grazia Sua siete diventati fratelli. E quando eravate sul ciglio di un abisso di fuoco, è Lui che vi ha salvati. Così Allah vi manifesta i segni Suoi affinché possiate guidarvi” (Corano 3, 103).

Articolo 24

Il Movimento di Resistenza Islamico non permette l’offesa o la diffamazione di individui o gruppi, perché un credente non diffama né insulta. Tuttavia, è necessario differenziare tra l’insulto e le posizioni e modi di condotta di individui e di gruppi. Pertanto, quando una posizione o condotta non è corretta, il Movimento di Resistenza Islamico ha il diritto di sottolineare l’errore, di mettere in guardia contro di esso, di insistere nel sottolineare la verità e nel giudicare il problema cui si trova di fronte con imparzialità. La sapienza è lo scopo del credente, e vi si deve aggrappare dovunque la trovi.

“Allah non ama che venga conclamato il male, eccetto da parte di colui che lo ha subito. Allah tutto ascolta e conosce. Che facciate il bene pubblicamente o segretamente o perdoniate un male, Allah è indulgente, onnipotente” (Corano 4, 148-149).

B. Movimenti nazionalisti nell’arena palestinese

Articolo 25

Hamas rispetta i movimenti nazionalisti, comprende le condizioni in cui si trovano e i fattori che li influenzano e li circondano. Li sostiene, nella misura in cui essi non si alleano con l’Est comunista o con l’Ovest crociato. Rassicura coloro che ne sono membri o simpatizzanti che il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento di jihad morale, responsabile nella sua visione della vita e nelle sue azioni verso gli altri. Ha in orrore l’opportunismo e vuole solo il bene degli altri, che si tratti di individui o di gruppi. Non ricerca il guadagno materiale o la fama personale, né chiede premi per sé al popolo. Si affida alle sue stesse risorse, per quanto siano disponibili, così come è scritto: “Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete” (Corano 8, 60). Tutto è fatto per compiere il proprio dovere e conquistarsi il favore di Allah. Non ha ambizioni al di fuori di questa.

Tutte le correnti nazionaliste che operano nell’arena palestinese per la liberazione della Palestina possono essere sicure che Hamas è, definitivamente e irrevocabilmente, una fonte di aiuto e di assistenza per esse, nella parola e nell’azione, nel presente e nel futuro. È qui per unire, non per dividere; per conservare, non per disperdere; per mettere insieme, non per frammentare. Valorizza ogni parola gentile, ogni sforzo devoto e opera buona. Chiude la porta ai dissensi marginali e non ascolta le voci e i pettegolezzi, per quanto al tempo stesso si riservi il diritto all’autodifesa. Tutto quanto sembra essere contrario o contraddire questi orientamenti è propaganda diffusa dal nemico o da coloro che lo aiutano, allo scopo di seminare confusione, dividere le fila e trascinarci in controversie marginali.

“O credenti, se un malvagio vi reca una notizia, verificatela, affinché non portiate, per disinformazione, pregiudizio a qualcuno e abbiate poi a pentirvi di quel che avrete fatto” (Corano 49, 6).

Articolo 26

Per quanto il Movimento di Resistenza Islamico veda con favore quei movimenti nazionalisti palestinesi che non sono leali all’Est, né all’Ovest, si riserva il diritto di discutere gli eventi, sia locali sia internazionali, che riguardano il problema palestinese. Questo dibattito obiettivo mette alla luce in quale misura questi eventi coincidano con l’interesse nazionale, ovvero lo danneggino, alla luce di un punto di vista islamico.

C. L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina

Articolo 27

L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ci è più vicina di ogni altra organizzazione: comprende i nostri padri, fratelli, parenti e amici. Come potrebbe un buon musulmano respingere suo padre, suo fratello, il suo parente o il suo amico? La nostra patria è una, la nostra tragedia è una, il nostro destino è uno, e il nemico è comune.

A causa delle circostanze in cui è avvenuta la formazione dell’OLP, e la confusione ideologica che prevale nel mondo arabo a causa dell’invasione ideologica che lo ha colpito dopo le Crociate e che è proseguita con l’orientalismo, il lavoro dei missionari e l’imperialismo, l’OLP ha adottato l’idea di uno Stato laico, ed ecco quello che ne pensiamo. L’ideologia laica è diametralmente opposta al pensiero religioso. Il pensiero è la base per tutte le posizioni, i modi di comportamento e le decisioni.

Pertanto, nonostante il nostro rispetto per l’OLP – e per quello che potrà diventare in futuro –, e senza sottovalutare il suo ruolo nel conflitto arabo-israeliano, ci rifiutiamo di servirci del pensiero laico per il presente e per il futuro della Palestina, la cui natura è islamica. La natura islamica della questione palestinese è parte integrante della nostra religione, e chi trascura una parte integrante della sua religione certamente è perduto.

“Chi altri avrà dunque in odio la religione di Abramo, se non colui che coltiva la stoltezza nell’animo suo?” (Corano 2, 130).

Quando l’OLP avrà adottato l’islam come il suo sistema di vita, diventeremo i suoi soldati e la legna per i suoi fuochi che bruceranno i nemici. Fino a quando questo non avvenga – ma preghiamo Allah perché avvenga presto – la posizione del Movimento di Resistenza Islamico rispetto all’OLP è quella di un figlio di fronte al padre, di un fratello di fronte al fratello, di un parente di fronte al parente che soffre per il dolore dell’altro quando una spina gli si è conficcata addosso, che sostiene l’altro nella sua lotta con il nemico e gli augura di essere ben guidato e giusto.

I fratelli, i fratelli! Colui che non ha fratello è come chi va in battaglia senza armi. Un cugino per un uomo svolge il ruolo delle migliori ali, e forse il falco si leva in volo senza ali?

D. Gli Stati e governi arabi e islamici

Articolo 28

L’invasione sionista è veramente malvagia. Non esita a prendere ogni strada e a ricorrere ai mezzi più disonorevoli e ripugnanti per compiere i suoi desideri. Nelle sue attività di infiltrazione e spionistiche, si affida ampiamente alle organizzazioni clandestine che ha fondato, come la massoneria, il Rotary Club e i Lions Club, e altri gruppi spionistici. Tutte queste organizzazioni, siano segrete o aperte, operano nell’interesse del sionismo e sotto la sua direzione. Il loro scopo è demolire le società, distruggere i valori, violentare le coscienze, sconfiggere la virtù, e porre nel nulla l’islam. Sostengono il traffico di droga e di alcol di tutti i tipi per facilitare la loro opera di controllo e di espansione.

Ai paesi arabi che confinano con Israele chiediamo di aprire i loro confini ai combattenti, ai figli dei popoli arabi e islamici, per permettere loro di svolgere il loro ruolo, e di unire i loro sforzi a quelli dei loro fratelli, i fratelli musulmani della Palestina.

Come minimo, gli altri Stati arabi e islamici devono aiutare i combattenti concedendo loro libertà di movimento.

Non dobbiamo mancare di ricordare a ogni musulmano che, quando gli ebrei hanno conquistato la nobile Gerusalemme nel 1967, di fronte alle porte della benedetta moschea di al-Aqsa, gridavano con gioia: “Muhammad è morto, e ha lasciato dietro di sé solo donnicciole”.

Israele, in quanto Stato ebraico, e i suoi ebrei sfidano l’islam e tutti i musulmani. “Così gli occhi dei codardi non dormono”.

E. Associazioni nazionaliste religiose, istituzioni intellettuali del mondo arabo e islamico

Articolo 29

Il Movimento di Resistenza Islamico spera che le associazioni nazionaliste religiose lo sosterranno a tutti i livelli, lo aiuteranno, adotteranno le sue posizioni, promuoveranno le sue attività e azioni, e solleciteranno per esso ulteriore aiuto, così trasformando i popoli islamici nei suoi amici e sostenitori, e aiutandolo a entrare in tutti i campi umani e materiali così come nei mezzi di comunicazione, nel tempo e nello spazio. Questo scopo potrà essere ottenuto organizzando conferenze di solidarietà e pubblicando dichiarazioni di chiarificazione, articoli di sostegno, e opuscoli religiosi che rendano le masse consapevoli del problema palestinese, di che cosa il movimento ha di fronte e di quanto si complotta contro di esso. Dovranno pure mobilitare i popoli islamici dal punto di vista ideologico, educativo e culturale, così che possano svolgere il loro ruolo in questa decisiva guerra di liberazione, così come svolsero il loro ruolo nello sconfiggere le Crociate, mettere in fuga i tartari, e salvare la civiltà umana. E tutto questo non è difficile per Allah.

“Allah ha scritto: ‘Invero vincerò, Io e i Miei messaggeri’. In verità Allah è forte, eccelso” (Corano 58, 21).

Articolo 30

Gli scrittori, gli intellettuali, gli operatori dei mezzi di comunicazione, i predicatori, gli insegnanti e gli educatori, e tutti i diversi settori del mondo arabo e islamico, tutti sono chiamati a svolgere il loro ruolo e a compiere il loro dovere di fronte alla ferocia dell’invasione sionista, alla sua infiltrazione in molti paesi, e al suo controllo di ricchezze e di mezzi di comunicazione, con tutto quel che ne consegue, nella maggioranza dei paesi del mondo.

Il jihad non è limitato a portare le armi e affrontare militarmente il nemico. La parola buona, l’articolo eccellente, il libro utile, sostengono e aiutano dal canto loro il jihad per la gloria di Allah, fino a quando le intenzioni sono sincere e si intende fare della bandiera di Allah il vessillo più alto.

“Chiunque offre l’equipaggiamento a un cavaliere per la gloria di Allah, è come se fosse cavaliere egli stesso. E chiunque ha aiutato efficacemente il cavaliere rimanendo con la sua famiglia, davvero è stato egli stesso cavaliere” (riferito da al-Bukhari, Muslim, Abu-Dawud, e al-Tirmidhi).

F. I membri di altre religioni

Articolo 31

Il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento umanistico. Si occupa dei diritti umani, e si impegna a mantenere la tolleranza islamica nei confronti dei seguaci di altre religioni. È ostile solo a coloro che mostrano ostilità nei riguardi dell’islam, si mettono di traverso al suo cammino per arrestarlo o ostacolano i suoi sforzi.

All’ombra dell’islam, è possibile ai seguaci delle tre religioni – islam, cristianesimo ed ebraismo – coesistere in pace e sicurezza. Anzi, pace e sicurezza sono possibili solo all’ombra dell’islam, e la storia antica e quella recente sono le migliori testimoni di questa verità.

I seguaci di altre religioni devono smettere di combattere l’islam a proposito del dominio di questa regione. Perché se fossero loro a dominare, non ci sarebbero altro che lotta, torture ed esilio; sarebbero disgustati gli uni degli altri al loro interno, per non parlare dei seguaci di altre religioni. Il passato e il presente sono pieni di prove di questa verità.

“Vi combatteranno uniti solo dalle loro fortezze o dietro le mura. Grande è l’acrimonia che regna fra loro. Li ritieni uniti, e invece i loro cuori sono discordi: è gente che non ragiona” (Corano 59, 14).

L’islam concede a ciascuno i suoi diritti, e impedisce l’aggressione contro i diritti degli altri.

Le pratiche naziste dei sionisti contro il nostro popolo non dureranno neppure per il tempo della loro invasione. “Perché lo stato di oppressione dura soltanto un’ora, mentre lo stato di giustizia dura fino al giorno del giudizio”.

“Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allah ama coloro che si comportano con equità” (Corano 60, 8).

Il tentativo di isolare il popolo palestinese

Articolo 32

Il sionismo mondiale e le forze imperialiste hanno tentato, attraverso astute manovre e un’attenta programmazione, di rimuovere gli Stati arabi, uno dopo l’altro, dal circolo del conflitto con il sionismo, così da trovarsi di fronte al popolo palestinese da solo. L’Egitto è già stato rimosso dal circolo del conflitto, in gran parte attraverso gli accordi traditori di Camp David, e ha cercato di trascinare altri Stati arabi in accordi simili, per rimuovere anche loro dal circolo del conflitto.

Il Movimento di Resistenza Islamico chiama i popoli arabi e islamici a fare uno sforzo serio e incessante per prevenire la realizzazione di questo orribile piano e per rendere le masse consapevoli del pericolo di ritirarsi dal circolo del conflitto con il sionismo. Oggi si tratta della Palestina, domani di uno o più altri paesi. Perché lo schema sionista non ha limiti, e dopo la Palestina cercherà di espandersi dal Nilo all’Eufrate. Quando avrà digerito la regione di cui si è cibato, guarderà avanti verso un’ulteriore espansione, e così via. Questo è il piano delineato nei Protocolli degli Anziani di Sion, e il comportamento presente del sionismo costituisce la migliore testimonianza di quanto era stato affermato in quel documento.

Abbandonare il circolo del conflitto con il sionismo è alto tradimento e risulterà in una maledizione sul colpevole.

“Chi in quel giorno volgerà loro le spalle – eccetto il caso di stratagemma per [meglio] combattere o per raggiungere un altro gruppo – incorrerà nella collera di Allah e il suo rifugio sarà l’Inferno. Qual triste rifugio!” (Corano 8, 16).

Dobbiamo mettere insieme le nostre forze e capacità per affrontare questa invasione malvagia, nazista e tartara. Altrimenti, perderemo le nostre patrie, i loro abitanti perderanno le loro case, la corruzione si diffonderà sulla Terra, tutti i valori religiosi saranno distrutti. Che ognuno sappia che ne sarà responsabile di fronte ad Allah.

“Chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di bene lo vedrà, e chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di male lo vedrà” (Corano 99, 7-8).

All’interno del circolo del conflitto con il sionismo, il Movimento di Resistenza Islamico si considera la punta di lancia o l’avanguardia. Si unisce a tutti coloro che sono attivi nell’arena palestinese. Quello che rimane da fare è un’azione continua da parte dei popoli arabi e islamici, e delle organizzazioni islamiche nel mondo arabo e musulmano, perché sono queste a essere meglio preparate per la prossima fase della lotta contro gli ebrei, i mercanti di guerre.

“Abbiamo destato tra loro odio e inimicizia fino al giorno della resurrezione. Ogni volta che accendono un fuoco di guerra, Allah lo spegne. Gareggiano nel seminare disordine sulla Terra, ma Allah non ama i corruttori” (Corano 5, 64).

Articolo 33

Il Movimento di Resistenza Islamico parte da questi concetti generali, che sono coerenti con norme universali e seguono il corso del destino nel confronto e nella lotta con il nemico in difesa dell’essere umano musulmano, della civiltà islamica, e dei santuari islamici, primo fra i quali è la benedetta moschea di al-Aqsa. Chiede con urgenza ai popoli arabi e islamici, ai loro governi, e alle loro associazioni popolari e ufficiali di mostrare timore di Allah nel loro atteggiamento di fronte al Movimento di Resistenza Islamico e di essere, secondo la volontà di Allah, i suoi sostenitori e partigiani, garantendogli l’aiuto e l’assistenza finché il dominio di Allah sia assicurato. Così ogni fila seguirà l’altra, i combattenti del jihad seguiranno altri combattenti del jihad, e le masse sorgeranno da ogni parte del mondo islamico in risposta all’appello al dovere, ripetendo: Venite al jihad! Questo appello squarcerà le nubi nei cieli, e risuonerà finché la liberazione non sia realizzata, gli invasori siano vinti, e la vittoria di Allah sia assicurata.

“Allah verrà in aiuto di coloro che sostengono [la Sua religione]. In verità Allah è forte e possente” (Corano 22, 40).

Capitolo V

La testimonianza della storia

Il confronto con gli aggressori nel corso della storia

Articolo 34

Fin dall’alba della storia, la Palestina è stata l’ombelico della Terra, il centro dei continenti, e l’oggetto dell’avidità per gli avidi. Il Messaggero – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con lui – sottolinea questo fatto in un suo nobile hadith, in cui si rivolge al suo venerabile compagno Mu’az bin Jabal [?-640], dicendo: “O Mu’az, Allah conquisterà la Siria per te, quando sarò morto, da al-‘Arish all’Eufrate. I suoi uomini, donne e schiavi diventeranno guardie di frontiera fino al giorno della resurrezione. Se qualcuno di voi sceglierà di rimanere nelle pianure siriane o palestinesi, rimarrà sempre in stato di jihad fino al giorno della resurrezione”.

Gli avidi hanno posto gli occhi sulla Palestina più di una volta, e la hanno invasa in armi perseguendo le loro aspirazioni. Fu invasa da orde di crociati, che portavano con sé la loro fede e alzavano la loro croce. Riuscirono a vincere i musulmani per un momento, e per circa due decenni i musulmani non riuscirono a rialzare la testa, finché si riunirono all’ombra della loro bandiera religiosa, furono capaci di unirsi, resero gloria al loro Signore e partirono per il jihad sotto la guida del Saladino. Così venne l’ovvia vittoria, le Crociate furono sconfitte, e la Palestina liberata.

“Di’ ai miscredenti: ‘Presto sarete sconfitti. Sarete radunati nell’Inferno. Che infame giaciglio!’” (Corano 3, 12).

Questa è l’unica via alla liberazione. La testimonianza della storia non lascia dubbi. È una delle regole dell’universo, è una delle leggi dell’esistenza. Solo il ferro può spezzare il ferro, solo la vera fede dell’islam può sconfiggere la loro credenza falsa e corrotta. La fede può essere combattuta solo dalla fede. In ultimo, la vittoria appartiene alla verità, perché la verità non può essere che vittoriosa.

“Già la Nostra Parola pervenne agli inviati Nostri servi. Saranno loro a essere soccorsi, e le Nostre schiere avranno il sopravvento” (Corano 37, 171-173)

Articolo 35

Il Movimento di Resistenza Islamico considera seriamente la sconfitta dei crociati per opera del Saladino e la liberazione della Palestina da loro, così come la disfatta dei tartari a ‘Ain Jalut [il 3 settembre 1260], quando la loro schiena fu spezzata per mano di [sayf al-Din] Qutuz [?-1260, sultano dell’Egitto dal 1259 al 1260] e al-Zahir Baybars [1223-1277, generale del sultano Qutuz, poi – dopo avere assassinato Qutuz – sultano dell’Egitto dal 1260 al 1277] e il mondo arabo fu riscattato dal flagello dei tartari, che aveva distrutto tutti gli aspetti della civiltà umana. Il movimento trae le sue lezioni e i suoi esempi da questi eventi. L’invasione sionista dei nostri giorni è stata preceduta dall’invasione crociata dall’Ovest, e – tra l’altro – dalle invasioni tartare dall’Est. Così come i musulmani hanno fatto fronte a queste invasioni e hanno concepito piani per combatterle e sconfiggerle, così ora possono affrontare l’invasione sionista e batterla. Questo non è certo difficile per Allah se le nostre intenzioni sono pure, se la nostra determinazione è sincera, se i musulmani traggono lezioni utili dall’esperienza passata, se si liberano delle vestigia dell’invasione ideologica occidentale, e se mettono a frutto l’esperienza dei loro predecessori.

Conclusione

Il Movimento di Resistenza Islamico e i suoi soldati

Articolo 36

Mentre continua la sua avanzata, il Movimento di Resistenza Islamico ricorda incessantemente a tutti i figli del nostro popolo, e ai popoli arabi e islamici, che non ricerca per se stesso fama, guadagno materiale, o avanzamento sociale. Il movimento non si dirige contro alcun membro del nostro popolo per competere con lui o per prendere il suo posto. Non c’è nulla di simile. Non sarà mai contro alcun figlio di musulmani, né contro i non musulmani che mantengono nei suoi confronti intenzioni pacifiche, qui o altrove. Sosterrà solo le associazioni e organizzazioni che operano fattivamente contro il nemico sionista e i suoi manutengoli.

Il Movimento di Resistenza Islamico accetta l’islam come uno stile di vita. È la sua vita e il suo standard normativo. Chiunque concepisce l’islam come uno stile di vita, qui o in altri paesi, che si tratti di un gruppo, un’organizzazione, uno Stato, ogni altra realtà, troverà all’interno del Movimento di Resistenza Islamico i suoi soldati, nulla di meno.

Chiediamo ad Allah di guidarci, e di guidare altri verso di noi, e di essere giudice fra noi e il nostro popolo con verità.

“O Signore nostro, giudica secondo verità, tra noi e il nostro popolo; Tu sei il Migliore dei giudici” (Corano 7, 89).

La nostra ultima preghiera è che sia lode ad Allah, il Signore dell’universo.

--------------------------------------------------------------------------------

[1] Le citazioni coraniche sono tratte da Il Corano, cura e traduzione di Hamza Roberto Piccardo. Revisione e controllo dottrinale della Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia, Newton & Compton, Roma 1996. Le parentesi quadre all'interno del testo dello Statuto sono del CESNUR.

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In Italia e in USA mi pare che al governo ora ci sia la sinistra ...

 

negli ultimi 50 anni ha governato più la destra che la sinistra in entrambi i paesi.

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Beh, convengo che in Italia, dove tutto deve essere ricondotto in un linguaggio nostrano di fascismo e comunismo, la questione Israeliana è stata sposata dalla destra per contrapposizione alla sfacciata faziosità della sinistra. C'è però da considerare anche che il governo Israeliano indirettamente offre una sponda a tutte le questioni inviso alle destre europee ... si tratta però di una serie di coincidente estemporanee che riflettono un clima generale d'intolleranza. Israele non è assimilabile a una dittatura fascista, anche se a molti comunisti piacerebbe pensarlo.

 

Spero che tu non stia giustificando lo sterminio nazista con la conclusione al tuo pensiero ...

In ogni modo, ti sbagli, in Israele pur essendoci molta diffidenza non vige alcuna legge segregazionista. Pur prendendo ogni precauzione che in queste date situazioni portano a delle limitazioni alla normale vita di un arabo palestinese in terra d'Israele, non è vero quello che dici. Quando Gaza è stata restituita agli arabi ci fu una notte dei cristalli dove si sono date alle fiamme ogni traccia degli ebrei. Scene simili ancora e per fortuna non si vedono in Israele.

Riguardo alla tolleranza degli ebrei negli altri stati, sicuramente se si facessero saltare sugli autobus e non costituirebbero un fattore di crescita economica in quei paesi, sarebbero sicuramente tollerati di meno ... del resto la simpatia non è mai stato un tratto caratteristico della nostra genia, seppure i migliori comici di tutti i tempi siano stati proprio ebrei ...

 

Piuttosto ... avete visto la road map del nuovo califfato siriano? Si propone di riportare l'infibulazione anche in Spagna ... mi sa che l'occidente non ha ancora capito con chi ha che fare...

 

Mi sembra che tu stia parlando, a sproposito di fascismo e comunismo, soprattutto quando ormai i comunisti in Europa si contano sulle dita di una mano... Sorvolo sull'amenità dei "sionisti comunisti" perché è un ossimoro all'interno della stessa frase. L'unica forma di "socialismo", se di tale si può parlare, nel vicino oriente fu la rivoluzione iraniana del 1979, anche se l'Iran attuale è definibile come una democrazia autoritaria e non uno stato socialista.

Da dove, inoltre, nelle mie poche parole avrei giustificato il nazismo??? Stavo solo dicendo che in Europa, ancora oggi, vivono decine di milioni di ebrei, di cui circa cinque solo in Francia, a dimostrazione che ad eccezione del periodo nazista (comunque dopo il 1938) non vi furono discriminazioni evidenti, e che ancora oggi centinaia di migliaia di ebrei vivono in Egitto, Iran, Libia, ecc... mentre in Israele, ad eccezione del martoriato territorio di Gaza non vi sono musulmani (e anche ormai pochissimi cristiani).

Sul nuovo califfato siriano c'è giusto da ridere, sono quattro pezzenti che non hanno nemmeno gli occhi per piangere, sono allo stesso livello dei gruppuscoli neonazisti in Europa, vanno giusto bene per aizzare le destre becere stile Gert Wilders e Magdi Cretino Allam...

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... mentre in Israele, ad eccezione del martoriato territorio di Gaza non vi sono musulmani (e anche ormai pochissimi cristiani).

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Cittadini_arabi_di_Israele

http://en.wikipedia.org/wiki/Arab_citizens_of_Israel

http://en.wikipedia.org/wiki/Arab_localities_in_Israel

 

il 20% dei cittadini di israele sono arabi mussulmani o cristiani.

 

mi chiedo se ti rendi conto delle gran cazzate che continui a scrivere.

Edited by marco7
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privateuniverse

@Sampei

 

le colonie israeliane sono per me uno sbaglio, come anche le autobombe suicide dei palestinesi in israele sono uno sbaglio.

 

Solo che di attentati suicidi non ce ne sono più da anni.

 

Mentre le colonie le si continua a costruire.

 

E, visto che le colonie le si costruiscono indipenentemente dal fatto che gli attentati suicidi ci siano oppure no, ne consegue che il grado di correlazione fra attentati suicidi e costruzione delle colonie è zero.

 

In altre parole, se la giustificazione della costruzione delle colonie è che i palestinesi sono violenti e fanno gli attentati, la giustificazione non regge.

 

(Per non parlare del fatto che anche le organizzazioni sioniste praticarono il terrorismo ed ex esponenti di quelle stesse organizzazioni poi hanno fatto i primi ministri, ma questo è un altro discorso; Israele, com'è noto, lava più bianco, quello che è concesso a lui non lo è ad altri.)

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Solo che di attentati suicidi non ce ne sono più da anni.

 

non ci sono più perché israele è rigoroso nei controlli o perché i palestinesi non li vogliono più fare ?

 

un po' di giorni fa al confine hanno tentato di far entrare in israele un'auto piena di esplosivo, ora non trovo più il link ansa.

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privateuniverse

non ci sono più perché israele è rigoroso nei controlli o perché i palestinesi non li vogliono più fare ?

 

un po' di giorni fa al confine hanno tentato di far entrare in israele un'auto piena di esplosivo, ora non trovo più il link ansa.

 

Lo stesso discorso si può applicare a Israele.

 

Non esiste più un terrorismo sionista perché le organizzazioni sioniste che lo praticavano hanno rinunciato di loro iniziativa a praticarlo o perché non è stato più necessario?

 

Come possiamo qualificare la tendenza di Israele a praticare rappresaglie indiscriminate sulla popolazione civile della Striscia di Gaza? Sono pratiche legittime o sono pratiche volte a diffondere il terrore fra la popolazione civile? E, in questo secondo caso, si può parlare di terrorismo oppure no perché, trattandosi di uno stato, Israele è legittimato a farlo? Esiste un terrorismo israeliano, accanto a un terrorismo palestinese?

 

Guardando al caso specifico, di fronte a un triplice omicidio il governo israeliano ha:

- arrestato i presunti colpevoli;

- demolito le case dei loro familiari;

- attribuito la responsabilità allo Hamas, senza prove;

- arrestato con procedure amministrative cinquecento membri dello Hamas in Cisgiordania;

- di fronte alla risposta dello Hamas, iniziato a bombardare la Striscia di Gaza causando, finora, oltre millequattrocento vittime, in gran parte civili.

 

Come vogliamo definire questo tipo di reazione? Legittima? Proporzionata? Giustificabile?

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tutto dipende dalla definizione che si da di terrorismo.

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Terrorismo

 

citazione:

In realtà non esiste una definizione accettata da tutti del terrorismo, ma la definizione più corretta è stata data nel 1937 dalla Società delle Nazioni nella quale si parla di ''fatti criminali  diretti contro lo stato in cui lo scopo è di provocare terrore nella popolazione o in gruppi di persone.''

 

quella tra israele e i palestinesi è una guerra e non ci sono guerre giustificabili. in guerra la legge lascia il posto alla non-legge e viene fatto di tutto. così è sempre stato e così sempre sarà.

 

​non capisco perché alla fine bisogna trovare il colpevole della guerra. sono in due a combatterla ed entrambi commettono crimini non giustificabili in tempo di pace ma che sono normali nelle guerre. normali in questo caso significa unicamente che è prassi che si fa così. non che sia un bene o che sia legale o altro. solo prassi.

 

entrambi non sono interessati a chiudere la guerra. entrambi ugualmente colpevoli in questo senso.

 

a loro piace vivere nel terrore e sotto le bombe ? piace odiarsi a vicenda ? benissimo, continuino la loro guerra per altri 50 anni che tanto nessuno sa più i motivi iniziali, l'importante è godere quando il nemico viene trucidato.

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​non capisco perché alla fine bisogna trovare il colpevole della guerra. sono in due a combatterla ed entrambi commettono crimini non giustificabili in tempo di pace ma che sono normali nelle guerre. normali in questo caso significa unicamente che è prassi che si fa così. non che sia un bene o che sia legale o altro. solo prassi.

 

Mi pare che nel corso del topic tu sia passato da una posizione molto sbilanciata a favore di Israele, ad una più equilibrata.....

 

 

 

 

Come possiamo qualificare la tendenza di Israele a praticare rappresaglie indiscriminate sulla popolazione civile della Striscia di Gaza? Sono pratiche legittime o sono pratiche volte a diffondere il terrore fra la popolazione civile? E, in questo secondo caso, si può parlare di terrorismo oppure no perché, trattandosi di uno stato, Israele è legittimato a farlo? Esiste un terrorismo israeliano, accanto a un terrorismo palestinese?

 

E' abbastanza chiaro che la nozione di terrorismo implichi una mancanza di statualità da parte di chi lo pratichi.

Nel caso di azioni terroristiche compiute da chi invece abbia una statualità regolare, si parla di crimini di guerra.

Comunque è un fatto che ad esempio nella Seconda Guerra Mondiale bombardamenti e rappresaglie varie ebbero dichiaratamente uno scopo terroristico verso la popolazione nemica in generale (con effetti scarsi in verità, se non addirittura contrari ai propositi.....), si voleva infatti prostrarne il morale e  farla diventare meno bellicosa se non addirittura  farla rivoltare contro i propri capi, quando poi lo scopo non era semplicemente di vendicarsi delle atrocità sopportate oppure lo si faceva per odio generico verso il nemico (tipiche di questo le stragi naziste in Polonia o giapponesi in Cina) e ciò non solo da parte tedesca e compagni, ma anche da parte anglo-americana (Dresda, Nagasaki, Hiroshima).

Diciamo che dopo quella guerra, anche in conseguenza dell'evoluzione del diritto internazionale per il processo di Norimberga,per lo più gli Stati, anche quelli con regimi tirannici od oppressivi, non compiono mai dichiaratamente atti bellici con finalità terroristica verso la popolazione civile o comunque inerme nemica, ma adducono di solito scuse varie come la diffusione delle milizie e delle armi nemiche tra i civili e, dato che è molto difficile comunque stabilire quale sia il confine tra il civile ed il militare, tra l'armato e l'inerme, tra colui che è atto alle armi e colui che è del tutto inetto, il confine tra atto terroristico contro civili e legittima difesa contro militari ingiustamente insidiosi è sottilissimo.

D'altronde oggi un'arma di distruzione di massa può essere usata quasi anche da un bambino, basta che gli si insegni a premere un bottone nel momento giusto, senza contare i volontari votati al suicidio riempiti di esplosivo.

Edited by Mario1944
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Mi pare che nel corso del topic tu sia passato da una posizione molto sbilanciata a favore di Israele, ad una più equilibrata.....

 

beh... io distinguo tra l'inizio del conflitto dove i precursori di israele comprarono le terre e fu fondato lo stato con aggressione militare su israele da parte degli arabi (in cui alla fine per quel che no so, e non so poi molto, mi sembra che israele abbia avuto principalmente solo il torto di aver fatto "irruzione culturale" in zona araba mente gli arabi ebbero il torto delle armi) dalla situazione attuale in cui entrambi combattono militarmente un nemico odiato senza voler considerare le ragioni dell'altro, specialmente perché la generazione odierna di abitanti di quei posti non ha più a che fare con le generazioni in cui il conflitto israele/arabo fu iniziato.

 

una guerra troppo lunga in mezzo secolo e passa di vita di guerra. ste cose le si facevano una volta con la guerra dei 30anni e dei 100anni ma farle oggi è anacronistico per me.

 

i figli non devono combattere le guerre dei padri. 

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eh... io distinguo tra l'inizio del conflitto dove i precursori di israele comprarono le terre e fu fondato lo stato con aggressione militare su israele da parte degli arabi (in cui alla fine per quel che no so, e non so poi molto, mi sembra che israele abbia avuto principalmente solo il torto di aver fatto "irruzione culturale" in zona araba mente gli arabi ebbero il torto delle armi)

 

Il "torto delle armi" lo ebbero fin dal principio entrambi, dato che gli Ebrei non si astennero dalla violenza e neppure dal terrorismo (vedi Irgun).

 

 

 

i figli non devono combattere le guerre dei padri.

 

Di solito invece è quello che accade.....

Edited by Mario1944
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privateuniverse

beh... io distinguo tra l'inizio del conflitto dove i precursori di israele comprarono le terre e fu fondato lo stato con aggressione militare su israele da parte degli arabi (in cui alla fine per quel che no so, e non so poi molto, mi sembra che israele abbia avuto principalmente solo il torto di aver fatto "irruzione culturale" in zona araba mente gli arabi ebbero il torto delle armi) dalla situazione attuale in cui entrambi combattono militarmente un nemico odiato senza voler considerare le ragioni dell'altro

 

Un'immigrazione massiccia in un territorio che da generazioni è abitato da altri con l'intenzione di costruirvi un proprio stato scacciandone la maggior parte degli abitanti e sottomettendo quelli che non si riescono a mandar via è qualcosa di più di un "irruzione culturale": è un'invasione con pulizia etnica annessa.

 

Detto questo, io ho qualche difficoltà a parlare di guerra quando si fronteggiano uno stato, le cui forze armate sono complete di esercito, aviazione e marina, e un'organizzazione che, pur avendo il controllo di un territorio e disponendo di armamenti, non ha assolutamente la stessa capacità militare.

 

Né in guerra, né in questo secondo tipo di conflitti militari (che è distinto e diverso dalla guerra), è ammesso prendere di mira indiscriminatamente i civili e farne strage, a differenza di quanto hai sostenuto nel messaggio precedente.

 

Alla luce di tutto questo, è chiaro che quando Navi Pillay parla di crimini di guerra da una parte e dall'altra ha perfettamente ragione, alla faccia della pretesa parzialità dell'ONU (che potrà anche esserci, ma non in questo caso) e a differenza di quanto sostiene Netanyahu, che reclama per Israele la pretesa di fare quel che gli pare a suo arbitrio.

 

Quindi, tornando all'oggetto iniziale della discussione, se non si è in presenza di un genocidio assistiamo comunque a stragi di civili compiute da uno stato che, conseguentemente, per il suo comportamento è meritevole di condanna e di esecrazione, quanto meno a livello dell'opinione pubblica, visto che i rapporti di forza internazionali gli permettono di farla franca.

Edited by privateuniverse
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@privateuniverse

 

israele in quanto stato ufficiale dovrebbe rispettare gli standard di guerra che gli stati hanno.

 

i palestinesi non sono un vero stato come gli altri stati e proprio per questo combattono la loro guerra non con mezzi convenzionali (esercito regolare di uno stato) ma con terrorismo e razzi sparati a caso su israele.

 

per me quella è una guerra vera e propria anche se combattuta con mezzi diversi.

 

nella guerra in afganistan i russi avevano pure i carri armati, gli aerei e altro mentre gli afgani non avevano mezzi pesanti ma solo guerriglia e tutti parlarono ugualmente di guerra.

Edited by marco7
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Insomma, non è che lo spirito pragmatico degli ebrei non abbia preso in considerazione la difficoltà che presentava un ritorno in Palestina, ma de facto quei sionisti comunisti con le loro zappe percorsero l'unica opzione possibile per la costruzione di uno stato d'Israele. Quello che ne venne, io sono convinto di questo, è nato da una questione politica e non territoriale. Gli ebrei sapevano di essere numericamente inferiori agli arabi e quand'anche uno stato d'Israele si fosse fondato, non poteva reggersi su una democrazia a maggioranza araba che ubbidiva alle volontà di un mondo che non voleva Israele. Questo ha generato tutta una serie di decisioni che io riconduco alla ferma volontà di un popolo d'imporsi.

 

Effettivamente la Palestina poté apparire alla fine a molti Ebrei in fuga dall'Europa (anticomunismo permettendo.....) la soluzione migliore:

era abbastanza vicina, non era un'entità statale indipendente, ma una regione soggetta a potenze remote in decadenza (prima l'Impero Ottomano, poi quello Britannico), per di più permetteva un collegamento ideale con le origini più antiche della religione ebraica: "l'anno prossimo a Gerusalemme".

Purtroppo si fecero i conti senza l'oste, ma del resto credo che anche una soluzione argentina od ugandese od altro avrebbe comunque dato non pochi problemi, come si vide in Sudafrica tra indigeni e coloni olandesi (Boeri) od in Algeria tra indigeni e coloni francesi: problemi peraltro risolti diversamente in momenti diversi.

Però rimane sempre la questione: perché gli Arabi palestinesi si sarebbero dovuti e si dovrebbero ancora far carico delle risse secolari tra Europei cristiani ed Europei ebrei?

Obbiettivamente, guardandola da una prospettiva arabo-palestinese, non è mica comprensibile, se non in forza della Legge del Menga: chi l'ha preso se lo tenga.....

 

riguardo ad Israele ad affondare la Sinistra fu Arafat dando ragione a Netanyahu

 

E a far crescere gli estremisti islamici palestinesi in funzione anti Al Fatah, movimento laico e socialisteggiante, furono proprio gli Israeliani:

a ciascuno i suoi errori di giudizio, ammesso che siano considerati errori e non opportunità per la propria fazione.....

 

Sotto l'aspetto politico Italia e Israele si somigliano parecchio ed è proprio per questo che mi irritano certe posizioni "arroganti" .. mi sembra di sentire il "bove che da del cornuto all'asino"

 

Se ti riferisci alla legittimità storica della costituzione del Regno d'Italia "citra Alpes" avevo già premesso in un post precedente che era il prodotto d'una mistificazione:

Roma ed il Lazio non furono mai parte d'alcun Regno d'Italia, come del resto non ne furono mai parte la Sicilia, Napoli, Amalfi, la Calabria (sia nel senso di Bruzio sia nel senso antico) la Puglia, l'Esarcato ravennate, Venezia ecc, ne fece invece parte, guarda un po', la Corsica che del resto fu Genovese fino al 1768, ma non fu mai rivendicata (a ragion veduta dato che la Francia aiutò i Savoia contro l'Austria).

Avevo anche notato che la differenza tra formazione dello Stato italiano (ed anche tedesco) alla metà del XIX e formazione dello Stato israeliano alla metà del XX non sta nella migliore mitologia, ma nella minore conflittualità tra popoli preesistenti:

la statualità italiana fu in sostanza un mutamento di dinastie regnanti, quella israeliana implicò una sovrapposizione di popoli e quindi una loro separazione statuale.

Con ciò non voglio dire che eticamente l'una sia stata migliore dell'altra, ma semplicemente che la conflittualità "interna" prodotta dall'una è stata evidentemente minore di quella prodotta dall'altra.

 

Sulla questione di legittimità ---> A Israele non l'hanno certo regalata

 

Dipende da che significa: "regalata":

comunque la legittimità per il diritto internazionale dei rispettivi Stati fu "elargita" ad Ebrei ed Arabi di Palestina dalla risoluzione delle Nazioni Unite che nel 1947 divisero il territorio del rimesso mandato britannico di Palestina.

Ovviamente un'altra questione è la legittimità discendente da uno stato di fatto imposto o no con la forza.

 

A questo punto la palla sta dalla parte di campo araba e sono loro che devono provare che c'è stato un cambiamento dal passato ..

 

Questa è una posizione comprensibile, ma molto "pro domo tua".....

D'altronde, per la legittimità de iure gentium gli Arabi di Palestina non devono provare nulla, dato che c'è una risoluzione del 1947, per altro poi ribadita con altre nei decenni successivi, che attribuisce loro Stato e territori, per la "legittimità" di fatto le prove sono stabilite dalla parte più forte, che quindi le esigerà (ovviamente) a suo uso e consumo, impedendo di fatto uno Stato oppure rendendolo una larva di Stato.

 

Sulla legittimità di popoli ... io sono d'accordo ... la questione israeliana ha indirettamente costituito le premesse perché si determini un popolo di palestina, ma a non cogliere questa opportunità sono sempre loro che invece perseguono ancora altri fini.

 

Non devi dimenticare però che, popolo o non popolo, in Palestina gli avventizi sono gli Ebrei mentre gli indigeni da oltre un millennio gli Arabi:

ovvio che, se oggi si vuole la pace, bisogna accettare lo stato di fatto, per quanto spiacevole sia, ma è anche ovvio che 70 anni fa gli Arabi residenti si trovarono tra i piedi persone che venivano da terre lontane a pretendere di farla da padroni, se non su tutta almeno su una buona parte della Palestina, senza neppure avere dalla loro il diritto dei conquistatori (che semmai spettava agli Inglesi).

Obbiettivamente a chiunque sarebbero girate le scatole (anche agli Ebrei se fossero stati al posto degli Arabi!).

 

Fino a oggi, fino in queste ultime ore, ancora non lo hanno dimostrato di essere un popolo. Essere un popolo significa essere diverso da tutti gli altri popoli. Significa prendere coscienza di essere il prodotto di una storia unica e in nome di questa pretendere di ottenerne i vantaggi e farsi carico dei necessari doveri.

 

"Questa è mitologia!" direbbe con ragione il Metternich e per di più è mitologia troppo scopertamente filoisraeliana per essere un argomento efficace.

Darei un'impronta nazionalistica come fece Arafat coniando una bandiera e mi preoccuperei che sventolasse su ogni palazzo dello stato. Fonderei uno esercito regolare e fisserei una festa nazionale.

 

Ah, be' certo, ma quando tentò di farlo Arafat, gli Ebrei in generale, non solo gli Israeliani, lo consideravano un terrorista e rifiutavano di trattare la pace con lui e con Al Fatah.

Del resto uno Stato palestinese troppo nazionalista e troppo unito non sarebbe nell'interesse di Israele, che quindi opportunamente ha sempre fatto di tutto per seminare zizzania in campo avverso in virtù del principio "divide et impera", infatti a suo tempo favorì gli estremisti islamici in funzione anti Al Fatah.

Oggi, stanto a quel che tu dici, sembra che il reclamo sia opposto:

i Palestinesi sono troppo divisi ed in conflitto tra loro ed ignari di che cosa sia un popolo, per concedere loro uno Stato.

Sarà, ma mi sa molto di pretesto!:

se i Palestinesi sono intruppati dietro ad un solo, sono pericolosi quindi niente Stato, se sono dispersi e tra loro confliggenti, sono pericolosi quindi niente Stato.....

 

I sionisti erano comunisti e mai avrebbero pensato a uno stato confessionale che in realtà e per fortuna ancora non esiste. Gli europei hanno estrema difficoltà a distinguere la differenza semantica che intercorre tra ebreo e israelita. C'è voluta un'interpellanza parlamentare e un richiamo ufficiale dell'ambasciatore israeliano per far smettere ai TG italiani di continuare a chiamare l'esercito israeliano con l'appellativo "l'esercito della stella di David" che tecnicamente significherebbe definire i soldati italiani in Libano "crociati". Le parole hanno il loro peso e sarebbe ora che tutti, anche l'enclave dell'informazione di sinistra, iniziassero a fare anche quest'altro distinguo e chiamare anche loro israeliani i cittadini d'Israele e non Ebrei ...

 

Che a rigor giuridico lo Stato d'Israele non sia lo Stato degli Ebrei è senz'altro vero.

Però non è che i titoli sulle bottiglie ne cambino il contenuto e viceversa che il contenuto cambi per il cambiar del titolo.

Del resto la risoluzione delle Nazioni Unite 181 del 1947 divideva la terra del mandato britannico di Palestina in modo che gli Ebrei (non i cittadini dello Stato d'Israele che non c'era ancora) e gli Arabi potessero avere un proprio spazio vitale che evitasse quei conflitti sanguinosi che erano scoppiati nei decenni precedenti.

Né mi pare gli Israeliani, almeno la gran parte di loro, a mai proposto di formare uno Stato comune che non fosse né Arabo né Ebreo.

Certamente, è innegabile, il fatto che Israele sia uno Stato di diritto secondo i principi diciamo occidentali, sia pure con qualche "correzione" dovuta allo stato di guerra, rende la faccenda meno evidente, ma francamente negare che lo Stato d'Israele sia nato e sia rimasto e voglia rimanere lo Stato degli Ebrei è come cambiare il titolo della bottiglia per invecchiare un vino novello!

Del resto tu stesso hai ripetutamente affermato che solo nello Stato d'Israele un Ebreo si sente sicuro o comunque a casa propria:

e perché mai, se lo Stato d'Israele con uno Stato degli Ebrei non ha nulla a che fare?

 

Che poi ci siano gli ortodossi come il loro rappresentante Liebermann che sognino uno stato confessionale è innegabile,

 

Certo gli Israeliani laici non vogliono uno Stato confessionale, ma che lo Stato d'Israele sia nato come Stato degli Ebrei anche per i laici è difficile da negare, anche se certamente si può discutere (e senza dubbio puoi definirlo meglio tu di me!) se il concetto di "ebreo" sia laico oppure essenzialmente religioso:

 

14 MAGGIO 1948 - - TEL AVIV - GLI EBREI PROCLAMANO LO STATO DI ISRAELE - "La Costituzione dello Stato Ebraico è stata proclamata nel pomeriggio di oggi a Tel Aviv nel corso di una solenne cerimonia,. Il proclama ufficiale dice: "Noi membri del Consiglio nazionale che rappresenta il popolo ebraico in Palestina e il movimento ebraico nel mondo, riuniti in solenne assemblea nel giorno della scadenza del mandato britannico sulla Palestina, per virtù dei diritti naturali e storici del popolo ebraico, in forza della risoluzione dell'assemblea generale dell'Onu, proclamiamo la costituzione di uno stato ebraico in Palestina, che prenderà il nome di ISRAELE." (Comun. Ansa, 14 maggio 1948, ore 16.45).

 

Capisci bene che, con dichiarazioni simili e poi con gli atti conseguenti e congruenti, anche dimenticando, ammesso che si potessero dimenticare, tutti gli eventi pregressi, come puoi pensare che, con tutta la buona volontà umanamente concepibile, un Arabo o comunque un NON Ebreo non considerasse lo Stato d'Israele come lo Stato degli Ebrei riservato, almeno in prima battuta, agli Ebrei?

 

Mentre leggete queste parole state cercando il punto debole della mia esposizione per contraddirla e quindi avvalorare la vostra posizione.

 

Be' questo è normale in una disputa, altrimenti che disputa sarebbe?

Comunque se io ho interpretato male tue dichiarazioni, basta che tu le chiarisca.

 

Io non ho paura di ammettere le ragioni di quelle genti, ma avendo come fine la sopravvivenza di Israele non posso che guardarli smontando quella loro assurda posizione di martiri. Gli Dei lo vogliano un pacifista arabo!

 

Be' la posizione di martiri mi sembra abbastanza diffusa da quelle parti e non solo tra gli Arabi!

Comunque, per fare la guerra bisogna essere almeno in due.

 

Dopo l'occupazione Gerusalemme nel 66, nel 70 Tito pose in assedio la città e ne distrusse il tempio, l'arco di Tito è edificato su 600mila morti e un numero imprecisato di persone ridotte in schiavitù ... c'est la guerre ... gli ebrei ricordano questa data con la commemorazione del Tisha BeAv. La grande diaspora inizia nel 134 con Adriano che cambia nome a Gerusalemme in Aelia capitolina e la proibisce ai figli d'Israele.

 

Ho solo detto che i Romani non tolsero i privilegi, concessi da Giulio Cesare, alla religione giudaica in conseguenza delle due ribellioni citate: i privilegi furono tolti con gli editti di Teodosio nel quadro dello stabilimento del Cristianesimo come religione dello Stato Romano.

 

 

Diaspora? Bada che sono gli arabi ad avere un'idea di nazione assai complessa, specie nel definirne i confine. Gli arabi che vivevano in Palestina era stata data la Giordania, ma ora non ho voglia di ripetere di nuovo tutte le tappe della presunta diaspora arabo palestinese. Ribadisco solo che siete voi che vi ostinate a dire che "IL POPOLO PALESTINESE" vuole vivere in pace nel suo stato nazione. Io sostengo che loro non lo vogliono lo stato e interpretano la loro lotta in senso jihadista.

 

Se non vuoi chiamrla Diaspora palestinese (nomen reservatum?), chiamali profughi Arabi già residenti in Palestina.

Di quello che vuole il "popolo palestinese" forse tu non sei il miglior interprete:

dovresti lasciare loro le dichiarazioni in merito, come in fondo lasciamo al popolo israeliano le dichiarazioni di quel che vuole e ci fidiamo anche, salvi fatti esplicitamente contrari.

 

Visto che ti piace la storia ti regalo lo statuto di Hamas

 

Grazie, ricambio con le dichiarazioni di Menahem Beghin, capo dell'Irgun, nota organizzazione terroristica ebraica, e poi stimato primo ministro d'Israele, fatte quando fu annunziata la risoluzione delle Nazioni Unite che spartiva tra Ebrei ed Arabi le terre del mandato britannico:

"The partition of Palestine is illegal. It will never be recognized. Eretz Israel will be restored to the people of Israel. All of it. And forever.".

Ciascuna parte ha i suoi peccatori, anche tra i "Padri della Patria".

Edited by Mario1944
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privateuniverse

nella guerra in afganistan i russi avevano pure i carri armati, gli aerei e altro mentre gli afgani non avevano mezzi pesanti ma solo guerriglia e tutti parlarono ugualmente di guerra.

 

Se è per questo si parla anche di "guerra partigiana" in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, ma in questo caso si trattava di un'espressione convenzionale. Dubito che la definizione tecnica di guerra si possa applicare in questo caso.

 

La guerriglia afgana mezzi pesanti (oltre a un ampio controllo del territorio) ce li aveva eccome: missili contraerei e, in seguito, anche missili anticarro e carri armati.

 

I guerriglieri afgani controllavano militarmente il territorio e condussero anche battaglie in campo aperto. Quale che fosse lo squilibrio tra i mezzi delle forze armate sovietiche e quelli dei guerriglieri afgani, di sicuro esso era enormemente minore di quello tra Israele e lo Hamas.

 

Non sono un esperto di diritto bellico, ma non credo sia sufficiente che una delle due parti sia armata o che l'altra definisca un conflitto armato "guerra" perché si possa parlare di guerra in senso stretto.

 

Ancora più sospetta è tale definizione quando sembra essere utilizzata per giustificare l'uso di armi convenzionali pesanti contro la popolazione civile, un po' come a dire "à la guerre comme à la guerre" (soprattutto, però, se siamo "noi" a condurla, per cui noi possiamo fare quel che ci pare e gli altri no).

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