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Luca era gay.....esce allo scoperto con un libro


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Il "fu"-gay-ora-pentito più famoso d'Italia torna a dar fiato ai polmoni, qualche giorno fa su Il Giornale

Era diventato gay perchè aveva solo maestre donne....persino quella di ginnastica. Sì, deve essere certamente una delle cause della sua allora omosessualità :)

 

«Ero gay, ora ho una moglie Il professor Veronesi non sa di che sta parlando...»

 

«Luca era gay e adesso sta con lei / Luca parla con il cuore in mano / Luca dice sono un altro uomo». Quando il 17 febbraio 2009 sentì questi versi al Festival di Sanremo, Luca Di Tolve ebbe un sussulto: sul palco del teatro Ariston, Giuseppe Povia stava cantando la storia della sua vita. Luca era gay e adesso non lo è più. Lo è stato dai 13 ai 31 anni e si sentiva considerato niente più che «un bel pezzo di carne». Se gli chiedi il numero dei partner che ha cambiato in quel periodo, ti risponde, abbassando gli occhi, «almeno due a settimana», cioè poco meno di 1.900, il che lo pone una spanna al di sopra del cantautore Franco Califano, recordman dell’acchiappo, che ha cominciato anche lui a 13 anni e che mi ha confessato d’aver avuto nella sua vita 1.500 donne. Solo che quando il Califfo ha improvvisato questo calcolo era prossimo alla settantina e ancora si applicava di buona lena, mentre Di Tolve ha smesso per sempre di andare a uomini da quasi un decennio.

Luca, milanese di 39 anni, adesso sta con Teresa, bergamasca di 35, detta Terry, operatrice sanitaria in una casa di riposo, che s’è licenziata per stargli vicino - è sieropositivo, ha avuto un’epatite, ogni giorno deve ingollare 12 pastiglie - e per aiutarlo nel Gruppo Lot, una Onlus intitolata al nipote di Abramo fuggito da Sodoma prima che la città venisse incenerita da una «pioggia di zolfo e fuoco proveniente dal Signore», così narra la Genesi. Per seguire l’associazione che ha creato, Luca ha invece chiesto un’aspettativa di due anni al Comune della Lombardia dov’è guardia giurata e ora insieme con la moglie gira l’Italia (l’ho rintracciato a Pescara, nella parrocchia di Santa Caterina da Siena), per raccontare la sua storia a ragazzi che vorrebbero cambiare vita, come ha fatto lui. Attraverso Internet lo hanno cercato in 2.000, dai 18 ai 45 anni, e un centinaio di loro ha già seguito il percorso di preghiera, supportato dalla terapia riparativa messa a punto dallo psicologo clinico statunitense Joseph Nicolosi, membro dell’American psychological association, fondatore del Narth (National association for research and therapy of homosexuality) e della clinica San Tommaso d’Aquino di Encino, in California. Dieci di questi percorsi si sono conclusi con altrettanti matrimoni e la nascita di quattro figli - «un quinto è in arrivo», annuncia raggiante Di Tolve - e tre con altrettante ordinazioni sacerdotali.

Luca era gay e adesso dice «sono guarito», e questo manda in bestia i gruppi omosessuali, Arcigay in testa. Non solo perché fin dal 1973 nel Dsm (Diagnostic and statistical manual of mental disorders) l’omosessualità è stata derubricata da malattia mentale a variante non patologica del comportamento sessuale, ma soprattutto perché Di Tolve non è un tizio qualunque. Nel 1990 fu uno dei primi a essere eletto Mister Gay nella discoteca Nuova idea international di via De Castillia, il locale più trasgressivo di Milano, che ancor oggi offre «ragazzi tanti e boni» e «le migliori cubiste trans». È stato per due anni nel direttivo dell’Arcigay milanese. Era diventato l’impresario turistico di riferimento dell’associazione. Organizzava crociere e vacanze per gay pubblicizzate su Adam e Babilonia, i due periodici trendy della comunità omosessuale. Nel 1996 aveva addirittura organizzato, d’intesa con le Ferrovie dello Stato, un treno speciale che avrebbe dovuto portare militanti da tutta Italia al Gay pride di Napoli, anche se poi il convoglio rimase fermo sui binari perché l’Arcigay partenopea negò la sponsorizzazione concessa invece dall’Arcigay milanese.

 

Frequentava il jet set internazionale: ha potuto avvicinare Gianni Versace e Giorgio Armani; ha conosciuto Dolce e Gabbana a Taormina; una foto lo ritrae con Carla Bruni, non ancora divenuta premièr dame di Francia; tra Portofino e la Costa Smeralda è stato accolto alle feste o sui panfili di famosi stilisti, insieme con Naomi Campbell, Flavio Briatore e Sean Combs, il rapper americano noto come Puff Daddy.

Da quando Luca Di Tolve non è più gay, si ritrova tutti contro, specialmente dopo che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco la sua storia nelle 248 pagine del libro Ero gay, che è stato edito da Piemme col sottotitolo A Medjugorje ho ritrovato me stesso, perché l’autore è arcisicuro che ci sia la Madonna apparsa trent’anni fa a sei veggenti nel villaggio della Bosnia-Erzegovina all’origine di quella che lui considera una vera e propria redenzione. S’è trovato minacce di morte nella casella della posta, tanto che oggi è costretto a non rivelare a nessuno il luogo di residenza. Quando va a parlare in giro per l’Italia, deve farsi proteggere dalla Digos e dai carabinieri. A Brescia, nella Casa dei diaconi messagli a disposizione dalla curia vescovile, è stato assediato da circa 200 sostenitori dell’Arcigay, capeggiati dal presidente nazionale Aurelio Mancuso e da quello onorario Franco Grillini, ex deputato e leader storico del movimento gay. Portavano appeso al collo un certificato Asl di sana e robusta costituzione fisica e inalberavano cartelli con l’ammonizione «Non guarirete mai!» lanciata all’indirizzo di coloro che avevano accettato di partecipare alla sua conferenza. Alla fine è stato scortato da due poliziotti in un’altra sede, tenuta segreta per precauzione. Lo stesso è accaduto a Milano, nella parrocchia di San Giuseppe Calasanzio. «Per la visita del professor Nicolosi in Italia sono stati mobilitati 20 agenti. E poi i gay hanno il coraggio di sostenere che quelli discriminati sono loro! Mi considerano un reietto, un rifiuto umano. Hanno scritto che sono a libro paga del Vaticano e che prendo ordini da Rocco Buttiglione, escluso dalla Commissione europea per aver detto che come cattolico considera l’omosessualità un peccato, ma non un crimine. Evidentemente per loro è invece un delitto il matrimonio fra un ex omosessuale e una donna. Se un eterosessuale diventa gay viene salutato come un eroe, lo invitano in Tv, gli offrono un posto da opinionista nei giornali, mentre se un omosessuale compie il percorso inverso viene messo al bando».

A che età s’è scoperto diverso?

«Nell’età degli ormoni. Alla scuola media fin dal primo giorno ho cominciato a provare un’attrazione irresistibile per il compagno di banco, Paolino. Mia madre mi portò da due psicologi, che emisero la stessa diagnosi: “È omosessuale, si deve solo accettare”. La televisione e il resto del mondo mi dicevano la stessa cosa. Fu come darmi via libera. Mi misi subito alla ricerca di altri uguali a me».

La sua inclinazione che origine ha?

«Il movente profondo che spinge ad adottare comportamenti omosessuali è sempre il medesimo: assumere le caratteristiche maschili che non riesci a esprimere in te stesso. Ho avuto una madre ansiogena e amorevolmente oppressiva. Si sposò a 17 anni. All’epoca mio padre lavorava alla Ri-Fi, la casa discografica di Mina e Fred Bongusto. In casa non c’era mai e, quelle poche volte che c’era, litigava. Alla fine si separarono. A 6-7 anni mamma mi mandava a scuola in calzamaglia. “Ma sei maschio o femmina?”, mi prendevano in giro i miei compagni di classe.

 

Mi tolsero le mutande con la forza per accertarlo. Quando il gruppo dei pari ti respinge, tu che fai? Finisci nel gruppo delle femmine. Ho avuto solo maestre. Alle medie persino l’insegnante di ginnastica era una donna».

Interrotti gli studi, divenne prostituto.

«Mi facevo mantenere. È una consuetudine piuttosto diffusa nell’ambiente gay. Conobbi Riccardo, un trentenne milanese figlio di un miliardario. Lavorava per l’industria orafa e per la moda. Agli stilisti mi presentava come il suo fidanzato. Mi versava tre milioni e mezzo di lire al mese solo per stare con lui. Più la carta di credito. Mi pagava il personal trainer perché diventassi sempre più bello e palestrato. Nel frattempo ognuno di noi aveva storie parallele. Abitavo in Montenapoleone, giravo con l’autista e il Rolex d’oro al polso».

Poi si mise a fare il personal shopper.

«Sì, accompagnavo gay danarosi di tutto il mondo, soprattutto americani, a far compere nelle boutique di lusso. Il mio nome era su Spartacus, la guida internazionale per gay. M’è anche capitato di portare in giro principesse degli Emirati arabi. Una di loro spese in poche ore 150 milioni di lire in vestiti, scarpe e borsette. Ero arrivato a guadagnare 30 milioni al mese in questo modo. Ogni anno io stesso andavo a fare shopping a New York e svernavo a Miami. Fu lì che vidi un grande cartello stradale: “Gay cruise”. Caspita, mi dissi, qui siamo accolti anche al Club Med! Decisi di organizzare crociere omosex in Italia».

E le navi dove le trovò?

«Interpellai la Costa e la Moby. Nessuno dei funzionari delle due compagnie sollevò obiezioni. Per la prima crociera scelsi la Corsica. Partenza da Genova con 60 passeggeri, tutti travestiti. Naked party, dove si stava nudi. Docce di gruppo. La sera sorteggio delle cabine per favorire gli scambi di coppia».

Perché solo travestiti?

«Ero attratto dai lineamenti efebici dei transessuali. Stavo per ore a osservare quelli che battevano in corso Sempione. Fu lì che conobbi Diego».

Un travestito?

«Sì, in arte Belladonna. Ma sul più bello che s’era stabilita fra noi una forte intesa, la morte aprì le danze. Allora per l’Aids non c’erano cure, si crepava nel giro di un anno. Belladonna perse progressivamente la vista. Il suo corpo scultoreo si ridusse allo stato larvale.Dai, Bella, rifatti il trucco che ti porto in crociera!, cercavo di rassicurarla. Non volevo vederla soffrire, perciò ripresi dopo tanti anni a pregare e le misi fra le mani un santino della Madonna delle Lacrime di Siracusa. In quel momento Belladonna perse per sempre conoscenza. “È una fortuna per il suo amico”, mi dissero i medici. “Ha sviluppato anche una toxoplasmosi che porta alla putrefazione del cervello. Meglio che sia in coma: fosse rimasto lucido, avrebbe sofferto le pene dell’inferno”. E lì ebbi per la prima volta la percezione che le mie suppliche alla Vergine fossero state esaudite».

Fintantoché anche a lei non diagnosticarono il virus dell’Hiv.

«Accadde al ritorno da Miami. Avevo sempre la febbre a 40. Subito i medici ipotizzarono che avessi contratto la malaria in qualche zona paludosa della Florida. La sentenza di morte fu pronunciata da una sbrigativa dottoressa dell’ospedale Sacco di Milano: “Sieropositivo. Mi spiace. Ecco qua i suoi esami. Si metta in coda per la prassi”. Mi resi conto che dovevo morire. Tornai ad abitare con mia madre. Alla festa che diedi per il trentesimo compleanno un ragazzo gay dimenticò a casa mia un opuscolo sulla terapia riparativa del professor Nicolosi.

 

Lo lessi con avidità».

E che cosa scoprì?

«Che era tutto vero. Per anni hai bevuto, hai sniffato coca, hai fatto sesso con più partner contemporaneamente e in trenta pose diverse, ma sei infelice. Non riuscendo a diventare uomo, tenti con gli amplessi di appropriarti degli attributi esteriori della mascolinità, una sorta di cannibalismo collegato al godimento. Di giorno provi a difenderti da quanto vorresti fare di notte, perché ti rendi conto che ogni senso di pienezza svanisce insieme con l’eiaculazione. Ma la sera basta un nonnulla per scatenare la nevrosi che si esaurisce solo al termine del coito. Per riaccendersi più forte subito dopo».

Sa di girone dantesco.

«All’inizio pensai di poter trovare la salvezza nel buddismo. Ore e ore a ripetere il mantra “Nam myoho renge kyo” davanti ad altari fatti con le mele. Poi un giorno vidi una corona del rosario sul contatore della luce e sentii una locuzione interiore che mi ordinava: “Prendilo!”. Mi misi a recitarlo. Alla terza posta caddi in ginocchio, letteralmente. Avvertii un amore indescrivibile, materno, che non esiste sulla Terra, e scoppiai a piangere. Fu una liberazione. Da quel momento sparirono pulsioni omosessuali, angosce, tristezza, sconforto, pensieri negativi, paura di morire. Ripresi a lavorare in un call center. Continuavo a frequentare i gay, ma come fossero fratelli. In fin dei conti erano la mia famiglia. Loro mi prendevano in giro: “ecco Giovanni il Battista!”, “cara, sei nella fase mistica”, “è arrivato Medjugorje!”. Avrebbero voluto rivedermi ballare sul cubo col sedere di fuori. Vivevo nel terrore che le pulsioni omosessuali si ripresentassero».

E per scongiurare quest’eventualità che fece?

«Cercai Giancarlo Ricci, psicoterapeuta aderente alla rete Narth del professor Nicolosi. Cominciai a lavorare sulla mia virilità. Dopo essere stato assunto come guardia giurata, mi misi a studiare La Gazzetta dello Sport e a guardare Il processo di Biscardi in televisione per non farmi cogliere impreparato dai colleghi che parlavano solo di calcio. Sentii d’avercela fatta il giorno in cui m’invitarono con loro al bar a bere una birra. Ero tornato nel gruppo dei pari. Pensai: tu puoi essere eterosessuale, tu puoi formarti una famiglia. Era un’idea che mi faceva sentire bene».

Le mancava solo una donna.

«M’innamorai di una ragazza bionda, bel viso, bei seni. Purtroppo era atea e di sinistra, mi parlava della pillola del giorno dopo, mentre io volevo che si convertisse. Dopo tre mesi ci lasciammo. Nel 2005 andai a Medjugorje per ringraziare la Madonna d’avermi salvato. All’ora dell’apparizione, fu come se la creazione si fermasse. Un silenzio assoluto, irreale. Guardai il sole a occhio nudo. Caddi di nuovo in ginocchio. Tornato in Italia, a casa di una coppia di amici che era stata in pellegrinaggio con me, conobbi Teresa. Il 22 agosto 2008, dopo tre anni di fidanzamento, la sposai. Ora vorrei diventare padre».

Ma lei non è sieropositivo, scusi?

«Sì, ma c’è stato un altro miracolo: da quando mi sono convertito, la carica virale dell’Hiv è completamente azzerata. Sto benissimo. Quindi un figlio non correrebbe rischi. Purtroppo tarda ad arrivare».

Lei dice: «Sono guarito», dando implicitamente dei malati agli omosessuali. Ma sul sito per le Pari opportunità trovo scritto: «L’omofobia è una malattia dalla quale si può guarire». Quindi è chi ha paura dei gay a essere malato.

«Guarito in senso etimologico: mettere al riparo. Una guarigione spirituale. Potrei usare un altro verbo Uso questo perché ci vogliono rubare anche le parole. Mai pensato che l’omosessualità sia una malattia».

E l’omofobia è una malattia?

«Secondo il Dsm, il manuale dei disordini mentali, perché si possa diagnosticare una fobia devono presentarsi almeno quattro dei seguenti sintomi: palpitazioni, tachicardia, sudorazione, tremori, dispnea, dolore al petto, nausea, disturbi addominali, sbandamento o svenimento, depersonalizzazione, paura d’impazzire o di morire, parestesie. Chi viene dipinto come omofobo prova quattro di questi sintomi mentre parla dei gay? Ma andiamo!».

Appena sarà approvata la legge sull’omofobia, la arresteranno.

«Perché il ministro per le Pari opportunità non promuove invece uno studio serio, scientifico, per inquadrare un fenomeno che desertifica l’anima? Forse perché ritiene l’omosessualità una condizione innata e immutabile? Eppure il gene dell’omosessualità non esiste, né mai potrà essere individuato. Altrimenti non si spiegherebbe come mai nei gemelli omozigoti, che condividono il 100 per cento dei geni, solo nel 52 per cento dei casi entrambi i fratelli siano omosessuali. Le Pari opportunità non contemplano la libertà di scelta?».

Presumo di sì.

«Ebbene nella classificazione delle malattie l’Organizzazione mondiale della sanità include il disturbo F66.1 e stabilisce che, qualora la preferenza sessuale eterosessuale, omosessuale o bisessuale sia causa di disordini psicologici, “l’individuo può cercare un trattamento per cambiarla”».

Come mai si parla tanto di omofobia? È una parola che sulla Treccani neppure compare. L’Ansa la usò per la prima volta, e una sola volta, nel 1984. L’anno scorso l’ha adoperata 816 volte.

«Si tratta di una precisa strategia dell’attivismo gay per arrivare a sanzionare la libertà di pensiero e di espressione. Un attacco alla Costituzione. Non vogliono che si parli di loro, se non per parlarne bene. Una tattica intimidatoria: se vuoi essere considerato una persona ragionevole, e non un soggetto fobico, cioè un malato, devi condividere l’ideologia omosessualista».

Perché i mass media darebbero un’immagine idilliaca dell’omosessualità?

«Perché i gay sono stati bravi ad arruffianarsi la comunicazione. Dopo secoli di persecuzioni, hanno capovolto a loro vantaggio gli stereotipi negativi. Certo, per invitare Lady Gaga al Gay pride di Roma quattro sfigati non devono essere. E poi conta molto il connubio col mondo della moda, che assicura alla comunità omosessuale una visibilità e un potere assai superiori alla sua consistenza numerica, stimata da Nicolosi non nel 10 per cento della popolazione mondiale, come vorrebbe uno dei miti più resistenti della cultura gay, ma nell’1-2 per cento al massimo».

Che cosa pensa delle affermazioni del professor Umberto Veronesi, secondo cui l’amore omosessuale «è più puro» di quello eterosessuale, «perché non ha secondi fini, è fine a se stesso, quindi è più autentico, più vero»?

«Penso che non sappia neppure di che cosa parla. Io li ho vissuti, i rapporti gay. Ora Veronesi mi dovrebbe spiegare che cosa c’è di puro nel Leather club Milano, sponsorizzato dall’Arcigay, dove si pratica sesso sadomasochistico, o nelle dark room dove s’intrattengono rapporti carnali col primo che capita, con l’aiuto di film porno, lubrificanti e falli di gomma. Il tutto registrato come attività culturale e con la tessera dell’Arcigay, che vale quale lasciapassare obbligatorio. O vogliamo parlare della discoteca Il diavolo dentro, che si definisce “il più grande sex club di Roma”? Anche lì entrano solo i tesserati Arcigay Il secondo e terzo venerdì del mese vi si celebra l’orgia party. Non manca il glory hole, che è un buco praticato nel muro nel quale si inserisce il pene, consentendo allo sconosciuto che sta dall’altra parte di praticare una masturbazione o il sesso orale senza che i due partner entrino in contatto. È questo l’amore “più puro”? Le assicuro che non esiste un solo locale per gay dove non si favoriscano incontri al buio o non si faciliti la prostituzione. Veronesi dovrebbe chiedersi semmai perché lo Stato tolleri tutto ciò. Parlo per esperienza diretta: se le forze dell’ordine facessero irruzione in questi locali con le lampade di Wood, troverebbero ovunque tracce di sperma. Un mercato della carne mascherato dietro sedicenti associazioni culturali non profit e organizzazioni onlus. Che cosa trattiene le istituzioni dall’intervenire? La paura d’essere considerate omofobe? Il titolo IX del codice penale, quello dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume, non vale per i circoli gay?».

Veronesi sostiene che «la specie umana si va evolvendo verso un “modello unico”» e «che, tra fecondazione artificiale e donazione, l’accoppiamento sessuale non è più l’unica via per procreare, finirà col privare del tutto l’atto sessuale del suo fine riproduttivo».

«Quando la scienza non si accompagna alla coscienza, si arriva al delirio di onnipotenza. Il professor Veronesi sta offendendo la natura, oltreché milioni di eterosessuali e di genitori. Si limiti a fare l’oncologo, va’, che è meglio per tutti».

Anche all’Onu, nell’Unione europea e in vari Parlamenti nazionali sta passando l’ideologia del gender.

«Vogliono equiparare il modo di vita omosessuale, bisessuale e transessuale a quello fra uomo e donna. In Spagna, da quando il premier José Luis Zapatero ha legalizzato le nozze fra persone dello stesso sesso, nei certificati di nascita si legge “progenitore A” e “progenitore B”. Nel Massachusetts sui certificati di matrimonio, anziché “marito” e “moglie”, scrivono “parte A” e “parte B”. Siamo al social engeenering, alla creazione per legge di un individuo nuovo, sessualmente variabile. Al Gruppo Lot arrivano genitori di ragazze diciottenni che vogliono farsi asportare i seni a spese del Servizio sanitario nazionale; glieli tagliano in due minuti, altro che Hitler, e mamma e papà non possono farci nulla perché le figlie sono maggiorenni. Ma i geni non si cancellano. Ho conosciuto transessuali dissociati, come Perry, perché conservano la memoria genetica del pene asportato. Non sanno più chi sono».

Ma se l’omosessualità si rintraccia persino fra gli insetti, gli uccelli e i mammiferi, come si può spiegarla con fattori ambientali o comportamentali?

«Non esiste alcuna prova scientifica che un individuo nasca omosessuale. Inoltre penso che le persone possano considerarsi un gradino più su delle pecore, o no? Gli animali seguono l’istinto, gli uomini la ragione. Le femmine dei criceti al primo parto spesso divorano i propri piccoli. Dovremmo tollerarlo anche nelle puerpere? Qualora l’omosessualità non fosse altro che un prodotto della natura, basterebbe a renderla desiderabile? La terapia affermativa gay propugna che la fonte del disagio risieda nella società che odia gli omosessuali. Così non è e io posso testimoniarlo. Il disagio lacerante era dentro di me, non fuori di me. Ero un gay convintissimo, effeminato, e oggi sono un’altra persona».

Resta il fatto che l’omosessualità è presente in natura anche fra esseri viventi che non manifestano alcun disagio, come gli orangutan e i delfini.

«La natura dà luogo a innumerevoli condizioni indotte biologicamente, dai disturbi ossessivo-compulsivi al diabete, ma nessuno li considera normali solo per il fatto che si producono in modo naturale

 

Se due omosessuali desiderano stare insieme, lo facciano. Ma perché una ristretta minoranza pretende di stravolgere i valori maschili e femminili e di snaturare la famiglia, che è l’architrave di qualsiasi consorzio umano?».

Che cosa pensa dei registri comunali per le coppie di fatto?

«Che ci sono i registri però mancano le coppie. A Padova, prima città d’Italia nel 2006 a riconoscerle su proposta dell’allora consigliere ds Alessandro Zan, presidente dell’Arcigay veneto, fino a oggi vi sono state 50 iscrizioni, ma solo una decina di coppie gay. Due all’anno».

Di quanti degli omosessuali che ha conosciuto direbbe che erano felici?

(Ci pensa). «Felici... Forse uno solo. Ma se il piacere fisico è la felicità, tanti. Per me la felicità è la gioia piena, non l’orgasmo».

Ha mai la paura o il sospetto di tornare a essere o di essere ancora gay?

«Sempre. È la spina nella carne. Però qui in spiaggia a Pescara mi guardo attorno e sento il Signore che mi dice: “Vai, vai, che sei guarito”».

(553. Continua)

stefano.lorenzetto@ilgiornale.it

 

http://www.ilgiornale.it/interni/ero_gay_ora_ho_moglie_il_professor_veronesi_non_sa_che_sta_parlando/24-07-2011/articolo-id=536542-page=0-comments=1

 

 

 

e successiva analisi su GAY.tv

 

Luca Di Tolve: ora che non è gay la smetta di parlarne

 

L'ennesima intervista a "Luca era gay" che racconta di sesso, droga, hiv e mercificazione del corpo e dello spirito all'interno della comunità omosessuale, come se gli eterosessuali fossero immuni a tutto questo. Basta disinformazione!

 

Leggere la nuova intervista a Di Tolve su "Il Giornale" mi fa capire quanto disperata sia la condizione dei media in questo paese. Un giornalista non dovrebbe pubblicare un'intervista così piena di inesattezze e senza accertare i fatti. Di Tolve sbandiera le solite cose che ormai ripete come se fosse un disco rotto. Chi legge e non è indottrinato in un estremismo religioso che crea mostri invece di amore, si rende immediatamente conto della disperazione e della confusione che riempie la vita di Di Tolve. Innanzitutto leggiamo un resoconto dell'ambiente gay devastante ma nessuno dice, e anzi i due protagonisti, giornalista e intervistato, si vedono bene dal farlo, che ciò che descrive Di Tolve è solo un aspetto del mondo GLBT. È vero ci sono i locali, c'è la prostituzione, ci sono le dark e le saune. Allo stesso modo in cui ci sono i cruising per eterosessuali, le dark per eterosessuali, i locali e i luoghi di scambio di coppia per eterosessuali. A nessuno verrebbe mai in mente di sostenere che siccome un eterosessuale ha vissuto esperienze estreme tutti gli eterosessuali sono dei maniaci sessuali con una sessualità decadente. Allo stesso modo in cui a nessuno verrebbe in mente di dire che siccome è stato a Milano, in un locale etero, e ha visto uomini e donne sniffare cocaina tutti gli etero sono dei cocainomani. Chi ha un minimo di intelligenza comprende subito che certi ambienti e certe “abitudini” esistono a prescindere dall'orientamento sessuale.

 

A me dispiace che Di Tolve generalizzi la sua esperienza. Certo avrà conosciuto molte persone che, come lui, hanno fatto del sesso, della droga e dell'alcool la propria esperienza di vita. Del resto se sei abituato a frequentare certi luoghi poi non puoi di certo aspettarti di trovarci Maria Goretti. Affrontiamo una cosa per volta perché, come al solito, Di Tolve mette sempre tanta verdura al fuoco (perdonatemi sono vegetariano) pur di avere ragione. Partiamo dalla bulimia sessuale che Di Tolve ha vissuto sulla propria pelle. Facile dare la colpa agli amici di scuola, alla mamma, al papà che se n'è andato, agli psicologi che lo hanno incoraggiato ad “essere se stesso”. Il manuale tascabile dello psicologo fai da te è pieno di queste sciocchezze che piacciono tanto a Nicolosi. Forse è inutile persino ricordare che uno dei collaboratori di Nicolosi, George A. Rekers (membro del consiglio d’amministrazione del NARTH che si è poi dimesso perché “pizzicato” in compagnia di un prostituto), è stato, negli anni settanta, promotore dell'esperimento denominato Sissy Boy Experiment per guarire i bambini “effeminati”. Uno degli involontari partecipanti a questo esperimento, una vittima che all'epoca aveva cinque anni, tal Kirk Murphy, a trentotto anni si è tolto la vita.

 

 

 

Nicolosi, il “guru” delle terapie riparative, è, come ama ripetere Di Tolve, membro dell'APA (American Psychological Association ) e, tuttavia, all'APA hanno sentito la necessità di pubblicare un resoconto (scaricabile gratuitamente in italiano qui ) sui nefasti effetti delle terapie riparative. Quando sentite parlare di queste terapie, inevitabilmente, almeno in Italia, sentirete anche parlare di gruppi di sostegno religiosi, di preghiere e di molte altre cose che con la scienza non hanno nulla a che vedere. Sono molte le domande che mi sorgono spontanee: Di Tolve pratica terapia riparativa? La sua associazione (gruppo LOT regina della pace ) promuove terapie riparative? Per partecipare a questi “gruppi” occorre pagare? Ci sono degli psicologi, all'interno del gruppo LOT, che fanno terapie riparative? A questi gruppi partecipano anche delle persone minorenni?

 

 

 

Giusto per fare un po' di chiarezza vorrei ricordare che l'omosessualità non è considerata una malattia mentale da parecchi anni ormai. Proprio di recente è stato redatto un documento che trovate sul sito www.noriparative.it firmato, ad oggi, da 2018 professionisti compreso Luigi Palma Presidente dell'Ordine Nazionale degli PsicologiRiporto inoltre, molto volentieri, il comunicato stampa dell'ordine del 19 luglio 2011:

 

COMUNICATO STAMPA

 

19 luglio 2011

 

OMOFOBIA – La POSIZIONE DEGLI PSICOLOGI

 

Il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, dott. Giuseppe Luigi Palma, in occasione delle accese discussioni sulla iniziativa legislativa contro l’omofobia ribadisce la sensibilità della categoria professionale al tema e la chiarezza della posizione con la quale si è da sempre espresso sulle criticità connesse.

 

Nel rapporto tra omosessualità e psicologia il Presidente ribadisce che l’omosessualità non è una malattia da curare, né un orientamento sessuale da modificare: affermare il contrario è una informazione scientificamente priva di fondamento e foriera di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale.

 

L’omosessualità non è una malattia ma, citando l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una “variante naturale del comportamento umano”; è peraltro ampiamente dimostrato che i tentativi di “conversione” dell’omosessualità in eterosessualità non solo falliscono, ma anche segnano, e spesso gravemente, le condizioni psichiche di chi vi si sottopone.

 

Perché “curare” ciò che non è malato? Su questi punti, il consenso della comunità scientifica italiana e internazionale è assoluto.

 

Lo psicologo non deroga mai ai principi del Codice Deontologico, nessuna ragione né di natura culturale né di natura religiosa, di classe o economica può spingere uno psicologo a comportamenti o ad interventi professionali non conformi a tali principi. E’ evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona, quanto piuttosto lavorare insieme al proprio cliente per superare eventuali disagi connessi al proprio orientamento sessuale.”

 

Fa quasi tenerezza vedere come Di Tolve racconti sempre la stessa storia, sembra quasi con un certo affetto e un po' di rimpianto, di quando giovane e bello aveva almeno due rapporti sessuali a settimana, di quando nel cattivo ambiente gay sniffava cocaina e si ubriacava. Non posso di certo capire cosa prova o cosa ha provato visto che i miei partner, all'età di trentacinque anni, si contano sulle dita delle mani (va bene mettiamoci pure un piede va), visto che non ho mai sniffato cocaina o fatto uso di droghe (a parte una canna una volta in compagnia di amici eterosessuali), visto che l'unica volta che mi sono ubriacato avevo diciannove anni ed ero in vacanza con la scuola. Insomma sembra che il passatempo preferito di Di Tolve sia scaricare le proprie responsabilità sugli altri.

 

Ognuno è artefice del proprio destino, se questo signore, come moltissimi altri uomini e donne, non ha avuto rispetto per se stesso e per gli altri non è perché è (ops, scusate, era) gay ma perché non ha avuto la forza di uscire da un sistema estremamente diffuso a prescindere dall'orientamento sentimentale e sessuale. Le ultime statistiche parlano, per quanto riguarda l'Italia, di un infettato da virus HIV ogni due ore e sono in aumento i casi soprattutto nell'ambiente eterosessuale (e con questo non voglio far abbassare la guardia alle persone GLBT). Comprendo che trovarsi nella condizione di vedere i propri amici morire, come è accaduto a Di Tolve, e poi scoprire di aver contratto il virus sia una prova davvero durissima per chiunque. Dai racconti di Di Tolve si comprende anche quanto la bella vita gli piacesse, tanto da utilizzare il proprio corpo come merce di scambio.

 

Vorrei dire una cosa anche delle presunte minacce di morte (avrà fatto denuncia, sì?) e sulle manifestazioni delle persone omosessuali contro Nicolosi e le terapie riparative.

 

A nessuno frega niente se Di Tolve si sente eterosessuale, si è sposato o vuole dei figli. È liberissimo di vivere la propria esistenza come meglio crede. Alfred Kinsey sosteneva che la sessualità non è una linea retta, occorre guardare alle tante sfaccettature. Sono la società del maschio e la religione a dover incasellare per forza le persone, o è tutto nero o è tutto bianco. Ma non è così, non lo è mai stato e mai lo sarà. Quindi Di Tolve si rassereni, l'unico che cerca di trarre vantaggio dalla sua storia è proprio lui, la comunità GLBT è molto tranquilla, non importa a nessuno se Luca prima era gay e adesso sta con lei.

 

Ci preme molto invece affermare che le terapie riparative sono dannose e inutili e che l'omosessualità non è qualcosa da cui guarire. L'immagine che esce dall'intervista del signor Lorenzetto mette in evidenza un uomo fragile che ha cercato un “colpevole” alla sua malattia trovandolo nella propria (presunta) omosessulità e che ha cercato una via di redenzione nella religione e nelle terapie riparative. Ma ci sono linee deontologiche nella medicina e nella psicologia, linee che non ho deciso io e neppure i movimenti GLBT, linee che hanno deciso professionisti seri e rispettabili.

 

Come forse qualcuno avrà compreso, in questo paese, una legge contro l'omofobia non sarà mai approvata. Le pressioni delle caste e delle lobby cattoliche sono troppo forti perché qualche partito, di destra o di sinistra, rischi la propria stabilità e il proprio potere per le persone GLBT. Di Tolve quindi stia sereno, potrà continuare a pubblicizzare il proprio libro senza rischiare il carcere. Anche quando Di Tolve sparla di Veronesi (con il quale, per inciso, io non sono d'accordo perché ogni forma di amore merita lo stesso rispetto, non esiste un amore più puro e uno meno puro) non può trattenersi dal parlare di luoghi che con l'amore nulla hanno a che fare. Di Tolve continua a confondere sesso e amore facendo finta di non comprendere che non necessariamente essi siano un'unica cosa. E le “perversioni” sessuali esistono, come ho già detto, sia nell'ambiente eterosessuale che in quello omosessuale, così come esistono giochi erotici e film per adulti di ogni genere. C'è chi si nutre solo di questo e chi, invece, con queste cose non ha mai voluto avere nulla a che fare. Trovo offensivo che Di Tolve parli in modo ossessivo solo di quella parte di sessualità che LUI ha vissuto e che non appartiene a moltissimi uomini e a moltissime donne dell'ambiente GLBT . Credo, in definitiva, che non sia il dialogo quello che cerca Di Tolve. Egli provoca, continuamente. Pare quasi che sia un personaggio in cerca d'autore, alla ricerca continua di un riflettore o di una telecamera (o di un giornalista) a cui raccontare, senza sosta, la sua triste esperienza di ex gay reietto.

 

Noi adulti che ci poniamo domande sul senso delle cose sappiamo bene che di Tolve insiste volontariamente sull'aspetto della mercificazione del corpo nel mondo GLBT. Ma il sesso fine a se stesso, i luoghi d'incontro, di scambio, la pornografia vissuta o raccontata, esistono anche nel mondo eterosessuale ed è ignobile far credere a coloro che non conoscono la cultura GLBT che tutto il mondo GLBT sia così.

 

Vorrei solo riportare due frasi dell'intervista di Di Tolve (che comunque per par condicio trovate qui) , una sarei persino tentato di non commentarla ed è questa: “Cominciai a lavorare sulla mia virilità. Dopo essere stato assunto come guardia giurata, mi misi a studiare La Gazzetta dello Sport e a guardare Il processo di Biscardi in televisione per non farmi cogliere impreparato dai colleghi che parlavano solo di calcio. Sentii d’avercela fatta il giorno in cui m’invitarono con loro al bar a bere una birra. Ero tornato nel gruppo dei pari. Pensai: tu puoi essere eterosessuale, tu puoi formarti una famiglia. Era un’idea che mi faceva sentire bene».

 

L'altra invece riguarda il desiderio di paternità di Di Tolve, quando il giornalista gli ricorda che è sieropositivo Di Tolve risponde: «Sì, ma c’è stato un altro miracolo: da quando mi sono convertito, la carica virale dell’Hiv è completamente azzerata. Sto benissimo. Quindi un figlio non correrebbe rischi. Purtroppo tarda ad arrivare». Questa è pura disinformazione, la carica virale si è annullata non grazie a un “miracolo” ma grazie alle medicine che le persone sieropositive prendono. O almeno così mi hanno spiegato alcuni dei miei amici eterosessuali che quelle medicine sono costretti a prenderle.

 

 

Marino Buzzi

 

http://www.gay.tv/articolo/1/15160/Luca-Di-Tolve--se-non-e-gay-stia-zitto-

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La Gazzetta dello Sport e il Processo di Biscardi contribuirono a riacquistare la virilità perduta per non sfigurare con i colleghi ommmmini. :mellow:

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terribile quando dice di essere miracolato perchè la carica del virus è azzerata, immagino sia l'effetto dei farmaci, perchè un personaggio così potrebbe credere di essere "guarito" pure dall'hiv e contagiare la moglie, anche se dubito che ci facciano sesso.

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La fede che guarisce le malattie e fa trovare la retta via, i gay che pensano solo a fare orge, la donna cattiva e comunista pro anticocezionale, la famiglia ecc...

ed ecco un bel prodotto confezionato per l'italiano medio cattofascista che giusto su "il giornale" potevano pubblicizzare :D

 

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Ma che sesso vuoi che facciano, dai... è una persona patetica, è fa pure il perseguitato quando la ridicolaggine se l'è guadagnata tutta da solo. Che pena.

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Che tristezza... che pena...

l'omosessualità non è solo promiscuità, locali e stereotipi... bah. Ora voglio vedere cosa si inventerà quando scoprirà che la sua teoria non funziona.

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Queste cose mi fanno incazzare parecchio.

Primo, mi dispiace per quei giovani ragazzi che già combattono con l'accettazione di loro stessi.

Secondo, mi dispiace per tutti quei genitori che crederanno di poter salvare i loro figli dall'omosessualità.

Terzo, per quel cretino non mi dispiace manco per il c****o, peggio per lui, non mi fa nemmeno pena.

Quarto, come cavolo si può pubblicare qualcosa di così osceno?

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A questa intervista manca solo un passaggio dedicato ai messaggi subliminali dei cartoni Disney e al come deviano le giovani menti etero, poi per il resto ce le abbiamo proprio tutte! :D

 

Dichiarazioni di questo tipo sono pesanti perché puntano il dito sugli eccessi e non tengono conto di quelli sul fronte etero (dove non manca la possibilità di andare in qualche posto ad-hoc, di norma un villino o un appartamento fuori città, per partecipare a delle interessanti orge tra coppie "eterissime"), però al di là di tutto danno l'idea di una persona "triste" e che evidentemente ha voluto demonizzare il suo passato per ciò che ha comportato. Che lui ci creda e voglia farsi portatore del verbo di Nicolosi è lecito (fino ad un certo punto), ma è pericoloso in una nazione come l'italia ed è ancora più pericolosa quella base omofobica repressiva che genera solo odio verso se stessi (e il citato "The Sissy Boy Experiment" consta ufficiosamente di due sole vittime, ma ce ne stanno molte di più se teniamo conto delle terapie che vengono imposte a bambini o adolescenti)

La questione del miracolo invece è pura disinformazione, per non dire che è ridicola, offensiva e perfettamente in linea con la logica cattolica del "vengono salvati solo gli uomini e le donne di fede, tutti gli altri possono anche morire".

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non pensavo fosse possibile far stare in una sola intervista tutte ste cagate, mi sono dovuto ricredere dry.gif in teoria dovrebbe essere evidente a tutti coloro che lo leggono che quell'articolo è privo di senso; quello che mi spaventa è che purtroppo non tutti riuscirebbero a cogliere le stupidaggini dette ma replicherebbero con un "l'ho sempre detto io che sono persone malate e pervertite".

 

 

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aggiungo un piccolo particolare: molte cose di quello che dice sono le stesse che rinfacciano in questo forum molti ragazzi che non si accettano. questo mi lascia abbastanza pensare (sui ragazzi, non su di tolve)

poi la storia delle crociere gay è un'altra balla evidente.

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Direi che è evidente che il povero Luca

soffra di omosessualità egodistonica,

che abbia avuto brutte esperienze

e sia rimasto sconvolto dalla sua sieropositività.

Questo - unito al Cattolicesimo - è stato un mix micidiale.

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Infatti è un caso tipico. Non si è mai accettato davvero, per questo andava con le trans, per questo viveva solo la dimensione sessuale del proprio orientamento, e non quella sentimentale. inutile che faccia quello che un tempo il classico omosessuale autoaccettato eccetera. E' sempre stato un egodistonico.

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Ilromantico

Premettendo che mi fa una pena assurda e mi sembra davvero criminale permettergli di divulgare messaggi del genere, mi duole ammettere che in parte sono d'accordo con alcuni spunti del seguente pezzo d'intervista:

 

«Penso che non sappia neppure di che cosa parla. Io li ho vissuti, i rapporti gay. Ora Veronesi mi dovrebbe spiegare che cosa c’è di puro nel Leather club Milano, sponsorizzato dall’Arcigay, dove si pratica sesso sadomasochistico, o nelle dark room dove s’intrattengono rapporti carnali col primo che capita, con l’aiuto di film porno, lubrificanti e falli di gomma. Il tutto registrato come attività culturale e con la tessera dell’Arcigay, che vale quale lasciapassare obbligatorio. O vogliamo parlare della discoteca Il diavolo dentro, che si definisce “il più grande sex club di Roma”? Anche lì entrano solo i tesserati Arcigay Il secondo e terzo venerdì del mese vi si celebra l’orgia party. Non manca il glory hole, che è un buco praticato nel muro nel quale si inserisce il pene, consentendo allo sconosciuto che sta dall’altra parte di praticare una masturbazione o il sesso orale senza che i due partner entrino in contatto. È questo l’amore “più puro”? Le assicuro che non esiste un solo locale per gay dove non si favoriscano incontri al buio o non si faciliti la prostituzione. Veronesi dovrebbe chiedersi semmai perché lo Stato tolleri tutto ciò. Parlo per esperienza diretta: se le forze dell’ordine facessero irruzione in questi locali con le lampade di Wood, troverebbero ovunque tracce di sperma. Un mercato della carne mascherato dietro sedicenti associazioni culturali non profit e organizzazioni onlus. Che cosa trattiene le istituzioni dall’intervenire? La paura d’essere considerate omofobe? Il titolo IX del codice penale, quello dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume, non vale per i circoli gay?».

 

 

Non sono contro questo generi di locali (ognuno faccia quello che vuole in assoluta libertà), ma se è vera la storia che molti locali sono così e lo spacciano come attività culturale, allora rimango perplesso anch'io...

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Ilromantico

?? Evitiamo di rigirare la frittata, non mi riferivo al fatto se esistono o non esistono, ma se era vero il fatto che è quasi la norma che i locali siano così e se vengono spacciati davvero per 'attività culturali'. Semplicemente dalle mie parti non è la norma e non esistono fantomatici 'tesseramenti' per attività culturali (???), quindi da ignorante mi sono chiesto se è vero o no, tutto qui :).

 

Si esistono i locali battuage per etero, ma non mi pare che mettere delle dark room in pub o discoteche sia la norma.

 

 

 

 

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Si esistono i locali battuage per etero, ma non mi pare che mettere delle dark room in pub o discoteche sia la norma.

 

infatti non lo è, che locali gay frequenti?

posti da battuage etero si chiamano "sex club" o anche "club per scambisti" e anche lì c'è una tessera da pagare

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Il motivo per cui un locale per fare del sesso

viene registrato con una tessera è un problema italiano:

infatti in Italia è proibito il sesso nei locali pubblici.

 

La battuta di Di Tolve sull'Arci deriva dal fatto

che significa "associazione ricreatico culturale italiana"

 

Nel resto d'Europa i locali di questo tipo

non devono venir registrati come "club privati"

e pertanto l'ingresso è libero e senza tessera.

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ma davvero si vuole far passare il messaggio che gli etero sono più "morali" dei gay? ma ne frequentate almeno?

anche perchè se guardiamo le cose come stanno allora le lesbiche dovrebbero essere migliori di tutti perchè presumo sia difficile trovarne nelle dark room. (in realtà il motivo è la sessualità femminile che è quella con cui hanno a che fare i maschi etero, purtroppo per loro)

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Ma scusate io non capisco, se 'sto Luca per anni ha fatti il puttano e adesso si è sentito a tal punto una merda da chiedere alla Madonna di trovargli uan moglie, saranno ben cazzi suoi, chi sene frega dei suoi tormenti interiori, perchè deve dare fastidio alla gente con questi deliri eucaristici?

 

Se fosse sufficientemente chiaro alla gente comune che esistono tantissimi ragazzi gay tranquilli che vogliono banalmente trovarsi un ragazzo da amare e che non hanno mai utilizzato chat erotiche, siti di incontri, locali strani o robaccia simile le cose che dice questo poveraccio non verrebbero prese in considerazione nemmeno dai più ferventi cattolici.

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Beh, la differenza è che per gli etero

uomini come Casanova o Siffredi

sono dei veri e propri miti invidiatissimi;

mentre per i gay chi fa sesso con molti partner

è considerato un immorale e un untore.

 

E' il solito problema della "percezione femminile di sé".

Ovvero si valutano i maschi gay con gli stessi parametri

con cui il maschilismo valuta le femmine.

 

I maschi etero non riescono a capire questa cosa dei gay.

Quando racconti a un etero delle dark-room,

la loro prima reazione è: "Cavoli, che invidia! Le avessimo noi!

Figurati se esistono ragazze che te la danno gratis!"

 

Nonostante questo, quando un gay cerca di sembrare "normale" a un etero

si sforza di descrivere sé stesso quanto più simile a una ragazza possibile:

"facco sesso solo se sono innamorato, vorrei tanto sposarmi ed avere dei bambini"

Al che il povero etero pensa: "Eh già, proprio uguale a noi..."

 

Questa sessuofobia ci dice molto sulla guarigione di Luca Di Tolve

e ci dice quanto poco eterosessuale sia questo atteggiamento.

Ai tempi della Repubblica di Venezia per convertire i "recchioni",

si imponeva alle prostitute di scoprire più i seni,

di sicuro non li si mandava in covento a pregare...

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Ilromantico

Ok mi avete chiarito il mistero della tessera...

 

Ho ben chiaro che esistono i "sex club" quanto i luoghi di battuage anche per gli etero, ma si tratta di percentuali 'irrisorie' rispetto alla maggioranza di locali sobri "per etero". Conosco solo una persona etero che è stata in questi tipi di locali, mentre conosco molti gay che hanno avuto esperienze in saune o dark room. Io stesso in qualche locale, che pensavo non avesse dark room (perchè non 'pubblicizzate'), ho scoperto più di una volta che in realtà il locale era provvisto anche di dark room.

 

Per il resto non si vuole far passare nessun messaggio, nessuno ha mai parlato di moralità.

 

Per il resto la spiegazione di Almadel non la capisco, come non capisco che bisogna ci sia di stare sempre li a tirare teorie da psiconalista e farcirle con un po' di anedotti storici, affascinante per carità, ma che c'entrano con la realtà dei fatti?

 

Per me non c'è differenza tra un maschio che si fa molte donne, o un maschio che si fa molti maschi. La mia opinione resterà sempre la stessa, generalmente parlando penserei che è un insoddisfatto cronico e/o un egoista. O almeno è questo quello a cui sono arrivato frequentando persone e/o conoscendo amici/che di quel tipo. Comunque niente a che vedere con la morale, nè sto parlando di persone che non conosco personalmente.

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andrew_vandek_86

Premettendo che mi fa una pena assurda e mi sembra davvero criminale permettergli di divulgare messaggi del genere, mi duole ammettere che in parte sono d'accordo con alcuni spunti del seguente pezzo d'intervista:

 

«Penso che non sappia neppure di che cosa parla. Io li ho vissuti, i rapporti gay. Ora Veronesi mi dovrebbe spiegare che cosa c’è di puro nel Leather club Milano, sponsorizzato dall’Arcigay, dove si pratica sesso sadomasochistico, o nelle dark room dove s’intrattengono rapporti carnali col primo che capita, con l’aiuto di film porno, lubrificanti e falli di gomma. Il tutto registrato come attività culturale e con la tessera dell’Arcigay, che vale quale lasciapassare obbligatorio. O vogliamo parlare della discoteca Il diavolo dentro, che si definisce “il più grande sex club di Roma”? Anche lì entrano solo i tesserati Arcigay Il secondo e terzo venerdì del mese vi si celebra l’orgia party. Non manca il glory hole, che è un buco praticato nel muro nel quale si inserisce il pene, consentendo allo sconosciuto che sta dall’altra parte di praticare una masturbazione o il sesso orale senza che i due partner entrino in contatto. È questo l’amore “più puro”? Le assicuro che non esiste un solo locale per gay dove non si favoriscano incontri al buio o non si faciliti la prostituzione. Veronesi dovrebbe chiedersi semmai perché lo Stato tolleri tutto ciò. Parlo per esperienza diretta: se le forze dell’ordine facessero irruzione in questi locali con le lampade di Wood, troverebbero ovunque tracce di sperma. Un mercato della carne mascherato dietro sedicenti associazioni culturali non profit e organizzazioni onlus. Che cosa trattiene le istituzioni dall’intervenire? La paura d’essere considerate omofobe? Il titolo IX del codice penale, quello dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume, non vale per i circoli gay?».

 

 

Non sono contro questo generi di locali (ognuno faccia quello che vuole in assoluta libertà), ma se è vera la storia che molti locali sono così e lo spacciano come attività culturale, allora rimango perplesso anch'io...

 

 

Allora, io parlo per ciò che riguarda la mia esperienza personale, nessuno si senta offeso dalle mie parole in generale da quanto scrivo.

Qua a Torino, ma comunque anche nel resto d'Italia esistono locali gay 'normali' e locali gay in cui si va solo per fare sesso -questo non è così vero, ma approfondirò in seguito- Come giustamente ha precisato qualcuno prima di me, come tutti i locali -etero e gay- in cui si fa sesso, è necessario che siano privati per legge, e quindi richiedono un tesseramento. Dato che è molto più difficile creare un club che associarsi ad associazioni già esistenti, la maggior parte dei locali -etero e gay- decidono di appoggiarsi all'ARCI.

I locali gay, in particolare, si associano sia all' ARCI che all'ARCIGAY, in maniera del tutto indistinta.

Tuttavia, tali locali non si propongono come locali culturali, in nessun modo.

 

Ad esempio, qui si trovano i locali gay affiliati arcigay, e nessuno di questi si vende per qualcosa che non è. Sono tutti ben definiti come CRUISING, SAUNA, ecc... niente di culturale.

E' inoltre vero almeno a Torino -e per induzione direi che vale in generale- che le dark room non esistono solo nei locali gay, ma anche nei locali etero -da noi esiste almeno una discoteca etero in cui ciò è vero-. E' ben noto che esistono luoghi di battuage anche tra gli etero -e qua la comunità gay direi che è più furba: tesserandosi all'arci mantengono abbastanza per definizione dei prezzi piuttosto bassi ^_^-

Perciò non trovo il commento di Luca appropriato, posso quasi essere d'accordo che tra ragazzi si arriva al dunque mediamente prima che con le ragazze, ma ovviamente non è quello che stava sostenendo l'intervistato.

 

Infine, voglio anche portare la mia esperienza personale in luoghi di cruising. Per prima cosa premetto di essere stato in uno di questi locali con dark-room, serate a tema, ecc... e non trovo queste grandi differenze con una qualsiasi serata gay in discoteca, anzi forse in una serata si vedono più ragazzi nudi che in un locale di questo tipo. Innanzitutto in questi locali viene promosso il sesso protetto, fornendoti tutti i preservativi che vuoi e spesso con opuscoli informativi a latere e quindi in questo non vedo niente di perverso. Non ho mai visto un grammo di droga e anzi, essendo come dicevo prima locali dove si entra con pochi euro, vanno molti ragazzi giovani che non potrebbero neanche permettersela, perciò non ci sarebbe nemmeno il 'mercato'.

Altra cosa che mi preme aggiungere è che non è proprio vero che vai lì, trombi e te ne vai a casa, o almeno non lo è per tutti. Ovviamente come ogni locale hanno una zona bar in cui chiacchieri, conosci le persone e magari te ne vai a casa senza neanche provarci con nessuno. Sono luoghi di aggregazione per la comunità GLBT, in cui spesso riesci a conoscere più persone che in discoteca, a causa di un volume della musica più tenue e di un ambiente più tipo bar che tipo pub.

Anzi, se in discoteca trovi un ragazzo interessante e vuoi concludere mediamente vai in bagno, lì bene o male ti offrono dei camerini in cui puoi concludere nella privacy più totale e comunque offrendoti l'opportunità di fare sesso protetto, cosa che in discoteca non accade.

E' altresì vero che la prima volta che ci andai fu per mera trasgressione, tuttavia lì conobbi un ragazzo interessante con cui chiacchierammo tutta la notte e che mi spinse a tornare in quel posto, dato che lui lavorava -e lavora tuttora- lì ^_^ Noi, ad esempio, non andammo subito al sodo ma ci rivedemmo ancora prima di concludere.

Questo poi non significa che non ci sia gente che va lì solo per scopare, ma non trovo sia così dissimile dalla stessa gente che poi va alla serata gay in discoteca con la stessa intenzione.

Il discorso delle glory holes o delle sling room, poi, fa veramente ridere. E' vero che in questo tipo di locali ci sono anche queste attrezzature, ma sono pressochè sceniche per dare il senso di trasgressione al locale. Io sono andato qualche volta -ma solo in questo locale- quando il mio amico era di turno, e non ho mai visto nessuno fare questo tipo di cose.

Voglio dire, perchè dovresti succhiare un pene ad uno sconosciuto, quando facendo due passi in avanti lo conosci e vedi se effettivamente ti piace?

Oramai quando vado in questo locale, tutto il lato 'trasgressivo' è scomparso. Come in ogni locale che si frequenta, dopo un po' conosci gli affecionados, i baristi, e ci vai lì come se andassi in qualunque altro pub. Io poi personalmente ci vado per il mio amico, ma ognuno dei presenti trova il suo motivo personale per andarci. A volte incontri persone di una certa età appena lasciati dal compagno e che quindi cercano qualcuno da conoscere, trovi il ragazzino che ha problemi a socializzare e che quindi in una discoteca si troverebbe a disagio, trovi il ragazzo palestrato che va lì per sfoggiare i suoi muscoli, ecc.

Poi trovi anche chi va lì solo per scopare, ma come in ogni altro luogo.

 

Con questo, non me la sento di generalizzare ad ogni locale di questo tipo, io sono andato solo in uno e perciò non posso giudicare l'intero sistema.

 

Viceversa, ho pensato fosse utile condividere la mia esperienza per togliere i demoni che stanno dietro a questo tipo di locali. Capisco 'ilromantico' che leggendo quello che ha detto Luca Era Gay sia rimasto scioccato da quanto scritto, ed è il motivo per cui ho voluto raccontare quello che a me è successo in un posto del genere.

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Ho ben chiaro che esistono i "sex club" quanto i luoghi di battuage anche per gli etero, ma si tratta di percentuali 'irrisorie' rispetto alla maggioranza di locali sobri "per etero".

 

Esistono locali sobri "per etero"?

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Locali sobri "per etero"? E io che pensavo che la distinzione fosse solo tra "locali a tematica" (etero e non) e "locali non a tematica"... (edit: Loup-garou mi ha preceduta)

 

Oltre a quanto rilevato da Almadel, c'è anche da dire che il vivere l'omosessualità spesso comporta un distacco abbastanza netto dai "moralismi" dell'eterosessualità: non è che son presenti più locali gay-oriented, è che sono quelli più visibili rispetto ai sex club per etero; i primi sono luoghi che si notano perché accorpati a discoteche o locali vari, ma per il resto il mondo etero vanta varie declinazioni per quanto riguarda il sesso facile e/o la prostituzione (molto spesso non legale).

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Povera, triste persona!

Non sono nemmeno riuscito a leggere tutta la sua intervista perché dal nervoso stavo per spaccare il computer. Come fa a dire che è consuetudine fra i gay farsi mantenere? Chi manteneva lui evidentemente lavorava, dubito vivesse di pane e cipolle!

E basta con questi luoghi comuni!

 

Ma io dico, senti quel demente di Povia che canta la tua vita a San Remo e tu cosa fai? Lo quereli? No, scrivi un libro, diventi famoso, predichi la guarigione, diventi famoso, frequeinti i locali più alla moda e te la spassi con Dolce&Gabbana negli angoli nascosti delle discoteche!!!

Ma quella poveraccia di Terry, non si sente a disagio a vivere con un uomo che ha avuto in mano più uccelli di un volontario della LIPU? (Scusate la volgarità ma ho il sangue che ribolle!)

 

Piutttosto che il libro di 'sto demente leggerei quello della D'Urso, e ho detto tutto!

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A me certe cose scritte nell'articolo fanno anche ridere, perchè sono demenziali. Certo se penso che certi ignoranti, come più o meno tutti i lettori del giornale, ci crederanno...

 

Immagino sto sfigato, la sera a casa a studiare tutti i risultati di calcio fino alla serie C sulla gazzetta per ripetere la lezione al bar (!). già che c'era, per essere più sicuro di diventare etero, avrebbe potuto studiarsi anche quattroruote per andare ai raduni di auto tamarre...

 

Poi scusate se me ne accorgo solo ora (è che non avevo mai letto prima l'articolo, ritenendolo una perdita di tempo), ma se su 100 aspiranti etero, 10 si sono sposati e 3 si sono fatti prete (quindi sono ancora gay), non vi pare un risultato un po' deludente?

Un po' fuffa come "terapia", se c'è il 90 % di probabilità di non riuscire, sempre che quel 10 % sia effettivamente etero...

 

mi pare in generale un po' strana la storia, soprattutto per come racconta la sua vita da gay. mi sembra lecito sospettare che ci abbia via via aggiunto una serie di cazzate e luoghi comuni per renderla più adatta ai suoi obiettivi.

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Ragazzi, è successa una cosa strana. Ho guardato con più attenzione il forum, e mi sono accorto che esiste una sezione "temi lesbici". Ma perché, scusate, non mi verrete a dire che esistono anche omosessuali donne?! Luca di Tolve non ne parla per niente!

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AndrejMolov89

Ok mi avete chiarito il mistero della tessera...

 

Ho ben chiaro che esistono i "sex club" quanto i luoghi di battuage anche per gli etero, ma si tratta di percentuali 'irrisorie' rispetto alla maggioranza di locali sobri "per etero". Conosco solo una persona etero che è stata in questi tipi di locali, mentre conosco molti gay che hanno avuto esperienze in saune o dark room. Io stesso in qualche locale, che pensavo non avesse dark room (perchè non 'pubblicizzate'), ho scoperto più di una volta che in realtà il locale era provvisto anche di dark room.

 

Per il resto non si vuole far passare nessun messaggio, nessuno ha mai parlato di moralità.

 

Per il resto la spiegazione di Almadel non la capisco, come non capisco che bisogna ci sia di stare sempre li a tirare teorie da psiconalista e farcirle con un po' di anedotti storici, affascinante per carità, ma che c'entrano con la realtà dei fatti?

 

Per me non c'è differenza tra un maschio che si fa molte donne, o un maschio che si fa molti maschi. La mia opinione resterà sempre la stessa, generalmente parlando penserei che è un insoddisfatto cronico e/o un egoista. O almeno è questo quello a cui sono arrivato frequentando persone e/o conoscendo amici/che di quel tipo. Comunque niente a che vedere con la morale, nè sto parlando di persone che non conosco personalmente.

Più che altro basi i tuoi ragionamenti sul fumo. Innanzitutto tu dici che sulla maggioranza di locali etero, ve ne è una piccola a tema sessuale ... ora, mi chiedo, quali locali etero? Dubito che tu possa fare una reale distinzione tra locali pubblici e locali etero, ne consegue che le due situazioni non sono confrontabili perché esistono locali esclusivamente gay, ma non esclusivamente etero. Seconda cosa, se esistono locali esclusivamente etero sono quelli di scambi sessuali o altro, in cui per ovvie ragioni, per non incappare in strani incidenti, sono richiesti solo etero. Premesso questo, se consideriamo l'esclusività di questi locali è evidente che relativamente vi sono luoghi più promiscui solo per etero, mentre gli ambienti solo gay hanno una percentuale minore alla totalità di locali per fare sesso. Se vuoi confrontare due situazioni, bisogna giocare alla pari, non puoi confrontare il quantativo di zucchero in un sasso rispetto ad un biscotto della nestlè.

* Ritornando al discorso locali etero, tu devi dimostrarmi che esiste almeno un locale esclusivamente etero in cui ci s'incontra e basta, che si dichiara e definisce tale. Non avendo dati alla mano baso tutto sul buon senso, ma a quanto pare la cosa non è scontata quando una persona vuole vedere il marcio assolutamente.

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