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Il termine "LESBICA"?!


Andre_88mi

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Sinceramente un mio amico, anni fa, usava "donna-sessuale" pensando davvero che fosse il termine politically correct equivalente a Homo-sessuale... Quando mi sono accorto che non stava scherzando ho dovuto spiegargli velocemente l'etimologia della parola omosessuale....

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io nella mia vita precedente  :) vivevo la parola lesbica come una parolaccia, oggi nella mia nuova vita  :) se sento o dico la parola lesbica mi eccito addirittura...Come cambiano le cose  :salut:

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  • 4 months later...

A me il termina lesbica non ispira niente di negativo. Non mi sembra una parola brutta. Non mi suona male. Come non mi suona la parola gay. A volte uso anche gay per le donne. Credevo fosse corretto usarlo sia per maschi che per femmine.

Lesbica è una parola che definisce qualcosa. E' una parola che tutti conoscono.

Secondo me più che con il suono che ha, tante ragazze hanno problemi con il suo significato.

Poi come hanno detto altre ragazze, qualsiasi parola secondo come è detta può assumere un tono negativo.

In ogni caso se nemmeno noi ragazze lesbiche riusciamo a usare con serenità e con un significato del tutto positivo questa parola, non vedo come potrà cambiare qualcosa tra gli etero.

Credo che l'appropriazione in senso positivo di questa parola debba iniziare da noi.

 

Ti quoto pienamente!!! hail.gif

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  • 4 weeks later...

a me la parola lesbica non piace per niente.

l'ho sentita per la prima volta alle medie dal mio compagno di milano (io ho fatto le medie al sud) che faceva l'avanguardista e suonava come un termine tecnico o una malattia.

all'estero ho sempre sentito gay anche per le donne e lo preferisco.

comunque preferisco anche omosessuale, anche perchè omosessuale ha un concetto poetico del termine: la ricerca dell'uguale.

Lesbismo poi lo trovo particolarmente sgraziato anche come suono.

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  • 3 months later...
rosa_delle_alpi

comunque preferisco anche omosessuale, anche perchè omosessuale ha un concetto poetico del termine: la ricerca dell'uguale.

Lesbismo poi lo trovo particolarmente sgraziato anche come suono.

 

già,anche a me "lesbismo" suona malissimo, sarà per la doppia "s" e la "b" in mezzo che causano, come dire, una scarsa scorrevolezza nella parola, un effetto di suono poco fluente.

ma nemmeno "omosessualità" mi garba, mi dà l'idea di un termine clinico,anche se di fatto non ha sinonimi e quindi, quando voglio designare il concetto, non posso scegliere altri termini.

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  • 2 weeks later...

A me il termine lesbica piace e non lo associo assolutamente ad un termine negativo, non trovo nemmeno che suoni male.

Ed insieme ad omosessuale e gay sono gli unici termini che uso.

Come detto da qualcun'altra anche io trovo infantile lella, e trovo irritante quando qualcuno mi definisce così. Lella può solo chiamarmi mia sorella come diminutivo del mio nome.

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rosa_delle_alpi

Lella può solo chiamarmi mia sorella come diminutivo del mio nome.

 

a proposito... [un po'OT] cosa penseranno del termine "lella" tutte le etero che si chiamano rossella, gabriella, antonella, mirella, lorella, eccetera? :D

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  • 2 months later...
GabrielaVelitch

ma io mi posso ritenere: lesbica, gaia, frocia, omosessuale e via dicendo, tanto chi vuole descriminare ti offende con qualsiasi parola :D

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Io odio abbastanza la parola "lesbica". Mi sembra l'equivalente femminile di "ricchione" o "frocio", e un sacco di persone la usano come insulto.

Preferisco il termine "omosessuale", o "gay" anche per le donne.

Quando andavo al liceo io e i miei amici usavamo molto la parola "lella", poi ne avevo dimenticato l'esistenza fino a poco fa :D

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Sì, ma "lesbica" è quasi un iponimo rispetto ad omosessuale ed ha una determinata valenza per via della storia che si porta dietro, differentemente da "frocio", "finocchio" o "ricchione" (altrettanto utilizzati, ma fin dalla notte dei tempi secondo un'accezione negativa)

Se poi vogliamo andare a spaccare il capello, qualsiasi termine è o può diventare un insulto tra le labbra di chi dà una connotazione negativa all'orientamento sessuale, quindi perché negarci la possibilità di utilizzare un qualcosa di più specifico e non volgare?

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Infatti non critico chi lo utilizza come termine, perché mi rendo conto che è solo una semplice parola... dico solo che a me non piace. Non mi sento a mio agio a definirmi così, quando mi chiamano lesbica mi sento come si sentirebbe un disabile a sentirsi chiamare "storpio". Sarà che l'ho sentita usare troppo spesso da cafoni frustrati in modo offensivo, non so.

Ma poi proprio foneticamente è brutta come parola oltretutto

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A livello fonetico neanche a me piace (ad esempio, scrivo o dico sempre "relazione saffica" e non "relazione lesbica"), però mi definisco lesbica perché è ciò che sono e perché non lo trovo avente un'accezione negativa di per sé.

Intendiamoci: ho perso il conto delle volte in cui mi son sentita dire che sono "una lesbica di merda", ma data l'indelicatezza avrebbero potuto anche dirmi che invece sono "un'omosessuale di merda" o che "mi piacciono le donne e sono contronatura" e la portata dei contenuti sarebbe stata uguale.

Nulla da eccepire poi sul tuo non sentirti a disagio, ma se ne vogliamo parlarne da un punto di vista oggettivo tocca anche riconoscere che il termine ha una storia differente da quella di un "ricchione" o un "finocchio"! :D

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Ma certo, quello senza dubbio. La storia della parola "lesbica" è assolutamente dignitosa. Ciò che ho scritto era riferito esclusivamente al fatto che a me personalmente quel termine non piace

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scrivo o dico sempre "relazione saffica" e non "relazione lesbica"

Io vedrei bene l'aggettivo "saffico" in un paper di studi sulla sessualità, come sinonimo di "lesbico", perché mi suona abbastanza letterario (il che contribuisce a allontanare la percezione del fenomeno dalla realtà, cosa di cui non c'è assolutamente bisogno), mentre "lesbico" è assai più frequente, basti pensare alle associazioni gay e al fatto che in altre lingue la parola è la stessa (inglese, francese, spagnolo, tedesco).

 

Nulla da eccepire poi sul tuo non sentirti a disagio, ma se ne vogliamo parlarne da un punto di vista oggettivo tocca anche riconoscere che il termine ha una storia differente da quella di un "ricchione" o un "finocchio"! :D

Infatti per prendere per i fondelli, a me danno direttamente del "frocio", in mancanza di un corrispettivo femminile. :pausa:

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"Saffico" negli ultimi anni è stato sdoganato in diversi ambiti (anche di basso livello, come il gossip), diventando giusto un termine più ricercato e meno colloquiale di "lesbica".

Indubbiamente non può contare sulla medesima incisività (fonetica e culturale, se vogliamo), ma quello è un problema legato al tipo di conversazione in corso e all'effettiva necessità di porre l'accento: nel momento in cui il succo del discorso è chiaro, cambia davvero qualcosa nell'utilizzo di quel termine rispetto ad un altro?

E' ovvio che difficilmente si andrà a dire in giro "Ciao, sai, ho una relazione saffica in corso", ma nel momento in cui la situazione è delineata ci si può anche concedere una libertà di questo tipo.

 

Infatti per prendere per i fondelli, a me danno direttamente del "frocio", in mancanza di un corrispettivo femminile. :pausa:

 

"Frocio" deriva dal luogo comune della mancata virilità di un uomo, quindi il corrispettivo femminile potrebbe giusto enfatizzare l'aspetto stereotipato della lesbica (grossa, cattiva, rude, ect)... Ma è ovvio che in questo modo perderebbe di senso. :asd:

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Vedo che non poche donne non amano il termine lesbica perché evidentemente

questo termine ha veicolato per secoli, per troppo tempo, una diffidenza, una ripulsa,

un rigetto, di cui è sentito ancora carico. Diffidate delle considerazioni innocentemente

fonetiche. E quindi vorrei consigliare a tutte le donne di riappropriarsi del termine

«omosessuale»: sono omosessuale, io sono omosessuale.

 

Scusate, ma non avete sentito cento, mille volte le donne etero dire di sé, appunto,

io sono eterosessuale? Con la tranquilla sicurezza di chi sa di stare dalla parte della

maggioranza, della normalità, del conveniente. Ebbene, usate il termine speculare.

C'è spesso tanto malcelato e sottinteso orgoglio nel dire Io sono eterosessuale che

varrebbe la pena imparare a dire e a diffondere io sono omosessuale con altrettanto

tranquilla sicurezza.

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Due considerazioni, Isher:

 

1) Per quella che è la mia esperienza, chi utilizza "lesbica" tende ad utilizzare anche "omosessuale" (magari non nella stessa misura) ma più difficilmente avviene il contrario, quindi in linea di massima direi che in un modo o nell'altro già è abbastanza utilizzato il termine "generico" per definirsi.

2) Di questi tempi è già tanto vedere che ci si riesce a definire e avere una sicurezza tale da affrontare con serenità la questione "etichette".

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Sinceramente io dico sempre lesbica, mi piace come suono, proprio la sua violenza. Quando lo dico mi sembra uno schiaffo sulla faccia di coloro a cui non piace che io lo sia, e una dimostrazione di orgoglio riconosciuta da quelli che invece non sono contrari, o meglio ancora si riconoscono nel sentimento di fierezza.

 

Omosessuale lo uso solo quando non parlo di me personalmente, mi sembra un termine che distanzia da un piano soggettivo, e più adatto a discutere in generale dell'argomento, o anche scientificamente.

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Ma perché vi sembra un termine tanto distanziante, e scientifico addirittura,

se è il perfetto omologo di eterosessuale? Come si definiscono gli eterosessuali?

Eterosessuali. Perché noi abbiamo bisogno di termini ingentiliti (gay) o

rimontanti all'antichità classica (lesbica)? (a parte il fatto che Saffo va

onorata in eterno).

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Gli eterosessuali si definiscono tali nel momento in cui entrano a contatto con una realtà non sempre visibile, mentre noi spesso prendiamo le distanze dalla loro e cerchiamo degli agganci per definire la nostra identità.

Anche nel mondo etero si possono notare dei riferimenti storici/culturali per indicare in maniera più lampante (e talvolta "orgogliosa") delle attitudini, come l'essere dei Casanova, ma è ovvio che a loro non viene richiesto di norma un dover emergere e far diventare quel riferimento una sorta di simbolo del proprio essere.

E' un po' come la questione dell'orgoglio gay: dire che si è lesbiche può indicare una consapevolezza del proprio essere, meno riscontrabile nel definirsi "solo" omosessuali o attraverso dei giri di parole; probabilmente non si sarebbe arrivati a questo punto se lo sviluppo della realtà omo fosse stato simile a quello etero, ma è lecito pensare che dopo decenni sia sorto il bisogno di stabilire delle basi.

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Anche eterosessuale mi sembra piuttosto distanziante, infatti al massimo sento le persone dire che sono 'etero' (prevalentemente mie coetanee ma anche persone più grandi), che comunque ingentilisce il termine, lo rende meno clinico.

Trovo che il corrispettivo di etero sia più generalmente gay applicato anche alle donne, che però hanno la possibilità di scegliere (ed io ad esempio ho scelto lesbica per le ragioni già scritte). Homo in inglese può anche colpire e funzionare, in italiano 'omo' a mio parere perde di forza per l'assimilazione con altri termini e non mi sento di contrapporlo a etero, che invece è inconfondibile come parola e come significato.

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quando mi chiamano lesbica mi sento come si sentirebbe un disabile a sentirsi chiamare "storpio".

 

...LOL, "storpia lesbica" sarebbe fantastico! xD

 

No comunque anche io percepisco un vago, lontano sottofondo negativo in "lesbica", ma lo ignoro e uso tranquillamente questo termine, lo trovo il più pratico e comprensibile da tutti. Alla fine il linguaggio, in quanto strumento di comunicazione, deve anzitutto rispondere al bisogno di farsi capire. In molti ambiti sono state elaborate parole o perifrasi politicamente corrette, ma se non rispondono al bisogno pratico difficilmente si affermeranno nel linguaggio comune.

 

Anche io ho sentito "gay" applicato alle donne, però mi è sempre sembrato strano, e comunque a volte c'è la necessità di un termine che indichi nello specifico le donne gay.

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a me lella non piace proprio, mi sembra un modo per ammorbidire il suono, un modo per chiamare le lesbiche piccole di età.

Non lo userei mai e poi mai.

 

uso comodamente lesbica o a volte omosessuale.

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Gli eterosessuali si definiscono tali nel momento in cui entrano a contatto con una realtà

non sempre visibile, mentre noi spesso prendiamo le distanze dalla loro

 

Guarda Hremia che gli eterosessauli si definiscono per se, e non solo in rapporto ad altro,

anzi si definiscono soprattutto per se.

 

Anche eterosessuale mi sembra piuttosto distanziante,

infatti al massimo sento le persone dire che sono 'etero'

(prevalentemente mie coetanee ma anche persone più grandi)

 

Stesso discorso: anche tu ti riferisci a una situazione prevalentemente

generazionale, e suppongo di conversazione orale. Sta pur certa che in

un dibattito culturale, in un'aula universitaria, sul piano pubblico, per non

parlare di libri e giornali, gli eterosessuali non si dicono etero, ma

eterosessuali, e comunque se si dicono etero è perché hanno imparato

che esso è l'equivalente eterosessuale di gay: insomma, vogliono farci un favore,

essere gentili e democratici, mostrarsi aperti di mente. Invece sembra che molti gay

e lesbiche non siano capaci di liquidare o superare la connotazione originariamente

psicologica (ovviamente non positiva, se ci riferiamo a Freud) del termine. Ma allora

l'equivalente ingentilito è uno sconto che si fa a sé stessi, alle proprie incertezze.

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Ti faccio una domanda per capire meglio la tua affermazione: pensi che gli eterosessuali sentano il bisogno di definirsi a prescindere? E in virtù di cosa, eventualmente?

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Scusa Hremia, non capisco bene la tua formulazione linguistica: «definirsi a prescindere».

Che significa? e «a prescindere» da che cosa? e che significa «in virtù di che cosa»?

 

Ma se tutto ciò che hai scritto significa, semplicemente: «gli eterosessauali sentono il

bisogno di definirsi?», la mia risposta è, ovviamente, «sì!».

 

Lo fanno da secoli, da millenni, e non so se ti sei accorta che tutta la Storia, tutta la

cultura, l'immaginario collettivo, tutto il regno delle immagini tramandate, diffuse e

valorizzate, altro non sono che l'effetto e la diramazione di questa loro definizione di sé.

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A prescindere dal rapporto con l'altro ( = l'omosessualità) e per quale ragione, Isher.

Non sto parlando di come la vedo io, bensì di come la vedi tu per capire meglio le ragioni del considerare quasi "superflui" termini come "lesbica" e "gay".

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Non considero superflui i termini lesbica e gay, Hremia: non l'ho mai detto.

Io uso scambievolmente i termini omosessuale e gay, senza dare a uno

di essi particolare importanza rispetto all'altro. Tutto dipende dai contesti.

 

Nei contesti pubblici, dicevo, o in quelli culturali, e in genere nei contesti di

asserzione di sé, come gruppo, gli etero non si chiamano etero, ma eterosessuali.

(e se si autodenominano etero lo fanno per gentilezza verso, appunto, i gay).

Non capisco perché noi non dovremmo fare lo stesso. E poiché ho notato

che non poche lesbiche non hanno simpatia per il termine lesbica, ho fatto

notare che c'è omosessuale a disposizione. E non mi convincono le scarse

simpatie per omosessuale, anzi, scavando appena un po', mi sembra sia facile

vedere che esse nascondono una mancata ri-appropriazione del termine.

 

Ultima osservazione: gli etero usano eterosessuale come termine neutrale,

oggettivo, puramente descrittivo: ma proprio per questo tanto più forte.

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generalmente io noto che gli eterosessuali usano il ternine etero per dire in modo tranquillo che non sono gay.

cioè non per definirsi, ma per specificare che "per caritàà!!!! non sono gay!!! io SONO ETERO!!!! capito???

E T E R O !!!!"

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