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La bestemmia


orodeglistupidi

Che ne pensate delle bestemmie?  

3 members have voted

  1. 1. Che ne pensate delle bestemmie?

    • Le dico liberamente e non ho fastidio a sentirne.
      11
    • Ci sono momenti in cui è inevitabile che mi scappino.
      20
    • Mi sforzo di sostuirle con forme più deboli (ad esempio, cambiando 'dio' in 'zio').
      3
    • Non ne dico, ma non ho fastidio a sentirne.
      6
    • Non ne dico e mi infastidisce sentirle.
      22


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Ti prego Isher,

dimmi come reagiresti

se io ti chiedessi di non dire "PorcoMondo"

e io ti dirò come risponderei a un credente.

Credo che sorrideresti e strabuzzeresti gli occhi,

come faccio io.

 

 

Realmente la tua domanda ha un senso?

 

E non tirate fuori la questione sull'essere ateo

o essere credente; non mi convince affatto.

 

 

Invece per un ateo che rifletta ha un senso. Forse è solo questione

di età; tu rispetto a me sei ancora un putto: ma ti assicuro che a 50 anni

ti sentiresti stupido a bestemmiare.

 

[PS: non c'entra niente, ma da tempo volevo chiederti:

perché non apri un topic su Cecilia Bartoli e Lucia Valentini Terrani?]

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Caro Isher,

non credo affatto che bestemmiare ti donerebbe;

difendevo solo il mio diritto a non essere stigmatizzato

se dovessi bestemmiare (e non lo faccio praticamente mai)

 

Mi lasci con il sospetto che la tua avversione

sia dovuta non solo al decoro dei tuoi cinquant'anni,

ma anche alla superstizione della tua età.

Temo però di aver formulato un pensiero offensivo,

ma forse fa il paio con il sentirsi dare del "putto" :rotfl:

 

Nesuno teme di essere punito dal Mondo

quando dovesse dire "Porco Mondo"

o quando non intervenisse se altri lo esclama.

Ma codesto dio personale e vendicativo

non ama essere nominato invano.

Ti vorrei spinoziano, tutto qui.

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Caro Almadel,

 

ho l'impressione che, nel gioco di post a dialogo, entrambi non abbiamo esplicitato fino in fondo,

oppure in sintesi, le nostre posizioni. Vedi tu se hai lasciato qualcosa di implicito, da parte tua,

io provvedo a chiarire a te e a chi ci legge il senso di ciò che volevo dire.

 

Nel mondo esiste una varietà di ideali, appartenenze, minoranze, connotazioni determinanti

e soprattutto ne esistono alcune che dal punto di vista della Storia e della Cultura sono particolarmente

importanti:

 

Esistono gli atei e i credenti.

Esistono i bianchi e i neri (e rossi e gialli).

Esistono gli uomini e le donne.

Esistono gli eterosessuali e gli omosessuali e i/le trans.

Esistono i portatori di handicap e i disabili e quelli che non lo sono.

 

Secondo me, non nel proprio privato, ove ciascuno è libero di esprimersi

come desidera e meglio crede (ovvio), ma nella sfera pubblica e cittadina,

devono valere, se siamo civili e non incivili, degli apriori di Rispetto, per i

quali non ci si domanda neppure se sono presenti o meno individui che

hanno condizioni e scelte  opposte alle nostre, ma si dà per scontato

che, esistendo queste ultime comunque (è un dato trascendentale, in

effetti), io e ciascuno al posto mio non deve offendere

gratuitamente la sensibilità altrui con espressioni odiose per l'Altro.

Devono quindi essere evitate espressioni blasfeme, omofobiche,

razzistiche, inferiorizzanti, machistiche.

 

Il che non significa ovviamente rinunciare a esprimere le

proprie idee in un discorso pacato e di ragione: per tornare al nostro

esempio, si eviterà la bestemmia, ma si faranno discorsi atei, anticlericali,

antimonoteistici e via dicendo.

 

Caro Isher,

 

difendevo solo il mio diritto a non essere stigmatizzato

se dovessi bestemmiare (e non lo faccio praticamente mai)

 

 

Se io ti conoscessi personalmente, ti difenderei con tutto il cuore

da chiunque ti volesse stigmatizzare se tu ti fossi messo a bestemmiare

nella pubblica piazza. E se ti fossi amico, il fatto che tu fossi un

bestemmiatore accanito non diminuirebbe

di un grammo il mio affetto per te. Solo, da amico ti direi:

Almadel, ma perché eccetera? non pensi tu che eccetera?

Insomma ne parlerei con te istituendo un dialogo per vedere che cosa ne esce fuori,

per entrambi:

forse solo (e non sarebbe poco) una più profonda conoscenza reciproca.

 

 

Mi lasci con il sospetto che la tua avversione

sia dovuta non solo al decoro dei tuoi cinquant'anni,

ma anche alla superstizione della tua età.

Temo però di aver formulato un pensiero offensivo,

ma forse fa il paio con il sentirsi dare del "putto" :rotfl:

 

 

Non ho capito per nulla che significa «superstizione della mia età».

Sono io superstizioso perché non bestemmio?

Beh, c'è un limite al pardosso!  :gh:

Sono superstizioso perché cinquantenne?

E perché?

 

Quanto al “putto“, voleva essere un'appellativo affettuoso:

mannaggia, non ho colto nel segno  :sisi:

 

 

Nesuno teme di essere punito dal Mondo

quando dovesse dire "Porco Mondo"

o quando non intervenisse se altri lo esclama.

Ma codesto dio personale e vendicativo

non ama essere nominato invano.

 

 

Come ho cercato di dire sopra, Dio non c'entra niente!

Evitare la bestemmia è una indicazione che nasce dalla

considerazione dei rapporti pubblici con i nostri simili nella Società.

 

 

Ti vorrei spinoziano, tutto qui.

 

 

 

Mi vorresti «spinozista», non «spinoziano».

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Carissimo Isher,

spero di aver individuato il bandolo

della nostra questione.

 

Inconsciamente abbiamo toccato

un problema non morale e non politico:

ma propriamente psicologico.

 

Io difendo quella cosa

- sacra agli Estroversi -

che è la libertà di Espressione.

 

Tu - al diritto di esprimersi -

contrapponi il maggiore valore

della Sensibilità dell'uditore;

questione cara agli Introversi.

 

Nei nostri esempi, abbiamo preso o possiamo prendere

come termine di paragone la condizione omosessuale.

 

Per te i Credenti hanno lo stesso diritto degli Omosessuali

di vivere senza essere bersaglio delle ingiurie.

 

Per me i Blasfemi hanno lo stesso diritto degli Omosessuali

di non essere stigmatizzati per un comportamento

che è indegno esclusivamente nel sistema di valori di un credente.

 

Conta più l'Espressione o la Sensibilità?

Cosa è più sacro in una società perfettamente liberale?

E' lo spinosissimo problema della Contemporaneità:

sulla laicità, sull'integrazione, sul relativismo.

 

E' il Gay Pride al Giubileo un atto blasfemo?

No? E puoi essere tu a deciderlo?

(Cerco di tirare acqua al mio mulino, comprendimi)

 

Per quanto mi riguarda, comprendo

le perplessità che mi sollevi.

Semplicemente non sono le mie,

perchè ho un innato sistema di valori

che dà ad altre la priorità.

 

Razionalmente sono sostenuto dal fatto

- che ho già espresso, credo molte volte -

che le uniche sensibilità che vanno rispettate

sono quelle che non presuppongono una scelta

nè concedono un qualche ripensamento volontario:

ovvero etnia ed identità sessuale;

idee politiche e religiose non sono sottoposte

alla stessa gentilezza del "politicamente corretto"

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Francamente non credo che Isher trovi volgare

la frase "PorcoMondo" rispetto a "PorcoD*o";

non credo neppure che la reputi un offesa

a chi crede nella bellezza del Mondo

o al fascino della globalizzazione... :rotfl:

 

Ora faccio la puntigliosa rompicoglioni: in quanto pagana per approssimazione (ho già elaborato il mio concetto personale di religione altrove), a me infastidisce anche quella, come espressione.

Certo, non è che vado a dirlo a qualcuno, se gli scappa una volta, capita, ma lo stesso vale per una bestemmia, mi faccio sentire giusto se c'è un'insistenza particolare.

 

E nessuna bestemmia, affermazione offensiva o che dovrebbe essere illegale, ovviamente, a meno che non si tratti di una qualche discriminazione pesante, ma quello è un altro discorso.

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Carissimo Almadel,

 

considerando le nostre due diverse vedute sulla bestemmia come espressione di un contrasto psicologico, non morale o politico,

tu, con pieno diritto s’intende, blocchi il nostro confronto, come del resto lo fai espressamente con la chiusa del tuo post. Se

esso si riduce infatti a un diverso modo d’essere, che in quanto tale è immodificabile, non c’è molto da aggiungere a quanto ci

siamo finora detti. Questo, ripeto, è del tutto legittimo, e per questo esitavo a risponderti.

 

Se lo faccio, non è per riaprire il discorso, ma solo per rispondere al tuo ultimo post su alcuni punti determinati,

con qualche considerazione che mi sembra comunque necessaria per precisare la mia posizione non solo a te ma anche a chi ci

legga.

 

 

1. Ti vorrei anzitutto far notare che quello che vale sul piano psicologico non vale più sul piano morale e politico. Non si può fare infatti

della presa d’atto del proprio Io il principio e la fine di una indagine su come devono o dovrebbero andare le cose nel mondo,

e più precisamente nella Società, nel consorzio civile. Il piano morale sorge proprio solo quando si esce dalla psicologia, e

dalla propria psicologia. Restare nella psicologia, cioè nel proprio Io, ed elaborare morale, e anche fare politica, non è possibile.

 

E qui mi tocca fare una precisazione: io mi riferisco alla Società come consorzio civile in senso proprio e pieno. Mi riferisco

cioè a una Società evoluta, pluralistica, che abbia assimilato principi laici e liberali, che abbia sconfitto o sia comunque

immune da totalitarismo e fondamentalismo. Il mio discorso presuppone cioè già un certo grado di civiltà come

valore condiviso e considerato prezioso e irrinunciabile da tutti.

 

 

2. In questo quadro, l’espressione di sé e l’ascolto e la protezione degli altri sono in realtà principi complementari,

e il primo è un’astrazione senza il secondo. Essendo l’espressione di sé una potenza che vale e deve poter valere per tutti,

essendo quindi quel «sé» in realtà un «ciascuno e tutti», anche e proprio chi metta al primo posto questa esigenza dovrà

tenere conto delle sensibilità altrui. E quindi limitare le forme dell’espressione di sé quando esse ledano o feriscano altri.

 

 

3. Tu dici che tieni conto della sensibilità altrui solo in due casi: l’appartenenza etnica e sessuale, cioè fatti o di natura o di una casualità

necessaria che determinano un essere. Per coerenza dovresti però accogliere anche la maggiore o minore integrità fisica, cioè la disabilità,

di cui parlavo io, che è anch’essa fatto di natura, e non di scelta. Se poi dal piano fisico ti trasporti al piano spirituale, troverai la mia

distinzione tra credenti e atei: culturale, cioè contingente e modificabile, è infatti la scelta di questa o quella religione; ma l’alternativa

tra il puro fatto di credere o di non credere è necessaria, perché è costitutiva del nostro essere mentale e spirituale.

 

 

4. Mentre riduci le forme di sensibilità da rispettare, crei però una nuova categoria di soggetti che non devono essere stigmatizzati, i blasfemi.

Ma qui c'è un equivoco e un facile scivolo: noi stiamo parlando dei bestemmiatori e basta. La blasfemia ha una sfera d'applicazione molto

più ampia. Sono d'accordo con il fatto che il blasfemo, in quanto tale, non vada affatto stigmatizzato. Ma la blasfemia richiede un discorso

a sé. Ciò di cui stiamo parlando è la bestemmia pubblica, neppure quella privata. In privato o con i suoi amici il bestemmiatore può

bestemmiare quanto gli pare; nel consorzio pubblico gli si richiede solo di astenersi da un linguaggio che non rispetterebbe quel, pare, 95%

di mondo che crede in qualcosa – dio, dei, natura, altro. Ripudiare il bestemmiatore protegge il blasfemo (serio).

 

Infine, io credo che i temi dell’espressione di sé e del rispetto degli altri – considerati in generale - sono

infinitamente più importanti e interessanti dell’esempio circoscritto che ha condotti a evocarli in questo topic: la bestemmia.

Che, francamente, continua a sembrarmi una cosa abbastanza priva di senso per un ateo (a meno che l'ateo, bestemmiando, non voglia

deliberatamente offendere un credente o un culto: possibilità che apre uno scenario completamente diverso, che però nessuno finora

ha considerato, o apertamente dichiarato), mentre per il credente riguarderà la sua coscienza personale e il suo confessore – cose di cui

ovviamente mi disinteresso.

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Ho votato "non ne dico, ma non ho fastidio a sentirne" e in tutta sincerità non faccio nemmeno un gran uso di parolacce. Non ho alcuna motivazione morale o religiosa, semplicemente non è una mia abitudine; di tanto in tanto mi viene spontanea la parolaccia se lavorando mi taglio o mi brucio, ma credo sia dovuto al fatto che pensare a quale imprecazione dire mi fa distrarre dal dolore. :rotfl:

 

Un po' di fastidio lo avverto sentendo utilizzare qualsiasi genere di imprecazione come intercalare. Non è tanto la bestemmia o parolaccia in sé ad infastidirmi, ma la constatazione di quanti miei coetanei, (e a volte anche parecchio più piccoli che sono poco più che bambini), sono quasi del tutto incapaci di concatenare una serie di vocaboli senza mettere un "porco qui - porco là" o un "cazzo su - cazzo giù" una parola sì e una no; mi sembra abbastanza deprimente.

 

Nello stesso modo, trovo irritanti i discorsi infarciti di "perchè-cioè-vedi-hai capito-diciamo che", anche in questo caso buttati lì ogni due parole di senso compiuto.

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Tra l'altro, il quadro normativo del reato di bestemmia (depenalizzato nel 1999 e ridotto a una multa fino a 309 euro) è piuttosto bizzarro... Viene punito solo l'ingiuria contro Dio e i defunti, ma non contro la Madonna, ad esempio, men che meno verso divinità non cattoliche... La cassazione nel 1992 stabilì che la bestemmia non rientra tra le manifestazioni di libero pensiero e di critica.

 

Mah...  :rotfl::sisi:

 

la trovo un'assurdità infatti...ma vabbè!!

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