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thomas80

L'angolo della poesia

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thomas80

Un classico di Trilussa, sempre simpatico per chi non lo conosce

 

L'Uccelletto

 

Era d'Agosto e il povero uccelletto

ferito dallo sparo di un moschetto

ando', per riparare l'ala offesa,

a finire all'interno di una chiesa.

 

Dalla tendina del confessionale

il parroco intravvide l'animale

mentre i fedeli stavano a sedere

recitando sommessi le preghiere.

 

Una donna che vide l'uccelletto

lo prese e se lo mise dentro il petto.

Ad un tratto si senti' un pigolio:

cio cio, cip cip cio.

 

Qualcuno rise a 'sto cantar d'uccelli

e il parroco, seccato, urlo': "Fratelli!

Chi ha l'uccello mi faccia il favore

di lasciare la casa del Signore!"

 

I maschi, un po' sorpresi a tal parole,

lenti e perplessi alzarono le suole,

ma il parroco lascio' il confessionale

e: "Fermi - disse - mi sono espresso male!

 

Tornate indietro e statemi a sentire,

solo chi ha preso l'uccello deve uscire!".

A testa bassa e la corona in mano,

le donne tutte uscirono pian piano.

 

Ma mentre andavan fuori grido' il prete:

"Ma dove andate, stolte che voi siete!

Restate qui, che ognuno ascolti e sieda,

io mi rivolgo a chi l'ha preso in chiesa!"

 

Ubbidienti in quello stesso istante

le monache si alzaron tutte quante

e con il volto invaso dal rossore

lasciarono la casa del Signore.

 

"Per tutti i Santi - grido' il prete -

sorelle rientrate e state quiete.

Convien finire, fratelli peccatori,

l'equivoco e la serie degli errori:

 

esca solo chi e' cosi' villano

da stare in chiesa con l'uccello in mano!"

Ben celata in un angolo appartato,

una ragazza col suo fidanzato,

 

in una cappelletta laterale,

ci manco' poco si sentisse male,

e con il volto di un pallore smorto

disse: "Che ti dicevo ? Se n'e' accorto!"

 

Ma in un angolo ancor piu` appartato,

un'altra ragazza col suo fidanzato,

disse: "caro non s'e` accorto, perche`io non sono sciocca,

in quanto io l'uccello, lo tenevo in bocca!"

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Solesilenzioso1

INNO ALLA BELLEZZA

 

Vieni dal ciel profondo o l'abisso t'esprime,

Bellezza? Dal tuo sguardo infernale e divino

piovono senza scelta il beneficio e il crimine,

e in questo ti si può apparentare al vino.

 

Hai dentro gli occhi l'alba e l'occaso, ed esali

profumi come a sera un nembo repentino;

sono un filtro i tuoi baci, e la tua bocca è un calice

che disanima il prode e rincuora il bambino.

 

Sorgi dal nero baratro o discendi dagli astri?

Segue il Destino, docile come un cane, i tuoi panni;

tu semini a casaccio le fortune e i disastri;

e governi su tutto, e di nulla t'affanni.

 

Bellezza, tu cammini sui morti che deridi;

leggiadro fra i tuoi vezzi spicca l'Orrore, mentre,

pendulo fra i più cari ciondoli, l'Omicidio

ti ballonzola allegro sull'orgoglioso ventre.

 

Torcia, vola al tuo lume la falena accecata,

crepita, arde e loda il fuoco onde soccombe!

Quando si china e spasima l'amante sull'amata,

pare un morente che carezzi la sua tomba.

 

Venga tu dall'inferno o dal cielo, che importa,

Bellezza, mostro immane, mostro candido e fosco,

se il tuo piede, il tuo sguardo, il tuo riso la porta

m'aprono a un Infinito che amo e non conosco?

 

Arcangelo o Sirena, da Satana o da Dio,

che importa, se tu, o fata dagli occhi di velluto,

luce, profumo, musica, unico bene mio,

rendi più dolce il mondo, meno triste il minuto?

 

Charles Baudelaire

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Lapis

posto per intero una poesia che ho solo citato in un altro topic

 

PIANTO SILENTE

 

 

 

Il mio volto fra le mani incerte stringo

come estremo sostegno alla paura

silenzi... coperti da singulti e pianti

lamenti muti, ignorati

come lo sguardo d'un vecchio pensoso,

come il pianto d'un bimbo impaurito.

I miei palmi bagnati da tormenti e incertezze

non c'è vento che asciughi il mio pianto silente.

[Marzia Carocci]

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Stefano83

Torino... sei sicuro che sia di trilussa?!?!?!?!? :-O

 

Io la conoscevo,ma come barzelletta mentre di Trilussa ne ho lette molte, ma più dialettali......

 

Illuminami! 8)

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thomas80
  • Topic Author
  • Torino... sei sicuro che sia di trilussa?!?!?!?!? :-O

     

    Io la conoscevo' date='ma come barzelletta mentre di Trilussa ne ho lette molte, ma più dialettali......

     

    Illuminami! 8) [/color']

     

    oddio, dopo averla sentita recitata in una rappresentazione di teatro di strada e avrla trovata in giro per la rete ho controllato anche in una raccolta di poesie di trilussa di mia madre... e c'era... o era un'edizione tarocca... o è sua :D

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    Stefano83

    Ok, mi fido :D

     

    E' che l'avevo sentita più volte, ma non ho mai saputo che fosse sua... e poi mi sembrava ci fosse poco dialetto :D :D

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    Lapis

    Deserto

    Passi e pensieri

    in un deserto.

     

    Le dune,

    oscurano il tuo volto.

     

    Il vento del deserto,

    mi ruba il tuo cuore,

    non c'è la tua oasi

    nei miei miraggi.

     

    I miei passi,

    non sono ascoltati da te,

    sono passi silenziosi

    di un cuore solo.

     

    Forse sei dopo

    la prossima duna,

    forse ti vedrò

    al prossimo

    sorgere del sole.

     

    Il mio cammino

    è sempre più lento,

    sempre più debole.

     

    Solo il tuo pensiero,

    trascina il mio cuore.

     

    I granelli di sabbia

    mi sembrano la tua

    pelle dorata.

     

    Il sole,

    i tuoi occhi pieni di calore,

    le onde di sabbia,

    i tuoi capelli al vento.

     

    Nel tramonto leggo

    i colori della tua anima,

    la purezza della tua grazia.

     

    Questi passi verso

    l'ignoto non so

    dove porteranno,

    non conosco cosa

    ci sia dopo questa duna.

     

    Forse un altra duna,

    forse la tua oasi

    di felicità.

     

    Cammino... cammino...

     

    Sperando che la tua voce,

    un giorno,

    gridi il mio nome.

    [Roberto Perin (credo)]

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    kiano

    Ne ho letta una martedì molto bella...l'ho riportata sul mio journal, non la riporto quì perchè mi sembra di essere ridondante....leggetela sul mio journal :-D :)

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    Alexarcus

    Ritorno con un cavallo di battaglia :)

     

    Er padre de li santi

    Er cazzo se po di' radica, ucello,

    Cicio, nerbo, tortore, pennarolo,

    Pezzo-de-carne, manico, cetrolo,

    Asperge, cucuzzola e stennarello.

     

    Cavicchio, canaletto e chiavistello,

    Er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,

    Attaccapanni, moccolo, bruggnolo,

    Inguilla, torciorello e manganello.

     

    Zeppa e batocco, cavola e tturaccio,

    E maritozzo, e cannella, e ppipino,

    E ssalame, e ssarciccia, e ssanguinaccio.

     

    Poi scafa, canocchiale, arma, bambino.

    Poi torzo, crescimmano, catenaccio,

    Minnola, e mi'-fratello-piccinino.

     

    E tte lascio perzino,

    Ch'er mi' dottore lo chiama cotale,

    Fallo, asta, verga e membro naturale.

     

    Quer vecchio de spezziale

    Dice Priapo; e la su' moje pene,

    Segno per dio che nun je torna bene.

     

     

    Giuseppe Gioachino Belli, Roma, 6 dicembre 1832

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    grissom88

    MILLE E TRE, di Paul Verlaine

     

    I miei amanti non appartengono alle classi ricche:

    Son operai di sobborghi o campagna

    I lor quindici o vent'anni alla buona malmessi

    Brutali di forza e di modi grossolani.

     

    Li gusto in abiti da lavoro, giacca e giubba;

    Non sanno d'ambra e olezzano di salute

    Pura e semlice; l'andatura un po' pesante va, lesta

    Tuttavia, perchè giovane, e grave nell'elasticità;

     

    Gli occhi franchi e furbi crepitano di malizia

    Cordiale e parole ingenuamente astute

    Partono, - non senza un'allegra bestemmia che dà sapore -

    Dalle loro bocche fresche dai solidi baci;

     

    Il loro cazzo vigoroso e le loro chiappe allegrotte

    Rallegrano la notte il mio uccello e il mio culo;

    Sotto la lampada e all'albra le lor carni allegrotte

    Risuscitano il mio stanco desiderio, mai vinto.

     

    Cosce, anime, tutto il mio essere alla rinfusa,

    Memoria, piedi, cuore, schiena e orecchio e naso,

    E le frattaglie, tutto sgola in un ritornello

    E un gran casino scalpita nelle loro forsennate braccia.

     

    Un casino, un ritornello, pazzo e pazza,

    E più divini che infernali, più infernali

    Che divini, da perdermici, e vi nuoto e vi volo,

    Nei lor sudori e respiri, in quei balli.

     

    I miei due Carli; uno, giovane tigre dagli occhi di gatta,

    Specie di chierichetto che cresce da soldataccio;

    L'altro, fiero marcantonio, bel sfrontato che stupisce

    Solo la mia discesa vertiginosa verso il suo dardo.

     

    Odilon, un ragazzino, ma struttura già d'uomo,

    I suoi piedi amano i miei innamorati alluci

    Ancor meglio, ma non più che del resto insomma

    Adorabile tutto, ma i piedi incomparabili!

     

    Carezzanti, raso fresco, delicate falangi

    Sotto le piante, attorno alle caviglie,

    E sulla curvatura venosa, quei baci strani

    Cosi dolci, di quattro piedi dall'anima, sicuro!

     

    Antonio, dal dardo ancor proverbiale,

    Lui, mio re trionfante e mio supremo Dio,

    Rode tutto il mio cuore con la pupilla azzurra,

    E il mio culo col suo spiedo spaventoso.

     

    Paolo, un atleta biondo dai superbi pettorali,

    Petto bianco, dai duri capezzoli succhiati

    Come la punta buona; Francesco agile come un fascio,

    Le sue gambe di ballerino e il superbo batacchio!

     

    Augusto che diviene di giorno in giorno più maschio

    (Era proprio grazioso quando quello ci è capitato!)

    Giulio, un po' puttana con la sua bellezza pallida;

    Ed Enrico mi va che, con coscritti ahimè, se ne va;

     

    E voi tutti in fila o in bande confusi

    O soli, visione così netta dei giorni passati,

    Passioni del presente, futuro che cresce e si drizza

    Cari innumerevoli ma mai abbastanza!

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    Lapis
    Ritorno con un cavallo di battaglia :)

     

    Er padre de li santi

    Er cazzo se po di' radica' date=' ucello,

    Cicio, nerbo, tortore, pennarolo,

    Pezzo-de-carne, manico, cetrolo,

    Asperge, cucuzzola e stennarello.

     

    Cavicchio, canaletto e chiavistello,

    Er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,

    Attaccapanni, moccolo, bruggnolo,

    Inguilla, torciorello e manganello.

     

    Zeppa e batocco, cavola e tturaccio,

    E maritozzo, e cannella, e ppipino,

    E ssalame, e ssarciccia, e ssanguinaccio.

     

    Poi scafa, canocchiale, arma, bambino.

    Poi torzo, crescimmano, catenaccio,

    Minnola, e mi'-fratello-piccinino.

     

    E tte lascio perzino,

    Ch'er mi' dottore lo chiama cotale,

    Fallo, asta, verga e membro naturale.

     

    Quer vecchio de spezziale

    Dice Priapo; e la su' moje pene,

    Segno per dio che nun je torna bene.

     

     

    Giuseppe Gioachino Belli, Roma, 6 dicembre 1832[/quote']

    hihihihihi questa la conosco bene XD

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    dolcepensiero

    SILLABE A ERATO (Salvatore Quasimodo)

     

    A te piega il cuore in solitudine,

    esilio d'oscuri sensi

    in cui tramuta ed ama

    ciò che parve nostro ieri,

    e ora è sepolto nella notte.

     

    Semicerchi d'aria ti splendono

    sul volto; ecco m'appari

    nel tempo che prima ansia accora

    e mi fai bianco, tarda la bocca

    a luce di sorriso.

     

    Per averti ti perdo,

    e non mi dolgo: sei bella ancora

    ferma in posa dolce di sonno:

    serenità di morte estrema gioia.

     

     

     

    ... il Belli è uno dei mie preferiti..!

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    Aky_86

    AMORE MANCATO

     

    Senza amore,

    mi sento vuoto,

    solo e perduto,

    tra le braccia della tristezza

    cullato dal dolore,

    annebbiato dal significato

    di queste parole

    mentre il ricordo,

    del calore passato,

    si accinge nel mio cuore

    vuoto

    e spezzato....

     

    (autore: thomas)

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    Alexarcus

    Bella! Ma chi è questo Copyright? Non lo conosco....

     

     

    eheh suvvia. Montale per respirare un po'

    I Limoni

    Ascoltami, i poeti laureati

    si muovono soltanto fra le piante

    dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.

    Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi

    fossi dove in pozzanghere

    mezzo seccate agguantano i ragazzi

    qualche sparuta anguilla:

    le viuzze che seguono i ciglioni,

    discendono tra i ciuffi delle canne

    e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

    Meglio se le gazzarre degli uccelli

    si spengono inghiottite dall'azzurro:

    piu' chiaro si ascolta il sussurro

    dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,

    e i sensi di quest'odore

    che non sa staccarsi da terra

    e piove in petto una dolcezza inquieta.

    Qui delle divertite passioni

    per miracolo tace la guerra,

    qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza

    ed e' l'odore dei limoni.

     

    Vedi , in questi silenzi in cui le cose

    s'abbandonano e sembrano vicine

    a tradire il loro ultimo segreto,

    talora ci si aspetta

    di scoprire uno sbaglio di Natura,

    il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,

    il filo da disbrogliare che finalmente ci metta

    nel mezzo di una verita'.

    Lo sguardo fruga d'intorno,

    la mente indaga accorda disunisce

    nel profumo che dilaga

    quando il giorno piu' languisce.

    Sono i silenzi in cui si vede

    in ogni ombra umana che si allontana

    qualche disturbata Divinita'.

     

    Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo

    nelle citta' rumorose dove l'azzurro si mostra

    soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.

    La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta

    il tedio dell'inverno sulle case,

    la luce si fa avara - amara l'anima.

    Quando un giorno da un malchiuso portone

    tra gli alberi di una corte

    ci si mostrano i gialli dei limoni;

    e il gelo del cuore si sfa,

    e in petto ci scrosciano

    le loro canzoni

    le trombe d'oro della solarita'.

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    yrian

    OK, ragazzi. Aprirò un topic per le poesie degli utenti e uno per quelle "celebri", così non facciamo confusione. Scusatemi se editerò i vostri post. Auguro lunga vita alla poesia e a entrambi i thread!

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    Alexarcus

    Sempre caro mi fu quest'ermo colle,

    E questa siepe, che da tanta parte

    De l'ultimo orizzonte il guardo esclude.

    Ma sedendo e mirando, interminato

    Spazio di là da quella, e sovrumani

    Silenzi, e profondissima quiete

    Io nel pensier mi fingo, ove per poco

    Il cor non si spaura. E come il vento

    Odo stormir tra queste piante, io quello

    Infinito silenzio a questa voce

    Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,

    E le morte stagioni, e la presente

    E viva, e 'l suon di lei. Così tra questa

    Infinità s'annega il pensier mio:

    E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.

     

    Giacomone

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    giaco88

    la mia poesia preferita...

     

    Tramontata e' la luna

    e le Pleiadi a mezzo della notte;

    anche giovinezza gia' dilegua,

    ed ora nel mio letto resto sola.

     

    Scuote l'anima mia Eros,

    come vento sul monte

    che irrompe entro le querce;

    e scioglie le membra, e le agita,

    dolce amara indomabile belva.

     

    Ma a me non ape, non miele,

    e soffro e desidero.

     

    Saffo, Trad. S. Quasimodo

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    dolcepensiero

    Pubblicità Alfa Romeo 159 SW (2006)

     

    LA FOLLIA

     

    Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano,

    ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia.

    Infuse nell'uomo più passione che ragione

    perchè fosse tutto meno triste.

    Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza,

    la vecchiaia neppure ci sarebbe.

    Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati

    godrebbero felici di un'eterna giovinezza.

    La vita umana non è altro che un gioco della follia,

    il cuore ha sempre ragione.

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    contediluna
    Sempre caro mi fu quest'ermo colle' date='

    E questa siepe, che da tanta parte

    De l'ultimo orizzonte il guardo esclude.

    Ma sedendo e mirando, interminato

    Spazio di là da quella, e sovrumani

    Silenzi, e profondissima quiete

    Io nel pensier mi fingo, ove per poco

    Il cor non si spaura. E come il vento

    Odo stormir tra queste piante, io quello

    Infinito silenzio a questa voce

    Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,

    E le morte stagioni, e la presente

    E viva, e 'l suon di lei. Così tra questa

    Infinità s'annega il pensier mio:

    E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.

     

    Giacomone[/quote']

     

    v. 3 dell'ultimo; v.4 interminati; v. 5 spazi; v.7 fra fingo e ove un punto e virgola; v. 13 e il; v. 14 immensità

     

    :) dall'autografo di G. Leopardi

     

    che mi combini ALEX!!!! :)

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    grandguignol

    Il sonno tarda ad arrivare  :)... Per cui vi posto questa poesia di Antonia Pozzi... Poetessa che amo immensamente.

     

    Confidare

     

    Ho tanta fede in  te. Mi sembra

    che saprei aspettare la tua voce

    in silenzio, per secoli

    di oscurità.

     

    Tu sai tutti i segreti,

    come il sole:

    potresti far fiorire

    i gerani e la zàgara selvaggia

    sul fondo delle cave

    di pietra, delle prigioni

    leggendarie.

     

    Ho tanta fede in te. Son quieta

    come l'arabo avvolto

    nel barracano bianco,

    che ascolta Dio maturargli

    l'orzo intorno alla casa.

     

    8 dicembre 1934

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    yrian

    In occasione della Giornata della Poesia, mi sembra doveroso uppare questo topic. Lo faccio con dei bei versi di Neruda segnalatimi da Conrad.LENTAMENTE MUORELentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,chi non cambia la marcia,chi non rischia e cambia colore dei vestiti,chi non parla a chi non conosce.Muore lentamente chi evita una passione,chi preferisce il nero su biancoe i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,proprio quelle che fanno brillare gli occhi,quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,chi e' infelice sul lavoro,chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.Lentamente muore chi non viaggia,chi non legge,chi non ascolta musica,chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,chi non si lascia aiutare;chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.Evitiamo la morte a piccole dosi,ricordando sempre che esserevivo richiede uno sforzo di gran lunga maggioredel semplice fatto di respirare.Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicita'.Pablo Neruda

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    grandguignol

    Spazio spazio, io voglio, tanto spazio per dolcissima muovermi ferita: voglio spazio per cantare crescere errare e saltare il fosso della divina sapienza. Spazio datemi spazio ch’io lanci un urlo inumano, quell’urlo di silenzio negli anni che ho toccato con mano.

    Alda Merini.

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    Geryon

    Elogio dell'ombraLa vecchiaia (è questo il nome che gli altri le danno) può essere per noi il tempo più felice. È morto l'animale o quasi è morto. Restano l'uomo e la sua anima. Vivo tra forme luminose e vaghe che ancora non son tenebra. Buenos Aires,che un tempo si lacerava in suburbi verso la pianura incessante, è di nuovo la Recoleta, il Retiro, le confuse strade dell'Once e le precarie vecchie case che seguitiamo a chiamare il Sud. Nella mia vita sono sempre state troppe le cose;Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare;il tempo è stato il mio Democrito. Questa penombra è lenta e non fa male;scorre per un mite pendioe assomiglia all'eterno.I miei amici non hanno volto,le donne son quello che furono in anni lontani,i cantoni son gli stessi ed altri,non hanno lettere le pagine dei libri.Tutto questo dovrebbe intimorirmi,e invece è una dolcezza, un ritornare.Delle generazioni di testi che ci sono sulla terranon ne avrò letti che alcuni,quelli che continuo a leggere nella memoria,a leggere e a trasformare.Dal Sud, dall'Est, dall'Ovest, dal Nord,convergono le vie che mi han condottoal mio centro segreto.Vie che furono già echi e passi,donne, uomini, agonie, resurrezioni,giorni e notti,dormiveglia e sogni,ogni minimo istante dello ierie di tutti gli ieri del mondo,la salda spada del danese e la luna del persiano,gli atti dei morti, l'amore condiviso, le parole,Emerson, la neve e quanto ancora.Posso infine dimenticarle. Arrivo al mio centro,alla mia algebra, alla mia chiave,al mio specchio.Presto saprò chi sono.Da "Elogio dell'ombra" di Jorge Luis Borges (per la cronaca, uno dei miei libri preferiti di sempre).

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    Wotan

    Tanto per far aleggiare anche in questo sito un po' della bellezza che inebria le mie acute nari.LE FLACONIl est de forts parfums pour qui toute matièreEst poreuse. On dirait qu'ils pénètrent le verre.En ouvrant un coffret venu de l'OrientDont la serrure grince et rechigne en criant,Ou dans une maison déserte quelque armoirePleine de l'âcre odeur des temps, poureuse et noire,Parfois on trouve un vieux flacon qui se souvient,D'où jallit toute vive une âme qui revient.Mille pernsers dormaient, chrysalides funèbres,Frémissant doucement dans les lourdes ténèbres,Qui dégagent leur aile et prennent leur essor,Teintés d'azur, glacés de rose, lamés d'or.Voilà le souvenire enivrant qui voltigeDans l'air troublé; les yeux se ferment; le VertigeSaisit l'âme vincue et la pousse à deux mansVers un gouffre obscrci de miasmes humanis;Il la terrasse au bord d'un gouffre séculaire,Où, Lazare odorant déchirant son suaire,Se meut dans son réveil le cadavre spectralD'un vieil amour ranci, charmant et sépulcral.Ainsi, quand je serai perdu dans la mémoireDes hommes, dans le coin d'une sinistre armoireQuand m'aura jeté, vieux flacon désolé,Décrépit, poudreux, sale, abject, visqueux, fêlé,Je serai ton cercueil, aimable pestilence!Le témoin de ta force et de ta virulence,Cher poison préparé par les anges! liqueurQui me ronge, ô la vie et la mort de mon cœur!Il solito Baudelaire... i soliti Fleurs du mal...

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    grandguignol

    Vi posto un famosissimo distico, da molti attribuito a Cleobulina, autrice di indovinelli, ritenuta figlia di Cleobulo. Forse è una scelta un po' snob... Non cassatemelo, per favore. :D

    Un uomo ho visto che col fuoco, bronzo su un altro uomo incollava,così saldamente, da farne consaguinei.

    (Ovviamente, non svelo la soluzione. :D)

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    Isher

    Un uomo ho visto che col fuoco, bronzo su un altro uomo incollava,così saldamente, da farne consaguinei.

    La ventosa (cfr. G. Colli, La sapienza greca, 1° vol., p. 435) :look:

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    grandguignol

    Oh, ma allora qualcuno se lo fila questo topic! :DSpiegone: nell'indovinello si allude al salasso, praticato infatti mediante la ventosa (sakya), che riscaldata e applicata su un'incisione della pelle, raffredandosi, aspirava il sangue. :heart:

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    Linton

    Ecco la mia preferita:George GrayMolte volte ho studiatola lapide che mi hanno scolpito:una barca con vele ammainate, in un porto.In realtà non è questa la mia destinazionema la mia vita.Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;l’ambizione mi chiamò, e io temetti gli imprevisti.Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.E adesso so che bisogna alzare le velee prendere i venti del destino,dovunque spingano la barca.Dare un senso alla vita può condurre a folliama una vita senza senso è la torturadell’inquietudine e del vano desiderio-è una barca che anela al mare eppure lo teme."Antologia di Spoon River" Edgar Lee Masters

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    funeralblues

    Qualcosa per i soffietti, le suore, i garzoni dei droghieri e te...abbiamo tutto e non abbiamo nullae certi uomini lo fanno in chiesae certi uomini lo fanno strappando farfallea metàe certi uomini lo fanno a Palm Springsmettendolo dentro bionde platinatecon anime da CadillacCadillac e farfallenulla e tutto,il viso che si scioglie all'ultima tiratain una cantina di Corpus Christi.c'è qualcosa per i soffietti, le suore,i garzoni dei droghieri e te...qualcosa alle 8 del mattino, qualcosa in bibliotecaqualcosa nel fiume,tutto e nulla.nel mattatoio arriva di corsa appesa a un ganciolungo il soffitto, e tu la fai dondolare - unoundueunduetree poi l'hai in spalla, 200 dollari di carnemorta, le sue ossa contro le tuequalcosa e nulla.è sempre abbastanza presto per morireed è sempre troppo tardi,e il rivolo di sangue nel bianco catinonon ti dice un bel nullae i becchini che giocano a pokerdavanti al caffè delle 5, aspettando che l'erbasi scrolli la brina di dosso...non ti dicono un bel nulla.abbiamo tutto e non abbiamo nulla -giorni con gli spigoli di vetro e il fetore insopportabiledel muschio fluviale - peggio della merda;giorni a scacchiera di mosse e contromosse,interessi sbolliti, che hanno lo stesso sensonella sconfitta e nella vittoria; giorni lenti come muliche lo portano ingrugnato, come una scoria lucida di sole,per una strada dove un pazzo sta in attesatra scriccioli e ghiandaie presi nelle retie ridotte un grigio squamoso.e bei giorni di vino e schiamazzi, rissenei vicoli, gambotte di donne che si strizzanole viscere sepolte nei lamenti,le scritte diamantine nelle arene che strillanoMother Capri, viole che spuntano dal suolodicendoti di scordare i morti eserciti e gli amoriche ti hanno derubato.giorni in cui i bambini dicono cose buffe e scintillanticome selvaggi che cercano di inviarti un messaggiocol corpo mentre il corpo è ancoraabbastanza vivo per trasmettere e sentire e correresu e giù senza lucchetti e buste paga eideali e ricchezze e scarafaggescheopinioni.giorni in cui puoi frignare tutto il giornoin una stanza verde con la porta sbarrata,giorni in cui puoi ridere del panettiereperché ha le gambe troppo lunghe, giorni spesia guardare le siepi...e nulla, e nulla, i giornidei boss, uomini giallicon grossi piedi e l'alito cattivo, uominiche sembrano rane, iene, uomini che camminanocome se il ritmo non fosse mai esistito, uominiper i quali è intelligente assumere e licenziaree guadagnarci su, uomini con mogli dispendiose, proprietaridi 60 acri di terra da sondareo da valorizzare o da cintare per difendersidagli incompetenti, uomini che t'ammazzerebberoperché sono pazzi e che si giustificano perchéè la legge, uomini che stanno in piedi davanti afinestre larghe 9 metri e non vedono nulla,uomini con panfili di lusso che possono navigareintorno al mondo e tuttavia non escono mia fuoridalle tasche del loro panciotto, uomini come chiocciole,uomini come anguille, uomini come lumache,e non altrettanto buoni...e nulla, intascare l'ultima busta pagain un porto, un'officina, un ospedale,una fabbrica d'areoplani, una sala attrazioni,un negozio di barbiere, un lavoro che tantonon volevi.Imposta sul reddito, nausea, avvilimento, bracciarotte, teste rotte: tutta l'imbottiturache vien fuori come da un vecchio cuscino.abbiamo tutto e non abbiamo nulla.qualcuno per un po' lo fa abbastanza benee poi molla. è la fama o il disgustoo l'età o l'assenza di una dieta adeguata o l'inchiostrodavanti agli occhi o i figli all'universitào macchine nuove o schiene rotte mentre si va a sciarein Svizzera o nuove politiche o nuove moglio il solo cambiamento naturale o il declino:l'uomo che conoscevi ieri, capace di boxaredieci riprese o bere per tre giornie tre notti sotto i monti Sawtooth, ora è soloqualcosa sotto un lenzuolo o una croceo una lapide o una facile illusione,o che prende una bibbia o una sacca da golfo una borsa da avvocato: come vanno, come vanno! - tutti quelliche non credevi sarebbero mai andati.giorni come questo. come il tuo giorno d'oggi.forse la pioggia sulla finestra che cercadi arrivare fino a te. oggi che vedi?cos'è? dove sei? i giorni miglioria volte sono il primo, a volte quello in mezzoe certe volte persino l'ultimo.gli spiazzi deserti non sono malvagi, non sonomalvagie le chiese d'Europa sulle cartoline, non è malvagiala gente nei musei delle cere congelata nella sua miglioresterilità. orribile ma non malvagia. il cannone,pensa al cannone. e pane tostato acolazione il caffè abbastanza caldo saila lingua è sempre lì. tre geranifuori da una finestra, che cercano d'esseregerani. non c'è da meravigliarsi se a volte le donnepiangono, non c' è da meravigliarsi se i muli non voglionoarrampicarsi su per la colina. sei una stanza d'albergoa Detroit e cerchi una sigaretta? ancora una buonagiornata. un pezzettino. e comele infermiere escono dall'edificio dopoil turno, stufe marce, otto infermierecon nomi diversi e posti diversi doveandare: attraversando il prato, alcune di essehanno voglia di un giornale e d'una cioccolata in tazza, alcuned'un bagno caldo, alcune d'un uomo, alcunequasi non pensano a niente. bastae non basta. archi e pellegrini, arancerigagnoli, felci, anticorpi, scatole dicarta velina.nel sole a volte più decorosoc'è un senso di fumo tenue dalle urnee il suono registrato di vecchi aerei da combattimentoe se vai dentro e passi il ditosul davanzale della finestra troveraipolvere, forse terra addirittura.e se guardi fuori dalla finestraci sarà il giorno, e invecchiandocontinuerai a guardarecontinuerai a guardaresucchiandoti un po' la linguaah ah no no forsealcuni lo fanno con naturalezzaalcuni oscenamentedappertutto."bukowski"

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    funeralblues

    Verrà la morte e avrà i tuoi occhi -questa morte che ci accompagnadal mattino alla sera, insonne,sorda, come un vecchio rimorsoo un vizio assurdo. I tuoi occhisaranno una vana parola,un grido taciuto, un silenzio.Così li vedi ogni mattinaquando su te sola ti pieghinello specchio. O cara speranza,quel giorno sapremo anche noiche sei la vita e sei il nulla.Per tutti la morte ha uno sguardo.Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.Sarà come smettere un vizio,come vedere nello specchioriemergere un viso morto,come ascoltare un labbro chiuso.Scenderemo nel gorgo muti."Pavese"

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