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Innamorarsi di una persona depressa.


Yuichi

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Errata corrige  :

intendevo che questo forum non potrebbe chiamarsi gay-forum.it: se tutti si innamorassero "alla cieca" come fai tu, non esisterebbero l'omosessualità e l'eterosessualità.

 

e sarebbe male?  :sisi: potrei finalmente sperimentare il gusto del corteggiare una donna :sisi:

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  • 5 months later...
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Sono stato per due anni con una ragazza che aveva seri problemi, diciamo, psicologici.

Quando l'ho conosciuta era imbottita di psicofarmaci e si tagliava le braccia nei momenti di difficoltà.

Ecco, devo ammettere che non è stato facile,

però lei si è buttata su di me e mi ha veramente amato, mi ha messo al primo posto della sua vita.

E questo, l'ha aiutata a risolvere in parte i suoi problemi.

Oggi sta molto molto meglio, zero medicine, è felice, sicura e fantastica.

Peccato che mi ha anche mollato. Vabè, l'importante è che stia bene (magra consolazione :love:).

 

In sintesi, secondo me si può fare. Credo che amare una persona voglia dire anche aiutarla, se ne ha bisogno.

 

(vabè adesso però vado a dormire perchè scrivo che sembro uno squilibrato. hehe :sisi:)

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In sintesi, secondo me si può fare. Credo che amare una persona voglia dire anche aiutarla, se ne ha bisogno.

 

 

 

In Primis aiutare una persona, se ne ha bisogno :roll:  altrimenti cos'e' l'amore se e' finalizzato solo alle belle sensazioni provate quando tutto va serenamente?:awk:

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  • 3 weeks later...

La mia seconda relazione è stata con un ragazzo sicuramente non depresso a livelli insostenibili come quelli descritti da voi... ma sicuramente molto represso e capace di avere sbalzi d'umore assurdi, passando da autostima zero a momenti di tenerezza infinita.

Io ho sempre avuto la "vocazione dell'ascoltatore", e nel periodo in cui ho frequentato questo ragazzo uscivo dalla mia prima relazione seria, molto difficile per vari motivi; quindi mai come in quel caso spesi tutto me stesso per stare vicino a quel ragazzo.

 

Sono sincero al massimo: oggi non lo rifarei.

 

E' vero, i momenti di tenerezza mi ripagavano molto, e a modo suo riusciva anche ad essere affettuoso con me... ma mi ha tolto tantissimo in termini di personalità. Alla fine mi aveva chiesto di rinunciare alle mie amicizie più profonde, ufficiosamente perché non erano di suo gradimento, ufficialmente perché mi voleva tutto per sé.

Inoltre, quando io gli chiedevo qualcosa per me, tipo il dire di me al suo ex che lo tartassava in continuazione di sms e chiamate, mi rispondeva rabbiosamente picche...

Insomma, pur di stare vicino a lui stavo rischiando di annientare me stesso.

Quando mi lasciò, lo dico con molta amarezza, non ne fui triste.

 

Certo, a volte mi dispiace perché magari con un po' più di forza da parte mia la cosa sarebbe andata diversamente... ma sinceramente sono felice: la storia col mio ragazzo di oggi è bellissima soprattutto perché ridiamo insieme e ci siamo l'uno per l'altro, parimenti :asd:

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Silver Reflex

Ho letto dei commenti veramente deprimenti.

Ma che significano frasi tipo "Non voglio persone depresse intorno a me", "se il mio raga fosse depresso lo lascerei subito"?

 

Momenti no capitano a tutti, in base anche al nostro stile di vita e al nostro caratterre... ma non se ne salva nessuno ragazzi.

Si presuppone che l'amore e l'affetto si vedano proprio in questo momento; con il supporto, la comprensione, l'aiuto..

 

Che dire..

Non augurerei a nessuno di finire con questi simpaticoni; nel momento del bisogno non ci metterebbero ne 1 ne 2 a dirvi goodbye :asd:

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Guest glitter

L'ultimo ragazzo che avevo conosciuto a Dicembre in chat era depresso, e non si riusciva a trovare una cosa su cui poter parlare liberamente.

 

Era anche di un'altra regione, e presto avrebbe lasciato Roma per tornare a casa sua. Non c'ho sofferto più di tanto, anzi siamo rimasti in contatto fino all'ultimo momento.

 

Una cosa che mi è mancata con lui è stato il contatto fisico, il poter fare sesso liberamente. Stare con qualcuno con cui non sai come avvicinarti era come giocare a Master Mind.

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Ma che significano frasi tipo "Non voglio persone depresse intorno a me", "se il mio raga fosse depresso lo lascerei subito"?

 

 

sono commenti di quelle persone che, quando uno sta male, spariscono nel nulla (e poi magari sono i primi a lamentarsi quando succede a loro). per la seconda mi chiedo, ma come si può credere di volere una storia in modo così opportunistico? (ovvero soltanto quando le cose vanno bene)

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Coeranos, non si sta parlando di un ragazzo "che ha dei problemi";

si sta parlando di una persona con un problema di depressione.

Le due cose sono molto diverse.

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Mah, io vi parlo per esperienza personale: stare con una persona depressa è qualcosa di tremendo. Pensateci: i vostri sentimenti vengono risucchiati in un pozzo senza fondo, la storia si basa su una continua umiliazione, nonché sul continuo sentirsi inadeguati e nel non vedere risultati che vi ripaghino in minima parte dei vostri sforzi.

Se siete dolci vi vogliono aggressivi, se cercate di far ragionare siete oppressivi, se vi opponete vi viene detto che siete dei mostri... e quasi sempre in capo a due mesi sarete lasciati con la scusa "proprio non ce la faccio", che maschera una inconscia voglia di rivalsa verso il mondo, rappresentato in quel momento dalla vostra persona.

Cosa vi rimane? Lla consapevolezza che tutti gli sforzi fatti finora per il vostro "amato" sono stati vani... e magari il sollievo di poter tornare a vivere.

 

Ok, magari sono troppo duro, magari sono stato particolarmente sfigato col mio ex :asd: Ma vi posso dire in tutta sincerità che il sorriso del mio ragazzo, lo scambiarsi battute e poter fare discorsi simpatici e che non vertano sul proprio malessere interiore... beh, sono la cosa più stupenda del mondo, per me.

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Se la depressione esiste tra due persone che stanno insieme, o si sono conosciute magari da non tanto tempo,

per mettersi poi insieme, lo trovo leggermente preoccupante. Intendo dire che questa depressione può anche

essere associata proprio al fatto di stare con una persona.

 

Una depressione associata a solitudine, a una vita un po' povera, oppure, se si è giovani, a una vita poco

libera e in una famiglia opprimente, la capisco facilmente. La capisco meno in situazioni di fatto molto migliori,

più vitali e potenzialmente dotate di una certa ricchezza. Allora forse si usa il termine depressione ma la sindrome

nevrotica è più ampia: rifiuto della vita, paura di esprimere sentimenti, paura anche del mondo. Oppure rifiuto

dell'altro.

 

C'è ancora un terzo caso, ed è chi sta con un altro, ma è depresso perché ha semplicemente bisogno

di aiuto, per problemi vari suoi non ancora risolti, ed è il caso opposto a quello che sto cercando di descrivere.

 

Quindi, poiché quando si sta con una persona depressa i casi possono essere fondamentalmente solo questi due,

bisogna capire di quali dei due, appunto, si tratti, e regolarsi di conseguenza.

 

Il primo tipo di depresso non lo conosceremo mai o quasi mai perché è lui che si tiene lontano o discosto

da tutti e sta a lui imbarcarsi per compiere il viaggio per raggiungere gli altri.  

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Parlo da ex depresso, e come tale mi arrogo il diritto di dire: Non fatelo, scappate, evitate e che non vi passi manco per l'anticamera del cervello. E se volete star vicino a qualcuni depresso, preparatevi una bella scorta di antidolorifici, vi farete tanto male.

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Concordo sui diversi tipi di depressione,

 

soprattutto nei 2 macro-tipi che distinguono le depressioni più fisiologiche, quelle cioè dovute a squilibri chimici che si curano coi farmaci, e allora consiglierei a un innamorato di aspettare che il depresso si riabiliti a sufficienza,

 

e le depressioni più caratteriali, quelle provocate proprio dalla mancanza di amore e comprensione, a causa di una diversità e solitudine, che mai potranno guarire se tutti le scansano, o se chi cerca di aiutarle lo fa tentando di trascinare il depresso su binari di "normalità", che sono proprio quelli ad aver scatenato la depressione (il depresso è spesso un diverso che non è riuscito ad adeguarsi alla normalità).

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Secondo me qui bisogna distinguere "depresso" da "nevrotico".

 

Poichè l'eros è un antidoto per la nevrosi, capita e può capitare spesso

certamente fra gay con maggior frequenza rispetto agli etero ( a misura

della problematicità della "condizione omosessuale" e uso questo termine

volutamente perchè molti gay,  si sono formati nell'idea che la propria

omosessualità sia una "condizione" a cui adeguarsi ) di innamorarsi di una

persona che poi si scoprirà essere nevrotica-problematica.

 

Il punto è che questa persona nel momento dell'innamoramento ci sembrava

diversa e migliore, semplicemente perchè in effetti in quel momento lo era.

Rispetto a questa situazione capita di disamorarsi, soprattutto se si è giovani

perchè da giovani si tende ad idealizzare la persona amata.

 

In questa accezione ampia, la nevrosi, ci possono stare cose molto diverse

fra loro, più o meno gravi, che hanno in comune una tendenza del nevrotico

a ripiegarsi su se stesso ( e proprio per questo l'eros è un antidoto che attenua

i sintomi ) Io qui parlerei semplicemente nei termini, a mio avviso del tutto legittimi:

 

"questa persona non mi piace più"

 

Sulla nevrosi può, ma non è detto, innescarsi la depressione ( nevrosi depressiva )

e credo siano questi i casi di cui intendete parlare, accostandoli alla depressione

in senso stretto ( intesa come malattia che impone uso di farmaci o come fase di

una nevrosi più ampia che ha picchi di crisi )

 

Per quel che riguarda il concetto di "trascinare sui binari di normalità" è una espressione

ancora più ampia delle precedenti che si adatta a qualunque gay problematico.

 

Vale per un ragazzino bloccato...che tutti spingono perchè si sblocchi etc. etc.

come per il nevrotico o il depresso.

 

A volte è controproducente immettere tensione ed è più pagante cercare di

capire il problema. Siccome la seconda cosa richiede tempo, intelligenza e una

certa capacità, mediamente capita che ci si limiti a "trascinare" "spingere" e lo

si fa in perfetta buona fede, col risultato però di stressare la persona e basta.

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AndrejMolov89

Sinceramente a me viene il nervoso. Io sono stato depresso per un lungo periodo, ma più che depressione era la frustrazione di un cambiamento che si sta ancora svolgendo- sto passando da un atteggiamento totalmente passivo alal vita ad uno attivo abbandonando completamente blocchi e pippe mentali-

In questo periodo di frustrazione volevo che qualcuno mi aiutasse, dunque ero molto esasperato in ciò che facevo e soprattutto facevo sentire che stavo male - "anoressia" e compagnia briscola-, ma quando ricevevo quell'aiuto lo sentivo falso, ovvero se io nei miei atteggiamenti ero esasperato per ottenere un benessere dagli altri, chi mi poteva dire che quel gesto era effettivamente sincero? Non è un inno alla paranoia quello che sto affermando, semplicemente ad un certo punto ci si chiede se effettivamente delle persone conosciute relativamente da poco possano realmente toccare il cuore, non voglio assolutamente affermare la falsità delle intenzioni o quant'altro, ma sto affermando che in taluni casi si è capaci di atti di aiuto solo perchè si percepisce una sofferenza ma non si sà cosa fare, come aiutare l'altra persona. Ritengo che sia poco probabile innamorarsi di un depresso, o di una persona che manifesta nevrosi molto esasperate, perchè, per l'appunto, il rapporto non può andare oltre alla confusione che si genera da quella situazione. Tutte e due le parti sono confuse,da una parte c'è una persona che ha bisogno di essere parassita per guarire, dall'altra c'è una persona che non è sicura di quel che prova ma ha paura di ferire un ferito dalla vita.

Ora che mi guardo a posteriori ho visto che la mia nevrosi ho compreso la sua natura egocentrica, la sua natura puramente estetica che tradiva lo stesso un bisogno incommensurabile d'affetto. Sfortunatamente per l'affetto quello vero, quello che si sente veramente nello stomaco quando si guarda il proprio cane considerandolo un frammento di un esperienza più grande come quella della vita nel suo complesso, si ottiene quando lo si vuole dare e ricevere gratuitamente. Le persone depresse vanno aiutate, ma non possono ancora amare, come non possono essere ancora amate. Si può essere amici di quelle persone, ma la vera essenza dell'affetto si avrà quando si sarà quasi completato il percorso, ovvero quando la persona diventerà attiva nei confronti dell'esperienza, divverrà un tutt'uno con ciò che vive frammentariamente. Da persona altamente egocentrica, da persona altamente nevrotica e assolutamente priva di emozione alcuna non posso di certo aspirare ad una storia, però posso iniziare a lavorare su di me per iniziare a vivere la vita nel suo complesso e non come esperienza estetica. Un altro atteggiamento che ho preso è considerare l'esperienza come un ornamento estetico alla persona, come se fossi un prodotto alimentare preso, paradossalmente, dalle community in cui le persone sono presentate come profili e non persone - ancora ora sono dipendente dalle community-.

Finita questa piccola divagazione, arrivo al succo.

Ritengo che sia poco probabile amare una persona depressa/nevrotica. La si può aiutare a diventare più attiva nella propria esistenza, ma per un lungo periodo, il periodo del cambiamento, non si può pretendere di arrivare ad un affetto profondo con quella stessa, in quanto esiste un rapporto leggermente parassitario e poco gratuito.

My humble opinion

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Guest Lithium90

Di una persona depressa no, non sono mai stato innamorato.ero con un ragazzo che faceva uso di stupefacenti, però l'ho aiutato ad uscirne.

Giusto l'altro giorno una Psicologa mi ha detto che guarire dalla depressione, quella seria è pressochè impossibile, spero si sbagli, per conto mio penso si debba fare il possibile per rendere questa persona il più attiva e energica possibile, tirarla fuori da quello stato di apatia totale in cui è immersa.Questo credo, è comunque difficile avere un rapporto serio e equilibrato, difficile ma non impossibile.

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Mia sorella è uscita dalla depressione grazie al suo psichiatra e a un farmaco regolatore (che ormai sta per interrompere, è proprio cambiata) e ora il mio ex se ne salta fuori con una serie di problemi a catena che si esternano in pianti a singhiozzo degni delle peggiori crisi che ho avuto io, allontana tutte le persone care e si circonda di individui di cui non gliene frega niente solo per evitare la solitudine, incarna la negatività parlando del suo futuro e del fatto che agisce con impulsività perchè ha paura di pensare a qualsiasi cosa e rovina i suoi rapporti con tutti. Mi chiede perfino ti tentare di analizzarlo perchè alla fine non ce la fa più.. Io gli ho detto che non ho il diritto di dare giudizi clinici su una situazione simile e gli ho consigliato di rivolgersi a qualcuno.

E' meglio una terapia da un bravo psichiatra con un farmaco regolatore o semplici sedute dallo psicologo?

Nonostante l'odio che provo per il fatto che con questi problemi ha mollato pure me (creandosi altri problemi visto che a parte me non aveva nessuno, e per evitare la solitudine è uscito con un paio di ragazzi, usandoli palesemente e trovandosi ora a doversi giustificare con loro) mi dispiace per la situazione in cui si trova e lo vorrei aiutare. Cosa posso consigliargli?

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Purtroppo, come dicevo prima, noi gay dobbiamo farci carico del problema

di incappare con maggior frequenza in questi problemi.

 

E, consentitemi, non serve a niente dire "non mi innamorerò mai di un

depresso" etc. etc. perchè le persone cambiano, non sono sempre uguali

a se stesse, in ogni momento della loro vita. E' chiaro che il depresso in piena

crisi non lo si incontra neanche perchè se ne starà chiuso in casa, no?

 

Io credo che l'ideale sarebbe farsi vedere da uno psicoterapeuta che sia

anche medico psichiatra, in modo che possa valutare la situazione nella

sua globalità, basterebbe anche uno psicologo bravo che riesca a capire

bene la situazione, se lo conosci o se la cosa è per lui più accettabile.

 

Trovo bello che tu nonostante il male che ti ha fatto tu sia dispiaciuto per lui

significa che gli hai voluto veramente bene.

 

PS la depressione in senso stretto, anche con necessità di farmaci, può essere

gestita. Non tutti i casi di depressione che rendono necessario il ricorso ad un

aiuto farmacologico, sono talmente gravi da essere ingestibili

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