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Per pigrizia e vocazione: è tempo di bilanci

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Per pigrizia e vocazione: è tempo di bilanci

Per me, questi mesi, sono un tempo di bilanci grossi, il primo della mia vita, forse. Mi sento anche, stupidamente e ingiustificatamente, molto adulto a fare certi pensieri. 

Per una certa dose di pigrizia fisica e mentale e per una indubbia inclinazione optai, ormai quattro anni fa, per gli studi umanistici. Non volli tentare le discipline scientifiche, perché non ci ero portato e perché avevo la (secondo me fondatissima) paura di fallire clamorosamente. Sei mesi fa mi sono preso, con risultati soddisfacenti, l'inutile triennale e ho oramai ben avviato la magistrale. Fino a un anno accettavo con incoscienza questa scelta di campo, la consideravo come naturalissima, ora però sto cominciando a soppesarla sempre di più.

Fra i pro posso sicuramente contare la buona cultura che mi sto costruendo, i discreti risultati accademici e una certa tranquillità. Quest'ultima è sicuramente la cosa più importante, perché è in fondo quella che mi ha consentito di accettarmi come omosessuale e di farmi una vita gay. Se avessi fatto ingegneria, conoscendo la mia ansia (e se vogliamo la mia debolezza di volontà), sarei impazzito dietro ad Analisi, finendo  completamente assorbito dagli studi: difficilmente avrei avuto una vita di alcun genere per quei 6-7 anni (mai mi sarei laureato in 5 anni, ça va sans dire). 

Fra i contro annovero l'incertezza, con tutti i suoi annessi e connessi maceranti. Grazie alla mia scelta non so se riuscirò mai a ritagliarmi un posto tranquillo, ma non parassitario, nella scuola , non so quando riuscirò ad essere indipendente dai miei genitori, non so se avrò le spalle abbastanza larghe per reggere il peso del precariato e degli sputi di chi mi dice che ho studiato roba inutile e il posto alla friggitrice al Buger King, in fondo, me lo merito.

Sto mettendo tutto questo sul piatto, ma non riesco proprio a vedere cosa fa la bilancia, però trovo molto inquietanti che vedo i pro tutti al presente o al passato, mentre i contro sono tutti invariabilmente al futuro.

Mi chiedo se anche qualcuno di voi ha fatto queste mie stesse valutazioni nel mio stesso momento, cioè nel tratto conclusivo del percorso di studi, prima di entrare nel tritacarne del lavoro. Sarei curioso di sapere quali sono stati gli esiti delle vostre valutazioni e, forse è una curiosità brutale, se poi questi esiti sono stati invece smentiti.
 

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marco7

Ricordo che tu all'uni studi due materie e se tu desideri potresti diventare insegnante per una o per l'altra (o entrambe) le materie.

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Bloodstar
  • Topic Author
  • 55 minutes ago, marco7 said:

    Ricordo che tu all'uni studi due materie e se tu desideri potresti diventare insegnante per una o per l'altra (o entrambe) le materie.

    La musica non sarà mai il mio mestiere. Questo è un punto fermo.

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    marco7

    E perche' hai deciso di studiarla ?

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    Bloodstar
  • Topic Author
  • La musica rientra in quella cultura che ho il tempo di costruirmi. Mi piace studiarla ma non ho nemmeno lontanamente la stoffa del musicista.

    Visto l'attuale stato di salute delle discipline umanistiche in Italia, oltretutto, desiderare di andare a fare il professore non basta di certo per diventarlo. Proprio per questo ho già  accantonato in partenza la carriera accademica, che pure poteva essere un mio sbocco (per certi versi il mio sbocco ideale).

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    marco7

    Con carriera accademica di solito si intende di piu' che essere insegnante liceale o delle scuole medie.

    per insegnare musica alle medie o al liceo non credo bisogna avere le qualifiche che servono per suonare in un'orchestra.

    Se quando sei laureato per me hai le qualifiche tecniche sufficienti per insegnare alle medie e ai licei. Quel che manca sono le qualifiche didattiche che vengono apprese in corsi specifici suppongo.

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    Hinzelmann

    Tutti prima o poi han fatto valutazioni simili, io a suo tempo provai la carriera accademica con la professione e scartai l'insegnamento ( avendo fatto legge avrei solo potuto insegnare a professionali e tecnici ) e i concorsi nella PA ( che all'epoca erano ancora possibili ). La carriera accademica non è andata ho fatto un dottorato di ricerca ma poi l'ho mollata ( non mi facevano pubblicare etc etc ) ma era già dura all'epoca. Le persone che conosco che entrarono nella PA, han fatto carriera al prezzo di una catena di almeno 4-5 concorsi in amministrazioni diverse e lavori fuori sede che continuano tutt'oggi, altri han galleggiato nel primo concorso vinto ed era quello il motivo che mi fece scartare quella possibilità ( l'idea di galleggiare in un ufficio anagrafe comunale tanto per avere uno stipendio garantito )

    Oggi la situazione mi pare molto diversa, quindi non so a cosa serva scrivere queste cose... forse ad evitare l'effetto @marco7

    Se vuoi rivolgerti ad altri settori ( in cui la tua Cultura sarà vista come uno svantaggio... ) converrebbe iniziare a lavorare quanto prima, in parallelo al proseguimento studi

    Non sceglierei l'insegnamento solo per rinviare le rogne di altri tre anni, ma se ti appassiona veramente, la qual cosa la puoi verificare se ti butti subito nel tritacarne esperendo da oggi tutte le rogne conseguenti. Insomma il consiglio "paterno" che ti darei è di non aver paura  i tempi della tranquillità sono finiti, datti da fare e credici.

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    Bloodstar
  • Topic Author
  • 41 minutes ago, Hinzelmann said:

    Non sceglierei l'insegnamento solo per rinviare le rogne di altri tre anni, ma se ti appassiona veramente, la qual cosa la puoi verificare se ti butti subito nel tritacarne esperendo da oggi tutte le rogne conseguenti. Insomma il consiglio "paterno" che ti darei è di non aver paura  i tempi della tranquillità sono finiti, datti da fare e credici.

    Temo di non aver proprio compreso il tuo consiglio paterno, Hinzelmann. 

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    FreakyFred
    2 hours ago, Bloodstar said:

    Mi chiedo se anche qualcuno di voi ha fatto queste mie stesse valutazioni nel mio stesso momento, cioè nel tratto conclusivo del percorso di studi, prima di entrare nel tritacarne del lavoro. Sarei curioso di sapere quali sono stati gli esiti delle vostre valutazioni e, forse è una curiosità brutale, se poi questi esiti sono stati invece smentiti

    Come si fa a non farle?

    Nel mio caso sono state posticipate alla fine del dottorato, perché io ero 100% sicuro di volerlo fare, quello. Questo cambia un po' le cose, però, perché il dottorato è per molti aspetti un'esperienza lavorativa. Ma mi lasciò con in mano un pugno di mosche, un titolo altisonante, ed una grossa crisi esistenziale... Il mio (ex) campo di studi non è celebre per la facilità con cui ti permette di trovare lavoro.

    Non fui smentito. Il mio CV allora faceva acqua da tutte le parti e non c'era affatto richiesta per quelli con il mio tipo di specializzazione, a meno di essere disposti ad andare a lavorare in Alaska. D'altro canto anche i miei desideri e i miei progetti erano cambiati; non volevo galleggiare facendo un lavoro in cui non ero neanche bravo. Questo per me ha richiesto un cambiamento abbastanza radicale di prospettive; mi sono preso un master e ho iniziato a fare una cosa ancora collegata ai miei studi, ma radicalmente diversa. Ricordo che proprio @marco7 manifestò scetticismo su quella mia decisione, perché comunque era un po' ripartire da zero per certi aspetti, e non fu l'unico... Ma oggi posso dire che per fortuna si sbagliavano e quella fu la migliore scelta che io abbia mai fatto dal punto di vista della carriera. 

    Non penso abbia senso dirti che i lavori da letterato te li tirano addosso. Per questo sarà verosimilmente necessario che tu ti trovi o ti inventi una nicchia di mercato in cui la tua specifica preparazione possa essere particolarmente utile, e se possibile indirizzare sin d'ora i tuoi sforzi in quella direzione.

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    Bloodstar
  • Topic Author
  • 52 minutes ago, FreakyFred said:

    Nel mio caso sono state posticipate alla fine del dottorato, perché io ero 100% sicuro di volerlo fare, quello. Questo cambia un po' le cose, però, perché il dottorato è per molti aspetti un'esperienza lavorativa. Ma mi lasciò con in mano un pugno di mosche, un titolo altisonante, ed una grossa crisi esistenziale... Il mio (ex) campo di studi non è celebre per la facilità con cui ti permette di trovare lavoro.

    Esatto, io farei il dottorato solo per tirare avanti tre anni dopo la laurea e farmi chiamare Doctor of Philosophy. So benissimo che non ho possibilità di restare dentro l'università e sfruttarlo, quindi non ci punto sopra. Fuori dall'università non ci sono, ovviamente, chance di sopravvivenza per il dottore in Storia contemporanea.

    L'alternativa che ho, e che non sarebbe affatto un ripiego peraltro, è puntare ad entrare nella scuola superiore. Ma anche questa non è più una scelta facile come lo era in passato.

    FreakyFred, alla fine, i tuoi studi li hai "rinnegati" o non c'è stato pentimento, nonostante tutto?

    Edited by Bloodstar

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    Hinzelmann
    1 hour ago, Bloodstar said:

    Temo di non aver proprio compreso il tuo consiglio paterno, Hinzelmann. 

    Inizia subito a cercare lavoro

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    Bloodstar
  • Topic Author
  • Nel senso di cominciare subito a dare gli esami necessari per tentare di entrare nella scuola secondaria oppure di trovarmi proprio un lavoro da Burger King?

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    FreakyFred
    1 hour ago, Bloodstar said:

    Esatto, io farei il dottorato solo per tirare avanti tre anni dopo la laurea e farmi chiamare Doctor of Philosophy. So benissimo che non ho possibilità di restare dentro l'università e sfruttarlo, quindi non ci punto sopra. Fuori dall'università non ci sono, ovviamente, chance di sopravvivenza per il dottore in Storia contemporanea.

    L'alternativa che ho, e che non sarebbe affatto un ripiego peraltro, è puntare ad entrare nella scuola superiore. Ma anche questa non è più una scelta facile come lo era in passato.

    FreakyFred, alla fine, i tuoi studi li hai "rinnegati" o non c'è stato pentimento, nonostante tutto?

    La mia filosofia è che il pentimento è inutile per quelle cose che non puoi cambiare e che comunque sono elementi costitutivi di un percorso. Certi percorsi richiedono, necessariamente, di incontrare e superare ostacoli e di "sbagliare". Potrei anche dire che il mio percorso inizialmente fu un errore... Ma quello che faccio ora io non avrei mai potuto immaginare che mi sarebbe piaciuto quando, a diciotto anni, scelsi l'università. Se non avessi fatto più tentativi e più esperienze non sarei dove sono ora.

    Inoltre, sono comunque molto contento di avere fatto studi biologici; sono veramente molto belli e comunque non è che quello che faccio ora non abbia niente a che fare coi miei studi, perché comunque mi occupo di analisi di dati biologici, quindi non avrebbe senso rinnegare tutto. Certo avrei potuto fare quello che faccio anche, che so, a partire da una laurea in matematica... ma come diceva Borges, qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento: il momento in cui l'uomo sa per sempre chi è.

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    Hinzelmann
    8 minutes ago, Bloodstar said:

    Nel senso di cominciare subito a dare gli esami necessari per tentare di entrare nella scuola secondaria oppure di trovarmi proprio un lavoro da Burger King?

    Io inizierei proprio a lavorare da Burger King, nel frattempo puoi anche dare gli esami per tentare l'insegnamento

    Il consiglio di fare le due cose in parallelo, mi pareva abbastanza esplicito e ti dico che penso potresti farcela e ti farebbe bene per il carattere che dici di avere etc

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    marco7

    Da studi sugli studenti nelle universita' svizzere risulta in effetti che gli studenti che avranno in futuro una carriera professionale migliore sono quelli che lavoravano gia' durante il loro periodo di studio all'uni.

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    Uncanny

    Hai valutato la possibilità di fare stage pre-laurea o post-laurea in enti/aziende/etc. affiliati all'università? E' una possibilità spesso sottovalutata o magari proprio ignorata, ma può risultare molto utile. Una delle gravi carenze del sistema educativo italiano è il passaggio dal mondo universitario a quello del lavoro che viene lasciato un po' a se stesso, ma talvolta le università almeno un minimo riescono a fare da ponte fra le due realtà. Bisogna capire se per il tuo percorso di studi, eminentemente speculativo, e per la tua università nello specifico esista una possibilità simile. 

    Anch'io comunque sono in fase di bilanci dal momento che in estate mi laureo, anche se non sono negativi come i tuoi. Quello che faccio sta un po' nel mezzo nel mercato del lavoro, non è così semplice ma neanche troppo difficile trovare lavoro e lo stipendio non è molto alto ma neanche si fa la fame. Soprattutto mi piace. Però talvolta mi chiedo, visto anche che ci sarei portato, se non sarebbe stato meglio fare ad esempio ingegneria, che comunque in alcuni settori mi interessa. Però alla fine concludo che no, preferisco fare quello che mi piace di più anche se meno remunerativo e meno ricercato. Molto probabilmente farò poi un tirocinio Erasmus post-laurea comunque, in collaborazione con l'università dove studio. 

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    Bloodstar
  • Topic Author
  • 11 hours ago, Uncanny said:

    Bisogna capire se per il tuo percorso di studi, eminentemente speculativo, e per la tua università nello specifico esista una possibilità simile. 

    Temo proprio di no, non alla Sapienza quantomeno. Le discipline umanistiche sono considerate come votate naturalmente alla ricerca, come se fosse ancora possibile mettersi tranquillamente a fare il ricercatore oggidì: i professori ultrasessantenni, sempre vissuti in qualche modo nell'università. che parlano di te al futuro come se farai effettivamente lo storico fanno una gran tenerezza ma, in realtà, sono il segno di uno scollamento definitivo colla realtà. E su questo terreno si consuma anche la superiorità dell'antropologia sulle sue sorelle accademiche a mio avviso, ma non è questo il luogo per parlarne.

    Edited by Bloodstar

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    LocoEmotivo

    Sai bene quanto le nostre esperienze di vita siano differenti e, quindi, quanto io sia la persona meno impegnata all'analisi o alla previsione delle dinamiche che maggiormente ti interessano: di conseguenza, cercherò di contribuire per quello che posso e anche a rischio di lambire un po' troppo l'OT.

    Conosci fin troppo la stima e la considerazione che nutro nei tuoi riguardi: sei una persona estremamente valida, con un cervello curioso e brillante. Parli di pigrizia (accostandolo con grande effetto a "vocazione", devo riconoscertelo) quando, in realtà, sei una delle persone meno intellettualmente pigre che conosca: a differenza mia, che mi appassiono di tutto senza capire mai veramente un cazzo di qualcosa, tu ti interessi di tanto analizzando ogni cosa davvero a fondo e in maniera quasi esaustiva. I tuoi sforzi universitari sono stati dettati più da ansie e pensieri esterni che non dai vari programmi d'esame, che infatti hai sempre superato con ottimi risultati costati impegni ridicoli: insomma, c'è ben poco della tua vita "professionale" che potrei criticare o anche solo porre sotto la lente d'ingrandimento.
    Sulla scarsa spendibilità dei tuoi titoli di studio, purtroppo affrontiamo una questione tanto più annosa quanto più irrisolvibile: un mondo così altamente tecnologizzato come il nostro ha un fottuto bisogno di una sempre più solida controparte umanistica, eppure questa necessità rimane confinata a noi consumatori di fantascienza. Se il problema ha radici generali, è impossibile pensare che tu possa vincerlo grazie a soluzioni generali: hai bisogno di una strategia personale che ti permetta di ribaltare i rapporti di forza, di un escamotage, di una tua personalissima variante del gioco delle tre carte.
    Ripeto a te le stesse considerazioni che condivisi con mia sorella: tu qui sei un cretino qualsiasi mentre all'estero saresti un cretino italiano qualsiasi. Quell'aggettivo in più potrebbe fare la differenza? Forse sì. Parimenti, perché non inventarti un mestiere? Perché non puntare sulla divulgazione (una delle cose che adoro maggiormente di te) e non crearti un pubblico come storico freelance?
    Ma tu, in fondo, sai già come la penso - ed io so come la pensi tu, rispetto al precariato e alla frustrazione e a tutto questo genere di cose.

    Vorrei tanto suggellare questo post con un messaggio salvifico, con una chiusa che ti folgorasse sulla via di Damasco e ti mostrasse La Tua Strada.
    Ma noi consultiamo l'Oracolo, mica vediamo le Madonne.

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    Layer

    Comprendo, Bloodstar, i tuoi dubbi e le tue paure.  

    Al momento sto ultimando la mia tesi magistrale: una ricerca originale, su un argomento quasi ''vergine'', che ha aperto scenari impresti rispetto a quelli da me immaginati, dannatamente appassionati: puoi immaginare - da studente di Storia come me - quanto io sia eccitato! Eppure, i pensieri che hai qui condiviso con noi, sono stati - e sono, ancora - i miei stessi pensieri.

    Dici bene, lo sblocco ideale per il nostro corso è la ricerca, nemmeno l'insegnamento! Chi sceglie Filosofia o Lettere è enormemente avvantaggiato da questo pdv. Non c'è da girarci troppo attorno, lasciamolo a chi deve vendere i corsi universitari ai liceali di belle speranze: diplomatico, giornalista, archivista... No. Sciocchezze, mezze falsità. Tutti i cinque anni di quella laurea sono finalizzati a diventare un Ricercatore. Un destino comune per altre discipline prettamente teoriche, certo, ma con l'handicap di essere un'interessantissima, fottutissima, maledettissima scienza umanistica (o sociale, preferirei dire).

    Le osservazioni che fai, sono le mie. Non posso e non voglio rinnegare il mio corso di studi, mi ha dato notevoli strumenti per vagliare la realtà, strumenti di cui tutti avremmo bisogno, imho, e che tuttavia potrebbero essere acquisiti solo (o meglio, per lo più) con un percorso full immersion in scienze storiche.  (Sempre sia fatto con tutti i crismi del caso - a livello di impegno personale, prima ancora che di qualità didattica.) Forse solo un corso di Antropologia culturale potrebbe far altrettanto.

    Però, sai, quanti dubbi per il futuro. Ed è pur vero che tutti - o quasi - gli studenti del mondo li hanno, questi dubbi, anche i miei amici ingegneri: tuttavia, per loro non sono gli stessi, non dello stesso grado. E più si avvicina la laurea (magistrale, nel nostro caso), più queste incertezze ti affollano la mente, magari non ti fanno prendere sonno, a volte.

    Indipendentemente dal dottorato - che tu lo faccia o meno, che tu ci riesca o meno - direi qui di seguire un consiglio che ti è stato dato: cercare uno straccio di lavoro.

    Là fuori, fuori dalla scuola, dall'Università, tutti cercano per lo più gente con ESPERIENZA, quasi nessuno è disposto a formarti, nemmeno per fare l'addetto delle pulizie. Inizia quindi a ravanare siti come Indeed, Kijiji, fatti un profilo LinkedIn, ecc., prepara il tuo CV su Word, la tua lettera di presentazione da modificare alla bisogna, segui un corso di HAACP o altro: fallo appena puoi. Intendo: non aspettare di finire gli studi al 100%, perché prima ti rendi conto di cosa il mercato chiede in questo momento, quali esperienze, che attestati, ecc., e di dove cercare (es. quali siti di annunci sono i migliori per le tue esigenze), ecc., beh, prima sarai consapevole di cosa puoi offrire tu e cosa eventualmente ti manca ancora (avrai poi più tempo di sopperire, per altro).

    Io - spinto un po' dalle circostanze - ho fatto questo. A posteriori, dico che l'avrei dovuto fare prima. Alla fine è qualcosa che abbiamo fatto anche alla fine delle scuole, ma forse eravamo troppo piccoli, troppo poco maturi, troppo cullati dal nostro piccolo ambiente familiare per prenderne reale coscienza. Chi non ha scelto l'università, l'ha dovuto affrontare ben prima di noi. 

    Dopo mesi e mesi di ricerca, decine e decine di CV, lettere di presentazione ad hoc, almeno un corso di formazione (HACCP) e diversi colloqui per addetto vendite, promoter, newser, ecc. ho trovato chi mi ha dato fiducia: un part-time (spesso meno) che non mi rende completamente indipendente dal pdv economico, ma mi permette di avere - oltre a qualche soldo per pagarmi l'affitto e un minimo dei viveri - qualcosa di molto richiesto al di fuori dell'ovattato mondo studentesco (e tanto più nel privato): l'Esperienza. E continuerò a cercare.

    Io vorrei tentare - come ti avevo detto una volta e ripetuto più volte a tanti - la strada del dottorato, mi piacerebbe riuscirvi anche qualora non ottenessi mai un posto di ricercatore (aka, fallire). Ma, d'ora in poi, lo farò con con questa consapevolezza. Ritengo sia la strategia migliore per non rimanere troppo scottati: ne ho conosciuti alcuni, e vorrei evitare.

    Molte delle cose che hai scritto, mi fanno pensare che hai già colto tutti i punti menzionati. A volte abbiamo bisogno che qualcuno ce li dica a chiare lettere, nient'altro. Devi solo avere un po' più di fiducia in te stesso e agire, in qualche modo. A un certo punto, inizierai persino a vedere il futuro in una prospettiva migliore.

    Coraggio. ?

    PS. Sebbene ciò che consiglia Uncanny funzioni meglio per altre lauree, dai un'occhiata comunque: è raro che l'Università trovi attività di tirocinio per corsi come quello in Storia, perché oggettivamente le opportunità sono poche e quelle rare volte si dimostrano sì interessanti ma non veramente ''spendibili'': riordino di un archivio, schedatura documenti, esperienza in una redazione giornalistica... Insomma, forse è meglio qualche progetto di Servizio Civile (se proprio non si trova niente nell'immediato). Ed anche lì: tanti progetti, pochi posti e tanta gente con titoli migliori.

    Edited by Layer

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    Hinzelmann

    Anche se viviamo in una società che disconosce il valore della cultura voi dovete credere al fatto che avete una carta in più rispetto a coloro che hanno solo delle "competenze"

    Non conta  ora, nel momento dell'accesso al mercato del lavoro, ma sicuramente vi accompagnerà e vi servirà dopo.

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    Uncanny
    16 minutes ago, Hinzelmann said:

    voi dovete credere al fatto che avete una carta in più rispetto a coloro che hanno solo delle "competenze"

    Anche la cultura scientifica è cultura, di pari dignità rispetto a quella umanistica. 

    Mi auguro di aver capito male io l'implicazione della tua affermazione. 

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    BerryJuice
    20 minutes ago, Uncanny said:

    Anche la cultura scientifica è cultura, di pari dignità rispetto a quella umanistica. 

    Mi auguro di aver capito male io l'implicazione della tua affermazione. 

    Quoto. 

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    freedog
    On 2/3/2019 at 12:21 PM, Bloodstar said:

    Fra i contro annovero l'incertezza, con tutti i suoi annessi e connessi maceranti. Grazie alla mia scelta non so se riuscirò mai a ritagliarmi un posto tranquillo, ma non parassitario, nella scuola , non so quando riuscirò ad essere indipendente dai miei genitori, non so se avrò le spalle abbastanza larghe per reggere il peso del precariato e degli sputi di chi mi dice che ho studiato roba inutile e il posto alla friggitrice al Buger King, in fondo, me lo merito.

    mah..

    visto che cmq anche agli ingegneri non è che adesso facciano ponti d'oro (quanti stanno dietro la friggitrice del Mc o in perenni stage sottopagati, piuttosto che all'estero?), alla fne aver studiato quello che ti piace/interessa è sempre la scelta migliore che potevi fare.

    per te stesso.

    On 2/3/2019 at 12:21 PM, Bloodstar said:

    Mi chiedo se anche qualcuno di voi ha fatto queste mie stesse valutazioni nel mio stesso momento, cioè nel tratto conclusivo del percorso di studi, prima di entrare nel tritacarne del lavoro. Sarei curioso di sapere quali sono stati gli esiti delle vostre valutazioni e, forse è una curiosità brutale, se poi questi esiti sono stati invece smentiti.

    io faccio poco testo per te: la mia era un'altra epoca (la fine del secolo scorso), e anche senza grandi raccomandazioni + molta faccia tosta (e una serie di sliding doors azzeccate) alla fine mi sono costruito un curriculum che mi ha portato dove sono ora

    -un po' la storia la sai, ti risparmio tutto lo storico perchè sarebbe un papirissimo-

    On 2/3/2019 at 2:59 PM, FreakyFred said:

    sarà verosimilmente necessario che tu ti trovi o ti inventi una nicchia di mercato in cui la tua specifica preparazione possa essere particolarmente utile, e se possibile indirizzare sin d'ora i tuoi sforzi in quella direzione.

    puoi anche perfezionare il tuo know how, magari con un corso di mktg applicato (ce ne sono di molto buoni anche della regione[!] per le lauree deboli), così da aprirti qualche strada in più

    On 2/3/2019 at 3:45 PM, Bloodstar said:

    Fuori dall'università non ci sono, ovviamente, chance di sopravvivenza per il dottore in Storia contemporanea.

    dici? non ne sarei così sicuro..

    (e non solo perchè alla fine il mio percorso di studi era gemello al tuo)

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    Hinzelmann
    2 hours ago, Uncanny said:

    Anche la cultura scientifica è cultura, di pari dignità rispetto a quella umanistica. 

    Non mi sono mai sognato di dire o pensare che quella scientifica non sia cultura

    Ci sarà certamente chi pensa che ciò che conta è solo la cultura scientifica applicata, che dà luogo a competenze ma non direi che sia una persona da ricercare tra coloro che danno incoraggiamenti a studenti di discipline umanistiche, quanto semmai fra coloro che li disprezzano

    Chi apprezza la cultura, apprezza anche la cultura scientifica

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    Bloodstar
  • Topic Author
  • Riesumo questa discussione perché per me è nuovamente tempo di bilanci.

    Cosa è cambiato rispetto a 2 anni fa? Quali novità ci sono state?

    • Sono andato in Erasmus in Francia per 8 mesi. Avevo fatto domanda, un po' a caso, giusto nei giorni in cui avevo aperto questa discussione e per scaramanzia non ne avevo parlato. L'esperienza è stata ottima, non ho minimamente fatto la vita Erasmus che ci si aspetterebbe ma ho imparato abbastanza bene il francese. Tornato in Italia mi son preso, senza problemi, una certificazione di livello C1 e forse questa è una delle poche cose che ha un poco smosso il mio curriculum. 
    • Ora sto studiando il tedesco. Con risultati magrissimi.
    • Ho preso la triennale in conservatorio. Il voto finale non è stato altissimo (106) però è un pezzo di carta guadagnato e un punto fermo. La musica non sarà mai il mio mestiere, lo ripeto. Nel mentre ho ben avviato la magistrale che dovrebbe chiudersi fra un anno esatto, se tutto va bene.
    • Mi sono laureato in storia contemporanea, ed è cosa recentissima. Qui il voto è stato soddisfacente e non posso lamentarmi.
    • In tutto ciò, non ho lavorato un solo giorno. Mi ero un po' cullato nell'idea che, magari, un lavoretto me lo sarei trovato al ritorno dalla Francia ma la pandemia ha spazzato via questi vaghi propositi in cui (per la solita pigrizia) non credevo granché. Diciamo anche che la chiusura di biblioteche e archivi ha enormemente rallentato la stesura della tesi. Stesura a cui ho senz'altro dedicato troppe energie.

    Rispetto a due anni fa ho le idee più chiare, però.

    Ho capito definitivamente che il dottorato non fa per me. Non solo non avrei futuro nell'accademia, ma proprio non sono io tagliato a fare il ricercatore probabilmente. Scrivendo la tesi di magistrale ho riscontrato una difficoltà di scrittura e una fatica nell'esporre e nell'ordinare il mio pensiero che mi han fatto comprendere che quella non può essere in alcun modo la mia strada. Non solo non pubblicherei, farei anche una fatica bestia a cercare di scrivere qualcosa da pubblicare. Questa consapevolezza mi rilassa, perché mi fa apparire la rinuncia al dottorato come una scelta obbligata.

    Col mio ragazzo, con cui in questi due anni il rapporto si è rinsaldato ulteriormente, avevamo cominciato a studiare un piano di espatrio. Il mio Erasmus e alcuni suoi tirocini all'estero si erano tutti orientati verso la prospettiva di abbandonare l'Italia alla volta di un Paese francofono in cui lui sperava di trovare lavoro. Sfortunatamente alcuni suoi problemi abbastanza gravi (venuti fuori improvvisamente o quasi proprio in questo periodo) rendono questa strada molto più accidentata. Potrei tentare io da solo la fortuna all'estero, ma ci saremmo abbastanza stancati di portare avanti una relazione a distanza. Due mesi di lockdown passati serenamente insieme in 35 mq ci hanno mostrato che la convivenza è non solo possibile ma proprio auspicabile. Avessi delle competenze molto richieste all'estero si potrebbe anche tentare, ma invece sarebbe per me un salto nel buio e da solo non mi va proprio di farlo al momento.

    Il mio ragazzo, peraltro, anche ammettendo che resterà in Italia, non può avere la minima di idea di dove finirà da qui a 18 mesi. Potrebbe tranquillamente ritrovarsi a Roma, per assurdo.

    Nel mentre mi sono sempre più orientato verso la scuola. Ho cominciato a dare, come corsi extracurriculari, gli esami che mi mancano per poter accedere alle graduatorie del ministero. Ho davanti sei mesi in cui darò (molto agevolmente, I presume) i cinque esami che mi mancano per sbloccarmi due classi di concorso (italiano, storia e geografia alle medie e negli istituti tecnici e professionali). Nel giro di un anno, grazie al titolo di conservatorio e a qualche altro esame che vorrei dare, mi si sbloccheranno altre due classi. Diciamo che a settembre dovrei già aver prodotto una messa a disposizione e magari potrei già macinare qualche supplenza. 

    Al momento la cosa che mi angoscia maggiormente è proprio entrare nel tritacarne della scuola. Ho paura che la scuola sia per me solo un (inconscio?) ripiego e che non ho le doti e la motivazione necessaria per diventare un buon insegnante. Ho paura di fare molto male il mestiere che mi sto scegliendo, senza nemmeno avere quella stabilità che sarebbe la contropartita necessaria (nella mia ottica, fuori dalla realità, di figlio di due boomer col posto fisso da se pre) di un lavoro che non ci piace o per cui  non siamo tagliati.

    On 2/4/2019 at 4:45 PM, LocoEmotivo said:

    un mondo così altamente tecnologizzato come il nostro ha un fottuto bisogno di una sempre più solida controparte umanistica

    In questi due anni mi sono sempre più convinto, contro i miei stessi interessi, che un'affermazione del genere sia una solenne cazzata, ecco. E questa non è una buona base per andare a fare l'insegnante di lettere.

    Edited by Bloodstar

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    freedog
    1 hour ago, Bloodstar said:

    Ho paura che la scuola sia per me solo un (inconscio?) ripiego e che non ho le doti e la motivazione necessaria per diventare un buon insegnante. Ho paura di fare molto male il mestiere che mi sto scegliendo

    mmhhhh...

    devi tener presente un po' di dettagli, che scoprirai solo quando ti troverai nel "tritacarne": più di metà del tempo lo dovrai perdere appresso a burocrazie surreali: scartoffie che nessuno leggerà mai (piani didattici e formativi, schede di valutazione individuali e collettive, relazioni sul lavoro scolto; tutta roba che colla DaD di questi mesi mi dicono che sia diventata ancor più surreale), consigli di classe, d'istituto, di circolo e del cazzo che se li porta, dove se al posto tuo ci fosse un cartonato non cambierebbe niente (e non perchè tu non abbia un minimo di personalità, ma perchè dovrai sorbirti ore & ore di chiacchiere a vuoto & inutili).

    altra dritta: specie da supplente, se vuoi arrivare vivo alla fine dell'ora, ti giochi tutto nei primi 2 minuti in cui entri in una classe, e cambia poco se sia una prima media o una quinta liceo: dovunque ti troverai, per gli alunni che ti capiteranno davanti sarà sempre valida l'equazione supplente = casino. Se poco poco ti vedono timido o impanicato, annuseranno subio l'odore del sangue e ti balleranno sulle gengive.

    Consierando poi che adesso (a differenza di quando l'ho fatto io, che ad inizio millennio in un paio d'anni mi son girato 29 scuole ai 4 angoli di Roma + un paio di maturità -che faceva punteggio- da sostituto membro esterno) nella secondaria (= medie & superiori) causa tagli ministeriali non chiamano più per supplenze brevi (ossia che durino meno di 3-4 settimane), dover resistere un mesata o più in un posto dove ti trovi malissimo non mi pare una grandiosa idea, anche perchè con quello stipendio non ci diventi miliardario. E che da supplente non ti pagheranno le (eventuali) malattie nè l'estate.

    Oh, poi magari scappa fuori che sei un drago coi ragazzi, che ti adoreranno e penderanno dalle tue labbra, o che i bidelli stenderanno il tappeto rosso al tuo passaggio, o che i "cari colleghi" (le sale professori sono un posto ad alta radioattività, sallo!) faranno la ola appena ti vedono

    Edited by freedog

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    Bloodstar
  • Topic Author
  • 5 minutes ago, freedog said:

    devi tener presente un po' di dettagli, che scoprirai solo quando ti troverai nel "tritacarne": più di metà del tempo lo dovrai perdere appresso a burocrazie surreali

    Certo, ovvio. Questo è l'aspetto che però, caratterialmente, penso di saper gestire meglio. Poi magari mi sbaglio clamorosamente anche qua, ma insomma.

    7 minutes ago, freedog said:

    Se poco poco ti vedono timido o impanicato, annuseranno subio l'odore del sangue e ti balleranno sulle gengive.

    Questo è un grosso problema. Non ho la minima idea di come reagirò davanti a una classe e se saprò farmi valere.

     

    9 minutes ago, freedog said:

    nella secondaria (= medie & superiori) causa tagli ministeriali non chiamano più per supplenze brevi

    E' già stato messo in conto, ovviamente.

     

    9 minutes ago, freedog said:

    , dover resistere un mesata o più in un posto dove ti trovi malissimo non mi pare una grandiosa idea,

    Questo che significa? Non penso che realisticamente potrò trovarmi bene in tutti i posti dove potrei finire... ci sta mettere in conto di passare mesi orrendi. Penso valga per ogni lavoro.

     

    11 minutes ago, freedog said:

    Oh, poi magari scappa fuori che sei un drago coi ragazzi, che ti adoreranno e penderanno dalle tue labbra, o che i bidelli stenderanno il tappeto rosso al tuo passaggio, o che i "cari colleghi" (le sale professori sono un posto ad alta radioattività, sallo!) faranno la ola appena ti vedono

    Quindi mi stai consigliando di non prenderla proprio questa strada?

    Il fatto è che penso anche che il mio cinismo, il mio pessimismo e il mio disinteresse di fondo  potrebbero essere una buona corazza verso le molte sgradevolezze della scuola. Da un certo punto di visto io rischio meno la disillusione e il burn out (a patto ovviamente di farmi venire la gastrite, ovvio).

    Se solo fossi più autoritario di natura... porcaccio Giuda infame.

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    Hinzelmann

    Non credo francamente che la burocrazia e le supplenze in classi turbolente siano gli elementi su cui valutare un "buon insegnante"

    E poi di due l'una direi...o l'insegnamento è un modo per sottrarsi alle difficoltà del mondo del lavoro e rimanere nello stesso ambiente a cui si è appartenuti fin dai 6 anni, come studenti

    Ed allora queste difficoltà, non fosse altro che per il fatto di essere note al contrario di altre ignote di altri lavori e ambienti,  non vanno neanche sopravvalutate

    ( direi però che la scuola può apparire una sorta di rifugio, più che di ripiego )

    O invece bastano a sconsigliare di fare l'insegnante e allora si preferisce l'ignoto

     

    Edited by Hinzelmann

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    Bloodstar
  • Topic Author
  • 5 minutes ago, Hinzelmann said:

    direi però che la scuola può apparire una sorta di rifugio, più che di ripiego

    Verissimo nel mio caso. 

    E' un mondo che conosco e che, in fondo, mi piace anche a livello ideale. Vengo anche da un ITIS, oltretutto, quindi avrei anche un minimo esperienza diretta della gente che mi troverò davanti. 

    Oltretutto la scuola mi offrirebbe la possibilità, dietro la rinuncia ad uno stipendio elevato, di avere la cosa che più bramo (e che su cui anche il mio ragazzo ripone grandi speranza): il tempo libero. 

     

    Edited by Bloodstar

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    freedog
    50 minutes ago, Bloodstar said:

    Non ho la minima idea di come reagirò davanti a una classe e se saprò farmi valere.

    Può anche esse che scapperà fuori il tuo istinto di sopravvivenza e mostrerai loro quella personalità piaciona che non t'ho mai visto.

    Insomma, li devi sedurre-ammaliare. Come? Eh, qui ha da uscì la personalità tua!

    50 minutes ago, Bloodstar said:

    Non penso che realisticamente potrò trovarmi bene in tutti i posti dove potrei finire... ci sta mettere in conto di passare mesi orrendi. Penso valga per ogni lavoro.

    eh.. un conto è parlarne in teoria, un conto è trovarsi in situazioni/posti demmerda da cui vorresti solo che scappare il prima possibile.

    A me è successo ai Parioli: lì il vice preside, siccome le prof* abitando tutte in zona la mattina erano un po' bradipe e arrivavano in ritardo, 5 minuti prima dell'inizio della prima ora passava in sala professori e si portava nel suo ufficio il registro firme del giorno, così chi arrivava in ritardo doveva passare da lui e versare un "contributo volontario" di 50mila lire per la biblioteca scolastica. Ora, io che arrivavo lì con metro + tram da testaccio, in quelle settimane mi beccai in pieno lo sciopero selvaggio dei macchinisti -> le corse della metro saltavano senza preavviso e un giorno sì e l'altro pure arrivavo con ritardi mostruosi. Insomma, in 45 gg di supplenza lì donai "spontaneamente" 450mila lire alla biblioteca scolastica. Che poi quello stronzo mi perculava pure "capisco che non è colpa tua, ma se facessi un'eccezione per te, ste stronze ricomincerebbero a fà come je pare, e non me lo posso permette!" Vuoi sapere quanto mi giravano le palle in quelle settimane?

    --

    *dimenticavo: il 98% dei colleghi saranno di sesso femminile, gli uomini dietro una cattedra sono una specie molto rara. E tra colleghe volano coltellate, dispetti, ripicche & isterie varie che ti faranno rivalutare l'asilo mariuccia... siccome faranno di tutto per metterti in mezzo alle loro beghe da pollaio, restane sempre fuori, se vuoi campare a lungo!

    50 minutes ago, Bloodstar said:

    Quindi mi stai consigliando di non prenderla proprio questa strada?

    non ho detto questo, nè lo penso!

    tra l'altro tu, a differenza mia che potevo fare solo lettere (classi A50-51-52), credo che potresti buttarti pure su musica alle medie e sul liceo coreutico; insomma hai più possibilità di me e credo che, specie con musica, non ci metteresti molto a diventà di ruolo.

    Io lasciai perdere dopo un paio d'anni, chè mi stava ammazzando il fatto di non potermi mai programmare le giornate: se arrivava la chiamata del provveditorato dovevo prima corre a prende il foglio di nomina da loro e subito dopo alla segreteria didattica e prende servizio.

    E tra una chiamata e l'altra delle volte passavano  giorni, altre anche un paio di mesi.

    Poi mettici pure che, quando cominciavi ad ambientarti in una scuola, era ora che facevi fagotto e chissà quando dovevi ricomincià daccapo da un'altra parte.. 

    era sfibrante; adesso coi seminari al Rossellini mi trovo molto più a mio agio, chè tempi & modi me li gestisco io

    31 minutes ago, Bloodstar said:

    la scuola mi offrirebbe la possibilità, dietro la rinuncia ad uno stipendio elevato, di avere la cosa che più bramo (e che su cui anche il mio ragazzo ripone grandi speranza): il tempo libero. 

    ecco, quello scordatelo proprio: almeno 3-4 pomeriggi a settimana li dovrai passare tra consigli di classe, d'istituto, di circolo, per tacere di quando avrai gli scrutini (trimestrali o quadrimestrali, dipende dalla scuola) o gli esami

    37 minutes ago, Hinzelmann said:

    Non credo francamente che la burocrazia e le supplenze in classi turbolente siano gli elementi su cui valutare un "buon insegnante"

    ne ho parlato per avvisarlo a cosa andrà incontro se vuol prendere sta strada, non avendo elementi per dire se poi er sor maestro si potrebbe rivelare o no un buon insegnante.

    E cmq posso assicurarvi che le classi turbolente sono il problema più facilmente risolvibile di tutta la lista...

    Edited by freedog

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