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La Grecia di Tsipras

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Rotwang

Ah quasi dimenticavo: PASOK, il Partito Socialista Panellenico 6,28%.

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Fabius81

Con le probabili vittorie dei socialisti in Spagna e Portogallo il prossimo mese, tutti i paesi UE dell'Europa Mediterranea saranno guidati da premier di centrosinistra o comunque appartenenti al PSE, penso non sia mai successo nella storia.

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atreio

Alla fine sono contento.

Ha fatto degli errori e delle ingenuità ma alle fine è il meno peggio, l'alternativa era il centrodestra che aveva portato il paese allo sfascio.

Molto positivo il risultato modesto dell'estrema destra.

Edited by atreio

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Rotwang

http://www.ilga-europe.org/resources/news/latest-news/greek-government-commits-laws-promoting-lgbti-equality

 

Ad Atene, durante una conferenza dell'ILGA (International Lesbian and Gay Association), i principali partiti greci (insieme al governo ellenico) hanno firmato un documento affermando il loro impegno congiunto a calendarizzare in parlamento la legge sull'unione registrata, la riforma del diritto di famiglia, la rimozione degli articoli del codice penale che discriminano per motivi di orientamento sessuale e identità di genere e la lotta alle discriminazioni in Grecia. Il ministro della Giustizia Nikos Paraskevopoulos ha dichiarato: "L'adozione del disegno di legge sulla civil partnership a lungo atteso, insieme ad altri provvedimenti legislativi, sarà il risultato di un processo che inizierà con una consultazione pubblica la prossima settimana".

Fra le priorità legislative, i rappresentanti politici hanno anche osservato il loro sostegno per l'educazione alla diversità, l'educazione sessuale e la necessità di affrontare il bullismo omofobico nelle scuole.

Edited by Rotwang

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  • Topic Author
  • Solo da noi i politici si fanno pregare. Italia sempre più in basso.

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    Rotwang

    Linkiesta

     

    Sono settimane, ormai che la Grecia brucia. La stampa internazionale si è soffermata in questi giorni sui violenti scontri di piazza che hanno coinvolto gli agricoltori, circa duemila, quasi tutti provenienti dall'Isola di Creta. Chiedono sia ritirato il piano proposto dall'Unione Europea contro l’aumento delle tasse e la riforma delle pensioni. Una riforma che prevede il taglio alla pensione massima erogabile dalla previdenza pubblica - da 2700 ai 2300 euro - e la garanzia di un assegno minimo, circa 380 euro mensili, solo a chi avrà accumulato almeno quindici anni di versamenti.

     

    Gli scontri, durissimi, hanno spinto il governo guidato da Alexis Tsipras a schierare le forze dell’ordine davanti al Ministero dell'Agricoltura, le quali, fatte oggetto del lancio di pietre e ortaggi, hanno reagito usando gas lacrimogeni e granate assordanti, nonché arrestando cinque manifestanti. I media ellenici hanno calcolato che, per numero di partecipanti ai cortei e di scioperanti, la mobilitazione contro il leader di Syriza è paragonabile a quelle del 2012-2013, che avevano opposto una strenua resistenza ai governi socialisti e conservatori.

     

    Non è un caso isolato, insomma: già dal 12 novembre 2015 – a due mesi dall'entrata in carica del governo – i sindacati greci proclamarono 24 ore di sciopero ad oltranza per protestare contro l’aumento delle tasse e la riforma delle pensioni, bloccando i servizi pubblici, i trasporti, e provocando la cancellazione di alcuni voli interni. E già lo scorso 4 febbraio le strade e le piazze di Atene e delle altre principali città greche si erano riempite di lavoratori, studenti, disoccupati e cittadini per lo sciopero generale convocato da diversi sindacati e organizzazioni di categoria contro le misure antipopolari del governo, giudicate non dissimili da quelle dei precedenti governi che Syriza aveva criticato.

     

    Ora la situazione sembra ripetersi. Infatti, con una recessione che sembra ancora attanagliare la Grecia – certificata giorni fa da El. Stat, istituto di statistica ellenico, che registrerebbe un calo del Pil dello 0,6% per il quarto trimestre del 2015 rispetto ai tre mesi precedenti. A questo si sommi lo spread decollato fino a quota 1000, che ha cancellato in pochi giorni i passi avanti nella riduzione del debito pubblico. Il responsabile del Fondo Monetario Internazione per la Grecia, Poul Thomsen, ha avvertito che senza un piano realistico per la sostenibilità del debito, cioè nuovi interventi di austerity, che sfiora ormai quota 180% del Pil, «presto i timori di Grexit si riaffacceranno».

     

    Il problema, per Tsipras, è che la piazza è tutto fuorché “apolitica”. Nello sciopero degli agricoltori, per esempio, sono stati visti militanti di Alba Dorata – nota formazione neonazista in ascesa elettorale – radicata nei paesi agricoli in Grecia e pronta a tirar fuori l'ennesimo capro espiatorio: l'immigrazione. Infatti, diversi video postati sui social network – Facebook, Twitter ecc. - testimoniano che vari manifestanti usano e lanciano slogan contro i migranti, come “La Grecia ai greci”. La testata di estrema destra Il Primato nazionale, organo di Casa Pound, legata ad Alba Dorata, registrava che il governo «messo in grossa difficoltà dalle proteste provenienti da diversi settori dell’economia greca, cerca di distrarre l’attenzione pubblica e di giustificare le azioni repressive contro i manifestanti, addossando la regia degli scontri ad Alba Dorata». Peraltro, uno degli agricoltori arrestati, Panagiotis Passaras, era un militante neonazista, legatissimo all'ex parlamentare di Alba Dorata Sthatis Boukoura.

     

    È errato, però, appiattire la protesta all'estrema destra. Infatti, è il KKE, il Partito Comunista di Grecia, il movimento più critico nei confronti del governo Tsipras,rivendicando la sua contrarietà alle riforme governative. La presenza in piazza del Pame, il suo sindacato, a fianco degli agricoltori lo dimostra: «Gli agricoltori che hanno preso parte alle manifestazioni dei lavoratori con i loro trattori, per simboleggiare la lotta comune della classe lavoratrice insieme ai poveri e ai piccoli agricoltori – si legge sul loro sito ufficiale –. Migliaia di lavoratori di tutto il paese hanno lottato la mattina davanti alle fabbriche per difendere lo sciopero davanti alle fabbriche, ai negozi, ai servizi, ai porti contro l'apparato spezza-scioperi dei padroni. Le industrie e i servizi sono stati costretti a chiudere in tutto il Paese». Parlando del ruolo di Syriza al governo, il segretario comunista Dimitris Koutsoumpas ha messo agli atti parole di fuoco contro Syriza: «Come altro si può definire, se non uno sporco lavoro, l'intento di pacificare e ingannare il movimento popolare mentre si mette mano in senso reazionario al sistema della previdenza sociale?». Secondo il politico, euroscettico, «nella guerra scatenata da governo-capitale-UE, volta a seppellire il sistema previdenziale, la classe operaia e il popolo devono dare risposta al vero dilemma: sottomissione al macello o sollevazione popolare?».

     

    Tsipras oggi ha altre preoccupazioni, però: soprattutto, che alcuni suoi deputati non votino il ddl economico. Cosa che l'ha portato a incontrare il leader del Pasok Fofi Genminata, il centrista Loventis e il leader della sinistra democratica Fotis Kouvellis proponendo loro di entrare in maggioranza per guadagnare diciotto seggi. Nel frattempo, però, l’opposizione cresce: contro Tsipras si sono schierati il conservatore Kyriaos Mitsotakis, che sta girando il paese per mobilitarsi contro il governo e soprattutto l'ex amico Yanis Varoufakis, il cui nuovo partito, Democrazia nel Movimento Europeo 2025 (DiEM 2025), è costruito attorno a una piattaforma euroscettica: «Tsipras esegue quello che ordina la Troika», ripete ossessivamente.

     

    Riguardo alle sue dimissioni nell'estate 2015, peraltro, sono interessanti le rivelazioni di Dimitris Yannopoulos, suo ex-portavoce. Dimissioni che risalirebbero non a luglio bensì ai giorni tra il 20 e il 24 febbraio 2015: «Ha negoziato per quattro mesi con la Troika sapendo che non avrebbe ottenuto niente, mentre l’economia si stava disintegrando. Il 25 giugno, alla fine della proroga di quattro mesi, la Troika ha dato l’ultimatum: accettare il piano o uscire dall’euro. Tsipras ha deciso di andare al referendum, con le banche chiuse. Lui e Varoufakis speravano di perderlo e di dimettersi con dignità». Su Varoufakis dice: «Gli fu ordinato di dimettersi da Berlino quella notte (come ha scritto lui stesso nella lettera di dimissioni, inedita), altrimenti la Merkel non avrebbe parlato con Tsipras di alcun “compromesso” e avrebbe fatto fallire la Grecia».

     

    E ancora: «Invece di denunciare all’opinione pubblica il ricatto dei creditori e la catastrofe umanitaria, Yanis ha scelto di fare un compromesso. È stata la sua rovina. Voleva rinegoziare le condizioni e migliorare le cose, ma si è fatto intrappolare. Dopo due fallite riunioni dell’Eurogruppo, dove aveva rifiutato di firmare documenti già pronti, alla terza (20 febbraio) gli fu detto che la Merkel aveva dato istruzioni a Dijsselbloem e al ministro Schaeuble di accettarele richieste greche: era una bugia. Il testo, poi era volutamente ambiguo».

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    Fabius81

    Riapriamo questo vecchio topic, sembra che il mandato di Tsipras abbia fallito pesantemente

     

    https://www.investireoggi.it/economia/grecia-elezioni-anticipate-forse-presto-tsipras-getta-la-spugna/

     

    nei sondaggi Syriza è data alla metà rispetto a Nea Demokratia https://en.wikipedia.org/wiki/Opinion_polling_for_the_next_Greek_legislative_election

     

    C'è un forte parallelo tra il destino di Renzi e quello di Tsipras, troppe promesse infattibili non mantenute o ostilità dei poteri forti?

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    Hinzelmann

    Renzi più che al fallimento di Syriza credo

    guardi all'annientamento della socialdemocrazia

    olandese e spera in Macron ( cioè nella definitiva

    conversione della socialdemocrazia in liberaldemocrazia )

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    Fabius81

    Renzi più che al fallimento di Syriza credo

    guardi all'annientamento della socialdemocrazia

    olandese e spera in Macron ( cioè nella definitiva

    conversione della socialdemocrazia in liberaldemocrazia )

     

    Non era quello che intendevo dire, facevo presente che Renzi e Tsipras hanno avuto la stessa parabola: personaggi al di fuori dell'etablishment, eletti sull'onda della crisi, altissime aspettative specie dalle fasce più deboli della popolazione, promesse diasttese ed inevitabile crollo elettorale.

     

    Prevedo per Italia e Grecia l'avvento, tra pochissimi anni, di un uomo forte, alla Erdogan per intenderci...

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    Hinzelmann

    Che Renzi non faccia parte dell'establishment è un paradosso

    non ha fatto altro che la politica in vita sua, il suo innegabile merito

    è stato quello di aver "scalato" il Pd non essendo un iscritto DS

    spacciandosi per "rottamatore" ( mentre gli altri tipo Civati lo erano

    veramente lui era semplicemente l'ex segretario provinciale del PPI

    poi segretario provinciale della Margherita: puro establishment, solo

    cattolico ) questo sì e prima ancora ha vinto le primarie a Sindaco di Firenze

    non essendo DS ( ma faccio notare che il suo avversario era Lapo

    Pistelli cioè Veltroni aveva designato un ex democristiano...)

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    Aarwangen

    La Repubblica

    La Grecia chiuderà il 20 agosto dopo otto anni di crisi l'era della Troika. Ce la farà a camminare da sola? Chi e quanto ha pagato (Italia compresa) per evitare il crac del paese, l'implosione dell'euro e per salvare le banche tedesche e francesi che erano esposte sui titoli di Atene? E come stanno davvero i greci che hanno visto ridursi del 28% il loro potere d'acquisto? Ecco una guida per capire cosa è successo dal 2009 ad oggi e cosa succederà nel futuro ellenico.

    LA GRECIA E' SALVA O NO?
    Dal punto di vista contabile sì: il Pil ha perso il 28% dal 2008, ma nel 2017 è tornato a crescere dell'1,4% e quest'anno è previsto un altro aumento dell'1,9%, anche se inferiore al 2,5% previsto a inizio anno. Tornano anche i conti dello stato. Nel 2009, l'anno in cui è scoppiata la crisi, il rapporto del deficit sul pil era -15,1%. Lo scorso anno il bilancio della Grecia si è chiuso con un attivo pari allo 0,8% del Pil e un avanzo primario (senza cioè gli interessi sul debito) del 3,7%. Anche l'economia reale è in salute: a trainarla finora è stato il turismo ma negli ultimi mesi sono ripartiti l'export (+10% nel 2018) e produzione industriale (+6,7% ad aprile) e sono in deciso aumento gli investimenti esteri.
     
    COSA NON FUNZIONA ANCORA NELL'ECONOMIA?
    La ripresa contabile non è bastata per ora a creare lavoro. Il tasso di disoccupazione è oggi al 20,1%, come dire che un greco ogni 5 è senza lavoro, ben lontano dal 10% prima del crac. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, le cose sono migliorate di molto da quando è arrivato al governo Alexis Tsipras. Nel 2015 il tasso di disoccupazione era arrivato al 27,5%. Il risanamento dei conti non è bastato invece a rasserenare il clima sul fronte del debito, che è anzi salito al 190% del Pil. Per questo il Fondo monetario ha spinto per una ristrutturazione dell'esposizione. A testimoniare le difficoltà dei cittadini c'è anche il valore (46,5%) dei prestiti in sofferenza delle banche, oberate dalle rate non onorate.
     
    COME STANNO I GRECI DOPO OTTO ANNI DI CRISI? 
    Non benissimo, grazie. E certo peggio di come sta il bilancio del paese. L'overdose di austerità imposta dalla Troika ("Ne abbiamo sottovalutato gli effetti", ha ammesso con il senno di poi l'Fmi) ha falcidiato i bilanci familiari. Il potere d'acquisto dei greci è crollato del 28,3% dal 2008 mentre la bolletta fiscale è salita da 49 a 50 milioni. Le famiglie che vivono in estrema povertà sono il 21% (dati Eurostat) il doppio del 2010. L'importo delle pensioni - tagliate 13 volte - è calato in media del 14% e a inizio 2019 è prevista un'altra sforbiciata. Il settore pubblico ha perso 200mila posti di lavoro in otto anni. Nel 2017 ben 133mila persone (+333%) hanno rinunciato all'eredità perché non avevano i soldi per pagare le tasse.
     
    TSIPRAS E' RIUSCITO A FARE QUALCOSA DI SINISTRA?
    Nell'ambito dei rigidi paletti che è stato costretto ad accettare dai creditori, sì. Il surplus di bilancio oltre i target concordati con l'ex-Troika è stato distribuito sia a fine 2016 che a fine 2017 - malgrado i malumori di Bruxelles - alle famiglie più bisognose. Due milioni di persone sono state inserite nel sistema di assicurazione sanitaria e 290mila persone (il 5,8% della popolazione) beneficiano di un reddito di solidarietà. Tsipras ha lottato pure per reintrodurre la contrattazione collettiva.
     
    CHI HA PAGATO, CHI NON CI HA PERSO UN EURO E QUANTO HA MESSO L'ITALIA
    Ue, Bce e Fmi hanno garantito ad Atene 273,3 miliardi di prestiti (non aiuti) che la Grecia sarà costretta a rimborsare anche se a tassi molto agevolati. L'Italia ha contribuito direttamente o indirettamente con circa 40 miliardi. Di questo montagna d'oro, solo il 10% è finito davvero nelle casse della Grecia. Il resto è stato usato per pagare i debiti agli stessi creditori in una rapidissima partita di giro. I tre piani di salvataggio hanno consentito di salvare il paese evitando l'uscita dall'euro. E soprattutto, dicono le malelingue, ha permesso alle banche esposte nel 2009 con la Grecia di dribblare il crac senza perdite. In quel periodo gli istituti francesi e tedeschi avevano in portafoglio quasi 90 miliardi di titoli ellenici. Quando nel 2012 il debito privato è stato ristrutturato, nelle loro tasche erano rimasti - guarda un po' - pochi spiccioli.
     
    COSA SUCCEDERA' IL 20 AGOSTO
    Il 20 agosto Atene uscirà dal commissariamento di Ue, Bce e Fmi dopo aver approvato ben 450 misure di riforma solo negli ultimi tre anni e riprenderà il controllo delle sue scelte economiche e politiche. Non del tutto però, visto che gli accordi con i creditori prevedono il monitoraggio costante dei progressi per evitare deragliamenti dalle intese. La Grecia, già tornata a chiedere soldi al mercato, potrà tornare a finanziarsi emettendo titoli di Stato. In cassa però ha almeno una venitna di miliardi che le dovrebbero consentire di gestire senza troppi patemi d'animo i prossimi mesi.
     
    COME CAMBIA LO SCENARIO POLITICO? TSIPRAS SOPRAVVIVERA' ALL'AUSTERITY?
    La Grecia, salvo elezioni anticipate, tornerà alle urne nell'autunno del 2019. I sondaggi danno oggi il centrodestra di Nea Demokratia in vantaggio di cica 10 punti nei sondaggi su Syriza, il partito del premier. Tsipras spera però di recuperare grazie all'uscita dalla crisi e alla ristrutturazione del debito. Il premier ha preso anche la decisione coraggiosa di firmare l'accordo con Fyrom per il nuovo nome della Repubblica del nord Macedonia, decisione sponsorizzata dalle istituzioni internazionali ma malvista dal 70% dei greci. E per questo, contrariamente a quanto si immaginava fino a poco tempo fa, potrebbe portare il suo governo fino a fine legislatura evitando il rischio di un voto in tempi stretti.

    Edited by Aarwangen

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    Rotwang

    Internazionale

    Il 20 agosto la Grecia è uscita dalla tutela della troika, composta da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale. La penisola ellenica aveva un’amministrazione statale particolarmente inefficiente e un bisogno innegabile di riforme strutturali ma, sotto l’effetto delle politiche imposte dalla troika fin dal 2010, quasi tutti gli indicatori economici e sociali sono profondamente peggiorati. Compreso il debito pubblico, anche se l’obiettivo di quelle politiche era riuscire a gestirlo. Questo intervento passerà alla storia come un esempio di ciò che non bisogna assolutamente fare se si vuole aiutare un paese a risollevarsi.


    Il declino della Grecia non si nota solo nelle statistiche economico-finanziarie, ma salta all’occhio anche quando guardiamo gli indicatori demografici. È un declino strutturale, non è legato solo a una fase. Dal 2008 la Grecia ha perso più di un milione di abitanti, che sono andati a vivere e a lavorare in altri paesi, mentre la zona euro ne ha guadagnati più di otto milioni.

    Sono soprattutto i giovani ad aver lasciato il paese, e tra questi soprattutto i più qualificati. Su dieci milioni di abitanti, la Grecia registra un calo di circa 500mila giovani tra i venti e i trent’anni rispetto al 2008. È un fatto preoccupante per la possibilità del paese di risollevarsi, poiché manca la manodopera giovane qualificata. In compenso, le persone anziane sono rimaste, e questo peggiora uno stato sociale già in difficoltà.

    La cura a base di austerità imposta alla Grecia ha provocato la perdita di circa 860mila posti di lavoro tra il 2008 e il 2013, cioè quasi uno su cinque. Da allora ne sono stati recuperati solo 240mila.

    Nel momento peggiore della crisi, la disoccupazione era arrivata alle stelle, raggiungendo il 28 per cento nel 2013. Da allora è diminuita lentamente. Secondo la Commissione europea dovrebbe restare, per quest’anno, ancora al di sopra del 20 per cento. Una parte significativa di questo calo è legata all’esodo dei giovani invece che a un miglioramento della situazione del mercato del lavoro.

    A causa dell’austerità, la domanda interna in Grecia è diminuita di più del 30 per cento e sta riprendendo lentamente solo in questi ultimi anni. È una diminuzione quasi paragonabile a quella subita recentemente dall’economia in Venezuela.

    La spesa pubblica è diminuita di più di un quarto. Si sta risollevando piano piano, pagando le conseguenze di un arresto brutale nella manutenzione delle infrastrutture, enormi problemi nel sistema sanitario e scolastico, e un impoverimento considerevole dei (tanti) pensionati, rimasti nel paese in mancanza di alternative.

    Non si capisce come potrà ripartire l’economia della Grecia viste tutte queste difficoltà. La cosa peggiore è che questa pesante austerità, e in particolare la diminuzione drastica della spesa pubblica, non è servita affatto a limitare l’indebitamento del paese, nonostante l’annullamento parziale del debito nel 2012. Da allora, il debito pubblico è aumentato di 20 punti rispetto al prodotto interno lordo (pil) e non è praticamente diminuito in questi anni.

    Quando si continua a tenere un paese intrappolato tra deflazione e recessione, quel paese non può certo liberarsi dai debiti. E riguardo al futuro, nessuno crede davvero che Atene riuscirà a rimborsare il suo debito. Si va di male in peggio.

    Inoltre, i redditi dei greci sono crollati, perdendo in media più del 10 per cento del potere d’acquisto, nonostante contemporaneamente siano calati anche i prezzi.

    Al contrario, nonostante la crisi, gli altri europei hanno guadagnato più del 10 per cento in termini di potere d’acquisto medio, il che ha creato nuovi divari all’interno della zona euro.

    I salari reali dei greci sono diminuiti in media di più di 15 punti percentuali e continuano, al momento, a diminuire.

    La politica di austerità imposta dalla troika aveva aumentato le disuguaglianze, già evidenti tra il 2010 e il 2012. Dall’arrivo al potere di Syriza nel 2015 queste disuguaglianze sono state lievemente limitate, grazie alle misure di equità fiscale ottenute dal governo greco dopo lunghi negoziati con la troika.

    Edited by Rotwang

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    Uncanny
    10 minutes ago, Saramandasama said:

    Da quando il centrodestra europeista greco membro del PPE è sovranista? 

    Comunque mi auguro che i neonazi di Alba Dorata rimangano fuori dal parlamento. Con lo spoglio al 93% del totale sono al 2,95% e lo sbarramento è al 3%, quindi anche se non è ancora detto ci sono buone probabilità che non la superino. 

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    Saramandasama
    21 minutes ago, Uncanny said:

    Da quando il centrodestra europeista greco membro del PPE è sovranista? 

    Comunque mi auguro che i neonazi di Alba Dorata rimangano fuori dal parlamento. Con lo spoglio al 93% del totale sono al 2,95% e lo sbarramento è al 3%, quindi anche se non è ancora detto ci sono buone probabilità che non la superino. 

    Hai ragione!

    Prima o poi anche loro lo diventeranno!

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    Uncanny
    1 hour ago, Saramandasama said:

    Prima o poi anche loro lo diventeranno!

    È impossibile non cedere al fascino di Marine, prima o poi tutti ne rimangono vittima.

    Comunque confermata Alba Dorata fuori dal parlamento.

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    Mario1944

    Peccato!

    Alba Dorata è un bellissimo nome per un partito:

    ha un qualcosa d'omerico.... 😉

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