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Perché pochi gay pacsati?


Isher

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In Francia, da quando sono stati introdotti i Pacs, piuttosto bassa è la percentuale di coppie gay che se ne sono servite.

Io stesso conosco alcuni gay "evoluti" che non si sono pacsati.

Non conosco bene la situazione nel resto del mondo, ma altri (Calvin, ad esempio) potranno ragguagliarci.

 

Partendo dal presupposto che tale percentuale sia effettivamente bassa, vien da pensare che le cause possono

essere molto disparate:

 

1 mancata accettazione di un vincolo legale, oppure rifiuto di esso

2 paura di uscire allo scoperto nella società con un vincolo pubblico riconosciuto (in effetti pacsarsi o sposarsi

implica una totale rimozione di residue paure e reticenze, emancipazione dal giudizio della gente, e altro)

3 non tutti i gay sono in coppia, ci sono molti gay single

4 snobismo: io voglio i pacs, voglio i matrimoni, ma consapevolemente o inconsapevolmenteme me ne eccettuo;

riguardano gli altri, il "popolo" se così si può dire

 

Per quanto mi riguarda penso che dopo che avremo conquistato nel mondo civile matrimoni e pacs, ci vorrà ancora

una fase di elaborazione per farli nostri concretamente, come possibilità reale, soggettiva, come prospettiva di vita.

 

Non ritengo del tutto casuale che i primi matrimoni celebrati in USA siano di coppie addirittura anziane, di donne e

uomini che stavano insieme da una vita.

 

Mi spingerei a pensare che giovanissimi (ventenni) e anziani (sessantenni e oltre) saranno i primi e più abbondanti

fruitori di pacs e matrimoni, per ragioni che non sto a esplicitare perché mi paiono intuibili.

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orodeglistupidi

In questo articolo si sostiene che i diritti garantiti dai PACS francesi alle coppie omosessuali non sono ancora paragonabili ai diritti garantiti dal matrimonio o da altre forme di unioni civili tra persone dello stesso sesso in altri Stati europei.

 

Si potrebbe ipotizzare allora che le coppie omosessuali francesi non si sentano sufficientemente tutelate da tale istituto, pertanto lo snobbino.

 

Allo stesso tempo, però, questo articolo mostra che nel caso dei Paesi Bassi, in cui dal 2001 gli omosessuali possono contrarre un matrimonio quasi perfettamente equiparato a quello riservato alle coppie etero, gli omosessuali hanno mostrato ugualmente scarso entusiasmo verso il riconoscimento legale delle loro unioni (sarebbero sposate soltanto 20 coppie omosessuali su 100, contro le 80 coppie eterosessuali sposate su 100).

 

L'articolo ipotizza che un simile trend si possa spiegare considerando che le coppie eterosessuali subiscono una pressione notevolmente maggiore da parte di parenti e amici rispetto al matrimonio, tanto più se ci sono di mezzo dei figli.

 

Viceversa, si ipotizza che gli omosessuali siano meno inclini a vedersi realizzati in una famiglia.

 

Questo potrebbe succedere per svariati motivi: ad esempio, perché si ha paura di uscire allo scoperto nella società e si subisce il giudizio altrui, come dice Isher; oppure perché si rifiuta di adeguarsi, di farsi assorbire da strutture istituzionali ritenute ingiuste e dannose.

 

Penso che, a questo proposito, sia interessante considerare la posizione di quei pensatori queer che si dichiarano nettamente contrari al matrimonio tra omosessuali, poiché questo rappresenterebbe non un mezzo per perseguire l'uguaglianza, bensì per perpetuare le disuguaglianze socio-economiche intrinsecamente legate all'istituto del matrimonio (qui trovate una raccolta di articoli in proposito).

 

Cito in traduzione un paio di segmenti tratti da un articolo pubblicato dal gruppo californiano di queer radicali LAGAI, per rendere l'idea di fondo:

 

"Il matrimonio conferisce ad alcuni omosessuali sposati l'accesso all'assistenza sanitaria, alle agevolazioni fiscali e ai diritti di immigrazione. Tuttavia, la nostra comunità non dovrebbe combattere peché tutti noi abbiamo accesso all'assistenza sanitaria, indipendentemente dal nostro stato coniugale? Lo stesso vale per l'immigrazione. In qualche modo, in questi tempi dominati dalla Destra, i capitali, i beni e il lavoro sono liberi di circolare oltre i confini, ma non le persone. Non dovrebbero essere tutte nelle condizioni di vivere dove vogliono? E perché una coppia sposata dovrebbe pagare meno tasse?

 

Ciò che i gay che puntano all'assimilazione stanno davvero chiedendo è che gli eterosessuali condividano alcuni dei loro privilegi con quegli omosessuali che vorrebbero essere come loro.

 

Qui c'è un conflitto di base, tra coloro che vedono il movimento gay come uno strumento per essere accettati in una società eterosessuale, e coloro che combattono per costruire una società a nostra immagine. Una società dignitosa e umana dove possiamo essere liberi. Non vogliamo le briciole dal tavolo della società, e non stiamo combattendo per avere un posto a sedere. Vogliamo rovesciare quel fottuto tavolo."

 

 

"Per molte coppie di lesbiche e gay anziani, che ricordano i tempi in cui non potevano andare in un locale senza avere paura, la possibilità di ufficializzare il loro amore appare una possibilità per essere accettati dopo una vita di oppressione. Rispettiamo la loro scelta. Tuttavia, continuiamo a richiedere che noi onoriamo tutte le nostre relazioni, non soltanto quelle che scimmiottano la società eterosessuale e capitalista."

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bella domanda.

inizio col dire che è abbastanza squallido leggere che i gay che si sposano "scimmiottano" gli etero, lo trovo veramente controproducente dal punto di vista dei diritti e dei doveri.

penso che alla fine sia dovuto alla mentalità che non cambia da un giorno all'altro, l'idea di un matrimonio gay è abbastanza nuova e molti non l'avrebbero neppure pensato possibile con una vita impostata da single a vita. sono sicuro che col passare degli anni le percentuali si avvicineranno di più a quelle degli etero.

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Nell'immaginario collettivo è l'uomo a scappare e la donna ad inseguirlo armata di bouquet; verosimilmente un fondo di verità su questo "rifiuto" all'unione insito nella natura maschile può esserci e quindi influire sui dati presentati.

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Silverselfer

RIVOLTIAMO TUTTO QUESTO FOTTUTO TAVOLO

 

Questo stralcio del LAGAY me lo stampo e me lo appendo in camera.

 

Le unioni gay sono sicuramente un diritto perché una persona deve essere libera di vivere come preferisce. Però non deve diventare un dovere per tutti, come se questo fosse il solo mezzo per equipararsi all'amore vero, quello etero per intenderci.

 

Evoluti sarebbero solo i gay che si sposano?

 

Se oggi in Italia una coppia gay potesse sposarsi, domani chi non sta in fila per contrarre matrimonio vivrebbe nel peccato? Si macchierebbe di un dovere civico mancato?

 

Per dirla come la vedo io, molto queer sicuramente, in realtà tutto questo affanno per la canonizzazione della coppia gay, ha il solo scopo d'identificare e regolarizzare un amore che ancora sfugge alle briglie delle convenzioni etiche sociali. Un po' come quando il Vaticano costringeva gli eretici a prendere i voti.

 

Stabilizzare la coppia omosessuale è il primo tassello per costruire una comunità omosessuale. Una comunità a immagine e somiglianza di quella etero, quindi un piccolo gregge di bravi samaritani che rinunciano alla propria originalità per il la serenità del gruppo.

Da qui tutti gli sforzi d'identificare in maniera epistemica la forma biologica dell'omosessualità. Una volta trovata questa ci sarebbe anche la benedizione del padreterno, e davvero potremo dire di essere tutti figli della grande topa.

 

Ben vengano i pacs basta che non diventino la solita virtù che ha il solo scopo d'individuare nuovi peccatori.

 

Peace & Love a tutti

 

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Secondo me un po' a naso più si sale con l'età più si radicalizzano le

posizioni fra singles incalliti e coppie incrollabili, di cui una parte suggella

l'unione alla prima occasione legalmente data ed un'altra parte, se ha una

reazione snobistica, poi non cambia idea ( d'altronde ne hanno fatto a meno

forzatamente per tanti anni...quando magari gli poteva essere utile, ha un

suo senso )

 

Il discorso ideologico può avere un suo peso ( ma fra i più giovani ne dubito )

 

Certamente il discorso della coppia pubblica, scoperta ha una grande incidenza

nel limitare le coppie giovani ( mi pare di ricordare che l'età media del PACS

gay sia molto più alta del PACS etero ) come pure la minor pressione sociale di

famiglie ( ma anche i minori aiuti...voi non avete idee di quanto i gay vengano

spesso penalizzati in Italia dalle proprie famiglie per il fatto di non sposarsi

rispetto ai figli etero per casa, eredità varie etc. )

 

Tutta una serie di ragioni che andrebbero indagate verificando la durata del PACS

gay ( se cioè venisse fuori che si sceglie più tardi, con più difficoltà, ma questo

si traduce in una maggior durata....beh avrebbe un senso nell'interpretare i dati:

ci vuole un quid di convinzione-motivazione in più )

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Non faremmo prima ad analizzare il fenomeno

a partire da quante coppie di gay conviventi e dichiarati conosciamo?

 

L'ideologia radicale contro il matrimonio c'è e la condivido:

ciò non toglie che personalmente mi pacserei anche domani.

 

L'ideologia radicale a favore del matrimonio esiste anch'essa

("non voglio nulla che non sia un vero matrimonio!");

ma come dice Orodeglistupidi non fa la vera differenza.

 

Tutti i miei (ormai molti) amici sposati

non hanno mai nascosto di averlo fatto

per ottenere dei vantaggi dalle famiglie di origine

o per una gravidanza e - solo una - per motivi fiscali.

 

Evidentemente i noti vantaggi della regolarizzazione di un'unione gay

solo in alcune situazioni urgenti appaiono sufficientemente appetibili.

Alle coppie anziane per la questione del testamento

e alle "coppie miste" per la questione della cittadinanza.

 

Senza la speranza di "aiutini" dalla famiglia di origine,

senza figli, senza il timore della morte o della malattia,

senza la necessità di regolarizzare una cittadinanza;

una normale coppia non pensa al matrimonio.

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Almadel : tutti i fattori incitanti al matrimonio che elenchi, sono però dei trascendentali. Sono ragioni costitutive.

E anche i ventenni e i trentenni dovranno morire, anche se a 20 o 30 anni non ci si pensa (cosa di cui peraltro non sono

del tutto sicuro). Insomma, stando ai termini del tuo discorso, una «coppia normale» non esisterà mai perché è già

sempre dentro questa rete di bisogni, necessità di salvaguardarsi, mire, obiettivi, timori, a prescindere da quando se

ne renderà compiutamente conto. Può scattare a 38 anni, come 40 anni fa scattava a 23, ma scatta.

 

Oro: la teorizzazione queer, molto interessante, che riporti, ha il difetto di "saltare" la specificità della minoranza omosessuale.

I neri volevano diritti in quanto neri, che ne erano privati, non in quanto Soggetti di una nuova storia universale; le donne e le

femministe non volevano rivoluzionare la società (al contrario hanno rafforzato l'etersessualità), volevano potere,

e l'hanno ottenuto; e questo vale per la manodopera mal retribuita come per i lavoratori precari. Perché mai gli omosessuali

dovrebbero ancra una volta costituire una categoria a parte? e reclamare diritti non per avere diritti, ma per contribuire a una

riforma del sistema-mondo? Come al solito, sotto questo tipo di discorsi si cela il solito equivoco: che le rivendicazioni dei gay

si giustificano non in quanto sono quello che sono - brutte sporche o belle rivendicazioni di una categoria di persone - ma in

quanto devono servire una causa che le giustificherebbe e che esse di per sé non hanno.

 

Silverselfer: non possiamo rivoltare nessun tavolo, tanto più finché a tavola non ci stiamo, e siamo relegati in cucina, o

fuori l'uscio.

 

Coeranos: finalmente d'accordo su qualcosa! :beer:

 

Alla luce degli articoli linkati da Oro si può tranquillamente escludere la [3] dal mio (provvisorio) elenco di ragioni inibenti.

 

Io partirei da una domanda realistica: è possibile che una categoria di persone che sono state escluse per secoli e millenni da

ogni possibilità di inscrivere le loro relazioni (per i fortunati che nella vita hanno avuto e hanno voluto avere: relazioni) nel diritto,

improvvisamente lo facciano con agevolezza? No, non è possibile.

 

Come vedete, io volo basso. Sono troppo diffidente verso la capacità umana di trovare ragioni logicamente impeccabili a

paure o nevrosi inconsce, a pura e semplice mancanza di abitudine (che fa apparire come una "rivoluzione in negativo" quello che

è in realtà una banalità, contrarre un vincolo che si può poi anche sciogliere).

 

Ancora due cose:

 

1. io credo che la ragione per la quale si vogliono più diritti, è il riconoscimento che essi sono essenziali ai fini della costruzione

di un progetto di vita. Io non credo che tale progetto di vita sia una specie di gogna al di fuori della quale risiederebbe la "vera libertà".

Mi sembra un pensiero troppo ingenuo. In ogni caso quello che mi sembra incontrovertibile è che bisogna disporre della potestà di

costruirsi queste "catene", per scegliere di rifiutarle. Altrimenti siano al nondum matura est.

 

2. tra i diritti negati, e che potrebbero essere acquisiti, io includerei anche i benefici immateriali. Sono forse

i più importanti, e sono certamente il possesso più gelosamente custodito dalla tradizione eterosessuale.

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Almadel : tutti i fattori incitanti al matrimonio che elenchi, sono però dei trascendentali. Sono ragioni costitutive.

E anche i ventenni e i trentenni dovranno morire, anche se a 20 o 30 anni non ci si pensa (cosa di cui peraltro non sono

del tutto sicuro). Insomma, stando ai termini del tuo discorso, una «coppia normale» non esisterà mai perché è già

sempre dentro questa rete di bisogni, necessità di salvaguardarsi, mire, obiettivi, timori, a prescindere da quando se

ne renderà compiutamente conto. Può scattare a 38 anni, come 40 anni fa scattava a 23, ma scatta.

 

Dunque?

Vorranno sposarsi quando se ne renderanno conto.

E infatti le coppie gay che si sposano sono quasi tutte più mature.

 

Le coppie gay trentenni si dicono: "aspettiamo i 50";

ma arrivati a quell'età vedono la morte ancora lontanissima.

 

Per come ci siamo sempre raccontati il matrimonio gay,

esso è una specie di testamento.

E a nessuno piace fare il proprio testamento prima del tempo.

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Ma, no, non sono d'accordo, Almadel. Comunque anche tu rappresenti una voce dell'esistente e non dubito

che la si possa pensare anche così. In effetti il rischio di questo topic è che ognuno proietti spontaneamente le

proprie ragioni soggettive invoglianti al matrimonio (anche se io vorrei parlare del matrimonio come acquisizione di

un diritto negato, altrimenti perdiamo ogni specificità gay del tema), universalizzandole, senza curarsi di fare

una ricognizione più ampia.

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Io credevo che questa volessere essere un'analisi

dove il fenomeno da analizzare sia: "Perché pochi gay pacsati?"

 

Non volevo essere "soggettivo":

noi personalmente ci pacseremmo volentieri.

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Io replicavo, ovviamente, a queste tue asserzioni,

che mi sembrano molto soggettive e anche piuttosto apodittiche,

e inoltre riguardano il matrimonio (o i pacs) in generale, piuttosto che il

rapporto dei gay con i Pacs:

 

 

Senza la speranza di "aiutini" dalla famiglia di origine,

senza figli, senza il timore della morte o della malattia,

senza la necessità di regolarizzare una cittadinanza;

una normale coppia non pensa al matrimonio.

 

 

Per come ci siamo sempre raccontati il matrimonio gay,

esso è una specie di testamento.

E a nessuno piace fare il proprio testamento prima del tempo.

 

 

Io, in linea di principio, non credo che siano queste le ragioni per cui

pochi gay sono pacsati. Ma beninteso le tue osservazioni (soggettive

o meno che siano) sono del tutto legittime e come ho già detto ci saranno

sicuramente anche altre persone che la pensano così.

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Bisognerebbe farsi una idea dei benefici immateriali

a cui rinuncia una coppia non pacsata, cioè un insieme

di cose che, rispetto alle coppie etero formalizzate,

tendiamo ad escludere dal progetto di vita in coppia.

 

Una possibilità da giovani può essere il riuscire a

far forza l'uno sull'altro per crescere insieme, laddove

io credo di aver fatto conto prevalentemente su me stesso

perchè le relazioni erano, per quanto belle, o coinvolgenti

precarie.

 

Questa potrebbe essere una sezione d'età

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Le due «quartine» di cui si compone il tuo post si cuciono l'una con l'altra.

 

In effetti, poiché mi riconosco interamente nella seconda quartina,

il far conto prevalentemente e continuamente su se stesso, cui può succedere in termini

di passaggio generazionale (o anche di vita) il puntare a trovare una persona con cui far

forza a crescere insieme, è proprio lo sforzo in più che deve fare una persona omosessuale

rispetto a chi dispone dei famosi benefici immateriali: riconoscimento innanzitutto familiare,

poi sociale, appoggio e sostegno sia simpatetico, sia morale e psicologico, sia materiale,

di tutto un mondo, di un ambiente di lavoro, delle strutture della società, per non parlare

della sfera del diritto - e si può aggiungere della letteratura, della rappresentazione antropologica,

eccetera. Per questo disporre di un vincolo giuridico è un vettore che ti permette di entrare nella storia,

nei suoi meccanismi.

 

L'ipotesi è che anche entrare nella storia (dove si può) costi un ultimo sforzo, nei termini già accennati,

oppure non sia così automatico dove ci sia un attaccamento a una mentalità e a una rappresentazione di sé

pre-diritti.

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Sposarsi significa soprattutto prendersi un impegno. Ci sono coppie che lo fanno perchè lei rimane incinta, qualcun'altro per soldi, qualcuno per obbligo culturale, qualcuno poi decide di farlo proprio perchè è un impegno. L'impegno di legarsi ad una persona per la vita e rispettarla e onorarla e tutte le grandi parole annesse. Davvero spaventoso da far tremare le ginocchia, si potrebbe pensare. Forse c'è questa paura in tanti gay ed etero, e io aggiungerei anche una comodità.

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Silverselfer

Non entro in merito in un discorso troppo "hegeliano" per le mie limitate capacità meta-sinaptiche.

 

Vorrei solo sottolineare che per sedersi a un tavolo si chiede prima di tutto permesso al padrone di casa, poi ci si veste come l'etichetta richiede, si usano le posate giuste e si desina in conviviale armonia. Nulla in contrario, chi desidera adeguarsi al sistema lo faccia, basta che dopo non mi guardi con la stessa deferenza del suo "squisito" ospite, se io preferisco campeggiare all'aperto senza manco un tavolinetto da campeggio.

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Ilromantico

Come dice shok molti gay hanno paura dell'impegno. Già si fa a fatica trovare coppie gay stabili é facile immginare che il numero di quelle che siano disposte a giurarsi amore eterno (o impegno serio) sia abbastanza esiguo. Se poi la maggior parte delle persone qui filosofeggia o si chieda a che serva un matronio, mi favenire un pò i brividi :S

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Parlare però solo nei termini di "impegno" o di "dovere"

non è già cogliere solo una parte del discorso?

 

Ci si dovrebbe impegnare per qualcosa, cioè l'impegno

dovrebbe avere un suo contenuto.

 

Altrimenti è già solo una perdita di libertà in nome

di una morale ( filosofia o meno mi pare così...)

 

L'etero che sceglie il PACS e contemporaneamente non

sceglie il matrimonio ( lui lo può fare )sicuramente

per il solo fatto di poter scegliere fra due alternative

si interroga ( e questo potrebbe già essere in sè positivo

a livello sociale: dare agli etero una interrogazione sui

propri progetti di vita, può determinare scelte meno

inconsapevoli )

 

L'etero che sceglie il PACS non credo colga in questo istituto,

come sua specificità, la perdità di libertà.

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La discussione é molto interessante.

Recentemente la rivista inglese DIVA ha affrontato la questione del Civil Partnership inglese dove si ha un trend interessante. Dopo un boom di atti registrati nel periodo successivo al riconoscimento delle unioni omosessuali, c'é stato uno stallo ed una stabilizzazione attorno al 20-25% (della popolazione gay...anche se non so esattamente quanto una percentuale del genere sia verificabile, dato che, secondo recenti sondaggi, coloro che dichiarano apertamente il loro orientamento sessuale sono ancora una minoranza).

É anche stato verificato attraverso la solita indagine che un alto numero di Civil Partnerhsip sono stati dissolti molto velocemente (anche qui, però, non é chiara la figura rispetto alla percentuale di matrimoni etero dissolti nei primi tre anni).

Per mia esperienza personale (ma mi riferisco soprattutto alla parte femminile della comunità gay), il problema non é tanto la paura dell'impegno, quanto una certa pigrizia mentale (molte coppie che conoscono e convivono da anni dicono `un giorno lo faremo') e da un fattore economico (anche se le istituzioni la presentano come una procedura economica -più o meno 200 sterline per le spese di base- la spesa di un CP non é indifferente per una giovane coppia, soprattutto se le famiglie non sono disposte a contribuire).

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Io mi pacserei volentieri, piu' che altro per una mera questione legal - economica.

Il mio compagno già invece non si "pacserebbe" perchè, a suo dire, non ha voglia di farsi guardare storto da chi se ne occuperà.

E' come se, in quanto imposti dallo stato, lui pensi che chiunque "pacsi" una coppia omosessuale, automaticamente discrimini.

Non so se mi sono spiegato

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A me pare che "l'impegno" preceda il matrimonio

e che quest'ultimo formalizza di fatto

un impegno che già c'è nella coppia.

 

Non ci si sposa per impegnarsi,

ci si sposa perché lo Stato

prenda atto che questo impegno esiste.

 

Se fosse solo un impegno reciproco

si potrebbe giurare sotto un cielo stellato

mentre si beve dallo stesso calice, no?

(Per quanto sia insensato giurarsi amore eterno...)

 

Sappiamo già quali sono i motivi per cui una coppia

potrebbe desiderare di sposarsi.

Quello che vogliamo capire è perché una coppia gay

non senta altrettanto forti queste necessità.

 

Quando ci fu la manifestazione sui PACS

credevo che avrei incontrato molte coppie come la mia:

in realtà eravamo discretamente pochi.

 

Isher scrive:

L'ipotesi è che anche entrare nella storia (dove si può) costi un ultimo sforzo, nei termini già accennati,

oppure non sia così automatico dove ci sia un attaccamento a una mentalità e a una rappresentazione di sé

pre-diritti.

 

Dunque è questa la tua analisi?

I gay e le lesbiche hanno ancora una mentalità pre-diritti?

Beh, se il punto è questo

dovremmo vedere molte giovani coppie omosex e poche coppie anziane

o pochi matrimoni all'inizio e molti col passare degli anni:

invece avviene proprio il contrario.

Perché un ventenne danese di oggi non può avere una mentalità pre-diritti

e sarà piuttosto il settantenne inglese ad avere ancora la forma mentis precedente.

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Dunque è questa la tua analisi?

I gay e le lesbiche hanno ancora una mentalità pre-diritti?

Beh, se il punto è questo

dovremmo vedere molte giovani coppie omosex e poche coppie anziane

o pochi matrimoni all'inizio e molti col passare degli anni:

invece avviene proprio il contrario.

Perché un ventenne danese di oggi non può avere una mentalità pre-diritti

e sarà piuttosto il settantenne inglese ad avere ancora la forma mentis precedente.

 

Ho detto che si tratta di una «ipotesi»: non di una «analisi».

 

Ho aperto questo topic per sentire pareri e per ragionare insieme con altri, in modo

sereno, proprio perché non ho ancora un punto di vista già elaborato e formato.

 

Quanto alla tua obiezione, mi sembra però che non sia del tutto valida, e che la

tua conclusione non sia così automatica. E non solo per l'ovvia ragione che non tutti

i ventenni sono ardenti sostenitori dei diritti glbt, ma anche perché, all'inverso, una

coppia matura o anziana, proprio in quanto è tale, non può che aver elaborato una

salda coscienza del proprio essere-coppia; avrà inoltre sperimentato e pagato sulla

propria pelle quanto il diritto e il costume non la riconoscano, e quindi in linea di

massima avrà molte ragioni per desiderare di sposarsi o pacsarsi.

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Ilromantico

Comunque tralasciando mille altri fattori, per me è importante a livello di unione simbolica e per dimostrare agli altri e alla società che siamo una coppia autentica alla pari di una eterosessuale. So bene che in teoria una relazione non ha bisogno di queste promesse o esternazioni, ma se la società non si fa scrupoli a ostentare le loro unioni, perchè non posso e non dovrei farlo anch'io?

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Non credo si tratti soltanto

di "essere ardenti sostenitori dei diritti glbt".

Spero davvero che nessuno si sposi

solo per "ostentare le proprie unioni, come gli etero".

 

Io credo che ci si sposi sempre per dei vantaggi concreti

e non per motivi simbolici o ideologici.

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orodeglistupidi

Io credo che ci si sposi sempre per dei vantaggi concreti

e non per motivi simbolici o ideologici.

 

Se il matrimonio non fosse caricato anche di valenze diverse da quella della convenzienza economica e giuridica, i riti matrimoniali di carattere religioso (quelli neopagani, ad esempio) non dovrebbero nemmeno esistere.

 

Ci si sposa anche per comunicare qualcosa a se stessi e alla propria comunità di riferimento.

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La domanda però rimane la stessa:

perché i gay si sposano meno degli etero?

 

Se il simbolismo del matrimonio

non fosse una componente trascurabile

le percentuali non dovrebbero variare

e molti gay anche oggi in Italia

si sposerebbero quanto meno con rito neopagano...

 

Io dico che il Matrimonio è - per la maggior parte dei casi -

una violenza delle famiglie d'origine verso i figli;

un vero e proprio ricatto generazionale.

O una tutela pretesa dalla compagna (specie se incinta).

 

Per Isher i gay si sposano meno degli etero

per una qualche forma di complesso di inferiorità:

come se ragionassero ancora come ai tempi in cui non era consentito.

(Al che - appunto - mi sono chiesto per quale motivo

ciò avvenga anche dove le coppie gay sono una realtà annosa).

 

Per altri forumisti - mi pare d'aver capito -

ciò è dovuto ad una qualche irresponsabilità degli omosessuali...

 

Altre ipotesi?

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Silverselfer

La domanda però rimane la stessa:

perché i gay si sposano meno degli etero?

 

Se il simbolismo del matrimonio

non fosse una componente trascurabile

le percentuali non dovrebbero variare

e molti gay anche oggi in Italia

si sposerebbero quanto meno con rito neopagano...

 

Io dico che il Matrimonio è - per la maggior parte dei casi -

una violenza delle famiglie d'origine verso i figli;

un vero e proprio ricatto generazionale.

O una tutela pretesa dalla compagna (specie se incinta).

 

Per Isher i gay si sposano meno degli etero

per una qualche forma di complesso di inferiorità:

come se ragionassero ancora come ai tempi in cui non era consentito.

(Al che - appunto - mi sono chiesto per quale motivo

ciò avvenga anche dove le coppie gay sono una realtà annosa).

 

Per altri forumisti - mi pare d'aver capito -

ciò è dovuto ad una qualche irresponsabilità degli omosessuali...

 

Altre ipotesi?

 

Parole sante police.gif

 

Sintesi mirabile e ineccepibile

 

Santo Subito!

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orodeglistupidi

Se il simbolismo del matrimonio

non fosse una componente trascurabile

le percentuali non dovrebbero variare

e molti gay anche oggi in Italia

si sposerebbero quanto meno con rito neopagano..

 

In realtà non puoi dire nulla dell'incidenza di riti matrimoniali di questo tipo, visto che non sono pubblicati dati in proposito (da quanto ho capito, le coppie possono registrarsi presso certi circoli pagani, ma tali registri, in ogni caso, non sono accessibili al pubblico).

 

Per quanto ne puoi sapere, tutte le coppie omosessuali italiane con le quali non sei in confidenza intima potrebbero essersi sposate con l'handfasting.

 

Se il fenomeno dovesse davvero avere una rilevanza significativa tra le coppie gay, la tendenza degli omosessuali a non contrarre vincoli riconosciuti dallo Stato potrebbe essere spiegata sia, come proponeva Isher, come paura di esporsi pubblicamente, sia anche come rifiuto psicologico per uno Stato percepito sempre e comunque come oppressivo e alienante.

 

Mi sembra ci sia un cortocircuito psicologico tra la volontà di celebrare il proprio legame rendendolo pubblico e ufficiale e la paura che, una volta reso pubblico e ufficiale, nei termini previsti dallo Stato, tale legame possa sfuggire al nostro diretto controllo, passando appunto sotto quello dello Stato.

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A me pare difficile da credere

che un gay tedesco od olandese

possano vedere lo Stato

come "oppressivo" ed "alienante".

E mi risulta anche difficile

credere che il 60% delle coppie gay

in questi Paesi abbia problemi di visibilità

(anche perché credo dia più visibilità

partecipare a un Pride che sposarsi in Comune...)

 

La trovo un'analisi che spiegherebbe bene il fenomeno

in un Paese come l'Italia; ma non riesco a credere

che ad Amsterdam, a Berlino o a Londra

davvero i gay temano lo Stato o la visibilità.

 

Non acvendo un campione di coppie gay a cui chiedere

(e non esistendo in Italia la possibilità di unirsi legalmente);

mi sono limitato a chiedere ai miei amici etero

perché si siano sposati e ho dedotto che i loro motivi per sposarsi

- non replicandosi nelle coppie gay - spieghino il fenomeno.

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