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"Mi odio". L'avete mai detto?


Priscilla160

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Vi è mai capitato in un certo periodo o momento del vostro percorso, e quindi collegandolo in parte anche alla sessualità, di pensare qualcosa come "mi odio"? 

Per motivi vari vi siete mai sentiti non all'altezza, non worthy of..., persone non degne di qualcosa, dalla semplice normale quotidianità, a obiettivi, sogni e desideri, a condurre una buona vita... ma anche e forse soprattutto persone, affetti, amori, relazioni .  Per quali motivi lo avete pensato - qui ce ne possono essere mille, dal coming out mal recepito da qualcuno, al totale nascondimento in ambienti e situazioni sfavorevoli, a rapporti o alla mancanza di rapporti - e come avete reagito, se l'avete fatto, a questo "mi odio"?

Tema ampio e spinoso, me ne rendo conto, ma forse proprio per questo può essere interessante discuterne o raccontare ognun* una propria storia.

 

Edited by Priscilla160
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no 

52 minutes ago, Priscilla160 said:

Tema ampio e spinoso,

sarà ampio e spinoso per l'infelice che pensa A, dice B, fa C 

senza un progetto

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Riflessioni più interessanti e in tema sono ben accette. Altrimenti evitiamo di rispondere e banalizzare un argomento che per qualcuno può essere sofferto. Grazie.

Edited by Priscilla160
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1 hour ago, Priscilla160 said:

Riflessioni più interessanti e in tema sono ben accette. Altrimenti evitiamo di rispondere e banalizzare un argomento che per qualcuno può essere sofferto. Grazie.

Ti ringrazio ma non è corretto pilotare gli interventi, si perderebbe il senso della discussione. 

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se vuoi dimostrare il teorema che tutti i gay devono macerare nel tormento,  nel rimorso e nel peccato e sentirsi inadeguati perchè sbagliati, fallati o che ne so, anche no: non m'è mai successo in 47 anni, e credo sia altamente improbabile mi possa capitare in futuro, visto che da 31 ani non mi faccio problemi a dire a chiunque me lo chieda che sò frocio.

certo, purtroppo non succede a tutti, tanti devono superare questo stadio, accettarsi e cominciare -finalmente- a piacersi; l'unico mantra che conosco per aiutarli è dir loro a loop "non c'è niente di sbagliato in te, vai benissimo così", nella speranza che inizino a convincersene anche loro. E spesso accade, fortunatamente

se invece alludi a gaffes, figure demmerda & altre ottime occasioni in cui nella quotidianità mi sarei voluto dissolvere altrove, ne ho una ricca & abbondante collezione

Edited by freedog
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Quando avevo la ragazza soffrivo per la mia bisessualità.

Fossi stato un normale etero saremmo potuti stare insieme senza drammi

e invece ne avevamo di continuo perché io ero perennemente a caccia di sesso gay

e quando questo coinvolgeva dei nostri amici in comune lei non si dimostrava "aperta" come avrebbe voluto.

 

Per il resto sono sempre stato un ragazzo di sinistra.

Quindi ho sempre pensato "Li odio" e mai "Mi odio".

Sapevo di essere infelice perché loro erano bigotti o fascisti

e non perché io fossi sbagliato.

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1 hour ago, Ghost77 said:

Ti ringrazio ma non è corretto pilotare gli interventi, si perderebbe il senso della discussione. 

Non è neanche corretto rispondere con un monosillabo, banalizzando una riflessione che non interessa o strumentalizzandola per collegarla alla bagarre di  un altro topic nel quale gli è stato fatto giustamente notare che ha risposto molto male e dove ha fatto scappare un ragazzo che aveva solo chiesto un consiglio su come aiutare il suo ragazzo a fare Coming Out. Fine del discorso e passiamo alla discussione, grazie.

 

La riflessione del topic che ho avviato nasce da uno spunto lanciato dal programma Drag Race ((non so se sia consentito farlo in questo forum ma sotto ho messo il link)) nel quale un concorrente (un grande, secondo me) ha parlato della propria sieropositività senza filtri, dicendo di aver fatto sesso non protetto in un periodo in cui attorno ai trent'anni "si odiava", a causa soprattutto della morte prematura del padre che non lo aveva mai accettato né gli aveva mai detto "bravo" o "ti voglio bene" per quello che aveva realizzato dal punto di vista professionale (non come drag, è un artigiano). 

LINK-->>> https://www.youtube.com/watch?v=esEI0YGbqCI

 

Non per forza legato a queste circostanze, con queste implicazioni e secondo questo protocollo oreciso, mi è capitato molte altre volte  di avere a che fare con molti ragazzi che hanno o avrebbero potuto pronunciare le parole "mi odio" riferite a se stessi, e parlo soprattutto di ragazzi validissimi, integrati, dichiarati, con tante possibilità relazionali  o di altro tipo... ma nonostante tutte queste cose, l'elemento gay, o meglio, l'interazione fra l'elemento gay e il resto della vita familiare o sociale della persona, innesca un cortocircuito in grado di sconquassare la struttura della persona e farla franare in un buco di bassa autostima o di farle perdere un po' la bussola.

1 hour ago, freedog said:

se vuoi dimostrare il teorema che tutti i gay devono macerare nel tormento

No, non è questo il mio intento. La mia è una riflessione su qualcosa che ho notato, su cui forse vale la pena spendere due neuroni e due parole per capire come possiamo aiutarci. E non parlo solo di coming out fatto o non fatto (forse avete collegato l'altro topic a questo, ma è una riflessione indipendente e lo avevo anche specificato)

Ma su questo forum leggete ogni tanto i topic e fate delle riflessioni costruttive, oppure ognuno si sveglia al mattino e attacca, critica, giudica...? Ma che atteggiamento è? Cosa c'è di costruttivo?

Edited by Priscilla160
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24 minutes ago, Priscilla160 said:

Ma su questo forum leggete ogni tanto i topic e fate delle riflessioni costruttive, oppure ognuno si sveglia al mattino e attacca, critica, giudica...? Ma che atteggiamento è? Cosa c'è di costruttivo?

Tutto ciò mi ricorda il buon Frank Grimes :

 

 

 

 

Tornando al topic, no, non mi è mai capitato, non in modo così irrazionale e scomposto da definirlo "odio" . 

"Odiare sè stessi" dovrebbe essere un sentimento di difesa e sopravvivenza che precede un cambiamento; in questa fase riconosciamo come estraneo un nostro tratto che non vogliamo ci appartenga, lo isoliamo, lo connotiamo negativamente e lo eliminiamo . Troppo spesso non sappiamo usare le risorse per farlo e finiamo a credere di stare realmente odiando la nostra essenza, il nostro "codice sorgente" , cadendo nel vortice del caos .

Se, come riferito da questo racconto di questo personaggio della trasmissione televisiva, uno arriva ad odiarsi perchè il padre non lo ha mai apprezzato, bisogna sollevare il tappeto e vedere la polvere nascosta . Logica vuole che se un mio ipotetico padre fittizio non mi apprezza, le vie sono due 1) lo odio se nel suo disprezzo mi mette i bastoni tra le ruote, 2) lo compatisco perchè non ha i mezzi per apprezzarmi se il suo odio non influenza i miei obiettivi. Ogni altra reazione scomposta non deriva da questa vicenda, bensì da qualcosa di preesistente e su cui è il caso di lavorare .

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Non con questa severità da dire addirittura "mi odio". Mi capita di essere spesso autocritico e non mi piacciono alcuni miei aspetti caratteriali che però erano più accentuati nella adolescenza (La timidezza in primis). O un po di tristezza nel non aver vissuto esperienze che avrei dovuto fare. 
Sull'omosessualità, sin da subito sono stato orgoglioso di essere un bel froGetto. Le ragazze le amo solo nell'amicizia (soprattutto se sono un po maschiaccio).. In una relazione, sono caratterialmente troppo insofferente per sopportare quel mix di permalosità e voglia di sfida tipico in ogni femmina e poi la vagina mi spaventa troppo. 

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2 hours ago, Almadel said:

Quando avevo la ragazza soffrivo per la mia bisessualità.

Fossi stato un normale etero saremmo potuti stare insieme senza drammi

e invece ne avevamo di continuo perché io ero perennemente a caccia di sesso gay

e quando questo coinvolgeva dei nostri amici in comune lei non si dimostrava "aperta" come avrebbe voluto.

 

Per il resto sono sempre stato un ragazzo di sinistra.

Quindi ho sempre pensato "Li odio" e mai "Mi odio".

Sapevo di essere infelice perché loro erano bigotti o fascisti

e non perché io fossi sbagliato.

Unica risposta in tema e priva di flame. Ti ringrazio, qualcuno ancora capace di un confronto esiste. Ringrazio anche chi si è comportato in modo civile e maturo e non ha risposto, vedendo che l'argomento non gl'interessava. 

Nel caso di problemi legati all'accettazione della propria sessualità e al coming out, può aiutare molto pensare che "è un problema degli altri", ossia di quelli che non accettano. Tutti l'abbiamo pensato. Il problema è quando alcuni di questi "altri" (situazioni o persone) sono imprescindibili o possono avere un'ascendente molto forte su di noi, come la famiglia o la scuola... io ho incontrato molti ragazzi gay validissimi che avevano avuto problemi a scuola perché stavano male a livello umano o erano bullizzati, anche se studiosi e motivati.

Il caso dei genitori che non accettano è un po' complicato, perché uno può anche fare da solo, andarsene, fregarsene... e non sempre i genitori tagliano i fondi, rinnegano i figli e creano problemi (di solito si parla di questi casi dando un risalto molto forte nei dibattiti, vedi Malika) più spesso capita di vedere genitori che fanno finta di niente, come se il CO non ci fosse stato. 

Ma è un discorso lungo e preferisco lasciar spazio ad altre riflessioni

Edited by Priscilla160
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32 minutes ago, Priscilla160 said:

 

Unica risposta in tema e priva di flame. Ti ringrazio, qualcuno ancora capace di un confronto esiste. 

Mi hai ricordato Oscuro. Quanto mi manca

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50 minutes ago, Priscilla160 said:

Nel caso di problemi legati all'accettazione della propria sessualità e al coming out, può aiutare molto pensare che "è un problema degli altri", ossia di quelli che non accettano. Tutti l'abbiamo pensato. Il problema è quando alcuni di questi "altri" (situazioni o persone) sono imprescindibili o possono avere un'ascendente molto forte su di noi, come la famiglia o la scuola...

 

6 hours ago, Priscilla160 said:

Vi è mai capitato in un certo periodo o momento del vostro percorso, e quindi collegandolo in parte anche alla sessualità, di pensare qualcosa come "mi odio"? 

Per motivi vari vi siete mai sentiti non all'altezza, non worthy of...

Se un ragazzo si sorprende a dirsi “mi odio” dovrebbe innanzitutto cercare di non trasportare questa reazione emotiva su un piano in qualche modo razionale. Se insorge  un “mi odio” si può star certi che questa è una reazione a un’offesa altrui. In quanto reazione, è uno scatto momentaneo, una caduta nel vuoto, una mera emozione. Su questo piano, non è troppo nociva. È come scoppiare a piangere di fronte a un dolore. E come di fronte a un dolore ciò che conta non è provarlo, ma come lo gestisci, come lo vivrai, così in questa e in ogni caduta nel negativo ciò che conta è circoscriverla: sapere, e dirsi, che è solo un momento. Non passare dal momentaneo “mi odio” al “non sono degno di”: assolutamente no. Gli insegnanti, i genitori, gli amici, i compagni di scuola, se provocano queste reazioni, vanno neutralizzati in tutti i modi. Bisogna cercare di non introiettare le negazioni, almeno a livello coscienziale. Certo, a livello inconscio ci saranno delle reazioni che non è possibile neutralizzare, ma non sono necessariamente negative: anzi, possono essere anche positive, perché, se guidate da un minimo di regia, aiutano a costruirsi una personalità. La personalità nasce anche dalle ferite, e dalle cicatrici. 

 

Edited by Isher
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3 hours ago, Priscilla160 said:

l'elemento gay, o meglio, l'interazione fra l'elemento gay e il resto della vita familiare o sociale della persona, innesca un cortocircuito in grado di sconquassare la struttura della persona e farla franare in un buco di bassa autostima o di farle perdere un po' la bussola.

Personalmente credo sia una realtà innegabile: essere gay nell'Italia di oggi significa appartenere a una categoria sociale a rischio che va aiutata, altro che poverino.

Credo che un tema in primo piano per gli LGBTQ di oggi sia il danno alla personalità inflitto da una società repressiva, una fragilità indotta che non forma individui forti di loro stessi. Un tema che in altri paesi diversi dall'Italia potrebbe essere all'appannaggio delle destre, addirittura.

Mi odio, sì mi è capitato spesso di dirlo, ma poi è diventato un "Non mi piaccio. Allora cosa posso fare per essere felice?".

Ma poi si risolveva in un " Cavolo! Mi odio perché non sono abbastanza per gli altri... È colpa degli altri se mi odio, non recrimino nulla a me". 

E ora è più un: "Mi odio? -Non ora, non ho tempo di pensare a queste futilità".

Scherzi a parte, il mio "mi odio" era perché non riuscivo a soddisfare le aspettative degli altri (insegnanti, genitori, amici, parenti), e me ne facevo una colpa. Ma poi ho dato precedenza alle mie aspettative.

Comunque tema interessante, e riguardo a RPDR it. ha questo pregio di mostrare il vissuto delle artiste, davvero una perla della tv per noi LGBTQ+. Solo, non inviterei Salvini mai, quello è capace di farsi pro-gay e addirittura pro-terro...(non riesco a dirlo) pur di raccattare voti.

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"Mi odio" è una cosa troppo complicata da dire, per me. 

In molti frangenti (quando inspiegabilmente non feci coming out con una parte dei colleghi d'università, le molte volte che non ho saputo come comportarmi davanti ai comportamenti assurdi dei miei genitori...) più che odiarmi, mi sono stato sul cazzo.

Ho trovato molto fastidiosi alcuni tratti del mio carattere e alcuni miei comportamenti, diciamo. Oggi, rendendomwne meglio conto, cerco di smussarli e modificarli.

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6 hours ago, MARIO8530 said:

Credo che un tema in primo piano per gli LGBTQ di oggi sia il danno alla personalità inflitto da una società repressiva, una fragilità indotta che non forma individui forti di loro stessi

Se vogliamo parlare di ghettizzazione, repressione eccetera, rivedetevi quello che ho postato settimana scorsa, ossia come i tg rai 30 anni fa parlarono della morte di Freddy Mercury. Una cosa semplicemente vergognosa: l'aids visto come la peste dei pervertiti, ci infilarono dentro la pedofilia... 

Ci abbiamo buttato sangue, sudore e lacrime, ma oggi rispetto a quell'epoca state/stiamo una crema

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sempre per farvi capire quale fosse la situazione 30 anni fa, col conformismo benpensante & bigotto che imperava, non so quanti di voi abbiano mai visto (o sentito parlare) di Mery per sempre, film che a fine anni 80 ebbe molto successo (fecero anche un paio di sequel), ma che oggi non ricorda praticamente nessuno (ed è un peccato che neanche il mondo Lgbt se lo sia praticamente scordato, relegandolo tra le anticaglie del passato).

sta scena per me resta un cult

https://www.facebook.com/thevisioncom/posts/4219719568110130

 

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11 hours ago, Isher said:

Certo, a livello inconscio ci saranno delle reazioni che non è possibile neutralizzare, ma non sono necessariamente negative: anzi, possono essere anche positive, perché, se guidate da un minimo di regia, aiutano a costruirsi una personalità

vangelo  scienza

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19 hours ago, Priscilla160 said:

Per motivi vari vi siete mai sentiti non all'altezza, non worthy of..., persone non degne di qualcosa, dalla semplice normale quotidianità, a obiettivi, sogni e desideri, a condurre una buona vita... ma anche e forse soprattutto persone, affetti, amori, relazioni 

Spesso mi è capitato di non sentirmi all'altezza, e perciò di valere di meno; ma è capitato nel corso degli studi, perché tardavo, poi al lavoro, perché mi sentivo impreparato, o quando non mi è riuscito di conseguire subito il risultato sperato.

Non mi sono invece mai sentito indegno di una relazione dopo i 19 anni, cioè l'età in cui mi son "fidanzato" la prima volta; vivendo un rapporto inutilmente complesso con la mia famiglia d'origine, alle volte ho fatto rinunce non richieste per timore di creare incomprensioni. Di questo mi pento. Però boh, io non odio nessuno, mi fanno incazzare le persone troppo ottuse o che hanno troppi tabù, perché ad ascoltarle ci si incasina la vita inutilmente.

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Sì, in Italia avevamo questo periodo di emarginazione sociale nascosta nel perbenismo. Però c'è da riconoscere che l'argomento lgbtq+ è ancora oggi divisivo, nel giornalismo e nella politica (non riconoscendo diritti, ed è così, siamo abbastanza indietro, punto). Cioè manca quella rimarginazione di una cesura, tra una fetta di popolazione emarginata e la società intera, che sia un qualcosa di ufficiale, istituzionale. Dirai tu: vabbè, le libere associazioni ci sono, ok, per me non basta. C'è bisogno di una presa di posizione forte dalle istituzioni. Che sia l'educazione nelle scuole, un'aggiunta al codice penale, hai detto niente. Non mi interessa di adozione e matrimonio egualitario, buttali nel cestino. Finché non raggiungeremo tutti i diritti basilari non saremo uguali. Siamo cittadini di serie b, fin quando non ci riconosceranno più diritti, come base da cui partire, perché già parto svantaggiato: non mi metti in pari con gli altri. Lo vedo come un affronto, non mi riconosci appieno come individuo, tu Stato. Boh, è così che la vedo io, poi non so voi. Non voglio offendere le associazioni, è da lodare il lavoro che fanno ,cooperazioni internazionali, chiunque si prodighi di persona, però non possiamo sminuirci… ci vuole più uguaglianza non opinabile! Cioè, le associazioni, le personalità che si sono fatte valere, grazie! Però, dovremmo guardarci intorno, la situazione non è rosea. 
C'è da dire che io sono del '99, cresciuto in periferia, praticamente un'intersezione tra gli ambienti restii ad una mentalità aperta, ad oggi questa realtà è già ridimensionata, con i social etc., dunque quel "mi odio" è ancora più circoscritto. Però, al di là dell'istituzione-social, c'è un'istituzione reale abbastanza assente, facendo un confronto tra i paesi occidentali più sviluppati (tra cui l'Italia).

On 12/7/2021 at 8:07 AM, freedog said:

Ci abbiamo buttato sangue, sudore e lacrime, ma oggi rispetto a quell'epoca state/stiamo una crema


Poi io sono petulante, certo quella realtà è lontana dall'oggi,   e capisco che dovrei saperne più. 
Quello che intendo io è  un "ammortizzatore culturale", dici che viviamo già in un paese migliore, io dicevo lo voglio di un grado maggiore.

Dirai tu "zitto, non portare sfortuna! prenditi quello che c'è", mentre io mi aspetto le scuse pubbliche e la rettifica, tipo un presidente degli stati uniti che si scusa per le bombe su Hiroshima e Nagasaki con il Giappone.

Edited by MARIO8530
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4 hours ago, MARIO8530 said:

dici che viviamo già in un paese migliore, io dicevo lo voglio di un grado maggiore.

Dirai tu "zitto, non portare sfortuna! prenditi quello che c'è"

1. Non ci penso neanche a dirti di accontentarti dell'aglietto

2. noi (intendo come generazione frocia, non certo io da solo come singolo) abbiamo fatto qsa, rispetto a 30-40 anni fa stiamo un pezzo avanti, ma voi spero davvero che riusciate ad ottenere di piu'.

Anzi, meglio: che riusciate ad ottenere tutto

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37 minutes ago, FreakyFred said:

Di solito lo faccio la sera prima di andare a dormire, ma a volte mi dimentico e salto

Non puoi farti un appunto?

Tipo un post-it vicino al fleshlight o una sveglia sul telefono?

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4 minutes ago, Almadel said:

Non puoi farti un appunto?

Tipo un post-it vicino al fleshlight o una sveglia sul telefono?

Potrei ma tanto "ti odio" è già la suoneria della sveglia, gimme a break!

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On 12/7/2021 at 1:07 AM, MARIO8530 said:

Personalmente credo sia una realtà innegabile: essere gay nell'Italia di oggi significa appartenere a una categoria sociale a rischio che va aiutata, altro che poverino.

Credo che un tema in primo piano per gli LGBTQ di oggi sia il danno alla personalità inflitto da una società repressiva, una fragilità indotta che non forma individui forti di loro stessi. Un tema che in altri paesi diversi dall'Italia potrebbe essere all'appannaggio delle destre, addirittura.

Grazie, ho letto i tuoi interventi.

Il nostro problema è che il coming out è la prima fonte di benessere ma anche il primo germe di malessere.

Faccio un esempio: i gay che vivono vite etero di copertura non hanno quasi mai, se non mai, problemi psichici, di discriminazione sociale, familiare. Lavorano, sono integrati benissimo, a volte hanno una moglie e dei figli.

Lo stesso dicasi dei gay un po' della vecchia scuola (ma ce ne saranno ancora tanti, sicuramente) che, come strategia, non credono nel coming out e non lo fanno, danno tutto di se stessi nel lavoro per guadagnarsi dopo anni anche la libertà di amare e di scopare, intraprendendo relazioni sempre vissute nel nome dell'avversione verso matrimonio egualitario, adozioni, famiglie arcobaleno e più in generale nei confronti dell'universo lgbtqi+ tutto.

E con questo non dico che sia la strada migliore, anzi, per quanto mi riguarda e la peggiore e io non l'ho mai imboccata. Però ho anche notato che ci sono tantissimi ragazzi validi che dal coming out in poi hanno tratto sì beneficio, ma ne sono stati anche sconquassati probabilmente perché manca una struttura solida di fondo, sia nel mondo gay che nella società in generale, che regga in piedi la persona e la renda quanto meno capace di sopportare qualche scossa tellurica.

 

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4 minutes ago, Priscilla160 said:

Faccio un esempio: i gay che vivono vite etero di copertura non hanno quasi mai, se non mai, problemi psichici

Non sono per niente daccordo, non capisco da quali dati tu possa essere arrivatə a questa conclusione visto che un velato non andrà a dire in giro a sondaggisti vari di essere, per l'appunto, velato.

Una cosa invece abbastanza logica (per quanto neanch'io abbia dati al riguardo) è che avere una doppia vita causa una quantità considerevole di stress con annesso peggioramento della salute mentale.

Edited by Skeletor
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15 minutes ago, Skeletor said:

Non sono per niente daccordo, non capisco da quali dati tu possa essere arrivatə a questa conclusione visto che un velato non andrà a dire in giro a sondaggisti vari di essere, per l'appunto, velato.

Una cosa invece abbastanza logica (per quanto neanch'io abbia dati al riguardo) è che avere una doppia vita causa una quantità considerevole di stress con annesso peggioramento della salute mentale.

Per molti mariti etero o per gli ecclesiastici è normale vivere doppie vite, taluni hanno amanti donne, altri vivono la loro vera sessualità gay. Penso che tutti noi ne abbiamo incontrati diversi tramite app, e non sono assolutamente persone depresse, sconquassate, sminuite da se stessi o dagli altri. 

La mia intuizione che tutti questi gravi problemi di autostima non li abbiano nasce dal fatto che questi prendono il meglio da ognuna delle loro vite parallele, senza subire gli oneri ma solo gli onori: la facciata di giorno funziona perfettamente e li appaga e li sostiene di tutto ciò di cui hanno bisogno (stima, rapporti sociali, considerazione, comprensione, denaro, casa, questioni pratiche) mentre la notte non hanno niente da perdere e si prendono solo il divertimento, dandosi lustro etichettandosi come "etero" di fronte a app intere di gay arrapati e presupponendo sempre, con l'altro, un patto di riservatezza assoluto che esclude ogni sviluppo.

Non dico che sia un modo di vivere sano per chiunque, men che meno possibile. Ma se ci limitiamo all'aspetto del "dribbling", chiamiamolo così, dei problemi che un coming out e una omosessualità vissuta alla luce del sole comportano, funziona abbastanza bene, perché mette al riparo da quella serie di insidie in cui anche il miglior ragazzo gay può cadere in un momento debole della sua vita e che vengono, fondamentalmente, da una società, da una cultura, che è ancora ben lontana da essere un luogo accogliente per un ragazzo gay esattamente come lo è per un ragazzo etero.

Edited by Priscilla160
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23 minutes ago, Priscilla160 said:

Lo stesso dicasi dei gay un po' della vecchia scuola (ma ce ne saranno ancora tanti, sicuramente) che, come strategia, non credono nel coming out e non lo fanno, danno tutto di se stessi nel lavoro per guadagnarsi dopo anni anche la libertà di amare e di scopare, 

Ma questo concetto come lo applichi nella vita di tutti i giorni? Dai 25 anni in poi, se ti mostri sempre single la gente ti prende per un disadattato (il vero stigma lo portano i single non i gay xD). 
La doppia vita è un opzione solo per i bisex che riescono ad avere un erezione e a dare una botta ogni tanto anche alla moglie, ma non oso immaginare con quanta ansia si barcamenano tra due vite. 
Mi sembri un po drammatico. Io tutti sti disagi post coming out non li vedo. Anzi vedo i benefici post coming out

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Ho già scritto che il coming out porta tanti benefici, e non è mia intenzione essere drammatico o screditare il coming out, quanto piuttosto stimolare una riflessione sui risvolti a lungo andare di un coming out, che è cosa ben diversa e non mi aspetto certo che tutti possano capire di che parlo perché un po' di esperienza alle spalle bisogna averla avuta per capire.

In quel passaggio da te citato mi riferivo ai gay che, non credendo nel coming out o non avendolo a disposizione come strada percorribile all'interno di un dato contesto in cui si muovono, fanno di tutto dal punto di vista lavorativo per raggiungere altri luoghi o piedistalli sui quali è possibile vivere liberamente la propria omosessualità e anche delle relazioni omosessuali anche senza fare coming out, oppure facendolo ma contemporaneamente puntando il dito contro il mondo lgbtqi e le relative battaglie, le rivendicazioni, il matrimonio, il coming out stesso. E ne abbiamo avuti moltissimi in Italia: Renato Zero, Gianna Nannini, Dolce e Gabbana... fino ad arrivare allo stesso Platinette che ultimamente si è dichiarato contrario al DDL Zan, con dichiarazioni veramente fuori da ogni logica...

Edited by Priscilla160
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