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Herm88

"Nothing"

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Herm88

Scritta quasi un anno fa, una one shot piuttosto senza pretese.

Spero vi piaccia ^^"

 

Nothing

 

 

Terribilmente asettico.

 

Intorno a me tutto è freddo, bianco e insignificante.

 

Non trovo una via d'uscita, un accordo tra mente e sentimenti.

 

Sento che è tutto aggrovigliato, una matassa di fili da dividere e ordinare.

 

I ricordi si accavallano, il presente appare stranamente ovattato e il futuro mi pare solo un misterioso, profondo buco nero.

 

Non è normale, ma resisto. Come ho sempre fatto.

 

Ho sempre stretto i denti, superato tutto, e ora non posso cedere.

 

Quell'incidente non è stato esattamente una manna per me.

 

Qualche attimo, una distrazione.

 

Un'esplosione, e poi silenzio.

 

Buffo come i ricordi più stupidi si conservino, mentre quelli importanti si dissolvano così in fretta da non riuscire ad afferrarli in tempo, prima che cadano nel dimenticatoio.

 

E ora sono qui. Immobilizzata in questa prigione bianca, in questo sonno che forse mai avrà fine.

 

Riuscirò a sentire di nuovo quella sensazione di vita?

 

***

 

Vengo spesso qui.

 

Forse troppe volte.

 

Il mio cuore sta già subendo troppo.

Ogni volta che i miei occhi cercano i tuoi e trovano soltanto le palpebre chiuse, è come una pugnalata.

 

Ma non posso non venire qui.

 

La sorda consapevolezza del tuo stato, che rimbomba nella mia testa, mi impedisce di reagire.

 

Chissà se puoi sentirmi. Se puoi sentire l'odore dei fiori che ti ho portato, se puoi sentire la mia voce, se puoi sentire i miei singhiozzi o la mia mano che stringe la tua.

 

Chissà.

 

Ma non importa, preferisco continuare a trattarti come se fossi consapevole, piuttosto che come qualcosa di misterioso e con cui è impossibile comunicare.

 

Mi viene immensamente più facile superare il momento.

 

Avvicino la sedia al letto.

 

E ti osservo.

 

Mi fa stare meglio, avere la certezza che puoi sentirmi, per cui me ne convinco.

 

Anche se tutto il mondo mi fosse contro, e dicesse il contrario, non importa molto.

 

Io ti ho voluto bene. Ho voluto bene alla persona che eri. Ora non sei più una persona.

 

Mi alzo, nervosa.

 

Giro per la stanza, controllo il livello di liquido nella tua flebo, guardo il macchinario che scandisce meccanicamente il tempo.

 

Se smettesse di farlo urlerei. Lo giuro.

 

Non sono mai stata una persona forte come te, avvezza alle difficoltà.

 

Debole, terribilmente debole.

 

Così tanto che... Avevo bisogno di te. Un grandissimo bisogno.

 

Tu mi tenevi in vita, alimentavi con la tua vitalità il mio essere.

 

Aria da respirare, acqua da bere, letto comodo dopo una giornata faticosa.

 

Benessere, in tutti i sensi.

 

Contavi molto, per me.

 

Così tanto che ora mi sento... Non persa, e nemmeno sola: mi sento come se mi fosse passato davanti il treno che trasporta la felicità, e io, lenta, non sia riuscita ad afferrarlo.

 

É solo colpa mia. Solo e soltanto colpa mia.

 

***

 

Centinaia di giovani si riversano sulla piazzetta adiacente alla discoteca, in uscita. Quel luogo li fa sentire liberi, indipendenti, senza genitori e quindi senza regole.

 

Che figata, davvero.

 

Completa libertà.

 

Una ragazza barcolla leggermente tra la folla, e una seconda le arriva da dietro, sorreggendola prima che cada rovinosamente a terra, troppo inebetita dall'alcol.

 

"Ehi carina... lasciami pure... ce la faccio, non preoccuparti"

 

" Sei completamente ubriaca" dice con tono paziente la mora, sorreggendola per un braccio.

 

"Non è vero! E tu sei solo una fottuta pezza di merda...mollami ho detto!" borbotta l'altra, con tono strascicato.

 

"Ma vuoi stare zitta una buona volta? Avanti, ti porto a casa in macchina..."

 

"No, da te non mi ci faccio portare. Sei una puttanella..." ma un sorriso le illumina il volto.

 

" Cosa sarei io? Mh?" risponde la ragazza ridendo.

 

"Hai capito benissimo..."

 

"Bene, sono una puttanella. Adesso ci sali in macchina?" e nel mentre, apre la portiera, cercando di far entrare la biondina.

 

"No. Vado in macchina con Cri."

 

"Ma sei pazza! Quella è completamente fumata! Non vede nel raggio di cinque metri!" dice esasperata la mora.

 

"Non me ne frega una minchia. Ci vado."

 

Proprio mentre la ragazza si volta per andarsene, risoluta, la moretta la gira facendo leva sulla spalla, baciandola poi velocemente.

 

"Stai attenta stupida..."

 

Lei sorride.

 

***

 

Quel sorriso.

 

L'ultimo che ho visto, sulle sue labbra.

 

Non dolce, non tenero, non da ragazza innamorata.

 

Da strafottente, da bastarda.

 

Proprio come piaceva a me.

 

Da dura.

 

Stile: "Ti amo ma non te lo dico".

 

Perchè lei era così, e io la amavo per questo.

 

Era diversa, era fatta per me.

 

Una stupido ammasso di ferraglia e una ragazza mezza impasticcata me l'hanno portata via.

 

Avrei voglia di spaccare tutto.

 

***

 

"Dai, vieni... qui non ci vedrà nessuno"

 

"Nooo! Pensa se ci scoprono! Ci ammazzano!"

 

"Preferisci rinunciare?"

 

"No... direi di no..."

 

"Allora muoviti, qui dentro."

 

Chiude la porta dello sgabuzzino dietro di sè e mi abbraccia forte.

 

Mi eccita in un modo pazzesco. Sarà il suo profumo. O la sua pelle. O forse, più semplicemente lei.

 

Sa dove mettere le mani, indubbiamente.

 

Mi tocca sempre nei miei punti più sensibili, sempre nei punti che, lo sa benissimo, mi fanno andare in tilt.

 

Mi conosce troppo bene. Così tanto da potermi fregare, anche essendo la peggior attrice del mondo, da potermi ingannare, pur mostrando apertamente il trucco, da potermi stregare pur che io conosca il controincantesimo.

 

E' troppo.

 

La voglio.

 

***

 

Quelle ore d'amore consumate in un ripostiglio mi ritornano in mente.

 

Nei sogni, quando studio, quando leggo... ma immediatamente sovrapposte dalla tua visione in un letto, immobile.

 

Un vegetale.

 

Odio dirlo, ma questo sei.

 

Osservo il bisturi che ho tra le mani.

 

Potrei farlo sai? Potrei far passare lentamente questa lama sulla mia vena, in modo da reciderla, e il sangue zampillerebbe.

 

Oh, sangue mio! Sgorga da me, ripulisce il mio essere. Mi fa pensare a qualcosa che non sei tu.

 

Probabilmente morirei.

 

Forse lo voglio davvero fare.

 

Sì... lo voglio.

 

Avvicino la lama al braccio. Chiudo gli occhi. La appoggio. È fredda.

 

Premo leggermente, non abbastanza da tagliare.

 

Riapro gli occhi e osservo i tuoi capelli, prima di un biondo quasi platino e ora spenti e malridotti, sparsi sul cuscino.

 

Osservo nei minimi particolari quel corpo che tanto ho amato.

 

Sei stata mia. Solo mia.

 

Un nanosecondo prima di premere quel tanto che basta a recidere mi fermo.

 

Butto via il bisturi.

 

Lo scaglio contro la parete. Lascia un graffio nella tappezzeria.

 

Respiro a fondo e mi alzo.

 

Fuggo da te.

 

Fuggo da tutto.

 

Ti ho amata.

 

E ancora ti amo.

 

Ma ragazza mia, uccidersi serve a poco.

 

Anche nell'esatto momento in cui il calore della morte mi avesse avvolto, un caldo velo rassicurante e piacevole, non avrei sentito soddisfazione.

 

Perchè la morte è nulla, in confronto a questo.

 

Nothing.

 

Passi affrettati.

 

E una mano, nel buio, si mosse lentamente afferrando l'aria.

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