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Guest occhiVerdi

"Cello Song"

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Guest occhiVerdi

“La primavera sta arrivando. Ne sento il suono costante che si avvicina. E’ una chitarra delicata, è una voce che ha paura di gridare, un’anima che non sa se valga la pena di amare.”

 

La campagna è vuota, scorre veloce dai finestrini del mio treno in corsa. Sogno tramonti in luoghi lontani, in luoghi che mai ho visto, e che forse mai vedrò. Sogno viaggi interminabili con te al mio fianco, che non sai nemmeno che al mio fianco vorrei un’anima, non una persona, un’anima che respira. Le note si allungano, si dilatano come i giorni che si susseguono, tutti così uguali, tutti così diversi. Le note si accavallano, fanno l’amore tra loro e si trasformano in melodia, in questo canto prolungato che contiene in sè tutti i sentimenti del mondo. Questa musica scarna, fatta di sangue e pelle, è alta come le scogliere della Bretagna, nitida come il volo dei gabbiani e forte come il vento che mi accarezza il viso mentre guardo l’Oceano. Questa musica che muore nell’impeto dell’ardore, ruggisce come le onde che si infrangono sul granito rosa. La nebbia è profonda, nasconde tutto, cela l’orizzonte, lascia intravedere navi lontane, pescatori che tornano dopo una notte al largo, fari ormai spenti che come vedette riposano prima del nuovo crepuscolo.

 

Questa musica è in tutti i miei viaggi, in quelli passati presenti e futuri, in quelli che, un giorno, vorrei fare con te. In quei viaggi che risvegliano l’anima, nei vicoli stretti di città dimenticate. Sogno un’interminabile corsa ai confini del mondo, se mi vorrai seguire. Anche se mai te lo chiederò. Voglio qualcuno che colga i segni, come solo uno spirito sa fare.

 

E all’improvviso, in questa musica, tutti luoghi si mescolano, si fondono e si confondono, e piango. Piango per la tristezza, perché mai ti avrò. Piango per la gioia, perché un giorno ti ho trovato. Piango perché la vita è un pianto, e il pianto è musica.

Abbasso le palpebre, fuori il vento del Nord ha viaggiato per miglia, ed è venuto a trovarmi dalle lontane coste della Bretagna, da quell’Oceano che mi porto nel cuore, da quel mondo nel quale vorrei sparire. Cullata da una musica, dal suono della tua voce che mi legge un libro, dal movimento delle mie mani che scrivono un racconto.

 

Le ombre si allungano, arriva la Notte tremenda nel mio villaggio insonne. Ti vorrei qui. Te l’ho già detto. Stammi lontano. Non voglio che tu conosca il mio dolore. Lo soffio sull’Oceano e lo lascio volteggiare. Il vento me lo riporta tra gli scherzi di un marzo che germoglia di vita nuova.

Addormentati e sogna. Ci penserò io a suonare.

Addormentati e sogna. Ci penserò io a cantare.

Addormentati e sogna. Ci penserò io a soffrire.

 

Nel vento

che tutto porta

che tutto allontana

vibrante

d’estasi e follia

addormèntati

Ti culla

Sogna

nella musica

che tutto soffre

che tutto abbandona

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