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Serpente

Un «pervertito» scrive alla rivista Scandalo nel 1947

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Serpente
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Scandalo era una delle riviste di "gossip", bellezza, moda e morbosità tipiche di un tabloid moderno, uno dei primi italiani del secondo dopoguerra. Evidentemente aveva pubblicato rubriche e articoli contro il "vizio" sodomita e l'omosessualità in generale, a cui decise di rispondere un impiegato omosessuale, mettendoci pure nome e cognome e indirizzo di residenza. Lo posto qui per tutti quelli che vogliono comprendere meglio come gli omosessuali erano visti nella società italiana intorno alla metà del Novecento e non far scordare a tanti nostalgici di un passato mai esistito come si stava in realtà.

Un «pervertito» scrive a Scandalo, da Scandalo del Giorno, anno I°, n. 4, 5-12 ottobre 1947.

Egregio Signore,
fra le innumerevoli lettere che indubbiamente le perverranno da ogni parte d'Italia desidero inviarLe anche questa mia, certamente modesta in confronto ad altre, ma per me importante perché tengo a precisare alcuni punti circa gli articoli da Lei pubblicati sul giornale «Scandalo».

Sono un pervertito e come tale parlo in mia difesa, certo di interpretare il pensiero di tanti componenti la nostra vastissima famiglia. Lei dice che bisogna estirpare questa «piaga» e chiede consigli ai lettori di «Scandalo». Quanti attraverso i secoli non avranno pensato la stessa cosa? Crede lei che i civilissimi greci e i nostri romani non abbiano cercato di mettere un riparo a questa «piaga»? Vi sono forse riusciti? No perché a quei tempi il «vizio» era ancor più diffuso. Creda a me, egregio signore, se non è riuscito a nulla Mussolini con la sua dittatura, neppure il sig. De Gasperi oggi o il sig. Togliatti in un domani, potrebbero far qualcosa! Il nostro non è un vizio. Io sono nato pervertito, lo sono tuttora e lo sarò fino all'ultimo respiro. E così nasce il ricco e il povero. Perciò non è neppur vero che il «vizio» sia maggiormente diffuso negli ambienti altolocati. Sono un modestissimo impiegato e come me la maggioranza di tutti i miei amici.
Si aggiorni un poco, egregio cronista, leggendo i libri di studiosi che trattano quest'argomento e che potranno chiarire le sue idee e i suoi dubbi più che bazzicare per esperimento i bagni turchi di Roma, facendosi palpare dal ballerino etrusco che Le chiede 500 Lire! Lasciateci vivere la nostra vita ché siamo uomini forse di sentimenti più elevati di voi cosiddetti «normali» e concedeteci il diritto all'esistenza.

Paolo Danieli, Via Indipendenza n. 13 - Bologna

[Risposta]

Se il signor Paolo Danieli, che così coraggiosamente e con tanto candore si qualifica un pervertito, ci tiene ad esserlo e confessa di non poter guarire, noi non abbiamo proprio nulla in contrario. Tutt'al più non lo invidiamo, ma non faremo nulla per negargli il diritto all'esistenza. Ma è il signor Danieli - e non noi - che deve aggiornarsi: i nostri articoli hanno chiaramente illustrato la necessità che il doloroso vizio della sua «vastissima famiglia» non offra il destro ad ignobili sfruttatori di seminar vittime e compier delitti. Questo è il nostro «delenda Carthago»!

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Edited by Serpente

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