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Aarwangen

Avete mai letto il Mein Kampf?

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In Italia il Mein Kampf ("La mia battaglia") - scritto per la prima volta da Hitler in prigione nel 1924 e pubblicato in Germania l'anno dopo - non ebbe mai un grande successo, arrivando da noi più che altro per la precisa volontà politica di Mussolini. La prima, parziale, edizione italiana del Mein Kampf risale al 1934, e fu di fatto il prodotto di una lunga trattativa tra i tedeschi e Mussolini, che si risolse con un finanziamento di quest'ultimo al Führer. Pur vedendo nel secondo un concorrente sul piano ideologico, infatti, il Duce protesse la "Bibbia" dell'estrema destra europea fino alla pubblicazione. Il testo venne pubblicato in italiano "solo come giustificazione di un supporto". Mondadori si rifiutò di pubblicare il testo perché aveva molti autori ebrei di punta e non voleva condizionare il rapporto con loro per un libro dal futuro incerto in termini di vendite. Bompiani invece accettò, intravedendo la possibilità di un rapporto diretto con il capo del governo. L'edizione Bompiani venne ristampata nel 1943. Per i decenni successivi, in Italia così come nel resto d'Europa, il testo è stato circondato da un'aura di mostruosità e pericolosità che ne ha impedito quasi ogni forma di divulgazione, facendo sì che si venisse a creare un grande interesse frustrato nel confronti dell'opera letteraria hitleriana.
Negli anni '70, l'editore Roberto Napoleone—definito dal Corriere della Sera "un comunista tutt'altro che pentito, le cui idee hanno retto al crollo dei Muri e dell'URSS"— decise di ripubblicare il testo con lo scopo di "esibire il mostro in tutta la sua stupidità." Un'opinione condivisa anche dal giornalista di destra Indro Montanelli, che disse, "La lettura del Mein Kampf io la renderei, per legge, obbligatoria. Fuori dal contesto in cui fu concepito e scritto, quel libro non è che un caciucco di coglionerie." Da quel momento la riedizione del Mein Kampf fu definitivamente sdoganata e il testo venne poi ripubblicato in Italia diverse altre volte, sia da destra che da sinistra. Tra le versioni più recenti figurano quella pubblicata nel 2002 da Kaos Edizioni, curata da Giorgio Galli e dal sottotitolo assai eloquente, "Le radici della barbarie nazista" e quella del 2009 delle Edizioni di Ar, casa editrice fondata e diretta dall'ex terrorista neofascista Franco Freda e dotata di un'intera collana dedicata ai fascismi. Nonostante quella che sembra essere una quantomeno sostanziosa diffusione del saggio nel nostro paese, quest'opera letteraria non ha avuto alcuna importanza o rilevanza nella cultura italiana. L'influenza del Mein Kampf sul fascismo, infatti, è più ridotta di quella che abbia esercitato il fascismo sull'ideologo del nazionalsocialismo. Secondo Galli sarebbe meglio che il Mein Kampf venisse letto di più, perché la sua lettura, quando è "assistita da tutte le riflessioni necessarie per comprenderne gli assunti senza esserne intossicati" funziona come una sorta di "vaccinazione della conoscenza."

Penso che il Mein Kampf non vada vietato, ma venduto con le giuste pre e postfazioni.

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marco7

L'istituto di storia contemporanea di monaco ha pubblicato nel 2016 un'edizione critica del libro molto completa che secondo me andrebbe tradotta in tante lingue per dare ai lettori interessati un'edizione contestualizzata al contesto in cui il libro e' nato.

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