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Silverselfer

USA VS PRC (La guerra dei dazi in breve)

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In questi mesi estivi avevo promesso di rimettere mano al mio romanzo --> cioè il grande incompiuto (finirò mai di scriverlo?). Vuoi accidenti vari, per campare sono tornato a fare anche il ghost writer malpagato sia in meriti e sia in pecunia. 

Insomma, cerco di rimediare alla promessa mancata con questa roba. Nel dettaglio, posto uno scritto che fa parte di una ricerca per una sorta d'informativa sulla guerra commerciale. Ne faccio un bignami che può essere utile a tutti per capire cosa sta succedendo e, magari, può essere utile anche per gli/le studenti perché è oggettivamente difficile orientarsi per trovare le giuste informazioni al riguardo --> Scoraggio tuttavia i copia/incolla!

Vi risparmio l'apologo storico da Colbert, ma nel caso siate studenti liceali o medie inferiori, segnatevi "Colbertismo e Mercantilismo Francese" perché è da qui che storicamente si teorizza il protezionismo commerciale. 

Un ultimo appunto ---> Siccome la sintesi non è il mio forte, ho diviso in blocchi tematici l'argomento per meglio agevolare la ricerca di quello che si vuole sapere. 

 

L’Economia di Mercato della Repubblica Popolare Cinese

La rivoluzione socialista di Mao Zedong tentò di realizzare la pianificazione di un’economia di Stato. Nel 1976, la morte del padre della rivoluzione segnò l’ascesa politica di Deng Xiaoping, che intraprese una valutazione oggettiva delle decisioni prese dal “Grande Timoniere” in campo economico. Dal 1982 in poi, Deng Xiaoping iniziò ad usare il termine “Socialismo con Caratteristiche Cinesi” per indicare ideologicamente la sua svolta capitalista.

Deng Xiaoping usava dire “Non importa se il gatto è bianco o nero, se acchiappa il topo” uno slogan assai diverso da quello che usava Mao “Essere rosso è più importante di essere competente”. Quello di Xiaoping è un approccio che piega l’ideologia alle necessità del mercato. Nel 1987, il nuovo segretario del Partito Comunista Zhao Ziyang presentò al XIII congresso del PCC un relazione in cui sosteneva che il socialismo cinese era ancora in una fase iniziale e questo imponeva una transizione in cui avrebbero dovuto coesistere l’economia pianificata e quella di mercato. Secondo questa tesi, la Cina aveva realizzato la sua rivoluzione socialista in anticipo sul compimento di un’economia che la potesse sostenere. A tale scopo, si doveva superare il particolare stato di arretratezza in cui versava il paese.

Nel 1992, il segretario del PCC Jiang Zemin, aprì il XIV congresso del partito con un elogio alla teoria economica di Deng Xiaoping, trovandogli così posto nell’ideologia del partito comunista cinese. Nel 2000, durante il XVI congresso del PCC, entra a far parte dell’ideologia di partito anche la teoria delle tre rappresentanze di Jiang Zemin, con cui indica i tre scopi principali dell’azione di partito: rappresentare le esigenze delle forze produttive del paese, dare voce ai più avanzati orientamenti culturali, garantire gli interessi del popolo cinese.

Il socialismo di caratteristiche cinesi si basa fondamentalmente sulla teoria marxista delle fasi, cioè che la storia si sviluppa in fasi produttive successive e in tal modo si giunge alla rivoluzione socialista. La contraddizione del modus operandi cinese è duplice poiché i leader comunisti affermano che Mao Zedong ha realizzato la rivoluzione socialista, tuttavia indicano il socialismo cinese ancora in fase di compimento e per raggiungere la produttività necessaria alla sostenibilità del modello comunista si ricorre ad un modello di mercato.

La transizione della Cina verso un’economia socialista di mercato è rimasta incardinata alla teoria di Deng Xiaoping, secondo cui il socialismo non andava identificato con l’economia pianificata e il mercato con il capitalismo. Tutto stava nell’efficacia del metodo utilizzato per sviluppare le forze produttive, in tal modo esse stesse avrebbero condotto al socialismo. Nel 1998 è stato scritto nella costituzione cinese che l’economia socialista di mercato mira ad una crescita del capitale privato pur mantenendo strategico quello Statale. La Meravigliosa Intuizione del socialismo di Xiaoping per ora ha avuto il solo scopo di permettere alla Cina di perseguire obiettivi economici strategici.

Ingresso della Cina nel TWO

Nel 2001, la Repubblica Popolare Cinese fu ammessa nel TWO. Quel risultato fu raggiunto a seguito del successo dell’accordo bilaterale USA-Cina del 1999 a Shangai ottenuto nell’ambito APEC (Asian Pacific Economic Corporation). L’ostacolo maggiore era stato l’ingresso dei prodotti agricoli americani in Cina che pretendeva di essere considerata ancora “Developing Country” nonostante avesse accettato di togliere gli altri sussidi all’export. Lo scopo era di avere dei margini più ampi nella concessione dei sostegni all’agricoltura. Gli USA lo fissavano al 5% come negli altri paesi industrializzati mentre i cinesi volevano spuntare il 10%, si raggiunse un accordo tra il 7 e l’8,5%.

L’adesione a TWO generò un grande dibattito interno al partito comunista cinese. La diffidenza verso le regole del mercato globalizzato e il millenario nazionalismo animavano dubbi sugli accordi che si stavano prendendo. Prevalse la linea favorevole del primo ministro Zhu Rong Ji che privilegiava i fenomeni economici positivi. Il primo era il massiccio ingresso degli investitori esteri che avrebbero trasformato la Cina in uno grande opificio globale, favorendo l’export dei prodotti con alto valore aggiunto. Tuttavia le autorità di partito controbattevano con la  necessità di tutelare con dei dazi la produzione cinese per molti versi ancora legata all’economia pianificata socialista di Mao Zedong.  

I dubbi rimasero molti sulla reale volontà cinese di accettare le regole del libero mercato del TWO, tant’è che 37 paesi membri preferirono continuare con la strada degli accordi bilaterali. Tuttavia, l’organizzazione mondiale del commercio affibbiò alla Cina la dicitura NME (No Market Economy) fissandone la revisione dopo 15 anni, il tempo in cui la Cina avrebbe dovuto adeguarsi su cinque punti fondamentali: La non discriminazione di prodotti e servizi nazionali e stranieri; il rispetto del libero mercato e l’abbattimento delle barriere attraverso la negoziazione; trasparenza delle regole; concorrenza leale senza opacità burocratiche; promuovere il libero mercato nei paesi in transizione da economie illiberali.

Approccio UE alla questione cinese

La Sezione 15 del protocollo che dava lo status NME all’economia cinese prevedeva azioni anti dumping per le aziende cinesi non in grado di provare il rispetto delle regole del libero mercato. Nel 2016 gli apparati di partito cinesi dichiararono di aver recepito le direttive TWO e pretendevano il cambio automatico allo scadere del quindicesimo anno della revisione dello status di Economia di mercato (MES) e uscire quindi dai controlli anti dumping. Un’interpretazione che, invece, uno studio della UE ha definito “altamente controversa”. La necessità di fare affari con il gigante asiatico ha portato alcuni paesi come il Brasile a concedere lo status MES, mentre altri come Sud Africa e Australia hanno deciso di continuare la loro politica di accordi bilaterali mettendo questa condizione sul tavolo delle trattative.

L’importanza del partner commerciale asiatico spariglia la posizione di ogni singolo paese europeo, nonostante il Parlamento UE nel 2016 ha votato una risoluzione non vincolante per la Commissione UE, in cui si mettono in evidenza il mancato rispetto dei punti condizionali alla titolarità MES indicati nel 2001. Per non scontentare nessuno, la Commissione Europea ha proposto di estendere i controlli anti damping a tutti, comprese le aziende interne all’Unione, una scelta inaccettabile perché i paesi del Nord Europa vedono con favore un abbassamento dei prezzi delle merci cinesi mentre i paesi manifatturieri come l’Italia ne sarebbero particolarmente colpiti. Uno studio del 2017 dell’Economic Polity Istitute, ha calcolato che con la cancellazione dei dazi anti dumping alla Cina, si perderanno fino a 3,5 milioni di posti di lavoro (di cui 400mila italiani).

La Commissione europea ha presentato una denuncia all'Organizzazione mondiale del commercio contro la politica elaborata da Deng Xiaoping, che impedisce alle società straniere di entrare in alcuni settori di attività a meno che non stabiliscano una joint venture con un partner nazionale a quota maggioritaria. In queste iniziative, la società cinese riceve spesso i diritti di utilizzare la proprietà intellettuale dal proprio partner straniero, in modo che possano produrre dei prodotti nazionali basati su di essa. La UE sostiene che in Cina le società straniere sono costrette a trasferire la proprietà intellettuale al proprio partner cinese e a stabilire la ricerca e sviluppo in Cina come "requisiti di prestazione" per ricevere l'approvazione del governo. Gli sessi partner Cinesi poi aggirano le regole di mercato internazionali per esportare gli stessi prodotti ricavati dalla proprietà intellettuale estera.

Il punto di vista europeo è condizionato anche dalla posizione di Trump che considera la UE e gli Stati che la compongono altrettanto dannosi alla sicurezza nazionale. Le ragioni sono uno scambio commerciale troppo sfavorevole per gli americani e tariffe doganali ritenute ingiuste. Il sostegno a Trump arriva anche dal mondo imprenditoriale con John Ferriola, CEO e Presidente di Nucor, il più grande produttore di acciaio d'America, che ha spiegato come l'Unione europea e la maggior parte dei paesi del mondo, impongono un'IVA del 25% sui prodotti che entrano nei loro paesi dagli Stati Uniti: “Tutto ciò che stiamo facendo è trattarli esattamente come ci trattano". L'IVA (imposta sul valore aggiunto) è un'imposta sulle vendite addebitata indipendentemente dall'origine, ma, nella forma europea di IVA, è rimborsato solo ai produttori all'interno di una zona IVA riconosciuta. La legge europea non riconosce il regime fiscale statunitense come IVA.

Il Protezionismo Americano

Il protezionismo non si adatta al tradizionale liberismo e ancor meno al più moderno neoliberismo promosso dagli Stati Uniti, secondo cui la libera concorrenza dei mercati è fisiologicamente in grado di autoregolamentarsi.

Le tariffe doganali sullo stile americano sono ispirate al Trade Expansion Act del 1962. La sezione 232 della legge consente al Presidente di imporre tariffe basate su un’indagine commissionata al Segretario al Commercio degli Stati Uniti, il quale verifica se un articolo importato negli Stati Uniti minaccia o compromettere la sicurezza nazionale. Questa sezione non era stata più applicata dalla creazione dell'Organizzazione mondiale del commercio nel 1995, finché non è stata invocata dal Presidente Trump per imporre tariffe su acciaio e alluminio.

Il successivo Trade Act del 1974 (Emanato il 3 gennaio 1975) è stato approvato per aiutare l'industria negli Stati Uniti a diventare più competitiva. Il Trade Act 1974 costituì una via preferenziale per il Presidente al fine di negoziare accordi commerciali senza che il Congresso li possa emendare o fare ostruzionismo politico. Infatti, la legge fornì a suo tempo al Presidente Gerald Ford l’autorità negoziale per le barriere tariffarie durante gli accordi commerciali internazionali di Tokyo.

Il potere decisionale del Presidente costituito eccezionalmente con la Trade Act 1974 sarebbe dovuto scadere nel 1980, invece fu prorogata per altri otto anni e successivamente fu rinnovata fino al 1993 per consentire la negoziazione delle tariffe nel quadro degli accordi commerciali internazionali durante l’Uruguay Round Tarifs and Trade  (GATT). Fu poi esteso fino al 1994 per la conclusione degli stessi accordi a Marrakech che trasformò il GATT nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (TWO). Tuttavia, il Trade Act 1974 fu poi restaurato nel 2002 con il nome di Trade Act 2002 che ha conferito al Presidente più ampia autorità per contrastare pratiche commerciali estere pregiudizievoli e ingiuste. Il Presidente Obama nel 2012 tentò il suo rinnovo.

La sezione 135 della legge prevede l'istituzione del comitato consultivo sul lavoro per i negoziati commerciali e la politica commerciale (LAC), il cui compito è fornire consulenza e informazioni all'ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti (USTR) e al segretario del lavoro in merito agli obiettivi negoziali degli Stati Uniti e le posizioni di contrattazione prima che la nazione entri in accordi commerciali con paesi stranieri. LAC si riunirà su qualsiasi accordo commerciale e fornirà una relazione al Presidente, al Congresso e all'Ufficio dell'USTR alla conclusione dei negoziati.

La sezione 201 della legge richiede che la commissione per il commercio internazionale indaghi sulle petizioni presentate da industrie nazionali o lavoratori che rivendicano il pregiudizio o la minaccia di lesioni a causa delle importazioni in espansione. Le indagini devono essere completate entro 6 mesi. Se si riscontra tale lesione, possono essere implementate misure restrittive. L'azione di cui alla sezione 201 è consentita dalla clausola di salvaguardia GATT, articolo XIX del GATT.

La sezione 301 è stata concepita per eliminare le pratiche sleali che influenzano negativamente il commercio e gli investimenti negli Stati Uniti sia in beni che in servizi. Sotto la Sezione 301, il Presidente deve determinare se le presunte pratiche sono ingiustificabili, irragionevoli o discriminatorie e gravano o limitano il commercio degli Stati Uniti. Se il Presidente decide che un'azione è necessaria, la legge permette di adottare ogni provvedimento appropriato nell’ambito del potere del Presidente per garantire l'eliminazione della pratica. Una relazione speciale 301 è elaborata annualmente dall'Ufficio dell'USTR che deve identificare una lista di "Priority Foreign Countries", quei paesi giudicati in possesso di inadeguate leggi sulla proprietà intellettuale; questi paesi potrebbero essere soggetti a sanzioni. Questa lista è stata stilata ogni anno a partire dal 1989 dalla promulgazione dell'Omnibus Foreign Trade and Competitiveness Act del 1988 e dell'Uruguay Round Agreements Act (emanato nel 1994).

L’Azione del Presidente Trump

Il 27 aprile 2017, il presidente Donald Trump ha ordinato una revisione delle importazioni di alluminio per minacce alla sicurezza nazionale ai sensi del Trade Expansion Act del 1962. L'8 marzo 2018, il presidente Trump ha firmato un ordine per imporre le tariffe su acciaio e alluminio ai sensi dell'articolo 232 della legge e citando motivi di "sicurezza nazionale".

Il 23 maggio 2018, il presidente Trump "ha incaricato il segretario Ross di prendere in considerazione l'avvio di un'indagine della sezione 232 sulle importazioni di automobili, compresi autocarri e parti automobilistiche per determinare i loro effetti sulla sicurezza nazionale americana. Tale misura è rivolta soprattutto verso le importazioni dall’Europa.

A metà febbraio del 2019, il segretario del dipartimento del commercio Wilbur Ross ha consegnato un rapporto confidenziale al presidente Trump sulle indagini del Dipartimento ai sensi della sezione 232, secondo cui esisteva un razionale giuridico per l'imposizione di tariffe elevate all'importazione di automobili straniere, poiché come l'acciaio e l'alluminio rappresentavano una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

USA VS China – Trade War

Lo scontro va in scena nel 2017 a Da Nang in Vietnam, durante il vertice APEC, da cui Trump fa sfilare gli Stati Uniti. Paradossalmente, sarà proprio la Cina ha prendere in mano le ragioni del libero mercato contro la politica trumpiana dell’America First. Si tratta del primo passo del Presidente americano verso un progressivo ritorno alle trattative bilaterali a discapito degli accordi generali presi in sede delle organizzazioni mondiali. Molti leggono questa tendenza come la morte della globalizzazione.

Gli Stati Uniti accusano la Cina di aver messo in piedi una rete di spionaggio per rubare proprietà intellettuale, compresa quella della tecnologia militare. Nel 2017, il rappresentante del commercio americano Robert Lighthizer aprì un'indagine formale sulla Cina in merito a presunte pratiche commerciali illecite, che si ritiene costino agli Stati Uniti una stima di $ 225-600 miliardi all'anno. Il rappresentante del commercio statunitense ha affermato che il valore delle tariffe imposte è basato sulle stime dell'attuale danno economico causato dal furto di proprietà intellettuale da parte delle società cinesi.

La risposta Cinese arriva nel marzo 2019, il Congresso Nazionale del Popolo ha approvato una nuova legge sugli investimenti stranieri, che entrerà in vigore nel 2020, la quale proibisce esplicitamente il trasferimento forzato di proprietà intellettuale da società straniere e garantisce una protezione più forte alla proprietà intellettuale. L’americano Lester Ross, presidente della commissione politica AmCham China, ha ritenuto però che la bozza di testo del disegno di legge fosse "affrettata" e "generica", mostrando preoccupazione per delle clausole che garantirebbero al paese di rivalersi contro i paesi che impongono restrizioni alle compagnie cinesi.

Gli effetti à Nell'aprile 2018, la Cina annuncia l’eliminazione delle leggi che imponevano alle case automobilistiche e ai costruttori navali di lavorare attraverso partner di proprietà statale cinese. Il segretario generale Xi Jinping ha ribadito tali impegni, affermando il desiderio di aumentare le importazioni, abbassare i limiti della proprietà straniera sulla produzione ed estendere la protezione alla proprietà intellettuale, tutte questioni centrali nelle lamentele di Trump sul loro squilibrio commerciale. Agosto 2018, la Cina è passata dalla seconda alla terza più grande capitalizzazione di mercato, segnando gli effetti della guerra commerciale in corso. Quando la Cina decide d’importare soia dal Brasile invece che dagli Stati Uniti, il presidente Trump risponde che avrebbe trasferito le decine di miliardi di dollari in tariffe dalla Cina per acquistare prodotti da "Great Patriot Farmers" e distribuire il cibo a persone affamate nelle nazioni di tutto il mondo (Retorica Populista).

Chi vincerà?

Secondo un articolo del Wall Street Journal del 14 gennaio 2019, nonostante le tariffe imposte dagli Stati Uniti, nel 2018 il surplus commerciale annuale della Cina è stato di $ 323,32 miliardi, un livello record! Nel marzo 2019, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha dichiarato che nel 2018 il disavanzo commerciale degli Stati Uniti ha raggiunto $ 621 miliardi, il più alto dal 2008. Il 23 maggio il presidente Trump ha annunciato un aiuto di 16 miliardi di dollari per gli agricoltori statunitensi colpiti dalla guerra commerciale con la Cina.

In seguito agli annunci di escalation delle tariffe da parte degli Stati Uniti e della Cina, i rappresentanti di diverse importanti industrie statunitensi hanno espresso il timore degli effetti sulle loro attività. Le organizzazioni critiche all'intensificarsi della guerra commerciale includevano l'Associazione dei leader dell'industria del commercio al dettaglio. Anche diversi sindaci che rappresentano le città con una forte dipendenza dal settore manifatturiero hanno espresso le loro preoccupazioni. A settembre, una coalizione d'affari ha annunciato una campagna di lobbying chiamata "Tarifs Hurt the Heartland" per protestare contro le politica dei dazi. Le tariffe sull'acciaio cinese, sull'alluminio e su alcune sostanze chimiche hanno contribuito all'aumento dei costi dei fertilizzanti e delle attrezzature agricole negli Stati Uniti. Nonostante la guerra commerciale, la domanda di servizi di trasporto merci è aumentata e le importazioni dalla Cina verso gli Stati Uniti sono cresciute da 38.230 a 50.032 milioni di dollari americani. I commentatori hanno notato che, in controtendenza con il timore di una contrazione degli scambi, questo in realtà ha segnato una crescita della domanda di beni dalla Cina.

Edited by Silverselfer

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marco7

Questo sproloquio l'hai scritto tutto tu o l'hai copiato da altri o da piu' fonti unendole tra loro ?

sulla guerra dei dazi tra usa e cina io sinceramente non sono riuscito a capire chi ha ragione perche' mi mancano le conoscenze su come stanno effettivamente i fatti.

a prescindere da cio' trump vede nemici commerciali un po' ovunque: cina, messico, europa,  svizzera, trattato NAFTA, ....

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Accordo_Nordamericano_per_il_Libero_Scambio

con la svizzera ha pero' riconosciuto che anche se la svizzera esporta in usa piu' di quel che importa, non fa concorrenza sleale e per questo non ci sono state sanzioni o minacce di sanzioni alla svizzera.

Edited by marco7

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Silverselfer
  • Topic Author
  • 5 minutes ago, marco7 said:

    Questo sproloquio l'hai scritto tutto tu o l'hai copiato da altri o da piu' fonti unendole tra loro ?

    Premetto che sto rispondendo senza alcuna voglia di aprire un dissing, anche perché non sono animato dal desiderio di apparire saccente. Tant'è che all'inizio di questo lavoro non sapevo veramente da che parte cominciare. Si tratta di una ricerca e non di un'opinione e in quanto tale è stata fatta sulla cronologia di documenti storici e non sull'interpretazione che la nuova politica ne sta facendo. Nella sintesi forse mi sono lasciato tirare il ditino da qualche mia convinzione, però i fatti sono quelli. Le poche pennellate di colore, sono citazioni tratte dai giornali americani come Politico e non certo USA Today, senza voler nulla togliere ai tabloid. 

    31 minutes ago, marco7 said:

    sulla guerra dei dazi tra usa e cina io sinceramente non sono riuscito a capire chi ha ragione

    Io rimango fedele al Manzoni e sono convinto che il torto e la ragione non si dividono mai in due parti distinte. L'idea personale che mi sono fatto è che gli Stati Uniti dell'America First non vogliono più finanziare l'equilibrio politico internazionale --> E' una follia considerando che l'economia americana si regge proprio sull'assetto geopolitico venuto con la vittoria nella seconda guerra mondiale. Per ora c'è l'establishment che tiene le briglie al Presidente, ma Trump ha effettivamente trovato nella clausola 232 del Trade Expansion Act e successive revisioni dello stesso, il modo di bypassare i contrappesi costituzionali e agire di prima persona. Il resto credo che sia tutta farina del suo sacco, cioè condurre gli affari nazionali come si trattasse di beghe aziendali (La NATO è una di queste). 

    Se poi andiamo a verificare i numeri che cita l'amministrazione Trump ---> Hanno comunque ragione ma perché gli Stati Uniti hanno usato la politica economica come una costola di quella militare e far pendere la bilancia commerciale a sfavore degli USA serve proprio a rendere dipendenti dall'economia americana.

    In conclusione l'America First equivale a un libera tutti e infatti i sovranismi/nazionalismi in tutto il mondo dilagano, basti guardare l'India di Narendra Modi che riproduce esattamente tutte le politiche trampiane dai litigi con il direttore della banca nazionale alla rievocazione degli istinti xenofobi della destra fondamentalista indù fino alla scelleratezza di riaprire il contenzioso del Kashmir con il Pakistan ... ma del resto noi abbiamo appena avuto Salvini e non dobbiamo certo guardare troppo lontano per capire le dinamiche del sovranismo. 

    A tal riguardo, mi è capitato di tradurre una conferenza tenuta a Giugno nella facoltà di scienze economiche della Sapienza e credo che ora andrò a ripescarla perché è veramente illuminante per capire da quanto lontano arrivi il populismo e quanto in verità sia insito nella politica americana ---> Anche quelle sono 6 cartelle! Un bello sproloquio :crazy:

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    marco7
    5 minutes ago, Silverselfer said:

    Tant'è che all'inizio di questo lavoro non sapevo veramente da che parte cominciare. Si tratta di una ricerca e non di un'opinione e in quanto tale è stata fatta sulla cronologia di documenti storici e non sull'interpretazione che la nuova politica ne sta facendo. 

    ....

    A tal riguardo, mi è capitato di tradurre una conferenza tenuta a Giugno nella facoltà di scienze economiche della Sapienza ...

    Parli di 'questo lavoro'. Cosa intendi per lavoro ? Professione o lavoro in senso lato ?

    credevo tu fossi architetto e non economista, politologo internazionale o traduttore.

    su trump: si gestisce la sua carica di presidente come se gestisse un'azienda e spesso parla di cose che non conosce approfonditamente come quando negava il cambiamento climatico.

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    wwspr
    4 hours ago, marco7 said:

    spesso parla di cose che non conosce approfonditamente come quando negava il cambiamento climatico.

    Quello è il risultato delle pressioni dell'industria petrolifera statunitense, non c'entra la cultura di Trump.

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    freedog
    On 9/15/2019 at 12:13 PM, Silverselfer said:

    Siccome la sintesi non è il mio forte

    ma non mi dire!

    pensare che non me n'ero mai accorto...

    22 hours ago, marco7 said:

    su trump: si gestisce la sua carica di presidente come se gestisse un'azienda e spesso parla di cose che non conosce approfonditamente come quando negava il cambiamento climatico.

    veramente lo fa tutt'ora, un giorno sì e l'altro pure.

    tra gli applausi scroscianti delle lobby petrolifere (texane e saudite) e dei fondamentalisti cattolici (quelli che prendono le info meteo dalla bibbia, per capirci)

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    Silverselfer
  • Topic Author
  • On 9/15/2019 at 2:59 PM, marco7 said:

    Parli di 'questo lavoro'. Cosa intendi per lavoro ? Professione o lavoro in senso lato ?

    credevo tu fossi architetto e non economista, politologo internazionale o traduttore.

    su trump: si gestisce la sua carica di presidente come se gestisse un'azienda e spesso parla di cose che non conosce approfonditamente come quando negava il cambiamento climatico.

    Hai ragione! Parlavo di lavoro nel senso d'impiego di forza intellettuale e non come professione --> Una persona che evidentemente si fida di me, doveva discutere di questo argomento e mi ha commissionato una ricerca al riguardo. Tutto qua ...

    No, io non sono un architetto e men che mai un economista! Mi ritengo un umile intellettuale e non ho postato questo scritto per imporre un punto di vista, ma solo aiutare a capire e magari anche discutere amichevolmente di una delle cause sulla recessione economica che ci annunciano alla porta. 

    Trump ---> Purtroppo il presidente americano nega ancora il cambiamento climatico, supportato anche dall'opinione di diversi professori universitari ... immagino gli stessi che gli hanno consigliato di comprare la Groenlandia che, a causa del disgelo in corso, in futuro avrà enormi giacimenti di metano da poter sfruttare ---> Ovviamente non c'è nessuna contraddizione in tutto ciò perché è noto che nell'antica lingua dei vichinghi che dettero il nome all'isola, Groellandia significa landa verde e non frigorifero globale <--- In fondo sono anche loro dei "gretini" involontari ...

    On 9/15/2019 at 7:44 PM, wwspr said:

    Quello è il risultato delle pressioni dell'industria petrolifera statunitense, non c'entra la cultura di Trump.

    Non è proprio così. I petrolieri sono per lo più rimasti fedeli all'establishment repubblicano, quello dei Bush per intenderci che con Trump ha un rapporto non proprio univoco; mentre è erto che il tycoon alla casa bianca sta mantenendo una promessa elettorale con i minatori di carbone in procinto di essere licenziati dopo l'approvazione del Clear Air Act di Obama, almeno così sostiene Trump che a detto ---> Con me si mette fine alla guerra al carbone. Quindi ha eletto a capo dell'EPA (Environmental Protection Agency) un certo Scott Pruitt, noto proprio per le sue posizioni a dir poco scettiche riguardo al riscaldamento globale e secondo cui --> L'EPA deve occuparsi di problemi concreti come l'aria pulita nelle città e l'acqua limpida che esce dai rubinetti delle case degli americani <--- Mi fermo qua, però ci sarebbe molto da dire ancora ...in finale si torna al discorso di un tizio che per mantenere una promessa elettorale manda a puttane l'intero globo terrestre, questo intendevo per uno che tratta temi complessi come se stesse risolvendo una bega aziendale. 

    On 9/16/2019 at 1:10 PM, freedog said:

    ma non mi dire!

    pensare che non me n'ero mai accorto...

    Carissimo, come farei senza la tua puntuale ironia! 😘

    On 9/16/2019 at 1:10 PM, freedog said:

    fondamentalisti cattolici (quelli che prendono le info meteo dalla bibbia, per capirci)

    Questa te la rubo, è troppo divertente :rotfl: ---> Solo un appunto ... piccolo eh! I cristiani evangelici millenaristi cui fa riferimento Trump sono convinti che il Papa sia l'anticristo e considerano i cattolici, che chiamano papisti, alla stregua degli ebrei da cacciare da Gerusalemme affinché accolga gli americani alla fine dei tempi. 

    Spoiler

    Siccome non c'è peggior scortesia di ricevere un aiuto non richiesto ---> Evito di postare la traduzione della conferenza e vi giuro che non volevo urtare nessuno pubblicando questa roba. 

     

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    freedog
    9 hours ago, Silverselfer said:

    Questa te la rubo, è troppo divertente 

    ti assicuro che non m'invento nulla.

    poi vabbè, sul fanatismo dei bifolchi wasp americani ci si poterbbero scrivere biblioteche sane

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