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Netflix e omosessualità


atipico87

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Netflix e omosessualità

Mi sono da poco iscritto su Netflix e ho notato, che l’omosessualità fa da sfondo a molte serie tv, senza destare sorpresa o reazioni negative. Trovo che, attraverso questo modus operandi, molte cose in futuro potranno cambiare. Voi cosa ne peensate.

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Se fosse così semplice, nell'ambito della civiltà occidentale non ci sarebbe mai stata omofobia, perché si è sempre letto ed ammirato Platone....

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3 hours ago, Mario1944 said:

Se fosse così semplice, nell'ambito della civiltà occidentale non ci sarebbe mai stata omofobia, perché si è sempre letto ed ammirato Platone....

Il parallelismo non regge. Il filosofo o artista di turno non vengono studiati per indagare la loro vita privata. Il trattamento che l'istruzione pubblica riserva alla storia delle persone LGBT ha sempre avuto un tono oscurantista e negazionista.

Siamo culturalmente colonizzati dagli USA attraverso Hollywood e non solo. La fruizione di media di massa in cui l'omosessualità viene normalizzata può contribuire ad un progressivo slittamento della percezione di cosa sia accettabile, attraverso una lenta erosione della coscienza e dell'immaginario collettivo.

Edited by wwspr
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16 minutes ago, wwspr said:

Siamo culturalmente colonizzati dagli USA attraverso Hollywood e non solo. La fruizione di media di massa in cui l'omosessualità viene normalizzata può contribuire ad un progressivo slittamento della percezione di cosa sia accettabile, attraverso una lenta erosione della coscienza e dell'immaginario collettivo.

Certo; è un bene che sia così. E' vero che nel Simposio di Platone c'è una celebrazione anche dell'omoerotismo attraverso il mito dell'androgino originario, ma non è vero che si è sempre letto ed ammirato Platone...non con continuità e non è stato un fenomeno di massa. Certo, i miei zii non accederanno a Netflix (per loro lo sdoganamento dell'omosessualità passa magari attraverso la sua normalizzazione in qualche programma Rai), però mi accorgo che già per molti miei coetanei eterosessuali le cose sono cambiate rispetto ad una dozzina d'anni fa; il merito non sarà stato solo di Netflix, ma gli stessi amici che a 19 anni, subito dopo il coming out, mi consigliavano di mantenere un comportamento "prudente" ora si stupiscono sapendo che non sono fidanzato e che non ho una gran vita sessuale...reazioni che da un lato mi fan piacere, dall'altro un filino mi disturbano, perché provano che fin dall'inizio AVEVO RAGIONE! E quel che non son riuscito a normalizzare io l'ha normalizzato Netflix mannaggia...

I testi filosofici non hanno mai conosciuto una fruizione ampia, non quanto il romanzo, o il teatro di prosa, il melodramma, l'opera...e nel Novecento il cinema, la televisione e ora le serie on demand. Se un testo richiede troppo impegno per venire letto e compreso rimarrà un fenomeno di nicchia; noto incidentalmente che questo elitarismo costituisce un problema notevolissimo per la filosofia accademica.

Edited by schopy
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11 hours ago, wwspr said:

Il parallelismo non regge. Il filosofo o artista di turno non vengono studiati per indagare la loro vita privata.

Io mi riferivo infatti all'oggetto dello studio, cioè ad esempio all'opera platonica, farcita di omoerotismo, in particolare il Simposio.

 

11 hours ago, wwspr said:

La fruizione di media di massa in cui l'omosessualità viene normalizzata

Dipende appunto da come la rappresentazione dell'evento omoerotico è recepita dallo spettatore:

descrittiva d'un evento normale ed accettabile o proscrittiva d'un evento anormale e condannabile?

 

11 hours ago, schopy said:

nel Simposio di Platone c'è una celebrazione anche dell'omoerotismo attraverso il mito dell'androgino originario

Non solo e non tanto attraverso quel mito, che del resto è solo esplicativo, se pur sia opinione di Platone, d'un'evidenza comportamentale innegabile.

 

11 hours ago, schopy said:

ma non è vero che si è sempre letto ed ammirato Platone...

Non letto sempre direttamente, certo, ma indirettamente ha pervaso, se non informato, tutta la cultura occidentale ed è al fondamento di quella così detta cristiana.

 

11 hours ago, schopy said:

non è stato un fenomeno di massa.

Infatti io mi riferivo a coloro che l'hanno letto ed ammirato:

ciò non ha mai impedito loro di mettere in parentesi, per così dire, l'omoerotismo che pur pervade i suoi testi ed in particolare appunto il Simposio.

Eppure si può supporre che gran parte dei lettori ed ammiratori di Platone abbiano avuti strumenti intellettuali un po' migliori di grn parte degli spettatori di "serie tv" con.... sodomiti annessi. 😉

 

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@atipico87io invece ho sentito voci opposte, ovvero "basta con sti ghei, ce li mettono dappertutto, sta a vedere che alla fine nei telefilm saranno solo ghei! “.

 

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58 minutes ago, Mario1944 said:

Non è che siano stati Veneti e quindi parlavano di sghei, cioè di soldi

Tra l'altro, curiosità, anche tu hai netflix quindi? 

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Manco sapevo che fosse prima di leggere qui e ricercare in rete il significato del nome.

Peraltro dei programmi televisivi guardo solo i telegiornali il mattino e la sera e senza prestarvi neppure troppa attenzione.

2 hours ago, Ghost77 said:

io invece ho sentito voci opposte, ovvero "basta con sti ghei, ce li mettono dappertutto, sta a vedere che alla fine nei telefilm saranno solo ghei!"

In ogni caso le "voci opposte" dove le hai udite?

Puoi dedurre che siano state la maggioranza degli spettatori, una minoranza, non puoi dedurre alcunché circa lo loro numerosità?

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10 minutes ago, Mario1944 said:

Manco sapevo che fosse prima di leggere qui e ricercare in rete il significato del nome.

Peraltro dei programmi televisivi guardo solo i telegiornali il mattino e la sera e senza prestarvi neppure troppa attenzione.

Sai già dove voglio andare a parare, vero? 

“e allora perché sei intervenuto? “😆😆😆

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A dire il vero la tua parata presente non m'è chiara....

D'altronde si parlava d'altro che delle mie frequentazioni televisive.

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Il topic, peraltro interessante, parla di netflix (e dei suoi contenuti) ed omosessualità, dato che hai detto che non per forza ciò è utile ad un'apertura mi chiedevo se conoscessi il tema. 

Anche perché i contenuti lgbt di prodotti netflix sono molto ricchi e vari, dal film al documentario. 

Quindi ti sei espresso in generale, ho capito. 

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53 minutes ago, Ghost77 said:

Quindi ti sei espresso in generale, ho capito. 

Sì, infatti:

mi riferivo appunto all'effetto sulle opinioni degli spettatori che può avere la presentazione di personaggi omoeroticamente inclinati in spettacoli di grande diffusione, qualunque sia il mezzo usato, secondo del resto quanto proposto da Atipico.

 

 

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4 hours ago, Ghost77 said:

Sai già dove voglio andare a parare, vero? 

“e allora perché sei intervenuto? “😆😆😆

speravi forse che sarebbe rimasto in silenzio, benchè profano della tematica de cuius?

illuso...

😜

tornando in topic, le fasciochecche sovraniste risponderebbero che st'overdose di fiction con personaggi e/o protagonisti omorikkioni dimostra quanto è potente la lobby LGBT, che insieme al piano Kalenge, a quei cattivoni del Buildenberg ecc. ha deciso di omosessualizzare l'occidente, così arrivano l'islamici e ce se magnano a tutti

-si ricorda a sti paranoici de prendese le goccine di trittico la mattina-

il mio parere è invece "finalmente! non se ne poteva più di stereotipi melodrammaticosi & strappalacrime per descrivere un frocio moderno!"

Edited by freedog
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11 hours ago, Mario1944 said:

Eppure si può supporre che gran parte dei lettori ed ammiratori di Platone abbiano avuti strumenti intellettuali un po' migliori di grn parte degli spettatori di "serie tv" con.... sodomiti annessi. 😉

Ma se prendiamo tutti i lettori di Platone dall'antichità ad oggi non c'avviciniamo nemmeno al numero di utenti di Netflix solo nel 2018 :D

4 hours ago, Mario1944 said:

mi riferivo appunto all'effetto sulle opinioni degli spettatori che può avere la presentazione di personaggi omoeroticamente inclinati in spettacoli di grande diffusione, qualunque sia il mezzo usato, secondo del resto quanto proposto da Atipico.

Quel che è interessante è la "normalizzazione" del fenomeno.

2 hours ago, freedog said:

tornando in topic, le fasciochecche sovraniste risponderebbero che st'overdose di fiction con personaggi e/o protagonisti omorikkioni dimostra quanto è potente la lobby LGBT, che insieme al piano Kalenge, a quei cattivoni del Buildenberg ecc. ha deciso di omosessualizzare l'occidente, così arrivano l'islamici e ce se magnano a tutti

Sì sì, questo sembra proprio un mio zio che per poco non mi proponeva un esorcismo solo per avermi visto acquistare La Repubblica...caro lo zio, è pure un po' malato, io non so cos'ho fatto di male in una vita passata per meritarmi il parentado leghista & gomblottista :(

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3 hours ago, schopy said:

Ma se prendiamo tutti i lettori di Platone dall'antichità ad oggi non c'avviciniamo nemmeno al numero di utenti di Netflix solo nel 2018

Va be', ma che c'entra?:

la questione è se uno spettatore od un lettore possa mutare sue opinioni inveterate solamente in forza d'una costante rappresentazione di eventi contrastanti con quelle sue opinioni.

 

3 hours ago, schopy said:

Quel che è interessante è la "normalizzazione" del fenomeno.

Interessante od utile?  😉

In ogni caso un fenomeno "normalizzato" non è necessariamente un fenomeno, non dico lodato, ma neppure approvato:

la normalità del vizio non lo trasmuta in virtù, neppure nell'opinione dei viziosi stessi e men che meno in quella dei virtuosi o che si stimano tali.

 

 

 

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La domanda che dovremo farci, cercando di dare un senso all'evocazione di Platone (?) è la seguente

Siccome in passato Platone è stato interpretato in modo omofobico, corriamo oggi gli stessi rischi per i prodotti Netflix che apparentemente sarebbero a nostro favore?

Io direi di NO nella misura in cui la nostra società non è più così omofobica come un tempo e quindi questi prodotti sono "inclusivi", mentre per quanto riguarda la "normalizzazione" che in parte può intendersi anche come cancellazione della diversità il rischio è quello di creare un "immaginario edulcorato"  che certo serve a sdoganare il tema presso il grosso pubblico, fermo restando che se si eccede si rischia la reazione evocata da Ghost 77, ma potrebbe contenere delle controindicazioni o degli effetti collaterali non considerati

Però ha poco senso parlarne in generale senza chiamare in causa i prodotti specifici e le loro caratteristiche

 

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Netflix confeziona film e serie TV in base agli interessi degli utenti, utilizzando programmi che analizzano non solo il livello globale di gradimento del pubblico ma persino quello particolare, di ogni singolo video. Ecco perché secondo me non è Netflix a sensibilizzare gli spettatori ma il contrario. Del resto i giovani contemporanei sono molto più gay friendly degli adulti, lo si può notare anche dalla partecipazione ai Pride.

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11 hours ago, Hinzelmann said:

La domanda che dovremo farci, cercando di dare un senso all'evocazione di Platone (?) è la seguente

Siccome in passato Platone è stato interpretato in modo omofobico, corriamo oggi gli stessi rischi per i prodotti Netflix che apparentemente sarebbero a nostro favore?

No, non corriamo nessun rischio causa Netflix.

21 hours ago, Mario1944 said:

Va be', ma che c'entra?:

la questione è se uno spettatore od un lettore possa mutare sue opinioni inveterate solamente in forza d'una costante rappresentazione di eventi contrastanti con quelle sue opinioni.

C'entra perché tu sembri sostenere che se bastasse fruire della rappresentazione dell'omosessualità per non temerla non ci sarebbe mai stata omofobia perché si è sempre letto e ammirato Platone...ed io ti ricordo che non si è sempre letto ed ammirato Platone, non in misura paragonabile a quanti sono oggi gli utenti Netflix. La letteratura, il cinema, le serie tv possono, a mio avviso, condizionare l'opinione dei loro utenti; al pari un testo di filosofia, che però (ahimé!) è fruito da pochissimi.

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2 hours ago, schopy said:

tu sembri sostenere che se bastasse fruire della rappresentazione dell'omosessualità per non temerla non ci sarebbe mai stata omofobia perché si è sempre letto e ammirato Platone...

Sì, infatti, il mio ragionamento è stato questo, anche se, trattandosi di fobia, in luogo di: "temerla", preferirei scrivere: "aborrirla".

D'altronde mi pare difficilmente negabile che la rappresentazione, sia pur eccelsamente artistica, di qualsivoglia vizio o delitto non l'ha mai perciò solo coonestato, se non altro perché coonestazione o riprovazione dipendono non poco dal modo della rappresentazione.

 

2 hours ago, schopy said:

io ti ricordo che non si è sempre letto ed ammirato Platone, non in misura paragonabile a quanti sono oggi gli utenti Netflix. La letteratura, il cinema, le serie tv possono, a mio avviso, condizionare l'opinione dei loro utenti; al pari un testo di filosofia, che però (ahimé!) è fruito da pochissimi.

Ma non è un fatto di numerosità, bensì d'efficacia (od almeno io mi riferisco a questo).

Che i lettori di Platone siano stati diecimila in venticinque secoli, mentre gli spettatori degli spettacoli offerti da Netflix dieci milioni in un anno, non muta la sostanza della questione:

quanto la rappresentazione, sia pure gradevolissima artisticamente, d'un comportamento che abbiamo pregiudicato vizioso o delittuoso può farci mutare opinione sulla viziosità o delittuosità di tale comportamento?

Io penso assai poco, almeno rimanendo all'ambito omoerotico, ché di questo si tratta.

Comunque la tua obiezione, più  che sulla scarsa numerosità dei lettori platonici rispetto agli spettatori netflixiani, direi che semmai dovrebbe  vertere sulla maggiore influenzabilità intellettuale di questi rispetto a quelli;   ma tale aspetto credo tu possa concedere sia ampliamente compensato dall'eccellenza incomparabile dell'artista filosofo antico sopra la tapineria di qualunque autore contemporaneo di "serie tv":

insomma, se il grado dei lettori platonici era ed è intellettualmente di gran lunga  superiore a quello degli spettatori di "serie tv";    è di gran lunga superiore anche l'autorità  di Platone per i lettori platonici che sia quella degli autori televisivi per gli spettatori netflixiani.

 

 

 

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21 hours ago, schopy said:

No, non corriamo nessun rischio causa Netflix.

Sai non si sa mai, uno vede una serie TV per adolescenti ed ipotizza che pratichino solo sesso intercrurale

Vero è che Mario1944 non ce l'ha

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21 hours ago, Mario1944 said:

Comunque la tua obiezione, più che sulla scarsa numerosità dei lettori platonici rispetto agli spettatori netflixiani, direi che semmai dovrebbe vertere sulla maggiore influenzabilità intellettuale di questi rispetto a quelli;  ma tale aspetto credo tu possa concedere sia ampliamente compensato dall'eccellenza incomparabile dell'artista filosofo antico sopra la tapineria di qualunque autore contemporaneo di "serie tv":

insomma, se il grado dei lettori platonici era ed è intellettualmente di gran lunga  superiore a quello degli spettatori di "serie tv"; è di gran lunga superiore anche l'autorità  di Platone per i lettori platonici che sia quella degli autori televisivi per gli spettatori netflixiani.

 

No, anzi è curioso che tu essendo molto più adulto di me non abbia chiaro qual è la portata sociale dei mass.media. Io continuo a verificare, confrontandomi con individui di ogni censo ed istruzione, che talvolta è più efficace una puntata qualsiasi di Grey's Anatomy per parlare di GPA anziché proporre una lettura specialistica (e chi ce l'ha il tempo...).

Platone l'ho letto molto prima della comparsa di Netflix (e non sarà solo Netflix a renderci tutti meno omofobi), ma assistere ad uno spettacolo televisivo che presenta la quotidianità di un personaggio gay certamente aiuta molti eterosessuali a formarsi un'opinione positiva del fenomeno (non tutti, magari non quelli radicalmente omofobi, diciamo pure quelli che non sapevano che pensarne al riguardo). Ai tempi di Platone quello popolare era Aristofane; il teatro, poi in secoli a noi più vicini il romanzo (specie quando veniva pubblicato sui giornali), ora l'audiovisivo...questi sono (o sono stati) i media culturali capaci di raggiungere un vasto pubblico, e di conseguenza più potenti. Non sarò un discente di filosofia migliore lodando Platone e condannando Netflix...d'altro canto se Platone vivesse oggi sarebbe d'accordo con me.

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36 minutes ago, schopy said:
 
aiuta molti eterosessuali a formarsi un'opinione positiva del fenomeno 

E' molto più semplice: il prodotto audiovisivo porta una immedesimazione istantanea, cosa che in misura minore può fare anche un romanzo, ma che di certo è al di là delle capacità di un testo filosofico o di una trattazione saggistica/accademica/tecnica. 

Per una volta l'eterosessuale non parla o sente parlare degli ghéi come entità astratte e ideologiche, ma ne veste direttamente i panni, sviluppando un coinvolgimento emotivo. Il resto viene da sé, a patto che la rappresentazione del gay non sia macchiettistica e derisoria.

Lo stesso vale per la fruizione di opere mediatiche che trattino da vicino l'esperienza di qualsiasi altra categoria marginalizzata. L'immedesimazione apre le porte dell'empatia.

Edited by wwspr
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15 hours ago, schopy said:

è curioso che tu essendo molto più adulto di me non abbia chiaro qual è la portata sociale dei mass.media.

Dovreste essere piuttosto voi giovincelli ad averlo chiaro, dato che ai miei tempi c'era assai diffidenza verso le verità veicolate da radio, televisioni e giornali, forse perché manipolazioni del quarto di secolo precedente avevano lasciato il segno.

Comunque non nego affatto la portata sociale dei mass media:

la questione che ponevo è se la diffusione per mass media di comportamenti omoerotici sia per sé efficace od almeno efficiente al fine di contenere, se non annullare l'eventuale omofobia ideologica preventiva degli spettatori.

 

15 hours ago, schopy said:

assistere ad uno spettacolo televisivo che presenta la quotidianità di un personaggio gay certamente aiuta molti eterosessuali a formarsi un'opinione positiva del fenomeno

Ma la presentazione della quotidianità e diffusione d'un comportamento stimato vizioso per sé è efficace a ridurlo a virtù nell'opinione dello spettatore?:

francamente ho grandi dubbi in proposito.

 

15 hours ago, schopy said:

non tutti, magari non quelli radicalmente omofobi, diciamo pure quelli che non sapevano che pensarne al riguardo).

Sì, va be', grazie tante:

facile persuadere  con lo spettacolo della "quotidianità di un personaggio gay" chi omofobo non è mai stato o non è più!  😉

Il problema riguarda proprio gli spettatori omofobi, non quelli che omofobi non sono, per i quali piove sul bagnato.

 

15 hours ago, wwspr said:

il prodotto audiovisivo porta una immedesimazione istantanea,

Senza dubbio, ma l'immedesimarsi in un personaggio dipende da quanto è esso "simpatico" allo spettatore:

quindi l'immedesimarsi con un personaggio gayo dipende da come esso è presentato dall'autore e da come è recepito dallo spettatore.

Non è sufficiente che ci sia costantemente un personaggio gayo in uno spettacolo, affinché lo spettatore s'immedesimi simpaticamente in lui:

non è la presenza quotidiana o comunque costante ad essere efficace per l'immedesimazione.

 

15 hours ago, wwspr said:

Per una volta l'eterosessuale non parla o sente parlare degli ghéi come entità astratte e ideologiche, ma ne veste direttamente i panni, sviluppando un coinvolgimento emotivo. Il resto viene da sé, a patto che la rappresentazione del gay non sia macchiettistica e derisoria.

Appunto:

tu stesso convieni che dipende dalla rappresentazione del personaggio gayo ed io aggiungerei anche dall'ideologia pregiudiziale dello spettatore.

Certo non è sufficiente vedere la gayezza quotidianamente o costantemente rappresentata, cosa che  può anzi suscitare fastidio e quindi antipatia per l'insistenza e l'ostentazione, quando sia percepita come forzata e dunque irreale.

 

 

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7 hours ago, Mario1944 said:

non è la presenza quotidiana o comunque costante ad essere efficace per l'immedesimazione.

E invece è questo il punto! Non si tratta nemmeno di immedesimazione, parlerei piuttosto di familiarizzazione.

7 hours ago, Mario1944 said:

Sì, va be', grazie tante:

facile persuadere  con lo spettacolo della "quotidianità di un personaggio gay" chi omofobo non è mai stato o non è più!  😉

Il problema riguarda proprio gli spettatori omofobi, non quelli che omofobi non sono, per i quali piove sul bagnato.

Credimi, io ho conosciuto tanti coetanei non più omofobi della media che dopo aver conosciuto me e altri ragazzi gay hanno sviluppato una maggior sensibilità per il fenomeno; poi miracoli non ne faccio, né li fa Netflix.

On 7/22/2019 at 4:37 PM, freedog said:

tornando in topic, le fasciochecche sovraniste risponderebbero che st'overdose di fiction con personaggi e/o protagonisti omorikkioni dimostra quanto è potente la lobby LGBT, che insieme al piano Kalenge, a quei cattivoni del Bildenberg ecc. ha deciso di omosessualizzare l'occidente, così arrivano l'islamici e ce se magnano a tutti

Vero; tuttavia non crediamo che la media delle persone sia peggiore di quanto temiamo.

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14 hours ago, schopy said:

Non si tratta nemmeno di immedesimazione, parlerei piuttosto di familiarizzazione.

In effetti l'immedesimarsi in qualcuno implica un riconoscersi medesimo a lui, mentre il familiarizzare con qualcuno implica un riconoscerlo come familiare:

ma appunto la familiarità per sé non implica riconoscimento, accettazione, parità, perché posso avere qualcuno familiare pur giudicandolo inferiore  a me, indegno di parità, inaccettabile eticamente.

Come ho già scritto, la familiarità con ciò che stimiamo vizioso non porta con sé necessariamente che non stimeremo più vizio il vizio, se non addirittura lo stimeremo virtù:

al più potrebbe indurre una certa tolleranza, data la sua diffusione e la sua costanza.

Né varrà oppormi che in fondo un comportamento etico è tale in quanto divenuto abituale e dunque familiare in un gruppo sociale, come rivela l'origine stessa della parola ethos, che in Omero indicava la dimora abituale (di animali):

infatti è inoppugnabile  che l'abitudine pur diffusa in sé non è sufficiente a produrre la stima d'eticità d'un comportamento, essendo anche necessaria l'opinione comune (sociale) che quel comportamento sia consono agli interessi comuni (sociali) del gruppo sociale in cui si manifesti e sia perciò riconosciuto degno d'esemplarità per tutti i mebmbri del gruppo.

 

15 hours ago, schopy said:

Credimi, io ho conosciuto tanti coetanei non più omofobi della media che dopo aver conosciuto me e altri ragazzi gay hanno sviluppato una maggior sensibilità per il fenomeno;

"Maggior sensibilità per il fenomeno" è affermazione alquanto ambigua:

si sarebbe potuta perfettamente applicare ad un santo inquisitore che sottoponesse a "rigorosa" indagine i sodomiti per capirne le ragioni della loro soggezione al peccato ed estirparne le radici.... 😉

Comunque è un fatto che conoscere una persona reale è diverso che conoscerla fittiziamente rappresentata per immagini o scritti.

 

15 hours ago, schopy said:

non crediamo che la media delle persone sia peggiore di quanto temiamo.

Ma forse neppure migliore....      

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15 minutes ago, Mario1944 said:

Come ho già scritto, la familiarità con ciò che stimiamo vizioso non porta con sé necessariamente che non stimeremo più vizio il vizio, se non addirittura lo stimeremo virtù.

Ciò che è familiare piace perché rassicurante. Questo è il modo in cui funziona la moda, e questo è il motivo per cui la casalinga di Voghera pensa che gli uomini-sessuali siano degli erotomani perversi. Non sa di cosa si tratti, è disorientata e stranita.

Se il pubblico familiarizza con il fatto che i gay e le famiglie omogenitoriali sono parte del loro mondo, allora si sente meno minacciato dalla loro esistenza e mette in discussione i propri pregiudizi. E' tutto quello che serve.

Cambia la percezione, quindi cambia la cultura e l'opinione pubblica. I vizi e i peccati lasciali nel confessionale e nei saggi filosofici da cialtroni.

Edited by wwspr
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Non mi pare proprio che le considerazioni etiche siano "squisitamente irrilevanti" e, se sono "disintegrate dalla realtà delle cose", gli è perché un principio etico è stato sostituito da un altro.

 

5 minutes ago, wwspr said:

Ciò che è familiare piace perché rassicurante.

Ci sono cose familiari che non piacciono, ma che sono familiari appunto perché quotidianamente o costantemente sperimentate e quindi ben conosciute.

 

7 minutes ago, wwspr said:

Se il pubblico familiarizza con il fatto che i gay e le famiglie omogenitoriali sono parte del loro mondo,

Appunto:  "se".

Ma l'aver a che fare  costantemente con una cosa, una persona od un comportamento implichi necessariamente stimarli parte del proprio mondo.

 

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9 minutes ago, Mario1944 said:

Ma l'aver a che fare  costantemente con una cosa, una persona od un comportamento implichi necessariamente stimarli parte del proprio mondo.

Infatti io ho a che fare costantemente con i trasporti pubblici, ma i trasporti pubblici non fanno parte del mio mondo, non li accetto e non esistono. La realtà è una questione di opinione. Non fa una piega.

Edited by wwspr
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