Jump to content
Silverselfer

Ritorno a Long Beach

5 posts in this topic Last Reply

Recommended Posts

Silverselfer
Ritorno a Long Beach
Spoiler

Devo subito premettere che questo non è un romanzo autobiografico  quindi non ci sono riferimenti a persone veramente esistite ... ovviamente non lo dico per l'improbabile soldato americano che legge sta roba e si riconosce in qualche personaggio. Scrivendo in soggettiva è facile che si prendano per reali dei fatti inventati. Poi è normale che comunque parlo di esperienze mie, ma nella stessa misura in cui ci finirebbero in un qualsiasi romanzo di fantasia.

Ho trovato liberatorio tornare a scrivere a ruota libera su qualcosa di cui sentivo l'esigenza di raccontare.  Chi sta leggendo Apologia di un Momento, si accorgerà che il protagonista è lo stesso e in fatti, cronologicamente questa storia inizia dove finirà quell'altra. Scrivere questa storia mi serve anche per capire dove sto andando con quell'altra.

Qui non adopero robe stravaganti tipo la letteratura entropica. Voglio scrivere di getto e senza neanche rileggere troppe volte ... 

La Struttura è influenzata dalle serie televisive che mi sono sparato a go go mentre scrivevo in una camera d'albergo, quindi i capitoli sono in realtà degli episodi e i pacchetti che li conterranno nei post corrispondo alle stagioni --> Sono scemo, lo so --> Qui ci sono i primi 4 episodi + l'antefatto.

Scrivo con molta facilità e quindi suppongo che questo primo racconto della serie dovrebbe concludersi entro il 2018. 

NB: Per chi non lo sapesse, scrivo senza filtri e censure, quindi non è roba per damigelle col pelo sullo stomaco.  

Frankenstorm

 

President Obama ---> This is gonna be a big and powerful storm.

La vita è strana e a volte prende le sembianze metaforiche di una tempesta come questa ---> Frankenstorm ---> così chiamavano Sandy, quando era ancora sui Caraibi e continuava a cambiare forma da tempesta tropicale a uragano, dal mare verso la terra ferma, seguendo traiettorie anticonvenzionali ... dirigendosi sempre più a nord in un continuo divenire, per spingersi su, su, fino a raggiungere il Canada, trasformandosi in un ciclone tropicale gelido. »Superstorm Sandy« qualcosa di mai visto prima ---> se fossimo stati nell'era classica, qualche poeta ne avrebbe tratto dei versi ispirati alla mitologica ---> l’ira di qualche dea venuta a vendicarsi di questa lingua di sabbia artificiale che mostra il petto all'Atlantico ---> Long Beach Island (NY) <---

Billy Crystal ---> A massive storm of most one thousand miles wide with a destructive power of a atomic bomb.

Negli stand scorrono i video di quei giorni nefasti ---> La prima volta che ho visto Long Beach Island era anche la prima volta che vedevo gli Stati Uniti d’America. Gli anni novanta del ventesimo secolo stavano per cominciare ed io non avevo ancora compiuto venti anni. L’aereo doveva atterrare al JFK ma fece una lenta virata ---> Detesto i voli civili, specie quelli intercontinentali, la pressurizzazione scombussola il mio sistema enterico e volevo scendere il più presto possibile da quella supposta con le ali. Invece ci fu quell'ulteriore virata ... fu allora che sorvolammo la costa e vidi questa specie di atollo sabbioso affiorare dall'oceano ... se non fosse stato visibile anche il reticolo di strade che s’intersecavano simmetricamente, dall'alto poteva essere scambiato per un banale arenile,  ... aveva qualcosa di familiare ... forse erano quei frangiflutti posti sulla  costa che mi ricordavano le spiagge del litorale romano. Non ebbi molto tempo per starci a pensare perché la sorvolammo solo un paio di volte e trattenevo i crampi dell’ennesimo attacco di colite ...

»How did hurricane Sandy turn in an superstorm of epic proportion«

Ora eccomi qua ... oramai quarantenne ... vestito di tutto punto ad ascoltare Billy Crystal in una serata di ringraziamento per quanti si sono spesi nella ricostruzione di Long Beach ---> Io ho fatto davvero poco, mi sono limitato a rispondere via WEB alla richiesta di aiuto ... si è data da fare Lola, la mia cara amica trans che tempo addietro aveva trasformato la sua parruccherìa in un’agenzia di viaggi. Le proposi la vantaggiosa offerta turistica di vedere New York standosene su una spiaggia, che ricorda le nostre cittadine sul litorale romano con tanto di pizzerie e ristoranti italiani. Poi c’è arrivato questo invito e non volevo tornare ... avevo paura del passato ---> I ricordi belli sono quelli che fanno più male.

Ep.1 (Reminiscenze)

Avrò avuto una decina di anni la prima volta che ho incontrato il Generale ---> Mi fece da padrino per l’ingresso in una sorta di comunità religiosa. Io non me lo ricordo neanche quel giorno, ma da allora il Generale vegliò sempre su di me come un Papà Gambalunga ---> La volontà di Dio lo pose sulla mia strada, senza dargli la possibilità di sottrarsi a quello che alla fine considerò un vero e proprio mandato divino ... del resto, il Generale era uno di quei soldati convinti che sia il padreterno a spedirli in battaglia.  

Mi adottò solo dopo essersi innamorato di mia madre ---> infognandosi in questo modo nei nostri marasmi famigliari. Io ero un piccolo Frankenstorm che seguiva traiettorie anticonvenzionali in un continuo divenire di tempestosi accadimenti. All'età di quindici anni mi sentivo pronto per affrontare la vita e c’impattai contro rompendomi l’osso del collo ---> si scoperchiò la cloaca che era stata la mia esistenza fino a quel giorno e tutti i segreti che ci custodivo dentro si liberarono improvvisamente come demoni da un vaso di Pandora ... e come in quello, anche nel mio rimase solo la speranza ---> La mia speranza fu il Generale che mi mise in convitto dai salesiani per sottrarmi ai venti di burrasca.

Il collegio non fu una brutta esperienza ---> il rumore dei passi nel confortevole silenzio dei corridoi, i sussurri nella sala studi, il chiostro con gli agrumi fioriti ---> per un po’, quelle regole riuscirono a contenermi in una forma stabile, ma fu un sollievo solo temporaneo. Durò giusto il tempo d’incontrare Pablito, un seminarista colombiano dal colorito ambrato e gli occhi neri profondi come l’universo. Pablito fuggiva il mio sguardo ogni volta che lo incrociavo nei corridoi perché avevo scoperto l’angolino nei suoi occhi dove custodiva i pensieri proibiti, quelli che risvegliarono l’appetito del demone sopito in me. Gli risparmiai il mio morso vampiresco, ma oramai il vento di tempesta aveva ricominciato a soffiare nelle vele del naviglio, trascinandomi nelle tumultuose correnti della vita e in men che non si dica, tornai a naufragare sul punto di partenza.

Fu allora che il Generale decise di sradicarmi definitivamente da Roma e iniziarmi alla vita militare. Avrei potuto dire di No, ma sapevo anch'io che il solo modo di sopravvivere a quelle esperienze devastanti era fuggire il più lontano possibile. Certo che però non mi resi conto di cosa andassi  incontro ---> l’inizio fu veramente traumatico! La vita militare mira a cancellare totalmente la tua individualità e lo fa in maniera assolutamente cruenta. Ancora prima che dal rigido inquadramento gerarchico, la rieducazione arrivò dalla camerata, attraverso una violenta goliardia capace di far tabula rasa di ogni altra tua precedente esperienza ---> La contingenza m’imponeva di sopravvivere e per farlo avrei dovuto combaciare con il modello di soldato che dovevo diventare ---> Il trauma psicofisico scolpì sulla mia pelle una forma permanente, seppellendo per sempre il ragazzo freak che ero stato.

Lo sforzo necessario agli addestramenti era un continuo scontro con i propri limiti e spostare sempre un po’ più in alto l’asticella della difficoltà, sublimò il piacere del mio eros metamorfo. Il paracadutismo mi dava una scarica adrenalinica coinvolgente quanto il sesso e mantenere il controllo nelle situazioni più difficili, m’insegnò a tenere ben salde le redini in ogni aspetto della mia vita. Imparai a surfare sull'onda empatica provocata dalla condivisione con gli altri commilitoni di quella vita al limite ... ma il lato piacevole durò troppo poco. Fui trasferito nel nono reggimento e poi da lì a breve entrai nei corpi speciali della NATO e alla fine ---> Addio Italia! ----> A ripensarci adesso accadde tutto rapidamente ... eppure ricordo bene quanto erano lunghi quei giorni, interminabili a volte ---> lo scopo era seppellire il passato e ci riuscii morendo ogni sera in branda, senza avere più la forza di pensare.

In Alaska conobbi il limite oltre cui non potevo porre l’asticella per continuare a fuggire da  me stesso. Tra gli scricchiolii glaciali di quella terra riemersero le reminiscenze dei mille fantasmi sepolti sotto uno strato di pack artico. Avevo abiurato al libero arbitrio per dimenticare cosa fossi, ma neanche questo bastava per diventare un altro. Durante il primo colloquio, mi fu chiesto perché non somigliavo ai miei commilitoni ---> li avevo conosciuti da troppo poco tempo per riuscire a fraternizzare con loro, gli risposi, ma il tizio con i galloni parlava del profilo psicologico ---> Puoi dirmi qualcosa che già non so? ---> Sapevano cos'ero ancor prima di capirlo io stesso e volevano sfruttare le mie potenzialità ---> Quel tizio trattenne un sorriso compiaciuto, quando gli dissi che nella loro scheda mancava il nome del mio padre genetico ---> Ero un yiddish polacco ---> la sua penna prese a correre su e giù per dei fogli che dopo qualche anno mi catapultarono in Alaska.

Rincontrai quello stesso tizio quando comunicai l’intenzione di mollare tutto perché a tutto c’è un limite ed io avevo appena conosciuto il mio ---> Ero stato sbattuto da una parte all'altra d’America e dopo aver acquisito ogni brevetto necessario, avevo dimostrato di essere diventato un’arma anticonvenzionale portando a termine la mia prima missione sul campo ---> I bombardamenti di Dubrovnik non smettevano di tormentarmi. Spedirmi in Alaska era stato il massimo che avrebbero ottenuto da me ---> Il tizio con i galloni mi fece spavento quando abbozzò un sorriso nel tentativo di apparire amicale. Disse che neanche a lui piaceva l’Alaska e mi dette persino ragione nel pretendere un trattamento migliore ---> Io non stavo chiedendo niente del genere. Allora scappucciò la sua stilografica e con piglio severo me la puntò contro prima di cominciare a usarla ---> Ti sposto in retrovia ma non tirare troppo la corda ---> mi chiese dove volevo andarmene in vacanza perché avrei completato il mio addestramento all'università ---> California, Florida? Potevo scegliere la spiaggia su cui andarmi a scongelare il culo ---> Io scelsi Long Island perché mi era apparsa di nuovo così famigliare quando la sorvolai  di rientro dalla lunga missione nella ex Jugoslavia.

Mi misero di stanza a Oyster bay, ma era una situazione temporanea ---> Ero in congedo straordinario e potevo togliermi la divisa per andare a vivere in una casa tutta per me ---> Più facile a dirsi che a farsi! La mia vita si era interrotta al quarto liceo e, dopo essere diventato un soldato degli Stati Uniti d’America, ora mi ritrovavo ad affrontare il college ---> In che cosa si stava trasformando Frankenstorm? ---> La stanza assegnatami alla Base militare aveva due letti, due armadietti, due scrivanie con due sedie e due piccole librerie pensili ---> Io non ero il primo che mandavano in quel posto per studiare. Aspettai le cinque del pomeriggio senza disfare lo zaino perché aspettavo di ricevere le direttive dal Colonnello ---> Questa è una piccola Base e vorrei che capissi che qui non siamo in guerra ---> L’atmosfera in quella Base militare era molto rilassata ... diversa da quelle che avevo sempre conosciuto. I soldati sorridevano e i graduati non pretendevano il saluto militare prima che gli rivolgessi la parola.

“Farmingdale è un villaggio tranquillo e spero che tu non sia uno di quei mastini che dovrebbero andare in giro con il guinzaglio” Quella storia del guinzaglio era motivo di vanto tra i membri dei corpi speciali. “Il nostro scopo è tenere vivo il buon rapporto tra la società civile e l’esercito” Quel colonnello non sembrava neanche un militare quando invece d’impartirmi delle direttive, si mise a snocciolare tutte le sue apprensioni sui possibili turbamenti che avrei potuto creare in quella oasi di pace e prosperità. “Ci sono degli alloggi liberi nel campus universitario” Non voleva avermi tra i piedi. “Ci sono le ragazze” Mi stava facendo incazzare. “In questo momento siamo molto impegnati con le attività del Campo di addestramento, lo sai?” Se ne accorse che stavo per perdere le staffe e la smise di rompermi i coglioni. “La stanza è tua per tutto il tempo che vuoi” Gli chiesi solo del letto accanto al mio, ma lui fraintese il tono greve con cui glielo domandai e si affrettò a rassicurarmi che sarebbe rimasto vuoto ---> peccato, dividere quella stanza mi avrebbe facilitato il compito di stringere amicizia con qualcuno. 

Ep.2 (Il Generale)

Una delle abitudini che mi ha fatto integrare subito negli Stati Uniti è quella del jogging mattutino ---> Correre appena sveglio mi aiutava a cancellare gli incubi notturni. Di solito evito di farlo nei parchi dove incontrerei altra gente che corre e cerca di attaccarti bottone nei momenti di pausa. Detesto ugualmente farlo nel traffico o su dei marciapiedi affollati. Il mio percorso ideale deve essere poco frequentato e privo di deviazioni che ti costringono a pensare. Ero stato fortunato e proprio davanti alla Base ne avevo subito individuato uno che pareva essere stato messo là dal destino. Imboccavo Rome Street che era una strada dritta senza uscita, di solito non incontravo nessuno perché c’erano solo depositi, garage o piccole attività aziendali. Giunto in fondo, attraversavo un parcheggio privato per raggiungere Verdi Street, che era la parallela di Rome Street, che usavo per tornare indietro e dopo l’incrocio con Belvedere Ave, arrivavo proprio davanti all’entrata della Base.

Avrei dovuto avvertire il Generale del nuovo dislocamento ---> Stavo rientrando dall’abituale corsa mattutina e un soldato mi venne in contro per convocarmi dal Colonnello ---> Quella gran dama gli stava offrendo te e pasticcini, quando entrai nel suo ufficio e inavvertitamente scattai sull’attenti. “Riposo, ragazzo ... riposo” Disse il Generale che in divisa avrebbe intimidito anche il padreterno. “Vi faccio strada io” Il Colonnello ci si era attaccato come una piattola ai coglioni e volle accompagnarci alla mia stanza, manco se non mi ricordassi da solo la strada. “Come stai?” Quando rimanemmo soli, mi fece quella domanda cui non avevo mai saputo rispondere. “Hai solo bisogno di riposo” Gli avevano comunicato la mia richiesta di congedo. “E’ normale dopo una così lunga e difficile operazione in campo” Come facevo a spiegargli del vuoto pneumatico in cui ero finito?

“Hai portato a casa un gran risultato, figliuolo!” Avevo ancora sottopelle il brivido sgomento di quella gente. “Dicono che potresti diventare il numero uno” Gli americani hanno la fissa del numero uno e poi la menano continuamente anche sul gioco di squadra, senza rendersi conto che non esiste il plurale di uno. “Ora è tempo di rimettere in ordine le tue priorità” Non volevo niente ... non desideravo niente ... mi svegliavo più stanco di quando andavo a dormire. “A pochi di noi è concesso spingersi dove ti trovi tu adesso” Stavo impazzendo o lo ero già, ci sono livelli di solitudine in cui non è possibile sopravvivere. “Devi essere orgoglioso di portare la croce” Forse mi avevano sopravvalutato e quel peso mi aveva schiacciato.

“Benvenuto nella nostra comunità” Il Generale non lasciava mai nulla al caso e aveva preparato quella visita fin nei più piccoli dettagli ---> fatto salvo avvertirmi che sarebbe venuto. “Questa è la tua casa” Andammo in macchina fino al villaggio di Farmingdale, dove ci aspettava il parroco della chiesa cattolica romana di Saint Killian. “Morì martire ... ” Dopo avermi confessato, mi attaccò una tale pippa su San Chiliano d’Irlanda sacrificatosi nel nome di Dio, quindi non avrei dovuto prendermi pena dei morti ammazzati tra le fila dei nemici dell’America. “Il Signore sia sopra di te per proteggerti” Appena entrato in quella chiesa, mi sentii a casa. “Davanti a te per guidarti” Tutto l’insieme di quei messaggi simbolici e poi l’altare e il presbiterio, mi parlava delle macerie di un’infanzia recondita. “Dietro di te per guardarti le spalle” Il Generale mi aveva portato un dono da parte di mamma. “Dentro di te per benedirti” Era la catenina d’oro del mio battezzo, ora c’era un piccolo crocefisso pendente al posto della medaglietta di San Giovanni Battista che persi da bambino. “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” Dopo aver ricevuto la benedizione, ci congedammo.

“Perché non la chiami?” Risalimmo in macchina e svoltammo su Main Street. “Questo rancore non fa bene neanche a te” Il ricordo di mia madre era qualcosa di opprimente. “Stava per impazzire all’idea che fossi morto” Le macerie di tutto quello che avevo faticosamente dimenticato, stavano riemergendo dal fondo nebbioso della mia memoria. “Le dirò che sei in missione” Pensare a lei mi provocava un dolore irrazionale. “Siamo arrivati alla banca” Per fortuna il tragitto fu brevissimo e il Generale non ebbe modo di costringermi a promettere nulla. “Avrai bisogno di una carta di credito” Entrammo all’EAB bank per aprire un conto. “Quella la terrai per le spese correnti” Avevo già la carta in cui mi accreditavano la paga. “Io mi fido di te” Come no! Intanto ogni volta che avrei usato quel conto, lui avrebbe saputo come stavo spendendo i suoi soldi.

“I corsi inizieranno solo a ottobre” Non avevamo fatto colazione ed entrammo da Gino’s Pizza.  “Che cosa farai in questi mesi?” Nella cartellina universitaria che mi porse, non c’erano indicate le direttive per il tempo libero. “Perché hai scelto questo posto?” Certo che la California o la Florida sarebbero state dei luoghi più appetibili . “Conosci qualcuno di cui non mi hai parlato?” No, nessun oriundo italiano residente a Long Island aveva legami con qualche mia vecchia conoscenza romana. “Una vacanza ... il mare ... il divertimento” Dovevo proprio avere un aspetto cupo per indurre il Generale a pronunciare tali amenità. “Ragazzo, sono un uomo anch’io ed è naturale che tu abbia delle necessità ” Ce la stava mettendo tutta per cavarmi qualche parola di bocca. “Scoppi di salute!” Aveva ragione lui, non mi ricordavo neanche più da quanto tempo non scopavo. “Guarda che petto ha la brunetta” Santo cielo, era così imbarazzante sentirlo parlare in quel modo!

“Ragazzo, so di non essere tuo padre ... ” Tornammo alla base nelle prime ore del pomeriggio. “Eri solo un bambinetto arrabbiato con il mondo ... ” Continuò a farmi strani discorsi. “Tu forse neanche ti rendi conto di cosa sei diventato, vero?” Era lui che forse non aveva chiaro in mente cosa avevo affrontato per diventarlo. “I figli non si scelgono mentre tu mi sei stato mandato ... ” Ancora con quella storia di Seth inviato da Dio ad Abramo dopo che Caino aveva ucciso Abele! “Sei un tracciatore nato, l’ho sempre saputo” Me lo aveva insegnato lui a tracciare una preda durante le battute di caccia al cinghiale. “Il tuo animale totemico” Oh, Dio mio! Ancora le sue storie sui nativi americani? “Ora so che il mio destino era riportarti a casa” Voleva solo torcermi l’anima dal rimorso. “Sei un uomo che ha fatto la sua scelta ed io la rispetto” ---> Balle, mi stava lisciando il pelo solo per non farmi abbandonare l’esercito.

“Io sono orgoglioso di te” Disse, dopo avermi chiesto di accompagnarlo all’aeroporto. “Trovati una ragazza e vedrai che le cose ti appariranno più chiaramente” Forse aveva ragione anche quell’altro tizio in camice bianco e il disorientamento che stavo provando era dovuto allo stress post traumatico. “A Long Island non si può vivere senza” La Pajero Nissan Patrol con cui era venuto, l’aveva comprata per me! “Per qualsiasi cosa, ragazzo, usa quel dannato numero!” Intendeva quello del suo telefono satellitare, me lo dette il giorno del mio arruolamento ed io non lo usai mai. “Tu lo sai che non sono bravo in certe cose” Mi voleva bene e anch’io non ero bravo in certe cose. “Arriverà il giorno che capirai” Quel giorno è arrivato troppo tardi.

Ep.3 (La Spedizione Punitiva)

»Il Vecchio e il Mare« il libercolo se ne stava stretto tra due enormi manuali e lo scoprii mentre sgomberavo la mia piccola libreria pensile. Non ricordo il nome scritto con la biro all'interno della copertina, ma era di una ragazza e c’era anche una data e quella coincideva con l’anno del mio arruolamento ---> Ogni coincidenza porta con sé qualcosa di magico. Quella volta mi condusse nell'esperienza di Santiago e il suo sforzo contro la malasorte mentre pescava l’enorme Merlin. Il ragionamento ipertrofico m’incasina la vita e c’era stato un tempo in cui i libri erano diventati la mia droga ---> Quel Ernest Hemingway fu come assaporare un buon bicchiere di Hight Rye Bourbon dopo anni di assoluta astinenza ---> Non volevo ricascarci ---> Riposi il libercolo sulla libreria pensile, ma la sera successiva lo sfogliai di nuovo alla ricerca dei leoni africani ---> Tornarono a esplodere i mortai da sopra le colline di Dubrovnik ...

Erano solo dei fuochi d’artificio ma dalla finestra non riuscivo ad accertarmene e raggiunsi la recinzione sul deposito di scuolabus, solo allora vidi qualche pennacchio schizzare il cielo di colore. Danko mi chiamava dal suo box ... era il cane dobermann che avevo visto fin dal primo giorno che arrivai alla base. Lo raggiunsi e feci scorrere il paletto del cancello, il cane corse a nascondersi chissà dove ... mi misi a cercarlo. I fuochi d’artificio erano finiti da un pezzo, quando lo trovai rintanato in un tubo di scolo, ma proprio non voleva saperne di uscire dalla sua tana ---> Trascorsi la notte insieme a Danko perché quello pareva essere un buon nascondiglio per proteggersi dai brutti sogni.

“Hey, tutto apposto amico!” Danko era solito nascondersi in quel buco e Brad, il suo addestratore, lo sapeva bene. Mi risvegliai in mutante in mezzo al prato con Brad che mi chiedeva se mi sentissi male. Non gli risposi anche perché non ho mai capito bene l’accento del Kentucky. Gli sorrisi e me ne tornai in camera, ignorando lo sguardo di quanti incontrai sul mio cammino ---> Il Colonnello mi convocò nel suo ufficio ---> Lo rassicurai di aver superato i test psicologici per lo stress post traumatico ---> Dopo l’incontro col Generale, la Madama aveva cambiato atteggiamento nei miei confronti e mi aveva persino proposto di partecipare al campo delle reclute. “Non posso avvalermi di un ufficiale in congedo straordinario” Gli chiesi di essere inserito nei servizi della base solo per ricambiarlo della fiducia dimostratami, invece reagì manco gli avessi dato dello stronzo.

“Se ci tieni, nelle cucine c’è sempre bisogno di aiuto” Aveva detto il Colonnello, inorridito dal mio desiderio di prestare servizio in mensa. “Ciao, amico!” La mensa è un ruolo strategico. “Ti piacciono i cani?” Quel rumore di fondo è simile al suono che fa la rotellina delle frequenze di una radio ---> Basta captare la modulazione giusta per distinguere le conversazioni. “Vado ad allenare quelli della municipale di Suffolk” Poi Brad si fermò a parlare con me. “Potresti venire anche tu ... se ti va” Accettai di aiutarlo con i cani e poi gli passai una doppia razione di carne. “Grazie, amico!” Brad era un ragazzo non troppo alto, non troppo magro e neanche troppo sveglio. La divisa pareva stargli larga e non si toglieva mai il cappellino neanche a tavola ... lo portava sempre con la visiera calata sugli occhi, forse convinto che gli desse un’aria da duro.

“Da dove vieni, amico!” Trovavo più rassicurante paracadutarmi oltre le linee nemiche piuttosto di tenere viva una conversazione. “Intendevo qual è la tua città” Appena salii sul suo furgone che puzzava di cane, Brad iniziò a farmi un sacco di domande. “Roma è dove sta il Papa ... dannazione, ecco perché hai la croce dei papisti al collo!” Gli chiesi di parlare più lentamente, se voleva che gli rispondessi. “Mio zio è stato a Parigi in viaggio di nozze” Il viaggio per Suffolk si rivelò una tortura. “Boston, ci sono stato a Boston!” Alla fine gli dissi che ero di Boston o non l’avrebbe piantata di chiedermi da dove venivo. “Avrei scommesso le mie scarpe che venissi dal Connecticut” Per qualche strana ragione il mio inglese somigliava al Connectichese. “No, lo penso perché sei tocco come loro” Era una battuta umoristica ... sorrisi per farlo contento.

“Io non so tirare, amico” Al ritorno chiesi a Brad se gli andava di fare due tiri al canestro prima di cena. “Josè è portoricano, vero Jo?” Lo vidi un po’ titubante, ma poi accettò. “E’ vero che sei cattolico, Jo?” Brad si presentò in palestra con un commilitone di nome Josè in succinti pantaloncini da atletica. “Hey, amico ... quanto ti devo pagare per farmi tirare un fottuto canestro?” Jo mi stava simpatico, anche se sparava un sacco di balle sulle sue prodezze sportive. “I niggas giocano a basket, io sono latinos e uso la mazza” Brad se la rise di gusto per l’allusione sessuale alla mazza da baseball. “Hai la mazza moscia, Connecticut!” Non gli feci toccare palla solo per il gusto di ascoltare le stronzate che gli uscivano da quella fogna di bocca. “Va a farti fottere” Alla fine mi sfanculò, dicendo che se volevo giocare da solo, potevo continuare a farlo senza di lui.

“Il colonnello ha vietato l’ingresso ai cani” Dopo cena Brad mi raggiunse in camera e gli chiesi dell’inseparabile Danko. “Perché tu non vieni nella sala ricreativa?” Stare in quei posti era per me come ballare il tiptap su un campo minato. “Bella questa ... il tiptap sul campo minato” Quelle persone mi avrebbero fatto tante domande cui non avrei saputo rispondere ... esattamente come stava facendo Brad. “Hey, amico ... smettila ... dammi il mio cappello!” Lui lo sapeva il motivo per cui non si toglieva mai il cappello? “Non è divertente” Disse, dopo essersi risistemato il cappello davanti allo specchio.

“I ragazzi dicono che hai fatto il Restore Hope” L’operazione in Somalia aveva riportato l’America nel mondo reale, dopo la barzelletta mediatica del Desert Storm. “Josè voleva solo essere tuo amico” Domingo Arroyo era diventato l’orgoglio nazionale portoricano, dopo aver sacrificato la propria giovane vita in Africa.  “Io penso che tu racconti solo cazzate” C’era molta determinazione nella voce di Brad ... come se stesse eroicamente mostrando il petto al nemico. “Dici di venire da Boston, ma sei del Connecticut e sparli dei ragazzi del Desert Storm ma non hai partecipato neanche al Restore Hope” Se ne stava in piedi davanti alla mia sedia. “Tu sei uno SR col cervello flippato” Mi stava forse provocando? ---> Non sei degno d’indossare questa divisa ---> Il soldatino aveva fatto male i suoi conti perché conoscevo bene la risposta a quella retorica da West Point.

Il guaio fu che Brad si era messo in posizione perfetta e mi bastò puntare saldamente il piede in terra per tirare un dritto su quel pungi ball ... non mi feci neanche troppo male alle nocche e lui cadde tramortito come un sacco di patate. Temetti persino di averlo fulminato perché era finito a terra senza emettere neanche un rantolo e non dava alcun segno di vita ---> Se lo portavo in infermeria, avrei passato dei guai ---> Per fortuna incrociai Danny nel corridoio, una matricola di quelle che si arruolano durante il college per i mesi estivi. Il ragazzo fu felice di compiere quella missione per me e trascinò Brad in infermeria, dicendo di averlo trovato in quello stato fuori dalla base.

Dallo sdegno con cui ero guardato, capivo come la notizia dell’aggressione a Brad si stava diffondendo rapidamente. “Pulisci bene tutta quella merda” Ora c’era solo da aspettarsi le giuste conseguenze di quel mio gesto avventato. Già il giorno dopo Green Mile mi ordinò di pulire la cappa della cucina ---> Avevano ragione a odiarmi! Prendersela con Bradley Lynn Wickliffe  era come tirare un calcio in culo ad un cucciolo di panda. Lui era quello che aveva sempre una parola buona per tutti e quella sera era venuto a cercarmi in camera per aiutarmi a socializzare con gli altri, invece riuscii a far perdere la pazienza persino a lui. Lo avevo ripagato con quel cazzotto e dopo non mi ero neanche preoccupato di portarlo in infermeria ---> Ero obiettivamente un gran pezzo di merda ...

 “Hai fatto un buon lavoro” Green Mile era il cuoco afro americano ---> una montagna di ciccia nera. “Quest’arnese non ha mai funzionato così bene!” La cappa era intrisa di grasso puzzolente ... quell’odore nauseabondo mi ricordò i trascorsi adolescenziali vegetariani. “Come hai fatto?” Mi accorsi che il problema stava nel collegamento elettrico del motore di aspirazione che lo faceva lavorare a metà potenza. “Ragazzo, posso farti una domanda?” Io non avevo problemi a rapportarmi con gli altri, se mi venivano date delle direttive chiare. “Perché sei in guerra con il mondo?” Green Mile versò del solvente su uno straccio e me lo porse per pulirmi le mani sporche di quella lordura. “Hey, dico a te ... guardati le spalle” L’umiltà e la dedizione con cui avevo speso tutto il pomeriggio a riparare la sua cappa, indussero Green Mile a ricredersi nei miei confronti ... però anche lui mi fece delle domande cui non sapevo rispondere e dopo che gli voltai sgradevolmente le spalle, mi regalò un premuroso avvertimento ...

Mi sentivo dannatamente in colpa per quello che avevo fatto ... ma non riuscivo lo stesso ad andare in infermeria per chiedere scusa a Brad. Preferii recarmi al box di Danko e mi accorsi che nessuno si era preoccupato di riempirgli la ciotola del cibo. “WooF” Mi fece, senza neanche degnare di uno sguardo la carne nella ciotola ---> Dove sta Brad? ---> Leggevo chiaramente questa domanda nei suoi occhi nocciola. “WooF” Ficcatela nel culo la tua sbobba, disse digrignando i denti, quando cercai di fargliela annusare. Se la sera avanti mi avesse visto aggredire il suo padrone, non avrebbe esitato un attimo ad azzannarmi alla gola. Presi dunque la ciotola della carne e lo condussi in infermeria, in barba a tutte le regole della base. “Ciao, Danko!” Lo salutò la dottoressa, anche lei un’afroamericana ... le spiegai che conoscevo le regole, ma il cane accettava il cibo solo dalle mani di Brad. “Dallo a me ... tu, amico, invece hai proprio bisogno di una doccia!” Mi disse turandosi il naso simpaticamente ... aveva ragione, puzzavo di fogna non solo metaforicamente...

La spedizione punitiva era stata organizzata il giorno dopo al Campo. In genere il Sergente Collins mi chiedeva di fare una dimostrazione di come andassero eseguite correttamente le prove d’addestramento. Il Maggiore Stanley era invece il capo degli istruttori e quel giorno avevamo tenuto una lezione di lotta insieme a Mitchell e Roger.  Stanley, Mitchell e Roger stavano sempre  insieme e quel giorno in particolare si erano comportati come tre compari che celavano un complotto. La dimostrazione di lotta si rivelò una strategia per provocarmi e si davano il cambio per indurmi a fare figure di merda. “A quanto pare non basta essere dei corpi speciali per saper combattere” A me era stato insegnato ad ammazzare la gente e non a giocare a wrestling.

Conclusi così quella messa in scena e me ne andai negli spogliatoi, dove mi seguì un tizio che si mise ad armeggiare con un armadietto. M’insospettì l’occhiata torva che mi diede e cercai di stare il meno tempo possibile sotto la doccia perché l’esperienza m’insegnava quanto fosse »scivolosa« la lotta su un maiolicato insaponato. “Hey Connecticut!” Una voce che non riconobbi, mi chiamò per farmi voltare ---> vidi solo l’ombra nera di una grande coperta da imballaggio mentre mi finiva in testa ---> Stavo per subire un cappotto. Erano almeno tre i picchiatori che usavano probabilmente dei sacchetti di patate per creparmi le ossa senza lasciare lividi ---> Se cadevo, sarebbero arrivati anche i calci ---> Alla fine, prima di scappar via, riuscirono ad abbattermi con un calcio volante all’altezza della faccia e quello Sì che mi stese...

Un buon lottatore si misura da quante ne riesce a incassare perché nella vita ne buscherai sempre di più di quante riuscirai a darne. Ero stato pestato altre volte e parlo di roba ben peggiore di un cappotto. Ci misi un’eternità a srotolarmi da quella coperta di merda e non fu per niente facile riuscire a tornare in posizione eretta ... tuttavia mi sentivo moralmente meglio perché avevo espiato la mia colpa. Me ne stetti chiuso in camera a leccarmi le ferite per un paio di giorni. Avevo soprattutto un mal di denti che non mi lasciava dormire, ma neanche riuscivo a stare sveglio e in questo modo gli incubi riuscivano a rincorrermi fin nella realtà. Dovevo reagire e andai in mensa covando propositi di vendetta. “Salve, Connecticut!” Brad si venne a sedere al mio tavolo. “Dannazione, se hai fame!” Quel coglione si era persino tolto il cappellino per parlarmi. “Grazie per esserti preso cura di Danko” Se si azzardava anche a chiedermi scusa, lo avrei picchiato di nuovo.

“Io non lo so come funziona per voi papisti ... ” Sicuramente andava diversamente che per i Battisti. “Oh, mio Dio!” In quel momento mi esplose il premolare destro ... lo sputai a pezzettini mentre lo sgranocchiavo insieme all’osso di un’aletta di pollo. “Che cazzo ti succede!” Esplose anche il premolare sinistro ---> Era una sensazione simile alla fine del mondo ... o almeno alla mia fine nel mondo. “Andiamo in infermeria” Avevo solo quattro carie trascurate che mi avevano svuotato i denti e quel calcio sul grugno me li aveva fracassati. La dottoressa mi diede degli analgesici che mi fecero passare il dolore, così non ne volli sapere di andare dal dentista ... però non mi potevo guardare allo specchio e quando il giorno successivo sputai nel lavandino anche i due premolari dell’arcata inferiore ... andai da Brad con la coda tra le gambe a pregarlo di portarmi in uno studio dentistico ...

Ep.4 (La Stagione dell’Amore)

“Devi confessarti” Che? Avrei dovuto invece bestemmiare, dopo aver saputo del botto di quattrini necessario per l’impianto di quattro capsule dentarie che l’assicurazione dell’esercito non copriva. “E’così che funziona, ok?” Era stato Josè a spiegargli che noi »papisti« avevamo bisogno di un parroco per l’assoluzione dai nostri peccati. “Non ci muoveremo da qui, fino a quando non andrai da quel fottuto pastore” Secondo il piccolo evangelista del Kentucky, il mio mal di denti era una sorta di vendetta divina. “Scendi da questo dannato furgone, Connecticut!” Se almeno mi avesse lasciato in pace, avrei potuto godermi lo sballo dell’anestetico fattomi inalare dal dentista.

“Le chiese cattoliche somigliano a delle case dell’orrore” Come dargli torto? Santa Lucia che ti serve su un piattino le sue cornee, la Madonna con il cuore trafitto da sette spade e poi il povero Gesù che da millenni pende esanime dalla sua croce. “Questo chi è?” Brad mi aveva portato nella chiesa di Sant Killian, ma il parroco stava facendo i cazzi suoi e lo aspettammo per parecchio. “E’ proprio una bella storia, dove vendono il libro?” Ebbi tutto il tempo di raccontare a Brad la vita di San Francesco d’Assisi e gli declamai anche qualche bel verso tratto dal Canto dei Cantici ---> O quello che era perché stavo proprio fatto e non c’era da scommetterci sulla fedele traduzione dall'italiano. “Sai un sacco di cose, Connecticut!” Fraintesi il complimento di Brad per una delle sue pessime battute umoristiche e finsi di ridere come facevo sempre.

“Torna quando sarai in te stesso” Chissà cosa cazzo raccontai al parroco perché alla fine della confessione, aveva una faccia molto imbarazzata. “Domenica ti aspetto alla funzione” Doveva smetterla di credermi una testa di barattolo vuota! Io glieli potevo recitare a memoria i suoi versetti del vangelo, cazzo! “Ci credo, ma adesso calmati” Dovevo fare qualcosa per rimediare ai miei peccati e tutte le sue prediche non mi avrebbero certo reso migliore di quel piccolo evangelista del Kentucky. “Dieci dollari” Dieci pezzi per un dannato libro a fumetti sulla vita di San Francesco? ---> Ma Gesù non li aveva cacciati i mercanti dal tempio?

“Connecticut ... forse è meglio che ci vai un altro giorno in banca” E perché? Avevo appena avuto il perdono di Dio e dovevo sbrigarmi prima di farlo incazzare di nuovo. “Connecticut ... sei sicuro?” Di cosa c’era d’aver paura? Quegli sporchi arabi dell’EAB bank non lo sapevano mica che ero mezzo ebreo. “Salve, Io sono Clark, il tuo operatore finanziario” Non era colpa del protossido d’azoto se quel tizio appena uscito da una réclame, mi appariva esilarante con tutte le sue domande che terminavano con un ---> Correct? ---> Mi fece il prestito che chiedevo, ma non so se i tassi d’interesse erano proprio vantaggiosi, magari lo saranno pure stati, ma io non riuscivo proprio a capirlo ... mi bastava sapere che quei soldi non sarebbero finiti sul conto della carta di credito del Generale con la dicitura ---> Scazzottata. “Ma non la potevi fare fuori?” E quante storie per un soffio di vento ... ero stato costretto a trattenere quella scoreggia davanti al tizio della banca tutto profumato di lavanda. “Apri lo sportello, cazzo!” E poi il suo furgone puzzava talmente di cane che persino Danko era costretto a tenere la testa fuori dal finestrino.

“Dannazione Brad, dovevi dirmelo!” Lungo il tragitto di ritorno che durava non più di cinque minuti, caddi addormentato con il grugno spiaccicato sul finestrino del furgone. “Che ha detto al prete?” Al parroco gli avevo spuntato un fumetto su San Francesco a cinque pezzi, ma non era forse simonia pretenderne dieci? “Dannazione, avrei filmato tutto!” Brad si fece aiutare da José per trascinarmi letteralmente fino alla mia stanza. “Io sono tuo amico” Mai fidarsi di un portoricano. “Brad, diglielo anche tu che sono suo amico” Beh, allora mi avrebbe fatto anche il favore di sbattermi l’uccello? “Vado a prendere la videocamera, tu non lo fare addormentare!” Brad invece mi aiutò anche a togliere la giacca che mi stava facendo sudare come un porco. “Questo che cos’è?” Come, che cos’è? E poi ero io quello drogato? Era il dannato libro a fumetti di cui gli stavo parlando da ore! “Grazie, amico!” Se voleva ringraziarmi, poteva sfilarmi quei maledetti anfibi che mi stavano stritolando i piedi ...

“Brad, questo fottuto cane non dovrebbe stare dietro al furgone?” Josè pur di non perdersi lo spettacolo del dentista, accettò di sedersi sul sedile posteriore insieme a Danko. “Connecticut, raccontaci com’è andata” Credeva che fossi così coglione da ... da dire le solite merdate in quei video dove si vedono quelli tuonati da ... da quella roba là che ti fa dire merdate, ecco. “La tua però è merda buona, vero Connecticut?” E certo, per chi mi aveva preso ... fottuto sacco di merda di un portoricano ... e tanto lo sapevo perché stava girando quel fottuto video e non m’importava, ecco. “Continua, dai che tutti devono saperlo” Certo che dovevano saperlo perché io non ero mica uno di quelli con un fottuto manico di scopa su per il culo ... cioè, io lo capivo il motivo per cui tutti mi si volevano sciacquare dai coglioni, ecco. “Brad, portiamolo in pizzeria da Rachel!” Che era diventato scemo? Sarei riuscito a ingoiare una pizza solo se Danko l’avesse masticata al posto mio. “Dannazione Brad, andiamo da Rachel!” Ma Sì, della birra sarei riuscito a ingollarla ...

“Smettila Josè, io non ci trovo niente di divertente” Non andammo da Gino’s Pizza come pensavo, ma dal suo concorrente dall’altro lato della strada, dove lavorava Rachel ---> Una puledra irlandese dai bei capelli rossi e due occhi di giada, che sventola! “Niente birra per lui” Anche se era un po’ troppo assennata ... ma tanto bastava quella sua gonna corta a ubriacarmi. “Hey, Connecticut ... modera i termini che stai parlando della mia donna” Dalle mie parti si diceva ---> Se po’ guarda’ un palazzo e non se po’ guarda’ ‘na testa de cazzo? ---> A tradurre il romanesco in inglese venne fuori una roba sboccatissima e forse neanche con troppo senso ... sicuramente non quello che intendevo io perché Rachel prima se la rise, ma poi mi disse sul grugno che mi lasciava integri i gioielli di famiglia solo perché capiva quanto quei due neuroni che portavo appesi tra le gambe, mi erano indispensabili per sopravvivere.

“Salve, Connecticut!” La devitalizzazione dei denti durò tre settimane, durante le quali tutta la base ebbe modo di deridermi, ma in fondo fu una buona cosa. “Tutto apposto, Connecticut?” Ero così sputtanato che oramai ognuno conosceva cosa si celava dietro la mia maschera da testa di cazzo. “Ci vediamo dopo, Connecticut?” Il guaio era che per rimanere simpatico, sarei dovuto andare in giro con una bombola di perossido di azoto sulle spalle tipo un subacqueo. “A me stai simpatico anche così” Brad non faceva testo ---> lui era uno che trascorreva gran parte della giornata con un cane dobermann. 

“Il mio primo figlio maschio si chiamerà Francis” San Francesco, ecco uno che ci sapeva fare con le persone! “Deve essere bello avere il superpotere di parlare agli animali” Certo che leggere la sua parabola di vita a fumetti, doveva averne leggermente turbato la percezione di Brad. “Lei è mia moglie Dora” Ci rimasi di stucco quando mi mostrò la foto di una ragazza che in un certo senso gli somigliava parecchio. “Ci siamo sposati l’anno scorso” La sua vita era così logica ... glielo dissi che lo invidiavo moltissimo e avrei persino potuto odiarlo per avermi spiattellato in faccia la sua felicità.

Ripensai molto alle parole del Generale, sul fatto di trovarmi una ragazza e come questa avrebbe saputo risolvere quel misterioso ginepraio che avevo nel petto. Sapevo quanto era pericoloso per me rimettermi sulle orme dell’amore però, mi dissi, che era passato tanto tempo ed ero cambiato ---> Potevo permettermi anch'io di coltivare un semino di speranza, cazzo! Brad aveva conosciuto Dora ai tempi della scuola e aveva sempre saputo che sarebbe diventata sua moglie. Lui non cercava altro e tanto meno ne sentiva la mancanza. Avrei anch'io potuto saziarmi delle preziose premure di una ragazza? Aveva Ragione il Generale ---> Quella era la mia stagione dell’amore. Gli anni della demolizione erano terminati e le macerie della vita passata erano sepolte sotto delle solide fondamenta di cemento armato ---> Era giunto il tempo di trovare la pietra quadrangolare su cui erigere la mia casa ...

Share this post


Link to post
Share on other sites
Silverselfer
  • Topic Author
  • Spoiler

    Ecco un altro pacchetto di episodi e come mio solito vi includo dei contenuti speciali.

    Vorrei farvi visualizzare Farmingdale, ma si tratta di un piccolo villaggio di Long Island e non si trova molto in giro, oltre alla squadra di football e il torneo di golf. Ho trovato solo questo breve video panoramico girato con un drone.

    Quella che si vede all'inizio è Main Street che è tipo il corso principale di un paese nostrano.

    Al 22esimo secondo, il drone gira proprio sull'incrocio dove c'è l'edificio della EAB bank, quello bianco con gli archi.  Poi si vede il treno che passa, quella è la nota linea ferroviaria LIRR, che collega Long Island a New York --->  per chi volesse, si prende in Penny Station a Manhattan. Al minuto 2:17 il drone gira proprio sopra la chiesa cattolica di Sant Kilian di cui parlo spesso.  

    In quest'altro breve video si può vedere Jones Beach.

    Anfiteatro a parte, si può vedere che è un ambiente umido (palude) all'interno di una riserva naturale. Nella prima panoramica, si vede un pezzo di strada statale,  è quella su cui il protagonista lascia a piedi il povero Danny per ripicca ... capirete che non è una bella esperienza camminare al buio su una strada del genere. Dal minuto 1:29 mentre il video finisce, si vede all'orizzonte l'obelisco al centro della rotatoria, in quel punto si accede alla spiaggia vera e propria. Se siete a New York e volete andare in spiaggia, non vi consiglio Jones Beach perché è un posto per famiglie e pensionati ---> Molto meglio Long Beach Island!

    Quest'altro video, invece, è troppo lungo per quello che deve mostrare. Sono una carrellata di fuochi d'artificio di capo d'anno, ma anche d'estate a Long Island gli spettacoli pirotecnici non mancano.

    Basta, per ora non ho altro da mostrare che richiami i luoghi del racconto. Alla prossima!!!

     

    Ep.5 (Jenna Jameson)

    La condivisione coatta della quotidianità forma il ritmo circadiano di una caserma, nel cui corpo si sincronizza la secrezione ormonale del piacere collettivo. Avevo osservato che la gioia e il relativo piacere giungevano come temporaneo affrancamento dallo stress della vita marziale ed era questo a indurre una solidarietà cameratesca capace di coinvolgere emotivamente. Rancori, invidie o rivalità fra maschi, tutto scompariva dinanzi allo spirito di corpo e nessuno avrebbe mai lasciato indietro un compagno al costo della propria stessa vita ---> Di questo sentimento si declama l’eroismo ma si sottace l’omoerotismo che pure lascia tracce inequivocabili. Ovviamente non si può parlare di eros in termini generali, ognuno lo coglie nel modo in cui la vita glielo pone e nella misura che si è disposti ad accettarlo, ciò non toglie che esso esiste come opportunità per tutti ...

    Nel mio caso c’era la priorità di obliare un eros metamorfo privo di cataratte capaci di contenerlo in quel mitigato omoerotismo cameratesco. Questo mi aveva sempre impedito di esercitarlo per entrare in sintonia con lo spirito di corpo. Ero un’individualista capace di esprimere una forte volontà che finiva per stridere con gli equilibri interni del gruppo in cui mi trovavo. “Trovati una ragazza” Il Generale la faceva facile, ma la bussola nel mio pisello era ancora difettosa. In quegli ultimi anni avevo imparato ad annullare ogni sorta di attrazione sessuale applicando il metodo Wittgenstein ---> Una rapida manovella sotto le docce, giusto per tenere sotto controllo la pressione idraulica nei miei coglioni ---> Ero diventato un fottuto vulcaniano dalle orecchie puntute alla Dr Spock? ---> Naaa ---> Quello che ero riuscito a fare è cristallizzare il mio cuore dentro una gelida corazza di ordine e disciplina ---> Mi ero ficcato un manico di scopa su per il culo come una qualsiasi zitella ---> Altro che Wittgenstein, mi ero trasformato in un’antipatica Signorina Rottermeier.   

    “Jenna Jameson è roba seria!” Essere stato pestato negli spogliatoi del Campo, aveva fatalmente incrinato il cristallo in cui avevo ibernato il cuore. “Non avrà le tette di Pamela Anderson, ma almeno non sono rifatte” Il sentimento di rivalsa e il dolore fisico avevano rimesso in moto la risacca emozionale rimasta congelata nel pack artico. “Ha ragione Conney, anche quelle di Jenna Jameson sono rifatte” Le antipatie come le simpatie intrecciano dei rapporti sociali e con essi, si riattiva anche la sensualità che ha bisogno di scaricare i flussi biologici del sesso. “Che cazzo ne capisci tu di tette, in Kentucky avete solo quelle delle vacche” La statistica della mia masturbazione ebbe una brusca impennata e richiedeva maggiori stimoli. “Jenna Jameson però scopa veramente” I film porno erano in rapida diffusione a causa di Blockbuster e le pornostar stavano spazzando via le playmate della carta platinata.

    Alla Base, le uniche immagini stuzzicanti si trovavano attaccate dietro agli sportelli degli armadietti mentre le riviste da dove provenivano, avevano vita breve a causa delle pagine tutte appiccicate. Avevo comprato Penthouse e Playboy perché erano le sole riviste erotiche che si potessero acquistare in una stazione di servizio ... le avevo prese entrambi perché almeno arrossii una volta sola, quando la tipa alla cassa mi guardò come se le stessi porgendo gli otto pollici del mio uccello invece degli otto dollari per quelle fottute riviste. “Connecticut!” Le avevo pagate e non rubate, ma Brad me le strappò lo stesso di mano infilandosele sotto la giacca come un ladro. “Lascia fare a me” Brad si comportava manco avessimo acquistato della droga. “Andiamo in un posto tranquillo” Svoltò su Motor Ave e si fermò in fondo al parcheggio completamente vuoto di Allen Park ---> Si vedeva lontano un miglio che c’eravamo appartati per fare chissà cosa.

    “Che angioletto che è!” Brad si era tirato su il cappellino per guardare meglio la rivista che teneva sul volante. La sfogliava solo con la mano sinistra mentre teneva la destra saldamente sul cavallo della divisa. “Connecticut, quanto pagheresti per uscire con una così?” Sicuramente più di otto dollari. “Non scherzare, dico sul serio” Io volevo solo farmi una sega, ma aveva ragione Brad perché quelle fighe invitanti servivano a stuzzicare delle fantasie ed erano quelle a fartelo venire duro. “Sei uno sporco maiale” Brad non riusciva manco a pronunciarla la parola »pompino«. “Che cazzo stai facendo!” E che ci potevo fare se trovavo arrapante segarmi sotto gli occhi di Brad che continuava a scandalizzarsi come una verginella puritana?

    “Sei proprio un incivile!” Sporcai il paginone centrale di Playboy che era della misura giusta per contenere gli schizzi di un’eiaculazione media ... e dopo averlo accartocciato, lo tirai via dal furgone. “Danko, No!” Il cane si lanciò fuori dal finestrino, forse convinto che fosse una palla ... ma quando lo annusò, iniziò schifosamente a leccare la mia sborra. “Connecticut, tu sei proprio una bestia!” Sì, avevo mancato il cesto delle cartacce e sarei dovuto scendere io dall’auto, ma era troppo esilarante vedere Brad litigarsi la mia merda col cane. “Tu sei malato, te lo dico io!” Ma no, dopo se la rise con me perché avevamo appena vissuto insieme qualcosa che avremmo raccontato per il resto della nostra vita ---> Brad ed io eravamo diventati amici.

    “Hey, Conney?” Condividere l’intimità di una sega comporta un certo istinto a rimanere uniti. “Noi andiamo al Campo per sfottere le reclute” Era questo il motivo che aveva spinto Brad a trascinarmi nella saletta ricreativa? “Ci viene anche Josè” Il Caporal Maggiore Rodriguez era il compagno di stanza di Brad e di conseguenza anche lui era mio amico. “E’ una roba divertente, dai!” Capivo che gli altri ragazzi della Base volessero conoscermi meglio, come il solito però mi si erano drizzati gli aculei da istrice appena misi piede in quella saletta. “Non farti pregare, Conney!” Ero rimasto piantato sul divanetto davanti al televisore, unico luogo in cui non avrei dovuto parlare con qualcuno. “Li sfottiamo solo un poco” Disse così Brad, quando stavano passando i titoli di coda di un vecchio film di Swazzengher.  

    “Hey, LeRoy ... brutto ciccione, che cazzo state combinando?” Era stata un’iniziativa del Maggiore Stanley andare a infastidire le matricole. “Ci riposiamo, Signore!” Tuttavia, era Josè che dirigeva l’incursione. “Apri questa fottuta porta” Le camerate erano delle stanze simili a quelle di un campus. “E’ stata una dura giornata per noi, Signore” Il Soldato LeRoy era un ragazzone ginger che fece scattare sull’attenti il resto della sua camerata. “Mi stai dando del coglione, rispondi, ti sembra che io abbia la faccia di un coglione?” Era evidente il motivo per cui quei ragazzi si erano chiusi in camera ...  “Fighette, quali sono i valori della leadership americana” LDRSHIP ---> Lealtà, Dovere, Rispetto, Servizio, Onore, Integrità e Coraggio Personale ---> Per tutto il tempo dell’addestramento base, i sette valori guida dell’esercito ti erano chiesti a qualsiasi ora del giorno e della notte.

    “Ufficiale Specialista NCO, faccia rapporto” Impersonavo io quell’acronimo e dovevo inventarmi qualcosa per torchiare le reclute. Josè aveva usato uno stile cinematografico, Stanley era stato piuttosto didattico, Roger si era divertito con l’evergreen ---> Pancia a terra e pompare. Da un Warrant Officer ci si aspettava invece qualcosa di originale e così decisi di smascherare il segreto della porta chiusa ---> Sei letti disposti per tre, ma solo due cubi apparivano disfatti, tra i quali scorsi un cavo elettrico maldestramente scalciato sotto una branda.  Mi bastò seguire la prolunga elettrica per giungere al corpo del reato ---> Che ci faceva un piccolo televisore di quelli con il mangiacassette VHS incorporato accanto alla branda di LeRoy? Inserii la spina nella presa elettrica e si sentì la testina del videoregistratore terminare l’operazione di Stop. Mi bastò premere il tasto »play« per risolvere l’arcano ---> Comparì il primo piano della figa di Jenna Jameson ...

    “Brutti segaioli di merda!” Mi pentii subito di quello sfoggio da Sherlock Holmes. “Posso spiegare tutto, Signore!” Il tentativo di giustificazione di LeRoy fu effettivamente divertente. “Vi faccio rapporto dal Colonnello” E Sì, ce la vedevo proprio la Madama a scandalizzarsi per come le reclute si tiravano le seghe. “Tenente Roger, sequestra questa merda” Ah, ecco cosa volevano fare! ---> Portammo tutto in camera mia per esaminare oculatamente il corpo del reato. “Jenna scopa sul serio, non è che stuzzica e basta come fa Pamela Anderson” A quel genere di pornografia non serviva alcuno sforzo d’immaginazione. “Zitti!” Josè si era prontamente tolto i pantaloni ed era saltato sul letto accanto al mio, ingaggiando con Stanley un’interessante discettazione sulle qualità di una pornostar. “Voglio seguire il film” Brad, invece, fu catturato dai contenuti culturali del video e stanco di sentirci discutere, andò a spegnere la luce per poi sistemarsi a un palmo dal piccolo televisore con l’uccello in mano.

    Rimasi moscio per tutto il tempo ---> Quello che si stava consumando era un semplice bisogno fisiologico che non mi destava alcun coinvolgimento, per me era come tentare di pisciare in fretta in un orinatoio affollato. Gli altri rimasero catturati dai gemiti di quegli amplessi mirabolanti e non si accorsero nemmeno che me ne andai alla finestra per accendermi una sigaretta ---> L’erezione collettiva mi stava escludendo. Eppure volevo essere coinvolto in quella storia che il giorno dopo avrebbero raccontato nella saletta ricreativa condendola di dettagli esagerati ---> Perché non mi veniva naturale lasciarmi includere nella loro normalità?

    “Hiiiii ... iiiiiih” No, non lo so descrivere il verso che fece Brad ... era tipo un risucchio asmatico aggravato da uno spasmo che lo scosse dalla testa ai piedi, facendogli trascinare indietro la sedia. “Non farci caso, gli sono esplose le palle” Mi ero precipitato ad accendere la luce per vedere cosa gli era successo! “Sta zitto e passami quei kleenex” Mi prese una ridarola insensata che alla fine indispettì Brad. “Che ci troverete mai da ridere tanto” José ci raccontò delle prime volte che lo aveva sentito stramazzare in branda e credeva che soffrisse di attacchi epilettici. “E allora Stanley che quando viene miagola come un gattino?” Aggiunse Roger e oramai gli sfottò si sprecavano con Josè che faceva il verso a tutti con imitazioni grottesche. “Questa merda è pericolosa” Solo Brad prese la cosa sul serio e se ne andò dopo aver lanciato un anatema contro quella videocassetta del demonio. “Dove cazzo vai, scemo!”  Josè lo rincorse perché sapeva che quel suo rimorso non era una finzione.

    La mia camera rimase muta ad ascoltare i gemiti di quella cagna di Jenna Jameson. “Secondo te a Connecticut piace la figa?” Perché Stanley fece quella domanda perfida in mia presenza? “In questo film ci sono certi cazzi da farlo sbattere pure a un frocio” Notò Roger facendomi l’occhiolino. “Sarà che le SR non se lo sbattono come noi comuni mortali” Stanley stava sul mio letto e mi fece cenno di andarmi a sedere accanto a lui ---> Quella pippa si stava rivelando una prova di amicizia. Mi tolsi lentamente i vestiti e poi mi sdraiai accanto a Stanley restando con una gamba fuori dalla branda. "Ah, ma allora ce l’hai l’uccello!” Disse, quando finalmente mi venne duro fuori dalla fessura dei boxer. “Sta attento amico che Stan ti mangia il pesciolino” Ridacchiò Roger mentre si carezzava il suo bazooka. “Vieni qua, Conney” Stan mi tirò a sé passandomi un braccio sulle spalle. “Hai proprio un bel apri scatole” Disse a bassa voce mentre mi esaminava l’uccello.

    Era strano perché di porcherie così ne avevo già fatte, eppure mi sentivo scombussolare peggio di quella verginella di Brad. “Tienimi, amico” Stanley iniziò a miagolare i suoi gemiti. “Sto per venire” Disse alzandosi sulle reni e protendendo il bacino su di me per sporcarmi l’uccello. “Resta così, bravo ragazzo!” Poi cominciò a segarmi con il piglio di un ciclista in volata sul traguardo. Fu così rapido da impedirmi ogni reazione. Il movimento rapace della sua mano non si fermò fino a spremermi. “Ho vinto!” Esultò con la mano sporca in aria. “Ti ha scoppiato, amico” Sancì poi Roger e non sapevo se offendermi o ridere con loro. “Pulisci questa merda” Quando mi allungò i kleenex, risolsi tirandomelo addosso per costringerlo a sporcarsi. “Se non la finite, mi fate voi una pompa” Si lamentò Roger perché Stan ed io ci stavamo azzuffando, totalmente presi dall’overdose di serotonina post eiaculatoria.

    Quello che stavamo facendo era uno spooning bello e buono. Ci tenevamo durante la lotta senza che nessuno dei due avesse voglia di staccarsi dall’altro. “Conney, io dormo qua stanotte” Mi disse il Maggiore Stanley mentre Jenna Jameson continuava a gemere instancabilmente. “Svegliatemi domani perché ho il servizio di mattina” Si raccomandò Roger mentre si asciugava l’uccello prima di spegnere la luce.  “E chi sono io, tua madre?” Gli rispose Stanley che si tirò il mio braccio sotto la testa addormentandosi subitaneamente. A un certo punto sfilai il braccio e lui si voltò abbracciandosi al mio petto, nonostante quella non fosse la posizione più comoda per dormire, riposai come non mi capitava da tanto tempo.

    Ero stanco di dormire da solo e anche se erano degli estranei, quei due uomini avevano riempito il vuoto della mia stanza. Mi alzai straordinariamente sereno e sbrandai Roger che si tirò su le brache dopo aver annusato con disgusto la mano con cui si era appena ravanato le palle ---> Uscì senza dire neanche buongiorno. Aperta la finestra, respirai una bella boccata d’aria fresca perché la camera puzzava peggio di una latrina pubblica. Raccolsi i kleenex sparsi sul pavimento e poi andai incontro a quel mattino ---> A Long Island mi sentivo a casa. Al ritorno dall’abituale corsa, anche il Maggiore Stanley non c’era più e mi domandai se era veramente possibile che quelli fossero gli stessi uomini che mi avevano fatto un cappotto.

    Ep.6 (Rispondere di Sì alla vita)

    “Conney, Signore” Alla Base non mi ero mai presentato con i galloni perché non ero là in funzione del mio ordine e grado. “Potrebbe il soldato LeRoy parlarti, Signore?” Gli altri ufficiali erano tutti più grandi di me mentre io mi sentivo anagraficamente più vicino alle reclute. “Riguardo all’accaduto di ieri sera, Signore” Dopo il raid in camerata, quei ragazzi iniziarono a scattare sull’attenti prima di chiedermi la parola. “Soldato LeRoy, Signore” Quando Danny si presentò in cucina con il suo capo camerata, compresi quanto il mio grado gerarchico ci divideva molto di più degli anni che mi separavano da Brad o persino dal Maggiore Stanley. “Ci farete rapporto, Signore?” Io? Semmai spettava al Maggiore Stanley farlo. “Voi non siete dell’unità psyops, Signore?” Ma se ero là proprio per studiare quella merda di psicologia. “Allora non è venuto per profilarci, Signore?” José gli aveva rifilato la balla che ero in incognito per indagare sulla loro moralità ... cioè, ma che cazzata!

    “Signore, ci spiega allora che ci fa un SR in questa fottuta cucina?” Intervenne Green Mile, con piglio alquanto minaccioso ---> Tutta la Base sospettava che la storia dello studente fosse solo una copertura perché il Colonnello mi aveva visto ricevere delle misteriose direttive dalle mani di un Generale. “E’ tuo padre!” A volte la realtà ha bisogno di essere tradotta ricorrendo a degli stereotipi letterari ---> Il Generale diventò dunque il severo padrigno che mi aveva messo a pelare patate in quella cucina di Long Island. “Ci sarebbe ancora un problema, Signore” Solo LeRoy notò il dettaglio che in ogni modo rimanevo un ufficiale e continuò a chiamarmi Signore. “Potrei riavere indietro almeno la videocassetta?” Doveva riconsegnare Jenna Jemeson al videonoleggio ...

    José pensava seriamente che li stessi spiando! ---> Ho bisogno di parlarti ---> Così dissi a Brad appena lo vidi avvicinarsi al banco del rancho. “Perché non sarei sincero con te?” Quella sera che gli menai il cazzotto sul grugno, anche lui mi aveva dato del bugiardo. “Sei tu che ti comporti in modo strano” Il Colonnello aveva letto il mio fascicolo pieno di omissis e per questo che aveva provato a scaricarmi fin dal primo colloquio? “Il Colonnello mi aveva solo chiesto di tenerti d’occhio” Era stato il Colonnello a mettermi Brad alle calcagna! “Che cazzo stai farneticando?” Dovevo aspettarmi altre rappresaglie? “Io non sapevo niente del cappotto” Il Maggiore Stanley che voleva da me? “Ieri sera Stan ti ha portato con noi perché ti ha visto che non aprivi bocca con nessuno” Questo era vero, ma non bastava a giustificare quella sega in tandem.

    “Conney, sei tu che ci tratti con diffidenza” Io ero là proprio per cercare di ricostruirmi una vita sociale. “Se non sei qui per farci rapporto, allora perché stai sempre sulla difensiva?” Aveva ragione Brad perché dopo la lunga missione nell’Ex Jugoslavia, ero diventato paranoico. “Devi fidarti dei tuoi sentimenti e iniziare a rispondere di Sì alla vita” La conoscevo quella psicologia da manuale tipo ---> Rispondi Sì al tuo successo. “Nessuno vuole farti del male, Conney!” Adesso stava esagerando, mi aveva persino teso la mano come faceva per avvicinare dei cani diffidenti. “Io sono tuo amico” Brad era uno di cui ci si poteva fidare. “Qualunque cosa ti tormenta, la puoi superare costruendo dei nuovi ricordi” Ma che gli dici a uno così? “Si dice grazie, questa è la seconda cosa che devi imparare” Quale sarebbe stata la prima? “Chiedere scusa quando dici una cazzata” Sorrisi perché credevo che fosse una delle sue battute, invece diceva sul serio ... e gli chiesi scusa per aver dubitato della sua amicizia.

    Parlare con Brad fu una liberazione! Dopo, sentivo i passi leggeri e mi pareva che ballassi come Gene Kelly mentre tiravo via la merda dal pavimento della cucina con lo spazzolone. “Connecticut, a te manca qualche rotella, te lo dico io!” Concluse Green Mile, vedendomi ridere e scherzare, distribuendo pacche sulle spalle di tutti ---> Avevo semplicemente abbassato la guardia ... non avevo più paura. “Le missioni di uno SR devono essere fighe!” Non lo sono perché non puoi condividerle, ma ora che facevano luccicare gli occhi di Danny, mi apparivano decisamente più fighe. “Come hai fatto a diventare SR?” Non l’avevo scelto io ---> Ero nato con questo destino ---> oppure no, magari potevo finalmente cambiarlo!

    “Io sono qui per la borsa di studio” Quando eravamo sotto le docce per toglierci l’odore di fritto da dosso, chiesi a Danny di lavarmi le spalle ---> Era un segno di straordinaria fiducia. “Mia madre non può pagarmi il college” Fu allora che si sentì autorizzato a farmi delle domande personali e quando mi voltai e gli presi lo straccio dalle mani, lui si voltò di spalle senza che gli dicessi nulla. “Il mio vecchio non era un buon americano” Mentre percorrevo in lungo e largo la sua bella schiena, mi cominciò a parlare della famiglia che non aveva i mezzi per mandarlo al college. “...” Poi rimase in silenzio aspettando che finissi. Danny era un po’ più basso della statura media. Il biondo ramato dei capelli e la carnagione bianca richiamavano le sue origini irlandesi. Aveva gli occhi talmente chiari da far apparire il loro azzurro quasi trasparente, mentre le ciglia e sopracciglia erano così sottili da diventare invisibili. Aveva il naso piccolo e tondo e i denti gli si accavallavano un po’ sul davanti ...

    “Che hai da guardare?” Disse imbarazzato perché continuai a fissarlo quando tornò sotto il suo soffione della doccia. “Sono stato un buon quarterback alle scuole superiori” Sì, aveva proprio un bel fisico ... troppo minuto per un giocatore di football americano, ma ben delineato. “Infatti non ho superato le selezioni per la squadra del college” Non doveva essere facile per lui ammettere i propri fallimenti ---> Lo raggiunsi sotto il soffione e con una mano sulla nuca, lo costrinsi a mettere la fronte contro la mia. “Lo pensi veramente?” Gli dissi che era un vincente perché non si era mai arreso, neanche con un ubriacone d’irlandese per padre e davanti alla verità di non possedere del talento sportivo. “E’ duro ammetterlo, lo sai?” Che stronzo che ero! “Non tutti possono essere fortunati come te” Gli avevo appena vomitato in faccia i demoni da cui fuggiva ---> Lo avevo offeso e se ne andò ...

    Quella conversazione mi turbò parecchio ---> Dovevo fidarmi dei miei sentimenti come aveva detto di fare Brad? Forse la mia diffidenza verso gli altri nasceva proprio dalla paura d’innamorarmi di un ragazzo? ---> La schiuma continuava a scivolare tra le pericolose rapide di gole e canyon del corpo di Danny in una vertigine di paura ---> Rispondere di No alla vita, mi avrebbe ricacciato di nuovo nell’assoluta apatia degli ultimi anni? ---> Lo sguardo della memoria precipitava ogni volta lungo il canale al centro della sua schiena a correr via in quell’incavo dove si celava il proibito ---> Il giorno dopo, fui costretto a segarmi nelle latrine, tanto mi era venuto duro a guardare i pantaloni della sua divisa che rimanevano intrappolati nella fessura di quell’incanto.

    Ep.7 (Il Tradimento di Danny)

    Il Generale mi aveva esortato a mettere ordine nel mio cuore, eppure non intendeva che lo facessi con un ragazzetto. Se fosse stato il corpo di una ragazza a crearmi gli stessi patemi d’animo, non mi sarei dovuto inventare altri nomi diversi dall’amore. Ero finito in quel posto proprio perché durante la mia turbolenta adolescenza ero stato confuso da un istinto sessuale difettoso ---> Ero oramai un uomo assennato e quindi avrei dovuto attendere che quel batti cuore sconsiderato si affievolisse. Sapevo come alcuni soldati in libera uscita sfogassero quegli istinti con dei ragazzi proprio per farsi passare le fregole. Dovevo volgere lo sguardo alla parte regolare di me e quando questa mi avrebbe indicato una ragazza, l’avrei scelta per sposarmi e metter su famiglia ---> Era così che dovevano andare le cose, cazzo!

     “C’è l’hai con me?” Il giorno dopo evitai Danny e a volte mi capitava di rispondergli di traverso pur di non guardare le sue labbra schiudersi in un sorriso. “Scusa per ieri” Prima della fine del turno alla mensa, fui costretto ad ascoltare la sua voce da Mickey Mouse scusarsi per qualcosa che non aveva fatto. “Certo che mi va!” Lo invitai a fare jogging insieme ---> Potevamo rimanere amici anche senza scopare, No? Già, ma come andarlo a spiegare al mio uccello che sotto le docce, divenne come la freccia di un senso unico? “Ehi, sei bello carico!” Beh, in fondo capitava di darsi una mano tra commilitoni. “Hai un bell’attrezzo” Squittì in una delle sue risate da criceto, prima di arrivare sotto il mio scroscio d’acqua ---> Gli passai un braccio sulle spalle e lui allungò da solo la mano. “Stai per venire?” No, ero diventato duro come un sasso, però non sarei mai riuscito a venire in quel modo.

    “Non voglio” Provai a tirarlo verso di me, però lui mi respinse aggrottando lo sguardo. “Scusa, ma non mi piace così” Sentii avvamparmi il volto dalla vergogna. “Conney?” Che voleva ancora? Ero già abbastanza imbarazzato di mio per quello che era successo. “Sei arrabbiato con me?” Certo che No! “Allora perché non mi guardi?” Che domanda stupida. “Conney?” Non avrebbe dovuto seguirmi negli spogliatoi, la regola era che da quel momento avessimo dimenticato per sempre quanto accaduto. “Che devo fare per avere una risposta?” Forse mi era sfuggita la domanda. “Conney!” Che cazzo voleva da me? “Non ce la fai proprio, devi per forza essere così stronzo?” Mi ero semplicemente rivestito e stavo per andarmene, che c’era di sbagliato anche in questo? “Io ci tengo alla tua amicizia” Di che stava parlando? Io ero un ufficiale e lui una recluta, condividevamo solo quel paio d’ore alla mensa.

    “Ti va di farci un’uscita insieme?” Intendeva con le altre reclute. “Il sabato sera andiamo al 323” Era il Nightclub di Farmingdale ---> Non è usuale che un graduato vada in libera uscita con delle reclute, ma l’alternativa era trascorrere la serata con Brad al Checkers in fondo a Broadhollow Rd ---> Risposi di Sì alla vita. Nel mio armadio, però, non c’era nulla di adatto per un night ---> Oltre all’uniforme, avevo solo delle T-Shirt e qualche paio di jeans. “Mitchell dovrebbe avere la tua stessa taglia” Danny mi consigliò di chiedere aiuto al Maggiore Stanley per procurarmi qualche straccio da mettermi. “Ho io quello che ti serve” Il Soldato Mitchell era un buon taekwondoka e in palestra ci picchiavamo duro ---> Sospettavo che fosse stato uno dei suoi calci a farmi saltare i denti.

    “Provati questi beige”Ero riluttante a chiedergli un favore, però Stanley non mi dette modo di rifiutare. “Se non rimorchi con questi, te la faccio io una sega” Non avrei mai creduto che nell’armadietto di un soldato ci potesse stare tanta roba! “E a che servirebbero gli amici, brutto stronzo!” Il Tenente Mitchell era mio amico? Cioè, in palestra ogni volta ricorrevamo a ogni scorrettezza fino a farci girare talmente i coglioni da bestemmiare insieme il demonio! “Dove lo trovo un altro sacco di ossa da spaccare?” Sì, come No! Quando non poteva scalciare come un asino, finiva schiena a terra regolarmente. “Con la mia merda addosso sembri quasi un gentiluomo!” Mi si gelò il sangue nelle vene a rivedere quel fantasma nello specchio ...

    Bisogna dare modo alle persone di fare qualcosa per te, è così che le coinvolgi nella tua vita. “Io vado con Connecticut” Il Maggiore Stanley sembrava che non stesse aspettando altro. “Voi andate pure avanti” I ragazzi passarono a prendermi alla Base stipati nella station wagon di LeRoy e Danny si sganciò subito col pretesto di farmi da guida. “Vengo anch’io, tu sei una merda come navigatore” Si unì subito a noi anche Ralph, un bel tipo dai tratti somatici da nativo americano. “C’è posto anche per me, ragazzi?” Il quale fu seguito a stretto giro da Stuart, un moretto secco allampanato, ma quando Rick, il ragazzotto dalla risata asmatica, cercò anche lui di abbandonare LeRoy, questo pestò i piedi in terra e minacciò di non riaccompagnarli a casa ---> Alla fine di una complicatissima contrattazione, scaricammo Rick. “Ci vediamo al night, perdenti!” Con tutto il tempo che impiegammo a decidere chi dovesse scendere dal mio fuoristrada, saremmo andati e tornati almeno un paio di volte da Farmingdale.  

    Il 323 era un classico locale di provincia ---> C’era il bar che serviva cocktail con i cappellini orientali, dei salottini semicircolari con piccoli tavolinetti rotondi al centro, tanti specchi e una piccola pista da ballo rialzata su cui ruotavano le luci colorate delle stroboscopiche. “Hey, Connecticut, vuoi davvero passare tutta la sera con quei sfigati?” C’erano altri soldati in borghese, che non sempre è facile riconoscere a prima vista. “Vieni che ti presento a una micetta” Stan, Mitch e Roger avevano deciso di venire anche loro al 323 e se ne stavano seduti in un salottino a svaccare con delle tipe. “Non te lo faranno venire duro i ragazzini?” Stan mi saltò addosso all’improvviso iniziando subito a fare lo stronzo. “Hey, quando ti vorrai divertire da uomo, ci trovi da quelle fighe da sballo” Mi fece proprio incazzare! Perché era sconveniente che stessi con quei ragazzi, io non avevo certo quarant’anni come lui.

    Danny pareva conoscere tutti e tra un saluto e una chiacchiera, con noi ci restava poco e niente. Per gli altri ragazzi era già uno sballo essere entrati in quel night a guardare le cosce delle entreneuse. Quelli più svegli tentavano qualche approccio, ma le fighe là in giro sapevano annusare il culo di una recluta a un miglio di distanza. C’eravamo dunque rassegnati a prenderci una scuffia a cazzo dritto e stavamo trascorrendo la serata seduti a bere cocktail annacquati, quando di punto in bianco, fui colto da un coinvolgimento emotivo pazzesco per qualsiasi cosa ---> Appena ascoltai il pop scandinavo degli Ace of Base, ruppi gli indugi e salii sulla pista da ballo anche se ero spaiato e iniziai a ballare ...

    “Sei forse ubriaco?” Io non lo avevo neanche fatto per rimorchiare, cioè a me piace ballare, cazzo! “Quella roba lasciala fare ai niggas” Secondo i WASP ballare è roba da negri o latinos perché loro sanno saltare solo la quadriglia. “Conney, io sono tuo amico e credimi se ti dico che tu non sai ballare” Stanley pensava sul serio che dopo quella sega in tandem che c’eravamo fatti, mi ero dimenticato di essere stato pestato da loro? “Brutto stronzo, ti voglio presentare a una micetta!” Ok, però io ero italiano e quindi sapevo ballare, chiaro? “Tu sei picchiato in testa, amico” Se lo diceva Roger ci dovevo credere perché era quello del gruppo che non beveva per guidare la macchina al ritorno. “Conney è cresciuto in Europa” Mitchell mi presentava così alle ragazze ed io gli volevo bene per questo ... in quel momento volevo bene a tutto il mondo.

    Insieme al mio bicchiere arrivò al tavolo anche l’entreneuse che Stanley mi voleva assolutamente far conoscere ---> Rachel! ---> Anche se la penombra poteva ingannarmi e lei non mi riconobbe, quella era proprio la donna di Josè! “Hey, dove vai?” Io non ero in cerca di guai e mi sganciai subito dalla loro combriccola. “Connecticut, aspetta!” Ero andato a pisciare e di ritorno dai cessi, Rachel mi placcò in un angolo. “Ho saputo che sei amico di Josè” Quell’infame di Stanley ci godeva a seminar zizzania. “Usciamo un momento per parlare?” Mi ci voleva una boccata d’aria. “Josè non lo sa che lavoro qui” Eravamo entrambi poco sobri e ci parlavamo con fin troppa sincerità. “Lo faccio ogni tanto per arrotondare ma Josè non capirebbe” Non lo sapeva che quel posto era frequentato dai militari?

    “La vita è dura per una ragazza madre” Potevo anche capirla, ma non era onesto nei confronti di Josè. “Glielo dirai?” Il Maggiore Stanley me l’aveva presentata apposta perché ero amico del suo fidanzato? “Nessuno sa che stiamo insieme ... tranne te” Forse lo sapeva anche il Maggiore Stanley. “Tu non ti preoccupare di questo” Che cazzo stava facendo? “Me ne sono accorta subito che ti piaccio, sai?” Come No? Appena conosciuti in pizzeria mi aveva detto che avevo i neuroni nelle palle. “Il posto giusto dove li deve tenere un vero uomo” Non avrei dovuto farlo, lo so ... ma era così sexy e poi faceva la puttana ---> Almeno se dovevo litigare con Josè, ci sarebbe stato un motivo valido.

    “Mi piace la tua macchina!” Sarebbe stato meglio averne una con i sedili posteriori reclinabili. “Hey, mi fai male!” Rachel non aveva ste gran tette, però erano così arrapanti in quella camicetta sbottonata dalle tinte impressioniste tra l’indago e l’ocra. “Tu che mi dai in cambio?” Schizzi di colore in quel decolleté immacolato. “E che cazzo!” Ci strusciammo solo un po’ ... giusto una paccatina ... fece appena in tempo a metterselo in bocca e sparai via l’intero carico. “Adesso la boutique non se la riprende questa merda” Rachel aveva rivoltato l’etichetta della camicia all’interno del colletto, così avrebbe potuto ridarla indietro al negozio usando qualche pretesto. “E adesso chi me li dà i soldi per pagarla?” E chi altri se non il coglione che gliela aveva imbrattata? “Cazzo, scarichi peggio di un asino!” Appena mi vide aprire il portafogli, tornò a essere la cagna in calore di prima. “Almeno dimmi come ti chiami?” Meglio di no ...

    Cercai di rientrare nel night ma un tizio che avrei potuto affogare in un solo sputo, me lo impedì. “Tornatene in caserma, fratello” Mi doveva solo spiegare come potevo essermi ubriacato con i loro alcolici annacquati. “Noi siamo in licenza” Domandai a quel buon samaritano di un nigger di chiamarmi qualcuno dei ragazzi per avvertirli. “E’ sicuro di poter guidare, Signore?” Uscì LeRoy che mi mandò a cagare perché loro erano in licenza. “Signore, lei non è in condizioni di guidare” Dopo aver messo in moto l’automobile, rimasi fulminato da un lampeggiante stradale e stetti non so per quanto tempo lì fermo ... poi sentii bussare al finestrino ed erano i ragazzi. “Si sente bene, Signore?” Gli spiegai che potevo guidare per quelle strade tutte perpendicolari una all’altra, cioè erano delle rette geometriche intersecanti, capito? “Conney, guido io, Ok?” Sì, Danny era un amico e poteva guidare la mia auto ...   

    Era appena mezzanotte e volevo vedere il mare “Andiamo a Jones Beach, ti piacerà” Ci voleva poco più di un quarto d’ora per arrivare, però vomitai lo stesso un paio di volte durante il tragitto. “Vuoi tornare alla Base, Signore?” No, cazzo! Ero andato a scongelarmi le chiappe a Long Island e non avevo ancora visto quel fottuto mare. “Sicuro di stare bene, Signore?” Doveva piantarla di chiamarmi Signore, porca di una vacca ladra! “OK” Danny riconosceva quei luoghi anche al buio e me li indicava dandomi prima un colpetto sulla gamba. “...” Poi rimase in silenzio lasciando la mano sulla mia coscia e ogni tanto la sentivo stringersi. Mi sentivo finalmente bene quando ci fermammo in un parcheggio vuoto ---> Esiste qualcosa di più desolante di un parcheggio sconfinatamente deserto?

    Io sono un buon intenditore di spiagge, so distinguerle dal profumo particolare che hanno. Annusai il vento e in quello di Jones Beach c’era l’aroma dolciastro delle sterpaglie che marcivano negli acquitrini circostanti. Proseguimmo a piedi attraversando una gigantesca rotatoria stradale, nel cui mezzo si ergeva l’ombra sinistra di un obelisco sgraziato. Quella notte, i pali dell’illuminazione stradale erano straordinariamente accecanti e mi ferivano gli occhi con i loro dardi di luce, tanto da impedirmi di vedere il mare ---> Udivo solo una distesa di pece nera e vischiosa ansimare nel sospiro della risacca. Danny voleva fermarsi sul boardwalk ma io no, dovevo toccare l’infinito ... mi tolsi le scarpe e raggiunsi l’acqua e poi mi lasciai cadere sconfitto ---> Avevo sbagliato tutto ...

    “Precisamente che cosa stai cercando?” Non lo sapevo, ma lo avrei potuto riconoscere e quello non era il posto giusto. “E’ un bel posto questo, dovresti almeno vederlo di giorno” Danny mi raccontò di quando da bambino i genitori lo portavano su quell’enorme spiaggia a costruire i suoi castelli di sabbia. “Ti devo confessare una cosa” Il mal di macchina mi aveva lasciato una fastidiosa nausea addosso e gli chiesi di aspettare ancora qualche minuto prima di rimetterci in viaggio. “Ti hanno dato una chicca” Disse »pop a molly« e io non sapevo che volesse dire. “E’ una pasticca per sballarsi” I farabutti me l’avevano sciolta nel cocktail quando mi ero allontanato con il Maggiore Stanley. “Non avrebbe dovuto farti male!” Che cazzo volevano saperne loro dei miei trascorsi con le droghe? “Lo sanno tutti di quando il Caporal Maggiore Rodriguez ... ” Il protossido d’azoto non lo devi mica digerire.

    “Era solo uno scherzo!” Volevano ridere alle mie spalle, ecco cosa intendeva. “Non è come pensi” Cioè quello non era stato un invito a cena con il cretino? “Non è stata una mia idea” Erano stati Stan, Mitch e Roger a organizzare tutto? “Io neanche volevo farlo” Vaffanculo ---> Certamente non sarei uscito con loro, se me l’avesse chiesto qualcun’altro. “E anche colpa tua” Come sempre, ma intanto se ne sarebbe tornato indietro con l’autostop. “Chi mi carica a quest’ora!” Cazzi suoi ---> Preso per culo da quattro sfigati di merda ---> Mi sentivo tradito ed ero assetato di vendetta ... però tornai indietro perché non avevo ancora finito con Danny, almeno così me la raccontai ---> Sbagliai più volte strada in un reticolo di corsie complanari e solo dopo parecchi chilometri ritrovai quell’obelisco del cazzo! Ma di Danny non c’era traccia ...

    Il piccoletto si era già fatto più di un miglio a piedi, quando intravidi la sua sagoma sul bordo della Statale con il pollice alzato. “Va a farti fottere, Conney!” La luce dei fari non gli aveva permesso di riconoscere la mia auto e solo dopo che scesi, mi mandò affanculo. “Credi di poter pisciare in testa a tutti?” Sicuramente avrei potuto pisciare via lui invece ero tornato. “Sei una testa di cazzo!” Non se ne dimenticò neanche uno di quegli insulti meditati su ogni passo compiuto sulla Statale buia e deserta. “Perché non avrei dovuto farlo?” Disse che si era reso complice di quel brutto tiro perché lo avevo mortalmente offeso, quando gli dissi che suo padre era stato un ubriacone d’irlandese. “Tratti tutti come delle merde” Ecco cosa pensa la gente quando credi che a loro non importi nulla di te. “Puoi anche lasciarmi qua perché non te lo dirò mai” Invece di scusarmi, continuai a contrattare la resa e gli chiesi di chi era stata l’idea d’impasticcarmi.

    “Che stronzo!” E va bene, lo feci salire in macchina a forza di calci in culo. “Facciamo prima se mi lasci guidare” Ce ne stemmo zitti per tutto il tragitto sulla Statale, con lui che smanettava con la radio della macchina ... ma dopo mancai l’uscita per Farmingdale e mi disse seccamente che dovevo lasciarlo guidare e allora cominciai io a smanettare con la radio della macchina. “Dobbiamo proprio ascoltare questa merda da niggas?” Wreckx N era il DJ in testa a tutte le classifiche. “Questa è roba per stupidi papponi” L’Hip Hop e i rapper stavano cambiando la musica pop. “Stronzate, questa merda va contro i valori della società americana” I niggas erano americani come tutti gli altri. “Che cazzo significa All I Wanna do Zum Zum Zum and more Pum Pum?” Glielo dovevo veramente spiegare?

    “Un nigga con i soldi è solo un delinquente più degli altri niggas” Che ne sarebbe stato dell’esercito senza gli afroamericani? “E’ carne da macello” Basta, non mi andava di ascoltare le farneticazioni di un irlandese cattolico che confondeva la pietra di San Pietro con quella di Plymouth dei Padri Pellegrini. “Va a farti fottere, Conney!” Cioè? Il bastardo scese dal Pajero lasciandomi in mezzo alla strada e si voltò pure alzandomi il medio di entrambi le mani! Preferiva dunque proseguire a piedi piuttosto di starmi ancora ad ascoltare? No, lo stronzetto mi mollò nell’isolato di casa sua, da dove non sapevo come ritrovare la strada per tornare alla Base.

    Ep.8 (La Loggia del Sergente Collins)

    “Hey, Connecticut, la moglie di Dracula ti ha fatto un pompino?” Saranno state quasi le due del mattino, quando riuscii finalmente a trovare la Base, ma oramai avrei dovuto aspettare le sei prima che qualcuno mi facesse entrare. “Che cazzo è successo ai miei pantaloni!” Parcheggiai sul ciglio della strada e stavo quasi per appisolarmi, quando per poco il Maggiore Stanley non mi faceva venire un colpo, bussando come un folle contro il finestrino dell’auto. “I miei pantaloni li rivoglio indietro puliti, chiaro?” C’erano anche Mitchell e Roger con lui e appena scesi dall’auto iniziarono gli sfottò. “Quella gallinella doveva proprio essere assatanata!” Non so com’era potuto accadere, ma Rachel aveva sbavato di rossetto la patta dei pantaloni beige di Mitchell.

    “Io lo so chi si è caricato Connecticut” Stanley non poteva esserne certo ---> Rachel non era l’unica puttana di quel night. “Me ne sbatto di dove ha ficcato l’uccello, ora voglio andare a dormire” Roger chiuse la discussione ricordando a tutti che dovevamo sbrigarci, se non volevamo rimanere chiusi fuori. “Chi l’avrebbe detto che quella puttana era la donna di Rodriguez!” Lasciai la mia macchina davanti alla Base e salii sul pick-up di Roger per andare a dormire al Campo. “Un amico vero dovrebbe dirtelo” Il Maggiore Stanley discusse per tutto il tempo con Mitchell perché lui sosteneva che dovevano farsi i cazzi loro. “Allora non lo vorresti sapere se un bastardo d’amico si è scopato la tua donna?” L’amico in questione ero io, brutto figlio di puttana!

    Mentre aspettavamo che il Sergente Collins ci venisse ad aprire il cancello di servizio, mi scornai con il Maggiore Stanley. “Hey, ragazzi, cucitevi quelle bocche” Il Sergente Collins era l’ufficiale più anziano della Base. Lui si era fatto il Vietnam e nello sguardo ne serbava l’ombra di una luce oscura. “Hey, parlo con te, non m’importa un cazzo del tuo grado, quando mi chiedi un favore, sei tu che prendi ordini da me, ricevuto?” A guardarlo, ti veniva da chiederti se non fosse appena uscito da qualche set cinematografico perché somigliava esattamente all’idea che abbiamo tutti di un sergente. “Non ho sentito” --->  »Yes Sir, Mr Sir« ---> Parlava ed agiva proprio come un sergente del cinema e non perché aveva visto troppi film, il Sergente Collins era semplicemente il prototipo umano che aveva fornito il modello ai registi. “Connecticut, la tua faccia non mi piace” Beh, neanche io mi facevo le seghe pensando al suo brutto grugno ---> Signore!

    “Sai quanti bastardi fottitori di madri come te ho conosciuto?” Tuttavia, il Sergente Collins era un pezzo di pane ed era capace di rimanere sveglio fino alle tre del mattino per trasgredire le regole e farti rientrare dalla libera uscita del sabato sera. “In Vietnam c’era un tizio dei corpi speciali proprio come te” Questo faceva Sì che tutti gli dovessero un favore e persino il Colonnello gli tributava il dovuto rispetto. “Vuoi sapere che fine ha fatto?” I tanti aneddoti che raccontava sul Vietnam, nascondevano sempre una morale e c’era da scommetterci che il tizio come me conosciuto in quella terribile guerra era finito morto ammazzato perché troppo individualista. “Sbagliato, si è beccato la sifilide da una puttana di Saigon” Sì, aveva anche un buon senso dell’umorismo, sempre che ti facessero ridere quelle battute da marines tipo nei vecchi film di Ronald Regan.

    “Chi altri se non un ispettore chiederebbe di lavorare nelle cucine?” Il Sergente ci offrì il bicchiere della staffa sul patio di casa sua, dove trovammo anche Green Mile. “Tutti per uno e uno per tutti, lo sai?” Condividere un six pack di birre era il miglior modo per venire a sapere la verità. “Chi la fa l’aspetti, Connecticut” In ogni caserma esiste almeno una confraternita più o meno dichiarata e il patio del Sergente Collins era la loggia in cui si era deliberata la spedizione punitiva ai miei danni. “Ammetterai che te la sei cercata” Mi avevano fatto saltare quattro fottuti denti! “Hai solo conosciuto il diretto ammazza tutto di Roger” Non era stato un calcio di Mitchell a spaccarmi i denti. “Mi dispiace Connecticut, ma non volevi saperne di andare a terra” Bensì un cazzotto di Roger. “La storia che ci aveva raccontato Rodriguez era diversa” Brad gli aveva poi spiegato com’erano andate le cose.

    “Abbiamo sbagliato, Connecticut” Mi ero già accorto di essere simpatico al Sergente Collins perché in palestra mi dava spesso delle dritte per menarle a Mitchell. “Cinque inning a quattro per me, non ci provare Conney” Mitch sarà pure stato campione di scorrettezze, ma il cappotto nelle docce non poteva metterlo sullo score delle sue vittorie. “Tu invece sei campione a sparare balle di merda” Era ubriaco e solo per questo non lo stendevo seduta stante. “Smettetela o sveglierete mia moglie” Intervenne il Sergente che ci liquidò a tutti. “Domani il ring è tutto vostro” Green Mile invece ci organizzò un incontro chiarificatore nella palestra del Campo. “Domani mangerai la polvere, Conney” Si congedò così quella testa di minchia, però io il conto in sospeso l’avevo con il Maggiore Stanley e non capivo perché il giorno dopo avrei dovuto fare a botte con Mitch ...

    Il Sergente rientrò a casa sua e Green Mile se ne andò montando sul suo pick-up giallo. Il maggiore Stanley era scomparso insieme a Mitchell ed io ero rimasto con Roger che in mezz’ora aveva rimesso in pari l’astinenza di tutta la serata ---> Dove cazzo sarei andato a dormire? Cercai di svegliare Roger, ma quello aveva il sonno di piombo e ci metteva mezz’ora per riprendere coscienza. Riuscii a metterlo in piedi ma camminavamo proprio come due ubriachi che si tengono dritti appoggiandosi l’uno all’altro. Le reclute erano in licenza e quindi bastava entrare in una camerata e gettarsi sul primo letto che capitava.

    Rivoltai Roger su una branda e ci rimase disteso come un sacco di patate. Gli tolsi le scarpe e tirai le gambe sul materasso, solo allora lo sentii mugugnare sistemandosi a pancia sotto ---> Missione compiuta ---> Decisi di darmi una rinfrescata sotto la doccia ---> Riflettevo su tutti i casini accaduti in quelle ultime ore e mi accorsi che era sbagliato considerarli dei problemi. In fondo, la vita consiste in una concatenazione di errori e fraintendimenti che a volte si complicano e in altre si risolvono. Non si può sempre fare la cosa giusta, sbagliare è invece necessario per rompere la stasi e ricominciare a rotolare come pietre che cozzano tra di loro ---> Non volevo più fermarmi.

    I ragionamenti se ne volavano via insieme alle zaffate di fumo della sigaretta mentre ero seduto sul bordo della finestra. Il cielo cominciava a schiarire, quando si levò una leggera brezza in cui riuscivo a distinguere il profumo di Jones Beach. “Levati” Roger mi scalzò dal davanzale con una brusca bracciata e a occhi chiusi si rivoltò l’uccello fuori dai pantaloni per pisciare dalla finestra. “Cazzo, che bello!” Lo sentii dire mentre pisciava via quel gallone di birra che era riuscito a svegliarlo ---> Appagare un bisogno provoca la soddisfazione dei sensi. Stette lì sulla finestra almeno per un paio di minuti e dopo lo vidi pestare via i pantaloni per strada mentre se ne tornava a letto. Poi accostò rumorosamente la branda accanto alla mia e ci si gettò sopra abbracciando il cuscino. “Conney?” Mi chiamò per menarmi un cazzotto sulla spalla e ridersela giusto il tempo per ricominciare a ronfare.

    Ep.9 (Io non sono come voi)

    “Eccoli, li ho trovati!” Dormimmo fin a mezzogiorno e forse avrei potuto continuare fino a sera. “Sveglia fighette!” Peccato che il risveglio non fu altrettanto piacevole con quel rompicoglioni di Stan. “Scattare soldati, il sole è già alto!” Ci pensò Roger a cacciarlo via tirandogli dietro un paio di materassi. “Andiamo, non fate gli stronzi!” Roger aveva bloccato la porta con la spalliera di una sedia e poi si era venuto a sedere sul ciglio del mio letto. Mi accorsi subito che doveva dirmi qualcosa e aveva bisogno di farlo in confidenza. “Sono stanco di questa vita di merda” Disse, dopo avermi lanciato uno sguardo sconsolato ---> Lui era stato oggetto di un provvedimento disciplinare durante il Restore Hope, da dove fu rimpatriato e poi parcheggiato in quella Base.

    “Voglio tornare in servizio attivo” Stan gli aveva detto che mio padre era un Generale. “Ho solo fatto una cazzata!” Aveva sparato per gioco a dei soldati dell’UNITAF che facevano jogging. “Era uno stupido scherzo per ammazzare il tempo!” Sapevo di molti provvedimenti disciplinari avvenuti durante la missione internazionale in Somalia, alcuni dei quali stavano finendo di dominio pubblico. “La stampa ci dà sempre addosso” Si doveva reputare fortunato di non essere stato congedato con disonore. “Quelle erano solo delle puttane, cazzo!” Il contingente statunitense era uscito pulito da tanti di quei casi scabrosi. “Dici che sarò riabilitato?” Gli feci solo capire che doveva starsene buono e rigare dritto, prima di tentare un riesame del suo caso. “Grazie Conney, conta pure su di me, OK?” Lo interruppi restituendogli il cazzotto della sera prima perché non mi sentivo degno della sua fiducia.

    “Se non la pianti, ti faccio saltare altri quattro denti” Disse arricciando le sue labbra carnose in un sorriso che andava da un orecchio all’altro. “Voglio sposarmi e avere almeno quattro figli” Si sdraiò accanto a me iniziando a confidarmi altri brandelli di sue speranze. “Due femmine e due maschi, così non si sentiranno soli” Roger aveva compiuto da poco trent’anni ed è il momento in cui un maschio sente l’istinto di metter su famiglia. “Ti sgrigli una figa e poi ottieni una salsiccia nel letto” Roger si esprimeva in un inglese assai figurato e non sempre riuscivo a seguirlo nelle sue colorite metafore yankee.  “Io non lo vorrei sapere” Stavamo parlando di Josè e Rachel? “Stan ha scoperto la moglie usare l’attrezzatura da giardino” Che cazzo significava? “Adesso non sa che fare, lo sai?” Fingevo di capirlo, ma solo alla fine compresi il senso di quello che stava dicendo.

    “Ora gli stanno sul cazzo tutti i cattolici” La moglie del Maggiore Stanley scopava con il giardiniere che per definizione è un cattolico latino, ecco perché aveva preso di mira Josè e me! “Tu che c’entri, gli irlandesi non sono mica latinos?” Potevo sbattermi quanto volevo, tanto non ci credeva nessuno che fossi italiano. “Un irlandese che si spaccia per mangia spaghetti, amico, come baro sei una merda” Ero troppo diverso dal prototipo di oriundo italiano e avevano dedotto che fossi irlandese perché frequentavo la parrocchia di San Killian ---> Tra italiani e irlandesi di New York non è mai corso buon sangue. “Tu e Stan siete due cani della stessa razza” Continuò a dire mentre ci dirigevamo al prato dove c’era un vero e proprio picnic american style. “S’incazza solo perché lo pisci via” Secondo lui sbagliavo a pensare male del Maggiore Stanley e non era vero che aveva tramato per farmi litigare con Josè.

    Trascorrere la domenica pomeriggio all’aperto è un must dello stile di vita americano e al Campo si riunivano le famiglie dei militari per una sfida al barbecue. “Lui è il ragazzo dei corpi speciali di cui vi ho parlato” Il Sergente Collins mi presentò con molto calore alla sua famiglia ---> La moglie Margaret e la figlia Faith che era incinta di Rod, il genero faceva l’istruttore all’accademia di polizia di Nassau, vicino alla riserva Massapequa. “Che touch down, Conney!” Era scontato che mi sedessi al loro tavolo da picnic e siccome il posto davanti al barbecue spettava all’indiscusso capo famiglia, nel frattempo Rod mi aveva invitato a giocare la partitella di football tra scapoli e ammogliati, anche se poi gli scapoli erano tutti fidanzatissimi. “Dannazione, una missione sotto copertura!” Credo che di novità ne accadessero poche in quel contesto e mi trattavano manco fossi un eroe nazionale.

    “Sarebbe fantastico se venissi a scuola per incontrare gli alunni” Ora però stavano esagerando! Già avevo accettato di partecipare a una lezione di difesa personale nell’accademia di Rod. “Ti prego Conney, la scuola elementare McKenna sta proprio dietro all’accademia!” Stavamo addentando le bistecche con la speciale salsa barbecue del Sergente Collins, quando Faith si mise a insistere affinché accettassi d’incontrare i ragazzini della scuola dove insegnava. “Non insistere Faith, il ragazzo a ottobre andrà al college per studiare la guerra psicologica, vero Conney?” Come aveva saputo dei miei corsi di studio? “Si tratta solo di un paio d’ore, vero che tu ci verrai, Conney?” Che cazzo avrei potuto raccontare a dei marmocchi?

    “Faith, non credi anche tu che Conney sarebbe perfetto per Jenny?” Dopo mangiato, il picco glicemico rallentò il bioritmo di tutti quanti e si bivaccava stancamente all’ombra, ascoltando il celiare delle donne. “Perché non andrei bene per lei?” Roger s’indispettì quando le signore iniziarono a civettare su dei miei possibili accoppiamenti. “Jennifer è una brava ragazza” La vita spiegata da Margaret era così logica da farmi spavento ---> Il Generale intendeva proprio quella roba quando mi disse di trovarmi una ragazza? “Conney è già un ufficiale, lui possiede lo spirito di sacrificio” Io proprio non riuscivo a vedermi sposato con dei figli. “Una donna non vuole per marito una testa calda” ---> All'improvviso sentii salirmi un’ansia opprimente e volevo scappare via da quella gente.

    “Hey, non puoi gettare la spugna prima di salire sul ring!” Saranno state tipo le cinque o le sei del pomeriggio quando il Maggiore Stanley e Green Mile iniziarono a far passare la voce del combattimento tra me e Mitchell. “Lo abbiamo già detto a tutti” Tutta quella normalità aveva finito per farmi sentire di nuovo un freak di merda. “Si può sapere che ti è preso?” Non ricordavo di aver dato il mio accordo all’incontro organizzato da Green Mile. “Andiamo ragazzo, dovete solo divertirvi come fate sempre in palestra” Poteva sostituirmi Roger. “La questione è fra voi due, amico” Allora gliela davo vinta a tavolino. “Possibile che faccia incazzare solo a me questo suo atteggiamento!” Se fossi salito su quel ring, tutti avrebbero pensato che cercassi il loro consenso.

    “Non hai accettato la sfida ma neanche l’hai rifiutata!” Il Maggiore Stanley se la prese particolarmente a cuore. “Lo vuoi sapere che cosa penso di te?” Era questo che proprio non gli entrava in testa ---> Non me ne fregava un cazzo di cosa pensasse di me un coglione come lui. “Ora smettetela voi due e tu Conney stai sbagliando tutto” Disse Green Mile mentre tratteneva Stan perché aveva iniziato la sceneggiata del duro che cerca lo scontro. “Sei solo uno sbruffone codardo” Se l’era presa tanto perché gli avevo detto che su quel ring ci sarei salito volentieri solo per regolare i conti con le bastardate che mi aveva fatto.

    “Adesso basta!” Intervenne anche il Sergente Collins. “Maggiore Stanley, stai dando spettacolo!” Meno male che qualcuno se n’era accorto. “Stringetevi la mano e chiudiamo qui la faccenda” E Sì, magari ci prendevamo per il mignolo e avremmo fatto anche giurin giurello. “Connecticut!” Il Maggiore Stanley riconosceva l’autorità morale del Sergente Collins, ma io no e quando mi protese la mano, gli piegai il polso e rivoltai il braccio per costringerlo a inginocchiarsi. Siccome fece resistenza, lo convinsi poggiando indice e medio sotto il suo pomo d’Adamo per esercitare una leggera pressione sulla trachea e strozzarlo mentre con il pollice gli occludevo la carotide da sotto l’orecchio. “Oh, mio Dio!” Il collasso respiratorio unitamente alla mancanza momentanea di afflusso di sangue al cervello, provocò il mancamento che fece afflosciare quello stronzo a terra.

    “Sei andato fuori di testa?” No, ero lucidissimo e del resto avrei potuto ammazzarlo se avessi voluto. “Stai bene Stanley?” Certo che stava bene, lo avevo mollato prima che svenisse. “Oh, mio Dio!” Non facevano altro che invocare Dio quelle stesse donne che prima si dicevano certe che sarei stato un ottimo marito. “Forse dovremmo portarlo in infermeria” Cazzate, stava vomitando perché si era ingozzato di schifezze. “Connecticut, cos’è che non va in te?” Green Mile voleva un combattimento e glielo avevo dato. “I combattimenti leali si fanno sul ring” A me avevano solo insegnato come ammazzare la gente nel modo più rapido e sicuro ---> Mi sentii meglio quando tutti la smisero di considerarmi come uno di loro.  

    Share this post


    Link to post
    Share on other sites
    Silverselfer
  • Topic Author
  • Spoiler

    Non so per quanto riuscirò ancora a rispettare l'impegno settimanale di postare un pacchetto di nuovi episodi ... in ogni modo la prima stagione finirà entro natale, spero. Bah, passiamo ai contenuti speciali ---> Siccome non ho niente da mostrare in riferimento a questi episodi, passo alla mirabilia anni novanta postando l'automobile che guida il protagonista ...

    tumblr_pitf762lAf1udhhvpo1_400.jpg

    La foto è piuttosto generica, però il modello dell'auto era questo .. anche se in quella del protagonista, il portapacchi arrivò solo quando ebbe necessità di portarci la tavola da surf a Long Beach.  Passiamo a qualcosa di più interessante ---> la musica.

    Ho accennato al reggae scandinavo degli Ace of Base, ovviamente si parla di un reggae molto pop e anche gli Ace of Base rispettavano la formazione pop classica degli Abba. Inserisco il tormentone di quegli anni ---> All That She Wants ---> Nella versione super vintage registrata per una trasmissione televisiva italiana che si chiamava Superclassifica show, che era un residuato in avanzato stato di decomposizione degli appena trascorsi anni ottanta.

     Guardando questo imbarazzante playback delle due belle gnocche scandinave, è impossibile non ricordarsi di questi altri due belli gnocchi ---> Milli Vanilli

    Era tutto finto, e nel caso di questi due manzi ci fu uno sputtanamento tale che finalmente si mise  fine al vizietto europeo molto anni ottanta, di prendere dei modelli e poi farli cantare in play back. Lo scandalo avvenne negli Stati Uniti perché da quelle parte il concerto live era ancora centrale nella musica mentre in Europa questi fenomeni duravano una stagione e i loro tour si facevano solo in televisione. 

    Il caso degli Ace of Base fu invece un successo mondiale ed era proprio in quegli anni che gli effetti della globalizzazione mediatica si cominciavano a far sentire. Tuttavia, il successo era ancora legato alla vendita del CD e quindi si doveva aspettare che si distribuisse nei negozi per entrare in un nuovo mercato. Fu così che il successo di All She Wants che era del 1993, arrivò solo nel 94 negli Stati Uniti. Vediamo se riesco a trovare la foto del mega store della Virgin records di New York ...

    tumblr_pitm3zujew1udhhvpo1_640.jpg

    Ecco, sono molti che fanno coincidere la chiusura di questo grandissimo supermercato di CD musicali con la fine di una era storica della musica.  CMQ, nella prima metà degli anni novanta, nonostante la pirateria del formato digitale già dilagasse, il mercato ancora reggeva, soprattutto perché nelle case, insieme al televisore e al PC, ci si trovava anche il complesso Hi-Fi per ascoltare la musica, ve ne faccio vedere uno che è meglio ... 

    tumblr_pitmvyiosR1udhhvpo1_500.jpg

    In realtà, in questa foto è molto più anni novanta il pavimento che non l'HI-Fi, in quegli anni >>gli stereo<<erano un unico pezzo compatto, però questo rende soprattutto bene l'idea di com'era il mobile domestico dedicato all'ascolto della musica.  Concettualmente era un'eredità culturale che arrivava dagli anni sessanta/settanta; negli anni ottanta si regalava generalmente dopo l'esame di terza media e aveva lo stesso significato della bicicletta che si riceveva dopo la quinta elementare ---> Era uno step lungo l'emancipazione dalla fanciullezza. La bicicletta era il primo mezzo di trasporto che ti permetteva di allontanarti dal cortile domestico mentre lo Stereo serviva a tenere le prime festicciole e relativi flirt. 

    Discorso sociale a parte, perdere questo >>elettrodomestico<< per la musica ha significato un progressivo abbassamento della qualità di ascolto. 

    Passiamo all'altro pezzo di cui scrivo ---> rumpshacker ---> sound molto, molto, molto primi anni novanta ... 

    Come negli altri video, si notano elementi provenienti dai vicini anni ottanta ---> le spalline ipertrofiche dei Milli Vanilli e qui i costumi delle ragazze sgambatissimi. Il sound anche è molto discotecaro anche se negli states ha un significato diverso che non in Europa, dove l'elettronica la faceva da padrone e imperversava il Rave party con i Bpm illegali. 

    Vorrei soffermarmi sul dialogo razzista che al riguardo il protagonista tiene con Danny e si sente anche nel resto degli episodi con l'utilizzo del termine nigga per indicare gli afroamericani (negro). In quegli anni si era nel momento dell'affermazione del genere hip hop che negli States era legato a doppio filo con le gang di quartiere e i loro loschi traffici, non ultimo la prostituzione o lo spaccio di droga. I CD dei rapper erano degli epistolari con cui le gang se le mandavano a dire e spesso si dichiaravano ufficialmente guerra con tanto di morti per strada. Il 94 è l'anno in cui Big Daddy litiga con 2Pac e da lì a breve ne commissionerà l'assassinio ...

    Ci sono un paio di ricostruzioni cinematografiche di quegli eventi, una delle quale è appena uscita dalle sale di proiezione. La realtà è che il mercato dell'hip hop è ancora fortemente condizionato negli assetti economici che ne scaturirono, per esempio Jay-Z è quello che ne trasse più vantaggio. Lui è una mente politica e non a caso è stato il paladino di Obama e per tutto il periodo della sua presidenza, ha avuto modo di raccontare la sua versione dei fatti ... puntualmente sposata da tutti i registi democratici.

    CMQ in quegli anni, New York si rivedeva piombare nell'incubo che l'aveva colpita nei primi anni ottanta, quando si registrava un morto ammazzato al minuto e interi quartieri come il South Bronx, ma anche l'Est Side di Manhattan con strade come Alphabet street che erano completamente in mano alle gang di quartiere.  

    Non a caso proprio nel 1994, l'ex Procuratore di Ferro del South District di NY, Rudy Giuliani viene eletto sindaco di New York con lo slogan >>Tolleranza Zero<<. Molta gente si trasferiva a Long Island proprio per paura degli afroamericani e dei latinos. La musica hip hop che in Europa si ascoltava senza alcun pregiudizio, conteneva messaggi di violenza inauditi, molti dei quali erano a sfondo razzista, sessista e omofobo. 

    Se i democratici li ritenevano dei poeti di un nuovo stile letterario che interpretavano la dura realtà della gente di colore, i repubblicani traevano semplici conclusioni dai rapporti stretti che avevano i rapper con i delinquenti, spacciatori e pappa di quartiere, senza farsi scrupoli nell'invocare la censura per quei testi violenti e anti sociali che andavano contro i principi dello stile di vita americano.

    Basta così che rischio di scrivere dei contributi speciali più lunghi degli episodi stessi ... 

    Ep.10 (Un’Irresistibile Tentazione)

    “Sporco fottitore di madri, mi devi insegnare quella mossa killer!” Dopo aver ricordato a tutti qual è il mestiere di un soldato, Roger mi riaccompagnò alla Base. “Stavolta Stan ha trovato un cane più bastardo di lui” Chi vince trova sempre qualcuno che si schiera dalla sua parte. “Tu sei un vincente, amico!” Ero così confuso. “Non preoccuparti, il Sergente Collins è dalla tua parte” Secondo Roger avevo dimostrato a tutti quanto fossi vincente, ma il problema era che io mi sentivo un perdente ---> Ero io quello sconfitto che se ne tornava dentro il suo buco di merda. “Amico, sei un super duro, cazzo!” Boh, forse ero io che mi facevo troppe pippe mentali e se solo avessi avuto la testa di Roger, in quel momento le cose sarebbero apparse super fighe anche a me.

    Rimasi chiuso in camera fino a tardi ---> Mi sentivo dannatamente solo. “Ti abbiamo portato la cena” Brad e Josè vennero a trovarmi con un vassoio di pollo fritto. “Chicken Chips, le tue preferite!” Perché lo facevano? Perché mi stavano ancora appresso? “E che cazzo, così ci fai sentire delle merde!” Cos’è che li faceva sentire in colpa? “Lui è un fratello per me, diglielo anche tu Brad” Chissà quale sviluppo aveva avuto la storia di quel pomeriggio. “Ti avrei spaccato io la faccia” Però ero il doppio di lui e ne avrei fatto carne trita. “Tu sei una macchina da guerra, cazzo” Poteva anche piantarla con le lusinghe e dirmi dove voleva arrivare. “Sono stato io a chiedere al Sergente Collins di darti una lezione” Lo sapevo già e non era per quello se il Maggiore Stanley avevo ricevuto la contropartita.

    “Tu sei un buon americano, Connecticut!” Ma come, se proprio Brad mi aveva detto che non ero degno di portare la divisa degli Stati Uniti. “Il Sergente Collins ci ha spiegato ... ” Già, era stata l’assoluzione del Sergente ad aver cambiato le cose. “Hai lo stress post traumatico e noi abbiamo sbagliato a giudicarti” Stavo proprio male ... non riuscii a trattenere le lacrime ... però non lo sapevo se stavo male per lo stress post traumatico ... non sapevo un cazzo di quello che mi si rivoltava in corpo. “Quando hai bisogno di qualcosa, chiedi a noi, ok?” Dovevano andarsene via ... non ero abituato a condividere le mie emozioni.

    “Tutto apposto, Connecticut?” Quando il giorno dopo rimisi piede in cucina, per un attimo si fermò il tempo e mi guardarono come se fossi un alieno. “Abbiamo saputo che ti è successo” Che mi era accaduto? Ero lo stesso stronzo di sempre. “Sono stato uno sciocco e volevo solo che lo sapessi” Green Mile mi fece lo stesso discorso di Brad sui buoni patrioti americani che tornano dal fronte. “Smettila di fare l’eroe” Forse il Sergente Collins aveva scambiato il mio stress post traumatico con quello dei reduci del Vietnam. “Qualunque cosa ti è successa, si vede quanto male ti ha fatto” Mi sentivo un verme a lasciargli credere chissà cosa ---> Pensavano che avessi visto morire i miei compagni o ammazzato qualcuno. “Sarò anche un semplice cuoco, ma conosco la segretezza delle missioni di uno SR” Dovevo solo rispondere »grazie« però mi riusciva persino peggio di scusarmi.

    Danny si era fatto cambiare turno in mensa. “Ci penso io, Signore” Il Maggiore Stanley lo servì Ralph che per tutto il tempo sfuggì al mio sguardo. Nel pomeriggio Brad mi evitò d’incontrarlo di nuovo portandomi con sé in un campo estivo, dove teneva una dimostrazione con i cani da salvataggio insieme ai vigili del fuoco ---> Quei ragazzini non avevano paura di me ---> Ero per loro una sorta di gigante buono. “I bambini non sbagliano mai” Secondo Brad era una fisima mentale quella che mi faceva credere di essere super cattivo, ma per l’evangelista del Kentucky il mondo somigliava a un fumetto della Disney, dove le sfumature del male non potevano esistere. 

    “Volevamo scusarci, Signore” Per cena detti forfait al servizio in mensa per evitare ancora di vedere il volto truce di Stan. “Al Campo non si parla d’altro, Signore” Avevo espressamente chiesto a Brad e Josè di lasciarmi solo. “Siamo qui per rimediare al torto, Signore” Però venne a bussare alla mia porta l’intera camerata di LeRoy. “E’ stato il Maggiore Stanley a darci la pasticca, Signore” Gettai il sacchetto di biscotti che stavo sgranocchiando a LeRoy per tapparsi la bocca e smetterla di chiamarmi Signore. “Hey Connecticut, è vero che il Maggiore strabuzzava gli occhi come uno scemo?” Avrei voluto vedere lui con una crisi di soffocamento in corso, però Sì, Ralph lo aveva imitato benissimo.  “Caspita, un campo in Alaska sarebbe fichissimo!” Si fermarono in camera a celebrarmi come fossi un cazzo di supereroe. “Dopo cena vieni al Campo?” Avevano voglia di stare con me e questo mi lusingava parecchio.

    Andando dai ragazzi, commisi l’errore di entrare al Campo con il fuoristrada che oramai conoscevano tutti. Lo parcheggiai davanti alle baracche delle reclute e quindi chiunque sapeva che ero lì dentro. “LeRoy ha la macchinetta per tosare” Tagliarsi i capelli in camerata è uno step obbligato per costruire lo spirito di corpo. “Connecticut li vuole come li hai tagliati a me” Ad averceli dei capelli spessi e corvini come quelli di Ralph! Io me li stavo tagliando proprio perché i miei sbiadivano e si arricciolavano tipo quelli di Shirley Temple. “Che gliene pare, Signore?” LeRoy ci sapeva proprio fare con quell’affare ed era riuscito a squadrare la mia zazzera incolta. “Mio nonno ha sfamato la famiglia con il suo barbershop, Signore” Gli concessi di raccontarmi un po’ di sé mentre si preparava a tosare la testa a uovo di Rick. “Noi veniamo da Limerick e siamo fottuti irlandesi cattolici fin nelle midolla, Signore” Anch’io avrei voluto avere un così forte spirito di appartenenza.

    Danny non era venuto con gli altri a scusarsi in camera mia e quando lo rividi al Campo, aveva riso per le cazzate che si dissero mentre LeRoy mi tagliava i capelli, ma se ne rimase in disparte sulla sua branda con il naso tra i libri per prepararsi all’esame della sua borsa di studio. “Conney, vuoi lavarti la testa con il mio shampoo?” Ralph monopolizzava la mia attenzione mentre cercavo in qualche modo di catturare il suo sguardo tenuto prigioniero dietro gli occhiali da vista. “Conney sta in coppia con me” No, grazie. Dopo avermi prestato tutto il necessario per lavarmi la testa, Ralph voleva farmi sedere al tavolo da gioco per una mano di poker, ma io ero allergico a ogni tipo di gioco di carte. “Those Young Girls con Tracy Lord e John Holmes!” LeRoy era un cultore della pornografia e quella sera aveva in serbo un vero classico. “Sistemiamoci qui, Signore” Organizzò la proiezione di modo che potessimo gustarcela senza che gli altri ci rompessero le palle.

    “John Holmes è quello con il cazzo enorme?” Quei ragazzi erano nati circa a metà degli anni settanta e non avevano ancora i peli pubici quando fu girato quel film del 1984. “Chi è Tracy Lord?” Quello invece era il materiale da pippa con cui mi ero segato io durante l’adolescenza. “John Holmes è ancora vivo?” Cinque anni sono lo spazio di tempo che divide una generazione dall’altra e quei ragazzi appartenevano a quella dopo la mia. “State zitti, cazzo!” Il richiamo dei gemiti esagerati del film dissolse il gruppo al tavolo da gioco e anche gli altri ragazzi si accamparono sulle due brande davanti al piccolo televisore con il videoregistratore incorporato. “Di che è morto?” John Holmes era morto nel 1988 di AIDS. “Sccc ...” LeRoy pretendeva il silenzio per la sua sega »culturale« mentre gli altri continuavano a fare domande.

    I ragazzi giunsero improvvisamente con uno scatto da velocisti. Stuart e Rick si sistemarono ai miei piedi e dovetti ritrarre in fretta le gambe per fargli spazio, mentre Ralph s’infilò dietro di me, sostituendosi al cuscino. “Andate a farvi fottere” LeRoy invece difese strenuamente la branda scalciando chiunque tentasse d’invadere il suo spazio, così Danny fu costretto a sistemarsi su una sedia. “Conney, tu hai mai fatto sesso di gruppo?” Alla loro età io già ne avevo combinate di ogni fino a scornarmi con la vita e Sì, avevo anche fatto sesso di gruppo. “Solo le puttane si fanno scopare in batteria?” Le loro curiosità mi costringevano a ricordare cose che avevo volutamente dimenticato. “La roba nei film sono solo cavolate” Disse Denny, quasi per dire che le mie storie erano delle vanterie. “Se pagassimo una puttana, ce la potremmo scopare insieme” Condividere il sesso è il momento più alto della vita di branco fra maschi.

    Comunque, già consumare insieme la masturbazione in quel modo era qualcosa assimilabile al sesso di gruppo. “Sccc ...” Presto gli inviti al silenzio iniziarono ad arrivare da più parti, segno che ognuno aveva iniziato a lustrarsi il piffero. “Secondo voi quello è un effetto speciale?” Solo il povero Ralph si era scelto una posizione infelice perché mi aveva fatto appoggiare con le spalle su di sé. “A Stuart fa schifo leccare la fica” Non potendo quindi segarsi, si divertiva a importunare gli altri. Io mi stavo solo coccolando l’uccello nei pantaloni e per il vero trovavo più stuzzicante del film, sentire Ralph che tentava di dissimulare dei piccoli movimenti pelvici contro le mie spalle.

    “Che hai detto?” Alzai la testa nel vano tentativo di guardare Ralph in faccia per chiedergli se gli sarebbe piaciuto farsi una doppia penetrazione come quella nel finale del film. “Non lo so” Ti piacerebbe questo, lo faresti quell’altro, era un gioco di fantasia che serviva a coinvolgersi e lo stavano già facendo Stuart e Rick con Danny, per questo pensai di cominciarlo anch’io con Ralph. “A te piacerebbe?” Loro erano in tre e la goliardia non permetteva l’intimità che invece si venne a creare con i sussurri tra me e Ralph. “Lo hai mai fatto?” Me ne accorsi subito che la faccenda era inopportuna, ma lui continuò ad abbassarsi con il capo per parlarmi nell’orecchio. “Ma è meglio stare sopra o sotto?” Gli spiegai che stando sotto alla donna ti godevi lei che diventava super porca con il cazzo di quell’altro che la inculava.

    “Allora io voglio stare sotto” Il nome Ralph stava per Rafael perché lui era guatemalteco e nel sangue aveva sicuramente del DNA dei nativi americani e come loro era completamente glabro. “Io me la farei una doppia” Lui stava in mutandine e maglietta, sentivo la sua durezza dietro le spalle e avevo smesso di strizzarmelo, preferendo spassarmela con le sue belle gambe lisce tra cui ero sdraiato. “Ti piacerebbe fartela con me?” Lui mi massaggiava il collo ed era una vera goduria e lo fu ancora di più quando iniziò ad allungare il movimento delle mani fin sopra al petto. “Io me la farei solo con te” Si era molto eccitato e mi tratteneva la testa in un abbraccio prima di sussurrarmi delle appassionate porcherie.

    “C’è il coprifuoco ragazzi” I film porno degli anni ottanta non duravano mai più di un’ora e LeRoy cronometrava sempre la sua eiaculazione sulle sborrate a rallentatore dei contenuti speciali. “Tutti in branda che domani sarà un altro fottuto giorno di naia” La luce accesa spazzava via l’intimità cresciuta nella penombra e si rientrava nei ranghi della normalità. “C’è la branda del soldato MIA, Signore” ---> Missing in Action ---> Così avevano chiamato il fantasma che occupava il letto vuoto della loro camerata. Proprio non mi andava di tornare alla Base e accettai volentieri di dormire nella branda del fantasma. “Maledetti mosquitos” Dopo un po’ vidi Stuart che si alzò per accertarsi che la zanzariera della finestra fosse ben chiusa e accorgendosi che ero sveglio, disse qualcosa contro i fastidiosi insetti. Faceva caldo e non avevo sonno, quindi andai anch’io alla finestra per fumare una sigaretta ---> Vidi in lontananza la luce accesa sul patio della casa del Sergente.

    Sarà stata quasi mezza notte quando decisi di spogliarmi e affrontare gli incubi. “Non riesci ad addormentarti?” Probabile che Ralph mi avesse osservato per tutto quel tempo, aspettando il momento propizio per venirsi a sedere sul ciglio del mio letto. “Ti va di parlare un po’?” Risposi alla sua proposta tirandomi di un lato sul materasso e lui si coricò di fianco a me. “...” Lo abbracciai da dietro stringendomelo addosso, lui ebbe un sussulto quando gli passai le mani sotto la maglietta e annusai il buon odore di bagnoschiuma sulla pelle del suo collo. “Signore?” Non so cosa volesse chiedermi ogni volta che pronunciava la parola »Sir« con l’accento di una domanda. “Signore?” Disse ancora, quando glielo tirai fuori dagli slip. “Signore!” Iniziò a esclamare in un sussurro ogni volta che sentiva la mia durezza strofinarsi tra le sue calde natiche. “MMM” Gli misi una mano sulla bocca per trattenere quel »Sir« che era diventato un gemito convulso mentre si divincolava appassionatamente nella mia presa.

    Il sangue caldo di Rafael mi fece sudare parecchio e alla fine ebbe la meglio su di me. Dopo essere stramazzato tra le sue chiappe, lui si voltò assalendomi con una tale veemenza che per poco non mi tirava giù dal letto. Soffocai l’impeto della sua foga stringendomelo addosso mentre scaricava ---> Rafael era un avventista del settimo giorno o, meglio, lo erano quelli che lo avevano »salvato« dall’indigenza nel suo paese e convertito alla fede millenarista degli angeli dell’apocalisse. “Abbiamo peccato, siamo perduti!” Iniziò a piagnucolare e me lo caricai in spalla per metterlo sotto le docce e mentre gli lavavo via di dosso le tracce del nostro peccato, fui impressionato dalla capacità di persuasione con cui lo avevano plagiato. “Tu sei un servo della bestia” Secondo i milleriti il Papa è l’anticristo e di riflesso i papisti ne sono i discepoli. “Ho corrotto il mio corpo e ora non sarà degno di accogliere la Grazia di Dio” Per gli avventisti il corpo e l’anima sono la medesima cosa e ho il dubbio che Rafael fosse proprio vergine ...

     ---> Non preoccuparti, ok? ---> Gli dissi mentre lo asciugavo ---> Lo dovevi conoscere il male prima di poterlo rifiutare, No? ---> Non era la prima volta che vestivo i panni del diavolo tentatore ---> La fede di un soldato deve essere messa alla prova ---> Lo accompagnai a letto ---> Il giudizio di Dio arriverà nei gesti che guideranno la tua spada al servizio dell’Arcangelo Michele ---> Gli raccontai quello che voleva sentirsi dire e si rassicurò come un fanciullo che ascolta una paurosa fiaba dalla morale salvifica. “Connecticut” Mi richiamò, quando speravo proprio di avermelo sciacquato dai coglioni. “Tu sei stato mandato da Dio!” Non ricordo se quella fosse un’esclamazione o una domanda, il fatto era che dovevo ancora imparare quanto gli avventisti credano nei convincimenti millenaristici e gli sorrisi senza prenderlo sul serio.

    Ep. 11 (Mrs Pipe)

    “Che cazzo ci fai qui?” Quasi scoppiavo a ridere mentre guardavo lo stupore sulla faccia di Josè. “Tu non puoi dormire con le reclute” Solo dopo l’alza bandiera si era accorto della mia auto parcheggiata davanti la baracca dei ragazzi. “Ti pare che degli ufficiali dormano con le matricole?” Quello che avevo fatto sarà stato anche irrituale, ma non stava scritto da nessuna parte che ... “Allora lo dico io che non ci puoi stare qua” Dovetti calmarlo spiegandogli che LeRoy mi aveva tagliato i capelli e poi si era fatto tardi eccetera ... “A me e Brad avevi detto che non ti andava di vedere nessuno” Accidenti, pareva proprio che avessi premeditato di scaricarli. “Qualcuno potrebbe fraintendere questa tua passione per la carne fresca, lo sai?” La sua fu solo un’insinuazione perfida per colpirmi, tuttavia, c’era chi poteva pensarlo ...

    Decisi di rimanere al Campo proprio al fine di dimostrare pubblicamente che non avevo nulla da nascondere. “Stan dice che l’anno scorso c’era una bocca nigga” Roger mi raggiunse quando andai a sedermi sul piccolo colle del percorso di guerra. “Ha succhiato il cazzo a tutti” Lo aveva mandato il Maggiore Stanley per farmi ammettere le malevolenze che sicuramente stavano già circolando sul mio conto? “Chi è la tua discarica?” Non era poi così inusuale che un soldato anziano prendesse sotto la sua ala protettrice una recluta. “Che fottitore di madri!” Disse dopo avermi quasi stritolato le palle. “Alza il culo” Mi chiese un passaggio per andare al villaggio perché aveva bisogno di munizioni per il suo fucile da caccia ...

    “Sta zitto e vienimi dietro” Cioè, mi aveva fatto proprio male, non stavo fingendo. “E smettila!” Cioè, mi aveva fatto sbiancare cazzo! “Guido io, vero?” Poteva pure andare a farsi fottere. “Buon giorno Tenente Roger” In quella che non era un’armeria, ci accolse insieme allo scampanellio della porta, una signora minuta, molto magra e con una messa in piega ipertrofica. “Ti presento Mrs Pipe, lei è la miglior impagliatrice di Long Island” Nonché dottoressa veterinaria, col cazzo però avrei mai portato a curare il mio cane in quel  suo ambulatorio pieno zeppo di animali imbalsamati.

    “Lui viene dal Connecticut” Mrs Pipe portava in punta al naso un paio di occhialini tenuti con una catena intorno al collo. “Hai fatto la cosa giusta a portalo con te” Disse, lanciandomi una sbirciata da sopra gli occhiali ---> Be Right Back ---> Mentre si scambiavano frasi di convenevole, Mrs Pipe rivoltò il cartellino sulla porta del negozio. “Tu sei proprio una bella torta di manzo!” Lo disse a me mentre già stava soppesando le mie palle con la stessa perizia di quando tastava le bestie che le portavano a visita. “Vieni dietro nell’ambulatorio, bravo ragazzo” Che cazzo stava succedendo? Lanciai un’occhiata atterrita a Roger che scoppiò a ridere e ma se non parlavano chiaro, io non ci andavo in quel cazzo di ambulatorio a farmi castrare! “Non avrai paura di una vecchia signora come me!” Non era vecchia ... almeno credo.   

    “Sdraiati” Su un tavolino di alluminio tipo obitorio, giammai! “Fidati, Mrs Pipe è un’artista” Disse Roger tenendomi per le braccia. “Così non senti freddo sulle tue belle guanciotte” Intendeva le mie chiappe perché mi aveva calato i pantaloni prima di farmi sedere sul tavolo dove visitava le bestie. “Dammi solo un minuto per prepararmi” Se quella storia era uno scherzo, era già durato troppo, OK? “Fidati di me!” No e ancora No, volevo andarmene, chiaro? “Chiudi gli occhi e rilassati, la signora ti farà solo un pompino” Allora perché mi aveva bendato? Dove stava la fregatura? “Ti piace, vero?” Sia dannato all’inferno, era una sensazione stranissima! Era come se lo avessi infilato in una roba molliccia e turgida allo stesso tempo e come succhiava! Ingoiava anche e non so cos’altro mi stesse facendo scaricare copiosamente ...

    “Ora puoi guardare” Ah, No! Quel figlio di puttana di Roger non doveva farmelo vedere ---> Mrs Pipe portava la dentiera, cioè, mi aveva appena fatto un bocchino senza denti ---> Che schifo! ---> Avevo tra le cosce una schiuma di bava tipo di una lumaca gigante. Stavo per vomitare o magari l’ho anche fatto, mentre quell’altro scemo si pisciava addosso per il gran ridere. Per fortuna che Mrs Pipe si rimise subito la dentiera in bocca e usò il getto della doccia dei cani per lavarmi in fretta quello schifo. “Scusa se non sono una principessa” Lei era la discarica della Base, si approfittava delle palle gonfie dei soldati per farsi una pinta di sborra a scrocco ---> Vecchia baldracca!

    “Guardati attorno e dimmi cosa vedi?” Ci sono giorni in cui sarebbe meglio restarsene a dormire. “Vedi gente in brache e scarpe da ginnastica?” OK, non avevo fatto in tempo ad andarmi a cambiare perché ero già in ritardo per il servizio alla mensa, però Green Mile non poteva menarmela così dura. “C’è qualcun altro qui che puzza come uno sporco cane appena uscito dall’ambulatorio di Mrs Pipe?” Come caspita si era potuta spargere la voce prima ancora che mettessi piede in cucina? “Va a sederti in mensa, verginella” Che ci trovavano tanto da ridere? “Hey Conney, ti vedo un po’ stanco oggi” Ma chi ti conosce? “Hai tenuto alta la bandiera della Base?” Gente che fino a quel giorno avevo appena salutato, ora si sentiva in diritto di sfottermi.

    “Mi dai un passaggio per andare al Campo?” Se Ralph non mi avesse chiesto uno strappo, al Campo non ci sarei tornato perché lo sapevo che gli sfottò sarebbero continuati. “Fermati al centro commerciale, devo comprarmi uno spazzolino da denti nuovo” Quella mattina il Maggiore Stanley gli aveva fatto pulire i cessi con lo spazzolino da denti. “Ci ha fatto un’ispezione a sorpresa” Il classico pretesto per accanirsi contro una camerata. “Non è per colpa tua, Conney!” Invece era proprio così. “Quello fa lo stronzo con tutti” Ero pronto a scommettere che c’era lo zampino di Stan anche nella storia di Mrs Pipe, altrimenti come cazzo lo avrebbe saputo l’intera Base prima ancora che tornassi dal suo ambulatorio?

    “Canestro!” Tra una cosa e l’altra, chi era di servizio in mensa, tornava al campo che gli altri erano tutti andati in libera uscita. “Questo però è fallo, Conney!” A me non sarebbe dispiaciuto rimanermene a poltrire in branda, però mi lasciai convincere da Ralph per andare a fare due tiri al canestro. “Hey, Rambo, così hai conosciuto Mr Pipe, non è vero?” Era inevitabile che in palestra avrei incontrato il mio caro amico Mitch. “Non avrai paura anche di una sfida a basket!” Le provocazioni del Tenente Mitchell ci potevano stare, ma con lui c’era anche Stan che non perse l’occasione per tornare all’attacco. “Non sarai geloso della tua fighetta” Aveva preso il pallone di mano a Ralph e poi lo aveva chiamato »pussy boy«. “Due contro due e se perdi, la tua fighetta ci fa una pompa” Ci godeva proprio a farmi incazzare. “Li batteremo, Conney!” Mi disse Ralph passando alle mie spalle, pronto a difendere il suo onore ---> Accettai la sfida del Maggiore Stanley sottolineando però che alla fine della partita me lo sarei inculato in ogni caso.

    “Così mi farai godere troppo presto, Rambo” Diceva ogni volta che sbagliavo un tiro. “Non è colpa mia, è la tua fighetta che si è innamorata del mio uccello” Ripeteva dopo aver commesso qualche fallo plateale su Ralph. “Getta la spugna, perdente” Stan era un discreto giocatore di basket ma sicuramente era anche un eccellente provocatore e lo presi a spallate. “Tu giochi sporco come il solito” Che faccia di bronzo! “Chiediamolo alla tua fighetta se era fallo” Ralph non poteva mentire, però sapevo che lo avrebbe fatto per me e allora gli dissi di andare negli spogliatoi senza rispondere al suo superiore. “Stan ora stai esagerando, è solo una stupida partita a basket!” Gli disse Mitch, quando lui minacciò di farmi rapporto perché non ero nella posizione di dare ordini a dei suoi sottoposti.

    “Non ti devi preoccupare per me” Raggiunsi Ralph sotto le docce e cercai di convincerlo a starmi alla larga. “Io non sono un ragazzino” Lui stava lì perché ambiva entrare all’accademia militare e se cedeva a una provocazione di Stanley era fottuto. “Sono commosso da questa scena d’amore” Stan non solo ci aveva seguito ma aveva anche origliato prima di entrare in scena platealmente applaudendoci. “Sono venuto a riscuotere la scommessa” S’infilò sotto il soffione della doccia di Ralph e aveva tentato di farlo abbassare mettendogli una mano in testa. “Non essere timido, lo so che ti piace succhiarlo” Al secondo tentativo, Ralph lo respinse più energicamente e non potevo restarmene a guardare. “Figlio di puttana, guarda che mi hai fatto!” Io lo sapevo che era pericoloso picchiarsi nelle docce e cercavo sempre di evitarlo, ma quella volta non avevo avuto scelta!

    “Merda, non riesco a muovere il braccio!” Lo avevo spintonato e poi ci si era azzuffati, ma sul maiolicato era come ballare all’Hollywood on Ice e fu solo accidentalmente che Stan scivolò sbattendo il grugno sul pavimento. “Mi fai male cazzo!” Iniziò a sanguinare dal naso ed era accecato dalla rabbia quando mi si avventò un’altra volta contro. Lo lasciai semplicemente schiantare di nuovo sul pavimento e quella volta ci rimediò una lussazione della spalla. “Sei sicuro di saperlo fare?” Avevo avuto un commilitone cui gli capitava spesso quel guaio e sapevo rimettere a posto una spalla slogata anche a occhi chiusi. “Mi dici perché mi detesti tanto?” Se lo avessi odiato, non sarei stato lì a tenergli il ghiaccio istantaneo su quel suo naso storto. “Questa me la paghi, Conney, te lo giuro!” Beh, l’importante era che non perdesse il conto delle batoste prese.

    Con lui era una battaglia persa in partenza e allora lo piantai in asso. “Il Maggiore Stanley è uno che non se la tiene” Il solo modo che conoscevo per restare fuori dai guai era chiudermi in camera. “Lui, Mitchell e Roger giocano sempre in squadra” Brad e Josè cercarono di convincermi che tutti alla Base erano dalla mia parte. “Quelli sono dei ciuccia cazzi, diglielo anche tu Brad” Era commovente come quei due mi dimostravano la loro solidarietà. “Hai fatto la cosa giusta, Conney!” Eppure Stan sembrava sincero quando mi domandò il motivo del mio disprezzo nei suoi confronti. “Cerca solo di tirarti dalla sua parte, diglielo anche tu Brad ” Lo avevo umiliato davanti a tutti. “Devi insegnarmela quella mossa micidiale” Josè riusciva sempre a farmi ridere e anche quella volta ci riuscì con un’imitazione dei versi di Bruce Lee.

    “Insegnano questa merda nei reparti speciali?” Stavamo cazzeggiando e oramai c’eravamo persino dimenticati dell’accaduto, quando Roger si presentò sulla porta. “Che cazzo vuoi, amico?” Josè lo affrontò al posto mio, credendo che fosse lì per darmele. “Qui nessuno cerca problemi, amico!” Era come uno di quei cagnolini di piccola taglia che abbaiano tanto per spaventare le bestie più grosse. “Portorico, togliti dai piedi” Roger era un mastino ma io avevo imparato a conoscerlo sotto una luce diversa. “Connecticut, possiamo parlare, per favore?” Era una bestia pericolosa, ma aveva gli occhi buoni ed era capace di ridere senza cattiveria. “Sei con me quando ti dico che la dobbiamo sfangare questa storia?” Accettai di andare con lui a casa del Sergente Collins dove avrei trovato anche il Maggiore Stanley.

    “Entrate pure, George vi sta aspettando in salotto” George Collins viveva con Mrs Collins in una modesta ma decorosa casetta all’interno del Campo. “George diventerà nonno!” E tra non molto sarebbero diventati nonni ---> Ma che cazzo mi avevano chiamato a fare? ---> Mrs Collins ci offrì te e biscotti, ci mostrò l’album di famiglia e solo quando era quasi mezzanotte, si congedò raccomandandosi al marito di non fare l’alba. “Vuoi il ghiaccio nel Whiskey?” Solo allora il Sergente andò al mobile bar per offrirci da bere. “Avete qualcosa da dirmi, ragazzi?” Stanley non aveva aperto bocca per tutta la serata e a me non andava d’iniziare quella storia che non sapevo da quale verso prendere.

    “Negativo” Rispose Stan, quando il Sergente lo interrogò direttamente sulla faccenda. “Allora sei stato tu a provocarlo?” Si rivolse a me e francamente non sapevo rispondere. “Roger, mi vuoi aiutare a capire?” Sembravamo dei ragazzini che non volevano ammettere le proprie responsabilità davanti alla severità paterna. “Connecticut vuole ammazzare Stan con la mossa di Hokuto” Disse Roger, lasciandosi sfuggire un sorriso beffardo, ma il Sergente probabilmente non conosceva Ken il Guerriero e non colse l’ironia. “E’ vero, Stan?” Dovevo pur difendermi, allora cominciai dall’inizio e gli spiegai del risentimento per quella spedizione punitiva che mi era costata quattro capsule dentarie, della pasticca nel mio cocktail al nightclub, del tentativo di farmi litigare con José e poi di come si era accanito contro i ragazzi della camerata solo perché erano miei amici. “Negativo” Il Maggiore Stanley si era trincerato dietro al suo silenzio e non distoglieva lo sguardo verso la finestra neanche quando rispondeva »Negative, Sir« ad ogni domanda.

    “Roger?” Il tenente Roger era proprio scarso come paciere e avrei preferito che al suo posto ci fosse stato qualcuno con la parlantina di Mitchell. “Questa è casa mia e sono io che invito le persone, chiaro Connecticut?” Il mio intervento fu inopportuno e mi arrivò subito una bacchettata. “Chiaro, Connecticut?” Era una questione di autorità e poiché avevo accettato la sua mediazione, anch’io gliela dovevo riconoscere. “Sono due teste di cazzo, Signore” Concluse Roger prima ancora di cominciare a parlare e a quel punto Stan sbottò. “Voglio sapere perché mi pisci via” Gli bastavano i primi dieci motivi o voleva tutto l’elenco? “Te la sei presa solo con me” Era lui che mi stava addosso. “Io ho solo cercato di esserti amico” Ma vaffanculo. “Roger ti ha spaccato i denti eppure andate a divertirvi insieme” Lui era leale con me e non mi sfotteva in giro. “E Rodriguez che ti ha beffeggiato con quei video in cui eri strafatto?” Josè non mirava a fregarmi. “Però ci sei stato con la sua donna” Che figlio di puttana a dirlo davanti al Sergente! “E tu che mi hai umiliato davanti a tutta la Base, cazzo!” Era così accorato quando mi diceva quelle cose ...

    Cercai di spiegargli che ero una persona molto complicata e anche molto pericolosa persino per se stessa. Solo la disciplina dell’esercito mi aveva impedito di autodistruggermi, ma allo stesso tempo aveva fatto di me qualcosa che non riconoscevo più. Ora che avevo concluso brillantemente la mia prima missione sul campo, mi ero accorto che la realtà non è un film d’azione e continua anche dopo i titoli di coda. Io non sapevo più distinguere buoni e cattivi, conoscere una persona era come precipitare oltre una linea nemica ---> Mi cagavo addosso dalla paura perché ogni volta che qualcuno mi parlava, era come ascoltare la contraerea spararmi addosso ---> Come farmi capire da loro?

    “Ah Conney ... Conney ... Conney!” Disse il Sergente, alla fine di quella mia strampalata esposizione. “Dovresti dare più fiducia a chi ti sta davanti” Avevo titillato il suo ego e mi preparai ad ascoltare qualcun’altro dei suoi aneddoti di guerra. “Avevo la tua età quando misi piede in Vietnam e come te ero pieno d’ideali patriottici” Quel ricordo gli inondava gli occhi di una nostalgica amarezza. “Ero pronto a sacrificare la vita per il mio paese, lo sai?” Capivo quello spirito di abnegazione che demanda la responsabilità delle proprie azioni. “I dubbi iniziano ad arrivare quando capisci che è la vita degli altri che stai sacrificando in nome dei tuoi ideali” Offrì uno dei suoi sigari solo a me, era un segno di straordinaria intimità che escludeva quanti non potevano capire quello che mi stava dicendo. “Lo spavento di ognuno che vedi morire ti si appiccica agli occhi e non lo scordi più” Io non avevo ammazzato nessuno, però mi ero reso complice della follia della guerra ---> Sarei morto trascinandomi dietro quel tremendo senso di colpa?

    “Sarei dovuto essere felice di tornare a casa” Invece iniziò a sentirsi in colpa per essere sopravvissuto a chi meritava più di lui di vivere. “Ero un morto che camminava tra la gente” Lui non era abituato agli incubi che ti rincorrono anche di giorno. “Ragazzo, una testa di barattolo non dovrebbe mai cominciare a pensare!” Il Sergente si sbagliava perché fu la sua capacità di analisi a permettergli di trasformare in saggezza quelle terribili esperienze. “No, a salvarmi fu l’amore di chi non mi ha abbandonato e solo Gesù Cristo può avergli dato la forza di sopportarmi” Doveva ammettere però che a saperlo riconoscere ci voleva tanta saggezza. “La vuoi aver sempre vinta tu, non è vero?” Bisogna credere nei valori, avere fede e non perdere la speranza o tutto quanto inizia a crollarti addosso. “Corretto ... è così che stanno le cose, Conney” In sostanza bisogna obnubilare la propria coscienza critica ...

    “Forse non è un caso che tu sia qui” I soldati credono al destino come i giocatori d’azzardo o chiunque altro dipenda da una volontà che non sia la propria. “Farmingdale è un buon posto dove mettere radici” Che fosse veramente quello il luogo che mi aveva attratto? “Ragazzo, l’esercito c’insegna a difendere lo stile di vita americano, ma sei tu che devi metterlo in pratica costruendo la casa su cui il nostro paese poggia le fondamenta” Stava cercando di aiutarmi con la sola retorica che conosceva. “Ora stai pensando che nessuno può capirti, ma è proprio questa convinzione che ti isola da tutti” Anche lui come il Generale pensò di portarmi in una chiesa, questa volta era quella Battista del pastore che lo aveva guidato verso la luce. “Lo so che gli irlandesi sono cattolici” Ero italiano, ma a che serviva ripeterlo? “Potresti comunque parlarci” Magari, chissà ... rimasi sul vago giusto per non offenderlo con una risposta negativa.

    Lasciammo il Sergente notevolmente turbato e anche mezzo ciucco. “Ieri sera la moglie l’ha scaricato nel cesso” Stan ci abbandonò con una certa impellenza e Roger mi disse che era colpa della moglie che lo aveva messo alla porta. “Ha bisogno di un fratello per ricominciare a trottare, lo capisci?” No. “Sua moglie è avvocato e lo farà a pezzi peggio di come hai fatto tu” Forse se lo meritava. “Sbagli a giudicarlo male” Che ci trovava di buono in Stan? “Ti è mai successo di voler piacere a una super figa che non ti caga?”  A chi non era accaduto almeno una volta? “A lui capita sempre” Parlava della moglie o di me? “Pensaci perché Stan non è una cattiva sberla” Mi disse ancora Roger al momento di separarci e io gli accordai la mia disponibilità ad un armistizio.

    Ep. 12 (L’istinto Animalesco)

    >>>Fino ai venti anni il desiderio sessuale interroga la sensualità del corpo al fine di individuare l’emozione capace di soddisfarlo. Era quanto stavano sperimentando i miei giovani amici della camerata, dandomi l’opportunità di ricominciare con loro quella ricerca dal punto dove l’avevo abbandonata. Io ero però già nella fase successiva, quando si conoscono le proprie esigenze e si cerca la misura giusta di soddisfarle <<<

    “Glielo dirò, Signore” Era dalla serata del nightclub che cercavo il modo di riparlare a Danny senza essere costretto a scusarmi. L’occasione si presentò proprio il giorno dopo l’incontro pacificatore con Stanley a casa del Sergente Collins ---> Puoi dire ai ragazzi che ... ---> Usai questa formula tanto da rendere implicito che poteva ben continuare a tenersi quel suo grugno di merda, cioè che non me ne fregava un cazzo, ecco ---> Ho risolto la mia questione con il Maggiore Stanley e ora non avrete più problemi con lui.

    Danny aveva sostituito Ralph al turno di mensa ed ebbe un sobbalzo quando gli bussai sulla spalla. Non so cosa si aspettasse che gli dicessi perché aveva l’aria molto preoccupata mentre mi seguiva nella dispensa ---> Tutto apposto? ---> Gli domandai alla fine. “Posso andare ora, Signore?” Cioè, aveva paura di me? “Non lo so, Signore” Era Stanley quello stronzo e non io, cazzo! “Ora tu e il Maggiore siete amici, non è così, Signore?” Che stava insinuando? “Assolutamente nulla, Signore” Era scattato sugli attenti e fissava il vuoto. “Posso andare, Signore?” Perché non la piantava di fare lo stronzo! “Posso andare ora, Signore?” No, mi doveva prima dire per quanto sarebbe ancora durata quella storia del Sì Signore. “Non capisco, Signore” Gli irlandesi di Limerick sono più cocciuti degli asini sardegnoli. “Posso andare ora, Signore?” No, volevo sapere che gli aveva detto Stanley. “Stavo solo consegnando il rancio al Maggiore, Signore” A pranzo, avevo visto Stan protendersi sul banco del buffet per parlare a Danny. “Voleva le patate con la carne, Signore” E glielo doveva dire nell’orecchio? “Non capisco, Signore” Cristo, lo avrei ammazzato! Ero sicuro che Stan gli aveva detto qualcosa su di me, ma cosa?  

    >>> La separazione matrimoniale stava spingendo Stan a riconsiderare la sensualità da cui trarre le emozioni su cui fondare il proprio progetto di vita. Lui aveva appena compiuto quarant’anni e avvertiva nella trasformazione del proprio corpo una pericolosa irreversibilità delle rinunce fatte in passato. La determinazione a recuperare il tempo perduto identifica la sensualità del maschio maturo, nella cui determinazione è facile che i più giovani in cerca di esperienze cadano vittime <<<

    “Si sarà preso una sbronza” Chiesi a Green Mile perché Ralph si era fatto sostituire da Danny. “Questi ragazzi pensano che il Campo sia una specie di Disneyland” Lui fu molto evasivo nella risposta. “E’ tutto apposto, Conney” Avrebbe potuto dirmi che aveva marcato visita e basta, invece m’insospettì proprio con le sue eccessive rassicurazioni. Ora non è che ci volesse una volpe per accorgersi che stava succedendo qualcosa, così finsi di andare con Brad al canile, invece presi l’auto e mi recai al Campo. “Connecticut, che ci fai qui?” Al cancello, la guardia avvertì il Sergente Collins che sopraggiunse con aria torva. “Non puoi andare e venire dal Campo come ti pare, lo sai?” Era evidente che il soldato alla sbarra aveva ricevuto l’ordine di non farmi passare.

    “Tu sei in congedo straordinario e questa è una zona militare sotto tutela del Colonnello” Allora dovevo andare dal Colonnello per scoprire perché non mi volevano far vedere la recluta Guzmàn? “Conney, non crearmi altri problemi, ok?” Forse non aveva capito che ero io il loro problema. “Hai ragione, sei tu il nostro vero problema” Allora era molto facile risolverlo, bastava coinvolgermi in quella faccenda. “Devi darmi la tua parola d’onore che ...” Stronzate, se non mi faceva entrare subito, gli avrei fatto direttamente rapporto alla disciplinare. “Ti credi un duro che puoi venire a comandare ...” Era lui che lì dentro ordinava a tutti, persino al Colonnello ed era questo a essere inammissibile. “Porta il culo dentro al mio ufficio” No, perché nel frattempo qualcuno avrebbe fatto qualcosa e io volevo vedere subito Ralph, chiaro? “Conney, non fare cazzate!” Credeva che mi mancasse il coraggio di saltare quella sbarra e andarci a piedi fino alle baracche?

    “E’ andato fuori di testa” Aveva provato maldestramente ad impiccarsi nelle docce e quelli lo avevano messo in infermeria come un malato qualsiasi. “Non riusciamo a capire che gli è successo” Avevo un tale magone nel gozzo mentre andavamo all’ambulatorio e poi fu anche peggio. “Lo abbiamo dovuto sedare” Mi disse la dottoressa afroamericana perché mi spaventai a vederlo sul letto esanime con il livido al collo della cintura che lo stava per strozzare. “I suoi compagni di camerata dormivano” E allora come se ne sarebbero accorti? “Dobbiamo conoscere queste risposte prima che arrivi uno sconosciuto a farci le domande” A chi voleva chiederlo, se avevano sedato l’unico che sapeva com’erano andate le cose? “Il ragazzo è in stato di shock e potrebbe reiterare il gesto suicida” Forse era solo incazzato. “Non posso prendermi questa responsabilità” Lorazepam, lo lessi sulla fiala stappata del sedativo ... allora sfilai la pistola dalla fondina del Sergente e una volta tolta la sicura, mi sedetti accanto al letto di Ralph ---> Nessuno si sarebbe avvicinato a quel ragazzo prima che si risvegliasse.

    “Scusami George, ma questa è una brutta storia che si sta complicando sempre di più” La dottoressa se ne lavò le mani e disse che l’indomani mattina il Colonnello avrebbe trovato il suo referto medico sulla scrivania. “Credi di aiutarlo allontanando la dottoressa?” Quella ne sapeva meno di me e lui messi insieme. “Lei è molto brava” Come Mrs Pipe che era molto »brava« a fare i bocchini, ma non per questo poteva curare altro che cani e gatti. “Tu non hai visto in che stato lo abbiamo trovato” Presto lo avrei scoperto ... presto per modo di dire, perché Ralph dormì ancora per parecchio tempo. Il Sergente rimase con me nell’ambulatorio e di tanto in tanto arrivava qualcuno con cui andava a parlare, ma poi tornava a sedersi. Verso sera mi convinsi anch’io che c’era bisogno di un medico e dopo aver comunicato la resa al Sergente, lasciai l’ambulatorio per andare a pisciare.

    Al ritorno trovai Ralph seduto sul lettino con il Sergente che cercava di confortarlo. “Ho peccato” Mi disse appena mi vide sulla porta. “Non ho saputo rinunciare al peccato” Piagnucolava scavandosi il dorso delle mani con le unghie. “Sono condannato a restare nelle tenebre” Lo abbracciai e gli dissi che avrei impedito a chiunque di chiuderlo di nuovo nello scantinato per redimersi dal peccato. “Satana è troppo potente, capisci?” Come potevo capire quello che gli avevano fatto per indurgli quel terrore inconscio. “Non sono degno d’impugnare l’elsa dei giusti” Ne avrei conosciuti tanti di quei sant’uomini che nel nome di Dio curano il male col sangue dei presunti peccatori. “Non merito di vivere” La vita gliela aveva regalata Dio e solo a lui spetta riprendersi quanto ci ha dato. “Ho paura” Credeva forse che Gesù non ne avesse mentre saliva sul Golgota? “Io non ce la faccio” La croce è meno pesante se troviamo un Simone di Cirene con cui condividerla.

    Ralph accettò di confidarsi solo con me e quindi rimanemmo per un po’ da soli. Le cose erano andate più o meno così: Il giorno della partitella di pallacanestro con Mitch e Stan, dopo i fatti accaduti nella doccia, quando lo lasciai da solo negli spogliatoi con Stan ... ebbene, lo convinse a fargli una pompa. Quella cosa non lo aveva spaventato più di tanto perché gli aveva fatto schifo e, memore delle mie parole, si era detto che il peccato bisogna conoscerlo prima di poterlo rifiutare. Sta di fatto che la sera stessa, lo succhiò di nuovo a Stan e forse gli fece anche un po’ meno schifo perché accettò di spompinare un soldato suo amico. Fu allora che avvertì di stare cedendo a una tentazione e quella notte, dopo l’incontro a casa del Sergente, Stan tornò all’attacco.

    Stan forse era arrabbiato con me per com’erano andate le cose o, forse, lo avrebbe fatto lo stesso perché aveva intuito come Ralph stesse rapidamente cedendo alla tentazione del cazzo. Quella notte andò nella camerata dei ragazzi e seppe convincerlo di nuovo a seguirlo nei bagni, stavolta però gli chiese di più e Ralph non gli seppe dire di No. Rimase sconvolto da quella cosa che al contrario di fargli un male del demonio, gli provocò il piacere dei sodomiti. Dopo aver fatto i suoi comodi, Stan lo trattò male chiamandolo »sporca cagna« e salutandolo con uno sputo, gli dette appuntamento per il giorno dopo. Ralph rimase a combattere i diavoli con cui gli avevano inculcato il timor di Dio e alle prime luci dell’alba, quelli ebbero la meglio e si ritrovò appeso per il collo a una cinghia. Per fortuna il tubo dell’acqua cui si attaccò, cedette e i ragazzi lo soccorsero.

    “E’ colpa mia, Conney!” Riuscì a confidarmi la sua vergogna solo perché aveva avuto quel primo contatto intimo con me. “Io sono disgustoso” Sapeva che avrebbe ceduto di nuovo al Maggiore Stanley? “E’ meglio la morte” Lo terrorizzava quel piacere della carne oppure le pene corporali cui sapeva di doversi sottoporre per purificarsi l’anima? “Dio vede tutto” Era così sicuro di volere rimanere in un tale giardino dell’Eden? “E’ il pertugio del demonio!” I timorati di Dio che lo chiamavano in quel modo, non riservavano certo anatemi meno colpevolizzanti per ogni altro tipo di coito sessuale. “Che devo fare, Conney?” Io non avevo le risposte che cercava, potevo solo dirgli che era stupido farsi del male per qualcosa che non gli era dispiaciuto. “Io odio il Maggiore Stanley” Gli promisi che nessuno lo avrebbe mai più costretto a fare qualcosa contro la sua volontà.

     “Hai capito che gli è successo?” Rassicurai il Sergente Collins che Ralph non avrebbe più fatto gesti avventati. “Conney, si tratta di quello che penso io?” Un soldato di lungo corso come lui sapeva bene come andavano certe faccende. “Quel ragazzo ha bisogno di aiuto” Ora non poteva propinarmi una reprimenda contro la perniciosità del sesso tra maschi. “Chi è stato?” La colpevole era quella natura che tutti si ostinavano a ignorare. “Chiederò che sia congedato” Ecco, consegnarlo alla sua famiglia sarebbe stato il modo migliore per farla scontare solo a lui. “E se lo rifarà di nuovo?” Tentare il suicidio o prenderlo in culo? In ogni caso, mi sentivo colpevole perché lo avevo tirato dentro le mie vicende personali. “Cristo, sei stato tu!” C’eravamo segati insieme, ma come avrei potuto prevedere gli sviluppi di quella faccenda? “Connecticut, chi stai coprendo?” Un po’ tutti quanti ...

    >>> Il Sergente Collins aveva ormai superato la mezza età e, complice la traumatica esperienza in Vietnam, relegava certe effusioni tra maschi in un effetto nefasto della guerra. Lui aveva bandito dal talamo nuziale ogni altro tipo di sensualità che non poteva essere convertita in un edificante sentimento genitoriale. Una condizione in cui quel genere d’istinto animalesco si manifestava nello squallore del peccato, in tal modo le sensazioni rimanevano sterili, senza generare emozioni che minacciassero le fondamenta della famiglia. Il Sergente era però dotato di un vigoroso profilo morale e aveva perseguito realmente le rinunce fatte a favore della famiglia. Questo gli aveva indotto un annichilimento dei sensi e traeva dallo spirito di sacrificio quell’appagamento che usava come il surrogato sensuale di una precoce senilità <<<  

    “Andiamo a sparare a qualche bottiglia di birra?” Dopo aver rimesso la sicura alla pistola, al momento di riporla nella fondina, se la fece saltare nella mano per lanciarmela dalla parte del caricatore. “Uno specialista SR è anche un tiratore scelto” Mi avevano addestrato come lo spotter di uno sniper team proprio perché ero una schiappa come tiratore. “Ti va bene questa?” La Beretta M9 di ordinanza era una buona pistola semiautomatica. “Lo sai chi era Carlos Hathcock, ragazzo?” Il miglior cecchino di sempre con novantatré bersagli confermati durante la guerra del Vietnam. “E’ merda santa, quello che hai detto!” Improvvisamente, il Sergente parve dimenticarsi di quanto accaduto a Ralph.

    Sparare mi libera dall’ansia e al contempo mi carica di sicurezza, ma preferisco farlo all’aperto perché i poligoni indoor sono sempre dei bunker di cemento armato asfittici ---> Mi rompo i coglioni a tirare in un cazzo di target di carta così proposi al Sergente uno shot down ---> Un morto a testa. “Dannazione, ragazzo!” Qualunque ruolo avesse avuto il Sergente Collins in Vietnam, sicuramente non era stato quello del tiratore scelto. “Non vorrei mai incontrare sulla mia strada quelli più bravi di te” Mise una media di non più di quattro o cinque colpi nel target ... e non si avvicinavano mai al centro.

    “Si brucia come all’inferno” Sì, non era un caso se d’estate nessuno metteva piede in quel poligono. “I soldi dei contribuenti li spendono per il circolo del golf” Non funzionava neanche l’impianto di areazione e dopo un po’ la puzza di polvere da sparo ti soffocava.  “Questa è l’America!” Quel cazzo di poligono era inagibile e mi stavo squagliando dal caldo. “Ho la gola che sputa spago” Intanto il Sergente trincava dalla fiaschetta di whiskey, la riponeva rapidamente nel taschino credendo che non me ne accorgessi mentre contavo i suoi colpi, che andavano via sempre più a cazzo di cane.

    “Questa merda è per uomini, ragazzo!” Gli chiesi un sorso per farlo sentire a suo agio e per poco quella roba non mi ammazzava! Divenni paonazzo e poi il singhiozzo m’impedì di sparare. “Al fronte l’acqua calda era un lusso” Le docce del poligono di tiro erano in disuso da un pezzo, ma il Sergente non volle sentire ragioni e senza batter ciglio, s’infilò sotto l’unico soffione da cui usciva un filo d’acqua rugginosa. “Che vuoi fare, principessa?” Non era per l’acqua fredda che con quel caldo sarebbe stata un refrigerio e neanche per le condizioni fatiscenti di quegli spogliatoi ... “Avanti, abbiamo persino il sapone!” Perché preferiva quel tugurio quando potevamo usare i comodi spogliatoi della palestra? “Ricordo di quando ... ” Sì, il Vietnam, però stavamo a Long Island, cazzo! “Saigon la vidi solo due volte” M’infilai sotto la doccia con lui accanto che iniziò a raccontarmi una delle sue tante storie.

    Allora ---> Il Sergente Collins apparteneva a quel genere di maschio la cui virilità acquisisce vigore invecchiando e come per il bourbon, questo poteva accadere solo in una botte di ottimo legno di quercia americana. “Le puttane ti attaccavano la sifilide come niente” Di sicuro non mi aveva portato in quel posto isolato per mostrarmi la sua destrezza di tiratore. “Arrivavi all’inferno e ti pisciavi addosso dalla paura” Il Sergente voleva confidarmi le sue esperienze omoerotiche che forse aveva sempre taciuto persino a se stesso? “Si chiamava Perth, era un pulcino appena uscito dall’uovo” Prese a sciacquarmi la testa con le sue grosse mani, lo sapevo che cosa stava cercando, però mi spaventò lo stesso la veemenza con cui ruppe ogni indugio e mi spinse nell’angolo della doccia.

    “Tu lo vuoi, non è vero?” A quel punto importava poco quello che volessi io. “Ti piace così, non è vero?” No, perché avrei dovuto arrendermi alla sua impetuosa volontà. “Sei così giovane!” Mi annusava e poi sentii la sua lingua raspare la pelle come fosse quella di una fiera in procinto di cibarsi della mia carne. “Colpisci, avanti!” Me lo staccai di dosso perché non volevo soccombere in quel modo. “Colpisci più forte!” Il Sergente Collins era una bella bestia e dovetti allontanarlo con uno sforzo e dopo quel piccolo confronto, all’acme della propria eccitazione, lui mi chiese di colpirlo. “Sei proprio una fighetta!” Era un fascio di muscoli induriti, ma io non tiravo mica per fare male. “Senti qua, questa è roba buona, ragazzo” Era in preda all’esaltazione sessuale che gli faceva strabuzzare gli occhi. “Tocca e senti che consistenza!” Appena lo sfioravo, il suo respiro diveniva un rantolo per poi esplodere in un grugnito. “Vuoi vedere la mia sborra, non è vero?” Mi cinse il collo in un braccio trattenendomi a sé mentre pareva che stesse per venire ...

    “Colpisci, più forte!” Voleva che continuassi a colpirlo sugli addominali, anche se a me pareva che quella cosa non giovasse alla sua erezione. “Ci siamo ... ecco!” Forse ero io che non ero capace di farmi coinvolgere in quel suo autoerotismo feroce. “Sei proprio una fighetta!” Con quei grugniti che gli contorcevano gli addominali, era più probabile che cagasse uno stronzo piuttosto che riuscisse a sborrare a cazzo moscio. “Cazzo, Sì ... stritola le mie grosse palle di toro” Quando mi permise di fare a modo mio, riuscii a incanalare la sua aggressività in una poderosa erezione, ma non riusciva proprio a scaricare e quando sembrava essere sul punto di esplodere, allora ricominciava a grugnire. “Sta fermo!” Oramai pensavo che quel tira e molla non sarebbe più finito, quando mi spinse contro la parete e si avventò famelico su di me.

    Mi arresi anche perché non avrei potuto sottrargli il mio cazzo mentre sembrava un cane che ringhia, geloso del suo osso. Ogni tanto mi ci dava una pompata, ma per lo più si sollazzava a schiaffeggiarlo o lo leccava assaporandone il succoso midollo e poi gongolava soddisfatto quando mi strappava un gemito ---> Ero spaventato perché sembrava posseduto dal demone di un istinto animalesco. Allora gli carezzai prudentemente il capo e lui cercò la mia mano, strofinandoci sopra la faccia. Non so cosa stesse succedendo, ma compresi che le cose erano cambiate e m’inginocchiai anch’io. Lui mi strinse e nascose il volto sul mio collo, credo che stesse piangendo tra i suoi singulti rabbiosi. Lo iniziai a carezzare teneramente e lui mi lasciò fare, allora gli presi una mano e la guidai su di me. Ci stavamo finalmente segando come Cristo comanda, quando lui tolse la testa dal mio collo e mi prese a guardare negli occhi ---> Non mi ero sbagliato, stava proprio piangendo!

    Non riuscivo a sostenere il suo sguardo e non volevo perdere quell’attimo d’intimità, allora lo afferrai violentemente per la nuca per costringerlo a poggiarci fronte a fronte e continuammo a occhi chiusi, inspirando ognuno la passione dell’altro. “Fallo” Disse, quando gli sussurrai che c’ero vicino. “Spara quel tuo carico su di me” Ero felice che fosse tornato in se stesso e aveva ricominciato a parlarmi. “Bravo ragazzo, sparamelo addosso” Mi alzai in piedi e lui mi porse il petto. “Cazzo, Sì!” Dopo iniziò a grugnire di nuovo, ma fu per l’ultima volta perché dal suo cazzo stillò faticosamente un unico gocciolone denso di sperma, spinto fuori con furiosi sforzi che gonfiarono tutte le vene del suo corpo, al punto che temetti gli stesse per prendere un colpo!

    Per fortuna non tirò le cuoia, rimase solo per qualche attimo ansimante prima di rialzarsi tossendo. Sputò uno scaracchio nel buco del sifone della doccia mentre si lavava via la mia sborrata tra i peli del petto ---> Chissà che cazzo le aveva combinato a Mrs Pipe quando gliela portarono a conoscere! ---> Fu felice di condividere quel ricordo. “Quando toccò a me, aveva ancora qualche dente” Mi rispose dopo essersi torto dal ridere. “Tu sei un bravo ragazzo, lo sai?” Era passato da un formalismo marziale a una bestialità primordiale e ora mi era diventato di una tale dolcezza paterna! “Lascia fare a me” Mi legò persino le stringhe degli stivali e dopo mi aggiustò pure la cintola della divisa. “Questa mettila così” Mi obbligò a non indossare la maglietta perché disse che il sudore di cui era pregna poteva farmi raffreddare. “Ti faccio vedere come si fa” Quindi m’insegnò a portarla attaccata dietro ai pantaloni perché, disse ---> E’ da tosti, non credi?

    Ep. 13 (Una nuova casa per Ralph)

    La sera prima, dopo aver raggiunto una tregua diplomatica, il Maggiore Stanley ci aveva piantato in asso appena usciti dalla casa del Sergente Collins ---> Io non comprendevo i modi con cui Stan manifestava interesse nei miei riguardi. Tuttavia, sapevo che scazzottarsi instaura un rapporto sensuale attraverso l’istinto di prevalere sull’altro, non era strano quindi se quel desiderio carnale latente avesse generato l’emozione che ci stava legando in un’amicizia. Il Maggiore Stanley però sembrava non rendersi conto dei suoi capelli brizzolati, i quali stridevano con degli atteggiamenti da adolescente dispotico. Nel contempo, pretendeva un genere di rispetto che non riusciva ad impormi con le maniere forti ... anzi, le aveva buscate regolarmente ---> Io dovevo difendermi dal suo rancore.

     “Che gli dico a Stan?” Se sei cresciuto in una famiglia disgraziata, diventi indulgente con quanti non ti sanno voler bene e finisci per concedere una seconda possibilità anche al Diavolo. “Lo portiamo a meta questo punto?” Quella sera, durante il tragitto di ritorno alla Base, Roger aveva continuato a parlarmi con quel suo inglese yankee che capivo poco. “Vedrai quanto ti fotti!” Io mi ero distratto, fino a quando iniziò a pretendere delle risposte.  “Ci verrai?” ---> Dire sempre Sì alla vita ---> Avevo voglia di fare nuove esperienze, uscire dall’ambiente chiuso di una caserma e Roger, Mitchell e Stanley sapevano il fatto loro riguardo al divertimento, almeno così mi pareva ed ero così stanco di piangermi addosso. “Stai facendo la cosa giusta, amico!” Invece avevo appena commesso un errore grosso come una casa ...

    “Io che c’entro?” Seppure cercassi di porre rimedio ai miei errori, continuavo a sbagliare e così facendo, volevo capire se il Maggiore Stanley avesse fatto del male a Ralph per colpa mia ---> Andai a prendere di petto Danny. “Tu e Stan siete proprio fatti della stessa pasta” Disse che quella notte stava studiando e a nulla valse spegnere rapidamente la torcia elettrica perché Stan si era accorto di lui. “Puoi starne certo che Ralph c’è andato sui suoi passi” Come potevo essere sicuro che non l’avesse ricattato in qualche modo? “Il Maggiore non l’ha costretto come invece hai fatto tu” Danny si era accorto anche di quando fui io a portare di peso Ralph nei bagni perché in preda alla crisi nervosa causata dal nostro rapporto intimo. “Io non voglio entrarci nelle vostre storie di merda” Le cose stavano proprio come me le sputò in faccia Danny ---> Stan ed Io c’eravamo approfittati di quel povero ragazzo ---> Accettare la sua amicizia mi sembrò la cosa più giusta da fare, almeno non ci sarebbe andato di mezzo qualcun altro.

    Dovevo ancora risolvere il problema delle macchie di rossetto sui pantaloni di Mitchell e restituirglieli puliti mi parve il modo migliore di riallacciare i rapporti anche con lui. “Prestami la macchina e ti ci porto io nella migliore lavanderia di Farmingdale” Fu Roger a consigliarmi di chiedere aiuto a Josè. “Il mio amico aveva bisogno di una lavanderia ed io l’ho portato nella migliore di tutta Long Island” Rose O’reilly era la madre di Rachel e lavorava in una lavanderia, ecco dunque spiegata la cattiveria nel consiglio di Roger. “Te l’ho presentata Rachel, la mia ragazza, Rachel, ti ricordi alla pizzeria?” Certo che mi ricordavo di Rachel, cazzo!

    Rose O’reilly era la quarantenne più sexy che avevo mai incontrato prima. “Il gatto ti ha preso la lingua?” Somigliava fisicamente a Rachel, anche se la maturità smussava le spigolature di quel corpo asciutto e slanciato ---> elegante e leggiadro con quelle gambe lunghe e le caviglie sottilissime e quando si muoveva parevano danzare come un airone sulle acque. “Rose, non darci peso, viene dal Connecticut” Portava i capelli lunghi acciuffati in testa, infilzati con un arnese tipo piccolo ferro da maglia. “Ti vuoi muovere!” Avevo cominciato a pensare in italiano e non riuscivo a scegliere le parole in inglese per dire qualsiasi cosa ---> Come cazzo facevo a darle in mano quel pantalone beige con la patta tutta insudiciata dal rossetto della figlia?

    La sua mano affusolata si protese verso di me ---> in realtà aveva le mani segnate dal lavoro che facevano e le nocche erano grosse con le unghie dallo smalto rovinato, ma io le trovavo sexy lo stesso. “Dai qua!” Concluse Josè, che mi tirò via la busta e la vuotò sul tavolo. “Cazzo, me lo potevi dire che portavamo quella merda da mia suocera!” Mi sentii avvampare le guance dall’imbarazzo mentre Rose esaminava la macchia con perplessità. “Te la devi proprio essere spassata, amico!” Rose mi disse che avrebbe fatto del suo meglio per smacchiare quei pantaloni. “Chi era la pollastrella assatanata?” Gli dissi che era stata una tipa conosciuta al nightclub ...

    “L’hai spogliata con gli occhi, ecco cosa hai fatto!” Rose era vedova di guerra, suo marito morì in Vietnam senza mai conoscere sua figlia Rachel. “Non ti posso far scopare mia suocera, lo sai?” Non si era risposata, anche se ebbe un’altra figlia ... a quanto pareva, la storia della ragazza madre che mi aveva propinato Rachel, era stata ricalcata sulla vita di Rose. “Comunque ... ” Quando a Josè veniva duro, diventava nervoso e parlava uno spanglish che di per sé era comprensibile, ma lo pronunciava con la stessa enfasi di una lingua latina. “Eccome se mi farei cavalcare da lei” Esiste qualcosa in cui un maschio non voglia infilarlo? “E stava piegata con la cabeza nella lavaplatos, Virgen Maria que tentaciòn!” Ogni volta che José evocava un’immagine erotica, aveva un rinculo che lo faceva rimbalzare sul sedile e con urgenza si afferrava il cavallo dei pantaloni come per trattenerlo, quindi con la stessa mano si segnava la croce e poi si baciava la punta delle dita.

    “ Sei geloso!” In effetti, m’infastidiva come sporcava l’immagine Rose con le sue porcherie. “Tanto non te la lascio fottere, cabron!” Ero stufo di starlo a sentire e quando mi fermai davanti alla sbarra d’accesso al Campo, gli lasciai la macchina per andare a cercare Ralph. “E’ stato trasferito all’infermeria della Base” Accidenti, la faccenda si complicava! “Dammi solo qualche minuto, cazzo!” Stavo andando all’ufficio del Sergente, quando fui rincorso da Stan che per catturare la mia attenzione dovette strattonarmi per un braccio. “So che hai parlato con la recluta Flynn” A quanto pare, era molto intimo anche con Danny. “Conney, non ti conviene denunciarmi!” Evidentemente sapeva che anch’io avevo ravanato nelle mutande di Ralph. “Dannazione, che hai intenzione di fare?” Doveva venire con me dal Sergente perché solo lui poteva tirarci fuori da quel fottuto guaio.

    “Maggiore, tu meriti il congedo con disonore” Sedersi davanti alla scrivania del Sergente Collins fu come salire sul banco degli imputati davanti a una Corte Marziale. “Tu non sei degno d’indossare la divisa” Mi era sembrata una buona idea costringere Stanley a confidare nell’indulgenza di George. “Se fossi un uomo, ti dimetteresti da solo” Invece a quello gli partì proprio la brocca! Dal suo volto adombrato dal disappunto, non trapelava alcuna umana comprensione. “Il tuo crimine mette a rischio l’intero esercito degli Stati Uniti d’America!” Era proprio così perché le famiglie affidavano cecamente i loro ragazzi all’esercito che li andava a reclutare nelle scuole. “Perdemmo la guerra del Vietnam proprio perché si ruppe la fiducia tra noi e la società civile” Questa era la ragione per cui era così importante che non uscisse nulla da quell’ufficio. “Non credere di farla franca” Alla fine, il Sergente Collins giunse alle mie stesse conclusioni e cacciò Stanley dal suo ufficio come un cane.

    “Questa è proprio una gran brutta storia, Conney” Io rimasi in silenzio com’ero stato per tutto il tempo. “Il Maggiore Stanley deve pagare per il crimine che ha commesso o diventeremo suoi complici” Ralph era stato trasferito dopo che il Colonnello aveva letto il referto medico trovato sulla scrivania ... ma quello parlava solo del suo tentato suicidio. “Il ragazzo sarà congedato d’ufficio” Questo non era giusto perché in quel modo Ralph avrebbe scontato la colpa di essere stato troppo sensibile. “Quel ragazzo non ha la tempra per diventare un militare” Esisteva anche la logistica, No? “Ha bisogno di un supporto medico” Lo stavamo per riconsegnare a quegli schizzati di millenaristi che erano i veri responsabili del suo gesto avventato.

    “Un fatto così grave non può essere ignorato” Per il Sergente era impossibile soprassedere. “E se la prossima volta riuscisse a togliersi la vita?” Ralph aveva solo bisogno di liberarsi dei demoni che gli avevano cacciato nella testa e riguardo al Maggiore Stanley, conoscevo un posticino in Alaska, dove poteva essere trasferito in tutta sicurezza. “Ho detto a Margaret di preparare anche per te” Stavo per andarmene, quando il Sergente mi fece uno strano invito a pranzo. “Così ci aiuterai a mangiare il polpettone avanzato a cena” Che voleva intendere? Lo sapeva che avevo il servizio in mensa. “Green Mile è d’accordo con me” Ancora con quella storia che un ufficiale non deve lavorare nelle cucine? “Un ufficiale non sta nelle cucine e non dorme in camerata con le reclute, hai capito Connecticut?” Certo che lo avevo capito, quella era la misura restrittiva decisa nei miei confronti.

    “Al Campo c’è sempre bisogno d’aiuto” Dopo pranzo, il Sergente mi riaccompagnò alla Base. “Ci parlo io con il Colonnello” Mi voleva tenere sott’occhio? “Le reclute saranno congedate alla fine del mese, dopo potrai andartene in vacanza come tutti” Io ero già in congedo straordinario, cazzo! “Non fare quella faccia, lo sai che ti sto aiutando” Da sotto un certo punto di vista, quello poteva anche essere inteso come un ricatto. “Aspettami in infermeria” Alla Base, lui si recò dal Colonnello mentre io andai a trovare Ralph. “Quando mi dimetteranno?” Lo avevano messo sotto chiave. “Voglio tornare con gli altri” Solo allora compresi quanto grave fosse ritenuto il gesto che aveva commesso. “Perché non posso vedere nessuno?” La vergogna che l’esercito voleva tenere nascosta era il suicidio. “Che sta succedendo, Conney?” Lo avremmo saputo appena il Sergente sarebbe tornato ...

    “Il Colonnello ha deciso e tu non puoi farci niente, lo capisci?” Affanculo, la gran madama non voleva rischiare di avere tra i piedi una commissione d’inchiesta. “Conney, quel ragazzo ha tentato di togliersi la vita!” Ci si mise pure la dottoressa con la sua perizia medica. “Ha bisogno di un supporto psicologico” L’esercito pagava frotte di strizzacervelli. “Cerca di ragionare, ragazzo!” Se ne stavano lavando le mani peggio di Ponzio Pilato con Gesù Cristo. “Gli sarà assegnato un medico quando torna a casa” Un congedo per turbe psichiche, la sua vita ne sarebbe rimasta segnata per sempre ---> Che lavoro avrebbe potuto trovare con un marchio del genere? “Conney!” Conney un cazzo, ci andavo io da quella madama a spiegarglielo. “Ci sarebbe un’altra possibilità ... ” Dovevo convincere Ralph a chiedere il congedo di sua iniziativa.

    “Perché?” Alle scuole elementari mi spiegarono che la porcellana è più resistente dell’acciaio ed è proprio questa eccessiva durezza a renderla fragile. “Io non ci voglio tornare a casa” Continuavo a sentirmi come un soldatino di porcellana pronto a schiantarsi per terra. “E’ Dio che mi punisce per quello che ho fatto” Se lo rimandavo a casa da quegli schizzati, avrebbe tentato di togliersi la vita di nuovo, lo sapevo che era così. “Aiutami, ti prego!” Porca puttana, non era giusto e non poteva finire così. “Io non saprei dove andare” Nessuno lo costringeva a tornare a casa, poteva bene trovarsi un lavoro, quella la fuori era l’America, cazzo! “Vorrei essere forte come te” Ma quale forza, se ero capace solo di creare guai. “Io tornerò a casa” No ---> Gli avrei trovato io una sistemazione, era il minimo che potessi fare dopo averlo cacciato in quella situazione di merda. “Connecticut, ora che hai intenzione di fare?” Il Sergente gli procurò il foglio di via firmato dal Colonnello e poi mi chiese che avrei fatto ---> Non lo sapevo.

    Chiesi a José se poteva darmi una mano, ma fece come tutti gli altri che guardarono con sospetto l’impegno profuso per quel bel ragazzetto. “Sei uno stronzo, me l’avevi promessa!” E certo, voleva anche che gli lasciassi la macchina. “Ralph può stare a casa mia” E’ sempre così, nel momento del bisogno, l’aiuto arriva sempre da chi meno te lo saresti aspettato. “Mia madre vive da sola” Danny, fu l’unico dei ragazzi della camerata a farsi avanti, quando chiesi anche a loro se potevano aiutarci. “Sta attento Ralph perché sarà nella mia stanza che dormirai stasera!” Si mise anche a scherzare mentre ci aiutava a mettere la roba nel sacco e fu un toccasana per l’umore nero che ci trascinavamo dietro. “Mia madre si sentirà più rassicurata, se a chiedergli il favore sarà un ufficiale dell’esercito” Sì, indossavo solo dei pantaloncini e quella mattina non avevo avuto tempo di sbarbarmi, però non mi meritavo quell’occhiataccia sarcastica che mi lanciò Danny.

    “Signor Sì, Signore!” Ammetto di averlo fatto soprattutto per vanità a indossare l’alta uniforme. “Sei uno strafico, Signore!” Quindi ci stava che quei due mi prendessero per i fondelli. “Signore, con quella indosso, farebbe scattare sugli attenti anche il Colonnello” E comunque era vero, il Generale mi aveva insegnato a portare l’uniforme ---> Schiena dritta e sguardo fiero, cazzo! Però speravo di fare un’entrata in scena migliore perché quando arrivammo, in casa Flynn non c’era nessuno e quello scemo di Danny aveva dimenticato le chiavi. “Posso aprire passando dal retro” Lui avrebbe voluto scavalcare la staccionata sul retro e intrufolarsi dalla porta finestra della cucina come chissà quante volte aveva già fatto, ma io preferii aspettare per non indispettire la padrona di casa. “Lei lavora nella farmacia del centro commerciale” Sì, quel centro commerciale stava appena superato il passaggio a livello di Merritts Road, però io mi sentivo in imbarazzo a romperle le palle sul posto di lavoro ...

    Casa Flynn era piccolina, con un solo piano e l’ingresso aveva quattro gradini di mattoncini rossi con un corrimano di ferro. Non era una casa lussuosa ma neanche si poteva definire modesta, sicuramente non era grande come quelle lì attorno e si vedeva che non ci abitava un uomo perché le manutenzioni erano carenti, come il garage che avrebbe avuto bisogno di una riverniciata. Aspettavo continuando a camminare avanti e indietro sul marciapiede e per fortuna che la casa era sovrastata dalla chioma degli alberi sulla strada che riparavano dal sole, altrimenti mi sarei squagliato dentro la divisa. “Io vado a chiamarla, voi aspettate qui, Ok?” Dopo quasi un’ora e con la prospettiva di aspettarne almeno un’altra, mi lasciai convincere da Danny e gli passai le chiavi della macchina per andare a prendere la madre. “E se dicesse di No?” A Ralph stavano venendo i miei stessi dubbi ...

    Ralph ed io eravamo oramai stremati dall’attesa, quando vedemmo finalmente il mio Pajero svoltare all’incrocio da Powell Blvd. “Mi dispiace avervi fatto aspettare” Mrs Flynn aveva dovuto aspettare la chiusura della farmacia perché quel giorno era da sola in negozio. Poco male, almeno il figlio aveva avuto tutto il tempo per spiegarle il motivo per cui eravamo lì e da come ci accolse, la faccenda faceva ben sperare. “Sarò felice di avere questo bravo ragazzo a darmi compagnia” La madre di Danny somigliava a Zia May dell’Uomo Ragno! “Mi darai una mano anche con i lavori domestici, vero?” Prima di tornare a casa, Mrs Flynn gli aveva già fissato un colloquio di lavoro al minimarket. “Sarei così felice di avervi a cena” Come si poteva rispondere di No a una donna così gentile? Al Sergente Collins avrei parlato io per il mancato rientro di suo figlio.

    “Danny, fa gli onori di casa con il Maresciallo” La signora non aveva dimestichezza con i gradi militari. “Non posso, io devo far vedere la stanza a Ralph” Il piccoletto mi lasciò insieme alla madre che immancabilmente tirò fuori l’album di famiglia insieme a un bicchierino di cherry. “Questo era il mio povero marito” L’ubriacone violento che l’aveva fatta penare per una vita. “Danny è cresciuto troppo in fretta” Si sentiva in colpa perché non aveva potuto mettere via i soldi per il college. “Sono felice di averti finalmente incontrato, Colonnello” Zia May me lo disse con le lacrime agli occhi. “Ci vuole un gran cuore per prendersi tanta pena per questi ragazzi” Stava ancora parlando di me? “Sono felice che il buon Dio mi dia l’opportunità di sdebitarmi” Iniziavo a dubitare del mio inglese perché non riuscivo più a capire chi fosse il soggetto del suo discorso.

    “Non so come avrei potuto fare, senza il suo aiuto” Stava parlando di me o del Padreterno? No, perché sembrava proprio che si riferisse a me! “Pizza per tutti?” Non ebbi modo di capirlo perché Danny e Ralph irruppero in salotto proponendo la pizza per cena e Mrs Flynn ne fu entusiasta, come lo era per ogni parola che usciva da bocca del figlio. “Tenente, può accendere queste torce contro i mosquitos, per favore?” Decidemmo di apparecchiare sul patio e poi la signora mi offrì del vino bianco. “Danny la stima molto, lo sa?” Che mi stesse fraintendendo per qualcun altro? “Era solo un ragazzino quando si arruolò nella protezione civile, se lo ricorda vero?” Il vino rese ancora meno comprensibile di chi stesse parlando.

    “Pizza piccante ai peperoni, pizza col salame e prosciutto, chi ha ordinato quella con funghi e cipolla?” Chi lo avrebbe detto che un così funesto giorno di sarebbe concluso in una bella serata? “Mi passi la senape?” C’era una tale quiete sul retro di quella casa! Il mondo con tutte le sue complicazioni apparivano distanti mille miglia. “Ralph ed io vogliamo rimettere in sesto la piscina” C’era una piccola piscina in disuso dietro il garage. “Basta che non mi costi un occhio della testa, ragazzi!” E’ proprio vero che il Signore agisce per vie imperscrutabili. “Lo faremo con i nostri soldi, vero Ralph?” Si era fatto tardi e dissi a Danny che poteva dormire a casa sua. “Conney non regge l’alcol” Questo non era vero, lo tenevo benissimo quando non mi ci aggiungevano robe strane. “Non se ne parla, guido io Boss” Beh, forse era meglio così perché l’ultima volta che il bastardo mi aveva mollato in mezzo a Merritts Rd, avevo girato a vuoto per parecchio tempo prima di ritrovare la strada giusta per tornare alla Base.

    “Ti stai sbagliando, quella non era la stessa stazione di servizio” Danny voleva farmi credere che non aveva svoltato sulla stessa strada per due volte. “Qui c’è il senso unico” Doveva piantarla di abbindolarmi come usava fare con la madre. “E’ una scorciatoia” Quando incrociammo Main Street, lo costrinsi a dirmi perché stava girando a vuoto. “La verità è che non trovo il coraggio di confessarti una roba” Lo pregai di aspettare il giorno dopo per farlo perché avevo avuto una giornata troppo pesante. “Io non lo so se domani avrò ancora il coraggio di farlo” Perché guastare il lieto fine di quella difficile giornata? “Io devo farlo, Signore!” Io sapevo solo che quando Danny iniziava a chiamarmi »Sir« si trattava di guai. “Riguardo al Maggiore Stanley, Signore” Ora che lo sapevo, già mi preoccupavo. “E’ colpa mia, Signore!” Ok, meglio che parcheggiava al Dunkin’Donuts dietro alla Base, almeno poteva rovinarmi la serata dopo avermi offerto qualcosa di dolce.

    “Ora posso parlare, Signore?” No, prima volevo la mia ciambella. “Allora dimmelo tu quando posso” Avrò avuto il diritto di mangiarmi la ciambella in santa pace, cazzo!  “Insomma, Conney!” Che gli costava aspettare di risalire in macchina. “Ma se mi hai fatto parcheggiare perché non volevi parlarne in macchina” Porca puttana, io quel problema lo avevo risolto, OK? Ora lo avrei riportato al Campo, poi sarei passato a casa del Sergente ---> Buonasera Margaret, scusa l’ora ma devo parlare urgentemente con George ---> Lui mi avrebbe detto »ben fatto, ragazzo« e poi finalmente me ne sarei andato a dormire. “Io ho risolto il problema e non tu” Voleva una medaglia? Voleva prendersi il merito della faccenda? Ok, se voleva, lo urlavo al mondo che Danny Flynn era un bravo ragazzo. “Smettila, ci stanno guardando tutti” E certo, perché tanto era sempre colpa del sottoscritto. “Saliamo in macchina” Ed io glielo avevo detto che era meglio tornare in macchina prima d’iniziare a discutere.

    “Sei calmo adesso?” Come glielo potevo far capire che non avrei retto una sola oncia di ulteriore rimorso per quello che era successo? “E’ proprio per questo che devo dirtelo” Voleva solo scaricarmi il peso della sua coscienza addosso. “Non so da che parte cominciare” Per quanto mi riguardava, poteva anche tenerselo per sé. “Con te non si riesce ad avere un dialogo, cazzo!” Io non ero mica scemo, l’avevo capito da come mi aveva parlato Zia May che qualcosa non quadrava, però ora non ero nella condizione di sopportare la notizia che Peter Parker non era l’Uomo Ragno. “Hai ragione perché io sono tutt’altro che Spiderman” Ecco andati in fumo anni di assolute certezze Marvel. “Sto parlando seriamente, questo non è uno stupido scherzo” Doveva farsene una ragione perché a me era toccato scoprirlo a dieci anni che i supereroi non esistevano a cominciare da mamma e papà.

    “Credi di aver avuto solo tu una vita difficile?” No, ma chi ne ha già una da trascinarsi dietro, non ha la forza di mettersene un’altra sulle spalle. “Posso almeno chiederti scusa?” Se questo bastava a mandarlo a dormire più sereno. “Scusa per aver fatto la spia per il Maggiore Stanley” Ecco, lo sapevo che c’era la fregatura. “Lo devi sapere, cazzo!” Fin da bambino imparai che non sempre sapere tutto è una buona cosa. “Io ci tengo alla tua amicizia” Per questo che mi stava raccontando di avermi sempre mentito? “Certo che No” Mi domandavo solo perché finivo sempre per essere attratto dalle carogne come lui. “Hai ragione, sono proprio una carogna” Appunto e ora era meglio dirci addio senza stupidi rimorsi.

    “Io non ce la faccio, Conney!” Eravamo arrivati al Campo, doveva solo fare un altro piccolo sforzo per scendere dalla mia fottuta macchina e non voltarsi indietro. “Ti prego, Conney!” No e No e poi No e No, stop. “Non sei neanche curioso di sapere perché l’ho fatto?” La curiosità uccise il gatto e lo sapevo che un giorno o l’altro anch’io ci avrei lasciato lo zampino. “Il Maggiore Stanley ... ” Su base volontaria le scolaresche liceali venivano reclutate nei servizi ausiliari e Stan si occupava di questo. “Lui mi stette accanto quando persi mio padre” Potevo ben immaginare quanto gli stette vicino. “Perché devi sempre fare lo stronzo?” Si tratta di un talento naturale. “Tu non puoi capire in che merdaio ero finito” Sua madre aveva preso malissimo la morte del marito e imparò a ingoiare gli ansiolitici con un buon bicchiere di vino bianco. “Il Maggiore mi ha aiutato” Facevo proprio fatica a vedere Stan nelle vesti del buon samaritano.

    “E’ un opportunista, ma se sto qui, lo devo a lui” Tutti si possono arruolare. “E’ difficile vincere una borsa di studio per uno che voleva studiare giocando a football” Pensava forse di poter aggiudicarsene una senza studiare? “No, però lui mi ha promesso ... ” Lo stava ingannando. “Forse hai ragione, però io gli dovevo comunque qualcosa” Quelli come Stan non fanno niente per niente. “All’inizio dovevo solo riferirgli che facevi nelle cucine” Ovviamente ora si pentiva di averlo fatto perché aveva scoperto quanto fossi buono, bravo e bello. “Tu parlavi solo con me” Si può essere più idioti di così? “In fondo, io non ti conoscevo” Brad aveva riferito al Colonnello perché non mi conosceva, il Sergente Collins mi aveva fatto menare perché non mi conosceva, Roger mi aveva spaccato quattro denti perché non mi conosceva, almeno Stan aveva aspettato di sapere chi fossi prima di provare a fregarmi.

    “Misi io la pasticca nel cocktail” Bene, così anche i ragazzi della camerata mi avevano mentito. “No, a loro dissi che era un’idea del Maggiore Stanley” Invece aveva architettato tutto da solo e allora per quale motivo poi aveva messo su tutta quella manfrina di Jones Beach eccetera? “Ti era flippato il cervello” Si era spaventato perché mi aveva trovato flashato nell’auto. “Non volevo farti del male, però tu mi ha fatto incazzare!” Dopo corse da Stan a raccontargli una versione dei fatti che mi facesse apparire più stronzo di quanto non ero già. “Perché avrei dovuto farlo?” Per qualche strana ragione ero simpatico a Stan e questo a lui non stava bene. “Tu non sai niente!” In effetti, rimasi basito quando mi raccontò che la storia del cazzotto a Brad era stata interamente premeditata. “Lui mi ha detto di aspettarti nel corridoio” Quindi Brad mi aveva provocato apposta! Chi se lo sarebbe aspettato un inganno del genere dal bifolco del Kentucky?

    “Brad è un idiota” Sì, gliele aveva sicuramente messe in bocca Stan le accuse che mi mosse quella sera.  “Tu sei idiota quanto lui” Sì, la reazione che ebbi era proprio la risposta da manuale di West Point. “Stan cercava il pretesto per farti quel cappotto” Danny non sapeva del chiarimento che c’era stato a casa del Sergente. “Non sto cercando d’ingannarti!”Stan mi aveva coperto fino al momento che Josè non andò a denunciarmi al Sergente Collins. “Allora perché lo avrebbe fatto?” Gli avrei dovuto un favore e attraverso quello contava di avvicinarmi a lui, che poi era la stessa tecnica che aveva usato per tirarsi nel letto Danny. “Questo non è vero!” Era stato Stan a trovare quella sistemazione a Ralph, per questo che Zia May aveva creduto che fossi lui. “Mia madre non ci sta molto con la testa” Lei aveva solo ceca fiducia in quel bugiardo del figlio.

    “Io non avrei voluto farlo!” Li conoscevo bene quel genere di Diavoli che pretendono di addossarti le loro colpe. “Tu non mi hai dato altra scelta, cazzo!” Che c’entrava Ralph? “Quel ciuccia cazzi si è messo in mezzo” In mezzo a chi si era messo? “L’hanno visto tutti come ti ronzava attorno” E allora? “Mi aveva chiesto il turno alle cucine appena aveva saputo che volevo essere spostato dal tuo servizio” Gli aveva fatto un favore, No? “Va a farti fottere, Conney!” Danny andò a raccontare a Stan che me la spassavo con Ralph, allo stesso modo di quando lo ragguagliò sui miei gusti sessuali e quello si sentì libero di tentare un approccio facendomi una sega. “Ho fatto di peggio” Cioè? “Gli ho detto che era Ralph a metterti contro di lui” Alla sua storia continuava a mancare l’ingranaggio del movente che ne facesse girare la logica.

    “Sei tu che non vuoi capire” Avrei capito solo quanto sarebbe uscito dalla sua bocca. “Ho sbagliato, lo ammetto!” La sera dell’incontro tra Ralph e Stan, gli aveva retto il gioco facendo da palo fuori dai bagni. “Te lo sei scopato anche tu” Era Danny l’amico di cui mi aveva parlato Ralph, quello a cui Stan gli aveva detto che lo doveva succhiare. “Non guardarmi così” Che pezzo di merda! “Io non credevo che arrivasse a tanto!” Al contrario di lui, Ralph aveva una coscienza cui dover dar conto. “Ralph è a casa mia e non certo in quella tua o di Stan” Gli stava passando solo quella vita di serie B da cui cercava di scappare grazie a una borsa di studio. “Potevo anche non farlo” Gli faceva comodo qualcuno che rimanesse a casa con sua madre.

    “Io ho una coscienza o perché credi ti stia dicendo tutto questo?” Perché ora che Stan ed Io stavamo per uscire insieme, magari avrei saputo da lui l’infame che era? “Tu non sai niente” Gli chiedevo solo di usare tutta la sua doppiezza affinché Ralph continuasse a credere di aver trovato una nuova casa. “Mi vergogno di quello che ho fatto, Conney” Era tardi e francamente mi sentivo alquanto frastornato da quella giornata emotivamente molto difficile ---> Ora doveva solo scendere dalla mia auto e andarsene affanculo.

    Share this post


    Link to post
    Share on other sites
    Silverselfer
  • Topic Author
  • Spoiler

    Eccomi in preavvisato ritardo ---> Inizio subito con i contenuti speciali ---> Ho due contributi video riguardo alla visualizzazione dei luoghi di cui parlo negli episodi ---> Massapequa Park --> Com'è facile dedurre dal nome, si tratta di una riserva dei nativi americani che un tempo abitavano numerosi questa parte di america. Ho scelto questo primo video per le riprese dall'alto che  inquadrano alcuni luoghi che cito negli episodi.

    I primi 40 secondi ritraggono il lago maggiore, quello dove il protagonista va a pescare alla fine di questo pacchetto di episodi. Se volete vedere la famigerata aquila pescatrice dal collo bianco, quella del simbolo degli USA per intenderci; beh, qui potreste vederla. 

    Dopo si stacca sul lago più piccolo all'estremità est del parco, dove si vede anche la fermata della ferrovia urbana, quella con cui è possibile arrivarci anche da New York in brevissimo tempo, però non so se ci sono corse dirette da Penny Station, eventualmente si deve cambiare a Jamaica Station. 

    Il motivo principale per cui ho scelto questo video sta al secondo minuto, quando il drone ha iniziato a percorrere la Lake Shore Drive e in quel momento sorvola l'incrocio con Van Buren Street. Dove sta il capanno in cui il protagonista vive il suo incontro con la figlia del predicatore battista.

    Quest'altro video, invece, l'ho scelto principalmente perché mostra il parco nel momento più suggestivo, cioè in autunno ...

    TripAdvisor time --->  Per i viaggiatori forumini che volessero visitarlo, avverto che non è un parco tipo Central Park. Questa è soprattutto una riserva naturale e si visita attraverso una passeggiata sulla pista ciclabile che lo percorre in tutta la sua lunghezza. Esiste anche un sentiero per lo jogging, ma è un vero e proprio fuori pista molto accidentato.  E' invece il posto ideale per sperimentare il vero stile di vita americano, quello che ha poco a che fare con la vita delle grandi città. L'ideale sarebbe fermarsi almeno qualche giorno e assicuro che vi sentireste anche a casa, perché ci sono moltissimi oriundi italiani. Il solo problema è quello degli hotel perché non è una zona turistica ... 

    Passiamo alla musica ---> La protagonista di questi episodi canta una canzone molto famosa di Dolly Parton che risale al 1970. Siccome è divenuta un evergreen per bambini, ve la propongo non nella version originale, bensì karaoke apposta per bambini ...

    Arriviamo dunque alla parte più ostica ---> Tim LaHaye ---> E' difficile dirvi chi è senza spiegare prima cos'è il puritanesimo americano.  Dunque ho deciso di parlarvene solo alla fine di una serie di brevi pillole con cui cercherò di spiegare appunto chi sono i puritani che hanno fatto l'america. Bando ad ulteriori ciance,  parto con il primo contributo e assicuro a chi mi seguirà in questa dimostrazione, che alla fine potrà meglio capire la mentalità degli americani.

    ***

    1a Pillola

    Differenza tra Puritano e  Neopuritano

    Oggi siamo abituati a indicare criticamente con il termine puritano chi manifesta atteggiamenti anti moderni e bacchettoni. Pur non essendo propriamente sbagliato, però è il frutto di una reinterpretazione avvenuta durante la rivoluzione culturale tra gli anni cinquanta e settanta del secolo scorso, passata alla storia come neopuritanesimo. Questo recuperava solo dei particolari aspetti puritani in chiave reazionaria per opporsi alla liberazione sessuale. Così, quando noi europei moderni parliamo di puritanesimo, in realtà non ci accorgiamo che ci stiamo riferendo al neopuritanesimo; il quale è essenzialmente un atteggiamento reazionario nei costumi che poco ha a che spartire con la storia del movimento.

    Il puritanesimo è un movimento riformista che nasce in Inghilterra e rientra nell’ambito della Grande Riforma Calvinista del XVI secolo insieme a quella Luterana e a ogni altra sfumatura del Cristianesimo Evangelico. Tuttavia, come spesso capita per la cultura insulare britannica, la sua radice affonda in fatti e tradizioni autoctone e almeno agli inizi, il puritanesimo fu associato a quello dei catari albigesi, dalla cui radice etimologica in greco --> καϑαρός --> si ricava il termine originale/puro. Questo riferimento non è cercato dai Cristiani Evangelici inglesi, ma gli è affibbiato dai loro detrattori per individuare una pericolosa origine francese nel loro intento rivoluzionario. Del resto, tutti i nomi con cui conosciamo questi movimenti evangelici sono dei dispregiativi coniati da quello che oggi chiameremmo establishment, al fine di schernirne l’integrità morale con cui si mettevano in contraddizione con i tempi moderni.

    I Puritani erano identificati anche con il termine Separatisti perché rifiutavano la riforma anglicana di Enrico VIII, che costringeva a giurare fedeltà sia al Re e sia al capo della chiesa riuniti nella stessa persona. I Cristiani Evangelici rinnegavano invece qualsiasi gerarchia ecclesiale e non riconoscevano altri che Gesù a capo della loro chiesa. Questo induceva i Puritani a chiedere la separazione delle due cariche, di modo da poter rifiutare quella del capo della chiesa cristiana inglese senza finire per essere tacciati di alto tradimento. E’ da questa esigenza che scaturiscono le prime teorie sullo Stato Laico, che i puritani porteranno poi con sé nelle colonie americane.

    Invece, la figura bacchettona del neopuritano è stata rievocata dall’iconografia che risale alla guerra civile inglese; quando gli evangelici sostennero Cromwell formandone la frangia repubblicana più estremista, arrivando a chiedere e ottenere la testa del Re Carlo I (1649). Contrariamente ai costumi dell’epoca, loro si vestivano tutti allo stesso modo con abiti neri, apparendo come un austero esercito in divisa che combatteva contro ogni licenziosità mondana. Erano chiamati teste tonde o ancor peggio teste d’uovo perché non mettevano la parrucca e forse proprio per questo, indossavano dei gran cappelloni puntuti con la tesa ampissima, i quali accentuavano ancora di più lo spavento di trovarseli davanti per strada. Tutto questo non ha nulla a che spartire con la reale storia del puritanesimo e del grande apporto culturale che condizionò la formazione della società democratica americana.

    ***

    Ok, basta così ... 

    Ep. 14 (Tim LaHaye)

     “Evviva lo stile di vita americano!” In fondo non è così difficile distinguere il bene dal male se scegli di attenerti alle regole . “Dio benedica l’America!” Così facendo, la giustizia diventa il verbo dei giusti e i cattivi sono quelli che non la rispettano. “Possa la nazione liberata dal Cielo, essere benedetta con la vittoria e la pace” Io ero americano e la divisa faceva di me un giusto. “Sia lodato l’onnipotente che ci ha creato e protetto come una nazione” I cattivi attentavano allo stile di vita dei giusti con gli scandalosi atteggiamenti del maligno. “Questo è il nostro motto” Abbiamo fede in Dio! Crediamo nella Bibbia e rifuggiamo il dubbio che si cela nella tentazione del male. “La bandiera adorna di stelle per sempre garrirà sulla terra dei liberi e degli impavidi” Dio ci abbia nella sua gloria e benedica l’America sempre. 

    Dopo la vicenda di Ralph, in me scattò l’istinto di redenzione e come accadeva ogni volta, decisi di abbracciare la più severa tra le ortodossie moraliste che mi capitò sottomano. Accettai dunque d’incontrare il Predicatore Battista: Cornelius Zacarias, quello di cui mi aveva parlato il Sergente Collins. “Dio Benedica l’America!” Era la prima volta che sentivo citare un inno nazionale durante il sermone in chiesa, ma fui veramente coinvolto dall’entusiasmo con cui i fedeli rispondevano. “Questo è il ragazzo cattolico di cui ti ho parlato” George mi aveva espressamente detto d’indossare l’uniforme e anche lui aveva quella da cerimonia, solo Rod non aveva messo quella della polizia.  “E’ il Signore a scrivere il nostro destino” Il Pastore sapeva riconoscere i colori delle mostrine militari e lesse il mio destino dagli onori che portavo appuntati al petto. “Ho sentito l’entusiasmo nella tua fede, ragazzo!” Sì, mi ero un attimo lasciato infervorare dal suo sermone, ma avrebbe dovuto vedermi durante una messa cantata! “Vedo nei tuoi occhi la scintilla” Disse, quando il Sergente Collins concluse la mia presentazione adducendo anche le stellette dorate che arricchivano il mio pedigree famigliare.  “Sei dei nostri, Conney?” Quell’invito era una proforma perché Rod aveva invitato il Pastore a pranzo in casa sua apposta per me.  

    “Conney, ti presento Jennifer” Quando Faith proseguì le presentazioni con la figlia del Pastore, compresi che quello era anche un appuntamento galante. “Perdona Jennifer, è una ragazza molto timida” Lei avrà avuto vent’anni o poco di più e non era neanche brutta! “Piacere d’incontrarti ... Conney” Sfuggì alla mano che le avevo proteso e arrossì quando la ritrassi, imbarazzata dallo sguardo severo del padre. Solo allora pronunciò la frase di convenevole, aggiungendovi con uno sforzo finale il mio nomignolo, una confidenza che le avvampò ulteriormente il volto. “Non farti una cattiva idea di Jenny” Mi continuò a dire Faith, dopo che lei si era rifiutata di salire in macchina con noi. “Io guido solo delle Cadillac, amico!” Il discorso s’interruppe perché Rod mi fece sedere accanto a lui per mostrarmi meglio la favolosa guida digitale della sua nuova Cadillac DeVille.

    »Spirit-Controlled Temperament« Il Pastore era un fervente ammiratore dei manuali di auto aiuto di Tim LaHaye e per tutto il pranzo mi espose le sue teorie su come controllare la mia esuberanza maschile. »How to Win Over depression« Mi spiegò che anche l’autore di quei libercoli era un reduce di guerra e di come aveva superato lo stress post traumatico. »The Act of Marriage: The Beauty of Sexual Love« Scrisse insieme alla moglie i benefici del matrimonio cristiano e come sopravvivere alla noia domestica ---> Comprai un intero cartone di quella merda che »casualmente« il Pastore Cornelius aveva caricato nella macchina del Sergente. »Raising Sexually Pure Kids: How to Prepare Your Children for The Act of Marriage« Dopo aver pranzato, noi uomini ci andammo a sedere in salotto e mentre loro parlavano di non so cosa, tirai via qualche titolo dal mio prezioso pacco di saggezza. »The Unhappy Gays: What Everyone Should Know About Homosexuality« Iniziai a sfilarne uno ad uno di quei libercoli andando a ritroso nel tempo, fino ad arrivare a quello del 1978, scritto contro l’epidemia omosessuale, ma ce n’era anche per i seguaci della falsa fede cattolica e l’archetipo di Satana individuato nel Papa Paolo VI.

    “Lascia stare quei libri” Mi disse Margaret, venendosi furtivamente a sedere sul bracciolo della mia poltrona. “Perché non vai ad aiutare Faith con i piatti?” Era mai possibile che in casa di Rod non ci fosse una lavastoviglie? “Accudire alle faccende domestiche fortifica lo spirito famigliare” Mi bacchettò Faith, quando le chiesi se aveva la lavapiatti rotta. “Prendi lo strofinaccio e asciuga” Continuò a dire, strabuzzando gli occhi per impedirmi di fare qualche altra gaffe con Jennifer che era al lavello, felice di ottemperare al suo dovere di femmina. “Io vado a controllare che agli uomini non manchi nulla” Quando Faith ci lasciò da soli, Jennifer rimase impietrita con le mani nell’acqua sporca dei piatti ---> Come si fa ad attaccare bottone con una così?

    Mi limitai a osservarla mentre le ero accanto eppure mi accorgevo che anche questo era inopportuno con lei. Jennifer aveva i capelli castani ben pettinati e tenuti indietro da un casto cerchietto di legno. Quello era l’unico accessorio sul suo vestito della domenica: camicetta bianca e gonna lunga, scarpe da ballerina ai piedi con calze corte bianche. “Oh, buon Dio!” Bastò che le sfiorassi una mano mentre prendevo un piatto da asciugare, per mandarla in tilt. “Perdonami” Ero stato io l’imbecille che si era fatto sfuggire il piatto di mano, le dissi quando la raggiunsi per raccattare i cocci. “Sono una stupida” Aveva un bel visino pulito e quel suo sguardo dimesso stuzzicava il mio istinto di predatorio.

    “Ti prego!” Stava per scappare via, solo per questo che la trattenni per un polso. “Mi sento svenire” Le chiesi se stava bene perché non avevo capito che il motivo del suo scompenso era proprio la mia presa energica. “Oh, buon Dio!” Si teneva una mano sul ventre e pareva che trattenesse degli spasmi tipo conati di vomito. “Lasciami ... ” Potevo forse farla cadere in terra? Invece la sostenni mentre continuava a invocare non so quale provvidenza. “Aspetta, ti prego!” Ebbe una sorta di mancamento, fu allora che la sentii vibrare prima di abbandonarsi docilmente al mio abbraccio come una tenera colombella con le ali ritratte sul mio petto. “Sto bene ora, grazie” Margaret e Faith sopraggiunsero attirate dal fragore del piatto rotto, ma quando arrivarono, era già tutto finito e Jennifer ci tranquillizzò sul suo mancamento.

    “E’ il caldo, basterà che mi dia una rinfrescata” C’era da crederle perché vestita com’era, un colpo di calore era molto plausibile. “No, ti prego ... faccio da sola!” Respinse Faith che si era proposta di aiutarla in bagno e una volta lontana, Margaret rimproverò la figlia perché non riusciva a trattenere una risatina maliziosa. “Conney, raggiungi pure gli uomini in giardino, pensiamo noi alle faccende” Volevo solo aspettare che Jennifer tornasse, giusto per sincerarmi che non fosse stato per colpa mia se ... “Conney, per favore!” Qual era il motivo di tanto imbarazzo? “Faith, pensaci tu” Risolse Margaret e la figlia mi prese sottobraccio per tirarmi via dalla cucina. “Certo che è colpa tua, stupido!” Giuro che l’avevo solo trattenuta, non volevo farle del male! “Jenny ha le ossa di un passerotto e tu hai queste mani da gigante!” Mi sentivo in colpa ---> Ero uno stupido troll!

    “Li accompagni tu, Rod?” Dopo qualche tempo, Margaret interruppe la nostra interessante conversazione sulla pesca al calamaro, avvertendo il Pastore che sua figlia si sentiva poco bene e aveva bisogno di andare a riposare. “Smettetela voi due!” Due chi? Era Faith che dovette correre in bagno o si pisciava addosso dal gran ridere. “Si può sapere cos’è successo?” Domandò George che come me non ci si raccapezzava tra tutti quei sottointesi maliziosi. “Voi uomini!” Margaret se la prese anche con il marito per l’indelicatezza della sua domanda. “Che le hai combinato, Conney!” L’avevo trattenuta e poi abbracciata, questo era successo a prescindere le ragioni pratiche per cui lo feci. “Santo cielo, Conney ... quella è una brava ragazza timorata di Dio!” Ci si mise pure Rod, che al ritorno c’informò ufficialmente che il Pastore Cornelius era molto risentito per l’accaduto ---> Forse avrei dovuto imparare a memoria tutta quella merda scritta da Tim LaHaye ...

    Ep.15 (R.I.P.)

    »No, la santità non fa per me, la bellezza non fa per me, il paradiso non è cosa per me« Jennifer si era innamorata ma il Pastore Cornelius decretò che ero un deprecabile fornicatore cattolico ---> E dire che sarei anche stato disponibile a scucirgli duemila dollari l’anno per andare a pregare nella sua chiesa. “Ci vuole il mais per pescare le carpe” La sera in cui andai a chiedergli spiegazioni, poi dovetti ringraziare Rod per avermi tirato fuori dai guai con la polizia. “Rod, raccontaci ancora di come Conney ha fatto scappare la figlia del Predicatore” Fui diffidato dall’avvicinarmi a casa loro e fu per festeggiare la fine di quella dannata storia che accettai di andare a pesca e anche Josè e Brad si unirono a noi. “Vi ho raccontato di quando Conney ha portato da mia suocera dei pantaloni sporchi di rossetto?” La mia love story con Jennifer era durata nemmeno due settimane. “Quei pantaloni avevano la zip tutta sporca di rossetto, capito?” ---> Anche quella vicenda finì sulla bocca di tutti.

    Il giorno dell’incontro con il Pastore Cornelius, il Sergente Collins mi aveva strappato la promessa di aiutarlo a cambiare la coibentazione nel sottotetto di casa sua perché quel paraculo di Rod gli aveva dato forfait. “Ti va di restarcene un po’ per fatti nostri?” Quando stava con me, George aveva una sorta di regressione infantile. “Stare qui su mi ricorda il fienile di casa mia nell’Ohio” Quel giorno faceva un caldo d’inferno e complice la polvere, in quel sottotetto si soffocava. “Che cosa state combinando ancora lì sopra?” Avevamo iniziato di buon mattino a tirare su i rotoli di lana di vetro e verso le dieci l’avevamo già stesa tutta, poi George mi aveva cominciato a raccontare le sue avventure di adolescente nel fienile della fattoria di famiglia in Ohio. “Io non so cosa mi fai!” Disse a un certo punto, quando gli venne duro nei pantaloncini, ma non avemmo il tempo di fare nulla perché Margaret prese a chiamarci da basso.

    “Il tuo soldatino sta sempre sull’attenti!” Dopo un frugale pranzetto preparatoci da Margaret, portammo la vecchia coibentazione allo smaltimento dei rifiuti. “Senti qua che roccia” A George non erano passate le fregole e nel furgoncino tornò sull’argomento allungando la mano sul mio pacco. “Bella presa, ragazzo!” Andammo avanti a stuzzicarci così per tutto il giorno e quando tornammo a casa, anche a Margaret parve che George fosse ringalluzzito come un ventenne. “Sei forse impazzito, George!” L’avevamo trovata in cucina insieme alla figlia Faith mentre sfornava una torta tutta per me ---> “A Conney piacerà molto la nostra torta speciale allo sciroppo d’acero”.

    Eravamo sporchi e sudati ma Faith non volle saperne di lasciarmi andare prima di gustare la torta. “Perché non lasci fare a Faith e ti vai a fare bella?” George non si tratteneva e faceva una corte sfacciata alla moglie. “Mettiti quel bel vestito a fiori che ti porto a cena fuori stasera” Margaret non riusciva a fargli tenere le mani apposto. “Tu devi essere impazzito!” Disse, dopo avermi lanciato una strana occhiataccia, quasi si fosse accorta in quel momento da dove provenivano le fregole del marito. “George, un po’ di contegno, per favore!” Però le faceva piacere eccome e Faith ed io li vedemmo correre di sopra come due ragazzini al primo appuntamento.

    “Non li invidi anche tu?” Mi chiese Faith mentre mi tagliava una fetta di torta. “Se solo Rod somigliasse almeno un po’ a mio padre” Rod soffriva parecchio la personalità del suocero e quelle parole non gli avrebbero certo fatto piacere. “Voi andate, ci penserà Conney ad accompagnarmi a casa” Mi accollai l’onere di riaccompagnare la figlia che non poteva guidare col pancione. “Gli piaci molto, lo sai?” Sulla via del ritorno, trovai il coraggio di chiederle come stava Jennifer. “Perché non la inviti a uscire?” Io ero convinto di aver sbagliato tutto. “Conney, devi essere più sicuro di te stesso” Mi rimproverò Faith, quando cercai di dissuaderla dal combinarci un appuntamento per via del predicatore rompiballe. “Allora non hai capito proprio niente, lascia fare a me” Fu così che la sera successiva mi ritrovai sulla porta di casa del Pastore Cornelius.

    “Buona sera Conney, entra pure in casa” Per fortuna che Rose O’reilly aveva ripulito i vestiti presi in prestito da Mitchell con un giorno d’anticipo, così ne approfittai ancora per tirarmi a lucido. “Ti presento mia moglie Olivia” Rimasi di stucco quando il Pastore chiamò sua moglie che era di sopra forse ad aiutare la figlia a prepararsi. “Sono lieta di fare la tua conoscenza” Per qualche strana ragione avevo pensato che il Pastore vivesse solo in casa con la figlia. “Servici del Te in salotto, sbrigati” Olivia me la ricordo come in un film degli anni cinquanta con una camicetta dai polsini e il colletto strettissimi sotto a un camice per i lavori domestici. “Olivia, siediti con noi a fare conversazione” Sì, la mia difficoltà a conversare stava creando un certo imbarazzo ...

    “Così tuo padre è un vero Generale!” Povera Olivia, mi fece tanta tenerezza lì seduta sul ciglio del sofà, quando quell’esclamazione inopportuna accese una luce nei suoi occhi spenti. “Olivia, ti prego!” La rintuzzò subito il marito, piccato del fatto che in tal modo si erano palesati i discorsi che avevano fatto in famiglia. “Va piuttosto a prendermi la brochure per la raccolta fondi” Già gli avevo visto scucire un’offerta a Rod per la nuova chiesa che stava costruendo ad Amityville. “Cornelius, non credi che ... ” Fui grato a Olivia per il suo tentativo di opporsi, quando tornò in salotto stringendo al petto il materiale divulgativo, ma in fondo me l’ero cercata perché gli detti spago al fine di non essere costretto a parlare. “Mille dollari, hai visto cara?” Non volevo fare lo spilorcio, ma forse esagerai con la cifra che scrissi su quell’assegno. “Sia lodato il Signore” Disse Olivia, accennando un inchino non si sa bene se a me o a Dio...

    “Va a chiamare tua figlia o questo bravo ragazzo chissà che penserà di noi” Olivia scattò in piedi e corse via su dei passettini. “Quella figlia è buona solo per mettermi in imbarazzo” Si stava sicuramente riferendo a quando lo costrinse ad abbandonare la casa di Rod. “Abbi pazienza con lei, sua madre l’ha viziata con tutte le sue premure” M’infastidiva il tono che usava, sembrava quasi che mi stesse vendendo un elettrodomestico. “Seguimi Conney, ecco la mia Jennifer” La introdusse così la madre, prima che scendesse le scale per permetterle un’entrata scenografica. “Non è bellissima?” L’aveva acconciata come uno spaventapasseri; No, forse sono troppo severo. Solo che si vedeva lontano un miglio che quell’abito era stato tirato fuori da qualche vecchio baule in soffitta e tutti gli accessori erano spaiati, per non parlare del trucco che le scarabocchiava il bel faccino ...

    “Se avessi indossato la divisa, avresti potuto riportarmela anche dopo mezzanotte” Questa gran battuta il padre la pronunciò sull’uscio di casa, prima che ci avviassimo alla macchina parcheggiata sul vialetto. “Jenny, stavi per dimenticare il giacchetto” Tuttavia, la pessima battuta del padre non mise in imbarazzo Jennifer quanto sua madre che ci rincorse per darle il giacchetto contro l’umidità della sera. “Sono mortificata per quanto è successo l’altro giorno” Fu la prima cosa che disse Jennifer quando giunse in fondo alle scale, dopo che le porsi il piccolo bouquet di rose bianche e che continuava a farsi girare in mano mentre guidavo la macchina. “Tieni” No, non intendeva i fiori, ma il mio assegno che teneva piegato in mano. “Ti prego, riprenditelo” Mi stupì quel gesto rivoluzionario ordito sicuramente da Olivia. “Sono così dispiaciuta!” Non potevo riprendermi quei soldi senza fare una pessima figura con suo padre ...

    Avevo prenotato al ristorante Annabelle di Main Street, ma era ancora presto. “Ti va di andare al parco dei divertimenti?” Anche se non c’ero mai stato, sapevo dov’era Adventureland perché stava davanti al college e per arrivarci bastava percorrere Broadhollow Rd. “Io ci sono stata solo una volta, ma era di giorno” Tali amenità andavano contro i sobri dettami educativi con cui era cresciuta Jenny. “Con le luci è tutto più bello!” Sembravamo due liceali appena usciti dal ballo di fine corso. “Sai sparare?” Che domanda era quella? Stesi non so quanti orsi, paperelle e palloncini, tanto che alla fine non sapevamo dove mettere i peluche che Jenny sceglieva con l’entusiasmo di una bambina. “Che spavento!” Ebbi un flashback malinconico quando salimmo sulla Nave del Pirata. “Ti manca molto l’Italia?” Le raccontai che su quella giostra ci andavo da ragazzino quando ero in vacanza a Sabaudia.

    “Tu sei cresciuto dove la Maga Circe trasformava gli uomini in animali!” Entrammo in quel parco dei divertimenti che nemmeno ci tenevamo per mano e ne uscimmo con Jennifer che mi abbracciava in vita ed io la stringevo con un mano sulla spalla. “In quale animale credi che ti avrebbe trasformato?” Secondo il mio carattere? Non lo so, forse avrebbe dovuto dirmelo lei. “Io non sono una maga e non ti conosco abbastanza” Dopo aver cenato, la riaccompagnai a casa e avevo sforato parecchio la mezzanotte perché da Annabelle quella sera si ballava la quadriglia. “Non guardarmi così” C’eravamo fermati a parlare in macchina sul vialetto di casa e dopo qualche minuto si era accesa la luce sul patio. “Mio padre potrebbe vederci” Alla fine mi concesse un bacio, ma dovetti forzarla per concedermene uno alla francese. “Un altro e basta” Il secondo me lo chiese lei e mi sentii autorizzato a osare ... lei mi tenne la mano che si era intrufolata sotto la gonna e la sentii di nuovo trattenere quei singulti che la scuotevano come se avesse dei conati di vomito.

    “Tutto apposto ragazzi?” Ci ritrovammo la testa del padre dentro il finestrino e per poco non ci faceva prendere un colpo. “Ci stavamo salutando, padre” Per fortuna che si affacciò in quello della guida e non si rese conto che gli stavo paccando la figlia. “Siete stati al parco dei divertimenti?” Come negarlo con tutti quei peluche che stavo scendendo dal portello posteriore dell’auto. “Oh, mio Dio, quest’orso è gigantesco!” Avevo abbattuto il Grizzly d’oro per vincere quello. “Conney sa sparare benissimo, madre” Olivia era corsa fuori in vestaglia per aiutare la figlia a portare in casa la cacciagione. “Jenny ha sempre desiderato andare in quel posto” Mi disse il Pastore Cornelius sulla porta di casa, quando gli misi in braccio l’orso di peluche gigante. “Dunque vi vedrete ancora?” Che cazzo di domanda era quella? “Olivia ed Io saremmo felici se domani sera potessimo farti sedere alla nostra tavola” Certo che così presto non me lo sarei aspettato un invito a cena formale, ma ero comunque felice d’iniziare una storia seria.

    “E’ successo qualcosa?” Il giorno dopo mi decisi a usare il numero del telefono satellitare del Generale. “A quale faccenda ti riferisci?” C’era da capirlo che si preoccupasse, visto che non lo avevo mai chiamato prima, neanche quando stavo rischiando la vita. “Ragazzo, non puoi capire quanto sono felice per te!” Avevo trovato la ragazza giusta, quella mattina mi ero svegliato con questa certezza e avevo rimuginato fino a pranzo come potessi dirglielo perché aveva ragione lui e mi sentivo, non so ... forse ero proprio innamorato di lei! “Che genere di donazione?” Il blocchetto degli assegni da cui avevo staccato quello dato al Predicatore era dell’EAB bank e se non glielo dicevo, il Generale si sarebbe informato da solo a chi era stato accreditato. “La tua fidanzata è la figlia di questo Predicatore?” Mi era sfuggito il dettaglio del fuso orario ---> a quell’ora il Generale era seduto a cena con mia madre. “Sì, hai capito bene” Appena pronunciò la parola »fidanzata« lo sentii conversare con lei ... e fu l’apocalisse.

    “Vorrei sapere che ti ho fatto per essere trattata come una pezza da piedi” Anche lei aveva ragione di essere arrabbiata con me. “Per quanto tempo ancora devo scontare la pena di averti messo al mondo?” Non era furiosa per la storia del fidanzamento con la figlia di un Predicatore miscredente. “Ti ho pianto morto e forse sarebbe stato meglio così” Quando rientrai con mezzi di fortuna ad Aviano dalla missione nell’Ex Jugoslavia, non era previsto che dovessi essere segnalato allo Stato Maggiore Italiano ed io lo venni a sapere solo parecchio tempo dopo in Alaska che figuravo come disperso in azione di guerra, in pratica quando a casa già mi avevano calato in una fossa. “Non mi sono meritata neanche una telefonata per sentire la tua voce” Non ero reperibile in quella fottuta notte artica e dopo era stata lei che non voleva più sentire la mia voce perché preferiva continuare a piangermi al cimitero ... cazzo!

    “Ti sei dimenticato della tua famiglia” Forse aveva proprio ragione lei e non feci nulla per riesumare quell’angoscioso passato dalla tomba in cui era finito. “Tu hai un sasso al posto del cuore” Mi sarebbe bastato sputare delle scuse, ma non c’era niente da fare perché rimanevano incastrate nel gozzo impedendomi di respirare. “Ti sei accasato con quest’altra svergognata dimenticandoti di noi” Tanto era inutile cercare di spiegarle cose che non avrebbe potuto capire. “E’ questa senza Dio che non ti lascia venire neanche al matrimonio di tua sorella?” Mia sorella si sposava! “Ti ho pure mandato il crocefisso benedetto da Papa” Quello era stato dunque un dono per riappacificarci.  “Neanche una risposta mi sono meritata” Non potevo certo dirle che il Generale non me lo aveva spiegato il senso di tutto ciò.

    “Fallo almeno pe’ tu sorella che ce tiene tanto” Volevo bene a mia sorella ma non ci credevo che tenesse così tanto ad avermi al suo matrimonio. “Almeno ce fai conosce la tua fidanzata” Oddio, portare Jennifer in Italia! “Non te azzardà a famme lo sgarbo de non spasatte in chiesa!” Sposare? “Non te feci nasce ebreo e t’ammazzo prima co’ ste mani mie piuttosto de vedette morì apostata” Le promisi di andare al matrimonio di mia sorella e finalmente si decise a ripassarmi il Generale. “Ti senti bene?” Stavo meglio prima di telefonare. “Non sei costretto a tornare, OK?” Non era solo per quello. “Vuoi che venga a parlare con il Pastore Cornelius?” Come cazzo faceva a sapere il suo nome? “Ha prelevato i soldi quattro ore fa” Ora capivo perché aveva chiesto di parlare al direttore della banca prima di aprire il conto ---> Gli comunicavano in tempo reale ogni movimento.

    Solo dopo quella telefonata mi resi conto che ero andato a Long Island per rinascere a nuova vita, ma che siamo noi senza il nostro passato? ---> Zombi.

    Ep.16 (Un Amore Impossibile)

    “Oh, mio Dio, No!” Essere fidanzati comporta attrezzarsi per adempiere i doveri del ruolo sociale che si va a occupare. “Ti prego, Conney!” Esattamente come per quella cena, in cui avrei dovuto mostrare dei rassicuranti segnali di adeguatezza --> Nel mio sacco da militare non c’era niente del genere --> Avevo bisogno di abiti adatti, delle scarpe nuove e roba tipo un bell’orologio da mettere al polso. “Tu devi essere impazzito!” Io non ero bravo con lo shopping e ci rimediai solo degli sfottò quando provai a chiedere aiuto agli amici. “Oh, benedetta merda!” Jenny, invece, accettò di accompagnarmi e trascorremmo ore nel centro commerciale. “Oh, Sì” Lei si divertiva sicuramente più di me che di malavoglia andavo ogni volta a provare gli abiti. “Sì ... Sì!” Le proposi per gioco d’invertire i ruoli e quindi dovevo scegliere io qualcosa per lei e quando aprì la porta del camerino di prova, mi c’infilai dentro.

    “Sì, Conney, Sì!” La bloccai in un angolino e senza neanche sfiorarla, iniziò ad avere l’affanno. Era spaventata dalla situazione e dalla consapevolezza che avrei potuto abusare dell’intimità di quella porta chiusa. Le sfiorai solo il collo con le labbra facendola rabbrividire e trattenne un gridolino quando le infilai la lingua nell’orecchio. Con un braccio si teneva i seni e con l’altra mano proteggeva l’inguine che iniziò presto a illanguidire, dandole quelle strane scosse che le facevano torcere i visceri. “Tu mi porti alla follia” Dopo impazzì letteralmente! “Tu sei il mio diavolo tentatore” Quante me ne disse di blasfemie mentre perdeva ogni freno inibitorio! “Impalami come una cagna del demonio!” No, non scopammo in quel camerino. A lei bastò avvinghiarsi al mio corpo e toccarmi là dove mai avrebbe pensato di osare.

    “Io ti amo, Conney, ti amo così tanto!” Ringhiò un orgasmo che le fece rivoltare gli occhi nelle orbite mentre mi bagnava copiosamente la mano. “Ho paura di amarti troppo!” Era la terza volta che ci vedevamo e non era possibile che si fosse già innamorata di me. “Voglio essere solo tua” Sicuramente la mandavo su di giri di brutto, ma solo perché sapevo bene come azionare quel suo erotismo represso. “Voglio rimanere sempre così” L’avevano educata a preservare la propria illibatezza, col risultato che nel tempo, il terrore interiorizzato dello stupro le si era piantato nella vagina e iniziava a vibrare appena lo sguardo di un uomo la sfiorava. “Con te mi sento libera” Mi domandavo solamente chi era arrivato prima di me a romperle l’imene ...

    “Sono così felice, madre!” Sì, ricordo che lo era veramente e per tutto il tragitto di ritorno a casa non smise neanche un solo secondo di raccontarmi non so neanche io cosa. “Questo me l’ha regalato Conney” Appena parcheggiai sul vialetto, lei corse dalla madre che già si era affacciata sulla porta finestra della cucina. “E’ bellissimo, figlia mia!” Come si poteva non rimanere contagiati dal suo prorompente entusiasmo? “No piccina mia, tu vatti a preparare che alla cena penso io” Olivia derise la mia offerta di aiuto per apparecchiare e mi costrinse ad accomodarmi in salotto. “Quel testone di mio marito dovrebbe già essere qui” Dopo qualche minuto tornò con del Te e tre pasticcini, sul vassoio c’era anche una copia sgualcita del New York Post.

    Io mi sentivo in imbarazzo perché dopo aver speso tutti quei soldi in shopping, ero rimasto in short e magliettina dei NY Giants con ai piedi le mie consumate scarpe da jogging. “Non ti preoccupare ragazzo, questi vezzi lasciamoli alle femmine” Sto cazzo, appena il predicatore entrò in quel salotto, mi lanciò una tale occhiata di disappunto che dovetti scusarmi con lui per l’abbigliamento poco consono alla sua giacca e cravatta. “La sola cosa che non va è la tua maglietta, non è vero?” Lui tifava per i NE Patriots. “Vuoi vedere come hai investito i tuoi soldi?” Mi portò nel suo studio, dove aveva fatto realizzare un bellissimo plastico della chiesa che voleva costruire. “Questa è la scuola adiacente con il campo da football” Era proprio un progetto ambizioso e mi congratulai con lui. “Mi occorrono un bel po’ di soldi, ma con l’aiuto del Signore e di generosi contribuenti come te, riuscirò presto a iniziare i lavori” Mi disse orgogliosamente, aprendo lo stipetto chiuso a chiave dove teneva l’alcool. “Ci vuole un brindisi per il nostro futuro” Disse proprio ---> Nostro futuro ...

    “Ti piace, padre?” Quando Jennifer ci venne a chiamare per la cena, piroettò per mostrarci come le stava il vestito nuovo. “E’ un regalo di Conney” Accidenti se era bella! Si faceva fatica a credere che fosse la stessa ragazza di qualche giorno prima. “Un po’ di contegno, figlia mia!” Le avevo scelto un abito semplice con un’arricciatura sul decolté e la gonna a ruota che le lasciava scoperte le belle ginocchia. “Sono così felice, padre!” Il Pastore si era imbarazzato perché Jenny gli aveva gettato le braccia al collo come un’allegra bambinetta. “Ragazzo, imparerai presto che una donna va educata a una sana morigeratezza o ti condurrà sul lastrico” Lui avrebbe preferito che i soldi di quel vestito fossero finiti nel suo obolo. “Ti ringrazio o Signore per il cibo che ci doni ... e per aver condotto a questa tavola un nuovo commensale” Olivia e Jenny si scambiarono un’occhiata birichina quando il capofamiglia aggiunse quella postilla alla solita benedizione prima del pasto.

    “Così tuo padre e tua madre vivono a Roma” La cena fu un tribolo dall’inizio alla fine con tutte quelle domande sulla mia famiglia. “Che bello, settembre è un mese molto romantico per sposarsi” Non volevo raccontare balle. “Cornelius ed io ci siamo sposati a giugno e c’era un tale caldo!” Cercai di sviare il discorso sul matrimonio di mia sorella e fu anche peggio. “A me piacerebbe sposarmi in primavera” Sarebbe stato più facile affrontare un percorso di guerra. “Tu sei cattolico, vero ragazzo?” Domanda retorica, visto che tutti sapevano che ero uno sporco papista. “I matrimoni cattolici sono una fiera delle vanità” Avesse saputo che ne pensavano i miei di quelli loro! “Le coppie infrareligiose non hanno futuro” Si era fatto tardi e certo non potevo continuare ad annuire silenziosamente alla requisitoria che il Pastore mi stava facendo.

    Sarei dovuto diventare battista per sposare la figlia di un predicatore? ---> Tecnicamente ero lì solo per conoscerli prima d’iniziare a frequentare Jennifer e non a chiedere la sua mano. Non glielo feci notare perché sarebbe stato indelicato, ma lasciai trasparire il mio disappunto quando dissi che non volevo approfittare della loro ospitalità. “Jenny!” Esclamò Olivia, quando la figlia lasciò cadere le posate nel piatto e scappò in camera. “Cornelius, dovevi proprio affrontare l’argomento stasera?” Sicuramente Olivia costrinse il marito a calci nel culo per venirsi a scusare. “Ragazzo, aspetta solo un momento” Prima che mettessi in moto la macchina e me ne andassi per sempre ... “Io so riconoscere un bravo ragazzo quando lo vedo” Si stava sbagliando di grosso. “Il Signore ha messo il cuore della mia bambina nelle tue mani” Effettivamente, un ditalino fatto bene può far miracoli.

    Ep.17 (Di Nuovo nei Guai)

    Mi ero sinceramente invaghito di Jennifer e il suo entusiasmo mi era rimasto sotto pelle come un brivido che m’infiammava di desiderio. Più mi dicevo che era meglio per tutti chiudere quella storia subito e meno riuscivo a distogliere il pensiero dal suo viso pulito. “Hai ragione” Provai a parlarne al Sergente Collins, ma figurarsi se un paladino come lui non la pensasse allo stesso modo. “Voi uomini e il vostro stupido orgoglio” Margaret al solito aveva le idee chiare su tutto. “Tu e suo padre siete dei tori che si stanno scornando” Era mai possibile che dovessi essere sempre paragonato alle peggiori teste di cazzo? “Lo vedi anche tu che ho ragione?” Secondo lei mi ero impuntato sull’offesa ricevuta contro la mia famiglia. “Olivia mi ha raccontato della faccia che hai fatto” A quanto pareva, tutti ne sapevano meglio di me su cosa pensassi veramente.

    Margaret aveva ragione ---> L’orgoglio mi avrebbe fatto perdere l’occasione di essere felice. “Lascia fare a me, Conney” Faith era una donna molto più spregiudicata della madre e non ebbe alcuna remora a trovare il modo di farmi incontrare con Jennifer fuori dalle convenzioni sociali. “Conney, voglio stare con te per sempre” Lei sembrava proprio felice quando mi vide arrivare a casa di Rod. “Hey, non vorrete concepire il vostro primo figlio sul mio divano” Sì, c’eravamo messi a limonare scandalosamente, senza alcun riguardo per gli altri. “Queste sono le chiavi del capanno di mio suocero” Quello era stato l’alcova d’amore clandestina per tutto il periodo del fidanzamento tra Rod e Faith. “Ricordati di accendere il boiler, se non volete fare la doccia fredda” Non ero sicuro che per Jenny fosse normale andare in quel posto con il proposito di scopare ...

    Il capanno era una casetta prefabbricata con una bandiera degli Stati Uniti che sventolava da un pennone piantato nel piccolissimo giardino. “Ti piacerebbe fare una passeggiata nel parco?” Si trovava sulla Lake Shore Drive, all’altezza di Van Buren Street che era una strada senza uscita, finiva in un piccolo accesso alla riserva Massapequa. “Ci sono le papere e anche dei bellissimi cigni!” Dietro all’entusiasmo di Jenny per farmi conoscere quel parco, ci lessi dell’indecisione per quanto eravamo andati a fare. “Non è bellissimo?” Il parco con i laghetti e gli uccelli d’acqua era bello eccetera ... ma a forza di limonare su quei romanticissimi ponticelli, il mio di uccello non mi dava tregua con un su e giù che continuava da troppo tempo. “C’è qualcosa che non va?” E per dirla tutta, mi era preso un tale dolore al testicolo sinistro che mi stava rovinando la passeggiata. “Sei in collera con me?” Era quasi un’ora che passeggiavamo e si erano fatte le quattro del pomeriggio ...

    “Io non lo so se questo è giusto, Conney!” Parliamoci chiaro, io sapevo benissimo come metterle in moto il motore, ma volevo che fosse una sua libera scelta venire a letto con me. “Tu mi piaci così tanto, Conney!” Potevamo anche starcene solamente abbracciati nel letto, No? “Solo abbracciati?” Lo so che come pretesto per indurla a entrare in quella casa era proprio puerile, ma nonostante i suoi vent’anni, Jenny pareva proprio un adolescente al suo primo appuntamento. “Oh, mio Dio, sei sicuro che possiamo starci?” Non era ben chiaro se quel capanno fosse un ufficio di qualcosa, certo era che la presenza di una scrivania mise subito in allarme Jennifer. “Dici che è sicuro?” Insomma, se lo avevano usato anche Rod e Faith ... “Ci togliamo i vestiti qui?” C’era solo una stanza e un bagno, poteva scegliere lei dove preferiva farlo. “Preferirei non togliermeli” Con quel caldo? Beh, io stavo meglio in boxer ...

    “Ora che facciamo?” Se non si era sverginata con un cazzo finto, lo doveva aver già fatto con qualcuno o No? “Avevi detto che saremmo rimasti solo abbracciati” C’era un letto che avevo appena tirato fuori dal divano ed era anche piuttosto comodo. “Le lenzuola sono sporche” Non saranno state fresche di bucato, ma erano abbastanza pulite. “Che vuol dire che posso farti quello che voglio?” Dopo essersi finalmente decisa a togliersi la camicetta e a sfilarsi la gonna, mi raggiunse sul letto. “Mi vergogno” Sapevo che in quelle circostanze, qualsiasi cosa avessi fatto, a lei sarebbe salito quello spavento che la faceva arrendere. “Parliamo un po’, ti va?” Volevo che fosse una sua decisione anche solo parlare di sesso. “Perché vuoi saperlo?” Io glielo avevo confessato di aver avuto dei trascorsi sessuali da gran sporcaccione, ora spettava a lei dirmi almeno con chi lo aveva fatto la prima volta.

    “Tu quanti anni avevi la prima volta che lo hai fatto?” Era accaduto con la fidanzatina delle medie e dovemmo accorciare il preservativo con le forbici e poi fissarlo sul mio uccellino con l’aiuto di un elastichetto. “Ma dai, non ci credo!” Ridere delle mie assurde avventure adolescenziali la mise a suo agio. “Contano anche le toccatine?” Nel mio caso No, ma per lei potevano starci anche quelle. “Il figlio dei vicini di casa saliva sul tetto del garage per bussare alla mia finestra” E che facevano in cameretta? “No, non lo facevo entrare!” Allora? “Lui rimaneva fuori dalla finestra” Gli faceva una pippa in finestra ---> Era una variante sexy di Romeo e Giulietta. “E dai, non fare lo stupido!” Mi piaceva vederla ridere. “Sì, usavo anche la bocca” Dopo quella confidenza, la sua mano iniziò a esplorare il mio petto nudo.

    “Perché vuoi saperlo?” Non mi aveva ancora detto con chi lo aveva fatto la prima volta. “Non me lo ricordo” Non ci potevo credere. “Te l’ho già detto” Sempre con il figlio dei vicini? In finestra! “In cameretta, sciocco!” Allora non era solo il suo compagno di giochi proibiti. “Larry era fidanzato con Britney, una delle più belle ragazze del college” C’era qualcosa nella cronologia che non mi tornava. “Larry è più vecchio di me” Abbastanza più grande da poter iniziare a scalare il suo garage quando lei era ancora una bambina. “Ti è venuto duro!” Che c’era di strano? La sua manina si era intrufolata sotto l’elastico dei boxer. “Il tuo è più grosso di quello di Larry” Meno male che Larry non era un afroamericano.  “Però dal suo ne usciva proprio tanto” Ah, era anche una golosona! E ci sapeva anche fare ---> Aveva un tocco leggero ma si sentiva che era ben allenato ...

    “Sta fermo!” Rimaniamo solo abbracciati ... come No! “Vuoi star fermo con queste mani?” Lei me lo stava pompando di brutto ed io non potevo neanche darle una paccatina? “Ho detto fermo” Che sberla che mi menò dritta in faccia! “Hai detto che potevo farti quello che volevo” Non prendermi a ceffoni e quando la tenni forte per i polsi, avvenne quello che già conoscevo. “Oh, Sì!” Appena sentiva una volontà forte trattenerla, s’innescava quell’erotismo biologico che la costringeva ad arrendersi. “Ti voglio bene, Conney” Anch’io e non so come l’aveva abituata questo stronzo di Larry, ma io non l’avrei costretta ad amarmi. “Lo devi fare, capito?” E mi pareva strano che mi fossi innamorato di una con tutte le rotelle a posto. “Fottimi come una cagna, hai capito?” Cercava di picchiarmi, ma credo che si facesse più male lei.

    “Perché non mi ami?” Alla fine di quella crisi isterica, esplose in un pianto dirotto. “Che vergogna, perdonami” Solo dopo l’abbracciai teneramente e le dissi che uno dei vantaggi di scopare con una zoccola navigata come lo ero io, era quello che non si doveva mai vergognare. “Che cosa ho che non va?” Niente ---> Da piccolo, in campagna dai nonni, avevo notato che le galline sono difficili da catturare, ma se urlavo forte spaventandole, allora si accovacciano come quando il gallo le montava ---> E’ un istinto naturale ---> Sono molte le donne che davanti alla forza di un maschio provano lo stesso istinto. “Mi stai dicendo che sono una stupida gallina?” Ora che ne sarebbe stata consapevole, non lo era più.

    “Che stai facendo?” Sfilai la federa da un cuscino e l’attorcigliai stretta per farne una fune con cui legarle i polsi dietro  la schiena. “Conney, No!” Con le ali bloccate non poteva più svolazzare. “Non violentarmi, ti prego!” Le sarebbe piaciuto eccome subire ancora una volta quel tipo di sesso che l’assolveva da ogni volontà. “Oh, mio Dio!” Le strappai le mutande perché non c’era altro modo di sfilargliele e poi le allargai le cosce per leccargliela fino allo sfinimento. “Continua!” La corda fatta con la federa del cuscino non resse allungo ai suoi contorcimenti, ma anche dopo che riuscì a liberarsi, continuò a scaricarmi il suo miele sulla lingua. “Prendimi, voglio essere tua” No, volevo che facesse da sola. “Ti prego, lo voglio!” No, volevo guardarla mentre si masturbava. “Mi vergogno” E di cosa, se mi aveva appena pisciato in bocca! “Sei uno sporco cane” E lei una lurida cagna, a quanto pare eravamo proprio fatti l’uno per l’altra.

    “Dammelo” Ero in ginocchio su di lei e poteva ben prenderselo da sola. “Spara sulla mia faccia” Non con la pistola, ovvio. “Ah!” Feci da solo perché mi arrapava troppo vedere quel suo visino angelico bramarmi in tal modo e accompagnò ogni mio schizzo con un gridolino. “AH!” Il mio orgasmo l’aveva distratta e senza il mio coinvolgimento erotico, il suo si era affievolito e rischiava di non arrivare fino in fondo. “Oh, mio Dio, Oh, mio Dio!” Arpionai senza troppo riguardo il suo desiderio con due dita, trovando immediatamente la superficie rugosa all’interno della sua vagina. “No ... No ... No!” Ci misi un attimo a stapparla, ma furono comunque momenti molto concitati e dovetti tenerla giù con una mano sul petto mentre si torceva in un lungo orgasmo. “Oh, mio Dio” Ripeteva ancora, perché il suo sistema nervoso continuava a essere scosso da spasmi epilettici.

    “Ah, è gelida!” C’eravamo dimenticati di accendere il boiler della doccia. “Uh, basta!” Le sembrava tanto fredda perché eravamo accaldati e madidi di sudore. “Sto congelando!” Si era avvinghiata a me come un gatto selvatico. “Ti prego, Conney!” Se non ci lavavamo bene e subito, tra un po’ avremmo puzzato come maiali. “Tu sei proprio matto!” Sì, intanto lo shock della doccia fredda ci aveva aiutato anche a riprenderci dalla trans erotica. “Mi fai male!” Le era presa una ridarola pazzesca mentre la strofinavo energicamente con l’unico asciugamano che avevamo a disposizione. “Guarda che capelli!” E che ci potevo fare? Li avevamo lavati con il bagnoschiuma e specie i suoi, si erano arruffati. “Conney?” Ok, ero felice anch’io e avevo voglia di coccole quanto lei, ma qualcuno doveva pure richiudere il letto prima di andarcene. “Voglio cantarti una canzone” Che?

    »My coat of many colors« Jenny sapeva cantare benissimo! »That my momma made for me« Sembrava la voce di una bambina quella che intonava Dolly Parton in Coat of many color. »Made only from rags« Jenny si stava accompagnando tenendo il tempo con il battito delle mani. »But I wore it so proudly« Sembrava un allegro gioco cui mi unii subito. »So with patches on my britches« Quelle note così pulite, facevano vibrare il diapason della mia anima. »And holes in both my shoes« La sua voce addobbava quella stanza disadorna con i mille colori di un Natale fuori stagione. »In my coat of many colors« Mi stava regalando il suo cappotto dai mille colori. »I hurried off to school« --> Ti Amo --> Cazzo, lo avevo detto! Il silenzio giunto a seguito di quelle note, mi spaventò al punto che l’abbracciai stretta e dopo aver ritrovato quella musica in un suo bacio, glielo dissi ...

    “Tu non hai fame?” Esatto e il Pastore Cornelius l’aspettava per cena. “Io ho fame subito!” Appena salimmo in macchina, iniziò a fare i capricci. “Non m’importa di cosa penserà mio padre” A me invece fregava parecchio. “Ti prego, Conney!” Voleva andare a mangiare in una trattoria italiana che conosceva lei. “Sì trova qui vicino e mio padre capirà perché lo sa quanto mi piace il cibo italiano” Forse la preferivo quando era timida e remissiva. “Io adoro la carne italiana” Disse palpandomi il cavallo degli short ---> Avevo creato un mostro! Ci guardarono tutti quando entrammo nel ristorante perché avevamo la faccia stravolta, tipica di chi ha appena fatto del sesso selvaggio. “No, voglio che m’imbocchi tu” Jenny era completamente strafatta di estrogeni e non mi si staccò di dosso neanche a tavola. “Tu sei una ragazza fortunata” Le rispose la cassiera, quando Jenny si sentì in dovere d’informarla di quanto fosse felice in quel momento.

    “Già mi manchi da morire!” Era buio quando parcheggiai sul vialetto di casa sua e la luce sul patio si accese ancor prima che spegnessi il motore. “Non scenderò senza di te” Mi lasciai convincere ad accompagnarla in casa ---> lo feci anche perché volevo rimangiarmi l’orgoglio di cui mi aveva parlato Margaret. “Buona sera, Conney” Il portone si aprì nel momento esatto che ci arrivammo davanti e comparì la figura austera del Pastore Cornelius ---> ci squadrò severamente dalla testa ai piedi. “Jennifer, tu puoi entrare in casa” Si vedeva ... si vedeva quello che avevamo fatto ---> Capelli arruffati, vestiti sgualciti e Jenny con lo sguardo ancora stralunato, attaccata al mio petto come un koala al suo eucalipto. “Jennifer!” La voce severa del padre scosse la figlia manco fosse stata una frustata e dopo lei si sfilò da me, scomparendo in casa senza neanche voltarsi. “Credevo che fossi un uomo degno dei gradi di una divisa degli Stati Uniti” Invece ero solo un comune ragazzo senza valori, disse così prima di sbattermi la porta in faccia.

    “Gli passerà” Mi disse Faith, quando il giorno dopo le riconsegnai le chiavi del capanno. “Quella ragazza è pazza di te, non lo sai questo?” Il suo istinto da gallina non le avrebbe mai permesso di ribellarsi al padre. “Conney, ne hai combinata un’altra delle tue?” Mi disse un soldato di cui manco mi ricordavo la faccia, appena rimisi piede alla Base. “Il Colonnello si è fermato in ufficio apposta per te” Mai avrei pensato che il Pastore Cornelius Zacarias fosse andato fin dal Colonnello a presentare le sue rimostranze. “Fin quando deciderai di rimanere ospite di questa Base, dovrai attenerti al codice d’onore che ci contraddistingue nella comunità di Farmingdale” Jennifer non era una ragazzina e mi amava anche, io non mi ero approfittato di nessuno, cazzo! “Non è quello che lei ti scrive in questa lettera” Quale lettera? “Questa che mi ha consegnato suo padre” Se era una lettera diretta a me, perché suo padre e lui la conoscevano ancor prima che arrivasse nelle mie mani?

    »Ti sei approfittato del mio amore per condurmi alla fornicazione« Che scemata era mai quella? »Mi hai spinto a compiere atti contro natura« Neanche se me la fossi inculata! »Sono costernata dal peccato che affligge il mio corpo« Quelle erano tutte cazzate scritte sotto dettatura del padre ---> Un maschilista accecato dal coito profanatore. “Conney, dove stai andando ... Conney!” E Sì, ora pure quella Madama del Colonnello poteva chiamarmi Conney ---> Improvvisamente tutti si sentivano miei amici, solo perché erano abituati a sparlarmi dietro. “Fermatelo ... Conney!” Non ero forse padrone di andare a chiedere spiegazioni a quel buco di culo del predicatore de sta minchia? Io ero un uomo savio che poteva ben sostenere qualsiasi conversazione, persino se accecato da un istinto omicida, chiaro? Quindi misi in moto la mia auto e andai dritto a casa di Jennifer ---> Però sul vialetto ci trovai parcheggiata una volante della polizia con i lampeggianti accesi.

    Che il Colonnello avesse trovato opportuno chiamare lo sceriffo? Mi credeva forse un killer di merda? Era un mio diritto chiedere spiegazioni per l’accozzaglia d’invettive scritte su quel foglio di carta, cazzo! Andai dunque a bussare alla porta in maniera civile e corretta. Siccome però mi aprì un agente che mi spinse oltre la soglia di casa, lo feci gentilmente accomodare sul prato e chiesi spiegazioni direttamente a quel cuor di leone del Pastore che era scappato nello Studio a prendere la pistola, quindi fui costretto a disarmarlo prima di poter conferire con sua grazia ---> Io avevo deflorato il fiore di sua figlia, quando Larry saliva nella sua camera per violentarla chissà da quando e lui non si era mai accorto di nulla? E poi niente, perché arrivò la cavalleria e mi portarono in prigione ---> Di Jennifer non ne seppi più nulla.

    “Tu sei una testa di barattolo vuota, ragazzo!” Fu il Sergente Collins che venne a tirarmi fuori dai guai portandosi dietro il genero. “Sei sotto la mia tutela, questo ti è chiaro Conney?” Il Pastore non mi denunciò e l’agente sgambettato si accontentò delle mie scuse ufficiali. “Tu non ti avvicinerai mai più alla casa di Jennifer, questo ti è chiaro Conney?” Rod si prese la briga di firmare un atto di responsabilità per non farmi comparire davanti al giudice, perché altrimenti quello mi avrebbe automaticamente deferito alla corte militare, la quale mi avrebbe trasferito in qualche landa desolata del globo terrestre. “Lo sai questo, vero Conney?” Ero molto grado a Rod e anche al Sergente Collins, mi sarebbe dispiaciuto moltissimo lasciare Farmingdale.

    “Non se ne parla, questa notte rimango io a tenerlo d’occhio” Rod non mi conosceva e potevo ben capire che dopo essersi assunto una tale responsabilità, voleva che dormissi a casa sua per qualche giorno. “Tu non lo sai, questa è una testa calda!” Mi dava invece molto fastidio l’atteggiamento da panico che stava tenendo il Sergente Collins, era lo stesso che aveva spinto il Colonnello a chiamare lo sceriffo ---> Ma cazzo, che cosa credevano che fossi, uno schizzato serial killer? “Dimmelo tu che cosa eri andato a fare?” A casa del Pastore? Chiedere legittime spiegazioni, era una roba così strana? Era stato lui a puntarmi una pistola addosso, cazzo! “E non volevi fargli quella mossa di koto?” Intendeva Hokuto, il Sergente aveva creduto a Roger riguardo alla mossa con cui avrei voluto ammazzare Stanley. “Io non ci trovo niente da ridere” E va bene, poteva anche rimanere a dormire con me, almeno avrei avuto qualcuno con cui parlare, visto che tanto non sarei certo riuscito a chiudere occhio ...

    “Non mi devi ringraziare” Invece Sì! Il Sergente mi aveva tirato fuori dai guai coinvolgendo anche la sua famiglia. “E’ stata Faith a infilarti in questo guaio” Rod si era assunto una bella responsabilità senza neanche conoscermi. “Questa invece è stata una fortuna per te” Come dargli torto? Era trascorsa neanche una settimana dall’ultimo guaio di Ralph! “Sei un ragazzo complicato, ma sei anche un bravo ragazzo” Volevo bene al Sergente Collins ed ero felice che quella notte fosse lì con me. “E’ stata anche colpa mia” Si sentiva responsabile per non essere intervenuto prima. “Mia figlia è una testa calda come te” Mi raccontò dei guai che Faith gli fece passare prima che incontrasse Rod. “E’ un bravo marito” In realtà non stimava molto suo genero.

    Lui parlava, ma io non riuscivo a togliermi quella spina nel cuore. “Margaret dice che mia figlia ti ronza troppo intorno” Ma per favore! Faith mi aveva solo aiutato con Jenny. “Conney, promettimi che non le darai spago” Continuammo a parlare nel letto della camera degli ospiti che presto sarebbe diventata la cameretta di suo nipote. “Lo so che stai provando, ma devi toglierti dalla testa quella ragazza” A una certa ora della notte, George uscì dalla stanza, forse per andare a pisciare e dopo, quando tornò a coricarsi, mi sentii strattonare di peso ---> Mi tenne abbracciato a lui e solo in quel modo riuscì a consolare le mie pene d’amore.

    “Conney ha una diffida pendente ed è domiciliato a casa nostra” La mattina dopo dovetti assistere ad un confronto tra suocero e genero proprio per colpa mia. “Starà tutto il giorno al Campo con me e la sera dormirà nella vecchia stanza di Faith” Alla centrale di polizia c’era stato il problema del mio certificato di residenza. “George, come te lo devo spiegare che lui non può stare nel distretto di Farmingdale” Io non ci capivo niente dei confini amministrativi di Long Island, ma forse aveva ragione il Sergente e il Campo non era a Farmingdale. “Smettetela di litigare voi due!” Intervenne Faith, dando però ragione al padre e questo fece proprio incazzare Rod che se ne andò sbattendo la porta di casa. “Rod è fissato con le sue stupide regole” E se Margaret non si fosse sbagliata sull’infatuazione di sua figlia nei miei riguardi? “Però è meglio che Conney venga almeno a dormire qui” Ecco cos’era che preoccupava suo padre ...

    “Questo è assurdo, hai capito George?” Mi sentivo proprio in imbarazzo perché una volta arrivati da Margaret, questa non nascose minimamente il suo disappunto. “Sono anch’io addolorata per quanto è successo a Conney” Però non approvava quello che avevo fatto e non voleva rendersene complice in alcun modo. “Preferisci che dorma sotto lo stesso tetto di Faith?” Come cazzo c’ero finito in quella situazione di merda? “Io sono amica di Olivia e se penso che siamo stati noi a ...” Chissà che cosa avrebbe detto di me, se non fossi stato lì presente. “E’ una situazione incresciosa, George” Alla fine anche Margaret convenne che farmi stare nella stanza di Faith era il male minore. “Puoi sistemare le tue cose in quest’armadio” Andò Brad a prendere il mio sacco alla Base e mi parve così squallido e fuori luogo, guardarlo gettato sul pavimento di quella stanza piena dei vezzi di una ragazza.

    “Conney, amico mio!”Aver disonorato la figlia di un predicatore aggiunse la ciliegina sulla torta al resto delle puttanate commesse da quando ero arrivato alla Base. “Fa piacere non essere più la testa di cazzo più grossa in questa Base” Roger mi festeggiò come un eroe, ma tutti gli altri continuarono a guardarmi come un alieno. “Brad ed io ti terremo d’occhio perché tu sei matto più di un picchio” Josè stette con me tutta la mattinata e ce la mise proprio tutta per strapparmi un sorriso. “Le cose stanno così” Invece Brad riuscì di nuovo a stupirmi con il candore della sua logica. “I cani come Danko fanno spavento perché hanno un aspetto cattivo” Secondo lui dovevo scegliere di stare con le persone che non avessero paura di me. “Danko è il cane più buono del mondo, ma bisogna sapere come prenderlo” Io non volevo essere come Danko ...

    “Non avete visto le News alla TV?” Quella storia non aveva ancora finito di produrre effetti collaterali. “Me l’ha confermato Rod” Dopo pranzo ero con il Sergente che mi stava mostrando il suo progetto di come allargare la rimessa degli attrezzi, quando vedemmo arrivare l’auto di Faith. “Mia figlia deve essere impazzita!” Disse il padre perché la ginecologa le aveva proibito di guidare. “Conney ha detto la verità” Io avevo paura di rientrare in casa perché temevo proprio che la sua venuta mi riguardasse.

    “Povera Olivia, che vergogna!” Il Pastore Cornelius Zacarias avea sparato a Larry. “Non a lui, a suo padre” In realtà aveva sparato contro le finestre del suo vicino di casa. “Faith, calmati e spiegati meglio” Dopo che fui portato via da casa sua, il Pastore aveva chiesto a Jennifer di Larry e lei ebbe da confessargli qualcosa d’insopportabile per lui. “Olivia sapeva tutto” Jennifer ebbe un aborto spontaneo o quello che era, ma la madre decise di tenerlo nascosto al marito. “Cornelius ha litigato con il padre di Larry” Quest’ultimo aveva sicuramente difeso la reputazione del figlio che nel frattempo aveva messo su famiglia e Cornelius perse il senno, andando a impugnare la pistola per sparare contro le finestre del vicino di casa.

    “Devo portare Conney alla prigione federale” Quando Rod venne a prelevarmi e pronunciò la parola »prigione federale« a Margaret venne un mancamento e per il vero, anche a me si fecero le ginocchia di burro. “Conney non ha nulla a che fare con questa storia” Giusta osservazione ma che venne dalla bocca di Faith, cui nessuno pareva dar peso. “George, tu non puoi venire con noi” Mi stavano forse arrestando? No, perché nel caso avrei voluto fare le mie telefonate prima di arrivare in galera. “Puoi anche rifiutarti di venire, ma ti consiglio di collaborare” Dovevo essere interrogato come persona informata dei fatti. “Sei mai stato interrogato dalla polizia?” Mi chiese Rod mentre guidava verso la prigione. “Cornelius rifiuta di rispondere a ogni domanda” Il padre di Larry si era ben guardato dal raccontare la ragione di quel gesto apparentemente folle e Cornelius non voleva coinvolgere la figlia in uno scandalo ---> Come cazzo mi sarei dovuto comportare?

    La storia dell’aborto l’aveva raccontata Margaret e per il resto io sapevo quelle poche cose che mi aveva confidato Jenny. “Tu devi attenerti ai fatti e non fornire nuovi elementi d’indagine” Il Sergente si sbagliava sul conto di Rod e anche se parlava come Duffy Dack, non era vero che fosse uno smidollato senza cervello. “Ti ha puntato contro la sua pistola?” Avevano in mano il rapporto dello sceriffo riguardo all’accaduto della sera prima e non potei negare che quello schizzato stava effettivamente per spararmi. “L’agente dice di averti sentito parlare di un certo Larry” Se sapevano tutto perché me lo stavano domandano? “Soldato, tu devi solo rispondere” No, dissi che l’agente aveva capito male ed io ero adirato con Cornelius per via di quella falsa lettera piena d’infamità che aveva consegnato al Colonnello. “E’ questa la lettera?” Per quanto dolorosa come una vera di spine, quel pezzo di carta era la sola cosa che mi era rimasta di Jenny e non riuscivo a staccarmene ---> Gliela consegnai come prova di quello che dicevo. “Non è vero quello che c’è scritto?” Che importanza aveva? Sua figlia era una donna libera di amare chi volesse e il padre pretendeva di comandarla ancora come un’adolescente. “Capisco ... puoi andare soldato” Amen e vaffanculo ...

    Ep.18 (Un uomo senza una donna è come una nave senza porto)

     “Scusa Conney, è chiederti troppo di abbassare la tavoletta del water-closet?” In casa Collins c’era un solo gabinetto e sembrava quello dei sette nani, a parte il fatto che Margaret era molto più rompiballe della Strega di Biancaneve. “Quante volte ti devo spiegare che i tuoi asciugamani sono quelli con i ricami blu?” Cagavo, pisciavo e mi facevo la doccia nei bagni della palestra, ma a lei non bastava mai e trovava da ridire su tutto. “Io non so come sei stato cresciuto, ma in questa casa esistono delle regole” Vaffanculo, insinuava continuamente che fossi un maleducato. “Conney, cerca di essere comprensivo con lei” Ora capivo Faith che aveva tolto le tende il prima possibile da quella casa. “Margaret non è abituata ad avere estranei in casa” Non mi spiegavo come cazzo faceva George a sopportare le sue fisime.

    In quella casa tutto doveva procedere con una regolarità maniacale. “E’ segno di rispetto sedersi a tavola con gli altri, non credi Conney?” ---> Alle sei del mattino Margaret si alzava per preparare la colazione che era pronta alle sette, momento in cui tutti ci dovevamo essere lavati e seduti al tavolo della cucina, pronti a consumare uova e bacon che a me facevano vomitare solo a sentirne l’odore. ---> Preferivo pranzare alla mensa e anche su questo ebbe a risentirsene. “A Farmingdale ci sono ottime lavanderie disposte a pulire la tua biancheria, Conney” Non potevo usare la »sua« lavatrice e guai a lasciare un paio di mutande a vista ---> Io non la capivo perché a volte sembrava sinceramente dispiaciuta quando la evitavo come la peste bubbonica.

    “Credo che al nostro Conney non piaccia la mia cucina” Al rientro dal servizio, mentre George era in bagno a lavarsi, lei metteva la cena in tavola ed io arrivavo puntualmente alle otto e mezzo, quando George, dopo aver guardato le News della sera, andava a sedersi in veranda per accendersi il sigaro. “Spero che tu e i tuoi amici gradirete almeno la mia limonata fresca” Quella sera Margaret uscì con una caraffa di limonata piena di ghiaccio solo per farmi intendere che aveva capito che la stavo evitando. “Salve Tenente Roger, anche tu qui!” Mi aveva visto arrivare con i miei »amici« e non face mistero del disappunto verso chi non le piaceva e Roger proprio non lo poteva soffrire. “Si è fatto tardi, George!” Quando in televisione terminava lo spettacolo di prima serata, Margaret avvertiva il marito che andava a dormire. “Lo sai che ho il sonno leggero, George!” Le rodeva il culo perché il Sergente si compiaceva della nostra compagnia.

    “Rod, ho telefonato a Faith per avvertirla che stai rientrando a casa” C’era poi la questione del genero che passava ogni sera per accertarsi che non lo stessi mettendo nei guai e poi si fermava a parlare con noi. “Rod, si sta facendo buio e Faith è in casa da sola” Margaret era una tale pippa con tutte le sue apprensioni! “Margaret è fatta così” Diceva George perché qualcuno dei presenti sghignazzava guardando il fastidio che mi si disegnava in faccia. “Quando ti sposerai anche tu, solo allora potrai capire” Quali esigenze costringevano gli uomini a prendersi un tale accollo? E lo stesso si poteva dire delle donne perché a sentirle, anche loro detestavano la convivenza con un maschio.

     “Conney, a volte fai delle domande veramente stupide!” E certo ---> Il sesso ---> Timbrare il cartellino ogni sera? Ma quando mai! Le donne che non accavallavano le gambe dopo aver sfornato la prole, erano quelle che si facevano l’amante perché il marito che non le scopava più. “Non essere cinico, il matrimonio non è solo sesso” Peccato che il resto tendesse poi ad appassire in una routine che per sopravvivere doveva sacrificare l’individualità di uno dei due coniugi. “Non potrei vivere lontano da mia moglie” Masochismo, questa era la sola risposta plausibile. “Si chiama amore, Conney” Quello tra George e Margaret poteva appena chiamarsi tolleranza ispirata dall’affetto per tante vicissitudini superate insieme.

    “Rincasare senza trovare qualcuno ad aspettarti, come lo chiami tu?” Con il suo nome ---> Solitudine. “Tu vuoi sempre fare il duro, ma sono sicuro che arriverà il giorno che la solitudine spaventerà anche te” In ogni caso, quella convivenza coatta sarebbe rimasta un ripiego e non una soluzione. “Un uomo senza donna è come una nave senza un porto” Il matrimonio era dunque la cima d’attracco che teneva legato il naviglio al molo. “Ora parli così perché hai in bocca il sapore amaro della tua storia con Jennifer” Dopo che Margaret si era impasticcata per andare a dormire, George prendeva le birre e l’alcol favoriva il simposio che ogni sera stimolavo con i miei dubbi.

    “Conney, ma tu ti sei mai innamorato di una donna senza farci sesso?” Una domanda del genere la poteva fare solo Brad. “Io neanche ce la farei a scopare con tutte quelle di cui mi innamoro” José non aveva capito quello che voleva intendere Brad. “L’amore è qualcosa di più importante del sesso” Titillarsi col desiderio di possedere una donna non era più nobile di consumarlo cercando di costruirci sopra una relazione. “La passione è un fuoco di paglia, Conney” Quello che era evidente è che il sesso senza amore si poteva praticare con sufficiente soddisfazione, ma l’amore senza il sesso diventava uno scambio di comuni convenienze affettive. “Io so solo che la vita senza una donna accanto non merita di essere vissuta” Il romanticismo di quell’orsetto di Rod riusciva sempre a spiazzarmi ---> Io non ero abbastanza etero da poter trarre una stabile dipendenza dalla mia attrazione sessuale.

    “Conney, sei ancora sveglio?” Quella sera Rod ci aveva comunicato una bella notizia --->  Cornelius, dopo aver pagato la cauzione, si trasferiva a Philadelphia con la famiglia. “Sei triste perché non la rivedrai mai più, vero?” Vallo a capire l’animo umano! “Me ne sono accorto dagli strani discorsi che hai fatto” Se Jenny fosse rimasta a Farmingdale avrei potuto continuare a sperare. “Forse è meglio così, non credi?” Soffrire per amore è pur sempre qualcosa di meglio che tornare nell’apatia. “Ora ti sembra tutto blu, ma vedrai che presto t’innamorerai di nuovo” Nottetempo, George veniva spesso nella mia stanza. “Ora tornerai alla Base?” Beh, in casa sua certo non ci restavo un giorno in più del dovuto. “E’ stato così brutto?” No, i suoi abbracci mi sarebbero mancati moltissimo.

    Ep.19 (La Fine di un Inizio)

    “Qui il fondale è basso e con quell’attacco il tuo amo s’impiglierà” Festeggiammo la mia ritrovata libertà con una notte di pesca al Massapequa lake. “Si usa il mais per prendere le carpe” Arrivammo nel tardo pomeriggio e George ci raggiunse dopo cena. “Che c’è che non va?” Quel lago era uno specchio in cui si rifletteva tutta la malinconia del cielo all’imbrunire. “Margaret ha preparato un panino anche per te” Prima di entrare nella riserva, Rod era passato a prendere l’attrezzatura da pesca nel capanno del padre e poi avevamo anche percorso lo stesso sentiero fatto con Jenny l’ultima sera che c’eravamo visti. “Ti manca così tanto?” Mi sentivo emotivamente stordito dal succedersi degli eventi. “Vuoi una birra?” Il mio cuore era disorientato e questo non mi aiutava a prendere delle decisioni, come quella di rientrare alla Base o cercarmi una casa in affitto; senza contare che tra poco se ne sarebbero andati tutti in vacanza ...

    “Conney ha preso un bel pesce arcobaleno!” Prima di quello avevo tirato su una cazzo di tartaruga dal morso a scatto che, unitamente alla mia personale fobia verso le acque scure, mi aveva fatto preferire la meno impegnativa canna da fondo con l’esca per le carpe ---> invece abboccò quel pesce arcobaleno. “Si fa così per slamare” George ributtò il pesce in acqua dopo la foto di rito e mi chiese se mi sentivo bene. “Prendiamoci una pausa, ti va?” Ci sedemmo a mangiare la cena che Margaret ci aveva preparato nel cestino da picnic. “Puoi rimanere a casa mia, questo lo sai” Tra una settimana sarebbero partiti per le Bermuda. “Non hai nessuno a casa che ti aspetta?” Ogni tristezza pareva fare un tuffo sordo nel silenzio incantato di quelle acque. “Devi reagire, ragazzo!” George non doveva preoccuparsi per me, avevo imparato a sopravvivere al volo del drago sulle paludi oscure del mio inconscio.

    “Brad e José sono andati a lanciare sul ponticello” Il Sergente aveva promesso alla moglie che sarebbe rientrato per la mezzanotte e si portò via la lampada da campeggio. “Stasera non ti va proprio di pescare” Mi avvicinai dunque alla macchia di luce dov’era Rod e diedi fuoco a un’altra sigaretta. “Si vede che George ci tiene molto a te” Me lo aveva dimostrato in ogni modo possibile. “Accidenti se me ne sono accorto!” Perché avevo sentito insinuarsi della malizia nel suo inglese da Duffy Duck? “Andiamo amico, sai che intendo” La notte che passammo a casa sua, ci aveva visti dormire abbracciati nel letto. “So come vanno certe cose tra voi soldati” No che non aveva capito e speravo proprio che avesse evitato di parlarne in casa. “Fatti servire che a mia suocera non sfugge niente” Possibile che Margaret si fosse accorta di quando George veniva in camera mia?

    “Brad e Josè lo fanno anche?” E che ne sapevo io? “No, perché non mi sembrano i tipi da farlo” Era così strano per lui che due dello stesso sesso potessero provare dell’affetto tra di loro? “Dormire insieme è qualcosa di più” Dei soldati si trovano a condividere ogni aspetto della vita e a volte si scambiano anche un gesto d’affetto. “Strano modo di chiamarlo” Lui non si era mai segato con qualche amico? “Certo che No!” E allora perché non si faceva un pacco di cazzi suoi? “Si fa per parlare” Si era forse stancato di titillare il suo istinto predatorio tirando fuori e rilanciando in acqua pesci? “Scusa, non volevo essere inopportuno” Era evidente che dovessi togliere le tende da casa di George. “Allora tu e mio suocero vi ... insieme” Fece un gesto eloquente con la mano e meno male che non voleva essere inopportuno.

    “No è che ... niente è che ... George potrebbe essere nostro padre!” Lo avrebbe trovato più naturale se avessi condiviso le fantasie erotiche con qualcuno della mia stessa età? “Io non riesco neanche a pensare a George che si masturba, che schifo!” Secondo lui non avrebbe dovuto farsi una sega? “E’ un uomo sposato e tra poco diventerà anche nonno!” Mi stava dicendo che lui le pippe non se le faceva più? “Certo che No!” Ipocrita. “Qualche volta, ora che Faith è incinta” La moglie non poteva usare le mani? “Conney, per favore!” Lui credeva che Faith non se lo faceva un ditalino sotto la doccia? “Smettila, Conney!” Forse non lo sapeva che le donne in stato interessante hanno un accresciuto desiderio sessuale? “Stai parlando di mia moglie, Conney!” Veramente stavamo parlando di lui che preferiva masturbarsi senza l’aiuto di sua moglie.

    “Lei è una donna, non capirebbe” Non poteva spiegarle tutte le ragioni per cui gli veniva duro, a parte quelle che coinvolgevano lei, ovviamente. “Le cose stanno così” E allora perché criticava il suocero perché aveva delle fantasie erotiche inconfessabili? “Allora voi due è questo che fate?” Diciamo che il nostro autoerotismo era in grado di dialogare. “Voi vi dite tutto” Sì, ogni porcata che ci veniva in mente e se non fosse stato un attempato uomo sposato, probabile che avremmo provato anche a realizzarle assieme. “Ha abboccato, prendi il retino, svelto!” Tirò su una carpa enorme che faceva fatica a tenere in braccio mentre gli scattavo la foto di rito. “Che bestia, amico!” Disse euforico dopo averla rilasciata in acqua, battendo poi il pugno chiuso sul palmo della mano che gli avevo offerto ---> Era il saluto con cui la sera prima Josè aveva proclamato la nascita della nostra congregazione.

     “Tanto stanotte non pescherò un’altra bestia più grande di quella” Disse Rod caricando in macchina l’attrezzatura ---> Avevamo deciso di piantarla di pescare e metterci al riparo dai mosquitos. “Quei due dove saranno andati?” La lampada di Brad e Josè era sparita da sopra il ponte. “L’umidità del mattino mi uccide” Aveva ragione e tirai su il colletto del Kway cerato. “Anch’io ne ho avuto uno così” Dopo una pausa di silenzio, Rod disse quella frase senza soggetto, giusto per farsi domandare ---> Uno di cosa? “Eravamo compagni di scuola, ma poi lui è andato al College ed io all’accademia di Polizia” Iniziò a parlarmi del suo compagno di pippe del liceo. “Non potresti mai capire le cose disgustose che arrivavamo a fare” Se me le voleva raccontare, poteva anche farlo. “Conosci quei bastoni periscopici con uno specchietto in testa?” Lo usavano per sbirciare sotto le gonne. “Fotografavamo le gallinelle e poi ...” Ci schizzavano sopra ---> E’ sempre una sorpresa scoprire l’identità erotica delle persone.

    “Ah, se eravamo degli sporchi cani!” Rod aveva chiamato Brad sul cellulare per avvertirli che noi andavamo a riportare l’attrezzatura al capanno. “Hai ragione tu, lo sai?” Lui era diventato un fiume in piena, arrivandomi a raccontare persino di quando aveva provato a ciucciarselo da solo. “Sei impazzito!” Non la finiva di spostarsi l’uccello da destra a sinistra e quando stavamo per risalire in macchina, gli schioccai una schicchera sul pacco. “Cazzo, che dolore!” Iniziò a saltellare tenendosi i coglioni con entrambi le mani ma, anche se era buio, era impossibile che mi fossi sbagliato perché per schiccherare le palle, il colpo si deve schioccare dal basso verso l’alto.  “Saliamo in macchina” S’infilò la mano negli short massaggiandosi le palle e prima di arrivare a casa sua, scoprii di cosa si era innamorata Faith ---> Rod si ritrovava tra le gambe un gran bel batacchio!

    “Se entri in garage, ti faccio vedere della roba” Cos’altro aveva da farmi vedere ancora? “Guarda questa biondina con gli occhi azzurri!” Mi mostrò il suo materiale da pippa ---> Un album di scatti fotografici rubati. “Questa con i jeans attillati me lo fa venire duro ogni volta” Aveva ragione sul fatto che la moglie non avrebbe capito la sua passione per le adolescenti. “Lei è la mia preferita” Non faceva niente di male, anche se credo che infrangesse sicuramente più di qualche legge, appostandosi davanti ai licei per rubare quegli scatti. “Santo cielo, Rod!” Faith si lamentò con il marito per non averla avvertita che eravamo in casa. “Ho visto la luce accesa e mi sono spaventata!” Rod richiuse in fretta l’album di foto proibite, riponendolo nella cassettiera. “Stavo facendo vedere a Conney le foto delle mie prese migliori” Parlava della pesca, ma chissà se quel doppio senso non lo aveva fatto apposta?

    “Vuoi una fetta di torta anche tu, Conney?” Rod dissimulò quello che stavamo facendo come un ragazzino sorpreso con le mani nel barattolo del miele. “Non ti azzardare a toccarmi con quelle mani puzzolenti!” In cucina aveva cercato anche di coccolare sua moglie ma lei, bisbetica, lo respinse in malo modo. “Rodney Alan Presley, tu lo sai che non entrerai nel mio letto se prima non ti farai una doccia” Faith cucinava delle torte squisite! “Questo pancione finirà per uccidermi” Aveva gli occhi gonfi e i capelli in disordine, ma quella sua non curanza per le formalità, mi faceva sentire uno di casa. “Ci vediamo domani sera da George, Conney?” Rod mi salutò così, lasciandomi da solo con la moglie. “Come stai, uomo?” Dopo aver ciabattato in cucina, Faith si venne a sedere sullo sgabello accanto al mio. “Quella stupida ragazza non meritava un principe azzurro come te” Disse che se fosse stata nelle scarpe di Jennifer, lei non mi avrebbe lasciato senza combattere. “Se solo non fossi così brutta e sfatta” Mi teneva la mano in segno di affetto e il discorso prese una china piuttosto ambigua, così tagliai la corda ...

    Guidando per le strade buie della notte e mentre mi avvicinavo rapidamente al Campo, mi convincevo sempre di più che dovevo togliere le tende in fretta da casa di George. Se Faith non ci avesse sorpreso in garage, Rod si sarebbe tirato fuori il batacchio e ci saremmo segati insieme, lo sapevo perché lui voleva trovare qualcuno con cui condividere quella sua libido proibita ed io non volevo farlo ---> Era più probabile che mi scopassi sua moglie! “Com’è andata la pesca?” Rientrando, trovai George addormentato davanti al televisore acceso. “Non sono più quello di una volta, ragazzo” Disse, quando una fitta alla schiena gli impedì di rimettersi in piedi. “E’ colpa dell’umidità del lago” Gli feci un rapido massaggio con l’Arnicare, la sua crema per i dolori reumatici. “Non sono ancora ridotto a questo punto, ragazzo!” Non volle essere aiutato a salire le scale. “Cerca di riposare che oramai è quasi l’alba” Mi costò moltissimo dirgli di andarsene a dormire in camera della moglie, perché io avrei tanto voluto trovare conforto nel suo abbraccio paterno ... 

    Mi risvegliai deciso ad andarmene ---> Era evidente che se fossi rimasto, sarebbe accaduto qualcosa di spiacevole ---> Mi ero di nuovo intrufolato nelle mutande di tutti e se finiva che mi scopavo anche Faith, era possibile che facessi saltare per aria la tranquilla vita di quelle care persone. “Conney, quello in salotto non è il tuo sacco?” Appena sentii Margaret spadellare in cucina, mi preparai e la raggiunsi. “George lo sa che torni alla Base?” Lei s’insospettì di quella mia decisione repentina. “Resta almeno per colazione” Accettai di mangiare il suo disgustoso bacon bruciacchiato.

    “Io lo avevo avvertito che non ha più l’età per andare a pesca di notte” Margaret aveva messo la colazione per il marito su di un vassoio ed era andata a servirgliela a letto. “Crede di avere ancora vent’anni” Mi stava trattenendo per dirmi qualcosa, lo capivo dalle lunghe pause che faceva tra una frase e l’altra. “Questa notte non hai riposto la crema al suo posto” No, ricordavo bene di aver messo il tubetto della crema nel ripiano in basso nell’armadietto del bagno, ma lei se n’era accorta lo stesso che una mano estranea aveva toccato le sue cose. “Si è molto affezionato a te, questo lo sai” Aveva ragione Rod ---> Margaret si era accorta di tutto fin dal primo momento.

    “Conney, non crederai certo di essere stato il primo” Questa cosa me la disse con parecchia perfidia. “Non puoi neanche immaginare quanti Conney ci sono stati prima di te” Aveva già cominciato a lavare le stoviglie sporche, quando iniziò a parlarmi senza guardarmi in faccia. “Vi approfittate tutti delle sue debolezze” Eppure sarebbe dovuta essere felice che me ne andassi. “Lo usate fin quando vi fa comodo” Ma di che stava parlando? “Credi di potermi insegnare qualcosa su mio marito?” Stava parlando di me e non so chi erano quegli altri cui mi paragonava. “Ti sbagli se ora ti aspetti che ti dica anche grazie perché te ne vai” Io avrei voluto solo scusarmi, ma non me lo permise. “Conney, ti sarei grata che non facessi parola con George di questa nostra conversazione” Mi richiamò solo per raccomandarsi di non metterle il bastone tra le ruote col marito, ma evidentemente lo conosceva meno di quanto credesse e non aveva capito un cazzo del perché lui mi volesse bene.

    Share this post


    Link to post
    Share on other sites
    Silverselfer
  • Topic Author
  • Spoiler

    Ho mancato l'appuntamento di Natale, ma in fondo ci sto ancora dentro secondo il calendario giuliano ---> No, perché non ho comunque chiuso la prima stagione ... spero almeno di farcela prima di pasqua! 

    Insomma, passo subito ai contenuti speciali: 

    Per l'argomento >>massoneria<< rimando in fondo a questo spoiler nell'approfondimento del puritanesimo. Qui voglio invece riportare un esempio di cultura pop squisitamente americana che trasmette questo messaggio in maniera favolistica . La quale, come sappiamo, è una scrittura di genere che si regge su di una morale dallo scopo pedagogico ---> Alla ricerca di Nemo ---> il contributo è in inglese e con audio bassissimo ..

    In ogni modo ---> basta ascoltare anche questa battuta in italiano per capire di che si tratta.

    In questa rappresentazione ci sono tutti gli elementi di un'iniziazione massonica 1) Prima Nemo riceve gli insegnamenti dal gran maestro. 2) poi riceve la rivelazione nello scopo di cui lo investe la comunità dell'acquario. 3) Viene ammesso al rito dello Sharkbait che significa esca per squali, ma che pronunciato attaccato acquista una strana assonanza con l'ebraismo. Unito poi al ooh ah ah richiama all'esoterismo voodoo. 4) Ci sono le tradizionali pacche sul culo di anglosassone memoria dei college. 5) Nemo pronuncia i giuramenti e poi viene chiamato a compiere la prova del fuoco a suggello dei voti presi. 6) Trovata la luce viene ribattezzato con il nome di affiliato 7) Nemo viene accolto nella fratellanza che diventa la sua nuova famiglia.

    Ce ne sono molti di esempi come questo ... ne cito un altro  palese ma di genere diverso di massoneria ---> la loggia --> Buffalo Convention dei Flintstones 

    E poi gli Avengers e possiamo andare avanti all'infinito con riferimenti sempre più sottili, ma che ricalcano lo schema dei due esempi dei contributi video.

    C'è la formula di resistenza, quella di Nemo, che reagisce ad un'ingiustizia e si costituisce nella segretezza di una cellula eversiva, la quale si lega a dei riti esoterici che si richiamano agli alti principi e valori della civiltà americana, primo fra tutti la libertà. Poi c'è quella dei Flinstones che in quei principi ci prospera felicemente e il cui scopo è conservarli, questo tipo di massoneria è una loggia più o meno palese e molto usuale nelle piccole comunità di provincia americana. Anche nel nome >>loggia del bufalo<< c'è il richiamo alla grande conquista del west, cioè ai valori dei coloni che erano gli stessi dei padri pellegrini. Si nota anche il richiamo alla legge con le stelle in petto e i gradi marziali sui buffi copricapi, insomma, si tratta d'insegnamento pedagogico ad una società permeata dal puritanesimo. 

    La lobby gay di cui tanto si sente parlare in maniera dispregiativa dalle nostre parti. in realtà rispetta questa cultura e non stupirebbe nessuno dall'altra parte dell'Atlantico, se non per il fatto che l'omosessualità è sempre stata ferocemente osteggiata o, sarebbe il caso di dire, semplicemente negata dalla cultura puritana. C'è anche da dire che la sinistra cosiddetta radicale, quella della rivoluzione culturale degli anni sessanta, rifiuta e combatte queste forme di consociativismo e il movimento lgbtq+ almeno degli inizi nasce in quel brodo e ancora oggi non si >>sposa<< con il tipo di attivismo dei gay in giacca e cravatta che, per inciso, è questa roba qui ---> neopuritanesimo. 

    Ovvio che poi il puritanesimo tradizionale ancora oggi affila i coltelli contro la >>lobby gay<< ma fa sorridere il fatto che si lamenti per il loro stesso modus operandi. Nel romanzo io parlo dei primi anni novanta che erano quelli dell'inizio di questa nuova politica lgbtq+ e nell'esercito sarà una conquista quel triste >>don't ask, don't tell<< ... per dire, se due soldati venivano pizzicati in atteggiamenti equivoci rischiavano il congedo con disonore. Vi posto un video di George Michael in cui nelle prime scene (non quelle del porno vintage) c'è un richiamo ai marinai, che all'epoca si erano resi protagonisti di episodi di omoerotismo  (se non ricordo male).

    Qui nel video, George Michael aveva il dente avvelenato perché lo avevano arrestato a Hollywood mentre faceva cruising in un bagno pubblico, ma non è che ci fosse sto clima di polizia come ci tiene a rappresentare la pop star che, per il vero, prima di allora si era sempre spacciata per un gran toro etero. 

    Paradossalmente sta succedendo proprio il contrario e se prima il nemico puritano moralista attaccava dall'esterno il  movimento lgbtq+, col tempo ci rendiamo conto che il neopuritanesimo agisce dall'interno espellendo chi non si conforma ai diritti acquisiti.  Sto esagerando? Spero di Sì, anche perché i nuovi populismi che emergono in tutto il mondo chiederanno sempre più sforzi omologanti e temo, col solo scopo di tornare ad una reprimenda totale.

    Ok, basta fare questi discorsi, anche perché non ne parlo esplicitamente nel romanzo, dove invece faccio riferimento a questo film con questa sigla epica ...

    Fandango è del 1985 ma si rifà ad eventi accaduti in pieno reclutamento per la guerra in Vietnam. Può sembrare una commedia leggera e ci si diverte un sacco a guardarlo, ma in realtà è pieno di richiami colti come si vede anche in questo intro  demenziale, dove si vede scorrere la copertina del romanzo di Hermann Hesse ---> Der Steppenwolf ---> Scritto nei primi anni venti del 900 quando l'autore era in psicoanalisi da un discepolo di Jung ed è un atto d'accusa contro i valori della borghesia dominante dell'epoca. 

    Nel romanzo cito queste due scene, la prima è la guerra dei bengala nel cimitero ...

    La seconda è la scena finale che non vi spiego, visto mai volete guardarvi il film (ne vale la pena) perché alla scena finale è legato il mistero del viaggio on the road verso il Messico --->  e No, non ve lo metto perché sarebbe in tutti i sensi uno spoiler imperdonabile. 

    Passo invece alla fase tripadvisor anche se qui si parla di cimiteri ... a Farmingdale ce una distesa di ettari e ettari di camposanti e quello di Long Island National Cemetery è uno dei più importanti di tutti gli Stati Uniti ... purtroppo è una no fly zone per i droni e quindi non si trovano video panoramici. Onde evitare mesti minuti di funerali vari, opto per qualche foto, ma anche qua c'è tanto di tromba mortifera, fate voi se volete vederlo.

    Ecco, si parlava di predestinazione eccetera ... immaginate come può una società democratica dare un contributo di sangue così alto al mondo, se non perseguisse degli ideali per cui crede di essere stata voluta da Dio. L'imperialismo e le multinazionali, è tutto vero, ma queste migliaia di soldati non sono andati a morire per denaro o che so io. Poi si può anche discutere sull'etica della guerra e quello che volete, ma questi soldati sono gli stessi raccontati nel film Fandango ---> Odio i film fantasy, le colonne sonore epiche e le favole del cazzo che promulgano l'eroismo dei paladini ... anche se, ammettiamolo, senza questi morti ora il mondo sarebbe un posto peggiore (D-Day Docet).

    Andiamo oltre ... parlo anche di golf e del famoso campo di Bethpage che sta sempre a Farmigndale ... però lo so che di golf non vi può fregar di meno e inserisco questo video non proprio eccezionale, di un tizio che cura il catering durante una tipica festa al Country Club. Ci si riesce a vedere il locale dei ricevimenti e qualche altro angolino, ma soprattutto la varia umanità che lo frequenta senza per questo capirci una >>mazza<< di golf.

    Parlo anche di un altro golf club che però è meno esclusivo e più per famiglie, diciamo middle class e soprattutto qui i clienti non sono tutti bianchi possibilmente WASP. Sto parlando del Colonial Springs che è comunque un signore campo, però molti ci vanno per esempio per il ristorante dove ci si tengono anche cerimonie eccetera ... insomma, diciamo che il Bethpage è repubblicano e il Colonial più democratico ---> Non trovo più il video che mi ricordavo, piluccate questo che è un official

    Dai, per essere un video di servizio, già si nota che è un ambiente più rilassato del Bethpage, dove l'autoironia è bandita come una malattia per sfigati perdenti. 

    Ok, ho sovraccaricato già troppo questo spoiler/contributi speciali e chiudo con quest'altra puntata sul puritanesimo americano dedicato alle origini massoniche.

    2

    Elementi di Massoneria

    Riscoperta, Rivelazione e Repressione

    La Grande Riforma che interessò tutta l’Europa è ufficialmente avvenuta nel XVI secolo, cioè nel momento storico degli scismi come quello anglicano. La riforma calvinista sfugge a questo tipo di computo perché fallisce la sua affermazione storica in Francia con otto guerre civili tra il 1562 e il 1593. L’editto di Fontainebleau dichiarò fuorilegge gli ugonotti che furono costretti a espatriare. Andre Lortie, forse il più importante teologo ugonotto, dal suo esilio londinese guidò i calvinisti francesi verso le colonie britanniche americane. La prima migrazione avvenne nel 1624 e nello Stato di New York si fondò la città di Rochelle. La popolazione di origine francese crebbe al punto da divenire più numerosa di quella presente in tutta la Nuova Francia.

    Il Calvinismo arriva in coda a un evangelismo che contesta il credo niceno-costantinopolitano fin dai primi concili della chiesa. Il credo niceno-costantinopolitano fissa i canoni attraverso cui la Chiesa di Roma definisce eresia ogni altra visione del cristianesimo. La storia degli eretici rifiorisce intorno all’anno Mille, della cui eterodossia si perde traccia tra il 1050 e il 1100 (tempo di riforma). Si ripresentano puntualmente nel XII sec. caratterizzata da una forte tensione evangelica destinata a scontrarsi con la gerarchia ecclesiastica, al cui genus clericorum concerneva l’esclusivo rapporto col Divino e soprattutto la guida dei fedeli verso la salvezza.

    Risale al 1022 dai Canonici della Chiesa di Santa Croce d’Orleans, l’eresia di una cerchia d’intellettuali il cui scopo non era l’evangelizzazione delle masse di analfabeti, ma di creare un ristretto gruppo di cristiani di condizione sociale e culturale elevata guidati da un’esigenza rivelatrice. Gli eretici di Orleans negavano la Trinità, la natura umana del Cristo e la conseguente maternità divina della Madonna, rifiutavano i sacramenti e con essi la gerarchia ecclesiale che li impartiva. Individuavano inoltre nella Grazia di Dio (la fede innata o predestinazione) la salvezza di ognuno e non nelle opere che conducevano al Regno dei Cieli insegnate attraverso il culto sacrificale dei Santi. Gli eretici furono vittime di un’ordalia che li trascinò in una capanna cui diedero alle fiamme. Fu inoltre istituito un tribunale post mortem nei confronti del canonico Deodato, che lo riconobbe come il Gran Maestro degli eretici, quindi fu dissepolto e le sue ossa disperse.

    Le eresie come quelle di Santa Croce d’Orleans sono meno note di altre perché circoscritte in patti segreti cui si accedeva per rivelazione. Questi principi diverranno oggetto di evangelizzazione tra il 1208 e il 1229 con i catari o albigesi, contro cui si mossero vere e proprie crociate. L’eresia dei »Perfetti« in Linguadoca coinvolgeva oltre ai villici, una cerchia sociale colta, tra cui c’erano dei nobili, facendola diventare anche una preoccupazione di Stato. Con Papa Innocenzo III l’evangelismo di Roma ricorre alla purificazione attraverso un rogo di massa durato vent’anni, al termine del quale le terre ribelli furono riconsegnate alla corona francese mentre l’esperienza cistercense nella caccia agli eretici, formerà il tribunale della Santa Inquisizione.

    Tutto questo accadeva in Europa occidentale in un clima di riscoperta nelle università dei testi classici, quindi necessariamente elitaria e doveva essere mediata per coinvolgere gli ignoranti, che erano maggioranza anche tra i nobili. In questo va segnalato il filosofo e teologo Abelardo, di cui fu discepolo Arnaldo da Brescia che fu poi impiccato a Roma e i suoi resti bruciati e dispersi nel Tevere. L’universalismo di Abelardo è dovuto alla riscoperta di Aristotele e il dubbio filosofico, rientrato in Europa a seguito degli Arabi nella penisola iberica. I maomettani non pretendevano la conversione, ma si accontentavano di un tributo corrisposto dagli infedeli. Questo aveva attratto nelle loro corti molti ebrei che avevano tradotto in arabo i testi classici.

    Semmai ne avesse avuto bisogno, l’antisemitismo cattolico trovò nuova linfa e coinvolse l’ebraismo nella lotta alle eresie condotta dal tribunale della Santa Inquisizione. L’evangelismo di Roma diventa ragion di Stato con la Regina Isabella detta appunto la Cattolica. Gli ebrei iberici tenevano i conti della corona e sovente li finanziavano durante le perenni guerre dinastiche. Isabella si comportò come tutti i predecessori, fin quando la sua politica di matrimoni tra consanguinei dipese dalla legittimazione papale. Marchiò dunque gli ebrei con un simbolo per distinguerli dai cristiani, poi li rinchiuse nei ghetti, ma rimanevano ancora i convertiti che erano quelli più in viso ai ferventi monaci domenicani.

    La Santa Inquisizione domenicana fu la più sfacciata nel requisire i beni dei convertiti, portati al rogo perché accusati di giudaizzare tramando in congregazioni segrete. Fu Isabella a espellere gli ebrei dal suo regno e molti di loro varcarono anche l’Atlantico cercando riparo nel nuovo mondo. I convertiti furono costretti a nascondersi e riunirsi segretamente, allo stesso modo degli eretici e come loro furono perseguitati con gli stessi strumenti. Nella clandestinità saranno tacciati delle peggiori pratiche demoniache, tipo far partorire dei figli durante orge sacrificali, infanti poi bruciati e dalle cui ceneri cucinate ostie per convertire alle pratiche eretiche. La Massoneria ebraica è da allora accostata a tutte le altre Massonerie che tramano contro Dio e contro lo Stato.

    La riscoperta avviene sempre attraverso lo studio del passato che è riportato alla luce dopo una congiura del silenzio. Questo può avere dei fondamenti razionali come nel caso di Aristotele o esoterici, quando si spinge alla ricerca degli elementi di fede primordiali, come ad esempio lo gnosticismo, lo zoroastrismo o lo studio degli antichi papiri egiziani. La rivelazione tratta da questi studi poteva anche non contemplare Dio, ma semplicemente avere un approccio razionale all’etica, per esempio l’alchimia (chimica), lo studio del corpo umano (chirurgia) o le scienze in generale come l’astronomia, ma erano egualmente accumunati all’eresia. Questi movimenti culturali fiorivano proprio negli ambienti protetti dalle massonerie attraverso giuramenti e linguaggi criptici. Nelle chiese evangeliche riformate l’elemento della riscoperta e la rivelazione attraverso lo studio del passato si legano spesso al segreto massonico. Il riconoscimento dell’unica autorità di Dio e la predestinazione sono invece gli elementi che storicamente hanno reso l’evangelismo rivelato eversivo agli occhi della legge.

    Ep.20 (I Paldini)

    “Woof” Decisi di prendermi un giorno di vacanza e me ne andai a Jones Beach a rosolare. “Ti sei addormentato sotto il sole, Conney?” C’era sto soldato che mi parlava in maniera confidenziale eppure non mi ricordavo chi fosse. “Il tuo pass è stato annullato, lo sai?” Ero rientrato tardi dal mare proprio per non incontrare la Madama. “Per quanto ne so io, non ti ho visto, Ok dolcezza?” Dopo essere riuscito a intrufolarmi nella Base, decisi d’infrangere altre regole andando al box di Danko. “Woof” Mi rispose, quando gli aprii il cancelletto invitandolo a dormire con me. “Woof” Lo feci accomodare sulla branda accanto alla mia e gli chiesi di vegliare sugli incubi che mi avrebbero rapito nel sonno.

    Avevo tirato giù nel cesso del mio inconscio troppa merda e per tutto il giorno avevo annusato i miasmi di quella fogna ---> Avrei sicuramente sognato di volare. E’ una sensazione estraniante come se perdessi la mia fisicità e iniziassi a fluttuare come un palloncino. L’aria diventa un fluido denso in cui è possibile muoversi attraverso delle leggerissime spinte. Di per sé non sarebbe spaventoso, ma nessuno può più vedermi o sentirmi ed io stesso non riesco a interagire con il mondo materiale ---> Lo spavento più grosso è quanto incontro me stesso. È allora che cerco di fuggire via dall’incubo e inizio a risvegliarmi ripetutamente in mondi onirici diversi e ogni volta me ne accorgo con uno spavento sempre più terrorizzante, fino a non capire più se sono sveglio o semplicemente diventato pazzo ---> Connecticut!

    Fui risucchiato nel gorgo della realtà da Brad che, incazzato, tirò lo sciacquone di quel sogno svegliandomi. “Fai sempre di testa tua, cazzo!” Si era spaventato perché aveva trovato il cancelletto del canile aperto e pensava che Danko fosse stato rubato. “Non sei degno d’indossare questa divisa, frocio!” In genere mi ricordo solo un attimo dell’ultimo sogno che faccio, gli altri mi rimangono appiccicati col sudore alla pelle. “Tu credi che io sia un coglione?” La cosa orribile di un incubo è proprio quando divento cosciente di esserci dentro ---> Ti senti bene, Connecticut?

    Quella volta mi ero risvegliato in un altro sogno in cui Brad aveva portato via Danko e poi aveva iniziato a rivoltarmi l’anima con tutti i peggiori rimorsi. “Danko sta bene, ma lo sai che non lo puoi tenere in camera” Da quell’incubo mi trasse in salvo George che venne a bussare alla porta. “Avanti ragazzo, il Colonnello ci aspetta” Uso degli espedienti per capire se sono sveglio come tenere accanto a me cose che non riesco a sognare, tipo gli occhi di un dobermann. “Conney, che ti prende?” Ero andato all’interruttore della luce e lo accendevo e spegnevo continuamente perché anche quella è una cosa che non riesco a fare nei sogni. “Deve essere orribile l’incubo in cui ti trovi!” ---> La dannata luce non si accendeva!

    “Hai deflorato il fiore della mia Jennifer” Quando sei nel momento del lancio da un aereo, non ti rendi conto dell’altezza perché salti senza guardare di sotto. “Sei sicuro di volerlo fare?” Fa molto più spavento saltare giù da una finestra, perché le ginocchia tremano e sai che il paracadute non ti salverà. “Solo Dio può toglierti la vita” E’ difficile avere la certezza che la realtà in cui sei non è altro che un sogno. “Sarai dannato, questo lo sai, vero Conney?” A volte neanche basta fare quel passettino in avanti per capire l’assurdità della mia esistenza ---> Volare è un po’ come continuare a cadere senza mai raggiungere il fondo.

    Un tuffo nelle acque scure del Massapequa lake era la cosa più terrificante del mondo e annaspare tra quei fondali limacciosi, le alghe che s’impigliano alla pelle con mille ami puntuti e l’ansia che soffoca a bocconi e niente, non puoi urlare perché la dannata luce non si accende e non si accende e non si accende. “Woof” Danko che mi slinguazza la faccia ---> Finalmente sveglio! “Buongiorno!” Che cazzo ci faceva il Maggiore Stanley in camera mia? “Non lo sai che questo bastardo di un cane sa aprire le maniglie delle porte?” L’intelligenza di un Devil Dog ti stupisce sempre. “L’ho seguito fin qua” Danko era andato a cercare aiuto! “Che cazzo fai?” Ero andato ad accendere la luce per maggiore sicurezza ...

    “Fai spesso di questi incubi?” Ora voleva pure essere ringraziato per aver aiutato Danko a svegliarmi? “Io vado al Campo, se vuoi, ti aspetto” Saranno state le sei del mattino ed ero più stanco di quando ero andato a coricarmi. “Ieri il Sergente Collins era molto preoccupato di non averti visto per tutto il giorno” Io prestavo servizio volontariamente, chiaro? “Io glielo ho detto che è inutile prendersi pena per una testa di cazzo” Non potevo avere qualcosa da fare anch’io? “Lo vedo di che genere d’impegno si trattava” Ero rosso come un gambero ustionato. “Fa male?” Sì e il peggio doveva ancora venire perché mi sarei pelato peggio di una patata. “Aspettami qui” Stan disse di avere una crema speciale che usavano i soldati nel deserto. “Questa fa miracoli” Ero un po’ titubante perché era tipo della calce bianca ...

    “La lasci bianca quando la usi sul viso” Mi fece vedere come si metteva sul naso e sotto gli occhi per quando si marciava nel deserto. “Se la spandi energicamente con un massaggio, vedi che sparisce?” Mi fece una rapida dimostrazione di quanto diceva sul palmo della sua mano. “Stenditi sul letto che te la spalmo sulle spalle” Ci stava provando? “Ti faccio male?” No, anzi ... era proprio bravo! “Voltati” E’ a quel punto che in un porno gay l’attore si rigira con il cazzo duro ... ma io no, rimasi addormentato sotto le sue mani e mi risvegliai quando il sole era ormai alto. “Hai dormito come un angioletto del Signore” Era una battuta ---> Possibile che il maggiore fosse rimasto per tutto quel tempo a vegliare sul mio sonno?

    “Sono le due del pomeriggio” No, era già tornato dal Campo. “Credevo che fossi morto!” Lo aveva mai visto un cadavere che sudava? “E’ causa della crema, credo” Dovetti mettere il materasso sul davanzale della finestra, talmente era bagnato di sudore. “Sicuro di non averci pisciato? “ Le battute di Stanley erano persino peggiori di quelle di Brad. “Forse te ne ho messa troppa” Mi aveva letteralmente impanato come una cotoletta mentre dormivo. “A te non ti svegliano neanche le cannonate” Dipende ... però Sì, se riesco a dormire, cado in catalessi. “Mi hai parlato, te lo ricordi?” Oddio, No! Succede che a volte sembro sveglio, occhi aperti e rispondo alle domande e tutto, ma poi non mi ricordo un cazzo. “Non sarai sonnambulo?” No ... ero solo sotto stress.

    “Scrivi un diario” Quella dichiarazione sembrava una battuta sarcastica, ma vallo a capire se era veramente così? “Che lingua è?” Italiano, ma perché non si faceva un pacco di cazzi suoi? “Sono lettere d’amore per la figlia del pastore?” Ero tornato dalle docce, convinto che l’avrebbe capito da solo di doversene andare, invece No! “E’ una lingua segreta tra piccioncini innamorati?” Che palle! Gli chiusi il notebook sul naso perché lui non aveva il permesso di metterci le mani sopra, chiaro? “Questa è la tua gratitudine?” Ma non doveva tornare al Campo? “Il Sergente Collins mi ha dato il pomeriggio libero” E non aveva niente di meglio da fare che bombardarmi i coglioni? “Tu non sai stare lontano dai guai, amico” Ah, ecco la missione di cui il Sergente lo aveva investito ...

    “Ti ho fatto rinnovare il pass” Di questo dovevo proprio ringraziarlo perché mi aveva risparmiato di parlare con la Madama. “Come devono rispondere i bambini ben educati?” Grazie, grazie, grazie e vaffanculo. “Che aspetti a vestirti?” Mi dava fastidio perché se ne stava seduto alla mia scrivania a guardarmi con le mani sul pacco. “ E dove dovrei tenerle?” Che ne so, però non mi doveva guardare in quel modo. “In che modo ti starei guardando?” Boh, forse era una mia fisima per le cose che Danny mi aveva detto su di lui. “George ti ha raccontato qualcosa?” Che mi avrebbe potuto dire che già non sapessi sulla sua passione per la carne fresca di manzo. “Il giovane Perth non esiste più, lo sai?” Non volevo di sapere che fine avesse fatto questo Perth. “George la mena tanto sull’onore ma poi ... ” Basta, non m’importava di sapere a quanti lo avesse tenuto in mano, volevo serbare di George solo il ricordo delle cose buone che gli avevo visto fare.

    “Hai ragione tu, George è un bravo diavolo” Avevo fame e Stan mi offrì hamburger e patatine  che prendemmo al driver. “Perché non sei venuto alla festa?” Intendeva quella cui mi aveva invitato Roger? “Dovresti dimostrare più gratitudine verso gli amici” No e non capivo di che parlava. “Il Tenente Bradley ci teneva a salutarti prima di tornare a casa” Ma se lo avrei accompagnato io all’aeroporto! “Doggy ti voleva parlare a proposito di Danko” Forse non lo stavo capendo bene. “Qui ti abbiamo aiutato tutti, questo lo sai?” Che stava cercando di dirmi? “Ti facevo notare che sei uscito pulito da tutti i tuoi guai” Perché non andava dritto al punto e la facevamo finita? “Lo hai detto tu quanto ti ha aiutato George” Allora? “Sei un ragazzo intelligente, saprai che un semplice Sergente non avrebbe potuto fare tanto per te” Era ormai evidente che il Maggiore Stanley quel pomeriggio aveva ricevuto una missione da compiere ...

    “Noi siamo una comunità cui stanno a cuore i valori americani” E come si chiamava questa loro loggia? “Noi ci chiamiamo i Paladini” Per caso ne aveva fatto parte anche il mio mancato suocero? “Questo non te lo posso dire” Quindi ne aveva fatto parte. “Il nostro motto è Uno per tutto e tutti per Uno come i cavalieri della tavola rotonda” Ed erano anche parecchio ignoranti. “Ti abbiamo aiutato molto e tu lo sai” Fin da quando avevo messo piede in quella Base, avevo annusato l’odore di massoneria. “Ammetterai di essere una persona difficile da gestire” Che cazzo volevano da me? “Saremmo onorati di averti tra noi confratelli” E cosa avrei avuto di speciale per meritarmi un tale onore? “Hai più volte dimostrato di credere nei nostri stessi valori” Nella loro micragnosa loggia dovevano essere a corto di affiliati per attaccarsi anche a uno sfigato come il sottoscritto ...

    “Ti abbiamo trattato con i guanti di velluto, Conney” Se non ricordavo male, anche a calci in bocca. “E’ stato un tragico equivoco e tu lo sai” Sì, lo era stato, ma non per come me l’avevano raccontata ---> La loro loggia nascondeva qualche intrallazzo ed era il motivo per cui temevano che fossi stato mandato a scoprirlo. “Ti sei battuto per la fratellanza, senza neanche sapere che esistevamo” E come la mettevano col fatto che ero uno sporco papista? “I Paladini sono fedeli ai principi di Rhode Island” Libertà di pensiero e Stato Laico. “La nostra è un’offerta generosa” Non mi sarei fatto menare scudisciate sulle chiappe o giurato su una Bibbia di osservare chissà quale strambo patto di sangue. “Conney, tu hai accettato i nostri favori” La lettera di Cornelius che mi consegnò il Colonnello era stata un favore per allontanarmi da Jennifer? “Il Predicatore ha sbagliato e tu non lo hai denunciato”Anche il Maggiore Stanley aveva sbagliato con Ralph e non lo avevo denunciato ...

    “Conney, non rispondere subito di No” Era forse una minaccia? “E’ un consiglio che ti sto dando io” Cioè uno sporco opportunista. “Con il tuo ordine e grado accederesti subito ai giuramenti, questo è un grande onore per un ragazzo della tua età, lo sai?” Ero abituato a scegliere da solo che genere di promesse accettare. “Guarda Roger che farebbe qualunque cosa per entrare nella loggia” Non lo prendevano perché si era macchiato di disonore. “E’ stato ammesso come consociato” Roger cercava solo un aiuto per riessere ammesso nel servizio attivo. “Non essere cinico, Brad anche è un consociato” Che cosa aveva che non andava Brad? “Non ha mai raggiunto la rivelazione” E José? “Lui neanche sa cosa sia la rivelazione” Io allora che me ne sbattevo della rivelazione! “Conney, nel tuo caso ci sono i fatti che lo dimostrano” Lo aveva visto come la predestinazione mi stava schiacciando sotto il suo peso. “Accetta almeno di diventare un nostro consociato” Volevano essere certi di potermi controllare.

    Ep.21 (Il peggior nemico di me stesso)

    “Voi dei corpi speciali non lo suonate mai l’alza bandiera?” Il giorno dopo, Mitchell si presentò in camera mia che non saranno state neanche le sei del mattino. “Alzati, culo di piombo!” Era vestito in maniera singolare ---> Polo, pantalone sportivo e strane scarpe dalle tinte improbabili ---> Portava persino un ridicolo berretto con visiera a scacchi!  “Ti porto sul Bethpage Black Course, dolcezza” E che cazzo era quel posto? “E’ un percorso da professionisti, tu che handicap hai?” Andavamo a giocare a golf. “Che americano sei, se non sai tenere in mano un legno?” Doppio senso sessuale. “Avanti che ti porto sul percorso per fighette” Il golf mi piaceva, ma facevo letteralmente cagare. “Andiamo, te lo presto io qualcosa giusto da indossare” Perché si stava dando da fare per me? Chi lo aveva mandato?

    Cazzo, però! Quel damerino di Mitchell sapeva sempre sorprendermi. “Sei quasi più bello di me!” No, lui era più figo, anche se era duro ammetterlo. “Il Country Club è pieno di micette di classe, vedrai” Mi stava introducendo nel giro dei consociati della loggia? “Quei perdenti non li fanno neanche entrare al Country Club” Allora perché mi ci portava? “Sei il figlio di un Generale!” Nepotismo? “Sei o non sei un fottuto ufficiale delle SR, cazzo!” Giusto, dopo essermi cibato tanta merda, potevo ben passare all’incasso. “E poi, ti hanno visto tutti pagare con una Platinum Card” Balle, non tiravo mai fuori dal portafogli quella carta di credito. “Non fare lo spilorcio e andiamo a occupare il posto che ci spetta” Solo Jennifer mi aveva visto usare quella carta di credito ...

    “Ti presento mia moglie Catherine” Arrivati al Country Club, Mitch mi portò dritto dal Maggiore Stanley. “Finalmente ci conosciamo!” Lui era con sua moglie Catherine. “Per gli amici di Perth, sono Cat” Chi era Perth? “Sono appena le nove del mattino, non ti sembra presto per iniziare a fare la cagna, amore mio?” Le disse »Perth« con un sorriso stretto tra i denti ---> Il Maggiore si chiamava Irvine Stanley e proveniva da Perth, un villaggio fondato dagli scozzesi di Fulton Country, nello Stato di New York ---> Era lui il Perth di cui mi aveva parlato il Sergente Collins!

    “Lo so a cosa stai pensando” Che sua moglie era una grandissima sventola? ---> Capelli e occhi neri d’inferno, labbra rosso ciliegia e uno stacco di coscia da farlo venire duro pure a un santo. “La pianti di guardare il culo a mia moglie!” Esatto, due chiappe che ballavano la cucaracha sui tacchi tipo una gelatina di frutta tutta da mordere. “La vuoi smettere di spogliarla con gli occhi!” Quella micetta si era accorta dell’effetto che mi faceva e prima di congedarsi si era voltata per ammiccare uno sguardo di fuoco. “Vieni via con me, forza!” Lo sapevo che era fuori luogo con suo marito accanto, ma quella dea del sesso me lo aveva fatto drizzare solo scodinzolando!

    “Hai fato colazione?” Era dai tempi del Circolo Canottieri di Roma che non frequentavo posti chic come quello. “Conney, mangia e vedi anche di abbassare l’asta” Per me la mattina significava pippa e colazione o colazione e pippa, invece Mitch mi aveva trascinato lì dentro in boxer e pantalone dal cavallo largo ... Stan che poi mi presenta la sua Messalina e Aoh, che ci potevo fare? Il fulgido fervore del mattino iniziò presto a farsi notare. “Dannazione, me l’hanno appena raccontato!” Disse Mitch, piombando al nostro tavolo e pucciando una brioche nel mio latte, cazzo! “Ti hanno detto giusto, questo è un maniaco sessuale” Dopo neanche cinque minuti che avevo messo piede lì dentro, ero finito sulla bocca di tutti. “Conney, tu sei incredibile!” Mi sentivo avvampare dalla vergogna. “A questo qui ci vuole seriamente un guinzaglio, te lo dico io” Persino Perth aka Stan non riusciva a trattenersi dal ridere.

    “Andiamo bestia, l’Ammiraglio e il Dr Presley ci aspettano sul tee” Certo, mi aspettavano per la seconda figura di merda della giornata. “Ragazzo, la forza senza controllo non va bene per il golf” Quello stronzo di Mitch aveva promesso di portarmi su un percorso per principianti, cazzo! “Imparerai che è meglio un birdie in traiettoria che sparare via un egle” Fu un continuo sfottò a ogni tiro fuori misura però, tutto sommato furono gentili e credo che gli piacesse anche darmi delle lezioni. “Il ragazzo ha solo bisogno di esperienza, non credete anche voi?” Da parte mia, avevo adottato la tecnica del buon soldato che ubbidisce in silenzio. “Bel colpo, Conney!” Sul green andai meglio, però il problema fu arrivarci degnamente. “Chi lo avrebbe detto, hai un tocco di velluto!” E sì, col putting ero proprio una spada, anche perché la mia unica esperienza l’avevo fatta al minigolf.

    “Zacharias ci ha raccontato come sono andate le cose” Il golf è uno sport che si gioca tra una buca e l’altra, tra cui si ha modo di chiacchierare parecchio. “E’ stata una gran brutta storia, ragazzo” Il Dr Presley, che era il padre di Rod, mi faceva da avvocato durante le conversazioni con l’Ammiraglio. “Zacharias ha riconosciuto di aver sbagliato e il ragazzo ha dimostrato di non portare rancore” Io non dovevo dire niente, era il Dr Presley che rispondeva al posto mio. “Siamo stati tutti giovani e se Zacharias non fosse stato così precipitoso, avrebbe potuto guadagnare un buon genero” Non era per niente spiacevole ascoltare la sua difesa. “Non credi anche tu che sia stato un errore abbandonare il nostro progetto per una tale sciocchezza?” Parlavano della chiesa ad Amityville ---> Il buon Pastore Cornelius si era trasferito a Philadelphia insieme alla cassa dei contribuenti di Farmingdale.

    “Conosci la Chiropratica, Conney?” Io non so se l’Ammiraglio fosse il gran maestro della loggia perché a un semplice consociato non era dato saperlo, però quell’incontro si concluse bene ---> God bless you, guys ---> God bless all americans. “Perth mi ha parlato dei tuoi disturbi del sonno” Il Dr Presley mi aveva appena fatto un favore e dovevo ricambiarlo. “Non essere timido, molti nostri bravi ragazzi patiscono lo stress post traumatico” Che palle. “George verrà nel mio ambulatorio nel pomeriggio per curare il suo mal di schiena, potresti accompagnarlo per vedere di che si tratta” La Chiropratica è una scienza medica alternativa, quasi una filosofia, che trova nella manipolazione della colonna vertebrale la soluzione a vari tipi di disturbi, confidando nella capacità innata del corpo di curare se stesso. “Troverai giovamento anche per le tue intemperanze” Ah, che ridere!

    Stava andando tutto bene. “Tu devi essere Conney, il nuovo socio, è vero?” No, col cazzo che strisciavo l’american express senza sapere se mi sarebbe piaciuto frequentare quei fighetti. “Lascia che mi presenti” Fare amicizia in quel posto era la cosa più facile del mondo. “Conney, tu devi assolutamente provare!” Tutti mi accoglievano con gran sorrisi e pacche sulla spalla. “Hey, John, ti presento Conney, il nuovo socio” Gli inviti si sprecavano ed io dicevo a tutti di Sì. “Mi hanno detto che hai bisogno di qualche dritta a golf” Le battute umoristiche facevano cagare, ma io ridevo rumorosamente così da soddisfare l’ego di chiunque. “Mildred, non trovi anche tu che Conney sia proprio simpatico?” Anche sul borsino degli scopabili le mie quote erano stellari! “Mi dispiace signore, ma devo proprio rapire il vostro soldatino” Il guaio era che non ero sposato e nessuna di quelle signore si azzardava a calarsi le mutande con me per paura di compromettersi.

    “Vorrei solo scoprire da quale fottuto zoo sei riuscito a scappare” Mr Perth poteva anche piantarla di fare il damerino con me, o si era dimenticato di avermi segato? “Qui non stiamo in una caserma” Certo non me lo doveva insegnare lui come stare in società e sapevo benissimo che lì dentro si erano tutti scopati a vicenda ed era il motivo per cui mi stavano annusando il culo. “Ma smettila, sei solo uno sbruffone” Piuttosto, dov’era finita sua moglie? “Mi stai provocando, Connecticut?” No, era che trovavo strano come una di gran classe si dilettasse con gli attrezzi da giardino, ecco. “Chi te l’ha detto?” Temeva che il pettegolezzo mi fosse stato riferito dai suoi amichetti di alto lignaggio. “Questi non sono fatti tuoi” Avanti, ma per quanto credeva di poter tenere segreta la loro separazione. “Io e mia moglie non ci siamo separati, chiaro?” Allora non lo aveva cacciato di casa? “Conney, levati dalla testa mia moglie” E’ vero, lo stavo provocando di proposito.

    “Ragazzi, allora com’è andata la partita?” Sicuramente meno bene che a lui perché si vedeva lontano un miglio che Mitch aveva appena scaricato le palle. “Ma che dici, Conney!” Aveva le stelline negli occhi e camminava a chiappe strette come manco un Re tra gli sfigati. “Possibile che tu non pensi ad altro che al sesso?” Peccato che io ne parlassi solamente mentre erano gli altri che facevano i fatti. “Mitch è innamorato e non un maniaco come te” E perché sarebbe stato costretto a farsi una sveltina nei cessi del club con quella balenottera di Jenna Jianssen? “Adesso stai proprio esagerando, Conney!” Si era mandato per le ossa Mrs Barkley? “Che cazzo, Stan se non gli dici qualcosa lo stendo” Era appena arrivata sul Roof Garden con lo scarto di tempo necessario per sciacquarsi la figa e riassettarsi la messa in piega. “Smettila!” Si era accorta che parlavamo di lei e aveva distolto subito lo sguardo imbarazzatissimo, che troia!

    “Che ronza in quella tua testa bacata?” Non lo so ... ero infastidito come se tra quella gente si aggirasse lo spettro di un ricordo inquietante. “Che c’è che non ti sta bene?” Il Maggiore Stanley aveva ragione perché erano stati tutti gentili e per un attimo avevo creduto di potercela fare, anch’io sarei diventato così ---> Una moglie, dei figli con una station-wagon sul vialetto di casa e dei buoni amici con cui andare a giocare a golf. “E’ stupido prendere a calci in culo chi ti aiuta” Dopo, però, sul Roof Garden per pranzo, con la gente che continuava a salutare, iniziò con dispetto a salirmi un’ansia tremenda. “Scusa, Mr Rambo se dei comuni mortali ... ” Ma perché ci s’incazzava tanto? “Lo sai che c’è, me lo domando anch’io?” Appunto. “Stan, lascialo stare, ci sta solo provocando” Faceva il marito geloso e poi s’inculava le reclute nei cessi. “A questo gli serve la camicia di forza” Se gli pesavano le corna, avrebbe fatto meglio ad andarsi a sedere con la moglie.

    “Si può sapere Stan che ti ha fatto?” Gli avevo solo dato un saggio consiglio. “Stan ti ha sempre aiutato!” Si era alzato scazzatissimo dal nostro tavolo per raggiungere quella sventola della moglie. “Noi vogliamo diventare tuoi amici” Lui è Stan erano amici? “Certo!” Quella che era salita sul Roof Garden e che poi aveva distolto lo sguardo imbarazzato dal nostro tavolo, non era Mrs Barkley. “Che vuoi intendere?” Anch’io ero loro amico perché altrimenti avrei spifferato al suo caro amico Stan che il nostro comune amico Mitch si era appena sbattuto sua moglie. “Tu sei pazzo!” Ecco perché quella sera di ritorno dal nightclub, Mitch mi aveva difeso per non dire a Josè che ero stato con Rachel. “Lo vedi anche tu che mi devi un favore” Infatti, glielo avevo appena restituito. “Stan crede che si sia innamorata del giardiniere” Lui aveva raccontato a Roger questa panzana per fargliela ridire a Stan e sviarlo dalla verità.

    “A te non si può proprio nascondere niente” Ero uno stupido cane da caccia ---> Annusare la preda e stanarla ---> Era il mio destino. “Allora è questo che fai?” Aveva davanti a sé una fottuta arma non convenzionale. “La modestia non è il tuo forte, Conney” Durante l’ultima attesa al JFK avevo individuato quattordici falle nella sicurezza. “Stai forse cercando di dirmi qualcosa?” Forse non si rendevano conto di avermi condotto nel buco del culo della loro comunità del cazzo e ad occhio e croce, ne avevo saputo abbastanza per far saltare per aria il loro castello di carta. “Tu stai bleffando, non è così?” Io ero esattamente quello che temevano che fossi all’inizio e ora li avrei deferiti tutti alla disciplinare, compresa la Madama. “Andiamo, Io sono tuo amico!” Per me era solo quello che mi aveva fatto un cappotto nei cessi, anche se immagino che fosse normale per lui fottere gli amici a tradimento.

    “Ci denuncerai tutti?” No e non sapevo neanche io perché gli avevo appena detto quelle cose. “Allora non lo farai?” Forse ero solo invidioso perché si scopava Cat. “Scusami, mi sono ricordato che devo fare una cosa” Oppure era il maledetto fantasma di me stesso che si aggirava tra quei tavoli a spaventarmi? Il suo ricordo finito sei piedi sotto terra, stava improvvisamente tornando alla luce.  Usavo la divisa per esorcizzarlo, ma appena me la toglievo, diventavo quel mostro cinico e senza cuore ... mi sentivo così solo, seduto a quel tavolo davanti alla bistecca con le patate che il maledetto schifava ---> Dovetti correre ad accendermi una sigaretta per trattenere il vomito.

    “Ti senti male?” Che voleva ancora Stan? “Sembri sconvolto!” Dovevo andarmene via da quel posto. “Sono venuto in pace, amico” Un irresistibile istinto mi costringeva a tentare la fuga per andarmi a nascondere in qualche remoto anfratto. “Conney, vorrei solo che lo capissi” Tutto il mondo voleva essere mio amico e questo non avrebbe dovuto insospettirmi? “Che cazzo dobbiamo fare per convincerti della nostra buona fede!” Niente, erano i fantasmi che si agitavano nella mia testa a sabotarmi. “Che vuoi dire?” Non sapevo cosa gli avesse raccontato Mitch, però non era vero niente e potevano dormire sonni tranquilli. “Allora, ti aspettiamo al tavolo, OK?” Gli dissi di Sì, che li avrei raggiunti appena finivo di fumare ---> Crisi di panico.

    A ore dieci c’era una via di fuga ---> Disimpegno, porta di servizio, vialetto dietro la siepe che nascondeva i bidoni della mondezza, parcheggio ---> Tempo di percorrenza: meno di un minuto. Bastò un attimo di cedimento e mi ritrovai in macchina ---> Che cazzo avevo fatto? Ero pazzo o semplicemente stupido? Invece di cogliere al volo l’occasione di rifarmi una vita in prima classe, ora mi ritrovavo di nuovo a guidare su una strada senza sapere che direzione prendere. La cosa migliore da fare era di togliere in fretta le tende perché dopo quell’uscita, non si sa cosa avrebbe deliberato la gran loggia per scongiurare una mia delazione ---> Dove cazzo sarei andato ora? Forse stavo solo drammatizzando ---> Stan mi era sembrato molto conciliante ---> mi dissi perché quando tendo al melodrammatico, divento il peggior nemico di me stesso. Corsi a chiudermi in camera, nel vano tentativo di tenere chiuso fuori dalla porta il mondo esterno, esattamente come facevo da bambino.

     “Salve ragazzo, andiamo insieme dal Dr Presley?” Si diventava Paladini solo in tarda età come l’Ammiraglio, il Colonnello, il Sergente Collins o Green Mile, ma gli affiliati non erano solo dei soldati, c’erano anche dei civili illustri, esattamente come lo era stato il Predicatore Cornelius Zacharias. “Che cosa mi racconti?” I giovani iniziavano presto il loro percorso di consociati e solo col passare del tempo, dopo aver dimostrato una fedeltà ininterrotta ai principi fondatori della loggia, erano ammessi ai segreti iniziatori. “Mi hanno detto che spari meglio di come lanci a golf” La carriera del giovane Perth era andata avanti di pari passo con il cammino all’interno della loggia dei Paladini, ma gli sarebbe stato fatale l’inciampo di un probabile divorzio poiché la moglie era la figlia di uno dei probiviri.

    Il Dottor Presley, cioè il padre di Rod e quindi suocero del Sergente Collins, riceva nell’ambulatorio annesso a casa sua. Quando iniziò a torcermi come uno straccio sul suo lettino, gli scricchiolii delle mie vertebre divennero subito una libidine indescrivibile. Gemevo come manco mi stessero facendo una pompa e più lo scrocchio mi doleva e maggiore diventava il godimento che sopraggiungeva un attimo dopo. Tornai in salotto che mi sembrava di camminare sulle punte come un etoile! Avrei fissato subito un altro appuntamento però all’indomani, i suoceri e consuoceri sarebbero partiti per le Bahamas insieme e dissi alla segretaria che neanche io sapevo se tra un mese ero ancora vivo. Sì, poi cercò di rifilarmi un pacco di cartacce con medicine omeopatiche e precetti come ad esempio una dieta, le dissi di risparmiarsi inchiostro e carta che tanto non avevo intenzione neanche di leggere la sua merda.  

    “Che ti prende, benedetto ragazzo?” George era passato a prendermi alla Base per andare insieme dal Dr Presley ---> Tipo neanche due ore dopo aver lasciato il Country Club, già sapeva ogni cosa! “Sei stato tu a fissare l’appuntamento, ricordi?” Cazzate! Avevano un sistema d’intelligence che avrebbe fatto invidia persino alla CIA. “Smettila di comportarti come se fossi in una fottuta trincea di un fronte di guerra” Mentre ci recavamo all’ambulatorio in macchina, gli avevo posato una mano sulla gamba e lui aveva finto di non accorgersene. “A che ti è servito essere maleducato con la segretaria?” Lui non si fidava più di me perché il suo fedele Perth gli aveva già fatto rapporto. “Il Dr Presley si è speso molto per te, questo lo sai?” Gli avevo pagato profumatamente la prestazione medica, ma il resto delle sue puttanate poteva risparmiarsele. “Dimmi tu che devo fare?” Poteva cominciare a parlarmi chiaro e senza sottorifugi ...

    “Conney, noi siamo uomini onesti!” Dalle mie parti è da stupidi chiedere all’Oste se il vino è buono. “Che significa?” Niente, non sapevo tradurre il romanesco. “Io non so più che fare con te” Perché non mi aveva detto che aveva conosciuto il Maggiore Stanley in Vietnam? “Te l’ha detto Stan?” Perché non lo chiamava Perth, proprio come quello della sua lacrimevole storia di guerra? “Allora è per questo!” Chi erano tutti gli altri Conney di cui mi aveva accennato la moglie? “Sei geloso?” Ma vaffanculo. “Io non ti ho mai mentito” Sua moglie Margaret era una delle dame di carità della loggia ed era grazie a lei se era diventato un affiliato? “Ti sbagli, è stato il Colonnello a presentarmi Margie” Lui e il Colonnello erano stati compagni di guerra? “Non sarei qui se non ci fosse anche lui” Allora non si riferiva alla moglie, quando mi aveva parlato della persona che lo aveva tirato fuori dal tunnel della depressione!

    “Tu non poi capire, ragazzo” La Madama e il Sergente, invece ora mi spiegavo molte di cose. “Non farti strane idee” Che cosa avrei dovuto pensare? “Eravamo come fratelli prima di sposarci” Era il motivo per cui lo aveva presentato a Margaret? “Che vuoi insinuare?” George aveva sistemato allo stesso modo Perth aka Stan. “Che stai dicendo?” Non lo so, tiravo a indovinare, visto che mi aveva presentato allo stesso modo Jennifer e se le cose fossero andate nel verso giusto, mi sarei ritrovato affiliato alla loggia com’era accaduto a Perth. “Mi era parso di capire che amassi Jennifer” Questo fu l’imprevisto. “Sei stato tu a dirmi che eri venuto per metter su casa” Mi domandavo in che ruolo giocasse sua moglie. “Non tirarci dentro Margie” Anche il matrimonio tra Faith e Rod era un incastro sociale troppo giusto per non essere stato premeditato. “Smettila, Conney!” I matrimoni servivano a legare tra loro gli affiliati e le famiglie così formate davano continuità ai loro sforzi conservatori.

    “L’amore è un seme che va fatto crescere nel quotidiano” Sì, questa l’avevo già sentita. “Le famiglie che non si basano sul sacrificio, sono destinate a sfasciarsi” Ero d’accordo ---> Senza il sacrificio delle donne nessuna famiglia si terrebbe insieme. “Ti diverti a fare il cinico?” Si diventa cinici quando non riesci più a ridere di niente. “Se non impari a donarti, nessuno riuscirà a volerti bene” Immagino che questa l’aveva ascoltata in qualche sermone di Padre Cornelius. “Sono stato uno stupido a espormi per te” Quando mai gli avevo chiesto di farlo? “Lo vuoi sapere qual è il tuo problema?” No. “Nessuno riesce ad amarti” Maledetto stronzo, con quelle parole mi ferì a morte ...

    “Ora che ti è preso, non parli più?” Mi stavo crepando in corpo. “Tu e Stan sembrate essere usciti dallo stesso buco di culo, cazzo!” Disse, picchiando rabbiosamente i pugni sul volante del pick-up. “Non desiderare la moglie d’altri, questo è vero anche per i papisti, giusto?” Sì, ma a occhio e croce il nono comandamento avrebbe dovuto declinarsi anche per i mariti. “Ragazzo, tu stai scherzando col fuoco, questo lo sai?” Non me ne importava niente dei loro intrallazzi matrimoniali. “Lascia stare la moglie di Stan, chiaro?” Mio Dio! Tutta quella filippica me l’aveva fatta per questo motivo? “Hai minacciato di denunciare dei bravi americani, per questo stupido motivo” Se non facevano niente di male perché mi stavano così addosso?

    “Scusa se abbiamo provato ad aiutarti” Quante storie solo per mandarci affanculo. “Conney, aspetta!” Quel cazzo di pick-up aveva la chiusura anti apertura per i bambini. “Non abbiamo ancora finito di parlare” Era già da un po’ che eravamo fermi nel parcheggio della Base. “Devo sapere che vuoi fare?” In che lingua dovevo spiegarglielo che non ero stato mandato a indagare su nessuno. “Questo non basta, lo sai” Ero in congedo straordinario per seguire quei dannati corsi di studio, punto e basta. “Eri in servizio quando stavi seduto in quell’aeroporto dove hai impallinato l’intero servizio di sicurezza?” Pure quelli erano dei consociati della loro loggia? “Se qualcuno ti facesse delle domande ... ” Temevano di essere espulsi dall’esercito perché ad alcuni di loro piaceva il cazzo? “Benedetta merda, No!” E allora di cosa stavamo parlando? Io non sapevo nient’altro della loro loggia segreta.

    “Conney?” Doveva solo aprire quel fottuto sportello. “Domani mattina parto per le vacanze” Lo disse poggiando una mano sulla mia gamba. “Pensavo che anche a te andasse di passare un paio d’ore insieme” A quanto pareva, la chiropratica non faceva un certo effetto solo a me. “Andiamo, non farti pregare!” La cosa che più mi rodeva era di farmi prendere per la punta del pisello da un vecchio sozzone come lui. “Lo so che va anche a te” Cioè, la storia del reduce dannato dai suoi ricordi di guerra e quell’altra del padre che rinuncia a tutto per i valori della famiglia ---> Tutte cazzate per infilarsi nelle mie mutande, capito? “La carne è debole, non lo sai?” Erano loro che la menavano tanto sui sacri valori dello stile di vita americana.

    “Non mi sento al sicuro qui” Lo avevo fatto salire in camera e sicuramente saremmo stati più tranquilli che in casa sua con la moglie che origliava. “Potrebbe entrare chiunque” Gli unici che venivano in camera mia, erano Josè e Brad, il primo era già tornato dai suoi in Vermont e il secondo si stava struggendo per l’imminente separazione da Danko. “Ma ... ” Piantai la spalliera della sedia sotto la maniglia e gli dimostrai che in quel modo la porta non si sarebbe aperta neanche a spallate. “Che fai?” Saltai sul mio letto e mi misi a guardarlo, aspettando che si spogliasse. “Così mi fai sentire in imbarazzo” Volevo che mi eccitasse con un o striptease super arrapante. “Andiamo, Conney!” Altro che vecchio! Aveva un corpo fottutamente sexy e volevo gustarmelo tutto alla faccia di Rod. “Lo hai detto a Rod!” Che palle!

    “Ti stai prendendo gioco di me?” In che senso? “Lo hai detto a Rod?” Non c’era stato bisogno perché lo aveva già capito da solo. “Benedetta merda, Conney!” Non gli avevo certo detto che suo suocero era una ventosa da spogliatoi. “Come mi hai chiamato?” Ops, la fighetta europea aveva appena ferito l’orgoglio di un ragazzo buca zucche dell’Ohio. “Me ne vado” No che non se ne andava! “Resta spalle a terra, ragazzo!” Era riuscito a schienarmi solo perché mi aveva preso alla sprovvista quando cercai di trattenerlo. “Ammetterai che ho ancora qualche colpo da sparare” Lo arrapava fare il gradasso. “Ora non parli più, è così?” Con quel vecchio bisonte addosso, riuscivo a malapena a respirare. “Che dice ora la fighettina di città?” Avevo innescato il suo istinto animalesco. “Lo senti il bastone duro dell’Ohio, è così?” C’era più da temere i suoi dannati morsi piuttosto della carne frolla che gli penzolava tra le cosce ...

    “Vuoi guardarmi, non è vero?” Faceva spavento quando nei suoi occhi compariva quel diavolo bestiale. “Ti piace, è così?” Ero attratto dalla matura virilità espressa in ogni spigolatura lignea del suo corpo. “Lo desideri, non è vero?” Certo che volevo quella gran bella torta di manzo dell’Ohio. “L’hai detto ragazzo, è così” Era diverso dalle altre volte, come se dopo avergli scoperto le carte, non dovesse più nascondersi. “Ti fotto come un animale, ragazzo!” Porca di quella miseria, ma non m’infila in bocca quella sua mezza libra di lingua! “Che cos’è, non sai baciare alla francese?” Mi sarebbe dovuto piacere cacciarmi in gola un minipimer? “Mi ecciti quando fai la verginella” La fase bestiale con me durava pochissimo e a volte non era neanche un passaggio obbligato. “Io non so che mi fai” Non c’era bisogno di evocare il Diavolo bestiale ---> Meglio Dioniso che in un simposio dei sensi, coglieva gli anici d’uva dalla cornucopia dei nostri corpi.  

    “Fammi scaricare come sai, ragazzo” A George piaceva slinguazzarmi  ovunque: tra le dita dei piedi, sulle parti intime e persino sotto le ascelle. “Stringi forte, così” In qualche vita precedente doveva essersi incarnato in una di quelle bivalve tipo conchiglie che usano la lingua come unico organo sensoriale. “Cazzo, Sì!” Anche quando mi faceva una pompa, in realtà lo leccava con la sua lingua ruvida come la raspa di un fabbro. “Ecco, ci sei!” Si prendeva tutto il tempo per gustarsi ogni centimetro quadrato di pelle e solo dopo si affidava a me. “Mungi il toro, ragazzo!” Da quando gli avevo insegnato a legarsi un laccio intorno ai genitali, si rasava l’inguine e curava anche di più l’igiene. “Mi fai impazzire così!” Gli avevo regalato un sapone per l’intimo perché detestavo il profumo di quello di sua moglie, ma non lo usava mai.

    “Gesus, take easy!” Quando l’avevo conosciuto, era sessualmente analfabeta ---> Sapeva solo spingere sull’acceleratore col risultato di mandare fuori giri il suo erotismo. “Be gentle, very kind” George aveva degli attributi di un certo peso e doveva pomparli parecchio per farli decollare, senza l’aiuto del laccio che tratteneva il sangue nei tronchi cavi del grasso pene, raggiungeva solo degli estemporanei inturgidimenti. “Yeah, fuckin’ Ya, boy!” Sulle prime era stato scettico, ma dopo si metteva prono ben volentieri per farsi tirare via il latte dalle sue palle ingolfate. “Keep it up, boy!” Era invece stato subito disponibile al massaggio prostatico, anche se aveva il buco del culo così stretto e coriaceo che ci si poteva piantare un chiodo a martellate.

    “Holy shitt!” Imparai a mungere i tori fin da tenera età e mi avevano insegnato loro tutti i segreti per farlo al meglio. “Damn, drill that hole!” George aveva la ghiandola prostatica un po’ ingrossata ed era molto sensibile quando la raggiungevo affondando le due falangi del dito medio nella sua carne. “Please ... please .. wait, easy!” Devi imparare a conoscere il manzo che hai in punta di dita e con George bisognava andarci leggeri come una piuma. “Stop right away!” Quando riuscivo a ottenere uno sfioramento particolare, veniva colto da un brivido seguito da un tremore che prendeva a scuoterlo e allora soffocava i grugniti nel cuscino. “Fuck yeah!” Quel brivido lo faceva diventare duro e bastava un’ulteriore carezza affinché la prostata si contraesse in uno spasmo, da cui colava un fiotto di burro denso e gelatinoso.

    “Basta, mi hai sfinito!” Era tutto molto naturale, senza quei tremendi sforzi che gli avevo visto fare la prima volta per stillare una sola goccia di succo. “Mi hai svuotato, ragazzo!” Dopo, aveva un aspetto proprio rilassato e ridacchiava sfuggendo al mio sguardo. “Devo andare a pisciare” Sì, diceva anche che la parte più goduriosa della mungitura, era la lunga e liberatoria pisciata che gli faceva venire. “Prendo il tuo accappatoio per la doccia, ok?” Io avevo invece ripreso ad avere dei flussi esagerati di liquido preseminale come durante l’adolescenza ---> Più mi preoccupavo a far venire gli altri e meno ci riuscivo a farlo con me stesso, col risultato che mi rimaneva la voglia di scopare addosso.

    “Hey, il tuo soldatino è sempre sull’attenti!” Stavo solo cercando di masturbarmi perché altrimenti mi sarebbe venuto un fastidioso dolore a un testicolo. “Mi sei entrato sotto la pelle, ragazzo” Avrei voluto finire prima che tornasse dalle docce perché lo sapevo che il cane non avrebbe resistito alla tentazione di azzannare l’osso. “Lascia che mi prenda cura di te” George era rude e mi faceva male. “Ti scoperei tutto il tempo” E poi mi distraeva con quella novità del bacio alla francese. “Ti piace così?” Preferivo senza baci. “Lasciati andare, piccolo” Non riuscivo a venire con quei bossoli di mitragliatrice che aveva per dita sparati nel culo, cazzo! “Godi come una cagna!” No, stramazzavo dal dolore perché mi scambiava per un pungi ball mentre mi scavava dentro. “Scarica per il tuo papino, bravo ragazzo” Approfittavo del momento in cui non resisteva alla tentazione di mangiarmelo, per pisciargli in bocca un po’ di liquido preseminale. “Cazzo, sì!” Ne producevo in quantità industriali e non era strano che lo fraintendesse per un’eiaculazione.

    “Dove sono finite le mie brache?” Le avevo lanciate via dopo che aveva tentato d’infilarmele in bocca. “E’ colpa tua se mi fai impazzire” Disse, dopo avermi di nuovo raggiunto sul letto per abbracciarmi in vita e iniziò a dirmi cose strane. “Compra un biglietto aereo e parti con noi, ti va?” Alle Bahamas? Insieme ai suoi consuoceri? A seguito dell’amabile Margie? “Sarebbe proprio una pessima idea, certo che lo sarebbe, AH AH” Continuò a fare discorsi strani. “Ti ricordi quella volta che hai detto ... ” Ne avevo sparate di cavolate durante le serate sulla sua veranda! “Invece avevi ragione” Beveva un bicchiere di brandy prima di andare a letto per stordirsi e non sentire così il respiro della moglie mentre dormiva. “Margie fa un rumorino mentre respira che mi toglie il sonno” Beh, detto da uno che russava come un trattore. “Ti piace stuzzicarmi, vero ragazzo?” Detesto il solletico sui fianchi, cazzo!

    “Com’era quella cosa delle vibrazioni?” Si riferiva alla mia teoria della risacca emozionale del dare e avere che funziona come una vibrazione ciclica. “A lei non importa più” Intendeva scopare, forse era questo il motivo per cui a Margie non dispiaceva il suo omoerotismo --->Lo scaricava tenendolo lontano dalle altre donne. “Se ti avessi conosciuto una ventina di anni fa” Lo avrebbero arrestato per pedofilia. “Avrei fatto scelte diverse” E’ difficile capire se certe balle si raccontano per ingannare il prossimo o se stessi. “Tu non mi credi” Tipo venti anni prima aveva incontrato Perth e questo non cambiò una virgola. “Vuoi mezzo sigaro?” Sì, era meglio mettere una pietra sopra a quei discorsi da frocetti.

    “Tu non sei migliore di me, Conney” Io non ero disposto a qualunque cosa per una scopata. “Hey, devo raccontarti quello che hai combinato?” No, doveva darmi la metà del suo fottuto sigaro. “Sei il ragazzo più romantico del mondo” Ero solo un idiota. “Prometti che non ti caccerai nei guai” E certo, perché io pianificavo le mie sfighe e semmai le avrei evitate solo per farlo partire tranquillo. “E’ mai possibile che tu non riesca a tenertelo nei pantaloni per qualche giorno?” Però non gli era dispiaciuto ciucciarselo tutte le notti per più di una settimana. “Prendi e fuma” Vaffanculo. “Almeno così terrai chiusa quella tua fogna di bocca” Stronzo.

    Ep22 (La Morte che sta in Ogni Addio)

    “Sergente Collins!” Tornando dalla doccia, George non aveva bloccato la porta e Brad ci sorprese mentre mi stava passando la metà del suo sigaro. “Tenente Bradley, forse che in Kentucky non si usa bussare?” Brad non aveva bisogno di bussare per entrare nel mio alloggio. “Non essere stupido, ora entra e siediti” George non fu per niente imbarazzato e, anzi, accolse Brad con lo stesso piglio che avrebbe usato nel suo ufficio. “Ero solo passato per dare disposizioni a Conney riguardo a Danko, Signore” Il Sergente in mutande ed io nudo nel letto, persino a un candido come Brad sarebbe venuto un pensiero malizioso. “Siamo stati dal Dr Presley e ho approfittato delle docce per togliermi quella sua merda profumata di dosso” Gli disse George, quando lui continuava a far rimbalzare lo sguardo in giro per la stanza pur di non guardarci. “Allora, ci vediamo dopo ... Conney” Smarcai io Brad, togliendolo dalle grinfie del Sergente che pareva divertirsi a trattenerlo in quella situazione imbarazzante.

    “Il Tenente Bradley non è più un problema” Disse George mentre tirava su i pantaloni della tuta da ginnastica. “Doggy non è mai stato un problema” Per dirlo incrociò gli occhi per fare la faccia da tonto. “Rod è un problema e tu non avresti dovuto parlare con lui” Si era infilata anche la T-shirt spianando la scritta »Army« sul suo bel petto largo. “Gli stupidi sono sempre un problema” Tra qualche istante sarebbe uscito dalla porta e questa cosa mi spaventava troppo! “Conney, io non ci sarò per guardarti le spalle” Forse era perché continuava a chiedermi di stare alla larga dai guai o in cuor mio sapevo che non gli avrei più permesso di mettermi le mani addosso? “Se dovessi avere bisogno di aiuto, chiedi al Maggiore Stanley, solo a lui” Le mie cazzate proferite al Country Club avevano messo in agitazione qualcuno? “Non preoccuparti di questo, Ok?” Se solo mi avesse spiegato da che genere di guai avrei dovuto guardarmi ...

    Tirai via le lenzuola sudice e le cacciai in fondo al cesto della biancheria da lavare, ma anche così non riuscii a cancellare lo sporco che continuai a grattarmi via dalla pelle sotto la doccia ---> L’emotività è come una pellicola fotografica che produce immagini in negativo, difficili da sviluppare razionalmente. Dovevo imparare a usare l’amore come un filtro fotografico per riconoscere le sensazioni positive ---> Come non farsi male quando l’obiettivo davanti alla lente del tuo cuore è difettoso? Non volevo rimetterci un tappo davanti perché sentivo ancora il gelo nelle ossa provato in Alaska, quando la notizia della mia morte mi spinse a provarci di nuovo ---> Avrò avuto il diritto anch’io di gettare uno sguardo sul pianeta delle emozioni, cazzo!

    “Hey, Conney!” Quando tornai in camera, trovai Brad che si faceva rimbalzare in mano una delle palle da tennis di Danko. “Su questo quaderno ho scritto quello che devi sapere su Danko” Tirai su le mutande e poi ricomposi il mio cubo. “Conney, tu non mi ascolti!” Conoscevo benissimo la dieta alimentare del suo cane. “Non si tratta solo di questo” Teneva più a quel cane che a sua moglie. “Prometti che sarai tu a prenderti cura di Danko” Ma che era il giorno delle promesse? Avevo già parecchia ansia di mio per aggiungerci le sue assurde paranoie. “Per me è importante saperlo” Croce sul cuore potessi morire, ci credeva ora? “Scusa, è che non ho nessuno con cui parlare” Gli mancava José? “Sono così confuso, Conney!” Mi fece tenerezza e allora gli rubai il cappellino per farlo reagire alla malinconia.

    “Mi arrendo!” Lo costrinsi ad azzuffarsi perché anch’io avevo bisogno di un contatto umano in quel momento. “Hai vinto, cazzo!” Lo mollai quando l’affanno ci stava cominciando a far sudare. “Sei proprio scemo!” Solo allora gli riconsegnai il cappellino che si cacciò prontamente in testa. “Perché non sei venuto alla mia festa?” La festa di cui mi aveva parlato anche Stan. “Mancavi solo tu” Non lo avevo fatto a posta e poi i casini, ecco. “Rod si è messo a dire cose su di te e il Sergente, lo sai?” Usò quella malizia per vendicarsi della mia insensibilità? “Non erano balle di merda, vero?” George aveva ragione su di Rod. “Tu e il Sergente dormite assieme?” Brad non poteva capire. “Hai cambiato anche le lenzuola” Era difficile da spiegare, ma non era come stava sicuramente pensando. “Tu gli vuoi bene?” Gli italiani distinguono il bene dall’amore invece gli americani lo indicano con la stessa parola. “Almeno ci tieni a lui?” Ecco, il termine »care« mi sembrava più appropriato.

    “Lo so cosa intendi” Allora me lo doveva spiegare perché io non avevo le idee molto chiare al riguardo. “José me lo dice sempre” Che gli voleva bene più di un fratello? “Rod però dice che per voi non è la stessa roba” Gli aveva raccontato della condivisione dell’intimità tra due amici di pippa. “Sai, tipo quando si dice per scherzare?” Parlava della goliardia che si usava per tastare il terreno prima di tentare un approccio sotto le docce. “Io non pensavo che succedesse sul serio!” Un po’ te la devi andare a cercare, anche se poi basta uno sguardo per capire. “Io non ho neanche conosciuto Mrs Pipe” Ci vuole complicità sessuale per certe robe. “Nessuno vuole mischiarsi con un campagnolo senza sale” L’omoerotismo si manifestava con uno spiccato spirito cameratesco. “Anche tu pensi che io sia tonto?” Gli esclusi finivano per sentirsi emarginati da quei rapporti invisibili.

    “In tutto questo tempo, mai a nessuno è importato di me” Usò di nuovo la parola »care« ma non era vero perché Josè gli voleva veramente bene. “Lo sai che intendo” Confidenze tra maschi? “Josè mi sfotterebbe” Tipico machismo latino. “Mi sfotteva pure davanti agli altri” Sì, ma lo faceva con tutti. “Andavamo in libera uscita insieme solo quando non aveva nessuno” Porca miseria, ma che dovevo dirgli? “Tu hai fatto la stessa cosa” Non era vero, cazzo! C’eravamo fatti un sacco di risate assieme o No? “Ti ricordi quella volta che sei entrato in banca strafatto?” In quel caso si divertì di più lui. “Poi hai scoreggiato nel furgone” Ok, ora stava diventando imbarazzante. “Che spavento quando hai sputato i denti nel piatto!” Ai suoi occhi apparivo come un tipo ganzo. “Tu sei cresciuto in Europa, Conney!” Se voleva mettermi ansia addosso, ci stava riuscendo. “Da dove vengo io, non succede mai niente” Lui era molto più speciale di me perché sapeva quello che voleva. “Questo non è vero” Cioè, dovevo veramente credere che gli era venuta voglia di ravanarmi nelle mutande?

    “Certo che No!” Ecco, meno male perché sta cosa mi avrebbe sorpreso parecchio. “Tu lo faresti con me?” Che cazzo di domanda era? “Perché quella volta ad Allen Park non lo hai fatto?” C’eravamo divertiti lo stesso, No? “Sì, però non lo hai fatto” Ci conoscevamo appena. “Josè dice che lo hai fatto anche con le reclute” Lui, Rod e Josè non avevano nient’altro da fare che tenere il conto di quanti si erano segati con me? “Io pensavo che noi fossimo amici” Mi sfuggiva il senso di quel discorso. “Hey, che fai?” Io non mi facevo certo scrupoli a toccargli il pacco. “Mi fai male!” Gli potevo insegnare delle robe da farlo arrossire solo a pronunciarle. “Non pizzicarmi i capezzoli!” Non mi doveva provocare. “Tu non mi conosci proprio” Ne sapevo abbastanza sul genere umano da sapere che anche lui nascondeva un’identità erotica. “E’ una cosa naturale, se lo fanno anche i cani” A riuscirci a succhiarsi l’uccello da solo. “Io ci riesco” Magari poteva dare un consiglio a Rod che invece ci aveva provato inutilmente.

    “Ti va di mangiare Tacos?” Anche la mensa della Base era in vacanza e Brad voleva andare in un ristorante messicano. “Cucinano i migliori tacos di Long Island” Dopo avergli strizzato il pacco e poi lui mi confidò che si faceva le pompe da solo, si alzò la visiera del cappellino e divenne anche troppo espansivo. “Questa sera voglio divertirmi” Disse, dandomi uno spintone che per poco non mi faceva cadere. “Ma io l’ho già fatta la doccia!” Sicuramente si era lavato prima di andare nel canile perché puzzava di cane. “Dobbiamo andare o ci sarà la coda all’entrata!” No sapone? No tacos! “Che cos’è questo?” Doccia schiuma aromatico. “Puzza!” Certamente non di cane bagnato. “Che cazzo ti è preso?” Al ritorno dalle docce, gli feci trovare un cambio di miei vestiti. “Non è la mia taglia” Tanto lui indossava solo roba oversize acquistata nei reparti abbigliamento degli ingrossi di ferramenta. “Sono ridicolo!” Era una semplice T-shirt con un paio di short. “Figo questo cappello dei Giants!” Almeno qualcosa gli piaceva.

    “Io te lo avevo detto!” Accidenti, per entrare in quel ristorante c’era da fare una coda esagerata! “Andiamo al banco del take away” No, io volevo sedermi a un tavolo. “Che t’importa!” Non mi ero tirato a lucido per mangiare in macchina. “Qui bisogna prenotare almeno una settimana prima” Ero convinto che lo facessero di proposito a creare quella bolgia all’ingresso. “Io non ti capisco!” Di che si lamentava? L’attesa faceva parte del gioco e lì fuori c’era la parte migliore della festa. “Salve Conney, anche tu qui!” Era matematico che tra quell’andare e venire di gente s’incontrasse qualcuno. “Noi abbiamo un tavolo prenotato per le otto” Kim era la ragazza vietnamita che lavorava alla lavanderia insieme a Rose O’reilly. “Certo che potete unirvi a noi, vero ragazze?” Accettò subito la proposta di unirci alla sua comitiva e così avremmo svoltato una serata in compagnia.

    “Loro sono Brienne, Maisie e Hailey” Le ragazze stavano facendo una specie di rimpatriata della classe del liceo. “Ragazze, lui è Conney, il ragazzo più figo di Farmingdale” Non mi sto vantando, era per via della storia con la figlia del predicatore che era finita sui network locali dopo la sparatoria di Cornelius. “Salve Conney!” Dissero in coro le pulzelle ma Brad non era abituato alla celebrità e neanche a stare con delle ragazze, così aveva abbassato la visiera del cappello fin sopra il naso. “Sono delle stupide ragazzine” Sentenziò e non aveva del tutto torto perché non doveva essere passato troppo tempo dal loro ballo del diploma. “Brienne sarebbe dovuta essere incoronata reginetta, vero Brienne?” Bionda, occhi azzurri, gran tette ed era un vero peccato che fosse così bassa, perché altrimenti avrebbe veramente meritato il titolo di più scopabile delle scuole superiori.

    “Conney, che farai adesso, la raggiungerai a Philadelphia?” La mia storia con Jennifer rispettava i canoni classici del romanticismo cavalleresco. “Che stupida che sei, Hailey, perché dovrebbe farlo?” Philadelphia in fondo non era così lontana. “Conney ha sfidato quello schizzato del padre, cioè quello aveva tipo una pistola!” Forse aveva ragione Margaret e avevo fatto tutto per una questione di orgoglio personale. “Kim ha ragione, un’amica di mia cugina conosceva quella squinternata, cioè una fuori di testa da esercito della salvezza, capito?” Probabile che anche Jennifer credeva di essersi innamorata di me perché ero stato l’unico ragazzo con cui era uscita.  “Se lui la ama, non può dimenticarla” Era come diceva Hailey? “Sono tutte balle di merda!” Kim mi faceva il filo fin dalla prima volta che le portai le mie mutande a lavare. “Guardate alla porta chi è entrato, No, non voltatevi ora!” I tacos andavano forte tra gli under 20 di Farmingdale e quella sera sembrava che si fossero dati appuntamento tutti in quel locale.  

    “Conney, quelle sono delle stupide” A un certo punto, le ragazze sciamarono insieme al bagno tra risatine e gridolini. “Io sono un uomo sposato!” Brad continuava a menarmela con i suoi scrupoli di coscienza e poi si lamentava se nessuno voleva uscire con lui. “Che penserà la gente?” Quelle ragazze ci stavano usando solo per vantarsi con i coetanei. “Questo non t’infastidisce?” Perché sarebbe dovuto dispiacermi se ora nei bagni stavano disquisendo a chi dei due volessero succhiarlo? “Per favore, Conney!” Non l’avrebbero fatto sul serio, era un gioco piccante come pensare a chi di loro mi sarebbe piaciuto metterlo in bocca. “Dici seriamente!” Ci stavamo annusando il culo, che c’era di male? “Se neanche ti piacciono” Brienne era una mezza cartuccia, però non si poteva certo dire che fosse brutta. “Sei troppo grande per lei” In effetti, mi arrivava alla cintola. “Non dicevo in quel senso” Cinque o sei anni di differenza non erano poi tanti e poi mica volevo sposarmela. “Che stiamo facendo allora?” Ci divertivamo, era quello che volevamo fare o No?

    “Solo se baci alla francese, puoi dire di averlo fatto” Le ragazze erano tornate dai bagni stramente euforiche. “Il bacio vale se lo dai con amore” Non ricordo come, avevo iniziato a parlare di baci alla francese e ne nacque subito una discussione. “Si bacia qualcuna per scoprire se la ami” Probabile che Brad avesse baciato solo sua moglie. “Allora baciami e scoprirai se mi ami” Le ragazze si prendevano gioco dei suoi rossori. “Lasciatelo stare, sgualdrine!” Ci stavamo divertendo proprio perché nessuno di noi pensava a una storia seria. “Brienne, facciamogli vedere come si bacia alla francese” Disse Kim, protendendosi sul tavolo per raggiungere le labbra dell’amica. “Che puttane!” In realtà era stata proprio Maisie a iniziare, raccontando delle lezioni di baci tra amiche durante i pigiama party del liceo.  

    “Forse siete ubriache?” Il tavolo si poteva occupare solo per mezz’ora. “Io non vengo” Convinsi le ragazze a cambiare il loro programma per una puntatina ad Adventureland. “Hailey, non essere sciocca, Conney ci paga i biglietti” Avevo anche offerto i tacos come si conviene a un gentiluomo. “Allora fatevi anche riaccompagnare a casa” Hailey era quella con più ciccia sul culo ma anche più sale in zucca ed era l’unica con la patente di guida. “Conney, aspettaci, non fare scherzi!” Le tipe andarono a prendere le loro cose in macchina dell’amica guasta feste. “Ci metteremo nei guai” Brad era ancora più preoccupato di prima perché non riusciva a tenere a cuccia l’uccello. “E se fossero minorenni?” Non le stavamo costringendo e poi lui non era quello cui era l’amore a farlo arrapare? “E’ se poi accadesse?” Lo invidiavo a quel tenero ragazzo del Kentucky che s’innamorava ogni volta che se lo tirava fuori. “Io sono sposato!” Possibile che un po’ di divertimento inficiasse anni di sacrifici per comprare una fottuta fattoria alla moglie e a tutta la schiera dei figli che le avrebbe fatto partorire? “Io non lo so, Conney” Avremmo sparato a orsi e paperelle, regalato peluche a quelle ragazze e loro avrebbero gridato di gioia coprendoci di bacini, niente di più.

    “Andiamo sulle montagne russe?” Il roller coaster di Adventureland non sembrava particolarmente spaventoso, ma dovetti ricredermi! “Poverino, lui non è abituato” Brad era la prima volta che ci saliva e vomitò anche gli occhi. “Stai bene cucciolo?” Brienne e Maisie lo avevano adottato e poteva raccontarla come gli pareva, però adorava farsi coccolare dalle due pazzerelle. “Brienne, eccolo di nuovo, è lui ... è lui!” Quelle tre mangiavano come un reggimento di soldati e dopo lo zucchero filato, il gelato e il cartoccio di fisher & chips, vollero anche un mega frappé. “No che fai, non salutarlo!”

     

    Purtroppo per Brad, giunse della concorrenza sleale. “Salve Brienne, Hey Maisie che si sgriglia?” JT era un ragazzetto mingherlino con i capelli a cespuglio che mandava in ovulazione Maisie anche solo respirando. “No, sei pazzo, Conney!” Credevo di averle fatto un favore quando lo invitai ad andarsi a prendere un frappé per unirsi alla compagnia. “Caspita, il Bethpage!” No, in realtà lo feci per JJ, l’amico che era con JT. “Per lo più sto al ristorante del Colonial Springs” Non era poi molto più alto di Brienne, però mi fulminò all’istante con i suoi occhi limpidi come il mar mediterraneo al baluginar della luna. “Sono comunque un buon caddy” Aveva una pelle di pesca fatta per essere carezzata e un sorriso invitante come una macedonia di frutta fresca.

    “Che noia JJ, tu parli solo di golf” Ebbe a lamentarsi Kim perché io e lui iniziammo subito a parlare fitto tra di noi. “Il Colonial è più adatto per imparare a tirare” Mi stava davanti, seduto un po’ sbragato, tenendosi ai braccioli della sedia mentre apriva e chiudeva le gambe nervosamente. “Segnati il mio numero così se ti serve un caddy ... ” Compresi in quel momento perché Brad aveva paura di divertirsi a quel gioco. “JJ, tu sei di una noia stratosferica” Era inspiegabile come le ragazze sdilinquissero solo per JT! “Andiamo a fare la guerra dei bengala al cimitero?” Sì, lui era più intraprendente e sicuramente anche più spigliato mentre JJ si vedeva che era introverso e poco incline alla socializzazione. “Conney, dai che ci sbattiamo dal ridere” Con JT era più facile fraternizzare e mi coinvolse in quella follia della guerra con i fuochi d’artificio, mentre JJ declinò l’invito con uno dei suoi timidi sorrisi ---> Mi spezzò il cuore vederlo allontanarsi portandosi via quelle sue chiappette d’angelo!

    “Io non ci vengo, Conney!” Brad mi aveva sfranto i coglioni con tutto il peso del suo senno. “E’ un cimitero!” Era solo una ragazzata. “Questo non è un film” Era la stessa identica situazione che avevamo visto nel film Fandango con Kevin Costner. “Quel film neanche mi è piaciuto” Invece a me Sì e la fottuta guerra dei bengala nel camposanto, era la scena del film che mi colpì di più ---> Quando Gardner e Kenneth finiscono sulla lapide di un soldato morto in Vietnam e decidono di rimanere giovani per sempre. “Vuoi rimanere un ragazzino per sempre?” Decidere di vivere è un gesto di emancipazione. “Quei due volevano disertare!” Ubbidire per andare a morire? “Tu sei un soldato!” Un addestratore di cani che voleva saperne di com’era fatta una guerra? “Cosa ti ronza in testa, Conney?” Di che cazzo stavamo parlando? Quella sera volevo solo divertirmi e lui sarebbe venuto con me.

    JT conosceva un varco nella recinzione del cantiere in fondo al cimitero che sta su Little E Neck Rd. Da lì fu semplicissimo accedere al Long Island National Cemetery e i bengala iniziarono ad incendiare arcobaleni pirotecnici tra le lapidi e i memorial proprio come in un film. C’eravamo divisi in coppie e purtroppo sparammo via troppo in fretta le nostre munizioni. Io ero con Kim e quando le variopinte luci si spensero, ci ritrovammo al buio sotto il colonnato di un memorial. Tutto intorno a noi c’era un indistinto mare di lapidi bianche. Kim era eccitatissima e non si accorgeva di quell’ordinato prato di vite recise, sembravano tanti gambi di fiore decapitati sul nascere. Mi raccontava storie di zombi solo per avere il pretesto di abbracciarmi e in fondo la capivo ---> A che serve scegliere di vivere, se poi non sai cogliere i piaceri del mondo?

    “Ci si pizzica alla mia festa, Conney?” Proseguimmo a limonare in macchina con le nostre compagne di battaglia e a quel bacchettone di Brad andò di lusso con Brienne. “Io lo amo, lo amo!” Si mise a urlare come una pazza Maisie, dopo che scaricai JT davanti casa sua. “Lo amo e voglio da lui tipo mille figli!” Quei ragazzi erano tutti sulla soglia della maggiore età e JT ci aveva invitato al suo mega party di diciottesimo. “Devo assolutamente avere quel vestito” Le ragazze erano entrate subito nel mood prefestaiolo. “Kim prestami quel tuo rossetto da sgualdrina, ti prego!” Si erano già dimenticate delle risate di scherno che avevano fatto arrossire Brad a causa del suo strano orgasmo epilettico. “Brad perché non vuoi venire alla festa?” Lo conoscevo abbastanza da capire che si era un po’ innamorato di Brienne. “E dai, vieni anche tu” Non ricordo quanti anni avesse Brad, ma a occhio ne doveva avere almeno una decina di più rispetto a Brienne e poi era pur sempre un uomo sposato.

    “E’ stato bello come in un film” Mi disse Brad, quando tornavamo da soli verso la Base ---> Peccato che nel cimitero non ci fossero angeli di pietra come in quello di Fandango. “Chi se ne importa del cimitero” Mi accorsi in quel momento che Brad non portava più il cappellino. “E stata la cosa più bella di sempre!” L’esperienza appena condivisa ci stava unendo in un ricordo indimenticabile. “Sono proprio felice, Conney!” Forse io non cercavo l’amore, ma un’amicizia sincera come la sua. “Avresti dovuto guardarti quando JT ti ha lanciato quei petardi!” Raccontava robe di cui manco mi ero accorto. “Ti piace Kim?” La sua esuberanza era coinvolgente, ma fisicamente non mi attizzava ---> era senza tette, senza culo e le gambe a ben guardarle erano anche un po’ storte. “Brienne è una micetta da sballo, non è vero?” E sì, brutto porco! “Benedetta merda, è proprio così!” C’era da scommetterci che Brad prima di allora era stato solo con sua moglie ... 

    “Dobbiamo assolutamente farci una doccia” Se lo diceva Brad, c’era da crederci ---> Puzzavamo di polvere pirica e fica da far schifo. “Scusa per il cappello” Brad non la smetteva di ridere e aveva perso anche il mio cappellino. “Mi ricorderò delle tette di Brienne per tutta la vita” Non riusciva a stare zitto e quando arrivammo alla Base, mi lanciò la sfida a chi arrivava primo sotto le docce. “Che fai, ti arrendi?” Era incontenibile, si spogliò lungo i corridoi e poi venne nel mio box doccia per azzuffarsi. “Conney, sono troppo eccitato per riuscire a dormire” Continuò anche in camera e mi lasciai schienare sul letto solo per farlo smettere. “Prendilo, porco” Mi aveva immobilizzato e allora finsi che mi piaceva averlo seduto all’amazzone sopra di me. “Ti piace anche il mio uccello, non è vero?” Al che, si alzò sulle ginocchia per pisellarmi in faccia. “Bastardo!” Invece di schermarmi il volto con le mani, gli toccai il buco del culo e scattò via come un gatto forastico.

    Ero stanco e anche lui, oramai esausto, si gettò sul letto accanto al mio. “Sei sveglio?” Domandò, quando ero sul punto di addormentarmi. “Grazie, Conney” Il suo entusiasmo mi lusingava. “Questa è la sera più bella della mia vita” Ora stava esagerando. “E’ stato così fin dal primo giorno che sei arrivato alla base” Perché aveva di nuovo quel tono malinconico? “Ti ricordi quando ti ho trovato nel canale di scolo a dormire con Danko?” Era accaduto appena un paio di mesi prima eppure sembrava trascorso tanto tempo. “E quando mi hai regalato il libro di San Francesco?” Che palle, odiavo il gioco del ti ricordi quando. “Sei una persona speciale, Conney” Poteva direttamente dirmi che mi mancava qualche rotella in testa. “Prima eri solo un cane addestrato ad azzannare” Ancora la sua filosofia da addestratore? “Ogni momento che ho trascorso con te è stato speciale, lo capisci?” La doveva piantare di parlarmi come se non avessimo avuto più un domani, cazzo!  

    Caddi addormentato come un sasso e solo la mattina dopo mi svegliò un attacco di colite per tutte le schifezze mangiate la sera prima. Mi accorsi di ritorno dai cessi che il cubo di Brad era già stato ricomposto e di lui non c’era traccia. Guardai la sveglia e non erano ancora le sette del mattino. Dovevo accompagnare Brad all’aeroporto e il volo era per le undici, così mi concessi altri dieci minuti di sonno, che divennero almeno il doppio e quando riaprii gli occhi, lui mi stava seduto accanto che mi fissava. “No, sono appena arrivato” E meno male perché altrimenti sarebbe stato un tantino inquietante. “Ho fatto il giro per salutare tutti prima di tornare a casa” Tipico di Brad che ogni mattino non dimenticava mai nessuno per il suo buongiorno. “Ti ho lasciato il quaderno con le direttive per Danko” OK, di nuovo ---> Croce sul cuore potessi morire se avessi trasgredito anche una sola delle sue direttive.

    “Parlo seriamente, Conney” Ma che aveva? Non era felice di tornare dalla sua amata moglie? “Non è per questo” Sensi di colpa del mattino dopo? In fondo non aveva tecnicamente scopato quindi non aveva tradito la moglie. “Tu non capisci” Era stata colpa mia, lo poteva dire al suo integerrimo Dio puritano. “Questo è vero” Un’altra delle sue freddure agghiaccianti. “E guardati!” Era solo il fulgido fervore del mattino che si affacciava dai miei boxer. “Sta zitto” Allungò la mano sul mio osso, ma non c’era bisogno di farlo, cioè non glielo avevo chiesto, ecco ... “E sta zitto!” E chi parlava più, anzi, allargai le cosce sistemandomi per godermi meglio il massaggio. “Ti piace?” Sì e ancora di più perché mi parlava sussurrando. “Lo sento che ti sta piacendo” Come non fare le fusa con quel suo tocco veramente magico. “Sccc ... ” No, giuro che non me lo sarei aspettato! Neanche mi ero accorto che lo stava per fare, fu solo quando me lo sentii ingoiare, che riaprii gli occhi sulla sua testa tra le mie cosce.

    Non c’era da che dire, tutti quegli anni trascorsi a succhiarsi da solo l’uccello, lo avevano reso il più esperto pompinaro del pianeta terra! Sapeva esattamente come sollecitarmi e poi quando smettere per non farmi venire ---> Era una deliziosa tortura. Decise lui il momento esatto di farmi godere con un lungo e prolungato risucchio che mi prosciugò fino all’ultima goccia. “Andiamo che si fa tardi” Dopo essersi pulito la bocca sul dorso della mano, come nulla fosse mi rimproverò di essere ancora a letto e che dovevo darmi una mossa se non volevo fargli perdere l’aereo ---> La nostra amicizia era salita di livello e mi sa che gli volevo proprio bene a quel bastardo di un cane del Kentucky!

    “E’ tutta la mia roba” Salito in macchina, mi stupii di trovarci una valigia grossa quanto un baule. “Io torno a casa, Conney!” Solo in quel momento si accorse che io non avevo capito il senso di quel »turn back home« cioè si usa anche per dire di un soldato che si congeda. “Ho comprato la fattoria a maggio” Quello non poteva essere un addio, io non li sopporto gli addii! “Ero appena tornato quando ti ho visto per la prima volta” Doveva dirmelo che si trattava di un fottuto addio perché col cazzo che lo avrei accompagnato all’aeroporto. “Io penso che sia stato il Signore a farci incontrare” Eccone un altro, immagino che fosse stato Gesù anche a dirgli di farmi un pompino. “L’ho capito quando ti ho visto dormire con il cane in quel canale di scolo” Vaffanculo, non gli bastava avermi estorto della fiducia, doveva anche rendermi responsabile di quell’addio di merda? “Eri tu quello cui affidare Danko, capisci?” Doveva tapparsi la bocca.

    “Conney, che fai!” Un cazzo ... io sono una persona impulsiva e quando la marea nera sale, mi trabocca dagli occhi. “Potrai venirmi a trovare tutte le volte che vorrai” Aveva presente di chi stava parlando? “Non ci verrai mai, lo so questo” La mia vita era una pietra senza controllo che rotolava solo in avanti. “Io sono felice di averti conosciuto” Buon Dio perché dovevo patire quella pena straziante! “Conney, non fare il matto, per favore!” Bloccai la macchina in mezzo alla strada perché non ero in grado di guidare ---> Che guidasse lui per andare a farsi fottere la vita in quel buco di culo del Kentucky. “Io non posso essere come te” Vaffanculo, zitto, non doveva parlarmi più dopo avermi ingannato. “Conney, che avrei dovuto fare?” Lo sapeva fin dall’inizio che se ne sarebbe andato e non me lo aveva mai detto, cazzo! “Allora perché non sei venuto alla festicciola di addio?” Poteva sembrare che capissi le sfumature dello slang americano, ma non era così e mi era sfuggito più di qualcosa nei discorsi fatti nella nottata di pesca al Massapequa Lake.

    “Tanto te ne saresti rimasto in disparte per tutto il tempo” In fatti non m’importava un cazzo della sua stupida festa di commiato. “Sono sicuro che tra un paio di giorni non ti ricorderai più di me” E come avrei potuto, se mi ritrovavo tra le palle il suo fottuto cane? “Se oramai già ti occupavi di lui!” Forse non aveva capito che era Danko a occuparsi di me. “Mi aiuti almeno con le valigie” No, quell’aeroporto mi terrorizzava già di per sé e non ci avrei rimesso piede per strapparmi l’anima in brandelli mentre lui se ne andava con un pezzo della mia vita.

    “Conney, non pensi di stare esagerando?” Il solo modo che avevo di proteggermi dalle emozioni era di tenere chiuso il rubinetto perché non ero capace di dosarlo all’occorrenza come facevano tutti, compreso lui che me l’aveva succhiato solo per togliersi lo sfizio, prima di tornarsene nella sua rassicurante normalità. “Per favore, Conney!” E se non si sbrigava ad andarsene, ero capace di combinare pure qualche piazzata. “Ce la fai almeno a salutarmi qui?” No, me ne volevo andare e basta, niente saluti, niente addii. “Ricordi il finale di quel film?” Il brindisi alla giovinezza passata e al futuro che arriva? “Esattamente questo, per me è arrivato quel momento e ti accorgerai anche tu quando arriverà il tuo” Cazzate, gli animali come me vivono o muoiono, non sono capaci di crescere.

    Share this post


    Link to post
    Share on other sites

    Create an account or sign in to comment

    You need to be a member in order to leave a comment

    Create an account

    Sign up for a new account in our community. It's easy!

    Register a new account

    Sign in

    Already have an account? Sign in here.

    Sign In Now

    • Who Viewed the Topic

      27 members have viewed this topic:
      Paradigma  ben81  LocoEmotivo  freedog  giuseppeildudeista  davydenkovic90  marco7  conrad65  SerialHenry  elvino1831  Rotwang  n1c0l4  Simba  Sorgesana  PiNKs  BerryJuice  yalen86  Uncanny  Marion2189  Oscuro  faby91  Lorenzo03  DoctorNievski  Fabius81  Almadel  Saramandasama  islanda10 
    ×