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Silverselfer

Ritorno a Long Beach

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Silverselfer
Ritorno a Long Beach
Spoiler

Devo subito premettere che questo non è un romanzo autobiografico  quindi non ci sono riferimenti a persone veramente esistite ... ovviamente non lo dico per l'improbabile soldato americano che legge sta roba e si riconosce in qualche personaggio. Scrivendo in soggettiva è facile che si prendano per reali dei fatti inventati. Poi è normale che comunque parlo di esperienze mie, ma nella stessa misura in cui ci finirebbero in un qualsiasi romanzo di fantasia.

Ho trovato liberatorio tornare a scrivere a ruota libera su qualcosa di cui sentivo l'esigenza di raccontare.  Chi sta leggendo Apologia di un Momento, si accorgerà che il protagonista è lo stesso e in fatti, cronologicamente questa storia inizia dove finirà quell'altra. Scrivere questa storia mi serve anche per capire dove sto andando con quell'altra.

Qui non adopero robe stravaganti tipo la letteratura entropica. Voglio scrivere di getto e senza neanche rileggere troppe volte ... 

La Struttura è influenzata dalle serie televisive che mi sono sparato a go go mentre scrivevo in una camera d'albergo, quindi i capitoli sono in realtà degli episodi e i pacchetti che li conterranno nei post corrispondo alle stagioni --> Sono scemo, lo so --> Qui ci sono i primi 4 episodi + l'antefatto.

Scrivo con molta facilità e quindi suppongo che questo primo racconto della serie dovrebbe concludersi entro il 2018. 

NB: Per chi non lo sapesse, scrivo senza filtri e censure, quindi non è roba per damigelle col pelo sullo stomaco.  

Frankenstorm

 

President Obama ---> This is gonna be a big and powerful storm.

La vita è strana e a volte prende le sembianze metaforiche di una tempesta come questa ---> Frankenstorm ---> così chiamavano Sandy, quando era ancora sui Caraibi e continuava a cambiare forma da tempesta tropicale a uragano, dal mare verso la terra ferma, seguendo traiettorie anticonvenzionali ... dirigendosi sempre più a nord in un continuo divenire, per spingersi su, su, fino a raggiungere il Canada, trasformandosi in un ciclone tropicale gelido. »Superstorm Sandy« qualcosa di mai visto prima ---> se fossimo stati nell'era classica, qualche poeta ne avrebbe tratto dei versi ispirati alla mitologica ---> l’ira di qualche dea venuta a vendicarsi di questa lingua di sabbia artificiale che mostra il petto all'Atlantico ---> Long Beach Island (NY) <---

Billy Crystal ---> A massive storm of most one thousand miles wide with a destructive power of a atomic bomb.

Negli stand scorrono i video di quei giorni nefasti ---> La prima volta che ho visto Long Beach Island era anche la prima volta che vedevo gli Stati Uniti d’America. Gli anni novanta del ventesimo secolo stavano per cominciare ed io non avevo ancora compiuto venti anni. L’aereo doveva atterrare al JFK ma fece una lenta virata ---> Detesto i voli civili, specie quelli intercontinentali, la pressurizzazione scombussola il mio sistema enterico e volevo scendere il più presto possibile da quella supposta con le ali. Invece ci fu quell'ulteriore virata ... fu allora che sorvolammo la costa e vidi questa specie di atollo sabbioso affiorare dall'oceano ... se non fosse stato visibile anche il reticolo di strade che s’intersecavano simmetricamente, dall'alto poteva essere scambiato per un banale arenile,  ... aveva qualcosa di familiare ... forse erano quei frangiflutti posti sulla  costa che mi ricordavano le spiagge del litorale romano. Non ebbi molto tempo per starci a pensare perché la sorvolammo solo un paio di volte e trattenevo i crampi dell’ennesimo attacco di colite ...

»How did hurricane Sandy turn in an superstorm of epic proportion«

Ora eccomi qua ... oramai quarantenne ... vestito di tutto punto ad ascoltare Billy Crystal in una serata di ringraziamento per quanti si sono spesi nella ricostruzione di Long Beach ---> Io ho fatto davvero poco, mi sono limitato a rispondere via WEB alla richiesta di aiuto ... si è data da fare Lola, la mia cara amica trans che tempo addietro aveva trasformato la sua parruccherìa in un’agenzia di viaggi. Le proposi la vantaggiosa offerta turistica di vedere New York standosene su una spiaggia, che ricorda le nostre cittadine sul litorale romano con tanto di pizzerie e ristoranti italiani. Poi c’è arrivato questo invito e non volevo tornare ... avevo paura del passato ---> I ricordi belli sono quelli che fanno più male.

Ep.1 (Reminiscenze)

Avrò avuto una decina di anni la prima volta che ho incontrato il Generale ---> Mi fece da padrino per l’ingresso in una sorta di comunità religiosa. Io non me lo ricordo neanche quel giorno, ma da allora il Generale vegliò sempre su di me come un Papà Gambalunga ---> La volontà di Dio lo pose sulla mia strada, senza dargli la possibilità di sottrarsi a quello che alla fine considerò un vero e proprio mandato divino ... del resto, il Generale era uno di quei soldati convinti che sia il padreterno a spedirli in battaglia.  

Mi adottò solo dopo essersi innamorato di mia madre ---> infognandosi in questo modo nei nostri marasmi famigliari. Io ero un piccolo Frankenstorm che seguiva traiettorie anticonvenzionali in un continuo divenire di tempestosi accadimenti. All'età di quindici anni mi sentivo pronto per affrontare la vita e c’impattai contro rompendomi l’osso del collo ---> si scoperchiò la cloaca che era stata la mia esistenza fino a quel giorno e tutti i segreti che ci custodivo dentro si liberarono improvvisamente come demoni da un vaso di Pandora ... e come in quello, anche nel mio rimase solo la speranza ---> La mia speranza fu il Generale che mi mise in convitto dai salesiani per sottrarmi ai venti di burrasca.

Il collegio non fu una brutta esperienza ---> il rumore dei passi nel confortevole silenzio dei corridoi, i sussurri nella sala studi, il chiostro con gli agrumi fioriti ---> per un po’, quelle regole riuscirono a contenermi in una forma stabile, ma fu un sollievo solo temporaneo. Durò giusto il tempo d’incontrare Pablito, un seminarista colombiano dal colorito ambrato e gli occhi neri profondi come l’universo. Pablito fuggiva il mio sguardo ogni volta che lo incrociavo nei corridoi perché avevo scoperto l’angolino nei suoi occhi dove custodiva i pensieri proibiti, quelli che risvegliarono l’appetito del demone sopito in me. Gli risparmiai il mio morso vampiresco, ma oramai il vento di tempesta aveva ricominciato a soffiare nelle vele del naviglio, trascinandomi nelle tumultuose correnti della vita e in men che non si dica, tornai a naufragare sul punto di partenza.

Fu allora che il Generale decise di sradicarmi definitivamente da Roma e iniziarmi alla vita militare. Avrei potuto dire di No, ma sapevo anch'io che il solo modo di sopravvivere a quelle esperienze devastanti era fuggire il più lontano possibile. Certo che però non mi resi conto di cosa andassi  incontro ---> l’inizio fu veramente traumatico! La vita militare mira a cancellare totalmente la tua individualità e lo fa in maniera assolutamente cruenta. Ancora prima che dal rigido inquadramento gerarchico, la rieducazione arrivò dalla camerata, attraverso una violenta goliardia capace di far tabula rasa di ogni altra tua precedente esperienza ---> La contingenza m’imponeva di sopravvivere e per farlo avrei dovuto combaciare con il modello di soldato che dovevo diventare ---> Il trauma psicofisico scolpì sulla mia pelle una forma permanente, seppellendo per sempre il ragazzo freak che ero stato.

Lo sforzo necessario agli addestramenti era un continuo scontro con i propri limiti e spostare sempre un po’ più in alto l’asticella della difficoltà, sublimò il piacere del mio eros metamorfo. Il paracadutismo mi dava una scarica adrenalinica coinvolgente quanto il sesso e mantenere il controllo nelle situazioni più difficili, m’insegnò a tenere ben salde le redini in ogni aspetto della mia vita. Imparai a surfare sull'onda empatica provocata dalla condivisione con gli altri commilitoni di quella vita al limite ... ma il lato piacevole durò troppo poco. Fui trasferito nel nono reggimento e poi da lì a breve entrai nei corpi speciali della NATO e alla fine ---> Addio Italia! ----> A ripensarci adesso accadde tutto rapidamente ... eppure ricordo bene quanto erano lunghi quei giorni, interminabili a volte ---> lo scopo era seppellire il passato e ci riuscii morendo ogni sera in branda, senza avere più la forza di pensare.

In Alaska conobbi il limite oltre cui non potevo porre l’asticella per continuare a fuggire da  me stesso. Tra gli scricchiolii glaciali di quella terra riemersero le reminiscenze dei mille fantasmi sepolti sotto uno strato di pack artico. Avevo abiurato al libero arbitrio per dimenticare cosa fossi, ma neanche questo bastava per diventare un altro. Durante il primo colloquio, mi fu chiesto perché non somigliavo ai miei commilitoni ---> li avevo conosciuti da troppo poco tempo per riuscire a fraternizzare con loro, gli risposi, ma il tizio con i galloni parlava del profilo psicologico ---> Puoi dirmi qualcosa che già non so? ---> Sapevano cos'ero ancor prima di capirlo io stesso e volevano sfruttare le mie potenzialità ---> Quel tizio trattenne un sorriso compiaciuto, quando gli dissi che nella loro scheda mancava il nome del mio padre genetico ---> Ero un yiddish polacco ---> la sua penna prese a correre su e giù per dei fogli che dopo qualche anno mi catapultarono in Alaska.

Rincontrai quello stesso tizio quando comunicai l’intenzione di mollare tutto perché a tutto c’è un limite ed io avevo appena conosciuto il mio ---> Ero stato sbattuto da una parte all'altra d’America e dopo aver acquisito ogni brevetto necessario, avevo dimostrato di essere diventato un’arma anticonvenzionale portando a termine la mia prima missione sul campo ---> I bombardamenti di Dubrovnik non smettevano di tormentarmi. Spedirmi in Alaska era stato il massimo che avrebbero ottenuto da me ---> Il tizio con i galloni mi fece spavento quando abbozzò un sorriso nel tentativo di apparire amicale. Disse che neanche a lui piaceva l’Alaska e mi dette persino ragione nel pretendere un trattamento migliore ---> Io non stavo chiedendo niente del genere. Allora scappucciò la sua stilografica e con piglio severo me la puntò contro prima di cominciare a usarla ---> Ti sposto in retrovia ma non tirare troppo la corda ---> mi chiese dove volevo andarmene in vacanza perché avrei completato il mio addestramento all'università ---> California, Florida? Potevo scegliere la spiaggia su cui andarmi a scongelare il culo ---> Io scelsi Long Island perché mi era apparsa di nuovo così famigliare quando la sorvolai  di rientro dalla lunga missione nella ex Jugoslavia.

Mi misero di stanza a Oyster bay, ma era una situazione temporanea ---> Ero in congedo straordinario e potevo togliermi la divisa per andare a vivere in una casa tutta per me ---> Più facile a dirsi che a farsi! La mia vita si era interrotta al quarto liceo e, dopo essere diventato un soldato degli Stati Uniti d’America, ora mi ritrovavo ad affrontare il college ---> In che cosa si stava trasformando Frankenstorm? ---> La stanza assegnatami alla Base militare aveva due letti, due armadietti, due scrivanie con due sedie e due piccole librerie pensili ---> Io non ero il primo che mandavano in quel posto per studiare. Aspettai le cinque del pomeriggio senza disfare lo zaino perché aspettavo di ricevere le direttive dal Colonnello ---> Questa è una piccola Base e vorrei che capissi che qui non siamo in guerra ---> L’atmosfera in quella Base militare era molto rilassata ... diversa da quelle che avevo sempre conosciuto. I soldati sorridevano e i graduati non pretendevano il saluto militare prima che gli rivolgessi la parola.

“Farmingdale è un villaggio tranquillo e spero che tu non sia uno di quei mastini che dovrebbero andare in giro con il guinzaglio” Quella storia del guinzaglio era motivo di vanto tra i membri dei corpi speciali. “Il nostro scopo è tenere vivo il buon rapporto tra la società civile e l’esercito” Quel colonnello non sembrava neanche un militare quando invece d’impartirmi delle direttive, si mise a snocciolare tutte le sue apprensioni sui possibili turbamenti che avrei potuto creare in quella oasi di pace e prosperità. “Ci sono degli alloggi liberi nel campus universitario” Non voleva avermi tra i piedi. “Ci sono le ragazze” Mi stava facendo incazzare. “In questo momento siamo molto impegnati con le attività del Campo di addestramento, lo sai?” Se ne accorse che stavo per perdere le staffe e la smise di rompermi i coglioni. “La stanza è tua per tutto il tempo che vuoi” Gli chiesi solo del letto accanto al mio, ma lui fraintese il tono greve con cui glielo domandai e si affrettò a rassicurarmi che sarebbe rimasto vuoto ---> peccato, dividere quella stanza mi avrebbe facilitato il compito di stringere amicizia con qualcuno. 

Ep.2 (Il Generale)

Una delle abitudini che mi ha fatto integrare subito negli Stati Uniti è quella del jogging mattutino ---> Correre appena sveglio mi aiutava a cancellare gli incubi notturni. Di solito evito di farlo nei parchi dove incontrerei altra gente che corre e cerca di attaccarti bottone nei momenti di pausa. Detesto ugualmente farlo nel traffico o su dei marciapiedi affollati. Il mio percorso ideale deve essere poco frequentato e privo di deviazioni che ti costringono a pensare. Ero stato fortunato e proprio davanti alla Base ne avevo subito individuato uno che pareva essere stato messo là dal destino. Imboccavo Rome Street che era una strada dritta senza uscita, di solito non incontravo nessuno perché c’erano solo depositi, garage o piccole attività aziendali. Giunto in fondo, attraversavo un parcheggio privato per raggiungere Verdi Street, che era la parallela di Rome Street, che usavo per tornare indietro e dopo l’incrocio con Belvedere Ave, arrivavo proprio davanti all’entrata della Base.

Avrei dovuto avvertire il Generale del nuovo dislocamento ---> Stavo rientrando dall’abituale corsa mattutina e un soldato mi venne in contro per convocarmi dal Colonnello ---> Quella gran dama gli stava offrendo te e pasticcini, quando entrai nel suo ufficio e inavvertitamente scattai sull’attenti. “Riposo, ragazzo ... riposo” Disse il Generale che in divisa avrebbe intimidito anche il padreterno. “Vi faccio strada io” Il Colonnello ci si era attaccato come una piattola ai coglioni e volle accompagnarci alla mia stanza, manco se non mi ricordassi da solo la strada. “Come stai?” Quando rimanemmo soli, mi fece quella domanda cui non avevo mai saputo rispondere. “Hai solo bisogno di riposo” Gli avevano comunicato la mia richiesta di congedo. “E’ normale dopo una così lunga e difficile operazione in campo” Come facevo a spiegargli del vuoto pneumatico in cui ero finito?

“Hai portato a casa un gran risultato, figliuolo!” Avevo ancora sottopelle il brivido sgomento di quella gente. “Dicono che potresti diventare il numero uno” Gli americani hanno la fissa del numero uno e poi la menano continuamente anche sul gioco di squadra, senza rendersi conto che non esiste il plurale di uno. “Ora è tempo di rimettere in ordine le tue priorità” Non volevo niente ... non desideravo niente ... mi svegliavo più stanco di quando andavo a dormire. “A pochi di noi è concesso spingersi dove ti trovi tu adesso” Stavo impazzendo o lo ero già, ci sono livelli di solitudine in cui non è possibile sopravvivere. “Devi essere orgoglioso di portare la croce” Forse mi avevano sopravvalutato e quel peso mi aveva schiacciato.

“Benvenuto nella nostra comunità” Il Generale non lasciava mai nulla al caso e aveva preparato quella visita fin nei più piccoli dettagli ---> fatto salvo avvertirmi che sarebbe venuto. “Questa è la tua casa” Andammo in macchina fino al villaggio di Farmingdale, dove ci aspettava il parroco della chiesa cattolica romana di Saint Killian. “Morì martire ... ” Dopo avermi confessato, mi attaccò una tale pippa su San Chiliano d’Irlanda sacrificatosi nel nome di Dio, quindi non avrei dovuto prendermi pena dei morti ammazzati tra le fila dei nemici dell’America. “Il Signore sia sopra di te per proteggerti” Appena entrato in quella chiesa, mi sentii a casa. “Davanti a te per guidarti” Tutto l’insieme di quei messaggi simbolici e poi l’altare e il presbiterio, mi parlava delle macerie di un’infanzia recondita. “Dietro di te per guardarti le spalle” Il Generale mi aveva portato un dono da parte di mamma. “Dentro di te per benedirti” Era la catenina d’oro del mio battezzo, ora c’era un piccolo crocefisso pendente al posto della medaglietta di San Giovanni Battista che persi da bambino. “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” Dopo aver ricevuto la benedizione, ci congedammo.

“Perché non la chiami?” Risalimmo in macchina e svoltammo su Main Street. “Questo rancore non fa bene neanche a te” Il ricordo di mia madre era qualcosa di opprimente. “Stava per impazzire all’idea che fossi morto” Le macerie di tutto quello che avevo faticosamente dimenticato, stavano riemergendo dal fondo nebbioso della mia memoria. “Le dirò che sei in missione” Pensare a lei mi provocava un dolore irrazionale. “Siamo arrivati alla banca” Per fortuna il tragitto fu brevissimo e il Generale non ebbe modo di costringermi a promettere nulla. “Avrai bisogno di una carta di credito” Entrammo all’EAB bank per aprire un conto. “Quella la terrai per le spese correnti” Avevo già la carta in cui mi accreditavano la paga. “Io mi fido di te” Come no! Intanto ogni volta che avrei usato quel conto, lui avrebbe saputo come stavo spendendo i suoi soldi.

“I corsi inizieranno solo a ottobre” Non avevamo fatto colazione ed entrammo da Gino’s Pizza.  “Che cosa farai in questi mesi?” Nella cartellina universitaria che mi porse, non c’erano indicate le direttive per il tempo libero. “Perché hai scelto questo posto?” Certo che la California o la Florida sarebbero state dei luoghi più appetibili . “Conosci qualcuno di cui non mi hai parlato?” No, nessun oriundo italiano residente a Long Island aveva legami con qualche mia vecchia conoscenza romana. “Una vacanza ... il mare ... il divertimento” Dovevo proprio avere un aspetto cupo per indurre il Generale a pronunciare tali amenità. “Ragazzo, sono un uomo anch’io ed è naturale che tu abbia delle necessità ” Ce la stava mettendo tutta per cavarmi qualche parola di bocca. “Scoppi di salute!” Aveva ragione lui, non mi ricordavo neanche più da quanto tempo non scopavo. “Guarda che petto ha la brunetta” Santo cielo, era così imbarazzante sentirlo parlare in quel modo!

“Ragazzo, so di non essere tuo padre ... ” Tornammo alla base nelle prime ore del pomeriggio. “Eri solo un bambinetto arrabbiato con il mondo ... ” Continuò a farmi strani discorsi. “Tu forse neanche ti rendi conto di cosa sei diventato, vero?” Era lui che forse non aveva chiaro in mente cosa avevo affrontato per diventarlo. “I figli non si scelgono mentre tu mi sei stato mandato ... ” Ancora con quella storia di Seth inviato da Dio ad Abramo dopo che Caino aveva ucciso Abele! “Sei un tracciatore nato, l’ho sempre saputo” Me lo aveva insegnato lui a tracciare una preda durante le battute di caccia al cinghiale. “Il tuo animale totemico” Oh, Dio mio! Ancora le sue storie sui nativi americani? “Ora so che il mio destino era riportarti a casa” Voleva solo torcermi l’anima dal rimorso. “Sei un uomo che ha fatto la sua scelta ed io la rispetto” ---> Balle, mi stava lisciando il pelo solo per non farmi abbandonare l’esercito.

“Io sono orgoglioso di te” Disse, dopo avermi chiesto di accompagnarlo all’aeroporto. “Trovati una ragazza e vedrai che le cose ti appariranno più chiaramente” Forse aveva ragione anche quell’altro tizio in camice bianco e il disorientamento che stavo provando era dovuto allo stress post traumatico. “A Long Island non si può vivere senza” La Pajero Nissan Patrol con cui era venuto, l’aveva comprata per me! “Per qualsiasi cosa, ragazzo, usa quel dannato numero!” Intendeva quello del suo telefono satellitare, me lo dette il giorno del mio arruolamento ed io non lo usai mai. “Tu lo sai che non sono bravo in certe cose” Mi voleva bene e anch’io non ero bravo in certe cose. “Arriverà il giorno che capirai” Quel giorno è arrivato troppo tardi.

Ep.3 (La Spedizione Punitiva)

»Il Vecchio e il Mare« il libercolo se ne stava stretto tra due enormi manuali e lo scoprii mentre sgomberavo la mia piccola libreria pensile. Non ricordo il nome scritto con la biro all'interno della copertina, ma era di una ragazza e c’era anche una data e quella coincideva con l’anno del mio arruolamento ---> Ogni coincidenza porta con sé qualcosa di magico. Quella volta mi condusse nell'esperienza di Santiago e il suo sforzo contro la malasorte mentre pescava l’enorme Merlin. Il ragionamento ipertrofico m’incasina la vita e c’era stato un tempo in cui i libri erano diventati la mia droga ---> Quel Ernest Hemingway fu come assaporare un buon bicchiere di Hight Rye Bourbon dopo anni di assoluta astinenza ---> Non volevo ricascarci ---> Riposi il libercolo sulla libreria pensile, ma la sera successiva lo sfogliai di nuovo alla ricerca dei leoni africani ---> Tornarono a esplodere i mortai da sopra le colline di Dubrovnik ...

Erano solo dei fuochi d’artificio ma dalla finestra non riuscivo ad accertarmene e raggiunsi la recinzione sul deposito di scuolabus, solo allora vidi qualche pennacchio schizzare il cielo di colore. Danko mi chiamava dal suo box ... era il cane dobermann che avevo visto fin dal primo giorno che arrivai alla base. Lo raggiunsi e feci scorrere il paletto del cancello, il cane corse a nascondersi chissà dove ... mi misi a cercarlo. I fuochi d’artificio erano finiti da un pezzo, quando lo trovai rintanato in un tubo di scolo, ma proprio non voleva saperne di uscire dalla sua tana ---> Trascorsi la notte insieme a Danko perché quello pareva essere un buon nascondiglio per proteggersi dai brutti sogni.

“Hey, tutto apposto amico!” Danko era solito nascondersi in quel buco e Brad, il suo addestratore, lo sapeva bene. Mi risvegliai in mutante in mezzo al prato con Brad che mi chiedeva se mi sentissi male. Non gli risposi anche perché non ho mai capito bene l’accento del Kentucky. Gli sorrisi e me ne tornai in camera, ignorando lo sguardo di quanti incontrai sul mio cammino ---> Il Colonnello mi convocò nel suo ufficio ---> Lo rassicurai di aver superato i test psicologici per lo stress post traumatico ---> Dopo l’incontro col Generale, la Madama aveva cambiato atteggiamento nei miei confronti e mi aveva persino proposto di partecipare al campo delle reclute. “Non posso avvalermi di un ufficiale in congedo straordinario” Gli chiesi di essere inserito nei servizi della base solo per ricambiarlo della fiducia dimostratami, invece reagì manco gli avessi dato dello stronzo.

“Se ci tieni, nelle cucine c’è sempre bisogno di aiuto” Aveva detto il Colonnello, inorridito dal mio desiderio di prestare servizio in mensa. “Ciao, amico!” La mensa è un ruolo strategico. “Ti piacciono i cani?” Quel rumore di fondo è simile al suono che fa la rotellina delle frequenze di una radio ---> Basta captare la modulazione giusta per distinguere le conversazioni. “Vado ad allenare quelli della municipale di Suffolk” Poi Brad si fermò a parlare con me. “Potresti venire anche tu ... se ti va” Accettai di aiutarlo con i cani e poi gli passai una doppia razione di carne. “Grazie, amico!” Brad era un ragazzo non troppo alto, non troppo magro e neanche troppo sveglio. La divisa pareva stargli larga e non si toglieva mai il cappellino neanche a tavola ... lo portava sempre con la visiera calata sugli occhi, forse convinto che gli desse un’aria da duro.

“Da dove vieni, amico!” Trovavo più rassicurante paracadutarmi oltre le linee nemiche piuttosto di tenere viva una conversazione. “Intendevo qual è la tua città” Appena salii sul suo furgone che puzzava di cane, Brad iniziò a farmi un sacco di domande. “Roma è dove sta il Papa ... dannazione, ecco perché hai la croce dei papisti al collo!” Gli chiesi di parlare più lentamente, se voleva che gli rispondessi. “Mio zio è stato a Parigi in viaggio di nozze” Il viaggio per Suffolk si rivelò una tortura. “Boston, ci sono stato a Boston!” Alla fine gli dissi che ero di Boston o non l’avrebbe piantata di chiedermi da dove venivo. “Avrei scommesso le mie scarpe che venissi dal Connecticut” Per qualche strana ragione il mio inglese somigliava al Connectichese. “No, lo penso perché sei tocco come loro” Era una battuta umoristica ... sorrisi per farlo contento.

“Io non so tirare, amico” Al ritorno chiesi a Brad se gli andava di fare due tiri al canestro prima di cena. “Josè è portoricano, vero Jo?” Lo vidi un po’ titubante, ma poi accettò. “E’ vero che sei cattolico, Jo?” Brad si presentò in palestra con un commilitone di nome Josè in succinti pantaloncini da atletica. “Hey, amico ... quanto ti devo pagare per farmi tirare un fottuto canestro?” Jo mi stava simpatico, anche se sparava un sacco di balle sulle sue prodezze sportive. “I niggas giocano a basket, io sono latinos e uso la mazza” Brad se la rise di gusto per l’allusione sessuale alla mazza da baseball. “Hai la mazza moscia, Connecticut!” Non gli feci toccare palla solo per il gusto di ascoltare le stronzate che gli uscivano da quella fogna di bocca. “Va a farti fottere” Alla fine mi sfanculò, dicendo che se volevo giocare da solo, potevo continuare a farlo senza di lui.

“Il colonnello ha vietato l’ingresso ai cani” Dopo cena Brad mi raggiunse in camera e gli chiesi dell’inseparabile Danko. “Perché tu non vieni nella sala ricreativa?” Stare in quei posti era per me come ballare il tiptap su un campo minato. “Bella questa ... il tiptap sul campo minato” Quelle persone mi avrebbero fatto tante domande cui non avrei saputo rispondere ... esattamente come stava facendo Brad. “Hey, amico ... smettila ... dammi il mio cappello!” Lui lo sapeva il motivo per cui non si toglieva mai il cappello? “Non è divertente” Disse, dopo essersi risistemato il cappello davanti allo specchio.

“I ragazzi dicono che hai fatto il Restore Hope” L’operazione in Somalia aveva riportato l’America nel mondo reale, dopo la barzelletta mediatica del Desert Storm. “Josè voleva solo essere tuo amico” Domingo Arroyo era diventato l’orgoglio nazionale portoricano, dopo aver sacrificato la propria giovane vita in Africa.  “Io penso che tu racconti solo cazzate” C’era molta determinazione nella voce di Brad ... come se stesse eroicamente mostrando il petto al nemico. “Dici di venire da Boston, ma sei del Connecticut e sparli dei ragazzi del Desert Storm ma non hai partecipato neanche al Restore Hope” Se ne stava in piedi davanti alla mia sedia. “Tu sei uno SR col cervello flippato” Mi stava forse provocando? ---> Non sei degno d’indossare questa divisa ---> Il soldatino aveva fatto male i suoi conti perché conoscevo bene la risposta a quella retorica da West Point.

Il guaio fu che Brad si era messo in posizione perfetta e mi bastò puntare saldamente il piede in terra per tirare un dritto su quel pungi ball ... non mi feci neanche troppo male alle nocche e lui cadde tramortito come un sacco di patate. Temetti persino di averlo fulminato perché era finito a terra senza emettere neanche un rantolo e non dava alcun segno di vita ---> Se lo portavo in infermeria, avrei passato dei guai ---> Per fortuna incrociai Danny nel corridoio, una matricola di quelle che si arruolano durante il college per i mesi estivi. Il ragazzo fu felice di compiere quella missione per me e trascinò Brad in infermeria, dicendo di averlo trovato in quello stato fuori dalla base.

Dallo sdegno con cui ero guardato, capivo come la notizia dell’aggressione a Brad si stava diffondendo rapidamente. “Pulisci bene tutta quella merda” Ora c’era solo da aspettarsi le giuste conseguenze di quel mio gesto avventato. Già il giorno dopo Green Mile mi ordinò di pulire la cappa della cucina ---> Avevano ragione a odiarmi! Prendersela con Bradley Lynn Wickliffe  era come tirare un calcio in culo ad un cucciolo di panda. Lui era quello che aveva sempre una parola buona per tutti e quella sera era venuto a cercarmi in camera per aiutarmi a socializzare con gli altri, invece riuscii a far perdere la pazienza persino a lui. Lo avevo ripagato con quel cazzotto e dopo non mi ero neanche preoccupato di portarlo in infermeria ---> Ero obiettivamente un gran pezzo di merda ...

 “Hai fatto un buon lavoro” Green Mile era il cuoco afro americano ---> una montagna di ciccia nera. “Quest’arnese non ha mai funzionato così bene!” La cappa era intrisa di grasso puzzolente ... quell’odore nauseabondo mi ricordò i trascorsi adolescenziali vegetariani. “Come hai fatto?” Mi accorsi che il problema stava nel collegamento elettrico del motore di aspirazione che lo faceva lavorare a metà potenza. “Ragazzo, posso farti una domanda?” Io non avevo problemi a rapportarmi con gli altri, se mi venivano date delle direttive chiare. “Perché sei in guerra con il mondo?” Green Mile versò del solvente su uno straccio e me lo porse per pulirmi le mani sporche di quella lordura. “Hey, dico a te ... guardati le spalle” L’umiltà e la dedizione con cui avevo speso tutto il pomeriggio a riparare la sua cappa, indussero Green Mile a ricredersi nei miei confronti ... però anche lui mi fece delle domande cui non sapevo rispondere e dopo che gli voltai sgradevolmente le spalle, mi regalò un premuroso avvertimento ...

Mi sentivo dannatamente in colpa per quello che avevo fatto ... ma non riuscivo lo stesso ad andare in infermeria per chiedere scusa a Brad. Preferii recarmi al box di Danko e mi accorsi che nessuno si era preoccupato di riempirgli la ciotola del cibo. “WooF” Mi fece, senza neanche degnare di uno sguardo la carne nella ciotola ---> Dove sta Brad? ---> Leggevo chiaramente questa domanda nei suoi occhi nocciola. “WooF” Ficcatela nel culo la tua sbobba, disse digrignando i denti, quando cercai di fargliela annusare. Se la sera avanti mi avesse visto aggredire il suo padrone, non avrebbe esitato un attimo ad azzannarmi alla gola. Presi dunque la ciotola della carne e lo condussi in infermeria, in barba a tutte le regole della base. “Ciao, Danko!” Lo salutò la dottoressa, anche lei un’afroamericana ... le spiegai che conoscevo le regole, ma il cane accettava il cibo solo dalle mani di Brad. “Dallo a me ... tu, amico, invece hai proprio bisogno di una doccia!” Mi disse turandosi il naso simpaticamente ... aveva ragione, puzzavo di fogna non solo metaforicamente...

La spedizione punitiva era stata organizzata il giorno dopo al Campo. In genere il Sergente Collins mi chiedeva di fare una dimostrazione di come andassero eseguite correttamente le prove d’addestramento. Il Maggiore Stanley era invece il capo degli istruttori e quel giorno avevamo tenuto una lezione di lotta insieme a Mitchell e Roger.  Stanley, Mitchell e Roger stavano sempre  insieme e quel giorno in particolare si erano comportati come tre compari che celavano un complotto. La dimostrazione di lotta si rivelò una strategia per provocarmi e si davano il cambio per indurmi a fare figure di merda. “A quanto pare non basta essere dei corpi speciali per saper combattere” A me era stato insegnato ad ammazzare la gente e non a giocare a wrestling.

Conclusi così quella messa in scena e me ne andai negli spogliatoi, dove mi seguì un tizio che si mise ad armeggiare con un armadietto. M’insospettì l’occhiata torva che mi diede e cercai di stare il meno tempo possibile sotto la doccia perché l’esperienza m’insegnava quanto fosse »scivolosa« la lotta su un maiolicato insaponato. “Hey Connecticut!” Una voce che non riconobbi, mi chiamò per farmi voltare ---> vidi solo l’ombra nera di una grande coperta da imballaggio mentre mi finiva in testa ---> Stavo per subire un cappotto. Erano almeno tre i picchiatori che usavano probabilmente dei sacchetti di patate per creparmi le ossa senza lasciare lividi ---> Se cadevo, sarebbero arrivati anche i calci ---> Alla fine, prima di scappar via, riuscirono ad abbattermi con un calcio volante all’altezza della faccia e quello Sì che mi stese...

Un buon lottatore si misura da quante ne riesce a incassare perché nella vita ne buscherai sempre di più di quante riuscirai a darne. Ero stato pestato altre volte e parlo di roba ben peggiore di un cappotto. Ci misi un’eternità a srotolarmi da quella coperta di merda e non fu per niente facile riuscire a tornare in posizione eretta ... tuttavia mi sentivo moralmente meglio perché avevo espiato la mia colpa. Me ne stetti chiuso in camera a leccarmi le ferite per un paio di giorni. Avevo soprattutto un mal di denti che non mi lasciava dormire, ma neanche riuscivo a stare sveglio e in questo modo gli incubi riuscivano a rincorrermi fin nella realtà. Dovevo reagire e andai in mensa covando propositi di vendetta. “Salve, Connecticut!” Brad si venne a sedere al mio tavolo. “Dannazione, se hai fame!” Quel coglione si era persino tolto il cappellino per parlarmi. “Grazie per esserti preso cura di Danko” Se si azzardava anche a chiedermi scusa, lo avrei picchiato di nuovo.

“Io non lo so come funziona per voi papisti ... ” Sicuramente andava diversamente che per i Battisti. “Oh, mio Dio!” In quel momento mi esplose il premolare destro ... lo sputai a pezzettini mentre lo sgranocchiavo insieme all’osso di un’aletta di pollo. “Che cazzo ti succede!” Esplose anche il premolare sinistro ---> Era una sensazione simile alla fine del mondo ... o almeno alla mia fine nel mondo. “Andiamo in infermeria” Avevo solo quattro carie trascurate che mi avevano svuotato i denti e quel calcio sul grugno me li aveva fracassati. La dottoressa mi diede degli analgesici che mi fecero passare il dolore, così non ne volli sapere di andare dal dentista ... però non mi potevo guardare allo specchio e quando il giorno successivo sputai nel lavandino anche i due premolari dell’arcata inferiore ... andai da Brad con la coda tra le gambe a pregarlo di portarmi in uno studio dentistico ...

Ep.4 (La Stagione dell’Amore)

“Devi confessarti” Che? Avrei dovuto invece bestemmiare, dopo aver saputo del botto di quattrini necessario per l’impianto di quattro capsule dentarie che l’assicurazione dell’esercito non copriva. “E’così che funziona, ok?” Era stato Josè a spiegargli che noi »papisti« avevamo bisogno di un parroco per l’assoluzione dai nostri peccati. “Non ci muoveremo da qui, fino a quando non andrai da quel fottuto pastore” Secondo il piccolo evangelista del Kentucky, il mio mal di denti era una sorta di vendetta divina. “Scendi da questo dannato furgone, Connecticut!” Se almeno mi avesse lasciato in pace, avrei potuto godermi lo sballo dell’anestetico fattomi inalare dal dentista.

“Le chiese cattoliche somigliano a delle case dell’orrore” Come dargli torto? Santa Lucia che ti serve su un piattino le sue cornee, la Madonna con il cuore trafitto da sette spade e poi il povero Gesù che da millenni pende esanime dalla sua croce. “Questo chi è?” Brad mi aveva portato nella chiesa di Sant Killian, ma il parroco stava facendo i cazzi suoi e lo aspettammo per parecchio. “E’ proprio una bella storia, dove vendono il libro?” Ebbi tutto il tempo di raccontare a Brad la vita di San Francesco d’Assisi e gli declamai anche qualche bel verso tratto dal Canto dei Cantici ---> O quello che era perché stavo proprio fatto e non c’era da scommetterci sulla fedele traduzione dall'italiano. “Sai un sacco di cose, Connecticut!” Fraintesi il complimento di Brad per una delle sue pessime battute umoristiche e finsi di ridere come facevo sempre.

“Torna quando sarai in te stesso” Chissà cosa cazzo raccontai al parroco perché alla fine della confessione, aveva una faccia molto imbarazzata. “Domenica ti aspetto alla funzione” Doveva smetterla di credermi una testa di barattolo vuota! Io glieli potevo recitare a memoria i suoi versetti del vangelo, cazzo! “Ci credo, ma adesso calmati” Dovevo fare qualcosa per rimediare ai miei peccati e tutte le sue prediche non mi avrebbero certo reso migliore di quel piccolo evangelista del Kentucky. “Dieci dollari” Dieci pezzi per un dannato libro a fumetti sulla vita di San Francesco? ---> Ma Gesù non li aveva cacciati i mercanti dal tempio?

“Connecticut ... forse è meglio che ci vai un altro giorno in banca” E perché? Avevo appena avuto il perdono di Dio e dovevo sbrigarmi prima di farlo incazzare di nuovo. “Connecticut ... sei sicuro?” Di cosa c’era d’aver paura? Quegli sporchi arabi dell’EAB bank non lo sapevano mica che ero mezzo ebreo. “Salve, Io sono Clark, il tuo operatore finanziario” Non era colpa del protossido d’azoto se quel tizio appena uscito da una réclame, mi appariva esilarante con tutte le sue domande che terminavano con un ---> Correct? ---> Mi fece il prestito che chiedevo, ma non so se i tassi d’interesse erano proprio vantaggiosi, magari lo saranno pure stati, ma io non riuscivo proprio a capirlo ... mi bastava sapere che quei soldi non sarebbero finiti sul conto della carta di credito del Generale con la dicitura ---> Scazzottata. “Ma non la potevi fare fuori?” E quante storie per un soffio di vento ... ero stato costretto a trattenere quella scoreggia davanti al tizio della banca tutto profumato di lavanda. “Apri lo sportello, cazzo!” E poi il suo furgone puzzava talmente di cane che persino Danko era costretto a tenere la testa fuori dal finestrino.

“Dannazione Brad, dovevi dirmelo!” Lungo il tragitto di ritorno che durava non più di cinque minuti, caddi addormentato con il grugno spiaccicato sul finestrino del furgone. “Che ha detto al prete?” Al parroco gli avevo spuntato un fumetto su San Francesco a cinque pezzi, ma non era forse simonia pretenderne dieci? “Dannazione, avrei filmato tutto!” Brad si fece aiutare da José per trascinarmi letteralmente fino alla mia stanza. “Io sono tuo amico” Mai fidarsi di un portoricano. “Brad, diglielo anche tu che sono suo amico” Beh, allora mi avrebbe fatto anche il favore di sbattermi l’uccello? “Vado a prendere la videocamera, tu non lo fare addormentare!” Brad invece mi aiutò anche a togliere la giacca che mi stava facendo sudare come un porco. “Questo che cos’è?” Come, che cos’è? E poi ero io quello drogato? Era il dannato libro a fumetti di cui gli stavo parlando da ore! “Grazie, amico!” Se voleva ringraziarmi, poteva sfilarmi quei maledetti anfibi che mi stavano stritolando i piedi ...

“Brad, questo fottuto cane non dovrebbe stare dietro al furgone?” Josè pur di non perdersi lo spettacolo del dentista, accettò di sedersi sul sedile posteriore insieme a Danko. “Connecticut, raccontaci com’è andata” Credeva che fossi così coglione da ... da dire le solite merdate in quei video dove si vedono quelli tuonati da ... da quella roba là che ti fa dire merdate, ecco. “La tua però è merda buona, vero Connecticut?” E certo, per chi mi aveva preso ... fottuto sacco di merda di un portoricano ... e tanto lo sapevo perché stava girando quel fottuto video e non m’importava, ecco. “Continua, dai che tutti devono saperlo” Certo che dovevano saperlo perché io non ero mica uno di quelli con un fottuto manico di scopa su per il culo ... cioè, io lo capivo il motivo per cui tutti mi si volevano sciacquare dai coglioni, ecco. “Brad, portiamolo in pizzeria da Rachel!” Che era diventato scemo? Sarei riuscito a ingoiare una pizza solo se Danko l’avesse masticata al posto mio. “Dannazione Brad, andiamo da Rachel!” Ma Sì, della birra sarei riuscito a ingollarla ...

“Smettila Josè, io non ci trovo niente di divertente” Non andammo da Gino’s Pizza come pensavo, ma dal suo concorrente dall’altro lato della strada, dove lavorava Rachel ---> Una puledra irlandese dai bei capelli rossi e due occhi di giada, che sventola! “Niente birra per lui” Anche se era un po’ troppo assennata ... ma tanto bastava quella sua gonna corta a ubriacarmi. “Hey, Connecticut ... modera i termini che stai parlando della mia donna” Dalle mie parti si diceva ---> Se po’ guarda’ un palazzo e non se po’ guarda’ ‘na testa de cazzo? ---> A tradurre il romanesco in inglese venne fuori una roba sboccatissima e forse neanche con troppo senso ... sicuramente non quello che intendevo io perché Rachel prima se la rise, ma poi mi disse sul grugno che mi lasciava integri i gioielli di famiglia solo perché capiva quanto quei due neuroni che portavo appesi tra le gambe, mi erano indispensabili per sopravvivere.

“Salve, Connecticut!” La devitalizzazione dei denti durò tre settimane, durante le quali tutta la base ebbe modo di deridermi, ma in fondo fu una buona cosa. “Tutto apposto, Connecticut?” Ero così sputtanato che oramai ognuno conosceva cosa si celava dietro la mia maschera da testa di cazzo. “Ci vediamo dopo, Connecticut?” Il guaio era che per rimanere simpatico, sarei dovuto andare in giro con una bombola di perossido di azoto sulle spalle tipo un subacqueo. “A me stai simpatico anche così” Brad non faceva testo ---> lui era uno che trascorreva gran parte della giornata con un cane dobermann. 

“Il mio primo figlio maschio si chiamerà Francis” San Francesco, ecco uno che ci sapeva fare con le persone! “Deve essere bello avere il superpotere di parlare agli animali” Certo che leggere la sua parabola di vita a fumetti, doveva averne leggermente turbato la percezione di Brad. “Lei è mia moglie Dora” Ci rimasi di stucco quando mi mostrò la foto di una ragazza che in un certo senso gli somigliava parecchio. “Ci siamo sposati l’anno scorso” La sua vita era così logica ... glielo dissi che lo invidiavo moltissimo e avrei persino potuto odiarlo per avermi spiattellato in faccia la sua felicità.

Ripensai molto alle parole del Generale, sul fatto di trovarmi una ragazza e come questa avrebbe saputo risolvere quel misterioso ginepraio che avevo nel petto. Sapevo quanto era pericoloso per me rimettermi sulle orme dell’amore però, mi dissi, che era passato tanto tempo ed ero cambiato ---> Potevo permettermi anch'io di coltivare un semino di speranza, cazzo! Brad aveva conosciuto Dora ai tempi della scuola e aveva sempre saputo che sarebbe diventata sua moglie. Lui non cercava altro e tanto meno ne sentiva la mancanza. Avrei anch'io potuto saziarmi delle preziose premure di una ragazza? Aveva Ragione il Generale ---> Quella era la mia stagione dell’amore. Gli anni della demolizione erano terminati e le macerie della vita passata erano sepolte sotto delle solide fondamenta di cemento armato ---> Era giunto il tempo di trovare la pietra quadrangolare su cui erigere la mia casa ...

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Silverselfer
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    Ecco un altro pacchetto di episodi e come mio solito vi includo dei contenuti speciali.

    Vorrei farvi visualizzare Farmingdale, ma si tratta di un piccolo villaggio di Long Island e non si trova molto in giro, oltre alla squadra di football e il torneo di golf. Ho trovato solo questo breve video panoramico girato con un drone.

    Quella che si vede all'inizio è Main Street che è tipo il corso principale di un paese nostrano.

    Al 22esimo secondo, il drone gira proprio sull'incrocio dove c'è l'edificio della EAB bank, quello bianco con gli archi.  Poi si vede il treno che passa, quella è la nota linea ferroviaria LIRR, che collega Long Island a New York --->  per chi volesse, si prende in Penny Station a Manhattan. Al minuto 2:17 il drone gira proprio sopra la chiesa cattolica di Sant Kilian di cui parlo spesso.  

    In quest'altro breve video si può vedere Jones Beach.

    Anfiteatro a parte, si può vedere che è un ambiente umido (palude) all'interno di una riserva naturale. Nella prima panoramica, si vede un pezzo di strada statale,  è quella su cui il protagonista lascia a piedi il povero Danny per ripicca ... capirete che non è una bella esperienza camminare al buio su una strada del genere. Dal minuto 1:29 mentre il video finisce, si vede all'orizzonte l'obelisco al centro della rotatoria, in quel punto si accede alla spiaggia vera e propria. Se siete a New York e volete andare in spiaggia, non vi consiglio Jones Beach perché è un posto per famiglie e pensionati ---> Molto meglio Long Beach Island!

    Quest'altro video, invece, è troppo lungo per quello che deve mostrare. Sono una carrellata di fuochi d'artificio di capo d'anno, ma anche d'estate a Long Island gli spettacoli pirotecnici non mancano.

    Basta, per ora non ho altro da mostrare che richiami i luoghi del racconto. Alla prossima!!!

     

    Ep.5 (Jenna Jameson)

    La condivisione coatta della quotidianità forma il ritmo circadiano di una caserma, nel cui corpo si sincronizza la secrezione ormonale del piacere collettivo. Avevo osservato che la gioia e il relativo piacere giungevano come temporaneo affrancamento dallo stress della vita marziale ed era questo a indurre una solidarietà cameratesca capace di coinvolgere emotivamente. Rancori, invidie o rivalità fra maschi, tutto scompariva dinanzi allo spirito di corpo e nessuno avrebbe mai lasciato indietro un compagno al costo della propria stessa vita ---> Di questo sentimento si declama l’eroismo ma si sottace l’omoerotismo che pure lascia tracce inequivocabili. Ovviamente non si può parlare di eros in termini generali, ognuno lo coglie nel modo in cui la vita glielo pone e nella misura che si è disposti ad accettarlo, ciò non toglie che esso esiste come opportunità per tutti ...

    Nel mio caso c’era la priorità di obliare un eros metamorfo privo di cataratte capaci di contenerlo in quel mitigato omoerotismo cameratesco. Questo mi aveva sempre impedito di esercitarlo per entrare in sintonia con lo spirito di corpo. Ero un’individualista capace di esprimere una forte volontà che finiva per stridere con gli equilibri interni del gruppo in cui mi trovavo. “Trovati una ragazza” Il Generale la faceva facile, ma la bussola nel mio pisello era ancora difettosa. In quegli ultimi anni avevo imparato ad annullare ogni sorta di attrazione sessuale applicando il metodo Wittgenstein ---> Una rapida manovella sotto le docce, giusto per tenere sotto controllo la pressione idraulica nei miei coglioni ---> Ero diventato un fottuto vulcaniano dalle orecchie puntute alla Dr Spock? ---> Naaa ---> Quello che ero riuscito a fare è cristallizzare il mio cuore dentro una gelida corazza di ordine e disciplina ---> Mi ero ficcato un manico di scopa su per il culo come una qualsiasi zitella ---> Altro che Wittgenstein, mi ero trasformato in un’antipatica Signorina Rottermeier.   

    “Jenna Jameson è roba seria!” Essere stato pestato negli spogliatoi del Campo, aveva fatalmente incrinato il cristallo in cui avevo ibernato il cuore. “Non avrà le tette di Pamela Anderson, ma almeno non sono rifatte” Il sentimento di rivalsa e il dolore fisico avevano rimesso in moto la risacca emozionale rimasta congelata nel pack artico. “Ha ragione Conney, anche quelle di Jenna Jameson sono rifatte” Le antipatie come le simpatie intrecciano dei rapporti sociali e con essi, si riattiva anche la sensualità che ha bisogno di scaricare i flussi biologici del sesso. “Che cazzo ne capisci tu di tette, in Kentucky avete solo quelle delle vacche” La statistica della mia masturbazione ebbe una brusca impennata e richiedeva maggiori stimoli. “Jenna Jameson però scopa veramente” I film porno erano in rapida diffusione a causa di Blockbuster e le pornostar stavano spazzando via le playmate della carta platinata.

    Alla Base, le uniche immagini stuzzicanti si trovavano attaccate dietro agli sportelli degli armadietti mentre le riviste da dove provenivano, avevano vita breve a causa delle pagine tutte appiccicate. Avevo comprato Penthouse e Playboy perché erano le sole riviste erotiche che si potessero acquistare in una stazione di servizio ... le avevo prese entrambi perché almeno arrossii una volta sola, quando la tipa alla cassa mi guardò come se le stessi porgendo gli otto pollici del mio uccello invece degli otto dollari per quelle fottute riviste. “Connecticut!” Le avevo pagate e non rubate, ma Brad me le strappò lo stesso di mano infilandosele sotto la giacca come un ladro. “Lascia fare a me” Brad si comportava manco avessimo acquistato della droga. “Andiamo in un posto tranquillo” Svoltò su Motor Ave e si fermò in fondo al parcheggio completamente vuoto di Allen Park ---> Si vedeva lontano un miglio che c’eravamo appartati per fare chissà cosa.

    “Che angioletto che è!” Brad si era tirato su il cappellino per guardare meglio la rivista che teneva sul volante. La sfogliava solo con la mano sinistra mentre teneva la destra saldamente sul cavallo della divisa. “Connecticut, quanto pagheresti per uscire con una così?” Sicuramente più di otto dollari. “Non scherzare, dico sul serio” Io volevo solo farmi una sega, ma aveva ragione Brad perché quelle fighe invitanti servivano a stuzzicare delle fantasie ed erano quelle a fartelo venire duro. “Sei uno sporco maiale” Brad non riusciva manco a pronunciarla la parola »pompino«. “Che cazzo stai facendo!” E che ci potevo fare se trovavo arrapante segarmi sotto gli occhi di Brad che continuava a scandalizzarsi come una verginella puritana?

    “Sei proprio un incivile!” Sporcai il paginone centrale di Playboy che era della misura giusta per contenere gli schizzi di un’eiaculazione media ... e dopo averlo accartocciato, lo tirai via dal furgone. “Danko, No!” Il cane si lanciò fuori dal finestrino, forse convinto che fosse una palla ... ma quando lo annusò, iniziò schifosamente a leccare la mia sborra. “Connecticut, tu sei proprio una bestia!” Sì, avevo mancato il cesto delle cartacce e sarei dovuto scendere io dall’auto, ma era troppo esilarante vedere Brad litigarsi la mia merda col cane. “Tu sei malato, te lo dico io!” Ma no, dopo se la rise con me perché avevamo appena vissuto insieme qualcosa che avremmo raccontato per il resto della nostra vita ---> Brad ed io eravamo diventati amici.

    “Hey, Conney?” Condividere l’intimità di una sega comporta un certo istinto a rimanere uniti. “Noi andiamo al Campo per sfottere le reclute” Era questo il motivo che aveva spinto Brad a trascinarmi nella saletta ricreativa? “Ci viene anche Josè” Il Caporal Maggiore Rodriguez era il compagno di stanza di Brad e di conseguenza anche lui era mio amico. “E’ una roba divertente, dai!” Capivo che gli altri ragazzi della Base volessero conoscermi meglio, come il solito però mi si erano drizzati gli aculei da istrice appena misi piede in quella saletta. “Non farti pregare, Conney!” Ero rimasto piantato sul divanetto davanti al televisore, unico luogo in cui non avrei dovuto parlare con qualcuno. “Li sfottiamo solo un poco” Disse così Brad, quando stavano passando i titoli di coda di un vecchio film di Swazzengher.  

    “Hey, LeRoy ... brutto ciccione, che cazzo state combinando?” Era stata un’iniziativa del Maggiore Stanley andare a infastidire le matricole. “Ci riposiamo, Signore!” Tuttavia, era Josè che dirigeva l’incursione. “Apri questa fottuta porta” Le camerate erano delle stanze simili a quelle di un campus. “E’ stata una dura giornata per noi, Signore” Il Soldato LeRoy era un ragazzone ginger che fece scattare sull’attenti il resto della sua camerata. “Mi stai dando del coglione, rispondi, ti sembra che io abbia la faccia di un coglione?” Era evidente il motivo per cui quei ragazzi si erano chiusi in camera ...  “Fighette, quali sono i valori della leadership americana” LDRSHIP ---> Lealtà, Dovere, Rispetto, Servizio, Onore, Integrità e Coraggio Personale ---> Per tutto il tempo dell’addestramento base, i sette valori guida dell’esercito ti erano chiesti a qualsiasi ora del giorno e della notte.

    “Ufficiale Specialista NCO, faccia rapporto” Impersonavo io quell’acronimo e dovevo inventarmi qualcosa per torchiare le reclute. Josè aveva usato uno stile cinematografico, Stanley era stato piuttosto didattico, Roger si era divertito con l’evergreen ---> Pancia a terra e pompare. Da un Warrant Officer ci si aspettava invece qualcosa di originale e così decisi di smascherare il segreto della porta chiusa ---> Sei letti disposti per tre, ma solo due cubi apparivano disfatti, tra i quali scorsi un cavo elettrico maldestramente scalciato sotto una branda.  Mi bastò seguire la prolunga elettrica per giungere al corpo del reato ---> Che ci faceva un piccolo televisore di quelli con il mangiacassette VHS incorporato accanto alla branda di LeRoy? Inserii la spina nella presa elettrica e si sentì la testina del videoregistratore terminare l’operazione di Stop. Mi bastò premere il tasto »play« per risolvere l’arcano ---> Comparì il primo piano della figa di Jenna Jameson ...

    “Brutti segaioli di merda!” Mi pentii subito di quello sfoggio da Sherlock Holmes. “Posso spiegare tutto, Signore!” Il tentativo di giustificazione di LeRoy fu effettivamente divertente. “Vi faccio rapporto dal Colonnello” E Sì, ce la vedevo proprio la Madama a scandalizzarsi per come le reclute si tiravano le seghe. “Tenente Roger, sequestra questa merda” Ah, ecco cosa volevano fare! ---> Portammo tutto in camera mia per esaminare oculatamente il corpo del reato. “Jenna scopa sul serio, non è che stuzzica e basta come fa Pamela Anderson” A quel genere di pornografia non serviva alcuno sforzo d’immaginazione. “Zitti!” Josè si era prontamente tolto i pantaloni ed era saltato sul letto accanto al mio, ingaggiando con Stanley un’interessante discettazione sulle qualità di una pornostar. “Voglio seguire il film” Brad, invece, fu catturato dai contenuti culturali del video e stanco di sentirci discutere, andò a spegnere la luce per poi sistemarsi a un palmo dal piccolo televisore con l’uccello in mano.

    Rimasi moscio per tutto il tempo ---> Quello che si stava consumando era un semplice bisogno fisiologico che non mi destava alcun coinvolgimento, per me era come tentare di pisciare in fretta in un orinatoio affollato. Gli altri rimasero catturati dai gemiti di quegli amplessi mirabolanti e non si accorsero nemmeno che me ne andai alla finestra per accendermi una sigaretta ---> L’erezione collettiva mi stava escludendo. Eppure volevo essere coinvolto in quella storia che il giorno dopo avrebbero raccontato nella saletta ricreativa condendola di dettagli esagerati ---> Perché non mi veniva naturale lasciarmi includere nella loro normalità?

    “Hiiiii ... iiiiiih” No, non lo so descrivere il verso che fece Brad ... era tipo un risucchio asmatico aggravato da uno spasmo che lo scosse dalla testa ai piedi, facendogli trascinare indietro la sedia. “Non farci caso, gli sono esplose le palle” Mi ero precipitato ad accendere la luce per vedere cosa gli era successo! “Sta zitto e passami quei kleenex” Mi prese una ridarola insensata che alla fine indispettì Brad. “Che ci troverete mai da ridere tanto” José ci raccontò delle prime volte che lo aveva sentito stramazzare in branda e credeva che soffrisse di attacchi epilettici. “E allora Stanley che quando viene miagola come un gattino?” Aggiunse Roger e oramai gli sfottò si sprecavano con Josè che faceva il verso a tutti con imitazioni grottesche. “Questa merda è pericolosa” Solo Brad prese la cosa sul serio e se ne andò dopo aver lanciato un anatema contro quella videocassetta del demonio. “Dove cazzo vai, scemo!”  Josè lo rincorse perché sapeva che quel suo rimorso non era una finzione.

    La mia camera rimase muta ad ascoltare i gemiti di quella cagna di Jenna Jameson. “Secondo te a Connecticut piace la figa?” Perché Stanley fece quella domanda perfida in mia presenza? “In questo film ci sono certi cazzi da farlo sbattere pure a un frocio” Notò Roger facendomi l’occhiolino. “Sarà che le SR non se lo sbattono come noi comuni mortali” Stanley stava sul mio letto e mi fece cenno di andarmi a sedere accanto a lui ---> Quella pippa si stava rivelando una prova di amicizia. Mi tolsi lentamente i vestiti e poi mi sdraiai accanto a Stanley restando con una gamba fuori dalla branda. "Ah, ma allora ce l’hai l’uccello!” Disse, quando finalmente mi venne duro fuori dalla fessura dei boxer. “Sta attento amico che Stan ti mangia il pesciolino” Ridacchiò Roger mentre si carezzava il suo bazooka. “Vieni qua, Conney” Stan mi tirò a sé passandomi un braccio sulle spalle. “Hai proprio un bel apri scatole” Disse a bassa voce mentre mi esaminava l’uccello.

    Era strano perché di porcherie così ne avevo già fatte, eppure mi sentivo scombussolare peggio di quella verginella di Brad. “Tienimi, amico” Stanley iniziò a miagolare i suoi gemiti. “Sto per venire” Disse alzandosi sulle reni e protendendo il bacino su di me per sporcarmi l’uccello. “Resta così, bravo ragazzo!” Poi cominciò a segarmi con il piglio di un ciclista in volata sul traguardo. Fu così rapido da impedirmi ogni reazione. Il movimento rapace della sua mano non si fermò fino a spremermi. “Ho vinto!” Esultò con la mano sporca in aria. “Ti ha scoppiato, amico” Sancì poi Roger e non sapevo se offendermi o ridere con loro. “Pulisci questa merda” Quando mi allungò i kleenex, risolsi tirandomelo addosso per costringerlo a sporcarsi. “Se non la finite, mi fate voi una pompa” Si lamentò Roger perché Stan ed io ci stavamo azzuffando, totalmente presi dall’overdose di serotonina post eiaculatoria.

    Quello che stavamo facendo era uno spooning bello e buono. Ci tenevamo durante la lotta senza che nessuno dei due avesse voglia di staccarsi dall’altro. “Conney, io dormo qua stanotte” Mi disse il Maggiore Stanley mentre Jenna Jameson continuava a gemere instancabilmente. “Svegliatemi domani perché ho il servizio di mattina” Si raccomandò Roger mentre si asciugava l’uccello prima di spegnere la luce.  “E chi sono io, tua madre?” Gli rispose Stanley che si tirò il mio braccio sotto la testa addormentandosi subitaneamente. A un certo punto sfilai il braccio e lui si voltò abbracciandosi al mio petto, nonostante quella non fosse la posizione più comoda per dormire, riposai come non mi capitava da tanto tempo.

    Ero stanco di dormire da solo e anche se erano degli estranei, quei due uomini avevano riempito il vuoto della mia stanza. Mi alzai straordinariamente sereno e sbrandai Roger che si tirò su le brache dopo aver annusato con disgusto la mano con cui si era appena ravanato le palle ---> Uscì senza dire neanche buongiorno. Aperta la finestra, respirai una bella boccata d’aria fresca perché la camera puzzava peggio di una latrina pubblica. Raccolsi i kleenex sparsi sul pavimento e poi andai incontro a quel mattino ---> A Long Island mi sentivo a casa. Al ritorno dall’abituale corsa, anche il Maggiore Stanley non c’era più e mi domandai se era veramente possibile che quelli fossero gli stessi uomini che mi avevano fatto un cappotto.

    Ep.6 (Rispondere di Sì alla vita)

    “Conney, Signore” Alla Base non mi ero mai presentato con i galloni perché non ero là in funzione del mio ordine e grado. “Potrebbe il soldato LeRoy parlarti, Signore?” Gli altri ufficiali erano tutti più grandi di me mentre io mi sentivo anagraficamente più vicino alle reclute. “Riguardo all’accaduto di ieri sera, Signore” Dopo il raid in camerata, quei ragazzi iniziarono a scattare sull’attenti prima di chiedermi la parola. “Soldato LeRoy, Signore” Quando Danny si presentò in cucina con il suo capo camerata, compresi quanto il mio grado gerarchico ci divideva molto di più degli anni che mi separavano da Brad o persino dal Maggiore Stanley. “Ci farete rapporto, Signore?” Io? Semmai spettava al Maggiore Stanley farlo. “Voi non siete dell’unità psyops, Signore?” Ma se ero là proprio per studiare quella merda di psicologia. “Allora non è venuto per profilarci, Signore?” José gli aveva rifilato la balla che ero in incognito per indagare sulla loro moralità ... cioè, ma che cazzata!

    “Signore, ci spiega allora che ci fa un SR in questa fottuta cucina?” Intervenne Green Mile, con piglio alquanto minaccioso ---> Tutta la Base sospettava che la storia dello studente fosse solo una copertura perché il Colonnello mi aveva visto ricevere delle misteriose direttive dalle mani di un Generale. “E’ tuo padre!” A volte la realtà ha bisogno di essere tradotta ricorrendo a degli stereotipi letterari ---> Il Generale diventò dunque il severo padrigno che mi aveva messo a pelare patate in quella cucina di Long Island. “Ci sarebbe ancora un problema, Signore” Solo LeRoy notò il dettaglio che in ogni modo rimanevo un ufficiale e continuò a chiamarmi Signore. “Potrei riavere indietro almeno la videocassetta?” Doveva riconsegnare Jenna Jemeson al videonoleggio ...

    José pensava seriamente che li stessi spiando! ---> Ho bisogno di parlarti ---> Così dissi a Brad appena lo vidi avvicinarsi al banco del rancho. “Perché non sarei sincero con te?” Quella sera che gli menai il cazzotto sul grugno, anche lui mi aveva dato del bugiardo. “Sei tu che ti comporti in modo strano” Il Colonnello aveva letto il mio fascicolo pieno di omissis e per questo che aveva provato a scaricarmi fin dal primo colloquio? “Il Colonnello mi aveva solo chiesto di tenerti d’occhio” Era stato il Colonnello a mettermi Brad alle calcagna! “Che cazzo stai farneticando?” Dovevo aspettarmi altre rappresaglie? “Io non sapevo niente del cappotto” Il Maggiore Stanley che voleva da me? “Ieri sera Stan ti ha portato con noi perché ti ha visto che non aprivi bocca con nessuno” Questo era vero, ma non bastava a giustificare quella sega in tandem.

    “Conney, sei tu che ci tratti con diffidenza” Io ero là proprio per cercare di ricostruirmi una vita sociale. “Se non sei qui per farci rapporto, allora perché stai sempre sulla difensiva?” Aveva ragione Brad perché dopo la lunga missione nell’Ex Jugoslavia, ero diventato paranoico. “Devi fidarti dei tuoi sentimenti e iniziare a rispondere di Sì alla vita” La conoscevo quella psicologia da manuale tipo ---> Rispondi Sì al tuo successo. “Nessuno vuole farti del male, Conney!” Adesso stava esagerando, mi aveva persino teso la mano come faceva per avvicinare dei cani diffidenti. “Io sono tuo amico” Brad era uno di cui ci si poteva fidare. “Qualunque cosa ti tormenta, la puoi superare costruendo dei nuovi ricordi” Ma che gli dici a uno così? “Si dice grazie, questa è la seconda cosa che devi imparare” Quale sarebbe stata la prima? “Chiedere scusa quando dici una cazzata” Sorrisi perché credevo che fosse una delle sue battute, invece diceva sul serio ... e gli chiesi scusa per aver dubitato della sua amicizia.

    Parlare con Brad fu una liberazione! Dopo, sentivo i passi leggeri e mi pareva che ballassi come Gene Kelly mentre tiravo via la merda dal pavimento della cucina con lo spazzolone. “Connecticut, a te manca qualche rotella, te lo dico io!” Concluse Green Mile, vedendomi ridere e scherzare, distribuendo pacche sulle spalle di tutti ---> Avevo semplicemente abbassato la guardia ... non avevo più paura. “Le missioni di uno SR devono essere fighe!” Non lo sono perché non puoi condividerle, ma ora che facevano luccicare gli occhi di Danny, mi apparivano decisamente più fighe. “Come hai fatto a diventare SR?” Non l’avevo scelto io ---> Ero nato con questo destino ---> oppure no, magari potevo finalmente cambiarlo!

    “Io sono qui per la borsa di studio” Quando eravamo sotto le docce per toglierci l’odore di fritto da dosso, chiesi a Danny di lavarmi le spalle ---> Era un segno di straordinaria fiducia. “Mia madre non può pagarmi il college” Fu allora che si sentì autorizzato a farmi delle domande personali e quando mi voltai e gli presi lo straccio dalle mani, lui si voltò di spalle senza che gli dicessi nulla. “Il mio vecchio non era un buon americano” Mentre percorrevo in lungo e largo la sua bella schiena, mi cominciò a parlare della famiglia che non aveva i mezzi per mandarlo al college. “...” Poi rimase in silenzio aspettando che finissi. Danny era un po’ più basso della statura media. Il biondo ramato dei capelli e la carnagione bianca richiamavano le sue origini irlandesi. Aveva gli occhi talmente chiari da far apparire il loro azzurro quasi trasparente, mentre le ciglia e sopracciglia erano così sottili da diventare invisibili. Aveva il naso piccolo e tondo e i denti gli si accavallavano un po’ sul davanti ...

    “Che hai da guardare?” Disse imbarazzato perché continuai a fissarlo quando tornò sotto il suo soffione della doccia. “Sono stato un buon quarterback alle scuole superiori” Sì, aveva proprio un bel fisico ... troppo minuto per un giocatore di football americano, ma ben delineato. “Infatti non ho superato le selezioni per la squadra del college” Non doveva essere facile per lui ammettere i propri fallimenti ---> Lo raggiunsi sotto il soffione e con una mano sulla nuca, lo costrinsi a mettere la fronte contro la mia. “Lo pensi veramente?” Gli dissi che era un vincente perché non si era mai arreso, neanche con un ubriacone d’irlandese per padre e davanti alla verità di non possedere del talento sportivo. “E’ duro ammetterlo, lo sai?” Che stronzo che ero! “Non tutti possono essere fortunati come te” Gli avevo appena vomitato in faccia i demoni da cui fuggiva ---> Lo avevo offeso e se ne andò ...

    Quella conversazione mi turbò parecchio ---> Dovevo fidarmi dei miei sentimenti come aveva detto di fare Brad? Forse la mia diffidenza verso gli altri nasceva proprio dalla paura d’innamorarmi di un ragazzo? ---> La schiuma continuava a scivolare tra le pericolose rapide di gole e canyon del corpo di Danny in una vertigine di paura ---> Rispondere di No alla vita, mi avrebbe ricacciato di nuovo nell’assoluta apatia degli ultimi anni? ---> Lo sguardo della memoria precipitava ogni volta lungo il canale al centro della sua schiena a correr via in quell’incavo dove si celava il proibito ---> Il giorno dopo, fui costretto a segarmi nelle latrine, tanto mi era venuto duro a guardare i pantaloni della sua divisa che rimanevano intrappolati nella fessura di quell’incanto.

    Ep.7 (Il Tradimento di Danny)

    Il Generale mi aveva esortato a mettere ordine nel mio cuore, eppure non intendeva che lo facessi con un ragazzetto. Se fosse stato il corpo di una ragazza a crearmi gli stessi patemi d’animo, non mi sarei dovuto inventare altri nomi diversi dall’amore. Ero finito in quel posto proprio perché durante la mia turbolenta adolescenza ero stato confuso da un istinto sessuale difettoso ---> Ero oramai un uomo assennato e quindi avrei dovuto attendere che quel batti cuore sconsiderato si affievolisse. Sapevo come alcuni soldati in libera uscita sfogassero quegli istinti con dei ragazzi proprio per farsi passare le fregole. Dovevo volgere lo sguardo alla parte regolare di me e quando questa mi avrebbe indicato una ragazza, l’avrei scelta per sposarmi e metter su famiglia ---> Era così che dovevano andare le cose, cazzo!

     “C’è l’hai con me?” Il giorno dopo evitai Danny e a volte mi capitava di rispondergli di traverso pur di non guardare le sue labbra schiudersi in un sorriso. “Scusa per ieri” Prima della fine del turno alla mensa, fui costretto ad ascoltare la sua voce da Mickey Mouse scusarsi per qualcosa che non aveva fatto. “Certo che mi va!” Lo invitai a fare jogging insieme ---> Potevamo rimanere amici anche senza scopare, No? Già, ma come andarlo a spiegare al mio uccello che sotto le docce, divenne come la freccia di un senso unico? “Ehi, sei bello carico!” Beh, in fondo capitava di darsi una mano tra commilitoni. “Hai un bell’attrezzo” Squittì in una delle sue risate da criceto, prima di arrivare sotto il mio scroscio d’acqua ---> Gli passai un braccio sulle spalle e lui allungò da solo la mano. “Stai per venire?” No, ero diventato duro come un sasso, però non sarei mai riuscito a venire in quel modo.

    “Non voglio” Provai a tirarlo verso di me, però lui mi respinse aggrottando lo sguardo. “Scusa, ma non mi piace così” Sentii avvamparmi il volto dalla vergogna. “Conney?” Che voleva ancora? Ero già abbastanza imbarazzato di mio per quello che era successo. “Sei arrabbiato con me?” Certo che No! “Allora perché non mi guardi?” Che domanda stupida. “Conney?” Non avrebbe dovuto seguirmi negli spogliatoi, la regola era che da quel momento avessimo dimenticato per sempre quanto accaduto. “Che devo fare per avere una risposta?” Forse mi era sfuggita la domanda. “Conney!” Che cazzo voleva da me? “Non ce la fai proprio, devi per forza essere così stronzo?” Mi ero semplicemente rivestito e stavo per andarmene, che c’era di sbagliato anche in questo? “Io ci tengo alla tua amicizia” Di che stava parlando? Io ero un ufficiale e lui una recluta, condividevamo solo quel paio d’ore alla mensa.

    “Ti va di farci un’uscita insieme?” Intendeva con le altre reclute. “Il sabato sera andiamo al 323” Era il Nightclub di Farmingdale ---> Non è usuale che un graduato vada in libera uscita con delle reclute, ma l’alternativa era trascorrere la serata con Brad al Checkers in fondo a Broadhollow Rd ---> Risposi di Sì alla vita. Nel mio armadio, però, non c’era nulla di adatto per un night ---> Oltre all’uniforme, avevo solo delle T-Shirt e qualche paio di jeans. “Mitchell dovrebbe avere la tua stessa taglia” Danny mi consigliò di chiedere aiuto al Maggiore Stanley per procurarmi qualche straccio da mettermi. “Ho io quello che ti serve” Il Soldato Mitchell era un buon taekwondoka e in palestra ci picchiavamo duro ---> Sospettavo che fosse stato uno dei suoi calci a farmi saltare i denti.

    “Provati questi beige”Ero riluttante a chiedergli un favore, però Stanley non mi dette modo di rifiutare. “Se non rimorchi con questi, te la faccio io una sega” Non avrei mai creduto che nell’armadietto di un soldato ci potesse stare tanta roba! “E a che servirebbero gli amici, brutto stronzo!” Il Tenente Mitchell era mio amico? Cioè, in palestra ogni volta ricorrevamo a ogni scorrettezza fino a farci girare talmente i coglioni da bestemmiare insieme il demonio! “Dove lo trovo un altro sacco di ossa da spaccare?” Sì, come No! Quando non poteva scalciare come un asino, finiva schiena a terra regolarmente. “Con la mia merda addosso sembri quasi un gentiluomo!” Mi si gelò il sangue nelle vene a rivedere quel fantasma nello specchio ...

    Bisogna dare modo alle persone di fare qualcosa per te, è così che le coinvolgi nella tua vita. “Io vado con Connecticut” Il Maggiore Stanley sembrava che non stesse aspettando altro. “Voi andate pure avanti” I ragazzi passarono a prendermi alla Base stipati nella station wagon di LeRoy e Danny si sganciò subito col pretesto di farmi da guida. “Vengo anch’io, tu sei una merda come navigatore” Si unì subito a noi anche Ralph, un bel tipo dai tratti somatici da nativo americano. “C’è posto anche per me, ragazzi?” Il quale fu seguito a stretto giro da Stuart, un moretto secco allampanato, ma quando Rick, il ragazzotto dalla risata asmatica, cercò anche lui di abbandonare LeRoy, questo pestò i piedi in terra e minacciò di non riaccompagnarli a casa ---> Alla fine di una complicatissima contrattazione, scaricammo Rick. “Ci vediamo al night, perdenti!” Con tutto il tempo che impiegammo a decidere chi dovesse scendere dal mio fuoristrada, saremmo andati e tornati almeno un paio di volte da Farmingdale.  

    Il 323 era un classico locale di provincia ---> C’era il bar che serviva cocktail con i cappellini orientali, dei salottini semicircolari con piccoli tavolinetti rotondi al centro, tanti specchi e una piccola pista da ballo rialzata su cui ruotavano le luci colorate delle stroboscopiche. “Hey, Connecticut, vuoi davvero passare tutta la sera con quei sfigati?” C’erano altri soldati in borghese, che non sempre è facile riconoscere a prima vista. “Vieni che ti presento a una micetta” Stan, Mitch e Roger avevano deciso di venire anche loro al 323 e se ne stavano seduti in un salottino a svaccare con delle tipe. “Non te lo faranno venire duro i ragazzini?” Stan mi saltò addosso all’improvviso iniziando subito a fare lo stronzo. “Hey, quando ti vorrai divertire da uomo, ci trovi da quelle fighe da sballo” Mi fece proprio incazzare! Perché era sconveniente che stessi con quei ragazzi, io non avevo certo quarant’anni come lui.

    Danny pareva conoscere tutti e tra un saluto e una chiacchiera, con noi ci restava poco e niente. Per gli altri ragazzi era già uno sballo essere entrati in quel night a guardare le cosce delle entreneuse. Quelli più svegli tentavano qualche approccio, ma le fighe là in giro sapevano annusare il culo di una recluta a un miglio di distanza. C’eravamo dunque rassegnati a prenderci una scuffia a cazzo dritto e stavamo trascorrendo la serata seduti a bere cocktail annacquati, quando di punto in bianco, fui colto da un coinvolgimento emotivo pazzesco per qualsiasi cosa ---> Appena ascoltai il pop scandinavo degli Ace of Base, ruppi gli indugi e salii sulla pista da ballo anche se ero spaiato e iniziai a ballare ...

    “Sei forse ubriaco?” Io non lo avevo neanche fatto per rimorchiare, cioè a me piace ballare, cazzo! “Quella roba lasciala fare ai niggas” Secondo i WASP ballare è roba da negri o latinos perché loro sanno saltare solo la quadriglia. “Conney, io sono tuo amico e credimi se ti dico che tu non sai ballare” Stanley pensava sul serio che dopo quella sega in tandem che c’eravamo fatti, mi ero dimenticato di essere stato pestato da loro? “Brutto stronzo, ti voglio presentare a una micetta!” Ok, però io ero italiano e quindi sapevo ballare, chiaro? “Tu sei picchiato in testa, amico” Se lo diceva Roger ci dovevo credere perché era quello del gruppo che non beveva per guidare la macchina al ritorno. “Conney è cresciuto in Europa” Mitchell mi presentava così alle ragazze ed io gli volevo bene per questo ... in quel momento volevo bene a tutto il mondo.

    Insieme al mio bicchiere arrivò al tavolo anche l’entreneuse che Stanley mi voleva assolutamente far conoscere ---> Rachel! ---> Anche se la penombra poteva ingannarmi e lei non mi riconobbe, quella era proprio la donna di Josè! “Hey, dove vai?” Io non ero in cerca di guai e mi sganciai subito dalla loro combriccola. “Connecticut, aspetta!” Ero andato a pisciare e di ritorno dai cessi, Rachel mi placcò in un angolo. “Ho saputo che sei amico di Josè” Quell’infame di Stanley ci godeva a seminar zizzania. “Usciamo un momento per parlare?” Mi ci voleva una boccata d’aria. “Josè non lo sa che lavoro qui” Eravamo entrambi poco sobri e ci parlavamo con fin troppa sincerità. “Lo faccio ogni tanto per arrotondare ma Josè non capirebbe” Non lo sapeva che quel posto era frequentato dai militari?

    “La vita è dura per una ragazza madre” Potevo anche capirla, ma non era onesto nei confronti di Josè. “Glielo dirai?” Il Maggiore Stanley me l’aveva presentata apposta perché ero amico del suo fidanzato? “Nessuno sa che stiamo insieme ... tranne te” Forse lo sapeva anche il Maggiore Stanley. “Tu non ti preoccupare di questo” Che cazzo stava facendo? “Me ne sono accorta subito che ti piaccio, sai?” Come No? Appena conosciuti in pizzeria mi aveva detto che avevo i neuroni nelle palle. “Il posto giusto dove li deve tenere un vero uomo” Non avrei dovuto farlo, lo so ... ma era così sexy e poi faceva la puttana ---> Almeno se dovevo litigare con Josè, ci sarebbe stato un motivo valido.

    “Mi piace la tua macchina!” Sarebbe stato meglio averne una con i sedili posteriori reclinabili. “Hey, mi fai male!” Rachel non aveva ste gran tette, però erano così arrapanti in quella camicetta sbottonata dalle tinte impressioniste tra l’indago e l’ocra. “Tu che mi dai in cambio?” Schizzi di colore in quel decolleté immacolato. “E che cazzo!” Ci strusciammo solo un po’ ... giusto una paccatina ... fece appena in tempo a metterselo in bocca e sparai via l’intero carico. “Adesso la boutique non se la riprende questa merda” Rachel aveva rivoltato l’etichetta della camicia all’interno del colletto, così avrebbe potuto ridarla indietro al negozio usando qualche pretesto. “E adesso chi me li dà i soldi per pagarla?” E chi altri se non il coglione che gliela aveva imbrattata? “Cazzo, scarichi peggio di un asino!” Appena mi vide aprire il portafogli, tornò a essere la cagna in calore di prima. “Almeno dimmi come ti chiami?” Meglio di no ...

    Cercai di rientrare nel night ma un tizio che avrei potuto affogare in un solo sputo, me lo impedì. “Tornatene in caserma, fratello” Mi doveva solo spiegare come potevo essermi ubriacato con i loro alcolici annacquati. “Noi siamo in licenza” Domandai a quel buon samaritano di un nigger di chiamarmi qualcuno dei ragazzi per avvertirli. “E’ sicuro di poter guidare, Signore?” Uscì LeRoy che mi mandò a cagare perché loro erano in licenza. “Signore, lei non è in condizioni di guidare” Dopo aver messo in moto l’automobile, rimasi fulminato da un lampeggiante stradale e stetti non so per quanto tempo lì fermo ... poi sentii bussare al finestrino ed erano i ragazzi. “Si sente bene, Signore?” Gli spiegai che potevo guidare per quelle strade tutte perpendicolari una all’altra, cioè erano delle rette geometriche intersecanti, capito? “Conney, guido io, Ok?” Sì, Danny era un amico e poteva guidare la mia auto ...   

    Era appena mezzanotte e volevo vedere il mare “Andiamo a Jones Beach, ti piacerà” Ci voleva poco più di un quarto d’ora per arrivare, però vomitai lo stesso un paio di volte durante il tragitto. “Vuoi tornare alla Base, Signore?” No, cazzo! Ero andato a scongelarmi le chiappe a Long Island e non avevo ancora visto quel fottuto mare. “Sicuro di stare bene, Signore?” Doveva piantarla di chiamarmi Signore, porca di una vacca ladra! “OK” Danny riconosceva quei luoghi anche al buio e me li indicava dandomi prima un colpetto sulla gamba. “...” Poi rimase in silenzio lasciando la mano sulla mia coscia e ogni tanto la sentivo stringersi. Mi sentivo finalmente bene quando ci fermammo in un parcheggio vuoto ---> Esiste qualcosa di più desolante di un parcheggio sconfinatamente deserto?

    Io sono un buon intenditore di spiagge, so distinguerle dal profumo particolare che hanno. Annusai il vento e in quello di Jones Beach c’era l’aroma dolciastro delle sterpaglie che marcivano negli acquitrini circostanti. Proseguimmo a piedi attraversando una gigantesca rotatoria stradale, nel cui mezzo si ergeva l’ombra sinistra di un obelisco sgraziato. Quella notte, i pali dell’illuminazione stradale erano straordinariamente accecanti e mi ferivano gli occhi con i loro dardi di luce, tanto da impedirmi di vedere il mare ---> Udivo solo una distesa di pece nera e vischiosa ansimare nel sospiro della risacca. Danny voleva fermarsi sul boardwalk ma io no, dovevo toccare l’infinito ... mi tolsi le scarpe e raggiunsi l’acqua e poi mi lasciai cadere sconfitto ---> Avevo sbagliato tutto ...

    “Precisamente che cosa stai cercando?” Non lo sapevo, ma lo avrei potuto riconoscere e quello non era il posto giusto. “E’ un bel posto questo, dovresti almeno vederlo di giorno” Danny mi raccontò di quando da bambino i genitori lo portavano su quell’enorme spiaggia a costruire i suoi castelli di sabbia. “Ti devo confessare una cosa” Il mal di macchina mi aveva lasciato una fastidiosa nausea addosso e gli chiesi di aspettare ancora qualche minuto prima di rimetterci in viaggio. “Ti hanno dato una chicca” Disse »pop a molly« e io non sapevo che volesse dire. “E’ una pasticca per sballarsi” I farabutti me l’avevano sciolta nel cocktail quando mi ero allontanato con il Maggiore Stanley. “Non avrebbe dovuto farti male!” Che cazzo volevano saperne loro dei miei trascorsi con le droghe? “Lo sanno tutti di quando il Caporal Maggiore Rodriguez ... ” Il protossido d’azoto non lo devi mica digerire.

    “Era solo uno scherzo!” Volevano ridere alle mie spalle, ecco cosa intendeva. “Non è come pensi” Cioè quello non era stato un invito a cena con il cretino? “Non è stata una mia idea” Erano stati Stan, Mitch e Roger a organizzare tutto? “Io neanche volevo farlo” Vaffanculo ---> Certamente non sarei uscito con loro, se me l’avesse chiesto qualcun’altro. “E anche colpa tua” Come sempre, ma intanto se ne sarebbe tornato indietro con l’autostop. “Chi mi carica a quest’ora!” Cazzi suoi ---> Preso per culo da quattro sfigati di merda ---> Mi sentivo tradito ed ero assetato di vendetta ... però tornai indietro perché non avevo ancora finito con Danny, almeno così me la raccontai ---> Sbagliai più volte strada in un reticolo di corsie complanari e solo dopo parecchi chilometri ritrovai quell’obelisco del cazzo! Ma di Danny non c’era traccia ...

    Il piccoletto si era già fatto più di un miglio a piedi, quando intravidi la sua sagoma sul bordo della Statale con il pollice alzato. “Va a farti fottere, Conney!” La luce dei fari non gli aveva permesso di riconoscere la mia auto e solo dopo che scesi, mi mandò affanculo. “Credi di poter pisciare in testa a tutti?” Sicuramente avrei potuto pisciare via lui invece ero tornato. “Sei una testa di cazzo!” Non se ne dimenticò neanche uno di quegli insulti meditati su ogni passo compiuto sulla Statale buia e deserta. “Perché non avrei dovuto farlo?” Disse che si era reso complice di quel brutto tiro perché lo avevo mortalmente offeso, quando gli dissi che suo padre era stato un ubriacone d’irlandese. “Tratti tutti come delle merde” Ecco cosa pensa la gente quando credi che a loro non importi nulla di te. “Puoi anche lasciarmi qua perché non te lo dirò mai” Invece di scusarmi, continuai a contrattare la resa e gli chiesi di chi era stata l’idea d’impasticcarmi.

    “Che stronzo!” E va bene, lo feci salire in macchina a forza di calci in culo. “Facciamo prima se mi lasci guidare” Ce ne stemmo zitti per tutto il tragitto sulla Statale, con lui che smanettava con la radio della macchina ... ma dopo mancai l’uscita per Farmingdale e mi disse seccamente che dovevo lasciarlo guidare e allora cominciai io a smanettare con la radio della macchina. “Dobbiamo proprio ascoltare questa merda da niggas?” Wreckx N era il DJ in testa a tutte le classifiche. “Questa è roba per stupidi papponi” L’Hip Hop e i rapper stavano cambiando la musica pop. “Stronzate, questa merda va contro i valori della società americana” I niggas erano americani come tutti gli altri. “Che cazzo significa All I Wanna do Zum Zum Zum and more Pum Pum?” Glielo dovevo veramente spiegare?

    “Un nigga con i soldi è solo un delinquente più degli altri niggas” Che ne sarebbe stato dell’esercito senza gli afroamericani? “E’ carne da macello” Basta, non mi andava di ascoltare le farneticazioni di un irlandese cattolico che confondeva la pietra di San Pietro con quella di Plymouth dei Padri Pellegrini. “Va a farti fottere, Conney!” Cioè? Il bastardo scese dal Pajero lasciandomi in mezzo alla strada e si voltò pure alzandomi il medio di entrambi le mani! Preferiva dunque proseguire a piedi piuttosto di starmi ancora ad ascoltare? No, lo stronzetto mi mollò nell’isolato di casa sua, da dove non sapevo come ritrovare la strada per tornare alla Base.

    Ep.8 (La Loggia del Sergente Collins)

    “Hey, Connecticut, la moglie di Dracula ti ha fatto un pompino?” Saranno state quasi le due del mattino, quando riuscii finalmente a trovare la Base, ma oramai avrei dovuto aspettare le sei prima che qualcuno mi facesse entrare. “Che cazzo è successo ai miei pantaloni!” Parcheggiai sul ciglio della strada e stavo quasi per appisolarmi, quando per poco il Maggiore Stanley non mi faceva venire un colpo, bussando come un folle contro il finestrino dell’auto. “I miei pantaloni li rivoglio indietro puliti, chiaro?” C’erano anche Mitchell e Roger con lui e appena scesi dall’auto iniziarono gli sfottò. “Quella gallinella doveva proprio essere assatanata!” Non so com’era potuto accadere, ma Rachel aveva sbavato di rossetto la patta dei pantaloni beige di Mitchell.

    “Io lo so chi si è caricato Connecticut” Stanley non poteva esserne certo ---> Rachel non era l’unica puttana di quel night. “Me ne sbatto di dove ha ficcato l’uccello, ora voglio andare a dormire” Roger chiuse la discussione ricordando a tutti che dovevamo sbrigarci, se non volevamo rimanere chiusi fuori. “Chi l’avrebbe detto che quella puttana era la donna di Rodriguez!” Lasciai la mia macchina davanti alla Base e salii sul pick-up di Roger per andare a dormire al Campo. “Un amico vero dovrebbe dirtelo” Il Maggiore Stanley discusse per tutto il tempo con Mitchell perché lui sosteneva che dovevano farsi i cazzi loro. “Allora non lo vorresti sapere se un bastardo d’amico si è scopato la tua donna?” L’amico in questione ero io, brutto figlio di puttana!

    Mentre aspettavamo che il Sergente Collins ci venisse ad aprire il cancello di servizio, mi scornai con il Maggiore Stanley. “Hey, ragazzi, cucitevi quelle bocche” Il Sergente Collins era l’ufficiale più anziano della Base. Lui si era fatto il Vietnam e nello sguardo ne serbava l’ombra di una luce oscura. “Hey, parlo con te, non m’importa un cazzo del tuo grado, quando mi chiedi un favore, sei tu che prendi ordini da me, ricevuto?” A guardarlo, ti veniva da chiederti se non fosse appena uscito da qualche set cinematografico perché somigliava esattamente all’idea che abbiamo tutti di un sergente. “Non ho sentito” --->  »Yes Sir, Mr Sir« ---> Parlava ed agiva proprio come un sergente del cinema e non perché aveva visto troppi film, il Sergente Collins era semplicemente il prototipo umano che aveva fornito il modello ai registi. “Connecticut, la tua faccia non mi piace” Beh, neanche io mi facevo le seghe pensando al suo brutto grugno ---> Signore!

    “Sai quanti bastardi fottitori di madri come te ho conosciuto?” Tuttavia, il Sergente Collins era un pezzo di pane ed era capace di rimanere sveglio fino alle tre del mattino per trasgredire le regole e farti rientrare dalla libera uscita del sabato sera. “In Vietnam c’era un tizio dei corpi speciali proprio come te” Questo faceva Sì che tutti gli dovessero un favore e persino il Colonnello gli tributava il dovuto rispetto. “Vuoi sapere che fine ha fatto?” I tanti aneddoti che raccontava sul Vietnam, nascondevano sempre una morale e c’era da scommetterci che il tizio come me conosciuto in quella terribile guerra era finito morto ammazzato perché troppo individualista. “Sbagliato, si è beccato la sifilide da una puttana di Saigon” Sì, aveva anche un buon senso dell’umorismo, sempre che ti facessero ridere quelle battute da marines tipo nei vecchi film di Ronald Regan.

    “Chi altri se non un ispettore chiederebbe di lavorare nelle cucine?” Il Sergente ci offrì il bicchiere della staffa sul patio di casa sua, dove trovammo anche Green Mile. “Tutti per uno e uno per tutti, lo sai?” Condividere un six pack di birre era il miglior modo per venire a sapere la verità. “Chi la fa l’aspetti, Connecticut” In ogni caserma esiste almeno una confraternita più o meno dichiarata e il patio del Sergente Collins era la loggia in cui si era deliberata la spedizione punitiva ai miei danni. “Ammetterai che te la sei cercata” Mi avevano fatto saltare quattro fottuti denti! “Hai solo conosciuto il diretto ammazza tutto di Roger” Non era stato un calcio di Mitchell a spaccarmi i denti. “Mi dispiace Connecticut, ma non volevi saperne di andare a terra” Bensì un cazzotto di Roger. “La storia che ci aveva raccontato Rodriguez era diversa” Brad gli aveva poi spiegato com’erano andate le cose.

    “Abbiamo sbagliato, Connecticut” Mi ero già accorto di essere simpatico al Sergente Collins perché in palestra mi dava spesso delle dritte per menarle a Mitchell. “Cinque inning a quattro per me, non ci provare Conney” Mitch sarà pure stato campione di scorrettezze, ma il cappotto nelle docce non poteva metterlo sullo score delle sue vittorie. “Tu invece sei campione a sparare balle di merda” Era ubriaco e solo per questo non lo stendevo seduta stante. “Smettetela o sveglierete mia moglie” Intervenne il Sergente che ci liquidò a tutti. “Domani il ring è tutto vostro” Green Mile invece ci organizzò un incontro chiarificatore nella palestra del Campo. “Domani mangerai la polvere, Conney” Si congedò così quella testa di minchia, però io il conto in sospeso l’avevo con il Maggiore Stanley e non capivo perché il giorno dopo avrei dovuto fare a botte con Mitch ...

    Il Sergente rientrò a casa sua e Green Mile se ne andò montando sul suo pick-up giallo. Il maggiore Stanley era scomparso insieme a Mitchell ed io ero rimasto con Roger che in mezz’ora aveva rimesso in pari l’astinenza di tutta la serata ---> Dove cazzo sarei andato a dormire? Cercai di svegliare Roger, ma quello aveva il sonno di piombo e ci metteva mezz’ora per riprendere coscienza. Riuscii a metterlo in piedi ma camminavamo proprio come due ubriachi che si tengono dritti appoggiandosi l’uno all’altro. Le reclute erano in licenza e quindi bastava entrare in una camerata e gettarsi sul primo letto che capitava.

    Rivoltai Roger su una branda e ci rimase disteso come un sacco di patate. Gli tolsi le scarpe e tirai le gambe sul materasso, solo allora lo sentii mugugnare sistemandosi a pancia sotto ---> Missione compiuta ---> Decisi di darmi una rinfrescata sotto la doccia ---> Riflettevo su tutti i casini accaduti in quelle ultime ore e mi accorsi che era sbagliato considerarli dei problemi. In fondo, la vita consiste in una concatenazione di errori e fraintendimenti che a volte si complicano e in altre si risolvono. Non si può sempre fare la cosa giusta, sbagliare è invece necessario per rompere la stasi e ricominciare a rotolare come pietre che cozzano tra di loro ---> Non volevo più fermarmi.

    I ragionamenti se ne volavano via insieme alle zaffate di fumo della sigaretta mentre ero seduto sul bordo della finestra. Il cielo cominciava a schiarire, quando si levò una leggera brezza in cui riuscivo a distinguere il profumo di Jones Beach. “Levati” Roger mi scalzò dal davanzale con una brusca bracciata e a occhi chiusi si rivoltò l’uccello fuori dai pantaloni per pisciare dalla finestra. “Cazzo, che bello!” Lo sentii dire mentre pisciava via quel gallone di birra che era riuscito a svegliarlo ---> Appagare un bisogno provoca la soddisfazione dei sensi. Stette lì sulla finestra almeno per un paio di minuti e dopo lo vidi pestare via i pantaloni per strada mentre se ne tornava a letto. Poi accostò rumorosamente la branda accanto alla mia e ci si gettò sopra abbracciando il cuscino. “Conney?” Mi chiamò per menarmi un cazzotto sulla spalla e ridersela giusto il tempo per ricominciare a ronfare.

    Ep.9 (Io non sono come voi)

    “Eccoli, li ho trovati!” Dormimmo fin a mezzogiorno e forse avrei potuto continuare fino a sera. “Sveglia fighette!” Peccato che il risveglio non fu altrettanto piacevole con quel rompicoglioni di Stan. “Scattare soldati, il sole è già alto!” Ci pensò Roger a cacciarlo via tirandogli dietro un paio di materassi. “Andiamo, non fate gli stronzi!” Roger aveva bloccato la porta con la spalliera di una sedia e poi si era venuto a sedere sul ciglio del mio letto. Mi accorsi subito che doveva dirmi qualcosa e aveva bisogno di farlo in confidenza. “Sono stanco di questa vita di merda” Disse, dopo avermi lanciato uno sguardo sconsolato ---> Lui era stato oggetto di un provvedimento disciplinare durante il Restore Hope, da dove fu rimpatriato e poi parcheggiato in quella Base.

    “Voglio tornare in servizio attivo” Stan gli aveva detto che mio padre era un Generale. “Ho solo fatto una cazzata!” Aveva sparato per gioco a dei soldati dell’UNITAF che facevano jogging. “Era uno stupido scherzo per ammazzare il tempo!” Sapevo di molti provvedimenti disciplinari avvenuti durante la missione internazionale in Somalia, alcuni dei quali stavano finendo di dominio pubblico. “La stampa ci dà sempre addosso” Si doveva reputare fortunato di non essere stato congedato con disonore. “Quelle erano solo delle puttane, cazzo!” Il contingente statunitense era uscito pulito da tanti di quei casi scabrosi. “Dici che sarò riabilitato?” Gli feci solo capire che doveva starsene buono e rigare dritto, prima di tentare un riesame del suo caso. “Grazie Conney, conta pure su di me, OK?” Lo interruppi restituendogli il cazzotto della sera prima perché non mi sentivo degno della sua fiducia.

    “Se non la pianti, ti faccio saltare altri quattro denti” Disse arricciando le sue labbra carnose in un sorriso che andava da un orecchio all’altro. “Voglio sposarmi e avere almeno quattro figli” Si sdraiò accanto a me iniziando a confidarmi altri brandelli di sue speranze. “Due femmine e due maschi, così non si sentiranno soli” Roger aveva compiuto da poco trent’anni ed è il momento in cui un maschio sente l’istinto di metter su famiglia. “Ti sgrigli una figa e poi ottieni una salsiccia nel letto” Roger si esprimeva in un inglese assai figurato e non sempre riuscivo a seguirlo nelle sue colorite metafore yankee.  “Io non lo vorrei sapere” Stavamo parlando di Josè e Rachel? “Stan ha scoperto la moglie usare l’attrezzatura da giardino” Che cazzo significava? “Adesso non sa che fare, lo sai?” Fingevo di capirlo, ma solo alla fine compresi il senso di quello che stava dicendo.

    “Ora gli stanno sul cazzo tutti i cattolici” La moglie del Maggiore Stanley scopava con il giardiniere che per definizione è un cattolico latino, ecco perché aveva preso di mira Josè e me! “Tu che c’entri, gli irlandesi non sono mica latinos?” Potevo sbattermi quanto volevo, tanto non ci credeva nessuno che fossi italiano. “Un irlandese che si spaccia per mangia spaghetti, amico, come baro sei una merda” Ero troppo diverso dal prototipo di oriundo italiano e avevano dedotto che fossi irlandese perché frequentavo la parrocchia di San Killian ---> Tra italiani e irlandesi di New York non è mai corso buon sangue. “Tu e Stan siete due cani della stessa razza” Continuò a dire mentre ci dirigevamo al prato dove c’era un vero e proprio picnic american style. “S’incazza solo perché lo pisci via” Secondo lui sbagliavo a pensare male del Maggiore Stanley e non era vero che aveva tramato per farmi litigare con Josè.

    Trascorrere la domenica pomeriggio all’aperto è un must dello stile di vita americano e al Campo si riunivano le famiglie dei militari per una sfida al barbecue. “Lui è il ragazzo dei corpi speciali di cui vi ho parlato” Il Sergente Collins mi presentò con molto calore alla sua famiglia ---> La moglie Margaret e la figlia Faith che era incinta di Rod, il genero faceva l’istruttore all’accademia di polizia di Nassau, vicino alla riserva Massapequa. “Che touch down, Conney!” Era scontato che mi sedessi al loro tavolo da picnic e siccome il posto davanti al barbecue spettava all’indiscusso capo famiglia, nel frattempo Rod mi aveva invitato a giocare la partitella di football tra scapoli e ammogliati, anche se poi gli scapoli erano tutti fidanzatissimi. “Dannazione, una missione sotto copertura!” Credo che di novità ne accadessero poche in quel contesto e mi trattavano manco fossi un eroe nazionale.

    “Sarebbe fantastico se venissi a scuola per incontrare gli alunni” Ora però stavano esagerando! Già avevo accettato di partecipare a una lezione di difesa personale nell’accademia di Rod. “Ti prego Conney, la scuola elementare McKenna sta proprio dietro all’accademia!” Stavamo addentando le bistecche con la speciale salsa barbecue del Sergente Collins, quando Faith si mise a insistere affinché accettassi d’incontrare i ragazzini della scuola dove insegnava. “Non insistere Faith, il ragazzo a ottobre andrà al college per studiare la guerra psicologica, vero Conney?” Come aveva saputo dei miei corsi di studio? “Si tratta solo di un paio d’ore, vero che tu ci verrai, Conney?” Che cazzo avrei potuto raccontare a dei marmocchi?

    “Faith, non credi anche tu che Conney sarebbe perfetto per Jenny?” Dopo mangiato, il picco glicemico rallentò il bioritmo di tutti quanti e si bivaccava stancamente all’ombra, ascoltando il celiare delle donne. “Perché non andrei bene per lei?” Roger s’indispettì quando le signore iniziarono a civettare su dei miei possibili accoppiamenti. “Jennifer è una brava ragazza” La vita spiegata da Margaret era così logica da farmi spavento ---> Il Generale intendeva proprio quella roba quando mi disse di trovarmi una ragazza? “Conney è già un ufficiale, lui possiede lo spirito di sacrificio” Io proprio non riuscivo a vedermi sposato con dei figli. “Una donna non vuole per marito una testa calda” ---> All'improvviso sentii salirmi un’ansia opprimente e volevo scappare via da quella gente.

    “Hey, non puoi gettare la spugna prima di salire sul ring!” Saranno state tipo le cinque o le sei del pomeriggio quando il Maggiore Stanley e Green Mile iniziarono a far passare la voce del combattimento tra me e Mitchell. “Lo abbiamo già detto a tutti” Tutta quella normalità aveva finito per farmi sentire di nuovo un freak di merda. “Si può sapere che ti è preso?” Non ricordavo di aver dato il mio accordo all’incontro organizzato da Green Mile. “Andiamo ragazzo, dovete solo divertirvi come fate sempre in palestra” Poteva sostituirmi Roger. “La questione è fra voi due, amico” Allora gliela davo vinta a tavolino. “Possibile che faccia incazzare solo a me questo suo atteggiamento!” Se fossi salito su quel ring, tutti avrebbero pensato che cercassi il loro consenso.

    “Non hai accettato la sfida ma neanche l’hai rifiutata!” Il Maggiore Stanley se la prese particolarmente a cuore. “Lo vuoi sapere che cosa penso di te?” Era questo che proprio non gli entrava in testa ---> Non me ne fregava un cazzo di cosa pensasse di me un coglione come lui. “Ora smettetela voi due e tu Conney stai sbagliando tutto” Disse Green Mile mentre tratteneva Stan perché aveva iniziato la sceneggiata del duro che cerca lo scontro. “Sei solo uno sbruffone codardo” Se l’era presa tanto perché gli avevo detto che su quel ring ci sarei salito volentieri solo per regolare i conti con le bastardate che mi aveva fatto.

    “Adesso basta!” Intervenne anche il Sergente Collins. “Maggiore Stanley, stai dando spettacolo!” Meno male che qualcuno se n’era accorto. “Stringetevi la mano e chiudiamo qui la faccenda” E Sì, magari ci prendevamo per il mignolo e avremmo fatto anche giurin giurello. “Connecticut!” Il Maggiore Stanley riconosceva l’autorità morale del Sergente Collins, ma io no e quando mi protese la mano, gli piegai il polso e rivoltai il braccio per costringerlo a inginocchiarsi. Siccome fece resistenza, lo convinsi poggiando indice e medio sotto il suo pomo d’Adamo per esercitare una leggera pressione sulla trachea e strozzarlo mentre con il pollice gli occludevo la carotide da sotto l’orecchio. “Oh, mio Dio!” Il collasso respiratorio unitamente alla mancanza momentanea di afflusso di sangue al cervello, provocò il mancamento che fece afflosciare quello stronzo a terra.

    “Sei andato fuori di testa?” No, ero lucidissimo e del resto avrei potuto ammazzarlo se avessi voluto. “Stai bene Stanley?” Certo che stava bene, lo avevo mollato prima che svenisse. “Oh, mio Dio!” Non facevano altro che invocare Dio quelle stesse donne che prima si dicevano certe che sarei stato un ottimo marito. “Forse dovremmo portarlo in infermeria” Cazzate, stava vomitando perché si era ingozzato di schifezze. “Connecticut, cos’è che non va in te?” Green Mile voleva un combattimento e glielo avevo dato. “I combattimenti leali si fanno sul ring” A me avevano solo insegnato come ammazzare la gente nel modo più rapido e sicuro ---> Mi sentii meglio quando tutti la smisero di considerarmi come uno di loro.  

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    Silverselfer
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    Non so per quanto riuscirò ancora a rispettare l'impegno settimanale di postare un pacchetto di nuovi episodi ... in ogni modo la prima stagione finirà entro natale, spero. Bah, passiamo ai contenuti speciali ---> Siccome non ho niente da mostrare in riferimento a questi episodi, passo alla mirabilia anni novanta postando l'automobile che guida il protagonista ...

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    La foto è piuttosto generica, però il modello dell'auto era questo .. anche se in quella del protagonista, il portapacchi arrivò solo quando ebbe necessità di portarci la tavola da surf a Long Beach.  Passiamo a qualcosa di più interessante ---> la musica.

    Ho accennato al reggae scandinavo degli Ace of Base, ovviamente si parla di un reggae molto pop e anche gli Ace of Base rispettavano la formazione pop classica degli Abba. Inserisco il tormentone di quegli anni ---> All That She Wants ---> Nella versione super vintage registrata per una trasmissione televisiva italiana che si chiamava Superclassifica show, che era un residuato in avanzato stato di decomposizione degli appena trascorsi anni ottanta.

     Guardando questo imbarazzante playback delle due belle gnocche scandinave, è impossibile non ricordarsi di questi altri due belli gnocchi ---> Milli Vanilli

    Era tutto finto, e nel caso di questi due manzi ci fu uno sputtanamento tale che finalmente si mise  fine al vizietto europeo molto anni ottanta, di prendere dei modelli e poi farli cantare in play back. Lo scandalo avvenne negli Stati Uniti perché da quelle parte il concerto live era ancora centrale nella musica mentre in Europa questi fenomeni duravano una stagione e i loro tour si facevano solo in televisione. 

    Il caso degli Ace of Base fu invece un successo mondiale ed era proprio in quegli anni che gli effetti della globalizzazione mediatica si cominciavano a far sentire. Tuttavia, il successo era ancora legato alla vendita del CD e quindi si doveva aspettare che si distribuisse nei negozi per entrare in un nuovo mercato. Fu così che il successo di All She Wants che era del 1993, arrivò solo nel 94 negli Stati Uniti. Vediamo se riesco a trovare la foto del mega store della Virgin records di New York ...

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    Ecco, sono molti che fanno coincidere la chiusura di questo grandissimo supermercato di CD musicali con la fine di una era storica della musica.  CMQ, nella prima metà degli anni novanta, nonostante la pirateria del formato digitale già dilagasse, il mercato ancora reggeva, soprattutto perché nelle case, insieme al televisore e al PC, ci si trovava anche il complesso Hi-Fi per ascoltare la musica, ve ne faccio vedere uno che è meglio ... 

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    In realtà, in questa foto è molto più anni novanta il pavimento che non l'HI-Fi, in quegli anni >>gli stereo<<erano un unico pezzo compatto, però questo rende soprattutto bene l'idea di com'era il mobile domestico dedicato all'ascolto della musica.  Concettualmente era un'eredità culturale che arrivava dagli anni sessanta/settanta; negli anni ottanta si regalava generalmente dopo l'esame di terza media e aveva lo stesso significato della bicicletta che si riceveva dopo la quinta elementare ---> Era uno step lungo l'emancipazione dalla fanciullezza. La bicicletta era il primo mezzo di trasporto che ti permetteva di allontanarti dal cortile domestico mentre lo Stereo serviva a tenere le prime festicciole e relativi flirt. 

    Discorso sociale a parte, perdere questo >>elettrodomestico<< per la musica ha significato un progressivo abbassamento della qualità di ascolto. 

    Passiamo all'altro pezzo di cui scrivo ---> rumpshacker ---> sound molto, molto, molto primi anni novanta ... 

    Come negli altri video, si notano elementi provenienti dai vicini anni ottanta ---> le spalline ipertrofiche dei Milli Vanilli e qui i costumi delle ragazze sgambatissimi. Il sound anche è molto discotecaro anche se negli states ha un significato diverso che non in Europa, dove l'elettronica la faceva da padrone e imperversava il Rave party con i Bpm illegali. 

    Vorrei soffermarmi sul dialogo razzista che al riguardo il protagonista tiene con Danny e si sente anche nel resto degli episodi con l'utilizzo del termine nigga per indicare gli afroamericani (negro). In quegli anni si era nel momento dell'affermazione del genere hip hop che negli States era legato a doppio filo con le gang di quartiere e i loro loschi traffici, non ultimo la prostituzione o lo spaccio di droga. I CD dei rapper erano degli epistolari con cui le gang se le mandavano a dire e spesso si dichiaravano ufficialmente guerra con tanto di morti per strada. Il 94 è l'anno in cui Big Daddy litiga con 2Pac e da lì a breve ne commissionerà l'assassinio ...

    Ci sono un paio di ricostruzioni cinematografiche di quegli eventi, una delle quale è appena uscita dalle sale di proiezione. La realtà è che il mercato dell'hip hop è ancora fortemente condizionato negli assetti economici che ne scaturirono, per esempio Jay-Z è quello che ne trasse più vantaggio. Lui è una mente politica e non a caso è stato il paladino di Obama e per tutto il periodo della sua presidenza, ha avuto modo di raccontare la sua versione dei fatti ... puntualmente sposata da tutti i registi democratici.

    CMQ in quegli anni, New York si rivedeva piombare nell'incubo che l'aveva colpita nei primi anni ottanta, quando si registrava un morto ammazzato al minuto e interi quartieri come il South Bronx, ma anche l'Est Side di Manhattan con strade come Alphabet street che erano completamente in mano alle gang di quartiere.  

    Non a caso proprio nel 1994, l'ex Procuratore di Ferro del South District di NY, Rudy Giuliani viene eletto sindaco di New York con lo slogan >>Tolleranza Zero<<. Molta gente si trasferiva a Long Island proprio per paura degli afroamericani e dei latinos. La musica hip hop che in Europa si ascoltava senza alcun pregiudizio, conteneva messaggi di violenza inauditi, molti dei quali erano a sfondo razzista, sessista e omofobo. 

    Se i democratici li ritenevano dei poeti di un nuovo stile letterario che interpretavano la dura realtà della gente di colore, i repubblicani traevano semplici conclusioni dai rapporti stretti che avevano i rapper con i delinquenti, spacciatori e pappa di quartiere, senza farsi scrupoli nell'invocare la censura per quei testi violenti e anti sociali che andavano contro i principi dello stile di vita americano.

    Basta così che rischio di scrivere dei contributi speciali più lunghi degli episodi stessi ... 

    Ep.10 (Un’Irresistibile Tentazione)

    “Sporco fottitore di madri, mi devi insegnare quella mossa killer!” Dopo aver ricordato a tutti qual è il mestiere di un soldato, Roger mi riaccompagnò alla Base. “Stavolta Stan ha trovato un cane più bastardo di lui” Chi vince trova sempre qualcuno che si schiera dalla sua parte. “Tu sei un vincente, amico!” Ero così confuso. “Non preoccuparti, il Sergente Collins è dalla tua parte” Secondo Roger avevo dimostrato a tutti quanto fossi vincente, ma il problema era che io mi sentivo un perdente ---> Ero io quello sconfitto che se ne tornava dentro il suo buco di merda. “Amico, sei un super duro, cazzo!” Boh, forse ero io che mi facevo troppe pippe mentali e se solo avessi avuto la testa di Roger, in quel momento le cose sarebbero apparse super fighe anche a me.

    Rimasi chiuso in camera fino a tardi ---> Mi sentivo dannatamente solo. “Ti abbiamo portato la cena” Brad e Josè vennero a trovarmi con un vassoio di pollo fritto. “Chicken Chips, le tue preferite!” Perché lo facevano? Perché mi stavano ancora appresso? “E che cazzo, così ci fai sentire delle merde!” Cos’è che li faceva sentire in colpa? “Lui è un fratello per me, diglielo anche tu Brad” Chissà quale sviluppo aveva avuto la storia di quel pomeriggio. “Ti avrei spaccato io la faccia” Però ero il doppio di lui e ne avrei fatto carne trita. “Tu sei una macchina da guerra, cazzo” Poteva anche piantarla con le lusinghe e dirmi dove voleva arrivare. “Sono stato io a chiedere al Sergente Collins di darti una lezione” Lo sapevo già e non era per quello se il Maggiore Stanley avevo ricevuto la contropartita.

    “Tu sei un buon americano, Connecticut!” Ma come, se proprio Brad mi aveva detto che non ero degno di portare la divisa degli Stati Uniti. “Il Sergente Collins ci ha spiegato ... ” Già, era stata l’assoluzione del Sergente ad aver cambiato le cose. “Hai lo stress post traumatico e noi abbiamo sbagliato a giudicarti” Stavo proprio male ... non riuscii a trattenere le lacrime ... però non lo sapevo se stavo male per lo stress post traumatico ... non sapevo un cazzo di quello che mi si rivoltava in corpo. “Quando hai bisogno di qualcosa, chiedi a noi, ok?” Dovevano andarsene via ... non ero abituato a condividere le mie emozioni.

    “Tutto apposto, Connecticut?” Quando il giorno dopo rimisi piede in cucina, per un attimo si fermò il tempo e mi guardarono come se fossi un alieno. “Abbiamo saputo che ti è successo” Che mi era accaduto? Ero lo stesso stronzo di sempre. “Sono stato uno sciocco e volevo solo che lo sapessi” Green Mile mi fece lo stesso discorso di Brad sui buoni patrioti americani che tornano dal fronte. “Smettila di fare l’eroe” Forse il Sergente Collins aveva scambiato il mio stress post traumatico con quello dei reduci del Vietnam. “Qualunque cosa ti è successa, si vede quanto male ti ha fatto” Mi sentivo un verme a lasciargli credere chissà cosa ---> Pensavano che avessi visto morire i miei compagni o ammazzato qualcuno. “Sarò anche un semplice cuoco, ma conosco la segretezza delle missioni di uno SR” Dovevo solo rispondere »grazie« però mi riusciva persino peggio di scusarmi.

    Danny si era fatto cambiare turno in mensa. “Ci penso io, Signore” Il Maggiore Stanley lo servì Ralph che per tutto il tempo sfuggì al mio sguardo. Nel pomeriggio Brad mi evitò d’incontrarlo di nuovo portandomi con sé in un campo estivo, dove teneva una dimostrazione con i cani da salvataggio insieme ai vigili del fuoco ---> Quei ragazzini non avevano paura di me ---> Ero per loro una sorta di gigante buono. “I bambini non sbagliano mai” Secondo Brad era una fisima mentale quella che mi faceva credere di essere super cattivo, ma per l’evangelista del Kentucky il mondo somigliava a un fumetto della Disney, dove le sfumature del male non potevano esistere. 

    “Volevamo scusarci, Signore” Per cena detti forfait al servizio in mensa per evitare ancora di vedere il volto truce di Stan. “Al Campo non si parla d’altro, Signore” Avevo espressamente chiesto a Brad e Josè di lasciarmi solo. “Siamo qui per rimediare al torto, Signore” Però venne a bussare alla mia porta l’intera camerata di LeRoy. “E’ stato il Maggiore Stanley a darci la pasticca, Signore” Gettai il sacchetto di biscotti che stavo sgranocchiando a LeRoy per tapparsi la bocca e smetterla di chiamarmi Signore. “Hey Connecticut, è vero che il Maggiore strabuzzava gli occhi come uno scemo?” Avrei voluto vedere lui con una crisi di soffocamento in corso, però Sì, Ralph lo aveva imitato benissimo.  “Caspita, un campo in Alaska sarebbe fichissimo!” Si fermarono in camera a celebrarmi come fossi un cazzo di supereroe. “Dopo cena vieni al Campo?” Avevano voglia di stare con me e questo mi lusingava parecchio.

    Andando dai ragazzi, commisi l’errore di entrare al Campo con il fuoristrada che oramai conoscevano tutti. Lo parcheggiai davanti alle baracche delle reclute e quindi chiunque sapeva che ero lì dentro. “LeRoy ha la macchinetta per tosare” Tagliarsi i capelli in camerata è uno step obbligato per costruire lo spirito di corpo. “Connecticut li vuole come li hai tagliati a me” Ad averceli dei capelli spessi e corvini come quelli di Ralph! Io me li stavo tagliando proprio perché i miei sbiadivano e si arricciolavano tipo quelli di Shirley Temple. “Che gliene pare, Signore?” LeRoy ci sapeva proprio fare con quell’affare ed era riuscito a squadrare la mia zazzera incolta. “Mio nonno ha sfamato la famiglia con il suo barbershop, Signore” Gli concessi di raccontarmi un po’ di sé mentre si preparava a tosare la testa a uovo di Rick. “Noi veniamo da Limerick e siamo fottuti irlandesi cattolici fin nelle midolla, Signore” Anch’io avrei voluto avere un così forte spirito di appartenenza.

    Danny non era venuto con gli altri a scusarsi in camera mia e quando lo rividi al Campo, aveva riso per le cazzate che si dissero mentre LeRoy mi tagliava i capelli, ma se ne rimase in disparte sulla sua branda con il naso tra i libri per prepararsi all’esame della sua borsa di studio. “Conney, vuoi lavarti la testa con il mio shampoo?” Ralph monopolizzava la mia attenzione mentre cercavo in qualche modo di catturare il suo sguardo tenuto prigioniero dietro gli occhiali da vista. “Conney sta in coppia con me” No, grazie. Dopo avermi prestato tutto il necessario per lavarmi la testa, Ralph voleva farmi sedere al tavolo da gioco per una mano di poker, ma io ero allergico a ogni tipo di gioco di carte. “Those Young Girls con Tracy Lord e John Holmes!” LeRoy era un cultore della pornografia e quella sera aveva in serbo un vero classico. “Sistemiamoci qui, Signore” Organizzò la proiezione di modo che potessimo gustarcela senza che gli altri ci rompessero le palle.

    “John Holmes è quello con il cazzo enorme?” Quei ragazzi erano nati circa a metà degli anni settanta e non avevano ancora i peli pubici quando fu girato quel film del 1984. “Chi è Tracy Lord?” Quello invece era il materiale da pippa con cui mi ero segato io durante l’adolescenza. “John Holmes è ancora vivo?” Cinque anni sono lo spazio di tempo che divide una generazione dall’altra e quei ragazzi appartenevano a quella dopo la mia. “State zitti, cazzo!” Il richiamo dei gemiti esagerati del film dissolse il gruppo al tavolo da gioco e anche gli altri ragazzi si accamparono sulle due brande davanti al piccolo televisore con il videoregistratore incorporato. “Di che è morto?” John Holmes era morto nel 1988 di AIDS. “Sccc ...” LeRoy pretendeva il silenzio per la sua sega »culturale« mentre gli altri continuavano a fare domande.

    I ragazzi giunsero improvvisamente con uno scatto da velocisti. Stuart e Rick si sistemarono ai miei piedi e dovetti ritrarre in fretta le gambe per fargli spazio, mentre Ralph s’infilò dietro di me, sostituendosi al cuscino. “Andate a farvi fottere” LeRoy invece difese strenuamente la branda scalciando chiunque tentasse d’invadere il suo spazio, così Danny fu costretto a sistemarsi su una sedia. “Conney, tu hai mai fatto sesso di gruppo?” Alla loro età io già ne avevo combinate di ogni fino a scornarmi con la vita e Sì, avevo anche fatto sesso di gruppo. “Solo le puttane si fanno scopare in batteria?” Le loro curiosità mi costringevano a ricordare cose che avevo volutamente dimenticato. “La roba nei film sono solo cavolate” Disse Denny, quasi per dire che le mie storie erano delle vanterie. “Se pagassimo una puttana, ce la potremmo scopare insieme” Condividere il sesso è il momento più alto della vita di branco fra maschi.

    Comunque, già consumare insieme la masturbazione in quel modo era qualcosa assimilabile al sesso di gruppo. “Sccc ...” Presto gli inviti al silenzio iniziarono ad arrivare da più parti, segno che ognuno aveva iniziato a lustrarsi il piffero. “Secondo voi quello è un effetto speciale?” Solo il povero Ralph si era scelto una posizione infelice perché mi aveva fatto appoggiare con le spalle su di sé. “A Stuart fa schifo leccare la fica” Non potendo quindi segarsi, si divertiva a importunare gli altri. Io mi stavo solo coccolando l’uccello nei pantaloni e per il vero trovavo più stuzzicante del film, sentire Ralph che tentava di dissimulare dei piccoli movimenti pelvici contro le mie spalle.

    “Che hai detto?” Alzai la testa nel vano tentativo di guardare Ralph in faccia per chiedergli se gli sarebbe piaciuto farsi una doppia penetrazione come quella nel finale del film. “Non lo so” Ti piacerebbe questo, lo faresti quell’altro, era un gioco di fantasia che serviva a coinvolgersi e lo stavano già facendo Stuart e Rick con Danny, per questo pensai di cominciarlo anch’io con Ralph. “A te piacerebbe?” Loro erano in tre e la goliardia non permetteva l’intimità che invece si venne a creare con i sussurri tra me e Ralph. “Lo hai mai fatto?” Me ne accorsi subito che la faccenda era inopportuna, ma lui continuò ad abbassarsi con il capo per parlarmi nell’orecchio. “Ma è meglio stare sopra o sotto?” Gli spiegai che stando sotto alla donna ti godevi lei che diventava super porca con il cazzo di quell’altro che la inculava.

    “Allora io voglio stare sotto” Il nome Ralph stava per Rafael perché lui era guatemalteco e nel sangue aveva sicuramente del DNA dei nativi americani e come loro era completamente glabro. “Io me la farei una doppia” Lui stava in mutandine e maglietta, sentivo la sua durezza dietro le spalle e avevo smesso di strizzarmelo, preferendo spassarmela con le sue belle gambe lisce tra cui ero sdraiato. “Ti piacerebbe fartela con me?” Lui mi massaggiava il collo ed era una vera goduria e lo fu ancora di più quando iniziò ad allungare il movimento delle mani fin sopra al petto. “Io me la farei solo con te” Si era molto eccitato e mi tratteneva la testa in un abbraccio prima di sussurrarmi delle appassionate porcherie.

    “C’è il coprifuoco ragazzi” I film porno degli anni ottanta non duravano mai più di un’ora e LeRoy cronometrava sempre la sua eiaculazione sulle sborrate a rallentatore dei contenuti speciali. “Tutti in branda che domani sarà un altro fottuto giorno di naia” La luce accesa spazzava via l’intimità cresciuta nella penombra e si rientrava nei ranghi della normalità. “C’è la branda del soldato MIA, Signore” ---> Missing in Action ---> Così avevano chiamato il fantasma che occupava il letto vuoto della loro camerata. Proprio non mi andava di tornare alla Base e accettai volentieri di dormire nella branda del fantasma. “Maledetti mosquitos” Dopo un po’ vidi Stuart che si alzò per accertarsi che la zanzariera della finestra fosse ben chiusa e accorgendosi che ero sveglio, disse qualcosa contro i fastidiosi insetti. Faceva caldo e non avevo sonno, quindi andai anch’io alla finestra per fumare una sigaretta ---> Vidi in lontananza la luce accesa sul patio della casa del Sergente.

    Sarà stata quasi mezza notte quando decisi di spogliarmi e affrontare gli incubi. “Non riesci ad addormentarti?” Probabile che Ralph mi avesse osservato per tutto quel tempo, aspettando il momento propizio per venirsi a sedere sul ciglio del mio letto. “Ti va di parlare un po’?” Risposi alla sua proposta tirandomi di un lato sul materasso e lui si coricò di fianco a me. “...” Lo abbracciai da dietro stringendomelo addosso, lui ebbe un sussulto quando gli passai le mani sotto la maglietta e annusai il buon odore di bagnoschiuma sulla pelle del suo collo. “Signore?” Non so cosa volesse chiedermi ogni volta che pronunciava la parola »Sir« con l’accento di una domanda. “Signore?” Disse ancora, quando glielo tirai fuori dagli slip. “Signore!” Iniziò a esclamare in un sussurro ogni volta che sentiva la mia durezza strofinarsi tra le sue calde natiche. “MMM” Gli misi una mano sulla bocca per trattenere quel »Sir« che era diventato un gemito convulso mentre si divincolava appassionatamente nella mia presa.

    Il sangue caldo di Rafael mi fece sudare parecchio e alla fine ebbe la meglio su di me. Dopo essere stramazzato tra le sue chiappe, lui si voltò assalendomi con una tale veemenza che per poco non mi tirava giù dal letto. Soffocai l’impeto della sua foga stringendomelo addosso mentre scaricava ---> Rafael era un avventista del settimo giorno o, meglio, lo erano quelli che lo avevano »salvato« dall’indigenza nel suo paese e convertito alla fede millenarista degli angeli dell’apocalisse. “Abbiamo peccato, siamo perduti!” Iniziò a piagnucolare e me lo caricai in spalla per metterlo sotto le docce e mentre gli lavavo via di dosso le tracce del nostro peccato, fui impressionato dalla capacità di persuasione con cui lo avevano plagiato. “Tu sei un servo della bestia” Secondo i milleriti il Papa è l’anticristo e di riflesso i papisti ne sono i discepoli. “Ho corrotto il mio corpo e ora non sarà degno di accogliere la Grazia di Dio” Per gli avventisti il corpo e l’anima sono la medesima cosa e ho il dubbio che Rafael fosse proprio vergine ...

     ---> Non preoccuparti, ok? ---> Gli dissi mentre lo asciugavo ---> Lo dovevi conoscere il male prima di poterlo rifiutare, No? ---> Non era la prima volta che vestivo i panni del diavolo tentatore ---> La fede di un soldato deve essere messa alla prova ---> Lo accompagnai a letto ---> Il giudizio di Dio arriverà nei gesti che guideranno la tua spada al servizio dell’Arcangelo Michele ---> Gli raccontai quello che voleva sentirsi dire e si rassicurò come un fanciullo che ascolta una paurosa fiaba dalla morale salvifica. “Connecticut” Mi richiamò, quando speravo proprio di avermelo sciacquato dai coglioni. “Tu sei stato mandato da Dio!” Non ricordo se quella fosse un’esclamazione o una domanda, il fatto era che dovevo ancora imparare quanto gli avventisti credano nei convincimenti millenaristici e gli sorrisi senza prenderlo sul serio.

    Ep. 11 (Mrs Pipe)

    “Che cazzo ci fai qui?” Quasi scoppiavo a ridere mentre guardavo lo stupore sulla faccia di Josè. “Tu non puoi dormire con le reclute” Solo dopo l’alza bandiera si era accorto della mia auto parcheggiata davanti la baracca dei ragazzi. “Ti pare che degli ufficiali dormano con le matricole?” Quello che avevo fatto sarà stato anche irrituale, ma non stava scritto da nessuna parte che ... “Allora lo dico io che non ci puoi stare qua” Dovetti calmarlo spiegandogli che LeRoy mi aveva tagliato i capelli e poi si era fatto tardi eccetera ... “A me e Brad avevi detto che non ti andava di vedere nessuno” Accidenti, pareva proprio che avessi premeditato di scaricarli. “Qualcuno potrebbe fraintendere questa tua passione per la carne fresca, lo sai?” La sua fu solo un’insinuazione perfida per colpirmi, tuttavia, c’era chi poteva pensarlo ...

    Decisi di rimanere al Campo proprio al fine di dimostrare pubblicamente che non avevo nulla da nascondere. “Stan dice che l’anno scorso c’era una bocca nigga” Roger mi raggiunse quando andai a sedermi sul piccolo colle del percorso di guerra. “Ha succhiato il cazzo a tutti” Lo aveva mandato il Maggiore Stanley per farmi ammettere le malevolenze che sicuramente stavano già circolando sul mio conto? “Chi è la tua discarica?” Non era poi così inusuale che un soldato anziano prendesse sotto la sua ala protettrice una recluta. “Che fottitore di madri!” Disse dopo avermi quasi stritolato le palle. “Alza il culo” Mi chiese un passaggio per andare al villaggio perché aveva bisogno di munizioni per il suo fucile da caccia ...

    “Sta zitto e vienimi dietro” Cioè, mi aveva fatto proprio male, non stavo fingendo. “E smettila!” Cioè, mi aveva fatto sbiancare cazzo! “Guido io, vero?” Poteva pure andare a farsi fottere. “Buon giorno Tenente Roger” In quella che non era un’armeria, ci accolse insieme allo scampanellio della porta, una signora minuta, molto magra e con una messa in piega ipertrofica. “Ti presento Mrs Pipe, lei è la miglior impagliatrice di Long Island” Nonché dottoressa veterinaria, col cazzo però avrei mai portato a curare il mio cane in quel  suo ambulatorio pieno zeppo di animali imbalsamati.

    “Lui viene dal Connecticut” Mrs Pipe portava in punta al naso un paio di occhialini tenuti con una catena intorno al collo. “Hai fatto la cosa giusta a portalo con te” Disse, lanciandomi una sbirciata da sopra gli occhiali ---> Be Right Back ---> Mentre si scambiavano frasi di convenevole, Mrs Pipe rivoltò il cartellino sulla porta del negozio. “Tu sei proprio una bella torta di manzo!” Lo disse a me mentre già stava soppesando le mie palle con la stessa perizia di quando tastava le bestie che le portavano a visita. “Vieni dietro nell’ambulatorio, bravo ragazzo” Che cazzo stava succedendo? Lanciai un’occhiata atterrita a Roger che scoppiò a ridere e ma se non parlavano chiaro, io non ci andavo in quel cazzo di ambulatorio a farmi castrare! “Non avrai paura di una vecchia signora come me!” Non era vecchia ... almeno credo.   

    “Sdraiati” Su un tavolino di alluminio tipo obitorio, giammai! “Fidati, Mrs Pipe è un’artista” Disse Roger tenendomi per le braccia. “Così non senti freddo sulle tue belle guanciotte” Intendeva le mie chiappe perché mi aveva calato i pantaloni prima di farmi sedere sul tavolo dove visitava le bestie. “Dammi solo un minuto per prepararmi” Se quella storia era uno scherzo, era già durato troppo, OK? “Fidati di me!” No e ancora No, volevo andarmene, chiaro? “Chiudi gli occhi e rilassati, la signora ti farà solo un pompino” Allora perché mi aveva bendato? Dove stava la fregatura? “Ti piace, vero?” Sia dannato all’inferno, era una sensazione stranissima! Era come se lo avessi infilato in una roba molliccia e turgida allo stesso tempo e come succhiava! Ingoiava anche e non so cos’altro mi stesse facendo scaricare copiosamente ...

    “Ora puoi guardare” Ah, No! Quel figlio di puttana di Roger non doveva farmelo vedere ---> Mrs Pipe portava la dentiera, cioè, mi aveva appena fatto un bocchino senza denti ---> Che schifo! ---> Avevo tra le cosce una schiuma di bava tipo di una lumaca gigante. Stavo per vomitare o magari l’ho anche fatto, mentre quell’altro scemo si pisciava addosso per il gran ridere. Per fortuna che Mrs Pipe si rimise subito la dentiera in bocca e usò il getto della doccia dei cani per lavarmi in fretta quello schifo. “Scusa se non sono una principessa” Lei era la discarica della Base, si approfittava delle palle gonfie dei soldati per farsi una pinta di sborra a scrocco ---> Vecchia baldracca!

    “Guardati attorno e dimmi cosa vedi?” Ci sono giorni in cui sarebbe meglio restarsene a dormire. “Vedi gente in brache e scarpe da ginnastica?” OK, non avevo fatto in tempo ad andarmi a cambiare perché ero già in ritardo per il servizio alla mensa, però Green Mile non poteva menarmela così dura. “C’è qualcun altro qui che puzza come uno sporco cane appena uscito dall’ambulatorio di Mrs Pipe?” Come caspita si era potuta spargere la voce prima ancora che mettessi piede in cucina? “Va a sederti in mensa, verginella” Che ci trovavano tanto da ridere? “Hey Conney, ti vedo un po’ stanco oggi” Ma chi ti conosce? “Hai tenuto alta la bandiera della Base?” Gente che fino a quel giorno avevo appena salutato, ora si sentiva in diritto di sfottermi.

    “Mi dai un passaggio per andare al Campo?” Se Ralph non mi avesse chiesto uno strappo, al Campo non ci sarei tornato perché lo sapevo che gli sfottò sarebbero continuati. “Fermati al centro commerciale, devo comprarmi uno spazzolino da denti nuovo” Quella mattina il Maggiore Stanley gli aveva fatto pulire i cessi con lo spazzolino da denti. “Ci ha fatto un’ispezione a sorpresa” Il classico pretesto per accanirsi contro una camerata. “Non è per colpa tua, Conney!” Invece era proprio così. “Quello fa lo stronzo con tutti” Ero pronto a scommettere che c’era lo zampino di Stan anche nella storia di Mrs Pipe, altrimenti come cazzo lo avrebbe saputo l’intera Base prima ancora che tornassi dal suo ambulatorio?

    “Canestro!” Tra una cosa e l’altra, chi era di servizio in mensa, tornava al campo che gli altri erano tutti andati in libera uscita. “Questo però è fallo, Conney!” A me non sarebbe dispiaciuto rimanermene a poltrire in branda, però mi lasciai convincere da Ralph per andare a fare due tiri al canestro. “Hey, Rambo, così hai conosciuto Mr Pipe, non è vero?” Era inevitabile che in palestra avrei incontrato il mio caro amico Mitch. “Non avrai paura anche di una sfida a basket!” Le provocazioni del Tenente Mitchell ci potevano stare, ma con lui c’era anche Stan che non perse l’occasione per tornare all’attacco. “Non sarai geloso della tua fighetta” Aveva preso il pallone di mano a Ralph e poi lo aveva chiamato »pussy boy«. “Due contro due e se perdi, la tua fighetta ci fa una pompa” Ci godeva proprio a farmi incazzare. “Li batteremo, Conney!” Mi disse Ralph passando alle mie spalle, pronto a difendere il suo onore ---> Accettai la sfida del Maggiore Stanley sottolineando però che alla fine della partita me lo sarei inculato in ogni caso.

    “Così mi farai godere troppo presto, Rambo” Diceva ogni volta che sbagliavo un tiro. “Non è colpa mia, è la tua fighetta che si è innamorata del mio uccello” Ripeteva dopo aver commesso qualche fallo plateale su Ralph. “Getta la spugna, perdente” Stan era un discreto giocatore di basket ma sicuramente era anche un eccellente provocatore e lo presi a spallate. “Tu giochi sporco come il solito” Che faccia di bronzo! “Chiediamolo alla tua fighetta se era fallo” Ralph non poteva mentire, però sapevo che lo avrebbe fatto per me e allora gli dissi di andare negli spogliatoi senza rispondere al suo superiore. “Stan ora stai esagerando, è solo una stupida partita a basket!” Gli disse Mitch, quando lui minacciò di farmi rapporto perché non ero nella posizione di dare ordini a dei suoi sottoposti.

    “Non ti devi preoccupare per me” Raggiunsi Ralph sotto le docce e cercai di convincerlo a starmi alla larga. “Io non sono un ragazzino” Lui stava lì perché ambiva entrare all’accademia militare e se cedeva a una provocazione di Stanley era fottuto. “Sono commosso da questa scena d’amore” Stan non solo ci aveva seguito ma aveva anche origliato prima di entrare in scena platealmente applaudendoci. “Sono venuto a riscuotere la scommessa” S’infilò sotto il soffione della doccia di Ralph e aveva tentato di farlo abbassare mettendogli una mano in testa. “Non essere timido, lo so che ti piace succhiarlo” Al secondo tentativo, Ralph lo respinse più energicamente e non potevo restarmene a guardare. “Figlio di puttana, guarda che mi hai fatto!” Io lo sapevo che era pericoloso picchiarsi nelle docce e cercavo sempre di evitarlo, ma quella volta non avevo avuto scelta!

    “Merda, non riesco a muovere il braccio!” Lo avevo spintonato e poi ci si era azzuffati, ma sul maiolicato era come ballare all’Hollywood on Ice e fu solo accidentalmente che Stan scivolò sbattendo il grugno sul pavimento. “Mi fai male cazzo!” Iniziò a sanguinare dal naso ed era accecato dalla rabbia quando mi si avventò un’altra volta contro. Lo lasciai semplicemente schiantare di nuovo sul pavimento e quella volta ci rimediò una lussazione della spalla. “Sei sicuro di saperlo fare?” Avevo avuto un commilitone cui gli capitava spesso quel guaio e sapevo rimettere a posto una spalla slogata anche a occhi chiusi. “Mi dici perché mi detesti tanto?” Se lo avessi odiato, non sarei stato lì a tenergli il ghiaccio istantaneo su quel suo naso storto. “Questa me la paghi, Conney, te lo giuro!” Beh, l’importante era che non perdesse il conto delle batoste prese.

    Con lui era una battaglia persa in partenza e allora lo piantai in asso. “Il Maggiore Stanley è uno che non se la tiene” Il solo modo che conoscevo per restare fuori dai guai era chiudermi in camera. “Lui, Mitchell e Roger giocano sempre in squadra” Brad e Josè cercarono di convincermi che tutti alla Base erano dalla mia parte. “Quelli sono dei ciuccia cazzi, diglielo anche tu Brad” Era commovente come quei due mi dimostravano la loro solidarietà. “Hai fatto la cosa giusta, Conney!” Eppure Stan sembrava sincero quando mi domandò il motivo del mio disprezzo nei suoi confronti. “Cerca solo di tirarti dalla sua parte, diglielo anche tu Brad ” Lo avevo umiliato davanti a tutti. “Devi insegnarmela quella mossa micidiale” Josè riusciva sempre a farmi ridere e anche quella volta ci riuscì con un’imitazione dei versi di Bruce Lee.

    “Insegnano questa merda nei reparti speciali?” Stavamo cazzeggiando e oramai c’eravamo persino dimenticati dell’accaduto, quando Roger si presentò sulla porta. “Che cazzo vuoi, amico?” Josè lo affrontò al posto mio, credendo che fosse lì per darmele. “Qui nessuno cerca problemi, amico!” Era come uno di quei cagnolini di piccola taglia che abbaiano tanto per spaventare le bestie più grosse. “Portorico, togliti dai piedi” Roger era un mastino ma io avevo imparato a conoscerlo sotto una luce diversa. “Connecticut, possiamo parlare, per favore?” Era una bestia pericolosa, ma aveva gli occhi buoni ed era capace di ridere senza cattiveria. “Sei con me quando ti dico che la dobbiamo sfangare questa storia?” Accettai di andare con lui a casa del Sergente Collins dove avrei trovato anche il Maggiore Stanley.

    “Entrate pure, George vi sta aspettando in salotto” George Collins viveva con Mrs Collins in una modesta ma decorosa casetta all’interno del Campo. “George diventerà nonno!” E tra non molto sarebbero diventati nonni ---> Ma che cazzo mi avevano chiamato a fare? ---> Mrs Collins ci offrì te e biscotti, ci mostrò l’album di famiglia e solo quando era quasi mezzanotte, si congedò raccomandandosi al marito di non fare l’alba. “Vuoi il ghiaccio nel Whiskey?” Solo allora il Sergente andò al mobile bar per offrirci da bere. “Avete qualcosa da dirmi, ragazzi?” Stanley non aveva aperto bocca per tutta la serata e a me non andava d’iniziare quella storia che non sapevo da quale verso prendere.

    “Negativo” Rispose Stan, quando il Sergente lo interrogò direttamente sulla faccenda. “Allora sei stato tu a provocarlo?” Si rivolse a me e francamente non sapevo rispondere. “Roger, mi vuoi aiutare a capire?” Sembravamo dei ragazzini che non volevano ammettere le proprie responsabilità davanti alla severità paterna. “Connecticut vuole ammazzare Stan con la mossa di Hokuto” Disse Roger, lasciandosi sfuggire un sorriso beffardo, ma il Sergente probabilmente non conosceva Ken il Guerriero e non colse l’ironia. “E’ vero, Stan?” Dovevo pur difendermi, allora cominciai dall’inizio e gli spiegai del risentimento per quella spedizione punitiva che mi era costata quattro capsule dentarie, della pasticca nel mio cocktail al nightclub, del tentativo di farmi litigare con José e poi di come si era accanito contro i ragazzi della camerata solo perché erano miei amici. “Negativo” Il Maggiore Stanley si era trincerato dietro al suo silenzio e non distoglieva lo sguardo verso la finestra neanche quando rispondeva »Negative, Sir« ad ogni domanda.

    “Roger?” Il tenente Roger era proprio scarso come paciere e avrei preferito che al suo posto ci fosse stato qualcuno con la parlantina di Mitchell. “Questa è casa mia e sono io che invito le persone, chiaro Connecticut?” Il mio intervento fu inopportuno e mi arrivò subito una bacchettata. “Chiaro, Connecticut?” Era una questione di autorità e poiché avevo accettato la sua mediazione, anch’io gliela dovevo riconoscere. “Sono due teste di cazzo, Signore” Concluse Roger prima ancora di cominciare a parlare e a quel punto Stan sbottò. “Voglio sapere perché mi pisci via” Gli bastavano i primi dieci motivi o voleva tutto l’elenco? “Te la sei presa solo con me” Era lui che mi stava addosso. “Io ho solo cercato di esserti amico” Ma vaffanculo. “Roger ti ha spaccato i denti eppure andate a divertirvi insieme” Lui era leale con me e non mi sfotteva in giro. “E Rodriguez che ti ha beffeggiato con quei video in cui eri strafatto?” Josè non mirava a fregarmi. “Però ci sei stato con la sua donna” Che figlio di puttana a dirlo davanti al Sergente! “E tu che mi hai umiliato davanti a tutta la Base, cazzo!” Era così accorato quando mi diceva quelle cose ...

    Cercai di spiegargli che ero una persona molto complicata e anche molto pericolosa persino per se stessa. Solo la disciplina dell’esercito mi aveva impedito di autodistruggermi, ma allo stesso tempo aveva fatto di me qualcosa che non riconoscevo più. Ora che avevo concluso brillantemente la mia prima missione sul campo, mi ero accorto che la realtà non è un film d’azione e continua anche dopo i titoli di coda. Io non sapevo più distinguere buoni e cattivi, conoscere una persona era come precipitare oltre una linea nemica ---> Mi cagavo addosso dalla paura perché ogni volta che qualcuno mi parlava, era come ascoltare la contraerea spararmi addosso ---> Come farmi capire da loro?

    “Ah Conney ... Conney ... Conney!” Disse il Sergente, alla fine di quella mia strampalata esposizione. “Dovresti dare più fiducia a chi ti sta davanti” Avevo titillato il suo ego e mi preparai ad ascoltare qualcun’altro dei suoi aneddoti di guerra. “Avevo la tua età quando misi piede in Vietnam e come te ero pieno d’ideali patriottici” Quel ricordo gli inondava gli occhi di una nostalgica amarezza. “Ero pronto a sacrificare la vita per il mio paese, lo sai?” Capivo quello spirito di abnegazione che demanda la responsabilità delle proprie azioni. “I dubbi iniziano ad arrivare quando capisci che è la vita degli altri che stai sacrificando in nome dei tuoi ideali” Offrì uno dei suoi sigari solo a me, era un segno di straordinaria intimità che escludeva quanti non potevano capire quello che mi stava dicendo. “Lo spavento di ognuno che vedi morire ti si appiccica agli occhi e non lo scordi più” Io non avevo ammazzato nessuno, però mi ero reso complice della follia della guerra ---> Sarei morto trascinandomi dietro quel tremendo senso di colpa?

    “Sarei dovuto essere felice di tornare a casa” Invece iniziò a sentirsi in colpa per essere sopravvissuto a chi meritava più di lui di vivere. “Ero un morto che camminava tra la gente” Lui non era abituato agli incubi che ti rincorrono anche di giorno. “Ragazzo, una testa di barattolo non dovrebbe mai cominciare a pensare!” Il Sergente si sbagliava perché fu la sua capacità di analisi a permettergli di trasformare in saggezza quelle terribili esperienze. “No, a salvarmi fu l’amore di chi non mi ha abbandonato e solo Gesù Cristo può avergli dato la forza di sopportarmi” Doveva ammettere però che a saperlo riconoscere ci voleva tanta saggezza. “La vuoi aver sempre vinta tu, non è vero?” Bisogna credere nei valori, avere fede e non perdere la speranza o tutto quanto inizia a crollarti addosso. “Corretto ... è così che stanno le cose, Conney” In sostanza bisogna obnubilare la propria coscienza critica ...

    “Forse non è un caso che tu sia qui” I soldati credono al destino come i giocatori d’azzardo o chiunque altro dipenda da una volontà che non sia la propria. “Farmingdale è un buon posto dove mettere radici” Che fosse veramente quello il luogo che mi aveva attratto? “Ragazzo, l’esercito c’insegna a difendere lo stile di vita americano, ma sei tu che devi metterlo in pratica costruendo la casa su cui il nostro paese poggia le fondamenta” Stava cercando di aiutarmi con la sola retorica che conosceva. “Ora stai pensando che nessuno può capirti, ma è proprio questa convinzione che ti isola da tutti” Anche lui come il Generale pensò di portarmi in una chiesa, questa volta era quella Battista del pastore che lo aveva guidato verso la luce. “Lo so che gli irlandesi sono cattolici” Ero italiano, ma a che serviva ripeterlo? “Potresti comunque parlarci” Magari, chissà ... rimasi sul vago giusto per non offenderlo con una risposta negativa.

    Lasciammo il Sergente notevolmente turbato e anche mezzo ciucco. “Ieri sera la moglie l’ha scaricato nel cesso” Stan ci abbandonò con una certa impellenza e Roger mi disse che era colpa della moglie che lo aveva messo alla porta. “Ha bisogno di un fratello per ricominciare a trottare, lo capisci?” No. “Sua moglie è avvocato e lo farà a pezzi peggio di come hai fatto tu” Forse se lo meritava. “Sbagli a giudicarlo male” Che ci trovava di buono in Stan? “Ti è mai successo di voler piacere a una super figa che non ti caga?”  A chi non era accaduto almeno una volta? “A lui capita sempre” Parlava della moglie o di me? “Pensaci perché Stan non è una cattiva sberla” Mi disse ancora Roger al momento di separarci e io gli accordai la mia disponibilità ad un armistizio.

    Ep. 12 (L’istinto Animalesco)

    >>>Fino ai venti anni il desiderio sessuale interroga la sensualità del corpo al fine di individuare l’emozione capace di soddisfarlo. Era quanto stavano sperimentando i miei giovani amici della camerata, dandomi l’opportunità di ricominciare con loro quella ricerca dal punto dove l’avevo abbandonata. Io ero però già nella fase successiva, quando si conoscono le proprie esigenze e si cerca la misura giusta di soddisfarle <<<

    “Glielo dirò, Signore” Era dalla serata del nightclub che cercavo il modo di riparlare a Danny senza essere costretto a scusarmi. L’occasione si presentò proprio il giorno dopo l’incontro pacificatore con Stanley a casa del Sergente Collins ---> Puoi dire ai ragazzi che ... ---> Usai questa formula tanto da rendere implicito che poteva ben continuare a tenersi quel suo grugno di merda, cioè che non me ne fregava un cazzo, ecco ---> Ho risolto la mia questione con il Maggiore Stanley e ora non avrete più problemi con lui.

    Danny aveva sostituito Ralph al turno di mensa ed ebbe un sobbalzo quando gli bussai sulla spalla. Non so cosa si aspettasse che gli dicessi perché aveva l’aria molto preoccupata mentre mi seguiva nella dispensa ---> Tutto apposto? ---> Gli domandai alla fine. “Posso andare ora, Signore?” Cioè, aveva paura di me? “Non lo so, Signore” Era Stanley quello stronzo e non io, cazzo! “Ora tu e il Maggiore siete amici, non è così, Signore?” Che stava insinuando? “Assolutamente nulla, Signore” Era scattato sugli attenti e fissava il vuoto. “Posso andare, Signore?” Perché non la piantava di fare lo stronzo! “Posso andare ora, Signore?” No, mi doveva prima dire per quanto sarebbe ancora durata quella storia del Sì Signore. “Non capisco, Signore” Gli irlandesi di Limerick sono più cocciuti degli asini sardegnoli. “Posso andare ora, Signore?” No, volevo sapere che gli aveva detto Stanley. “Stavo solo consegnando il rancio al Maggiore, Signore” A pranzo, avevo visto Stan protendersi sul banco del buffet per parlare a Danny. “Voleva le patate con la carne, Signore” E glielo doveva dire nell’orecchio? “Non capisco, Signore” Cristo, lo avrei ammazzato! Ero sicuro che Stan gli aveva detto qualcosa su di me, ma cosa?  

    >>> La separazione matrimoniale stava spingendo Stan a riconsiderare la sensualità da cui trarre le emozioni su cui fondare il proprio progetto di vita. Lui aveva appena compiuto quarant’anni e avvertiva nella trasformazione del proprio corpo una pericolosa irreversibilità delle rinunce fatte in passato. La determinazione a recuperare il tempo perduto identifica la sensualità del maschio maturo, nella cui determinazione è facile che i più giovani in cerca di esperienze cadano vittime <<<

    “Si sarà preso una sbronza” Chiesi a Green Mile perché Ralph si era fatto sostituire da Danny. “Questi ragazzi pensano che il Campo sia una specie di Disneyland” Lui fu molto evasivo nella risposta. “E’ tutto apposto, Conney” Avrebbe potuto dirmi che aveva marcato visita e basta, invece m’insospettì proprio con le sue eccessive rassicurazioni. Ora non è che ci volesse una volpe per accorgersi che stava succedendo qualcosa, così finsi di andare con Brad al canile, invece presi l’auto e mi recai al Campo. “Connecticut, che ci fai qui?” Al cancello, la guardia avvertì il Sergente Collins che sopraggiunse con aria torva. “Non puoi andare e venire dal Campo come ti pare, lo sai?” Era evidente che il soldato alla sbarra aveva ricevuto l’ordine di non farmi passare.

    “Tu sei in congedo straordinario e questa è una zona militare sotto tutela del Colonnello” Allora dovevo andare dal Colonnello per scoprire perché non mi volevano far vedere la recluta Guzmàn? “Conney, non crearmi altri problemi, ok?” Forse non aveva capito che ero io il loro problema. “Hai ragione, sei tu il nostro vero problema” Allora era molto facile risolverlo, bastava coinvolgermi in quella faccenda. “Devi darmi la tua parola d’onore che ...” Stronzate, se non mi faceva entrare subito, gli avrei fatto direttamente rapporto alla disciplinare. “Ti credi un duro che puoi venire a comandare ...” Era lui che lì dentro ordinava a tutti, persino al Colonnello ed era questo a essere inammissibile. “Porta il culo dentro al mio ufficio” No, perché nel frattempo qualcuno avrebbe fatto qualcosa e io volevo vedere subito Ralph, chiaro? “Conney, non fare cazzate!” Credeva che mi mancasse il coraggio di saltare quella sbarra e andarci a piedi fino alle baracche?

    “E’ andato fuori di testa” Aveva provato maldestramente ad impiccarsi nelle docce e quelli lo avevano messo in infermeria come un malato qualsiasi. “Non riusciamo a capire che gli è successo” Avevo un tale magone nel gozzo mentre andavamo all’ambulatorio e poi fu anche peggio. “Lo abbiamo dovuto sedare” Mi disse la dottoressa afroamericana perché mi spaventai a vederlo sul letto esanime con il livido al collo della cintura che lo stava per strozzare. “I suoi compagni di camerata dormivano” E allora come se ne sarebbero accorti? “Dobbiamo conoscere queste risposte prima che arrivi uno sconosciuto a farci le domande” A chi voleva chiederlo, se avevano sedato l’unico che sapeva com’erano andate le cose? “Il ragazzo è in stato di shock e potrebbe reiterare il gesto suicida” Forse era solo incazzato. “Non posso prendermi questa responsabilità” Lorazepam, lo lessi sulla fiala stappata del sedativo ... allora sfilai la pistola dalla fondina del Sergente e una volta tolta la sicura, mi sedetti accanto al letto di Ralph ---> Nessuno si sarebbe avvicinato a quel ragazzo prima che si risvegliasse.

    “Scusami George, ma questa è una brutta storia che si sta complicando sempre di più” La dottoressa se ne lavò le mani e disse che l’indomani mattina il Colonnello avrebbe trovato il suo referto medico sulla scrivania. “Credi di aiutarlo allontanando la dottoressa?” Quella ne sapeva meno di me e lui messi insieme. “Lei è molto brava” Come Mrs Pipe che era molto »brava« a fare i bocchini, ma non per questo poteva curare altro che cani e gatti. “Tu non hai visto in che stato lo abbiamo trovato” Presto lo avrei scoperto ... presto per modo di dire, perché Ralph dormì ancora per parecchio tempo. Il Sergente rimase con me nell’ambulatorio e di tanto in tanto arrivava qualcuno con cui andava a parlare, ma poi tornava a sedersi. Verso sera mi convinsi anch’io che c’era bisogno di un medico e dopo aver comunicato la resa al Sergente, lasciai l’ambulatorio per andare a pisciare.

    Al ritorno trovai Ralph seduto sul lettino con il Sergente che cercava di confortarlo. “Ho peccato” Mi disse appena mi vide sulla porta. “Non ho saputo rinunciare al peccato” Piagnucolava scavandosi il dorso delle mani con le unghie. “Sono condannato a restare nelle tenebre” Lo abbracciai e gli dissi che avrei impedito a chiunque di chiuderlo di nuovo nello scantinato per redimersi dal peccato. “Satana è troppo potente, capisci?” Come potevo capire quello che gli avevano fatto per indurgli quel terrore inconscio. “Non sono degno d’impugnare l’elsa dei giusti” Ne avrei conosciuti tanti di quei sant’uomini che nel nome di Dio curano il male col sangue dei presunti peccatori. “Non merito di vivere” La vita gliela aveva regalata Dio e solo a lui spetta riprendersi quanto ci ha dato. “Ho paura” Credeva forse che Gesù non ne avesse mentre saliva sul Golgota? “Io non ce la faccio” La croce è meno pesante se troviamo un Simone di Cirene con cui condividerla.

    Ralph accettò di confidarsi solo con me e quindi rimanemmo per un po’ da soli. Le cose erano andate più o meno così: Il giorno della partitella di pallacanestro con Mitch e Stan, dopo i fatti accaduti nella doccia, quando lo lasciai da solo negli spogliatoi con Stan ... ebbene, lo convinse a fargli una pompa. Quella cosa non lo aveva spaventato più di tanto perché gli aveva fatto schifo e, memore delle mie parole, si era detto che il peccato bisogna conoscerlo prima di poterlo rifiutare. Sta di fatto che la sera stessa, lo succhiò di nuovo a Stan e forse gli fece anche un po’ meno schifo perché accettò di spompinare un soldato suo amico. Fu allora che avvertì di stare cedendo a una tentazione e quella notte, dopo l’incontro a casa del Sergente, Stan tornò all’attacco.

    Stan forse era arrabbiato con me per com’erano andate le cose o, forse, lo avrebbe fatto lo stesso perché aveva intuito come Ralph stesse rapidamente cedendo alla tentazione del cazzo. Quella notte andò nella camerata dei ragazzi e seppe convincerlo di nuovo a seguirlo nei bagni, stavolta però gli chiese di più e Ralph non gli seppe dire di No. Rimase sconvolto da quella cosa che al contrario di fargli un male del demonio, gli provocò il piacere dei sodomiti. Dopo aver fatto i suoi comodi, Stan lo trattò male chiamandolo »sporca cagna« e salutandolo con uno sputo, gli dette appuntamento per il giorno dopo. Ralph rimase a combattere i diavoli con cui gli avevano inculcato il timor di Dio e alle prime luci dell’alba, quelli ebbero la meglio e si ritrovò appeso per il collo a una cinghia. Per fortuna il tubo dell’acqua cui si attaccò, cedette e i ragazzi lo soccorsero.

    “E’ colpa mia, Conney!” Riuscì a confidarmi la sua vergogna solo perché aveva avuto quel primo contatto intimo con me. “Io sono disgustoso” Sapeva che avrebbe ceduto di nuovo al Maggiore Stanley? “E’ meglio la morte” Lo terrorizzava quel piacere della carne oppure le pene corporali cui sapeva di doversi sottoporre per purificarsi l’anima? “Dio vede tutto” Era così sicuro di volere rimanere in un tale giardino dell’Eden? “E’ il pertugio del demonio!” I timorati di Dio che lo chiamavano in quel modo, non riservavano certo anatemi meno colpevolizzanti per ogni altro tipo di coito sessuale. “Che devo fare, Conney?” Io non avevo le risposte che cercava, potevo solo dirgli che era stupido farsi del male per qualcosa che non gli era dispiaciuto. “Io odio il Maggiore Stanley” Gli promisi che nessuno lo avrebbe mai più costretto a fare qualcosa contro la sua volontà.

     “Hai capito che gli è successo?” Rassicurai il Sergente Collins che Ralph non avrebbe più fatto gesti avventati. “Conney, si tratta di quello che penso io?” Un soldato di lungo corso come lui sapeva bene come andavano certe faccende. “Quel ragazzo ha bisogno di aiuto” Ora non poteva propinarmi una reprimenda contro la perniciosità del sesso tra maschi. “Chi è stato?” La colpevole era quella natura che tutti si ostinavano a ignorare. “Chiederò che sia congedato” Ecco, consegnarlo alla sua famiglia sarebbe stato il modo migliore per farla scontare solo a lui. “E se lo rifarà di nuovo?” Tentare il suicidio o prenderlo in culo? In ogni caso, mi sentivo colpevole perché lo avevo tirato dentro le mie vicende personali. “Cristo, sei stato tu!” C’eravamo segati insieme, ma come avrei potuto prevedere gli sviluppi di quella faccenda? “Connecticut, chi stai coprendo?” Un po’ tutti quanti ...

    >>> Il Sergente Collins aveva ormai superato la mezza età e, complice la traumatica esperienza in Vietnam, relegava certe effusioni tra maschi in un effetto nefasto della guerra. Lui aveva bandito dal talamo nuziale ogni altro tipo di sensualità che non poteva essere convertita in un edificante sentimento genitoriale. Una condizione in cui quel genere d’istinto animalesco si manifestava nello squallore del peccato, in tal modo le sensazioni rimanevano sterili, senza generare emozioni che minacciassero le fondamenta della famiglia. Il Sergente era però dotato di un vigoroso profilo morale e aveva perseguito realmente le rinunce fatte a favore della famiglia. Questo gli aveva indotto un annichilimento dei sensi e traeva dallo spirito di sacrificio quell’appagamento che usava come il surrogato sensuale di una precoce senilità <<<  

    “Andiamo a sparare a qualche bottiglia di birra?” Dopo aver rimesso la sicura alla pistola, al momento di riporla nella fondina, se la fece saltare nella mano per lanciarmela dalla parte del caricatore. “Uno specialista SR è anche un tiratore scelto” Mi avevano addestrato come lo spotter di uno sniper team proprio perché ero una schiappa come tiratore. “Ti va bene questa?” La Beretta M9 di ordinanza era una buona pistola semiautomatica. “Lo sai chi era Carlos Hathcock, ragazzo?” Il miglior cecchino di sempre con novantatré bersagli confermati durante la guerra del Vietnam. “E’ merda santa, quello che hai detto!” Improvvisamente, il Sergente parve dimenticarsi di quanto accaduto a Ralph.

    Sparare mi libera dall’ansia e al contempo mi carica di sicurezza, ma preferisco farlo all’aperto perché i poligoni indoor sono sempre dei bunker di cemento armato asfittici ---> Mi rompo i coglioni a tirare in un cazzo di target di carta così proposi al Sergente uno shot down ---> Un morto a testa. “Dannazione, ragazzo!” Qualunque ruolo avesse avuto il Sergente Collins in Vietnam, sicuramente non era stato quello del tiratore scelto. “Non vorrei mai incontrare sulla mia strada quelli più bravi di te” Mise una media di non più di quattro o cinque colpi nel target ... e non si avvicinavano mai al centro.

    “Si brucia come all’inferno” Sì, non era un caso se d’estate nessuno metteva piede in quel poligono. “I soldi dei contribuenti li spendono per il circolo del golf” Non funzionava neanche l’impianto di areazione e dopo un po’ la puzza di polvere da sparo ti soffocava.  “Questa è l’America!” Quel cazzo di poligono era inagibile e mi stavo squagliando dal caldo. “Ho la gola che sputa spago” Intanto il Sergente trincava dalla fiaschetta di whiskey, la riponeva rapidamente nel taschino credendo che non me ne accorgessi mentre contavo i suoi colpi, che andavano via sempre più a cazzo di cane.

    “Questa merda è per uomini, ragazzo!” Gli chiesi un sorso per farlo sentire a suo agio e per poco quella roba non mi ammazzava! Divenni paonazzo e poi il singhiozzo m’impedì di sparare. “Al fronte l’acqua calda era un lusso” Le docce del poligono di tiro erano in disuso da un pezzo, ma il Sergente non volle sentire ragioni e senza batter ciglio, s’infilò sotto l’unico soffione da cui usciva un filo d’acqua rugginosa. “Che vuoi fare, principessa?” Non era per l’acqua fredda che con quel caldo sarebbe stata un refrigerio e neanche per le condizioni fatiscenti di quegli spogliatoi ... “Avanti, abbiamo persino il sapone!” Perché preferiva quel tugurio quando potevamo usare i comodi spogliatoi della palestra? “Ricordo di quando ... ” Sì, il Vietnam, però stavamo a Long Island, cazzo! “Saigon la vidi solo due volte” M’infilai sotto la doccia con lui accanto che iniziò a raccontarmi una delle sue tante storie.

    Allora ---> Il Sergente Collins apparteneva a quel genere di maschio la cui virilità acquisisce vigore invecchiando e come per il bourbon, questo poteva accadere solo in una botte di ottimo legno di quercia americana. “Le puttane ti attaccavano la sifilide come niente” Di sicuro non mi aveva portato in quel posto isolato per mostrarmi la sua destrezza di tiratore. “Arrivavi all’inferno e ti pisciavi addosso dalla paura” Il Sergente voleva confidarmi le sue esperienze omoerotiche che forse aveva sempre taciuto persino a se stesso? “Si chiamava Perth, era un pulcino appena uscito dall’uovo” Prese a sciacquarmi la testa con le sue grosse mani, lo sapevo che cosa stava cercando, però mi spaventò lo stesso la veemenza con cui ruppe ogni indugio e mi spinse nell’angolo della doccia.

    “Tu lo vuoi, non è vero?” A quel punto importava poco quello che volessi io. “Ti piace così, non è vero?” No, perché avrei dovuto arrendermi alla sua impetuosa volontà. “Sei così giovane!” Mi annusava e poi sentii la sua lingua raspare la pelle come fosse quella di una fiera in procinto di cibarsi della mia carne. “Colpisci, avanti!” Me lo staccai di dosso perché non volevo soccombere in quel modo. “Colpisci più forte!” Il Sergente Collins era una bella bestia e dovetti allontanarlo con uno sforzo e dopo quel piccolo confronto, all’acme della propria eccitazione, lui mi chiese di colpirlo. “Sei proprio una fighetta!” Era un fascio di muscoli induriti, ma io non tiravo mica per fare male. “Senti qua, questa è roba buona, ragazzo” Era in preda all’esaltazione sessuale che gli faceva strabuzzare gli occhi. “Tocca e senti che consistenza!” Appena lo sfioravo, il suo respiro diveniva un rantolo per poi esplodere in un grugnito. “Vuoi vedere la mia sborra, non è vero?” Mi cinse il collo in un braccio trattenendomi a sé mentre pareva che stesse per venire ...

    “Colpisci, più forte!” Voleva che continuassi a colpirlo sugli addominali, anche se a me pareva che quella cosa non giovasse alla sua erezione. “Ci siamo ... ecco!” Forse ero io che non ero capace di farmi coinvolgere in quel suo autoerotismo feroce. “Sei proprio una fighetta!” Con quei grugniti che gli contorcevano gli addominali, era più probabile che cagasse uno stronzo piuttosto che riuscisse a sborrare a cazzo moscio. “Cazzo, Sì ... stritola le mie grosse palle di toro” Quando mi permise di fare a modo mio, riuscii a incanalare la sua aggressività in una poderosa erezione, ma non riusciva proprio a scaricare e quando sembrava essere sul punto di esplodere, allora ricominciava a grugnire. “Sta fermo!” Oramai pensavo che quel tira e molla non sarebbe più finito, quando mi spinse contro la parete e si avventò famelico su di me.

    Mi arresi anche perché non avrei potuto sottrargli il mio cazzo mentre sembrava un cane che ringhia, geloso del suo osso. Ogni tanto mi ci dava una pompata, ma per lo più si sollazzava a schiaffeggiarlo o lo leccava assaporandone il succoso midollo e poi gongolava soddisfatto quando mi strappava un gemito ---> Ero spaventato perché sembrava posseduto dal demone di un istinto animalesco. Allora gli carezzai prudentemente il capo e lui cercò la mia mano, strofinandoci sopra la faccia. Non so cosa stesse succedendo, ma compresi che le cose erano cambiate e m’inginocchiai anch’io. Lui mi strinse e nascose il volto sul mio collo, credo che stesse piangendo tra i suoi singulti rabbiosi. Lo iniziai a carezzare teneramente e lui mi lasciò fare, allora gli presi una mano e la guidai su di me. Ci stavamo finalmente segando come Cristo comanda, quando lui tolse la testa dal mio collo e mi prese a guardare negli occhi ---> Non mi ero sbagliato, stava proprio piangendo!

    Non riuscivo a sostenere il suo sguardo e non volevo perdere quell’attimo d’intimità, allora lo afferrai violentemente per la nuca per costringerlo a poggiarci fronte a fronte e continuammo a occhi chiusi, inspirando ognuno la passione dell’altro. “Fallo” Disse, quando gli sussurrai che c’ero vicino. “Spara quel tuo carico su di me” Ero felice che fosse tornato in se stesso e aveva ricominciato a parlarmi. “Bravo ragazzo, sparamelo addosso” Mi alzai in piedi e lui mi porse il petto. “Cazzo, Sì!” Dopo iniziò a grugnire di nuovo, ma fu per l’ultima volta perché dal suo cazzo stillò faticosamente un unico gocciolone denso di sperma, spinto fuori con furiosi sforzi che gonfiarono tutte le vene del suo corpo, al punto che temetti gli stesse per prendere un colpo!

    Per fortuna non tirò le cuoia, rimase solo per qualche attimo ansimante prima di rialzarsi tossendo. Sputò uno scaracchio nel buco del sifone della doccia mentre si lavava via la mia sborrata tra i peli del petto ---> Chissà che cazzo le aveva combinato a Mrs Pipe quando gliela portarono a conoscere! ---> Fu felice di condividere quel ricordo. “Quando toccò a me, aveva ancora qualche dente” Mi rispose dopo essersi torto dal ridere. “Tu sei un bravo ragazzo, lo sai?” Era passato da un formalismo marziale a una bestialità primordiale e ora mi era diventato di una tale dolcezza paterna! “Lascia fare a me” Mi legò persino le stringhe degli stivali e dopo mi aggiustò pure la cintola della divisa. “Questa mettila così” Mi obbligò a non indossare la maglietta perché disse che il sudore di cui era pregna poteva farmi raffreddare. “Ti faccio vedere come si fa” Quindi m’insegnò a portarla attaccata dietro ai pantaloni perché, disse ---> E’ da tosti, non credi?

    Ep. 13 (Una nuova casa per Ralph)

    La sera prima, dopo aver raggiunto una tregua diplomatica, il Maggiore Stanley ci aveva piantato in asso appena usciti dalla casa del Sergente Collins ---> Io non comprendevo i modi con cui Stan manifestava interesse nei miei riguardi. Tuttavia, sapevo che scazzottarsi instaura un rapporto sensuale attraverso l’istinto di prevalere sull’altro, non era strano quindi se quel desiderio carnale latente avesse generato l’emozione che ci stava legando in un’amicizia. Il Maggiore Stanley però sembrava non rendersi conto dei suoi capelli brizzolati, i quali stridevano con degli atteggiamenti da adolescente dispotico. Nel contempo, pretendeva un genere di rispetto che non riusciva ad impormi con le maniere forti ... anzi, le aveva buscate regolarmente ---> Io dovevo difendermi dal suo rancore.

     “Che gli dico a Stan?” Se sei cresciuto in una famiglia disgraziata, diventi indulgente con quanti non ti sanno voler bene e finisci per concedere una seconda possibilità anche al Diavolo. “Lo portiamo a meta questo punto?” Quella sera, durante il tragitto di ritorno alla Base, Roger aveva continuato a parlarmi con quel suo inglese yankee che capivo poco. “Vedrai quanto ti fotti!” Io mi ero distratto, fino a quando iniziò a pretendere delle risposte.  “Ci verrai?” ---> Dire sempre Sì alla vita ---> Avevo voglia di fare nuove esperienze, uscire dall’ambiente chiuso di una caserma e Roger, Mitchell e Stanley sapevano il fatto loro riguardo al divertimento, almeno così mi pareva ed ero così stanco di piangermi addosso. “Stai facendo la cosa giusta, amico!” Invece avevo appena commesso un errore grosso come una casa ...

    “Io che c’entro?” Seppure cercassi di porre rimedio ai miei errori, continuavo a sbagliare e così facendo, volevo capire se il Maggiore Stanley avesse fatto del male a Ralph per colpa mia ---> Andai a prendere di petto Danny. “Tu e Stan siete proprio fatti della stessa pasta” Disse che quella notte stava studiando e a nulla valse spegnere rapidamente la torcia elettrica perché Stan si era accorto di lui. “Puoi starne certo che Ralph c’è andato sui suoi passi” Come potevo essere sicuro che non l’avesse ricattato in qualche modo? “Il Maggiore non l’ha costretto come invece hai fatto tu” Danny si era accorto anche di quando fui io a portare di peso Ralph nei bagni perché in preda alla crisi nervosa causata dal nostro rapporto intimo. “Io non voglio entrarci nelle vostre storie di merda” Le cose stavano proprio come me le sputò in faccia Danny ---> Stan ed Io c’eravamo approfittati di quel povero ragazzo ---> Accettare la sua amicizia mi sembrò la cosa più giusta da fare, almeno non ci sarebbe andato di mezzo qualcun altro.

    Dovevo ancora risolvere il problema delle macchie di rossetto sui pantaloni di Mitchell e restituirglieli puliti mi parve il modo migliore di riallacciare i rapporti anche con lui. “Prestami la macchina e ti ci porto io nella migliore lavanderia di Farmingdale” Fu Roger a consigliarmi di chiedere aiuto a Josè. “Il mio amico aveva bisogno di una lavanderia ed io l’ho portato nella migliore di tutta Long Island” Rose O’reilly era la madre di Rachel e lavorava in una lavanderia, ecco dunque spiegata la cattiveria nel consiglio di Roger. “Te l’ho presentata Rachel, la mia ragazza, Rachel, ti ricordi alla pizzeria?” Certo che mi ricordavo di Rachel, cazzo!

    Rose O’reilly era la quarantenne più sexy che avevo mai incontrato prima. “Il gatto ti ha preso la lingua?” Somigliava fisicamente a Rachel, anche se la maturità smussava le spigolature di quel corpo asciutto e slanciato ---> elegante e leggiadro con quelle gambe lunghe e le caviglie sottilissime e quando si muoveva parevano danzare come un airone sulle acque. “Rose, non darci peso, viene dal Connecticut” Portava i capelli lunghi acciuffati in testa, infilzati con un arnese tipo piccolo ferro da maglia. “Ti vuoi muovere!” Avevo cominciato a pensare in italiano e non riuscivo a scegliere le parole in inglese per dire qualsiasi cosa ---> Come cazzo facevo a darle in mano quel pantalone beige con la patta tutta insudiciata dal rossetto della figlia?

    La sua mano affusolata si protese verso di me ---> in realtà aveva le mani segnate dal lavoro che facevano e le nocche erano grosse con le unghie dallo smalto rovinato, ma io le trovavo sexy lo stesso. “Dai qua!” Concluse Josè, che mi tirò via la busta e la vuotò sul tavolo. “Cazzo, me lo potevi dire che portavamo quella merda da mia suocera!” Mi sentii avvampare le guance dall’imbarazzo mentre Rose esaminava la macchia con perplessità. “Te la devi proprio essere spassata, amico!” Rose mi disse che avrebbe fatto del suo meglio per smacchiare quei pantaloni. “Chi era la pollastrella assatanata?” Gli dissi che era stata una tipa conosciuta al nightclub ...

    “L’hai spogliata con gli occhi, ecco cosa hai fatto!” Rose era vedova di guerra, suo marito morì in Vietnam senza mai conoscere sua figlia Rachel. “Non ti posso far scopare mia suocera, lo sai?” Non si era risposata, anche se ebbe un’altra figlia ... a quanto pareva, la storia della ragazza madre che mi aveva propinato Rachel, era stata ricalcata sulla vita di Rose. “Comunque ... ” Quando a Josè veniva duro, diventava nervoso e parlava uno spanglish che di per sé era comprensibile, ma lo pronunciava con la stessa enfasi di una lingua latina. “Eccome se mi farei cavalcare da lei” Esiste qualcosa in cui un maschio non voglia infilarlo? “E stava piegata con la cabeza nella lavaplatos, Virgen Maria que tentaciòn!” Ogni volta che José evocava un’immagine erotica, aveva un rinculo che lo faceva rimbalzare sul sedile e con urgenza si afferrava il cavallo dei pantaloni come per trattenerlo, quindi con la stessa mano si segnava la croce e poi si baciava la punta delle dita.

    “ Sei geloso!” In effetti, m’infastidiva come sporcava l’immagine Rose con le sue porcherie. “Tanto non te la lascio fottere, cabron!” Ero stufo di starlo a sentire e quando mi fermai davanti alla sbarra d’accesso al Campo, gli lasciai la macchina per andare a cercare Ralph. “E’ stato trasferito all’infermeria della Base” Accidenti, la faccenda si complicava! “Dammi solo qualche minuto, cazzo!” Stavo andando all’ufficio del Sergente, quando fui rincorso da Stan che per catturare la mia attenzione dovette strattonarmi per un braccio. “So che hai parlato con la recluta Flynn” A quanto pare, era molto intimo anche con Danny. “Conney, non ti conviene denunciarmi!” Evidentemente sapeva che anch’io avevo ravanato nelle mutande di Ralph. “Dannazione, che hai intenzione di fare?” Doveva venire con me dal Sergente perché solo lui poteva tirarci fuori da quel fottuto guaio.

    “Maggiore, tu meriti il congedo con disonore” Sedersi davanti alla scrivania del Sergente Collins fu come salire sul banco degli imputati davanti a una Corte Marziale. “Tu non sei degno d’indossare la divisa” Mi era sembrata una buona idea costringere Stanley a confidare nell’indulgenza di George. “Se fossi un uomo, ti dimetteresti da solo” Invece a quello gli partì proprio la brocca! Dal suo volto adombrato dal disappunto, non trapelava alcuna umana comprensione. “Il tuo crimine mette a rischio l’intero esercito degli Stati Uniti d’America!” Era proprio così perché le famiglie affidavano cecamente i loro ragazzi all’esercito che li andava a reclutare nelle scuole. “Perdemmo la guerra del Vietnam proprio perché si ruppe la fiducia tra noi e la società civile” Questa era la ragione per cui era così importante che non uscisse nulla da quell’ufficio. “Non credere di farla franca” Alla fine, il Sergente Collins giunse alle mie stesse conclusioni e cacciò Stanley dal suo ufficio come un cane.

    “Questa è proprio una gran brutta storia, Conney” Io rimasi in silenzio com’ero stato per tutto il tempo. “Il Maggiore Stanley deve pagare per il crimine che ha commesso o diventeremo suoi complici” Ralph era stato trasferito dopo che il Colonnello aveva letto il referto medico trovato sulla scrivania ... ma quello parlava solo del suo tentato suicidio. “Il ragazzo sarà congedato d’ufficio” Questo non era giusto perché in quel modo Ralph avrebbe scontato la colpa di essere stato troppo sensibile. “Quel ragazzo non ha la tempra per diventare un militare” Esisteva anche la logistica, No? “Ha bisogno di un supporto medico” Lo stavamo per riconsegnare a quegli schizzati di millenaristi che erano i veri responsabili del suo gesto avventato.

    “Un fatto così grave non può essere ignorato” Per il Sergente era impossibile soprassedere. “E se la prossima volta riuscisse a togliersi la vita?” Ralph aveva solo bisogno di liberarsi dei demoni che gli avevano cacciato nella testa e riguardo al Maggiore Stanley, conoscevo un posticino in Alaska, dove poteva essere trasferito in tutta sicurezza. “Ho detto a Margaret di preparare anche per te” Stavo per andarmene, quando il Sergente mi fece uno strano invito a pranzo. “Così ci aiuterai a mangiare il polpettone avanzato a cena” Che voleva intendere? Lo sapeva che avevo il servizio in mensa. “Green Mile è d’accordo con me” Ancora con quella storia che un ufficiale non deve lavorare nelle cucine? “Un ufficiale non sta nelle cucine e non dorme in camerata con le reclute, hai capito Connecticut?” Certo che lo avevo capito, quella era la misura restrittiva decisa nei miei confronti.

    “Al Campo c’è sempre bisogno d’aiuto” Dopo pranzo, il Sergente mi riaccompagnò alla Base. “Ci parlo io con il Colonnello” Mi voleva tenere sott’occhio? “Le reclute saranno congedate alla fine del mese, dopo potrai andartene in vacanza come tutti” Io ero già in congedo straordinario, cazzo! “Non fare quella faccia, lo sai che ti sto aiutando” Da sotto un certo punto di vista, quello poteva anche essere inteso come un ricatto. “Aspettami in infermeria” Alla Base, lui si recò dal Colonnello mentre io andai a trovare Ralph. “Quando mi dimetteranno?” Lo avevano messo sotto chiave. “Voglio tornare con gli altri” Solo allora compresi quanto grave fosse ritenuto il gesto che aveva commesso. “Perché non posso vedere nessuno?” La vergogna che l’esercito voleva tenere nascosta era il suicidio. “Che sta succedendo, Conney?” Lo avremmo saputo appena il Sergente sarebbe tornato ...

    “Il Colonnello ha deciso e tu non puoi farci niente, lo capisci?” Affanculo, la gran madama non voleva rischiare di avere tra i piedi una commissione d’inchiesta. “Conney, quel ragazzo ha tentato di togliersi la vita!” Ci si mise pure la dottoressa con la sua perizia medica. “Ha bisogno di un supporto psicologico” L’esercito pagava frotte di strizzacervelli. “Cerca di ragionare, ragazzo!” Se ne stavano lavando le mani peggio di Ponzio Pilato con Gesù Cristo. “Gli sarà assegnato un medico quando torna a casa” Un congedo per turbe psichiche, la sua vita ne sarebbe rimasta segnata per sempre ---> Che lavoro avrebbe potuto trovare con un marchio del genere? “Conney!” Conney un cazzo, ci andavo io da quella madama a spiegarglielo. “Ci sarebbe un’altra possibilità ... ” Dovevo convincere Ralph a chiedere il congedo di sua iniziativa.

    “Perché?” Alle scuole elementari mi spiegarono che la porcellana è più resistente dell’acciaio ed è proprio questa eccessiva durezza a renderla fragile. “Io non ci voglio tornare a casa” Continuavo a sentirmi come un soldatino di porcellana pronto a schiantarsi per terra. “E’ Dio che mi punisce per quello che ho fatto” Se lo rimandavo a casa da quegli schizzati, avrebbe tentato di togliersi la vita di nuovo, lo sapevo che era così. “Aiutami, ti prego!” Porca puttana, non era giusto e non poteva finire così. “Io non saprei dove andare” Nessuno lo costringeva a tornare a casa, poteva bene trovarsi un lavoro, quella la fuori era l’America, cazzo! “Vorrei essere forte come te” Ma quale forza, se ero capace solo di creare guai. “Io tornerò a casa” No ---> Gli avrei trovato io una sistemazione, era il minimo che potessi fare dopo averlo cacciato in quella situazione di merda. “Connecticut, ora che hai intenzione di fare?” Il Sergente gli procurò il foglio di via firmato dal Colonnello e poi mi chiese che avrei fatto ---> Non lo sapevo.

    Chiesi a José se poteva darmi una mano, ma fece come tutti gli altri che guardarono con sospetto l’impegno profuso per quel bel ragazzetto. “Sei uno stronzo, me l’avevi promessa!” E certo, voleva anche che gli lasciassi la macchina. “Ralph può stare a casa mia” E’ sempre così, nel momento del bisogno, l’aiuto arriva sempre da chi meno te lo saresti aspettato. “Mia madre vive da sola” Danny, fu l’unico dei ragazzi della camerata a farsi avanti, quando chiesi anche a loro se potevano aiutarci. “Sta attento Ralph perché sarà nella mia stanza che dormirai stasera!” Si mise anche a scherzare mentre ci aiutava a mettere la roba nel sacco e fu un toccasana per l’umore nero che ci trascinavamo dietro. “Mia madre si sentirà più rassicurata, se a chiedergli il favore sarà un ufficiale dell’esercito” Sì, indossavo solo dei pantaloncini e quella mattina non avevo avuto tempo di sbarbarmi, però non mi meritavo quell’occhiataccia sarcastica che mi lanciò Danny.

    “Signor Sì, Signore!” Ammetto di averlo fatto soprattutto per vanità a indossare l’alta uniforme. “Sei uno strafico, Signore!” Quindi ci stava che quei due mi prendessero per i fondelli. “Signore, con quella indosso, farebbe scattare sugli attenti anche il Colonnello” E comunque era vero, il Generale mi aveva insegnato a portare l’uniforme ---> Schiena dritta e sguardo fiero, cazzo! Però speravo di fare un’entrata in scena migliore perché quando arrivammo, in casa Flynn non c’era nessuno e quello scemo di Danny aveva dimenticato le chiavi. “Posso aprire passando dal retro” Lui avrebbe voluto scavalcare la staccionata sul retro e intrufolarsi dalla porta finestra della cucina come chissà quante volte aveva già fatto, ma io preferii aspettare per non indispettire la padrona di casa. “Lei lavora nella farmacia del centro commerciale” Sì, quel centro commerciale stava appena superato il passaggio a livello di Merritts Road, però io mi sentivo in imbarazzo a romperle le palle sul posto di lavoro ...

    Casa Flynn era piccolina, con un solo piano e l’ingresso aveva quattro gradini di mattoncini rossi con un corrimano di ferro. Non era una casa lussuosa ma neanche si poteva definire modesta, sicuramente non era grande come quelle lì attorno e si vedeva che non ci abitava un uomo perché le manutenzioni erano carenti, come il garage che avrebbe avuto bisogno di una riverniciata. Aspettavo continuando a camminare avanti e indietro sul marciapiede e per fortuna che la casa era sovrastata dalla chioma degli alberi sulla strada che riparavano dal sole, altrimenti mi sarei squagliato dentro la divisa. “Io vado a chiamarla, voi aspettate qui, Ok?” Dopo quasi un’ora e con la prospettiva di aspettarne almeno un’altra, mi lasciai convincere da Danny e gli passai le chiavi della macchina per andare a prendere la madre. “E se dicesse di No?” A Ralph stavano venendo i miei stessi dubbi ...

    Ralph ed io eravamo oramai stremati dall’attesa, quando vedemmo finalmente il mio Pajero svoltare all’incrocio da Powell Blvd. “Mi dispiace avervi fatto aspettare” Mrs Flynn aveva dovuto aspettare la chiusura della farmacia perché quel giorno era da sola in negozio. Poco male, almeno il figlio aveva avuto tutto il tempo per spiegarle il motivo per cui eravamo lì e da come ci accolse, la faccenda faceva ben sperare. “Sarò felice di avere questo bravo ragazzo a darmi compagnia” La madre di Danny somigliava a Zia May dell’Uomo Ragno! “Mi darai una mano anche con i lavori domestici, vero?” Prima di tornare a casa, Mrs Flynn gli aveva già fissato un colloquio di lavoro al minimarket. “Sarei così felice di avervi a cena” Come si poteva rispondere di No a una donna così gentile? Al Sergente Collins avrei parlato io per il mancato rientro di suo figlio.

    “Danny, fa gli onori di casa con il Maresciallo” La signora non aveva dimestichezza con i gradi militari. “Non posso, io devo far vedere la stanza a Ralph” Il piccoletto mi lasciò insieme alla madre che immancabilmente tirò fuori l’album di famiglia insieme a un bicchierino di cherry. “Questo era il mio povero marito” L’ubriacone violento che l’aveva fatta penare per una vita. “Danny è cresciuto troppo in fretta” Si sentiva in colpa perché non aveva potuto mettere via i soldi per il college. “Sono felice di averti finalmente incontrato, Colonnello” Zia May me lo disse con le lacrime agli occhi. “Ci vuole un gran cuore per prendersi tanta pena per questi ragazzi” Stava ancora parlando di me? “Sono felice che il buon Dio mi dia l’opportunità di sdebitarmi” Iniziavo a dubitare del mio inglese perché non riuscivo più a capire chi fosse il soggetto del suo discorso.

    “Non so come avrei potuto fare, senza il suo aiuto” Stava parlando di me o del Padreterno? No, perché sembrava proprio che si riferisse a me! “Pizza per tutti?” Non ebbi modo di capirlo perché Danny e Ralph irruppero in salotto proponendo la pizza per cena e Mrs Flynn ne fu entusiasta, come lo era per ogni parola che usciva da bocca del figlio. “Tenente, può accendere queste torce contro i mosquitos, per favore?” Decidemmo di apparecchiare sul patio e poi la signora mi offrì del vino bianco. “Danny la stima molto, lo sa?” Che mi stesse fraintendendo per qualcun altro? “Era solo un ragazzino quando si arruolò nella protezione civile, se lo ricorda vero?” Il vino rese ancora meno comprensibile di chi stesse parlando.

    “Pizza piccante ai peperoni, pizza col salame e prosciutto, chi ha ordinato quella con funghi e cipolla?” Chi lo avrebbe detto che un così funesto giorno di sarebbe concluso in una bella serata? “Mi passi la senape?” C’era una tale quiete sul retro di quella casa! Il mondo con tutte le sue complicazioni apparivano distanti mille miglia. “Ralph ed io vogliamo rimettere in sesto la piscina” C’era una piccola piscina in disuso dietro il garage. “Basta che non mi costi un occhio della testa, ragazzi!” E’ proprio vero che il Signore agisce per vie imperscrutabili. “Lo faremo con i nostri soldi, vero Ralph?” Si era fatto tardi e dissi a Danny che poteva dormire a casa sua. “Conney non regge l’alcol” Questo non era vero, lo tenevo benissimo quando non mi ci aggiungevano robe strane. “Non se ne parla, guido io Boss” Beh, forse era meglio così perché l’ultima volta che il bastardo mi aveva mollato in mezzo a Merritts Rd, avevo girato a vuoto per parecchio tempo prima di ritrovare la strada giusta per tornare alla Base.

    “Ti stai sbagliando, quella non era la stessa stazione di servizio” Danny voleva farmi credere che non aveva svoltato sulla stessa strada per due volte. “Qui c’è il senso unico” Doveva piantarla di abbindolarmi come usava fare con la madre. “E’ una scorciatoia” Quando incrociammo Main Street, lo costrinsi a dirmi perché stava girando a vuoto. “La verità è che non trovo il coraggio di confessarti una roba” Lo pregai di aspettare il giorno dopo per farlo perché avevo avuto una giornata troppo pesante. “Io non lo so se domani avrò ancora il coraggio di farlo” Perché guastare il lieto fine di quella difficile giornata? “Io devo farlo, Signore!” Io sapevo solo che quando Danny iniziava a chiamarmi »Sir« si trattava di guai. “Riguardo al Maggiore Stanley, Signore” Ora che lo sapevo, già mi preoccupavo. “E’ colpa mia, Signore!” Ok, meglio che parcheggiava al Dunkin’Donuts dietro alla Base, almeno poteva rovinarmi la serata dopo avermi offerto qualcosa di dolce.

    “Ora posso parlare, Signore?” No, prima volevo la mia ciambella. “Allora dimmelo tu quando posso” Avrò avuto il diritto di mangiarmi la ciambella in santa pace, cazzo!  “Insomma, Conney!” Che gli costava aspettare di risalire in macchina. “Ma se mi hai fatto parcheggiare perché non volevi parlarne in macchina” Porca puttana, io quel problema lo avevo risolto, OK? Ora lo avrei riportato al Campo, poi sarei passato a casa del Sergente ---> Buonasera Margaret, scusa l’ora ma devo parlare urgentemente con George ---> Lui mi avrebbe detto »ben fatto, ragazzo« e poi finalmente me ne sarei andato a dormire. “Io ho risolto il problema e non tu” Voleva una medaglia? Voleva prendersi il merito della faccenda? Ok, se voleva, lo urlavo al mondo che Danny Flynn era un bravo ragazzo. “Smettila, ci stanno guardando tutti” E certo, perché tanto era sempre colpa del sottoscritto. “Saliamo in macchina” Ed io glielo avevo detto che era meglio tornare in macchina prima d’iniziare a discutere.

    “Sei calmo adesso?” Come glielo potevo far capire che non avrei retto una sola oncia di ulteriore rimorso per quello che era successo? “E’ proprio per questo che devo dirtelo” Voleva solo scaricarmi il peso della sua coscienza addosso. “Non so da che parte cominciare” Per quanto mi riguardava, poteva anche tenerselo per sé. “Con te non si riesce ad avere un dialogo, cazzo!” Io non ero mica scemo, l’avevo capito da come mi aveva parlato Zia May che qualcosa non quadrava, però ora non ero nella condizione di sopportare la notizia che Peter Parker non era l’Uomo Ragno. “Hai ragione perché io sono tutt’altro che Spiderman” Ecco andati in fumo anni di assolute certezze Marvel. “Sto parlando seriamente, questo non è uno stupido scherzo” Doveva farsene una ragione perché a me era toccato scoprirlo a dieci anni che i supereroi non esistevano a cominciare da mamma e papà.

    “Credi di aver avuto solo tu una vita difficile?” No, ma chi ne ha già una da trascinarsi dietro, non ha la forza di mettersene un’altra sulle spalle. “Posso almeno chiederti scusa?” Se questo bastava a mandarlo a dormire più sereno. “Scusa per aver fatto la spia per il Maggiore Stanley” Ecco, lo sapevo che c’era la fregatura. “Lo devi sapere, cazzo!” Fin da bambino imparai che non sempre sapere tutto è una buona cosa. “Io ci tengo alla tua amicizia” Per questo che mi stava raccontando di avermi sempre mentito? “Certo che No” Mi domandavo solo perché finivo sempre per essere attratto dalle carogne come lui. “Hai ragione, sono proprio una carogna” Appunto e ora era meglio dirci addio senza stupidi rimorsi.

    “Io non ce la faccio, Conney!” Eravamo arrivati al Campo, doveva solo fare un altro piccolo sforzo per scendere dalla mia fottuta macchina e non voltarsi indietro. “Ti prego, Conney!” No e No e poi No e No, stop. “Non sei neanche curioso di sapere perché l’ho fatto?” La curiosità uccise il gatto e lo sapevo che un giorno o l’altro anch’io ci avrei lasciato lo zampino. “Il Maggiore Stanley ... ” Su base volontaria le scolaresche liceali venivano reclutate nei servizi ausiliari e Stan si occupava di questo. “Lui mi stette accanto quando persi mio padre” Potevo ben immaginare quanto gli stette vicino. “Perché devi sempre fare lo stronzo?” Si tratta di un talento naturale. “Tu non puoi capire in che merdaio ero finito” Sua madre aveva preso malissimo la morte del marito e imparò a ingoiare gli ansiolitici con un buon bicchiere di vino bianco. “Il Maggiore mi ha aiutato” Facevo proprio fatica a vedere Stan nelle vesti del buon samaritano.

    “E’ un opportunista, ma se sto qui, lo devo a lui” Tutti si possono arruolare. “E’ difficile vincere una borsa di studio per uno che voleva studiare giocando a football” Pensava forse di poter aggiudicarsene una senza studiare? “No, però lui mi ha promesso ... ” Lo stava ingannando. “Forse hai ragione, però io gli dovevo comunque qualcosa” Quelli come Stan non fanno niente per niente. “All’inizio dovevo solo riferirgli che facevi nelle cucine” Ovviamente ora si pentiva di averlo fatto perché aveva scoperto quanto fossi buono, bravo e bello. “Tu parlavi solo con me” Si può essere più idioti di così? “In fondo, io non ti conoscevo” Brad aveva riferito al Colonnello perché non mi conosceva, il Sergente Collins mi aveva fatto menare perché non mi conosceva, Roger mi aveva spaccato quattro denti perché non mi conosceva, almeno Stan aveva aspettato di sapere chi fossi prima di provare a fregarmi.

    “Misi io la pasticca nel cocktail” Bene, così anche i ragazzi della camerata mi avevano mentito. “No, a loro dissi che era un’idea del Maggiore Stanley” Invece aveva architettato tutto da solo e allora per quale motivo poi aveva messo su tutta quella manfrina di Jones Beach eccetera? “Ti era flippato il cervello” Si era spaventato perché mi aveva trovato flashato nell’auto. “Non volevo farti del male, però tu mi ha fatto incazzare!” Dopo corse da Stan a raccontargli una versione dei fatti che mi facesse apparire più stronzo di quanto non ero già. “Perché avrei dovuto farlo?” Per qualche strana ragione ero simpatico a Stan e questo a lui non stava bene. “Tu non sai niente!” In effetti, rimasi basito quando mi raccontò che la storia del cazzotto a Brad era stata interamente premeditata. “Lui mi ha detto di aspettarti nel corridoio” Quindi Brad mi aveva provocato apposta! Chi se lo sarebbe aspettato un inganno del genere dal bifolco del Kentucky?

    “Brad è un idiota” Sì, gliele aveva sicuramente messe in bocca Stan le accuse che mi mosse quella sera.  “Tu sei idiota quanto lui” Sì, la reazione che ebbi era proprio la risposta da manuale di West Point. “Stan cercava il pretesto per farti quel cappotto” Danny non sapeva del chiarimento che c’era stato a casa del Sergente. “Non sto cercando d’ingannarti!”Stan mi aveva coperto fino al momento che Josè non andò a denunciarmi al Sergente Collins. “Allora perché lo avrebbe fatto?” Gli avrei dovuto un favore e attraverso quello contava di avvicinarmi a lui, che poi era la stessa tecnica che aveva usato per tirarsi nel letto Danny. “Questo non è vero!” Era stato Stan a trovare quella sistemazione a Ralph, per questo che Zia May aveva creduto che fossi lui. “Mia madre non ci sta molto con la testa” Lei aveva solo ceca fiducia in quel bugiardo del figlio.

    “Io non avrei voluto farlo!” Li conoscevo bene quel genere di Diavoli che pretendono di addossarti le loro colpe. “Tu non mi hai dato altra scelta, cazzo!” Che c’entrava Ralph? “Quel ciuccia cazzi si è messo in mezzo” In mezzo a chi si era messo? “L’hanno visto tutti come ti ronzava attorno” E allora? “Mi aveva chiesto il turno alle cucine appena aveva saputo che volevo essere spostato dal tuo servizio” Gli aveva fatto un favore, No? “Va a farti fottere, Conney!” Danny andò a raccontare a Stan che me la spassavo con Ralph, allo stesso modo di quando lo ragguagliò sui miei gusti sessuali e quello si sentì libero di tentare un approccio facendomi una sega. “Ho fatto di peggio” Cioè? “Gli ho detto che era Ralph a metterti contro di lui” Alla sua storia continuava a mancare l’ingranaggio del movente che ne facesse girare la logica.

    “Sei tu che non vuoi capire” Avrei capito solo quanto sarebbe uscito dalla sua bocca. “Ho sbagliato, lo ammetto!” La sera dell’incontro tra Ralph e Stan, gli aveva retto il gioco facendo da palo fuori dai bagni. “Te lo sei scopato anche tu” Era Danny l’amico di cui mi aveva parlato Ralph, quello a cui Stan gli aveva detto che lo doveva succhiare. “Non guardarmi così” Che pezzo di merda! “Io non credevo che arrivasse a tanto!” Al contrario di lui, Ralph aveva una coscienza cui dover dar conto. “Ralph è a casa mia e non certo in quella tua o di Stan” Gli stava passando solo quella vita di serie B da cui cercava di scappare grazie a una borsa di studio. “Potevo anche non farlo” Gli faceva comodo qualcuno che rimanesse a casa con sua madre.

    “Io ho una coscienza o perché credi ti stia dicendo tutto questo?” Perché ora che Stan ed Io stavamo per uscire insieme, magari avrei saputo da lui l’infame che era? “Tu non sai niente” Gli chiedevo solo di usare tutta la sua doppiezza affinché Ralph continuasse a credere di aver trovato una nuova casa. “Mi vergogno di quello che ho fatto, Conney” Era tardi e francamente mi sentivo alquanto frastornato da quella giornata emotivamente molto difficile ---> Ora doveva solo scendere dalla mia auto e andarsene affanculo.

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    Silverselfer
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    Eccomi in preavvisato ritardo ---> Inizio subito con i contenuti speciali ---> Ho due contributi video riguardo alla visualizzazione dei luoghi di cui parlo negli episodi ---> Massapequa Park --> Com'è facile dedurre dal nome, si tratta di una riserva dei nativi americani che un tempo abitavano numerosi questa parte di america. Ho scelto questo primo video per le riprese dall'alto che  inquadrano alcuni luoghi che cito negli episodi.

    I primi 40 secondi ritraggono il lago maggiore, quello dove il protagonista va a pescare alla fine di questo pacchetto di episodi. Se volete vedere la famigerata aquila pescatrice dal collo bianco, quella del simbolo degli USA per intenderci; beh, qui potreste vederla. 

    Dopo si stacca sul lago più piccolo all'estremità est del parco, dove si vede anche la fermata della ferrovia urbana, quella con cui è possibile arrivarci anche da New York in brevissimo tempo, però non so se ci sono corse dirette da Penny Station, eventualmente si deve cambiare a Jamaica Station. 

    Il motivo principale per cui ho scelto questo video sta al secondo minuto, quando il drone ha iniziato a percorrere la Lake Shore Drive e in quel momento sorvola l'incrocio con Van Buren Street. Dove sta il capanno in cui il protagonista vive il suo incontro con la figlia del predicatore battista.

    Quest'altro video, invece, l'ho scelto principalmente perché mostra il parco nel momento più suggestivo, cioè in autunno ...

    TripAdvisor time --->  Per i viaggiatori forumini che volessero visitarlo, avverto che non è un parco tipo Central Park. Questa è soprattutto una riserva naturale e si visita attraverso una passeggiata sulla pista ciclabile che lo percorre in tutta la sua lunghezza. Esiste anche un sentiero per lo jogging, ma è un vero e proprio fuori pista molto accidentato.  E' invece il posto ideale per sperimentare il vero stile di vita americano, quello che ha poco a che fare con la vita delle grandi città. L'ideale sarebbe fermarsi almeno qualche giorno e assicuro che vi sentireste anche a casa, perché ci sono moltissimi oriundi italiani. Il solo problema è quello degli hotel perché non è una zona turistica ... 

    Passiamo alla musica ---> La protagonista di questi episodi canta una canzone molto famosa di Dolly Parton che risale al 1970. Siccome è divenuta un evergreen per bambini, ve la propongo non nella version originale, bensì karaoke apposta per bambini ...

    Arriviamo dunque alla parte più ostica ---> Tim LaHaye ---> E' difficile dirvi chi è senza spiegare prima cos'è il puritanesimo americano.  Dunque ho deciso di parlarvene solo alla fine di una serie di brevi pillole con cui cercherò di spiegare appunto chi sono i puritani che hanno fatto l'america. Bando ad ulteriori ciance,  parto con il primo contributo e assicuro a chi mi seguirà in questa dimostrazione, che alla fine potrà meglio capire la mentalità degli americani.

    ***

    1a Pillola

    Differenza tra Puritano e  Neopuritano

    Oggi siamo abituati a indicare criticamente con il termine puritano chi manifesta atteggiamenti anti moderni e bacchettoni. Pur non essendo propriamente sbagliato, però è il frutto di una reinterpretazione avvenuta durante la rivoluzione culturale tra gli anni cinquanta e settanta del secolo scorso, passata alla storia come neopuritanesimo. Questo recuperava solo dei particolari aspetti puritani in chiave reazionaria per opporsi alla liberazione sessuale. Così, quando noi europei moderni parliamo di puritanesimo, in realtà non ci accorgiamo che ci stiamo riferendo al neopuritanesimo; il quale è essenzialmente un atteggiamento reazionario nei costumi che poco ha a che spartire con la storia del movimento.

    Il puritanesimo è un movimento riformista che nasce in Inghilterra e rientra nell’ambito della Grande Riforma Calvinista del XVI secolo insieme a quella Luterana e a ogni altra sfumatura del Cristianesimo Evangelico. Tuttavia, come spesso capita per la cultura insulare britannica, la sua radice affonda in fatti e tradizioni autoctone e almeno agli inizi, il puritanesimo fu associato a quello dei catari albigesi, dalla cui radice etimologica in greco --> καϑαρός --> si ricava il termine originale/puro. Questo riferimento non è cercato dai Cristiani Evangelici inglesi, ma gli è affibbiato dai loro detrattori per individuare una pericolosa origine francese nel loro intento rivoluzionario. Del resto, tutti i nomi con cui conosciamo questi movimenti evangelici sono dei dispregiativi coniati da quello che oggi chiameremmo establishment, al fine di schernirne l’integrità morale con cui si mettevano in contraddizione con i tempi moderni.

    I Puritani erano identificati anche con il termine Separatisti perché rifiutavano la riforma anglicana di Enrico VIII, che costringeva a giurare fedeltà sia al Re e sia al capo della chiesa riuniti nella stessa persona. I Cristiani Evangelici rinnegavano invece qualsiasi gerarchia ecclesiale e non riconoscevano altri che Gesù a capo della loro chiesa. Questo induceva i Puritani a chiedere la separazione delle due cariche, di modo da poter rifiutare quella del capo della chiesa cristiana inglese senza finire per essere tacciati di alto tradimento. E’ da questa esigenza che scaturiscono le prime teorie sullo Stato Laico, che i puritani porteranno poi con sé nelle colonie americane.

    Invece, la figura bacchettona del neopuritano è stata rievocata dall’iconografia che risale alla guerra civile inglese; quando gli evangelici sostennero Cromwell formandone la frangia repubblicana più estremista, arrivando a chiedere e ottenere la testa del Re Carlo I (1649). Contrariamente ai costumi dell’epoca, loro si vestivano tutti allo stesso modo con abiti neri, apparendo come un austero esercito in divisa che combatteva contro ogni licenziosità mondana. Erano chiamati teste tonde o ancor peggio teste d’uovo perché non mettevano la parrucca e forse proprio per questo, indossavano dei gran cappelloni puntuti con la tesa ampissima, i quali accentuavano ancora di più lo spavento di trovarseli davanti per strada. Tutto questo non ha nulla a che spartire con la reale storia del puritanesimo e del grande apporto culturale che condizionò la formazione della società democratica americana.

    ***

    Ok, basta così ... 

    Ep. 14 (Tim LaHaye)

     “Evviva lo stile di vita americano!” In fondo non è così difficile distinguere il bene dal male se scegli di attenerti alle regole . “Dio benedica l’America!” Così facendo, la giustizia diventa il verbo dei giusti e i cattivi sono quelli che non la rispettano. “Possa la nazione liberata dal Cielo, essere benedetta con la vittoria e la pace” Io ero americano e la divisa faceva di me un giusto. “Sia lodato l’onnipotente che ci ha creato e protetto come una nazione” I cattivi attentavano allo stile di vita dei giusti con gli scandalosi atteggiamenti del maligno. “Questo è il nostro motto” Abbiamo fede in Dio! Crediamo nella Bibbia e rifuggiamo il dubbio che si cela nella tentazione del male. “La bandiera adorna di stelle per sempre garrirà sulla terra dei liberi e degli impavidi” Dio ci abbia nella sua gloria e benedica l’America sempre. 

    Dopo la vicenda di Ralph, in me scattò l’istinto di redenzione e come accadeva ogni volta, decisi di abbracciare la più severa tra le ortodossie moraliste che mi capitò sottomano. Accettai dunque d’incontrare il Predicatore Battista: Cornelius Zacarias, quello di cui mi aveva parlato il Sergente Collins. “Dio Benedica l’America!” Era la prima volta che sentivo citare un inno nazionale durante il sermone in chiesa, ma fui veramente coinvolto dall’entusiasmo con cui i fedeli rispondevano. “Questo è il ragazzo cattolico di cui ti ho parlato” George mi aveva espressamente detto d’indossare l’uniforme e anche lui aveva quella da cerimonia, solo Rod non aveva messo quella della polizia.  “E’ il Signore a scrivere il nostro destino” Il Pastore sapeva riconoscere i colori delle mostrine militari e lesse il mio destino dagli onori che portavo appuntati al petto. “Ho sentito l’entusiasmo nella tua fede, ragazzo!” Sì, mi ero un attimo lasciato infervorare dal suo sermone, ma avrebbe dovuto vedermi durante una messa cantata! “Vedo nei tuoi occhi la scintilla” Disse, quando il Sergente Collins concluse la mia presentazione adducendo anche le stellette dorate che arricchivano il mio pedigree famigliare.  “Sei dei nostri, Conney?” Quell’invito era una proforma perché Rod aveva invitato il Pastore a pranzo in casa sua apposta per me.  

    “Conney, ti presento Jennifer” Quando Faith proseguì le presentazioni con la figlia del Pastore, compresi che quello era anche un appuntamento galante. “Perdona Jennifer, è una ragazza molto timida” Lei avrà avuto vent’anni o poco di più e non era neanche brutta! “Piacere d’incontrarti ... Conney” Sfuggì alla mano che le avevo proteso e arrossì quando la ritrassi, imbarazzata dallo sguardo severo del padre. Solo allora pronunciò la frase di convenevole, aggiungendovi con uno sforzo finale il mio nomignolo, una confidenza che le avvampò ulteriormente il volto. “Non farti una cattiva idea di Jenny” Mi continuò a dire Faith, dopo che lei si era rifiutata di salire in macchina con noi. “Io guido solo delle Cadillac, amico!” Il discorso s’interruppe perché Rod mi fece sedere accanto a lui per mostrarmi meglio la favolosa guida digitale della sua nuova Cadillac DeVille.

    »Spirit-Controlled Temperament« Il Pastore era un fervente ammiratore dei manuali di auto aiuto di Tim LaHaye e per tutto il pranzo mi espose le sue teorie su come controllare la mia esuberanza maschile. »How to Win Over depression« Mi spiegò che anche l’autore di quei libercoli era un reduce di guerra e di come aveva superato lo stress post traumatico. »The Act of Marriage: The Beauty of Sexual Love« Scrisse insieme alla moglie i benefici del matrimonio cristiano e come sopravvivere alla noia domestica ---> Comprai un intero cartone di quella merda che »casualmente« il Pastore Cornelius aveva caricato nella macchina del Sergente. »Raising Sexually Pure Kids: How to Prepare Your Children for The Act of Marriage« Dopo aver pranzato, noi uomini ci andammo a sedere in salotto e mentre loro parlavano di non so cosa, tirai via qualche titolo dal mio prezioso pacco di saggezza. »The Unhappy Gays: What Everyone Should Know About Homosexuality« Iniziai a sfilarne uno ad uno di quei libercoli andando a ritroso nel tempo, fino ad arrivare a quello del 1978, scritto contro l’epidemia omosessuale, ma ce n’era anche per i seguaci della falsa fede cattolica e l’archetipo di Satana individuato nel Papa Paolo VI.

    “Lascia stare quei libri” Mi disse Margaret, venendosi furtivamente a sedere sul bracciolo della mia poltrona. “Perché non vai ad aiutare Faith con i piatti?” Era mai possibile che in casa di Rod non ci fosse una lavastoviglie? “Accudire alle faccende domestiche fortifica lo spirito famigliare” Mi bacchettò Faith, quando le chiesi se aveva la lavapiatti rotta. “Prendi lo strofinaccio e asciuga” Continuò a dire, strabuzzando gli occhi per impedirmi di fare qualche altra gaffe con Jennifer che era al lavello, felice di ottemperare al suo dovere di femmina. “Io vado a controllare che agli uomini non manchi nulla” Quando Faith ci lasciò da soli, Jennifer rimase impietrita con le mani nell’acqua sporca dei piatti ---> Come si fa ad attaccare bottone con una così?

    Mi limitai a osservarla mentre le ero accanto eppure mi accorgevo che anche questo era inopportuno con lei. Jennifer aveva i capelli castani ben pettinati e tenuti indietro da un casto cerchietto di legno. Quello era l’unico accessorio sul suo vestito della domenica: camicetta bianca e gonna lunga, scarpe da ballerina ai piedi con calze corte bianche. “Oh, buon Dio!” Bastò che le sfiorassi una mano mentre prendevo un piatto da asciugare, per mandarla in tilt. “Perdonami” Ero stato io l’imbecille che si era fatto sfuggire il piatto di mano, le dissi quando la raggiunsi per raccattare i cocci. “Sono una stupida” Aveva un bel visino pulito e quel suo sguardo dimesso stuzzicava il mio istinto di predatorio.

    “Ti prego!” Stava per scappare via, solo per questo che la trattenni per un polso. “Mi sento svenire” Le chiesi se stava bene perché non avevo capito che il motivo del suo scompenso era proprio la mia presa energica. “Oh, buon Dio!” Si teneva una mano sul ventre e pareva che trattenesse degli spasmi tipo conati di vomito. “Lasciami ... ” Potevo forse farla cadere in terra? Invece la sostenni mentre continuava a invocare non so quale provvidenza. “Aspetta, ti prego!” Ebbe una sorta di mancamento, fu allora che la sentii vibrare prima di abbandonarsi docilmente al mio abbraccio come una tenera colombella con le ali ritratte sul mio petto. “Sto bene ora, grazie” Margaret e Faith sopraggiunsero attirate dal fragore del piatto rotto, ma quando arrivarono, era già tutto finito e Jennifer ci tranquillizzò sul suo mancamento.

    “E’ il caldo, basterà che mi dia una rinfrescata” C’era da crederle perché vestita com’era, un colpo di calore era molto plausibile. “No, ti prego ... faccio da sola!” Respinse Faith che si era proposta di aiutarla in bagno e una volta lontana, Margaret rimproverò la figlia perché non riusciva a trattenere una risatina maliziosa. “Conney, raggiungi pure gli uomini in giardino, pensiamo noi alle faccende” Volevo solo aspettare che Jennifer tornasse, giusto per sincerarmi che non fosse stato per colpa mia se ... “Conney, per favore!” Qual era il motivo di tanto imbarazzo? “Faith, pensaci tu” Risolse Margaret e la figlia mi prese sottobraccio per tirarmi via dalla cucina. “Certo che è colpa tua, stupido!” Giuro che l’avevo solo trattenuta, non volevo farle del male! “Jenny ha le ossa di un passerotto e tu hai queste mani da gigante!” Mi sentivo in colpa ---> Ero uno stupido troll!

    “Li accompagni tu, Rod?” Dopo qualche tempo, Margaret interruppe la nostra interessante conversazione sulla pesca al calamaro, avvertendo il Pastore che sua figlia si sentiva poco bene e aveva bisogno di andare a riposare. “Smettetela voi due!” Due chi? Era Faith che dovette correre in bagno o si pisciava addosso dal gran ridere. “Si può sapere cos’è successo?” Domandò George che come me non ci si raccapezzava tra tutti quei sottointesi maliziosi. “Voi uomini!” Margaret se la prese anche con il marito per l’indelicatezza della sua domanda. “Che le hai combinato, Conney!” L’avevo trattenuta e poi abbracciata, questo era successo a prescindere le ragioni pratiche per cui lo feci. “Santo cielo, Conney ... quella è una brava ragazza timorata di Dio!” Ci si mise pure Rod, che al ritorno c’informò ufficialmente che il Pastore Cornelius era molto risentito per l’accaduto ---> Forse avrei dovuto imparare a memoria tutta quella merda scritta da Tim LaHaye ...

    Ep.15 (R.I.P.)

    »No, la santità non fa per me, la bellezza non fa per me, il paradiso non è cosa per me« Jennifer si era innamorata ma il Pastore Cornelius decretò che ero un deprecabile fornicatore cattolico ---> E dire che sarei anche stato disponibile a scucirgli duemila dollari l’anno per andare a pregare nella sua chiesa. “Ci vuole il mais per pescare le carpe” La sera in cui andai a chiedergli spiegazioni, poi dovetti ringraziare Rod per avermi tirato fuori dai guai con la polizia. “Rod, raccontaci ancora di come Conney ha fatto scappare la figlia del Predicatore” Fui diffidato dall’avvicinarmi a casa loro e fu per festeggiare la fine di quella dannata storia che accettai di andare a pesca e anche Josè e Brad si unirono a noi. “Vi ho raccontato di quando Conney ha portato da mia suocera dei pantaloni sporchi di rossetto?” La mia love story con Jennifer era durata nemmeno due settimane. “Quei pantaloni avevano la zip tutta sporca di rossetto, capito?” ---> Anche quella vicenda finì sulla bocca di tutti.

    Il giorno dell’incontro con il Pastore Cornelius, il Sergente Collins mi aveva strappato la promessa di aiutarlo a cambiare la coibentazione nel sottotetto di casa sua perché quel paraculo di Rod gli aveva dato forfait. “Ti va di restarcene un po’ per fatti nostri?” Quando stava con me, George aveva una sorta di regressione infantile. “Stare qui su mi ricorda il fienile di casa mia nell’Ohio” Quel giorno faceva un caldo d’inferno e complice la polvere, in quel sottotetto si soffocava. “Che cosa state combinando ancora lì sopra?” Avevamo iniziato di buon mattino a tirare su i rotoli di lana di vetro e verso le dieci l’avevamo già stesa tutta, poi George mi aveva cominciato a raccontare le sue avventure di adolescente nel fienile della fattoria di famiglia in Ohio. “Io non so cosa mi fai!” Disse a un certo punto, quando gli venne duro nei pantaloncini, ma non avemmo il tempo di fare n