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Il futuro è nelle materie tecnico-scientifiche ma non abbandoniamo le competenze umanistiche

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La 27esima Ora

«La tecnologia è troppo importante per essere lasciata solo agli uomini». Come dare torto a Neelie Kroes, ex commissaria europea per l’agenda digitale? Eppure,nel Vecchio Continente solo l’1,1 per cento delle donne è laureato in qualche disciplina tecnico-scientifica. Secondo alcune indagini realizzate da istituzioni facenti capo all’Ue, se si colmasse il gender gap in ambito Stem (acronimo inglese che sta per Science, Technology, Engineering & Mathematics), entro il 2050 il Pil europeo aumenterebbe fra i 610 e gli 860 miliardi di euro. Uno studio di McKinsey ha inoltre rilevato nelle aziende con diversità di genere nei ruoli tecnologici un incremento della performance del 15 per cento.

Si inserisce in questo contesto la terza ricerca di Ca Technologies Italia su donne e innovazione, dal titolo «Innovazione al femminile: tecnologia, cultura umanistica e creatività - Il futuro è Steam: Science, Tech, Engineering, Arts & Math», presentata mercoledì 7 marzo a Milano. L’indagine, condotta in collaborazione con Fondazione Sodalitas e NetConsulting cube su un campione di 110 intervistati tra responsabili delle Risorse Umane e direttori dei Sistemi Informativi di aziende italiane e su 210 studenti di licei e istituti professionali, conferma la scarsa presenza femminile nell’ambito delle nuove professioni create dall’economia digitale e introduce la possibilità di coniugare le competenze tecnico-scientifiche con quelle artistico-umanistiche per guidare l’innovazione. «La nostra società è caratterizzata dal darwinismo digitale: la nuova moneta sono le competenze», osserva Michele Lamartina, country leader della filiale italiana di Ca Technologies - azienda che si occupa di sviluppare soluzioni software mirate a promuovere la trasformazione digitale nelle imprese. «Le imprese sopravvivono solo innovando, e per innovare è necessario avere a disposizione le risorse adeguate. Ecco perché la carenza di donne è un problema serio».

Il primo dato analizzato riguarda la sempre maggiore diffusione dei team dedicati alla modernizzazione digitale all’interno delle aziende. D’altra parte, i gruppi in questione risultano fortemente sbilanciati verso la componente maschile, con un rapporto medio di 9 a 2. Nello stesso tempo, le imprese riconoscono il valore strategico delle donne negli ambiti tecnico-scientifici: l’84 per cento dei responsabili Risorse Umane intervistati ha risposto che una maggiore presenza femminile in questi ruoli potrebbe avere impatto sulla crescita del business aziendale. Le donne, peraltro, possiedono soft skills molto richieste in un’ottica di innovazione, tra cui l’apertura al cambiamento, la capacità di problem solving e la propensione al pensiero laterale.

I principali responsabili della ritrosia femminile a impegnarsi nel settore Stem sono gli stereotipi di genere, che spesso nascono in famiglia. Il 23 per cento delle studentesse intervistate ha detto di essere indirizzato verso una formazione umanistica (contro il 6 per cento dei ragazzi), mentre solo al 12 per cento viene suggerito un percorso di studi tecnico-scientifico (a fronte del 21 per cento dei maschi). Inoltre, meno di un terzo delle intervistate si sente portato per la matematica (contro la metà degli intervistati) e soltanto il 30 per cento (il 53 nel caso dei ragazzi) intende intraprendere un corso di laurea Stem – per lo più, Medicina o Chimica. Di conseguenza non sorprende che, mentre il 66 per cento dei ragazzi è interessato a un’occupazione nel mondo della tecnologia, solamente il 35 per cento delle ragazze è della stessa idea e appena il 2 per cento si immagina impiegato nella direzione Sistemi Informativi di una qualche azienda. Tuttavia, un’alta percentuale del campione di entrambi i sessi ritiene che le competenze digitali siano importanti ai fini delle future prospettive di lavoro.

La ricerca si è poi concentrata sui profili digitali innovativi che si stanno affermando all’interno delle aziende intervistate. Spiccano il Cyber Security Expert, il Digital Strategist/Information Officer, il Data Protection Officer, il Big Data Engineer e il Data Scientist a pari merito con il Cloud Computing Engineer. Anche nella maggior parte di questi ruoli, però, la presenza femminile è sempre in significativa minoranza, fino a casi estremi come quello della figura del Data Protection Officer – con un 100 per cento di uomini.

Ma una possibilità di rivincita le donne ce l’hanno, ed è riassumibile con l’acronimo Steam (Science, Technology, Engineering, Arts & Mathematics). Sempre più aziende, infatti, tendono a inserire competenze umanistiche all’interno dei team tecnici con lo scopo di creare prodotti e servizi sempre più innovativi. «Questa commistione può rappresentare una grande opportunità soprattutto per le ragazze - che potranno considerare gli ambiti tecnico-scientifici come nuove strade in grado di enfatizzare anche percorsi scolastici tradizionali e interessi eterogenei», commenta Daniela Avignolo, direttore Risorse Umane della filiale italiana di Ca Technologies. «Le donne costituiscono un valore enorme per le aziende che vogliono generare innovazione: pertanto, occorre ridurre il gap femminile che oggi è ancora rilevante negli ambiti tecnico-scientifici», sostiene Lamartina. «L’obiettivo può essere raggiunto solo partendo da iniziative per sensibilizzare le ragazze allo studio delle discipline Stem fin dalle scuole superiori, in modo da superare gli stereotipi di genere».

Nell’ambito del programma di responsabilità sociale Create Tomorrow, Ca Technologies da qualche anno è impegnata con Fondazione Sodalitas, Programma il Futuro e alcune scuole elementari, medie e superiori a Milano e Roma per diffondere l’importanza della cultura tecnico-scientifica presso gli studenti. «Ho scoperto la potenza della matematica solo quando sono entrata nel mondo del lavoro», ha raccontato Chiara Burberi, autrice de Le ragazze con il pallino della matematica e fondatrice di Redooc (piattaforma di didattica digitale dedicata alla materie Stem), durante la tavola rotonda che ha seguito la presentazione dell’indagine. «Chissà che cosa sarebbe successo se me ne fossi innamorata già da bambina...».

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