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Elezioni politiche italiane del 2018: chi votate?


Rotwang

Elezioni 2018: chi votate?  

96 members have voted

  1. 1. Chi votate?

    • Partito Democratico
      23
    • Movimento 5 Stelle
      18
    • Forza Italia
      2
    • Lega dei Popoli
      2
    • Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale
      6
    • Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista
      3
    • Sinistra Italiana
      6
    • Alternativa Popolare
      0
    • Campo Progressista
      2
    • Possibile
      3
    • Unione di Centro
      0
    • Scelta Civica
      2
    • Movimento Nazionale per la Sovranità
      0
    • Direzione Italia
      0
    • Rifondazione Comunista
      0
    • Radicali Italiani
      8
    • Partito Socialista Italiano
      0
    • Partiti regionalista/autonomista/indipendentista locale (inserire il nome)
      0
    • Altri (inserire il nome)
      3
    • Non voto/Scheda bianca o nulla
      18

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Secondo i giornali non dovrebbero correre da soli ma in una lista che aggregatrice assieme a Idea di Gaetano Quagliariello, Direzione Italia di Fitto, Fare di Tosi, Cantiere Popolare di Saverio Romano, ex Alfaniani come Enrico Costa, ecc...

Questo immagino per cercare di superare lo sbarramento del 3%.

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2 hours ago, Sbuffo said:

Secondo i giornali non dovrebbero correre da soli ma in una lista che aggregatrice assieme a Idea di Gaetano Quagliariello, Direzione Italia di Fitto, Fare di Tosi, Cantiere Popolare di Saverio Romano, ex Alfaniani come Enrico Costa, ecc...

Questo immagino per cercare di superare lo sbarramento del 3%.

un bel ragazzo non dovrebbe passare troppo tempo a leggere i giornali....

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Corriere della Sera

«Il mondo è pieno di matti, diciamo che quei voti la Lega non deve cercarli»: lo ha detto il presidente della Lega, Umberto Bossi, interpellato sul caso degli skinheads di Como al suo arrivo alla riunione della minoranza del partito. «Io - ha rivendicato Bossi - sono di una famiglia di antifascisti, combattenti non chiacchieroni: mia cugina è morta sul Monte Rosa. La penso come Spinelli, che considerava lo Stato Nazione il male assoluto anche se qualcosa di buono lo ha fatto come contenitore della democrazia».

«La linea di Salvini è sbagliata, ma no scissione»
Secondo Bossi: «Ci sono gli indipendentisti che cercano di stare meglio nella Lega», ma «non è» la premessa di una scissione. Il senatùr ha sottolineato che la scissione «non c’entra niente» e che «la linea di Salvini è sbagliata punto e basta». «Saranno le elezioni a stabilire le cose, io sono venuto perché mi hanno invitato», ha aggiunto il fondatore del Carroccio. Quanto al tema della sua ricandidatura nel 2018 in Parlamento, caldeggiata anche da Silvio Berlusconi, Bossi ha risposto: «Io non chiedo niente, io l’ho fatto perché pensavo di dover cambiare le cose. Farò quello che dice di fare la Lega. Berlusconi? È una persona per bene che alla Lega ha dato i voti per il federalismo fiscale, e per questo è stato fatto fuori».

«Di Maio? Non penso ci ruberà voti»
«Il tour di Di Maio al Nord? È dura, ognuno ha le speranze che ha... Al Nord, in Lombardia la gente è concreta, vuole vederci chiaro». Lo ha detto il presidente della Lega, Umberto Bossi, interpellato sul tour del candidato premier del M5S. «Ci ruberà voti ? Non penso ci riuscirà - ha risposto il fondatore del Carroccio a margine della riunione della minoranza interna -, ma ben venga chiunque venga a scaldare le acque al Nord. Vorrà dire che daremo battaglia anche noi».

Fava: «La Lega faccia la Lega»
Al Castello di Chignolo Po, dove vent’anni fa si riuniva il primo Parlamento padano, la minoranza della Lega si è data appuntamento per difendere il ruolo del partito come sindacato del Nord. Un «monito», dicono gli organizzatori, anche per il segretario Matteo Salvini, intenzionato a togliere la parola Nord dal simbolo elettorale. «Nasce una corrente? Non deve nascere niente, questa è la Lega non è una cosa diversa», ha detto ai giornalisti Gianni Fava, assessore all’Agricoltura della Lombardia ed ex sfidante di Matteo Salvini alle primarie della scorsa primavera. «Non c’è bisogno di contestare Salvini - ha risposto Fava -, c’è bisogno di una Lega che faccia la Lega. Qui c’è una parte numerosa di Lega da tutte le parti del Nord: vuol dire che c’è ancora bisogno di questi temi e che se qualcuno li ha voluti frettolosamente accantonare si deve ricordare il vecchio adagio secondo il quale non si lascia il certo per l’incerto». «Salvini è un segretario moderno - ha concluso il rappresentante della minoranza -. Noi abbiamo bisogno di un segretario moderno, certo, purché faccia il leghista. Lui è legittimato e ha il titolo per scegliere la tattica che ritiene, purché la strategia resti la stessa. Alla fine non credo che Salvini possa rinunciare a un pezzo così importante del partito, ne deve prendere atto. Per esempio, la battaglia per lo ius soli è condivisa, ma se è l’unica battaglia mi interessa di meno».

Va’ pensiero
L’incontro - a cui sono presenti alcune centinaia di persone con le bandiere col Sole delle Alpi - si è aperto con il Va’ pensiero seguito da diversi cori che inneggiavano alla Padania libera. In platea, fra gli altri, oltre a Fava ci sono il deputato Gianluca Pini e l’ex governatore del Piemonte, Roberto Cota. A introdurre i lavori dal palco è stato l’ex presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni. «Buona Padania a tutti, era un po’ che non si sentiva - ha esordito Boni -. Oggi è una giornata particolare per ritrovarsi a casa, anche la sede di Chignolo Po è stata scelta per questo. Non è un incontro «contro» ma «per». Per continuare quella strada intrapresa da chi come me nel 1990 è entrato in Lega e poi si è ritrovato sul Po. Sia chiaro: questa non è una riunione per cercare posti in Parlamento o in Consiglio regionale, ma è qualcosa di più profondo, perché chi si batte per l’autonomia si batte per portare risultati alla propria gente e non per tornaconto personale».

Edited by Rotwang
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"aspettiamo che la sinistra chieda scusa per la posizione presa sulle truppe di Tito, chieda scusa per quel Palmiro Togliatti a cui dedichiamo strade e piazze".

Sempre sul pezzo la Meloni.:sisi:

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2 hours ago, Sbuffo said:

"aspettiamo che la sinistra chieda scusa per la posizione presa sulle truppe di Tito, chieda scusa per quel Palmiro Togliatti a cui dedichiamo strade e piazze".

Sempre sul pezzo la Meloni.:sisi:

perché non ha ragione?  :D 

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Il lisergico carosello italiano dei programmi economici

La campagna elettorale permanente, che avvolge il dibattito pubblico italiano con i suoi vapori d’oppio mentre fischiano proiettili d’argento, è entrata nella fase allucinatoria che precede la consultazione. Le proposte dei maggiori partiti, in politica economica, sono un mix di pensiero magico, assurdità conclamate e audaci sfide al senso comune, in una sorta di baccanale dove l’unica cosa che conta è spendere per prendersi la rivincita su un’ancestrale deprivazione.

Matteo Renzi propone il “ritorno a Maastricht”, che secondo lui sarebbe un rapporto deficit-Pil fisso al 2,9% per l’intera legislatura, per tagliare le tasse, aumentare la spesa pubblica ed innalzare in modo stabile e sostenibile la crescita. Un approccio eclettico, sintesi tra un malinteso keynesismo che spenderebbe in modo pro-ciclico, cioè durante un’espansione economica (l’esatto contrario di quanto teorizzato dall’economista britannico), ed un’applicazione della celebre curva di Arthur Laffer, secondo la quale il taglio delle tasse, stimolando l’attività economica, finirebbe a ripagare il maggiore deficit iniziale, in una sorta di moto perpetuo.

A poco e nulla, immaginiamo, servirebbe spiegare a Renzi che tenere il deficit elevato in un periodo di espansione significa porre le basi per enormi guai in caso di recessione. Anche perché, in questa ipotesi, Renzi sarebbe il primo a latrare (non senza ragione) e scagliare hashtag contro una politica fiscale restrittiva nel peggiore dei momenti possibili. A quel punto, qualcuno suggerirebbe di portare il deficit-Pil al 5 o anche al 10%, “per combattere la recessione, il neoliberismo e l’austerità selvaggia”.

Il che, in un contesto in cui la Germania e gli altri paesi del Nord Europa lavorano alacremente per segregare e nazionalizzare i rischi, ritenendo ormai il nostro paese difficilmente recuperabile, sarebbe il miglior viatico per un eclatante collasso italiano, a cui farebbe seguito l’intervento del fondo salva-stati europeo per ricapitalizzare le nostre banche, fallite dopo che i Btp sarebbero stati “riprofilati”, cioè abbattuti in valore, per rendere sostenibile il nostro debito pubblico.

Ma Renzi è forse il leader più realista e pragmatico, in questo lisergico Carosello italiano. Il M5S mette sul banchetto del mercato elettorale il suo reddito di cittadinanza, le cui coperture rivede ad intervalli regolari, per convincere e convincersi che sono “bollinabili” dalla realtà, prima che dalla Ragioneria Generale dello Stato. Nell’ultima versione, vecchia di pochi mesi, i nostri eroi propongono, oltre a 5 miliardi di aumenti di imposte “per i più ricchi” (ça va sans dire), più tasse su banche ed assicurazioni, attraverso minor deducibilità fiscale degli interessi passivi.

Ma le banche vivono di raccolta di risparmio a cui pagare interessi, sicché la misura scoppierebbe in faccia ai debitori, tramite aumento dei tassi ad essi praticati. Forse accortisi che, nel Campo dei Miracoli chiamato Italia, coperture del genere è meglio evitarle, i pentastellati hanno scoperto che, convertendo gli inattivi in disoccupati, sempre grazie al reddito di cittadinanza, potremmo esibire a Bruxelles un gigantesco buco di Pil rispetto al potenziale ed ottenere, per questa via, più deficit e più fondi europei. Tutti soldini con i quali pagare il reddito di cittadinanza medesimo, in una sorta di moto perpetuo che potrebbe essere catturato da Maurits Cornelis Escherin una delle sue mirabili opere, in cui non esiste fine né inizio alla creazione.

Anche i grillini, come Renzi, sono ferventi fedeli della chiesa sincretistica italiana dei keynesiani-lafferiani, come testimoniato dall’endorsement di Luigi Di Maio al tentativo di riforma fiscale di Trump e dei Repubblicani; che, secondo l’azzimato candidato premier pentastellato, sarebbe una “cura shock”, col deficit che aumenterebbe nei primi anni per essere poi ripagato dal fantasmagorico boom economico che ne conseguirebbe. Poiché i grillini scorrazzano sulle ubertose colline della post-ideologia, sarà bene non segnalare a Di Maio che la proposta di Trump è uno dei più sfacciati tentativi degli ultimi trent’anni di spingere il reddito dell’1% o dello 0,1% più ricco, secondo la nota ideologia plutocratica del trickle down, in base alla quale arricchendo chi è già ampiamente ricco si otterrebbe un magico gocciolamento di benessere lungo la piramide sociale. Il tutto dopo amputazione di spesa sociale e sanitaria.

Poi c’è l’eterno Silvio Berlusconi, che guida un’armata di desistenti: sovranisti, liberali immaginari ed orgogliosi appartenenti al Partito popolare europeo della sua grande amica e musa ispiratrice Angela Merkel. Ecco quindi la geniale intuizione della doppia circolazione monetaria: una interna, “per far girare più soldi”, ed una esterna, regolata dall’euro. Non si sa in che modo le due sfere riuscirebbero a parlarsi e chi riceverebbe i pacchi di pezzi di carta tricolore, ma sono dettagli minori. Avremmo un florilegio di bonus prima casa, prima auto, primo cane, prima nonna, prima dentiera e primo deambulatore da fare invidia alla cabala renziana degli 80 euro, in attesa di quei quattro o cinque colpi di stato che la realtà purtroppo tende ad infliggere ai governi di Silvio.

Nel mezzo, a scegliere tra questi trip verso la felicità, gli italiani, uno dei più avvincenti misteri della storia dell’umanità contemporanea: troppo cinici per credere davvero a queste televendite di olio di serpente, o la perfetta fake nation cui somministrare fake news?

http://phastidio.net/2017/12/04/lisergico-carrello-italiano-dei-programmi-economici/

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La Boldrini ha indicato per il 20-21 Dicembre la data in cui - a Finanziaria approvata - scioglierà la sua riserva di schieramento politico

Appare improbabile però che scelga Campo Progressista, dopo l'affossamento della legge sullo ius soli che è stata calendarizzata a data incompatibile con un dibattito parlamentare

Pisapia, che aveva indicato in un primo momento il discrimine per una alleanza nell'approvazione della legge sul biotestamento, è tirato per la giacchetta da Ciccio Ferrara che avrebbe mandato un sms a Renzi di questo tenore:

Caro segretario, se fai così non ci lasci altra scelta. A queste condizioni l’alleanza non esiste. Noi non abbiamo voglia di fare il partitino dello 0,2%.E se finisse così, senza Ius soli, cosa diremmo alla nostra gente, che Alfano non lo fa passare?»

Il concetto è che Campo Progressista contava almeno su una calendarizzazione ed un dibattito parlamentare, non solo per trattenere la Boldrini ma per mobilitare il variegato mondo delle associazioni di riferimento, se questo non è possibile ( Renzi ed i suoi ritengono che gli farebbe perdere il 2% nei sondaggi ) il rischio è che Campo Progressista si ritrovi a portare ad una federazione con Socialisti e Verdi, il solo Tabacci ( la Bonino si è già sfilata )

I Prodiani dal canto loro sono infuriati:

http://www.lastampa.it/2017/12/05/italia/politica/lira-di-santagata-contro-pisapia-si-decida-gi-tardi-CNjyHMAHh2QF0XqxZltBfO/pagina.html

Ma è evidente che, vuoi nel caso di Tabacci, vuoi nel caso di Santagata e Parisi, si tratta di persone estranee al mondo di riferimento di Pisapia.

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Pisapia ha annunciato il suo ritiro

 Giuliano Pisapia ha deciso di rinunciare al suo progetto di unire le forze a sinistra del Pd nel suo Campo Progressista, dopo gli incontri tra i vari menbri. Il movimento animato dall'ex-sindaco di Milano è così giunto al capolinea, dopo che la componente ex-Sel ha deciso di avvisare un percorso di avvicinamento a Piero Grasso e alla lista 'Liberi e Uguali'

Pisapia non si candiderà anche se una lista progressista ci sarà, a quanto si apprende, formata da Verdi, prodiani, Centro democratico e civici. 

  http://www.repubblica.it/politica/2017/12/06/news/pisapia_si_ritira_campo_progressista_sel_sinistra_grasso-183261094/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

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Il Ministro degli Esteri e leader di Alternativa Popolare Angelino Alfano ha annunciato che non si ricandida in vista delle elezioni politiche del 2018. Lo ha affermato durante la registrazione della puntata di Porta a Porta.

Edited by Rotwang
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Anche Alfano annuncia che non si candida

«Non starò seduto tra i banchi del prossimo parlamento perché ho deciso di non ricandidarmi alle prossime elezioni. Ritengo ci siano dei momenti in cui vadano fatti dei gesti, voglio dimostrare che tutto ciò che abbiamo fatto è stato motivato da una profonda responsabilità verso il paese». Cosi il ministro degli Esteri e leader di Alternativa Popolare, Angelino Alfano, ospite di «Porta a Porta». «Non lascio la politica ma non guiderò io il partito, si può fare politica anche fuori dal palazzo, c’è una vita fuori dal palazzo e io me ne riprendo un pezzo», aggiunge. «Hanno influito anche gli attacchi ingiusti contro di me», ha detto il leader di Ap, riferendosi alle accuse di essere legato alla poltrona. «Voglio cosi dimostrare che quanto ho fatto in questo anni è stato dettato da sincera convinzione», e non da convenienza.

http://www.corriere.it/politica/17_dicembre_06/elezioni-alfano-non-mi-ricandido-ma-non-lascio-politica-3a4c9a62-da9f-11e7-97c8-2b2709c9cc49.shtml

Resta da comprendere se alle spalle del gesto vi sia la rottura con Comunione e Liberazione o serva all'unità del partito

In caso vi sia rottura la coalizione di Centrosinistra è ufficialmente nata già morta

Edited by Hinzelmann
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9 minutes ago, Hinzelmann said:

la coalizione di Centrosinistra è ufficialmente nata già morta

mah..

coalizioni..

se ricordate, da eoni vado dicendo che co sta legge elettorale molto proporzionale le vedevo strane strane, chè alla fine ognuno cercherà d rubà i voti ai 'potenziali' alleati (chi ha detto Berlu & Salvini?) più che ai teorici avversari;

a meno che non s'inventino qsa tipo i patti di desistenza Prodi-Bertinotti del 96 (dove ci sei tu non metto i miei);

ma visto come andò a finire, non mi sembra sta grande idea

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Poche storie, peggio di così non poteva andare

Resta solo da capire se il ritiro di Alfano ( "mai con alfano" disse Salvini ) è funzionale ad un ritorno nel Centrodestra

Nel qual caso è una Caporetto di livello inimmaginabile...praticamente il paese è già consegnato -chiave e bagagli - al Centrodestra

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Stando a quanto riportano i quotidiani sembra saranno 3 le liste coalizzate con il Pd:

-una centrista con Casini, Lorenzin e vari centristi.

-una di sinistra con ex-Sel come Zedda, Smeriglio, Uras, Ragosta, Stefàno e forse i Verdi (se non decideranno di presentarsi con la lista assieme ai Radicali o da soli).

-una liberale con i i Radicali di +Europa.

Edited by Sbuffo
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Se Angelino ha preso poco più del 4% in Sicilia vuol dire che a livello nazionale non arriva al 2% (nel 2014 oltre il 9% in Sicilia contro il 4% nazionale)... L'area centrista ormai l'ha presa in mano Casini, l'ennesima mummia che ritorna in campo... 

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Più che altro Casini prese l'1,7% nel 2013 in uno schieramento centrista indipendente

Alleato di Renzi...e coi transfughi del PDL che tornano all'ovile, sarà dura fare lo 0,7%

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Beh se guardiamo alle europee del 2014 la lista centrista Udc+Ncd fece il 4,4%.

Cmq penso sia difficile pronosticare le percentuali di queste nuove liste prima del voto.

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Che brutta fine sta facendo il PD!

Non è da sottovalutare l'allontanamento di Pisapia;  se anche contava pochissimo politicamente, serviva a portare voti di sinistra in una coalizione col PD, molti di sinistra non voteranno mai il PD di Renzi ma avrebbero votato Campo Progressista alleato con Renzie portato voti utili soprattutto nell'uninominale. Secondo me, Campo Progressista (pur nella sua nullità politica...)  avrebbe raccolto non pochi voti se alleato col PD.

ps: una lista civetta di sinistra alleata col PD, secondo me non arriva all'uno per cento

pps: mentre la Bonino alla fine non riuscirà manco a presentare le liste alle elezioni

PPS:  ERANO BELLI I TEMPI DELLA NON VITTORIA DI BERSANI, AL 25%!!!  AHAHHAHAHA

Edited by castello
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Renzi e i suoi sgherri purtroppo se la sono cercata.
Dopo aver per anni insultato e perculato tanto la minoranza interna quanto gli elettori di sinistra critici delle sue politiche a suon di "gufi" e "civette" e aver gioito per la fuoriuscita dei bersaniani dal partito perché così avrebbero avuto "più posti in lista" (parola di Graziano Delrio), con un ultimo atto di arroganza finale hanno sfornato una legge elettorale orrenda, fatta su misura per Berlusconi, con l'obiettivo di fottere il Movimento 5 stelle, di mettere MDP con le spalle al muro (o vi alleate con noi senza rompere i coglioni oppure utilizzeremo l'argomento del voto utile, creando una lista civetta con Pisapia in modo da fregarvi quel 2 % e rendervi inoffensivi) e infine di creare le condizioni per un'alleanza post-elettorale con Forza Italia, dove Renzi sarebbe stato l'azionista di maggioranza e Berlusconi il junior partner. 

Il progettino purtroppo sta naufragando miseramente: il PD è in picchiata e Renzi è ormai odiato da larghi settori dell'opinione pubblica (anche da quelli che in un primo momento lo avevano acclamato come il salvatore della sinistra); Pisapia si è chiamato fuori dai giochi e Alfano non si ricandida (probabilmente anche per permettere a molti dei suoi di tornare da Berlusconi);  Liberi e uguali, stando alle ultime rivelazioni, è dato sopra il 5 % (questo significa che anche i collegi uninominali nella regione appenninica non sono più una certezza); il Movimento 5 stelle rischia di diventare agli occhi degli elettori che odiano Berlusconi l'unico partito in grado di fermarlo (effetti boomerang del voto utile); il centro-destra è in gran rispolvero e ogni giorno che passa si profila uno scenario da incubo (peggiore di quello Renzi-Berlusconi) con Salvini al Ministero degli Interni, la Meloni alla Difesa, Brunetta all'Economia, e chissà magari Massimo Gandolfini sottosegretario alla politiche per la famiglia.

Una meravigliosa operazione politica, non c'è che dire. Ma del resto non ci si poteva aspettare altro da un mitomane che credeva di essere il Frank Underwood italiano. E che invece sta facendo la fine di Kevin Spacey.

Edited by Orfeo87
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Sarà difficile far credere agli Italiani che esista una chance realistica di vincere le elezioni

La perdita di Grasso, Boldrini, Pisapia, Alfano...al di là dell'aritmetica elettorale rende sempre più implausibile l'illusione in una chance di vittoria

La colpa è anche di coloro che hanno appoggiato Renzi al Congresso, senza nessuna condizione dandogli un mandato in bianco ( i Franceschini, i Veltroni, gli Scalfari ) per poi cercar di convincerlo a fare qualcosa che va contro la sua natura, dopo, quando era oramai troppo tardi.

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A livello politico ognuno avrà le sue preferenze, ma è chiaro che nel complesso e nel modo in cui tutti si sfilano

ciò che resta è l'immagine di uno sfaldamento, progressivo ed inesorabile

Con una situazione del genere vi sarà chi sarà tentato di votare M5S per non far vincere il CDX almeno all'uninominale e vi sarà chi sarà tentato di votare il partito che preferisce, indipendentemente dall'esito elettorale su cui non crede più di poter influire

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Credo comunque che un governo che crolla nei consensi in un momento di crescita economica non si sia mai visto a memoria d'uomo. La vicenda banche sarà la pietra tombale su Renzi, un po' come tangentopoli su Craxi...

@Orfeo87 considera che comunque Renzi non ha mai avuto un reale appoggio nell'opinione pubblica. Basta vedere tutte le elezioni dal 2010 al 2013 (con Bersani) il Pd ha praticamente vinto tutto, dal 2014 in poi (con Renzi) ha iniziato a perdere qualunque elezione, l'unica vittoria è alle regionali del 2015, ma anche lì il merito va ai candidati non certo renziani come Emiliano, De Luca, Rossi, l'unica vittoria renziana fu la Calabria con Oliverio, ma dopo Scopelliti plurindagato lì ci avrebbe vinto chiunque...

Un forte travaso dal PD al M5S comunque potrebbe scompigliare le carte in tavola. Ma non è detto che i voti socialdemocratici in uscita vadano per forza ai partiti movimentisti, in Olanda e in Repubblica Ceca ad esempio ciò non è avvenuto.

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Come richiesto dai Radicali sembra sarà presentato un emendamento per la riduzione delle firme da raccogliere per presentare una lista:

Quote

In manovra emendamento Pd “taglia-firme” 
Un emendamento alla manovra, a quanto si apprende da fonti parlamentari, sarà presentato a firma Pd per tagliare di un quarto l'obbligo della raccolta delle firme per i partiti non presenti in Parlamento come prevede il Rosatellum (attualmente sono 50mila quelle richieste in tutto il territorio nazionale)

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Direi che i Verdi, il PSI e Tabacci dovrebbero ragionevolmente convergere su un cartello unico

Certo sarebbe il caso si affrettassero e designassero un leader, che a questo punto gli manca ( non so se cambierà nome e simbolo ) e dovrà pur essere fatto conoscere agli elettori

Idem ovviamente per i Centristi, la scomposizione di AP ci sarà Lunedì, ma poi l'area si dovrà rapidamente ricomporre

Praticamente siamo nella paradossale situazione di un PD che viene sondato come alleato di partiti inesistenti....

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14 hours ago, Sbuffo said:

Il partito dei Verdi ha fatto un sondaggio interno tra gli iscritti e il 73% si è detto favorevole ad una alleanza con il Pd.

http://verdi.it/referendum-73-favorevole-ad-alleanza-centrosinistra-pd

@Almadel

voterai verde stavolta visto che la sinistra non si allea al pd e tu voti sempre il partito di sinistra che si allea al pd ?

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