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Referendum per l'indipendenza in Kurdistan


Rotwang

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La Stampa

Il Kurdistan iracheno terrà un referendum per decidere sulla sua piena indipendenza dall’Iraq il prossimo 25 settembre. La data è stata stabilita in una riunione straordinaria e una consultazione fra tutti i maggiori partiti, il Kdp del presidente Massoud Barzani, il Puk di Jalal Talabani e il centrista Gorran, che si sono trovati d’accordo, dopo settimane di negoziati sulle modalità e i tempi. 

Saranno istituiti tre comitati elettorali, supervisionati dallo stesso Barzani, e dopo il referendum, dall’esito scontato a favore dell’indipendenza, si terranno elezioni parlamentari il 6 novembre. I tre comitati visiteranno i Paesi confinanti con il Kurdistan, in particolare Turchia e Iran, per preparare il terreno all’indipendenza. 
Il governo di Baghdad del premier Haider al-Abadi si è sempre detto contrario alla piena indipendenza. Il Kurdistan gode già di un’ampia autonomia, ha un suo esercito, i Peshmerga, e una sua forza di polizia completamente autonoma. 

Un punto di conflitto sono i confini. Erbil vuole includere nel referendum l’area di Kirkuk, con i suoi giacimenti petroliferi, conquistata nel 2014, e la parte orientale e settentrionale della provincia di Ninive, strappata all’Isis nell’ultimo anno. Non ha invece mire dirette su Mosul. 

A Est di Mosul, nel Sinjar, i Peshmerga sono già sul piede di guerra con gli altri curdi del Pkk e gli yazidi, appoggiati dalle milizie sciite Hashd al-Shaabi, ai diretti ordini di Al-Abadi. Il presidente curdo Barzani ha invece l’appoggio degli Stati Uniti e della Turchia. Il Puk di Talabani ha ottimi rapporti con l’Iran. Con l’appoggio di queste due potenze regionali il Kurdistan ha buone chance si spuntarla con Baghdad.

 

 

Finalmente i curdi, da sempre senza uno Stato, per la loro strenua lotta al califfato, possono avere la piena indipendenza!  :maninlove: 

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  • 3 months later...

La Stampa

Si chiamerà «draw», in lingua curda semplicemente «denaro», la moneta del Kurdistan indipendente. Le zecche hanno già preparato le banconote, taglio massimo da 100 draws, un lato con le scritte in inglese e l’altro in curdo, e il ritratto stilizzato di Mustafa Barzani, padre dell’attuale presidente e l’uomo che ha posto la prima pietra dell’edificio che ora il figlio Massoud si appresta a completare. 

La scelta è caduta sul «draw» dopo un lungo dibattito. Parte della leadership preferiva il nome Kuro, che significa invece «curdo» e ha un’assonanza, a Erbil vista positivamente, con l’euro. In ogni caso la nuova valuta sarà introdotta «in tempi stretti» dopo il referendum di lunedì 25 settembre. Il risultato è dato per scontato e la nascente nazione prepara tutti i simboli della sovranità: le bandiere curde sventolano su tutti gli edifici pubblici, sempre più spesso senza accanto quelle irachene, e sono già pronti anche i passaporti della «Repubblica del Kurdistan». 

È questo il nome del nuovo Stato che campeggia in curdo e in inglese sulla copertina dei passaporti diplomatici, i primi a essere stati stampati e che «La Stampa» ha potuto visionare. Un aquila che regge con le punte delle ali la stella dei curdi è il simbolo impresso sui nuovi documenti. La «Repubblica del Kurdistan» è senza aggettivi. Il Kurdistan non è più né «iracheno», né «siriano», né altro. E soprattutto non è più «arabo», una lingua scomparsa dai simboli statuali e sostituita dall’inglese, idioma internazionale e riferimento all’Occidente, agli Stati Uniti, i grandi protettori dei curdi iracheni. 

L’Occidente ora è tiepido con il passo di Barzani, gli ha consigliato di prendere tempo, aspettare la sconfitta definitiva dell’Isis e il risultato delle prossime elezioni legislative in Iraq. Ma i curdi hanno già visto sfuggire l’indipendenza nei tre anni trascorsi fra il Trattato di Sèvres, che gliela concedeva, e quello di Losanna, che nel 1923 ha seppellito il sogno del «popolo senza patria». Ma Barzani è nato su suolo curdo sotto sovranità curda, nell’effimera Repubblica di Mahabad, sopravvissuta un anno, dal 1946 al 1947, prima che lo Scià dell’Iran se la riprendesse. 

Nella repubblica di Mahabad il padre di Barzani ha combattuto per tenere in vita il sogno di indipendenza, ora Massoud non vuole lasciarselo sfuggire di mano. Tutto è pronto. I seggi, le schede, le nuove banconote e i passaporti. Migliaia e migliaia di bandiere curde hanno sventolato ieri a Erbil, prossima capitale della nazione curda, quando la gente è scesa in massa per festeggiare, in anticipo. Per ora all’orizzonte non si vedono eserciti iracheni - il premier Haider al-Abadi ha detto che non interverrà con la forza anche se non accetta la secessione - né turchi, come nel 1923. Per ora.

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Questo stato curdo ha il territorio che prima era di che stato ?

forse lo stato isis ma prima dell'isis a che nazione apparteneva ? Ora questa nazione cede volontariamente l'indipendenza a questo territorio o e' lotta armata tra curdi e chi non vuole mollare il territorio ?

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Personalmente assisto con una certa apprensione a tutti questi tentativi indipendentisti che si vedono in giro ultimamente, anche in Europa....  secondo complice anche la crisi economica, con tutte le frustrazioni politiche sociali economiche che porta nei popoli...  Credo che l'autodeterminazione dei popoli possa realizzarsi anche all'interno di comunità più grandi e complesse...

Nel caso di specie, ho tuttavia una certa simpatia, potremmo dire empatia, per i curdi e le loro ambizioni; sono un popolo che è stato perseguitato da decenni se non secoli; eppoi credo che una nuova Repubblica del Kurdistan sarebbe decisamente filooccidentale, a noi amica per ovvie ragioni...   Speriamo non sia troppo traumatico  'sto distacco piuttosto      ;)

ps: ma che topic seriosi e acculturati mette spesso un ragazzino dolce e bello come Rot??!!  :D 

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2 hours ago, marco7 said:

Questo stato curdo ha il territorio che prima era di che stato ?

forse lo stato isis ma prima dell'isis a che nazione apparteneva ? Ora questa nazione cede volontariamente l'indipendenza a questo territorio o e' lotta armata tra curdi e chi non vuole mollare il territorio ?

il Kurdistan si ripartisce tra più stati, precisamente Turchia, Siria, Iran ed Iraq.  Qui però si sta parlando della provincia, autonoma, dell'Iraq. 

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