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Rotwang

Elezioni presidenziali in Francia del 2017

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Rotwang
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    «Non ho nulla contro gli stranieri, ma sia chiaro che se vengono nel nostro Paese da immigrati irregolari non devono aspettarsi cure e assistenza, né tanto meno di poter frequentare le nostre scuole gratuitamente». Parola di Marine Le Pen, leader del Front National e candidata alle presidenziali francesi del 2017.  

     

    La cavalcata dell’estrema destra è lo spettro con cui dovrà fare i conti la Francia nei prossimi mesi, a una settimana dal passo indietro di Hollande, che ha annunciato di non voler correre per un secondo mandato all’Eliseo. La «gauche» francese adesso punta tutto sul premier in carica Manuel Valls, che, incerto fino a questo momento, potrebbe decidere di lanciarsi nella corsa. Un quadro più chiaro si avrà a fine gennaio, quando si terranno le primarie della sinistra, a due turni (come quelle che si sono appena tenute per il centro-destra e che hanno designato François Fillon quale candidato ufficiale). Il 62enne cattolico e liberista, dopo la vittoria schiacciante su Alain Juppé, 71 anni, dato per mesi come super favorito, ha subito parlato da futuro presidente, promettendo di voler superare «i patetici cinque anni di François Hollande» e puntando a «una Francia sovrana e alla testa dell’Europa».  

     

    Ma è probabile che dovrà vedersela con la zarina dell’estrema destra e la sfida non sarà semplice. Nel suo discorso di addio in diretta tv, Hollande non ha rinunciato a richiamare all’unità la «gauche» proprio per scongiurare una leadership francese marchiata Le Pen: «Lancio un appello ai progressisti , che devono unirsi» ha detto il presidente uscente. «Non voglio che la Francia sia esposta ad avventure pericolose per la sua coesione e il suo equilibrio sociale».  

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    Rotwang
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    «In nome del popolo». Lo slogan di Marine Le Pen non lascia spazio a equivoci, così come la promessa di fare una campagna elettorale per le elezioni di aprile che sia un incontro diretto con i francesi. La candidata del Front National si è presentata alla stampa per il lancio ufficiale della campagna e comincia proprio con un elogio della libertà di stampa e con una critica alla Turchia che imprigiona i giornalisti.
    Un modo abile per parlare del modo in cui la sua campagna verrà seguita e descritta, un modo di aprire una nuova stagione e di fornire una immagine lontana da quella del padre Jean-Marie, questo è il momento di fare il salto definitivo, se davvero vuole provare ad arrivare al secondo turno e essere competitiva. «Le nostre relazioni sono a volte complicate – dice Le Pen ai giornalisti – spesso non mi riconosco nelle vostre descrizioni, non me stessa, non le mie idee, non il mio partito. Ma è la libertà e io la difendo. So che non vi siete messi a fare questo mestiere per commentare l’ultima battuta». Le Pen chiede «neutralità dell’analisi, perché i francesi hanno bisogno di una esposizione rigorosa della campagna elettorale».

     

    Le Pen chiede quindi oggettività ma sa anche bene che la sua cattiva immagine con i media può essere una forza: come segnala bene il post di Beppe Grillo sui tribunali del popolo, sparare sulla stampa e essere nemici dei media può essere un plus con l’opinione pubblica scontenta, disillusa e sospettosa nei confronti di ogni potere e istituzione – che si tratti della Tv di Stato, dei grandi giornali o degli eletti. Al contempo, si tratta di riuscire nell’operazione di dédiabolisiation (la de-demonizzazione) del partito nato dalla nostalgia della Francia di Vichy.

     

    E infatti Le Pen ammonisce: «La stampa sorpresa dalla Brexit e dall'elezione di Donald Trump. Forse perché vuole quel che vuole vedere e non ciò che c’è. Spero che la campagna elettorale sia coperta in maniera oggettiva dai media, e per questo sono attenta alla libertà di stampa». Un colpo al cerchio e uno alla botte: la leader della destra francese è allo stesso tempo rassicurante, vuole essere una candidata normale, ma anche la outsider. Ed è su quel filo che deve camminare. Marine sa che arrivare al secondo turno è nelle sue corde, ma sa anche che questa è l’occasione di una vita, sua dell’estrema destra francese, per riuscire ad arrivare all’Eliseo: i 4 candidati alle primarie della sinistra sono tutte facce stranote e interne all’establishment, il candidato del centrodestra è una vecchia conoscenza dei francesi e, al momento, solo Emmanuel Macron, con la sua candidatura «né di destra, né di sinistra» è in grado di presentarsi come una figura nuova, di rottura.

     

    E così le parole sono estreme, ma non troppo e l’insistenza è quella su un partito di facce pulite e nuove (che è un po’ una bugia). «Il nostro non è carrierismo politico ma passione e amore, non ci rassegniamo alle sofferenze del nostro popolo. E non faremo marketing politico all’inseguimento dei sondaggi…Io parlo a tutti i francesi, in un momento cruciale in cui si deve scegliere un nuovo presidente e, auspicabilmente una nuova voce per la Francia». Popolo, popolo e ancora popolo: nella conferenza stampa, negli slogan, la leader della destra europea, che vuole organizzare un vertice e coordinarsi con tutti i partiti del continente che portano avanti idee simili alle sue (sovranità, stop immigrazione, basta Europa), fa continuamente riferimento ai francesi in quanto popolo sovrano e unito. Le Pen parla di una campagna che sarà innovativa, minuziosamente preparata e con strumenti tecnologiche nuovi, e più comizi che mai. «Voglio incontrarmi con il popolo francese, per il quale mi batto». Il popolo.

     

    Tra i temi che Le Pen tocca ci sono le riforme istituzionali e l’abolizione delle regioni “artificiali” e ritorno alle regioni tradizionali. Suona un po’ Le Pen il vecchio? Già, basta con i confini imposti da Parigi, via con i bretoni, gli alsaziani, i baschi e così via. Cucina, vestiti tradizionali e vecchie care tradizioni locali, perdiana! E poi l’idea di un aumento della democrazia diretta: più referendum, ma più vicini al popolo e riduzione del numero dei parlamentari – questa è presa a prestito in Italia.

     

    Infine un cavallo di battaglia: sovranità economica perché, «Come ha dimostrato Trump ottenendo la rinuncia di Ford a una fabbrica in Messico, la volontà paga, il protezionismo funziona». Se c’è la volontà le cose si fanno e «i francesi hanno un potere politico che non usano perché si sentono impotenti». Quella di Trump è una forzatura: la Ford non ha rinunciato a spostare uno stabilimento in Messico per paura delle minacce di Trump, ma perché sta rivedendo le strategie, punta all’auto elettrica e a quella senza autista e i centri di ricerca sono in Michigan, nei pressi dello stabilimento che avrebbe dovuto chiudere e che rimarrà aperto.

    L’idea più forte di Le Pen, coniugata con una forte difesa dello Stato, è quella del “patriottismo economico”, «impossibile sotto l’Unione sovietica europea», come spiega un video su YouTube che risponde alle domande dell’elettore medio (“Perché sostieni Marine?”) e che sembra fatto per alfabetizzare, dare talking points ai militanti che si devono preparare ad affrontare una campagna nuova.

     

    Se questa è la bandiera da sventolare ai comizi, c’è anche il passo indietro sull’euro. Parlando a una radio, infatti, Marine ha fatto marcia indietro rispetto all’addio alla moneta unica. Spiegando di come, nel caso di elezioni, il popolo francese voterà per un referendum sulla “Frexit”, Le Pen ha aggiunto che nel caso di addio all’Europa la Francia dovrà mantenere il franco agganciato alla moneta unica – come era con l’Ecu. I risparmiatori, impauriti dalle fluttuazioni, vanno rassicurati. Il dato interessante è che anche altri partiti No Euro, cresciuti talmente tanto da poter aspirare a candidarsi al governo del Paese, abbiano scelto di attenuare le proprie posizioni. Un conto è dire qualsiasi cosa quando si deve crescere alimentando la rabbia contro la crisi, altro è avere a che fare con la fluttuazione delle monete una volta al governo: l’interdipendenza economica europea è un fatto difficilmente aggirabile, specie da parte delle tre-quattro economie più forti.

     

    Le Pen promette anche di mantenere le 35 ore volute dai socialisti e di cancellare lo ius soli, reintroducendo: il popolo francese deve restare tale, basta figli di immigrati che diventano cittadini. E questa è una proposta, detta in toni non salviniani, che è musica per le orecchie della parte razzista del popolo francese. E su questo non c’è bisogno di rassicurare nessuno.

    E come finanzierà la campagna Marine? Perché concorrere alla presidenza, su due turni e per davvero costa soldi. Tanti. Il Front National si è visto rifiutare prestiti da banche europee e americane e così ne ha chiesti a un fondo in mano a Jean-Marie, il papà, fondatore espulso dal Fronte dopo aver pronunciato frasi che fanno a pugni con la de-demonizzazione («l’Olocausto è un dettaglio della storia»). Fin qui tutto bene.

     

    Meno bene la richiesta di prestito a un fondo russo, che è fallito, passando a una gestione pubblica, che sembra aver chiesto i soldi indietro. La questione è controversa: i soldi dovrebbero essere restituiti tra qualche anno e il Front paga regolarmente gli interessi. Certo è che dalle corrispondenze del Cremlino hackerata da Anonymous si evince un certo favore della Russia putiniana verso Le Pen, che quando Mosca decise di annettersi la Crimea, riconobbe la legittimità di quel gesto unilaterale. Le Pen «va ringraziata» si legge in un dispaccio. Pochi mesi dopo è arrivato il prestito. In generale, la stampa francese ha rintracciato diversi legami tra il governo russo e il partito di estrema destra francese. Un segnale di come Putin stia cercando di costruire una rete di legami internazionali con i partiti populisti e di destra in giro per l’Europa.

     

    Le primarie della sinistra indicheranno il candidato, l’ex premier socialista Valls sembra essere in netto vantaggio, ma alle primarie del centrodestra era in vantaggio Juppé e poi ha stravinto Fillon. Potremmo aspettarci sorprese. Quanto ai sondaggi nazionali, al momento il duello più probabile al secondo turno sembra quello Fillon-Le Pen. Macron è terzo, il candidato di sinistra Mélenchon quarto e qualsiasi candidato socialista quarto. Ma la campagna sta entrando nel vivo solo adesso e i candidati di sinistra hanno presentato le loro proposte negli ultimi giorni. Nei duelli (Valls-Le Pen, Fillon-Le Pen, Macron-Le Pen), la candidata di destra perde sempre. Si vota ad aprile, la campagna è cominciata.

    Edited by Rotwang

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    marco7

    Tra dittatori ci si intende fabius. Alla fine per loro il partito politico a cui appartengono e' solo un mezzo per arrivare al potere.

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    Saramandasama

    Madame Le Pen a Coblenza ha riunito l'intelighenzia delle destre europee.

    Ovviamente a fare gli onori di casa frau Frauke Petry.

     

    Edited by Salamandro

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    marco7

    La cosa strana e' che nel passato le destre hanno flirtato con le dittature interne ed esterne mentre oggi le destre si innalzano a difensori dei popolli oppressi dai loro politici che tengono lontano lontano la gente dalla democrazia.

     

    Queste nuove destre possono ridiventare dittatoriali ?

     

    Quel che accomuna le destre dittatoriali passate che hanno assunto il potere totale in germania e italia con le nuove destre in europa ed america sono i discorsi demenziali che fanno e il loro successo tra la gente. Uno che fa quei diacorsi per me non potra' governare bene un paese.

     

    C'e' da sperare che non tornino al governo in europa.

    Edited by marco7

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    marco7

    Alla radio svizzera danno per scontato che al ballottaggio per il presidente in francia ci sara' l'estrema destra e la destra. Socialisti e altri esclusi.

     

    Il parricidio della le pen ha dato i suoi frutti.

    Edited by marco7

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    Rotwang
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    Vince Benoît Hamon, il candidato del reddito di cittadinanza, il socialista utopista che ha capeggiato la fronda contro la sua maggioranza di governo. Domenica prossima, al ballottaggio, se la vedrà con l’uomo che ha incarnato il governo che Hamon contestava, l’ex primo ministro Manuel Valls. 

    Non c’è stato il temuto tracollo della sinistra, una partecipazione calcolata fra 1,7 milioni e 1,9 ha garantito legittimità a questa consultazione, pur con un’affluenza inferiore di oltre il 50% rispetto a quanto totalizzato dalla destra a fine novembre. In molti, nella gauche, si interrogano sul ruolo di François Hollande, il presidente che ha guidato per 5 anni la Francia e che è finito ad un minimo di popolarità storico. Poi ha costretto la sinistra ad attendere gennaio per celebrare le primarie - annunciando il proprio ritiro soltanto a inizio dicembre - e alla fine ha fatto di tutto per esibire la propria assenza da questo appuntamento. In visita in Cile e non ha neppure votato, per il dibattito finale se n’è andato a teatro. Tutto questo, secondo gli analisti, vorrebbe significare che il suo appoggio andrà a Emmanuel Macron, il suo ex ministro dell’Economia che si è candidato senza passare dalle primarie.

    Come accadde nei 10 giorni delle primarie della destra, quando a sorpresa fu François Fillon a scoprirsi vincente, per la gauche è stato Benoît Hamon, frondista che ha contestato giorno dopo giorno il governo da sinistra, a superare tutti. Ha regolato in volata Manuel Valls, che nei dibattiti è stato costretto nello scomodissimo ruolo di difensore del bilancio di governo; e ha battuto l’altra sinistra del PS, quella «operaista» di Arnaud Montebourg, l’uomo del «made in France», della difesa a oltranza dell’occupazione, anche sforando le regole sui deficit o alzando barriere protezionistiche. 

    Hamon, 50 anni, cresciuto nel PS al fianco di Martine Aubry, creatore proprio con Montebourg del Nuovo Partito Socialista, è invece il candidato che più di ogni altro ha fatto del reddito di cittadinanza la sua bandiera. Un provvedimento, come ha spiegato pochi giorni fa a Le Monde, che «non può essere realizzato dall’oggi al domani», ma che resta «un obiettivo» a termine. Contro la crisi, la disoccupazione, il malessere della società, Hamon propone da un lato di «ridurre l’orario di lavoro fino a 35 ore settimanali», dall’altro di introdurre «un reddito universale di esistenza, il mezzo cioè per i lavoratori di poter ridurre essi stessi il proprio orario di lavoro per potersi dedicare a cose diverse da un lavoro talvolta penoso».

    Valls, che domenica affronterà in un duello per lui molto difficile l’avversario situato alla sua sinistra, ha rilanciato con un «reddito di decenza», cioè un’entrata minima garantita per tutti quelli che sono sotto un livello minimo di risorse e non - come nel modello Hamon - a tutti indistintamente. Per il resto, Valls vuole reintrodurre un provvedimento adottato sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy e poi abolito da François Hollande, la defiscalizzazione delle ore di straordinario, per rilanciare la produzione e la redditività del lavoro.

    Due visioni apparentemente inconciliabili, quelle di Hamon e Valls, che si scontreranno in condizioni diverse: il primo potrà contare su un numero nettamente superiore di sostegni degli altri candidati, a cominciare dal terzo classificato, Arnaud Montebourg: con il suo 18%, Hamon avrebbe già la maggioranza assoluta. Molto in salita la strada per Valls, che nel dibattito di questa settimana si troverà sempre confinato nel difficile ruolo di difensore degli ultimi difficili anni di governo, per attirare alleanze, a parte Vincent Peillon, che ha però soltanto il 6,48%. L’appoggio che Valls avrebbe atteso, quello di Hollande, continuerà con ogni probabilità a non arrivare.

    Edited by Rotwang

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    marco7

    Valls (31% ora) perdera' al ballottaggio contro hamon (36%) visto che i voti del terzo (17%) andranno ad hamon.

     

    E poi la sinistra non andra' al ballottaggio delle presidenziali tra la le pen e l'altro di destra.

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    Fabius81

    Non ci sono solo i Gollisti, i Socialisti e il Front National. Ci sono un'altra serie di candidati in corsa:

     

    - Jean Luc Melechon del Fronte di Sinistra (ex Partito Comunista e piccoli gruppi, sul modello Sinistra Italiana) accreditato di un 10%

     

    - Francois Bayrou del Movimento Democratico (centristi cattolici, già alleati sia dei Socialisti che dei Gollisti, tipo Casini e Tabacci) intorno al 7-8%

     

    - Yannick Jadot dei Verdi (solitamente alleati dei Socialisti) dati al 2%

     

    - Nicolas Dupont Aignan del Movimento per la Francia (destra nazionalista tipo Fratelli d'Italia, al governo con Sarkozy) attorno al 3%

     

    e soprattutto Emmanuel Macron, di En Marche! un movimento di centro fortemente liberale in campo economico, laico ed europeista accreditato oltre il 15% vera mina vagante delle elezioni. In un turno di ballottaggio sarà difficile che i suoi voti vadano al Gollista Fillion (fortemente cattolico e conservatore) o al socialista Valls. Potrebbe essere la sorpresa delle elezioni come il M5S da noi nel 2013...

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    marco7

    Si ma al ballottaggio finale per il presidente arrivano solo in due che saranno la destra e l'estrema destra.

     

    A sto punto il tutto arrischia di finire come in america con trump dove tanta gente e' rimasta a casa per non votare tappandosi il naso e cosi' trump ha vinto.

    Edited by marco7

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    marco7

    Il candidato della destra francese fillon e' accusato di aver assunto in modo finto sua moglie a spese dello stato come aiutante sua per anni. Lei sembra non aver mai lavorato e ha incassato 600'000 euro per il suo non lavoro.

     

    Scandalo in arrivo.

    Edited by marco7

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    marco7

    C'e' chi dice che se le presidenziali le vincesse la le pen questo sarebbe l'inizio della fine dell'EU.

     

    Tenetevi pronti.

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    Rotwang
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    La scommessa di “tornare a sognare”

    Più ancora di un programma, una visione del mondo. È restituendo a una sinistra francese sempre più disillusa la voglia di sognare che sembrava aver lasciato sui gradini dell’Eliseo, che Benoit Hamon ha vinto la sua sfida contro Manuel Valls. Un risultato che premia una scommessa “idealista”, agli occhi di molti già persa in partenza.

     

    “Un mondo più egualitario, più solidale, più giusto – aveva a più riprese invocato durante la campagna per le primarie del Partito Socialista -. È la prospettiva che noi proponiamo. Poco importa che altri la considerino utopistica. Noi la rivendichiamo perché partendo da un’analisi della realtà, affermiamo che è ciò di cui abbiamo bisogno”.

     

    La stella di Hamon, dall’ombra di Martine Aubry alle scale dell’Eliseo

    Precoce stella del Partito Socialista francese, Hamon entra giovanissimo nei suoi ranghi, per poi diventarne il portavoce a poco più di 30 anni. Determinante nella sua ascesa, la gavetta con Martin Aubry: una fedeltà consolidata negli anni, che lei gli ricambierà, fornendogli di recente il suo appoggio contro Manuel Valls.

     

    Le scale dell’Eliseo le sale una prima volta nel maggio 2012 grazie al neo-presidente Hollande, che lo nomina Ministro delegato all’Economia sociale e solidale. Dal governo insiste perché alla batosta delle amministrative di due anni dopo si replichi conferendo gli interni a Valls. A lui, il rimpasto offre un vero dicastero: quello dell’Educazione nazionale, dell’Insegnamento superiore e della Ricerca.

     

    Da promessa a transfuga del Partito Socialista: il passaggio ai frondisti

    Dopo neanche cinque mesi Benoit Hamon è però messo alla porta, perché non in linea con le politiche di governo. L’enfant prodige del Partito Socialista francese passa quindi ai frondisti. All’ombra di un Arnaud Montebourg che finirà poi per mettere in ombra, coltiva l’immagine di alfiere di una sinistra alternativa che comincia a far sognare i socialisti, delusi da quella di governo incarnata dalla squadra di Hollande.

     

    Ad appassionare i suoi sostenitori sono rivendicazioni di giustizia sociale, argomenti ecologisti e il cavallo di battaglia del reddito di cittadinanza. “Dico e ribadisco – ha detto a più riprese – che l’opzione politica che propongo non vende sogni o miraggi. No, non vende niente: propone semplicemente la giustizia”.

     

    A Manuel Valls, che invitava i francesi a scegliere fra utopia e sinistra credibile, ha risposto la storia. Resta ora da vedere, come risponderà il Partito Socialista francese.

    Edited by Rotwang

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    Rotwang
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    Francia sull’orlo della crisi di nervi. Il candidato alle presidenziali per la destra, François Fillon, ha denunciato «un colpo di stato istituzionale da parte del potere» in riferimento alle accuse di lavori fittizi in Parlamento a sua moglie Penelope e ai suoi due figli. Secondo la radio RTL, Fillon ha chiesto ai suoi di «resistere 15 giorni». Sempre rivolto ai suoi familiari e sostenitori più stretti colui che era favorito per prendere il posto del socialista François Hollande all’Eliseo ha aggiunto: «questa storia non viene dal nostro interno, contrariamente alle voci che corrono. Viene dal potere, che non può vincere nel dibattito democratico e ha quindi deciso di scendere su un altro terreno. Vi chiedo un’immensa solidarietà. Vi chiedo di aspettare il risultato dell’indagine preliminare e di tirare poi tutte le conclusioni. Ciò di cui ho più bisogno, ciò da cui dipendo totalmente, siete voi. Ho bisogno di voi».  


     


    A tre mesi dal primo turno delle elezioni presidenziali, la piena inarrestabile di accuse sugli impieghi fittizi alla moglie Penelope getta una pesante incognita sul candidato dei Républicains. Dopo le indiscrezioni, il Canard Enchainé torna alla carica con un nuovo devastante siluro per lui e la moglie. Stando al settimanale, Penelope Fillon non avrebbe intascato 500.000 euro lordi come emerso in un primo tempo ma ben 900.000, sempre nella doppia veste di assistente parlamentare del marito e collaboratrice strapagata alla Revue des Deux Mondes, giornale di proprietà di un amico miliardario di Fillon. 


     


    Il settimanale satirico che più di una volta con i suoi scoop ha mandato a casa i potenti rivela poi che due dei suoi cinque figli sono stati pagati come assistenti parlamentari quando lui era senatore della Sarthe tra il 2005 e il 2007. La polizia è sbarcata in parlamento per raccogliere elementi relativi al lavoro della moglie: un fatto rarissimo nella storia della Quinta Repubblica francese. In seguito alle prime accuse, la procura di Parigi ha aperto un’indagine preliminare per abuso d’ufficio e appropriazione indebita contro i coniugi della destra. Mentre i Républicains riflettono in gran segreto a un improbabile quanto incerto piano B per l’Eliseo, fonti giudiziarie hanno rivelato a BFM-TV che dalle perquisizioni all’Assemblée Nationale non sono emerse prove del lavoro effettuato in parlamento da Madame. Elementi che rafforzano i sospetti sugli impieghi fittizi. Secondo un sondaggio Elabe, il 76% dei francesi dice di non essere convinto dalla linea difensiva dell’ormai ex candidato forte dei Républicains. 


     


    Per l’Eliseo le accuse di Fillon sono «inaccettabili». «L’unico potere è quello della giustizia», ha replicato la presidenza di François Hollande. 


    Edited by Rotwang

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    marco7

    Ma tu rotwang sai anche scrivere un pensiero tuo o il massimo delle tue capacita' risiede nel cut and paste ?

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    Rotwang
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  • Ma tu rotwang sai anche scrivere un pensiero tuo o il massimo delle tue capacita' risiede nel cut and paste ?

     

    Aggiorno come cronaca politica, il mio pensiero viene sempre fuori, tu posti più di me e linki solo.

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    marco7

    A me da un po' fastidio il copiare un articolo perche' occupa molto spazio anche se c'e' il vantaggio che il contenuto dell'articolo e' salvo per sempre mentre un link puo' non piu' funzionare in futuro.

     

    Il tuo pensiero io non l'ho mai capito ad essere sincero..... (a parte che speri che trump combatta la pornografia, come hai scritto).

    Edited by marco7

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    marco7

    Ma vi redete conto di quel che succede in francia ? 5 candidati per un presidente tra 80 giorni

     

    - la le pen: parricida e intenzionata a distruggere l'euro e la EU. In testa nei sondaggi.

     

    - fillon: morto e defunto dai suoi furti allomstato. Sarkozy vorrebbe rientrare in scena a sostituirlo con la bruni.

     

    - hamon: socialista con reddito di cittadinanza da 400 miliardi che non si sa che paghera'.

     

    - macron: indipendente opportunista di 39 anni con la moglie di 20 anni piu' vecchia.

     

    http://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/15_luglio_16/fotogallery-emmanuel-macron-brigitte-trogneux-ministro-l-insegnante-quell-amore-sbocciato-classe-storia-che-appassiona-francia-35cfd2cc-2bc1-11e5-a01d-bba7d75a97f7.shtml

     

    - melenchon: indipendente

     

    Insomma la le pen rischia di diventare presidente e con questo l'italia torna alla lira sul lungo periodo.

     

    Siete pronti a cio' ?

    Edited by marco7

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    Uncanny

    Secondo me può realisticamente esserci un ballottaggio Le Pen - Macron e in questo caso vincerebbe probabilmente quest'ultimo.

    Fillon travolto dagli scandali sta affondando nei sondaggi e gli elettori persi vanno alla Le Pen o Macron (che essendo centrista pesca da entrambe le parti), che infatti negli ultimi sondaggi ha superato il candidato repubblicano.

    I socialisti hanno candidato Hamon che sta su posizioni di sinistra radicale e questo è ovviamente positivo per Macron che attira così gli elettori socialisti più centristi vicini al perdente Valls.

    Macron è anche l'unico su posizioni marcatamente europeiste e quindi l'elettorato europeista si rivolge a lui. Tutti gli altri candidati principali hanno espresso diffidenza più o meno marcata verso l'UE.

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    Rotwang
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    Il candidato di En Marche!, movimento centrista assimilabile allo spagnolo Ciudadanos, sfida apertamente Marine Le Pen con un meeting a Lione proprio nelle ore in cui la leader dell’ultradestra si trova in città per la due giorni del Front National. 
    Macron marca subito la distanza:
    “Vi rassicuro, non ci sarà un muro nel mio programma. Noi abbiamo le frontiere europee ed è lì la nostra vera sicurezza” – dice.

     

    Ex socialista in rapidissima ascesa Macron, secondo i sondaggi, arriverà secondo al primo turno e al ballottaggio potrebbe stracciare la Le Pen. Come? Coi voti dei suoi ex compagni di partito e con quelli della destra moderata il cui candidato François Fillon, è in forte discesa.

    Edited by Rotwang

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