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lecosechenondici

Si può stare davvero bene senza coming out?

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lecosechenondici

La situazione è piuttosto semplice:

Io sono completament out con famiglia, amici e altri, nonostante mi sia accettato solo a gennaio. Esco da qualche settimana con un ragazzo che dice di non aver avuto tanti problemi con la sua sessualità e di averli superati abbastanza presto. Ha avuto diverse relazioni con ragazzi da quando aveva 14 anni (ora ne ha 18) ma non ha mai fatto coming out con nessuno se non pochi amici molto intimi. Dice che va bene così, che non sente il bisogno di dirlo agli altri, ma io ci credo poco o comunque faccio fatica a immaginarlo. Non sono mai andato in giro con un cartello "sono gay", però parlando con le persone magari usciva il discorso. Se sono con delle ragazze che fanno apprezzamenti su un tale personaggio famoso non mi nascondo e partecipo alla discussione.

Insomma, lui mi sembra a suo agio con la sua sessualità, ma allo stesso tempo mi chiedo come sia possibile vivere anni nascondendosi ai genitori e a tutto il mondo.

 

Scusate per l'italiano orribile ma sono distrutto dopo il poco sonno e il Pride.

 

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Iron84

Chi si accetta molto giovane come gay riesce a fare molto presto il coming out

Un ragazzo 18 enne che già muove i primi passi in tal senso nel giro di pochi anni sarà out con tutti. Quindi relax

 

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lecosechenondici
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  • Chi si accetta molto giovane come gay riesce a fare molto presto il coming out

    Un ragazzo 18 enne che già muove i primi passi in tal senso nel giro di pochi anni sarà out con tutti. Quindi relax

     

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    Boh non sono molto esperto, però si è accettato da ormai 4 anni e non sta muovendo i primi passi in tal senso. Io mi sono accettato a gennaio e nel giro di pochi giorni, tempo di dirlo ai miei, ho smesso di nasconderlo.

    Comunque non mi preoccupa che lo faccia presto, sono relaxed da questo punto di vista. Mi preoccupa il fatto di non riuscire a capire se lui stia veramente bene o no, se è veramente possibile che lui stia bene nonostante il nascondersi (che lui chiama non sbandierare ma è chiaramente nascondersi, se no almeno il gruppo di amici con cui passa il tempo lo saprebbe)

     

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    Iron84

    Certo che sta bene il co non è la panacea di tutti i mali, certo aiuta tanto anzi tantissimo però per stare bene purtroppo non basta un co.

     

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    lecosechenondici
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  • Certo, non dico questo. Però il doversi nascondere quando sei in compagnia dei tuoi amici, quando devi divertirti. E poi uscire per 4 anni con ragazzi senza che i tuoi lo sappiano. A me sembrano situazioni di disagio.

     

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    Sampei

    E' un licealotto precoce, ora quello che maggiormente gli interesserà e limonarsi quanta più gente possibile, è ovvio che è poco toccato dal tema del coming out, vive la sessualità di un adolescente che è ovviamente mille volte più attirante se vissuta di nascosto dai genitori, e mille volte meno angosciante se vissuta di nascosto dagli ambienti omofobi classici (amici di scuola sport quartiere ecc).

     

    Quando gli capiterà per la prima volta di innamorarsi si porrà effettivamente la questione (e non possiamo prevedere come reagirà).

     

    Un piccolo tip: "dice di sé che" non significa aprioristicamente che sia la verità assoluta. Si dicono taaante cose su di sé, taaaante.

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    lecosechenondici
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  • Per questo ho scritto qua, non mi fido del dice di sè che Comunque non è assolutamente il tipo che vuole limonare più gente possibile. Grazie comunque per la risposta

    Edited by lecosechenondici

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    Almadel

    Come dice Sampei fintanto che si vive l'amore in modo adolescenziale

    il coming out è importante per avere rapporti autentici con genitori e amici,

    ma non sembra essere una cosa necessaria.

    Lo diventa quando si hanno relazioni impegnative.

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    davydenkovic90

    Ne parlavo giusto ieri di questo argomento, il problema è più complesso di quanto si possa credere nell'immaginario (che solitamente presenta una situazione molto classica: uno si nasconde e ha paura di fare coming out=>superamento della paura=>coming out=>vita felice)

    Il problema è che sia fingersi etero, sia dichiararsi sempre e comunque ("Piacere Davide, sono uno studente e sono gay") sono cose molto stressanti e che possono portare noie. Il nascondersi ovviamente crea equivoci immani, ti porta a dover simulare e dissimulare continuamente, e uno capisce che non può portare avanti una situazione del genere a lungo, a meno che non abbia pochissimi amici, pochissimi rapporti coi genitori e soprattutto rapporti gay molto superficiali tipo sesso occasionale o frequentazioni molto blande e una volta ogni tanto. Io al liceo mi nascondevo e, per farlo, avevo rinunciato completamente alla mia sessualità, ossia: non cercavo altri ragazzi gay e non vivevo la sfera affettiva/sessuale perché avevo paura che, se avessi iniziato, sarei stato scoperto e che poi all'interno di quell'ambiente non avrei più vissuto bene e sarei stato caricato di numerosi altri problemi... Era come mimetizzarsi, in un certo senso. Che è un atteggiamento del tutto naturale e comprensibile e tipicamente adolescenziale. Vantaggioso perché non comporta stress e ti consente di fare una vita un po' più libera da pressioni su altri ambiti importanti (studio, lavoro...). Io ad esempio andavo benissimo a scuola e pensavo solo a quello. Occupava talmente tante delle mie energie che potevo permettermi anche di trascurare la mia "vita privata", per rimandarla a tempi più favorevoli (come poi è avvenuto). Non ero neanche così sicuro di essere gay, avevo un forte sospetto ma, non avendo mai provato, non sapevo se ero realmente gay o se invece potevo anche essere etero. 

    Durante le mie prime frequentazioni e uscite con ragazzi, all'università, ho cambiato un po' prospettiva e questo mimetizzarmi non lo sentivo più necessario, quindi sono passato a una fase più tranquilla dove non mi nascondo, non mi interessa chi lo viene a sapere e in che modo (non sono neanche di quelli che pensano che si debba fare la dichiarazione in carta da bollo ai genitori... la vita è mia, le mie relazioni sono le mie, non credo che ai miei genitori debba essere riferito alcunché in modo ufficiale da parte mia)... Naturalmente in miei sanno tutto e ne parliamo anche tranquillamente a volte, mia madre qualche giorno fa mi ha chiesto se sarei andato la Gay Pride, ad esempio... ma non c'è mai stata fra di noi la scena da film stile "Mamma sono gay" e lei che scoppia a piangere. 

    Insomma, una volta arrivato all'università, una serie di eventi nel corso dei mesi e degli anni hanno portato a una rivoluzione totale della situazione del liceo, ed è tipico di molti di noi. Guarda al lato positivo della tua vicenda invece che al lato negativo, è molto giovane e già il fatto che lui pensi alla sua vita come un "non nascondersi" è un buon segno. Probabilmente ha bisogno di un piccolo sostegno da parte tua e comunque col passare del tempo risolverà brillantemente questo piccolo impaccio. Le situazioni di disagio sono ben altre, fidati.

    Edited by davydenkovic90

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    LocoEmotivo

    (non sono neanche di quelli che pensano che si debba fare la dichiarazione in carta da bollo ai genitori... la vita è mia, le mie relazioni sono le mie, non credo che ai miei genitori debba essere riferito alcunché in modo ufficiale da parte mia) [...] ma non c'è mai stata fra di noi la scena da film stile "Mamma sono gay" e lei che scoppia a piangere. 

    Questo mi sembra molto interessante, sia in valore assoluto che come possibile risposta all'opener.

    Ho sempre immaginato il CO (e infatti, poi, l'ho svolto in questa maniera) alla classica "scena da film", come la chiama Davy, perché pensavo fosse l'unico modo per far uscire la questione: a quanto pare, invece, può andare anche diversamente.

    Affascinante.

    Il tuo 18enne, caro @lecosechenondici, potrebbe far parte della stessa scuola di Davy, e cioè: "Io non dico niente a nessuno ma se qualcuno lo viene a sapere, tanti saluti". In questo modo avrebbe intelligentemente svicolato il problema del CO, traendone tutti i benefici del caso.

    Facci sapere, ché sono curioso.

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    Notty

    La situazione è piuttosto semplice:

    Io sono completament out con famiglia, amici e altri, nonostante mi sia accettato solo a gennaio. Esco da qualche settimana con un ragazzo che dice di non aver avuto tanti problemi con la sua sessualità e di averli superati abbastanza presto. Ha avuto diverse relazioni con ragazzi da quando aveva 14 anni (ora ne ha 18) ma non ha mai fatto coming out con nessuno se non pochi amici molto intimi. Dice che va bene così, che non sente il bisogno di dirlo agli altri, ma io ci credo poco o comunque faccio fatica a immaginarlo. Non sono mai andato in giro con un cartello "sono gay", però parlando con le persone magari usciva il discorso. Se sono con delle ragazze che fanno apprezzamenti su un tale personaggio famoso non mi nascondo e partecipo alla discussione.

    Insomma, lui mi sembra a suo agio con la sua sessualità, ma allo stesso tempo mi chiedo come sia possibile vivere anni nascondendosi ai genitori e a tutto il mondo.

     

    Scusate per l'italiano orribile ma sono distrutto dopo il poco sonno e il Pride.

     

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    Ciao.

    Domanda abbastanza impegnativa e dalla risposta indeterminata :) Se si potesse stare "bene" solo facendo coming out, lo farebbero tutti: una dichiarazione, e via che si va.

    Ma la domanda tra le righe era un'altra: cioè come si può stare senza fare coming out per tanti anni. Anche qui, non c'è una risposta precisa: c'è chi se la vive bene, come me, che nonostante nessuno sappia nulla (forse lo sanno, ma non dicono - e a me sta bene così) della mia omosessualità, vivo benissimo (incontrando persone e non facendomi problemi a tenere sottobraccio o mano nella mano qualcuno), e chi, nonostante stia nell'armadio, se la vive male: ovvero gli viene il terrore a mille al solo pensiero di dover mettere la faccia nei social network, senza contare poi gli incontri.

     

    Io penso che il coming out non debba essere visto come un atto "dovuto". Se vale il principio "sotto le lenzuola ognuno fa quello che vuole", deve valere anche quello de "i fatti sono miei e li dichiaro solo se ne ho voglia"; ergo: il coming out uno lo fa solo se se la sente veramente. Può essere un atto "Dovuto" se, ad esempio, hai un'amicizia vera di tanti anni con una persona e ti senti di volerglielo dire perché non nascondere nulla di te, o se quella persona amica te lo chiede a quattr'occhi; ma dirlo come un atto amministrativo, come mera "dichiarazione di scienza", per me non ha senso.

     

    Risposta: secondo me, il coming out, uno lo fa se se la sente. Anche non facendolo, si può stare bene, come anche si può stare male. Dipende dalle persone.

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    lecosechenondici
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  • uno capisce che non può portare avanti una situazione del genere a lungo, a meno che non abbia pochissimi amici, pochissimi rapporti coi genitori e soprattutto rapporti gay molto superficiali tipo sesso occasionale o frequentazioni molto blande e una volta ogni tanto.

    E qui arrivano le cose bizzarre. Ha pochi amici intimi (come tutti credo) e una buona compagnia con cui divertirsi. Non è un animale da festa che vive nei locali però spesso fa feste con questa compagnia in casa di qualcuno di loro e beve pure anche se non fino a stare male. Insomma non vive nell'alcool e negli schiuma party però non è nemmeno asociale.

    Con i genitori ha un rapporto molto buono, soprattutto col padre. Hanno proprio un rapporto di amicizia. Quello che ho notato osservando i miei amici con un rapporto simile col padre è che si parla praticamente di tutto, anche di ragazze. Il fatto che non ne parlino mai mi fa pensare che i genitori in realtà lo sappiano già.

     

    Il tuo 18enne, caro @lecosechenondici, potrebbe far parte della stessa scuola di Davy, e cioè: "Io non dico niente a nessuno ma se qualcuno lo viene a sapere, tanti saluti". In questo modo avrebbe intelligentemente svicolato il problema del CO, traendone tutti i benefici del caso.

    Facci sapere, ché sono curioso.

    Effettivamente lui dice di essere proprio così. Però quando incontriamo qualche suo amico mi presenta come amico e non nascondo che questo mi dia anche un attimo fastidio. Più che altro mi ha dato fastidio subito proprio perchè aveva detto "non metto manifesti ma se qualcuno lo scopre amen".

     

    Comunque vi ringrazio perchè ho capito (come immaginavo) che quello che è successo a me non deve per forza succedere a chiunque ma gli eventi possono anche svolgersi in altro modo.

     

    Ciao.

    Domanda abbastanza impegnativa e dalla risposta indeterminata :) Se si potesse stare "bene" solo facendo coming out, lo farebbero tutti: una dichiarazione, e via che si va.

    Ma la domanda tra le righe era un'altra: cioè come si può stare senza fare coming out per tanti anni. Anche qui, non c'è una risposta precisa: c'è chi se la vive bene, come me, che nonostante nessuno sappia nulla (forse lo sanno, ma non dicono - e a me sta bene così) della mia omosessualità, vivo benissimo (incontrando persone e non facendomi problemi a tenere sottobraccio o mano nella mano qualcuno), e chi, nonostante stia nell'armadio, se la vive male: ovvero gli viene il terrore a mille al solo pensiero di dover mettere la faccia nei social network, senza contare poi gli incontri.

     

    Io penso che il coming out non debba essere visto come un atto "dovuto". Se vale il principio "sotto le lenzuola ognuno fa quello che vuole", deve valere anche quello de "i fatti sono miei e li dichiaro solo se ne ho voglia"; ergo: il coming out uno lo fa solo se se la sente veramente. Può essere un atto "Dovuto" se, ad esempio, hai un'amicizia vera di tanti anni con una persona e ti senti di volerglielo dire perché non nascondere nulla di te, o se quella persona amica te lo chiede a quattr'occhi; ma dirlo come un atto amministrativo, come mera "dichiarazione di scienza", per me non ha senso.

     

    Risposta: secondo me, il coming out, uno lo fa se se la sente. Anche non facendolo, si può stare bene, come anche si può stare male. Dipende dalle persone.

    Risposta molto esaustiva. Ho capito il tuo ragionamento e ho capito che può funzionare. Il problema è proprio il predicare bene ma il razzolare male. Quel "Ciao, lui è Fede, un mio amico" mi è sembrato proprio un nascondersi e tra il nascondersi e il non rivelarsi credo ci sia una bella differenza. A questo punto la domanda può diventare "è possibile stare bene nascondendosi?"

     

    EDIT: Mi ero dimenticato di un fatto importantissimo qualche anno fa fece presente ai suoi che c'era la possibilità che fosse gay. Le reazioni non furono proprio le migliori, ma secondo me più per paura e preoccupazione, nel senso che non si sono arrabbiati e hanno comunque una mentalità molto aperta. Da quel giorno non ne hanno più parlato e secondo lui i suoi credono sia stata solo una fase passeggera. Secondo me invece lo sanno benissimo. Suo padre è pure suo amico su facebook e vede i suoi post in supporto alla causa frocia.

     

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    Edited by lecosechenondici

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    Notty

    Risposta molto esaustiva. Ho capito il tuo ragionamento e ho capito che può funzionare. Il problema è proprio il predicare bene ma il razzolare male. Quel "Ciao, lui è Fede, un mio amico" mi è sembrato proprio un nascondersi e tra il nascondersi e il non rivelarsi credo ci sia una bella differenza. A questo punto la domanda può diventare "è possibile stare bene nascondendosi?"

     

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    Mmm... dunque. Capisco il tuo punto di vista: pensi che presentare una persona con cui hai un certo rapporto come "amico" sia un po' un "razzolare male". :) Però vorrei capire una cosa: da quanto tempo vi frequentate, tu e questo ragazzo? Se è poco tempo che vi frequentate, io non penso che una persona, anche se fuori dall'armadio, si esponga a dire "Lui è Fede, il mio ragazzo", anche perché magari dopo Fede si prende un po' a male, specialmente se è poco tempo che lo conosce: magari Fede penserà "ma a questo chi gliel'ha detto che stiamo insieme? °-° A che titolo mi presenta come suo ragazzo?" ... Se, diversamente, è un bel po' di tempo che vi conoscete (minimo un anno, secondo me), avete parlato, e sapete (almeno in linea di massima) cosa da fastidio all'altro e cosa no, dire "questo è il mio amico" è abbastanza fuori luogo... Cioè, insomma... dipende un attimo in che rapporto siete e da quanto tempo siete in quel rapporto. Mi sembra di capire che tu lo stai frequentando... quindi, sempre secondo il mio sindacabilissimo parere, è un po' presto per presentarsi come coppia. Magari mi sbaglio, però... :)

     

    Edit:

    non ho risposto all'ultima domanda: Se intendi se sia possibile stare bene come coppia nascondendosi, non lo so esattamente... Forse sì, perché secondo me lo stare bene come coppia prescinde dall'essere dichiarati o meno al mondo come tali; Se invece è come singolo, il mio parere l'ho già espresso. :)

    Edited by Notty

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    Sampei

     

     

    "non metto manifesti ma se qualcuno lo scopre amen"
    Di solito questa frase va interpretata così: "non farò assolutamente nulla per venire allo scoperto e se qualcuno mi scopre non negherò ma starò in silenzio in un angolino facendo il finto tonto e cambiando argomento".

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    Rotwang

    Si può stare davvero bene senza sesso? Sì.

    Edited by Rotwang

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    lecosechenondici
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  • @Notty non doveva dire "è il mio ragazzo" però dire "è un mio amico" non mi è sembrato il massimo. Magari sono io scemo però avrei preferito un "lui è Fede, il ragazzo con cui sto uscendo". Comunque è poco rilevante, mi ha dato un po' fastidio all'inizio ma amen, capendo la sua situazione va benissimo così.

     

    Di solito questa frase va interpretata così: "non farò assolutamente nulla per venire allo scoperto e se qualcuno mi scopre non negherò ma starò in silenzio in un angolino facendo il finto tonto e cambiando argomento".

    È quello che pensavo anche io e in effetti è il suo caso. Però mi pare di capire da Notty che non sia sempre così

     

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    Edited by lecosechenondici

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    Notty

    @Notty non doveva dire "è il mio ragazzo" però dire "è un mio amico" non mi è sembrato il massimo. Magari sono io scemo però avrei preferito un "lui è Fede, il ragazzo con cui sto uscendo". Comunque è poco rilevante, mi ha dato un po' fastidio all'inizio ma amen, capendo la sua situazione va benissimo così.

     

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    Capisco. Ripeto, magari non se la sarà sentita per non imbarazzare te. A questo punto, parlagliene, dicendogli queste parole: "Guarda che a me non da fastidio se dici agli altri che stai uscendo con me :) " - Però mi pare di capire che lui non se la senta di rivelare i suoi fatti privati... quindi, non so quanto andresti lontano... Comunque... parlagliene, e buona fortuna...!

    Edited by Notty

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    Tyrael

    la questione è semplice sei egoista. Non tutti ragionano come te (sono convenuto in causa, giusto per essere precisi :sisi:

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    LocoEmotivo

    "non farò assolutamente nulla per venire allo scoperto e se qualcuno mi scopre non negherò ma starò in silenzio in un angolino facendo il finto tonto e cambiando argomento".

    Sì, potrebbe essere questo. O anche no.

    Il caso che prospettava Davy, al contrario, mi sembrava più un "Non sento il bisogno di sbandierarlo in giro ma non negherò qualora mi venisse richiesto".

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    Sampei

     

     

    Non sento il bisogno di sbandierarlo in giro
    Il solo fatto che un gay senta il bisogno di dire che non sente il bisogno di sbandierare in giro il fatto che è gay mi fa propendere per la mia interpretazione. Purtroppo.

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    lecosechenondici
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  • la questione è semplice sei egoista. Non tutti ragionano come te (sono convenuto in causa, giusto per essere precisi :sisi: )

    Non ho capito perchè sarei egoista. Ho scritto il post per dire come la pensavo e per cercare di capire proprio gli altri punti di vista, soprattutto quello dello sventurato che mi ha tra i piedi

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    Capricorno57

    Più si invecchia più il bilancio della vita assume connotati via via meno provvisori, no? 

    Bene, nel mio caso personale, col mio tranquillo inserimento nel "tessuto sociale" di una cittadina, e con una storia d'amore più che ventennale in atto, posso tranquillamente affermare che senza il CO praticamente generalizzato iniziato 30 anni fa intorno ai 30 anni di età non potrei vivere in ordine con me stesso, il fidanzato e tutti i conoscenti anche in campo lavorativo.  

    L'importanza del CO secondo me è più o meno direttamente proporzionale alla qualità di vita, al tasso di autostima, agli impegni assunti e (quindi) anche all'età. 

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    LocoEmotivo

    Il solo fatto che un gay senta il bisogno di dire che non sente il bisogno di sbandierare in giro il fatto che è gay mi fa propendere per la mia interpretazione. Purtroppo.

    Posso anche darti ragione, nel mio caso.

    Però qui stiamo parlando di nuove leve: come noi non rispettiamo in molti casi l'ottica delle vecchie zie di una volta, così probabilmente loro stanno un passo avanti a noi.

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    freedog

     

     

    Ho sempre immaginato il CO (e infatti, poi, l'ho svolto in questa maniera) alla classica "scena da film", come la chiama Davy, perché pensavo fosse l'unico modo per far uscire la questione: a quanto pare, invece, può andare anche diversamente.

    sai benissimo (perchè te ne ho parlato) che perfino all'epoca del mio CO nel secolo scorso la scena non fu il melodrammone strappacore con piatti volanti, urla & similia,

    ma una banale presa d'atto da parte di Madreh che il suo caro pargolo 16enne c'aveva una sua (all'epoca molto) intensa vida frocia

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    Sampei

     

     

    ma una banale presa d'atto

    eeeeh sai che noia, vuoi mettere con: sedie della cucina che sbattono, gente che fugge il lacrime, gente in paralisi catatonica, risate isteriche, convocazioni notturne, richieste di ritrattare la versione dei fatti, dinieghi e mani nei capelli?  :asd:  :asd:  :asd: 

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    freedog

    e che ci posso fà?

    è andata così!

     

    -e cmq non ho mai negato di esse un noiosissimo & pigherrimo pantofolaro inside..-

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    LocoEmotivo

    sai benissimo (perchè te ne ho parlato) che...

    Stai dando per scontato che io ti ascolti, quando parli.

    Grave, gravissimo errore.

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    m89

    Un aspetto che andrebbe considerato è anche l'ambiente familiare, da quello che ho capito ha un buon rapporto coi genitori, ed è un aspetto senza dubbio positivo, ma un conto è avere buon rapporti coi genitori un altro è fare coming out con loro dato che potrebbero reagire in un modo diverso da quello immaginato. Il coming out in famiglia è davvero un passo importante non è come parlare delle previsioni del meteo, ed è prima di tutto una scelta personale sia per le modalità che i tempi, detto questo sono il primo a dire che si per un bel po' si può vivere anche senza dirlo in famiglia ma prima o poi la realtà va detta a prescindere dalle possibile reazioni. Un discorso a parte riguarda gli amici e le conoscenze, in questo caso io non mi sono mai sentito in obbligo di doverlo dire, voglio dire la sessualità è solo uno di tanti aspetti di una persona e non vedo perché dovrei metterlo subito in rilievo, io sono chi sono non perché sono gay, che poi esce fuori ad un certo punto ok o comunque ho ritenuto giusto dirlo agli amici più cari ma di certo con nuove amicizie non mi sento in obbligo di dirlo. Quindi direi che fin quando il tuo "amico" vive bene così non credo tu ti debba fare problemi dato che riguarda una sfera esclusivamente personale.

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    Efestione7

    Ma no è semplicemente che tu lo hai vissuto in un modo e chissà perchè hai pensato che debba valere per tutti. Prima si ragionava così proprio perchè difficile entrare in contatto con altri gay se non per bisogni istintivi da omaggiare ma credo ci  fosse poco tempo e voglia per discorrere di CO.

    Le nuove leve invece a 15 anni partono subito di scena romantica gaya o video di muscle daddy sul profilo FB e quindi per genitori, zii e nonni c'è solo l'amen. Per i rimanenti invece poca pubblicità e attuano il metodo che ha usato il tuo boy (siete una bella coppia twink immagino :nyam: ) odierno ma molto meno a che vedere con la doppia vita che si faceva prima.

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