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Anakreon

Dell'amor greco in versi ed in prosa.

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Anakreon

O giovine formoso, 

tue membra sognar fiorenti d'audaci

 

palpiti ancor m'è crudo, 

ché sempre impervio sei pel mio desio, 

 

remoto alla mia speme

e pur mirarti è dolce a cor gentile.

 

 

Anakreon fece nel seicentonovantesimo anno olimpico.

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Demò

leggete libri di ferro per favore...

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Angelo1900

Sarei curioso di leggere l'originale traslitterata (poiché non so leggere il greco) per sentire come suona.

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Demò

ma dalle scopiazzature dantesche non mi sembra molto originale...e mi sembra più una poesia da professore invaghito di un alunno che un'opera di quel gran farfallone di anacreonte

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coeranos

Un gran ritorno nel forum.

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Mario1944

Ben tornato Anakreon, è sempre un piacere leggerti!

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Anakreon
  • Topic Author
  • Visitatore, sii ben venuto:

    ascolta un'ammonizione e leggi una dichiarazione.

     

     

    Ammonizione:

     

    Se Tu sia d'età minore, se ai Tuoi Numi esecrabile ovvero al Tuo Genio aborrendo sia l'amore greco; che Tu non proceda oltre, anzi, che altrove senza indugio Tu disceda, Ti prego.  

     

     

    Dichiarazione.

     

    Quali che siano  i verbi e le locuzioni  che la licenza del verso mi conceda,  in nessun caso, in nessun modo,  a maschi impuberi o minori d'età s'intendano riferiti gli affetti d'amore. 

     

     

    Anacreonte.

     

    Chi sia stato Anacreonte, Visitatore, forse vuoi sapere.

     

    Teo, città degli Ioni d’Asia, ne fu la patria, ove fiorì, ora sono più che duemila e cinquecent’anni.

     

    Profugo per l’invasione dei Persi, visse ospite di quei principi che munifici accoglievano i sacerdoti delle Muse.

     

    La fama ancora, per l'oscurità dei secoli, illustra il nome di colui, il quale cantò i bei giovani e la letizia dei convivii, quando Dioniso riempie i calici del suo purpureo nettare ed infiamma i petti a concupire il fiore della gioventù;   non gli atomi nudi e freddi che corrono per lo spazio infinito, ma il calore d'un corpo vivente, d'un efebo che la primavera della vita adorna di beltà e di virtù, per la voluttà dei nostri sensi e per il godimento del nostro cuore.

     

    Lungi fossero le negre Chere, che accompagnano l’armi e gli ardori bellicosi:

    per la lira d’Anakreon, diletti e voluttà e godimenti.

     

    Ma cantò anche o, meglio, pianse, l'insorgente vecchiaia, che gli corrompeva il corpo e lo spingeva prossimo ad Acheronte; allora spregiato dai giovinetti amati, quando il desiderio d'amore si faceva più intenso, ma troppo spesso insaziato.

     

     

    Il nome d'Anakreon.

     

    Perché, forse Ti domandi Visitatore, il nome ho eletto d'Anacreonte, grecamente Anakreon, per accedere a questi fori ?:
    per ciò, che adolescente lessi un carme del cigno di Teo, il quale modulava il suo desiderio della beltà, per sé ardua, d'un giovinetto, Cleobulo.

    Reliquia fragile di tempi remoti, ma ancor fremente d'affetti virili;
    lume fioco, quasi estinto fra le tenebre dei secoli, ma ancor fervente d'ardori sublimi.

    Innanzi, d'alcun altro poeta o scrittore antico o nuovo, non avevo mai letto pari tributo alla beltà e gioventù maschili:
    Anacreonte rappresentava efficacemente quell'affezione, che, dalla mia prima pubertà, m'accendeva, con insolenza, il cuore.

    Riporto il carme, che, debbo confessarlo ?, mandai a memoria:

    O pai parthenion blepon,
    dízemai se, sy d’ou koeis,
    ouk eidos hoti tes emes
    psykhes heniokeueis.

    O giovine di virgineo aspetto,
    io pur chiedo te, ma tu non m’ascolti,
    né di quest’alma sai,
    che tieni stretto il freno.

    Dovendo usare d’un nome, affinché potessi accedere a questo e ad altri siti dedicati all’amore della beltà dei giovani maschi, mi parve conveniente eleggere, tra i molti possibili, quello d' Anakreon.


    Anakreon.

     

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    Lavipera

    Caro Any, come ti butta?

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    Mario1944

    S

     


    Caro Any, come ti butta?

     

    Sei in confidenza con il Sommo, Vipera?

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    Anakreon
  • Topic Author
  • Diva Parthenope, felice, e quanto !,


    tu che nutri d’amabil gioventude 


    il puro fiore d’Hermes: fa' che crude


    non gli fian le preci d’un core affranto !.


     


    Impetra, ninfa, ch’ei fero non spregi,


    della provetta età d’antico amante,


    l’ardore, il desiare, le pene sante,


    amaro e dolce frutto de’ suoi pregi.


     


    Aulente giglio d’Hermes, stammi accanto,


    sì ch'io rimiri di tua grazia i fregi,


    all'onesta virtù splendido manto.


     


     


    Anakreon fece nel seicentonovantesimo anno olimpico.


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    Demò

    Maestro, che capolavoro! I miei occhi sono pieni di bellezzaaaah

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    Mario1944

    @Demò,

    non fare il rinoceronte in cristalleria.

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    Anakreon
  • Topic Author
  • Ora trascorri sul fiore dell’onde,


    o fuggente bellissimo Delfino,


    ora t’immergi nell’acque profonde


    violando impavido il seno marino


    in fino a’ suoi tesori;


     


    ora scintilli nel raggio fulgente


    del Sole, ora t’avvolge la Luna


    di tenue candore: sempre ridente,


    in te la grazia e la beltà s’aduna


    quali gemini onori.


     


    Godi, stillante di salso liquore,


    offendere lieve il canuto flutto;


    alto sollevi di spume l’umore,


    ratto volando per il ponto tutto,


    lieto di nuovi ardori.


     


    Del mar, che audace ti carezza e bacia,


    oh quanto invidio alla felice sorte,


    ond’ei mirarti puote dalla Tracia


    in fin che nuoti alle Tirrene porte


    tra cerulei splendori.


     


    Corri sul pelago cantando il canto


    che un dio donò alle tue forme pure;


    a te concorre il mio pensier d’accanto


    e getta al vento sue moleste cure,


    lodando i tuoi decori.


     


    Quando nell’aura lucida e serena


    saltando inarchi le tue membra alate


    di gioventù vibranti in ogni vena,


    amabil voce nasce in petto al vate


    e porge soavi allori:


     


    voce di tenero desio e di speme,


    che ancor feconda di poetar mi preme


    a pinger tuoi colori.


     


     


    Anakreon fece nel terzo anno della seicentonovantacinquesima Olimpiade.

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    Anakreon
  • Topic Author
  • Rivelazione omerica.

     

     

    Carissimo Usignuolo,

     

    forse non sai che il luogo in fine del libro primo dell'Odissea, il quale mi riferisti averti molto turbato, fu in età volgare dai censori turpemente mutilato, quando l'amore per i giovinetti suscitava ormai orrore nell'animo dei lettori.

     

    In vero un indizio della lezione antica puoi intravedere nel penultimo verso (443), là dove il poeta dice Telemaco coperto d’un vello di pecora, grecamente:

    “KEKALUMMENOS (coperto) OIOS  (di pecora)  AOTOI (con un vello)".

     

    KEKALUMMENOS  sostituisce l'obliterato PEPHILEMENOS (amato) ed OIOS sostituisce ANDROS (d'un uomo).

     

    Restituisco i vocaboli obliterati, così che tu possa leggere l'emistichio antico:

    "PEPHILEMENOS ANDROS AOTO (amato dalla virtù d'un uomo)".

     

    Preferirei piuttosto tradurre "dalla virtù d'un viro", se “viro” non fosse assai desueto, benché senza dubbio "viro" renderebbe meglio il vocabolo greco ANER, il quale così si distingue da ANTHROPOS come il latino "vir" da "homo".

     

    AOTOS è il fiore di qualche cosa, la parte migliore, eletta, eccellente, il vigore, la virtù:

     leggendo quindi OIOS, cioè "della pecora", s'intenderà "coperto coni vello di pecora";  di contro leggendo ANDROS, cioè "dell'uomo", s'intenderà "amato dalla virtù d'un uomo".

     

    Ti traduco gli altri versi, che furono abrasi dai censori, ma che ai miei tempi ancora si leggevano, sperando che la tua pudicizia non sia offesa da tanta omerica audacia.

     

     

    <<  Euriclea tenendo l'argenteo anello trasse la porta seco e con la correggia il chiavistello distese.

     

    Giacque Telemaco, avvinto dal sonno, ed Atena gl'inviò splendidi sogni:

    sognò il padre redire alla cara patria, vigoroso ed audace e coll'aiuto del braccio valente del figlio gettare nell'Ade funesto, rapiti dal negro Fato di morte, i pretendenti protervi.

     

    Mentre che di questa speme a Telemaco empiva il cuore la dea d'occhi cerulei, Mentore giunse alla porta del talamo, il nobile amico d'Odisseo:

    desiderio acerrimo lo pungeva.

     

    Levò il chiavistello ed aprì lentamente la porta;   la face che teneva in mano trafisse con un raggio di luce tremola le tenebre della stanza ove Telemaco dormiva.

     

    Avido l'uomo mirò lo splendido giovinetto, il quale, sulle coltri di lana disteso, fremeva a causa dei sogni:

    nudo il corpo fioriva di maschia beltade, ancor tenera la barba ne ornava il volto e le chiome crespe rifulgevano del color delle viole.

     

    Avido l'uomo contemplò l'ampio petto anelante, i ben torniti omeri, i vigorosi lacerti, il muscoloso addome, le lunghe gambe:

    in tutte le membra la figlia temibile del Cronide aveva mirabilmente infuso il soave decoro della gioventude.

     

    Avido l'uomo scrutò con occhi impudichi i formosi lombi e, coronato di delicata lanugine, il grazioso pube:

    a lui s'infiammarono le vene di crudele libidine e gli tremarono le care mani, mentre che temerario concupiva cogliere i dolcissimi frutti d'amore, possedendo intimamente il divino giovinetto.

     

    Già pregustava i baci, le carezze, gli amplessi;   già godeva in cuore, prelibando il nettare dei doni d'Afrodite.

     

    Soggiacque, in fine, all'impeto della cupidine e giacque accanto all’efebo, saziando il caro desiderio di gioventù e beltade.

     

    Accolse ambedue l'ampio letto né Telemaco, nel sonno profondo occupata la mente dai sogni, s'accorse di Mentore audace:

    lì egli per tutta la notte, AMATO DALLA VIRTU' D'UN UOMO, meditava in seno quella via che Atena gli aveva indicata.  >>.

     

    Oh, come vorrei essere, qual Mentore, accanto al mio dolcissimo usignuolo !.

     

     

    Anakreon fece nel quarto anno della seicentonovantacinquesima Olimpiade.

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    Anakreon
  • Topic Author
  • Priapea.


     


     


    Fregava un Trace l'asta molle in vano,


    ché nulla in ogni membro avea di nervo. 


    A me protende al fin l'inetta mano:


    "Divo Prïapo, servo"


    balbo mi prega "umile Ti sono:


    ch'io possa al men goder di mia virtude,


    ché maschio mai di sé non mi fa dono,


    se non sia vecchio, rude,


    osceno, cano,


    di turpe suono."


     


    "Son Nume salace, non getto al vento


    tanta libidine !." gli dico presto.


    "D'amabil volto, di melato accento,


    pien di vigore onesto, 


    casto giovinetto pronto t'accede."


    Con fallaci specchi il furace alletto


    pollo di Zeus, a che dall'alta sede


    rigetti al vile letto


    d'intonso mento


    il Ganimede.


     


    In quel chi viene ?: di Teo l'usignuolo,


    Anacreonte, il Greco illustre vate


    e s'accende tosto: "Che miro in volo ?,


    che mai di forme alate ?:


    splendida gioventù che il Sole arretra, 


    de l'amore Olimpio desiato foco !."


    Che più ?: in una, pulsare la cetra,


    cantar soave per poco


    e 'l pollo solo


    restar per l'etra.


     


    Altro che Orfeo canoro e le sue selve !:


    l'arte d'Anacreonte scuote le menti,


    turba un giovin petto, muove le belve


    ad amorosi intenti. 


    Crepi il Bistone infesto,


    co' nervi lenti:


    io non li desto.


     


    Trionfi l'Ellade pura e 'l suo cantore,


    coronato di vïole e di rose.


    A lui concorrano, vinte d'amore,


    maschie beltà radiose 


    non ancora dall'evo


    fatte spinose.


    Quindi mi levo.


     


     


    Anakreon fece nel secondo anno della seicentonovantacinquesima Olimpiade.


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    Anakreon
  • Topic Author
  • Crudel, perché frequenti,

    in queste notti solitarie, inquiete,

    i sogni miei di desiderio ardenti ?.

     

    Crudel, perché tormenti,

    con soave rimirar d'impervie mete,

    i sensi miei pudibondi e silenti ?.


    S'infiammano le vene,

    se mi costringe il dio nella sua rete,

    e grato angor mi dona e miti pene.


    Ma lunga via mi tiene,

    ch'io non estingua in te l'amabil sete,

    che troppo a vecchio core non conviene.


    Delizioso fonte, in fra selve orrenti,

    s'io placassi, nel chiaro tuo liquore,

    gl'impeti dell'amore !.

     

            

            Anakreon fece nel terzo anno della seicentonovantacinquesima Olimpiade.

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    Anakreon
  • Topic Author
  • Amore ancor m'avvinto e stretto tiene,


    sì che, mirando il mio tesoro intento,


    altr'io non veda né m'ascolti accento,


    mentre che 'l dio m'infuria per le vene


    ed acre e dolce e sevo in me lo sento


    che temerario osa.


     


    Mordemi 'l desio, bel giovinetto,


    del soave cor che ti palpita in seno:


    tutto m'infiammi e al foco non ho freno


    ché già sperare me l'accende in petto


    dei casti sensi tuoi godere appieno;


    né mai speme si posa.


     


    Verecondo e lieve e candido fiore,


    baciar vorria de' tuoi petali il manto,


    s'io non temessi non violar l'incanto


    che in te l'ardente gioventù e 'l pudore


    amabilmente sposa.


     


    Pur s'entro mi pungi con spina vera,


    quando il pensier di te sognando spazia,


    virtute in me rinnova la tua grazia,


    si profuma di te questa mia sera,


    o purissima rosa.


     


     


    Anakreon fece nel terzo anno della seicentonovantacinquesima Olimpiade.

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