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Indipendenza del Veneto


Rotwang

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Ilromantico

Solo un appunto OT, gli spagnoli sono molto più compatti degli italiani. Basti pensare che a differenza dell'Italia non ci sono ridicole rivalità e discriminazioni tra Nord e Sud.

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Né io né nessuno dei miei amici ha visto nulla:

qualcosa forse vorrà dire?

 

Idem.

Nè a padova nè a mestre visto nessun gazebo.

Referendum online: arrivava una busta con il codice, ma potevi già registrarti semplicemente con mail e password. Inventi un nome, una mail valida e fatto. Tutti i sostenitori del sì potevano votare 2 volte, se non di più. A gazebo di mercoledì su rai3 hanno fatto vedere come si può agevolissimamente fare. 

E' un referendum farsa, sostenuto da un'ordinanza regione veneto(prego che ricorderemo di questi anni con un sorriso fra qualche decennio).

Suppongo sia costato circa 1 euro fare stampare e inviare le lettere coi codici ai 3,5 milioni di cittadini veneti. Circa 3,5 milioni di euro veneti che al posto che andare a roma vanno nel cestino veneto.

 

Io su circa 300 amici su facebook di cui quasi 200 veneti so di 2 che hanno votato.

 

Inoltre, repubblica federale: come germania e usa. Ve lo immaginate lo stato di Rovigo, lo stato di vicenza e lo stato di belluno? Texas e Treviso, California e Padova, New York e Verona. 

Edited by Chris
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gli spagnoli sono molto più compatti degli italiani. Basti pensare che a differenza dell'Italia non ci sono ridicole rivalità e discriminazioni tra Nord e Sud.

 

O non vivi davvero in Spagna o vivi nella Spagna che sta su Marte :)

http://it.wikipedia.org/wiki/Indipendentismo_catalano

http://it.wikipedia.org/wiki/Euskadi_Ta_Askatasuna

 

Non è possibile neanche lontanamente paragonare

le correnti indipendentiste spagnole a quelle italiane

né per aderenti né per impatto sociale né per violenza.

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Solo un appunto OT, gli spagnoli sono molto più compatti degli italiani. Basti pensare che a differenza dell'Italia non ci sono ridicole rivalità e discriminazioni tra Nord e Sud.

 

Infatti qualsiasi regione spagnola brama l'indipendenza da Madrid, perfino le Canarie. Informati :)

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C A G A T E revisioniste e anti-italiane, erano virtualmente italiane per storia, cultura e tradizioni tra loro simili. Mi spiace.

 

C'è poco da "revisionare", caro mio!

Le repubbliche marinare non erano e non si consideravano repubbliche "italiane" se non forse in senso strettamente geografico perché tutte collocate nella penisola italiana.

Infatti l'affermazione "virtualmente italiane per storia, cultura e tradizioni", non ha senso nel Medioevo, quando l'appartenenza comune valeva culturalmente semmai per l'ecumene cristiana e politicamente per il Sacro Romano Impero (ma non per Venezia però, che formalmente dipendeva dall'Impero Romano d'Oriente!), ed ha poco senso anche nel Rinascimento e nei secoli posteriori almeno fino all'800, dato che (per rimanere alle repubbliche marinare) un Veneziano non si sentiva certo più affine storicamente o culturalmente ad un Amalfitano o ad un Pisano che ad un Tirolese od un Genovese ad un Pisano o ad un Veneziano più che ad un Marsigliese, anzi!

Del resto anche se vogliamo risalire all'unità politica italiana nell'età d'Augusto, con Roma capitale come da fantasie risorgimentali, dobbiamo prima di tutto escludere Sicilia e Sardegna (insieme con Sud Tirolo e Piemonte orientale) che erano provincie e non facevano parte delle undici regioni augustee che distinguevano (ma solo a fini censuari) l'Italia peninsulare e in secondo luogo capire che allora l'Italia non era considerata una nazione con Roma capitale, ma una moltitudine di popolazioni diversissime tra loro politicamente aggregate, per spontanea associazione o per conquista, al popolo Romano.

E la diversità di queste popolazioni era di sangue, di lingua, di cultura, di tradizioni e anche d'interessi, comprendendo Latini, Galli, Etruschi, Veneti, Liguri, Piceni, Oschi, Sanniti, Calabri, Bruzii, Greci delle tre stirpi ecc. 

 

Che poi l'unità politica sotto Roma portò nei secoli ad un affievolimento delle differenze anche genetiche tra le varie popolazioni italiche è senz'altro vero, ma lo stesso valse anche per tutte le popolazioni che fecero parte stabilmente dell'impero romano almeno nella parte occidentale del mediterraneo, non per nulla si parla ancor oggi di lingue neolatine con riferimento a quelle parlate nelle tre grandi aree geografiche dell'impero occidentale, cioè italica, ispanica e gallica.

 

Rimane comunque incontrovertibile che, se volessimo trovare almeno per l'unità amministrativa (prescindendo però da unità di cultura, lingua, religione, tradizioni) italiana propugnata nel XIX secolo un qualche pallido fondamento storico in età romana, dovremmo mutilarla di Sicilia e Sardegna, mentre se volessimo trovarlo nelle età successive, ci troveremmo di fronte alla più atroce (per il sentimento risorgimentale) delle mutilazioni, cioè a quella della città di Roma e delle regioni aggregate al patrimonio di Pietro che non furono mai parte del regno d'Italia quale fu costituito da Carlo Magno intorno nel 781 e durò formalmente fino al 1806 con la soppressione del Sacro Romano Impero.

 

Se poi uno vuole sognare, vabbe' sogni pure.

Del resto anche i Francesi nel XIX secolo si considerarono eredi dei Galli, i Tedeschi dei Germani e gli Ebrei dei Giudei.....

 

Però, se queste sono cose serie, non vedo perché deridere Mussolini che voleva riconquistare l'impero romano considerandone il regno d'Italia come erede politico e culturale!

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Informo anche della nascita dei secessionisti Valdostani (!) http://www.aostasera.it/articoli/2013/01/28/25603/nation-val-douta-attuare-la-zona-franca-e-istituire-una-moneta-locale-complementare

li più che l'indipendenza sarebbe da dargli dei calci nel c... visto che la Vallèe si tiene, grazie ad un autonomia che non ha eguali in Europa, la stragrande maggioranza delle tasse, fino a 2-3 anni fa i residenti avevano anche la benzina a prezzo agevolato, in virtù del territorio montano complicato, però le montagne ci sono anche sulle Dolomiti, sull'Appennino e nella Sila  :azz: va bè comunque alle ultime regionali hanno preso lo 0.20% dei voti  :rotfl:.

 

Tornando IT penso che il Veneto non si staccherà dall'Italia, così come non si staccherà la Sardegna o appunto la Valle d'Aosta, sul Sudtirol non sono così convinto che prima o poi non farà un referendum vero per entrare a far pare dell'Austria, anche perchè la parte germanofona sta superando numericamente quella italiana (tedeschi e austriaci, spesso pensionati, che si sono trasferiti per via del costo della vita meno caro).

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Non mi intendo di storia del diritto, ma credo che quello veneziano fosse parecchio differente da quello del Regno delle Due Sicilie...o mi sbaglio?

 

Sì e no...la rinascita della scienza giuridica, come tutto il risveglio culturale

successivo all'anno mille ha intanto un comune riferimento: il diritto romano

e la cultura classica. L'Italia cioè ha un riferimento culturale unitario alle sue

spalle è il cd "ius comune" ( certo non c'è unità politica ma neanche in Germania )

 

Parlare di letteratura regionale ad un Toscano è forse un po' difficile, però

Dante Petrarca e Boccaccio li consideriamo letteratura Toscana?  Erano

effettivamente scritti in un dialetto toscano o in una lingua para-dialettale

adattata all'esigenza di essere capita o leggibile al di fuori della Toscana?

 

E perchè la scelta del Toscano-fiorentino, se non per il fatto che era forse

la forma di linguaggio più simile al latino e quindi più simile ad un modello

linguistico comune, che potesse facilmente essere capito da tutte le élite

culturali del paese? E per il fatto che la Toscana stando nel mezzo assonava

sia verso il Sud che verso il Nord in termini fonetico linguistici etc.

 

Questa realtà non deve annullare tutte le altre come magari poteva ritenere

un De Sanctis o un Italiano risorgimentale...abbiamo quindi riscoperto ciò che

ci divide ed anche le storie non ufficiali o popolari etc 

 

Ma possiamo dire effettivamente che Dante non veniva letto in Volgare fuori

dalla Toscana?

 

Negli anni '70 questo corpus di studi post-risorgimentale era tendenzialmente

di sinistra e marxista perchè si trattava di studiare il "popolo"...nessuno riteneva

però vi potessero  essere dei sottintesi secessionisti o paraleghisti

 

Studiare il popolo significava studiare le varie popolazioni-dialetti-società, ma in

una cornice ideologico-storiografica che tutto univa: il latifondo estensivo nel Sud

era come il latifondo estensivo nel Veneto continentale ed entrambi non erano i

poderi a mezzadria toscani

 

La denuncia dei limiti del nostro risorgimento non aveva certo come obiettivo

quello di denunciare l'unità nazionale in sé, la qual cosa sarebbe sembrata

talmente reazionaria da essere ascrivibile solo al nostalgismo di qualche nobile

toscano o veneto, ma sostanzialmente fuori dalla storia

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Ilromantico

@rotwag @almadel

 

Ed eccoli i soliti italiani non residenti in Spagna che fanno i saputelli con wikipedia :D!!

 

Vi ricordo che qui lo Stato è diviso in "Comunidades" che hanno poteri ben più maggiori delle regioni italiane. Inoltre per Costituzione quelli che da noi sarebbero dialetti (catalano, valenciano, gallego..) qui vengono tutelati come lingue co-ufficiali dello Stato spagnolo. Insomma ogni Comunidad ha una sua anima e cultura specifica che la rende particolare e ciò viene tutelato e rispettato da molti. E gli spagnoli sono compatti perché non avranno MAI nulla da ridire se parli con l'accento e la cadenza della tua Comunidad e amano fare turismo per tutta la Spagna. Lo stesso non si può dire degli italiani che non andrebbero nemmeno sotto tortura al nord o al sud e dove in tv devi parlare per forza in italiano 'standard' e dove sono ben tollerate solo le cadenze romane e nordiche.

 

L'unico vero problema è l'indipendenza di catalanuya, ma se si vogliono separare facciano pure. Il resto sono solo idiozie, persino ETA ha rinunciato a far terrorismo.

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E la diversità di queste popolazioni era di sangue, di lingua, di cultura, di tradizioni

Quotiamo per una volta il professor Mario!

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L'unico vero problema è l'indipendenza di catalanuya, ma se si vogliono separare facciano pure. Il resto sono solo idiozie, persino ETA ha rinunciato a far terrorismo.

 

E questo dimostra che non ci sono rivalità?

Ti immagini se il Veneto pretendesse l'uso della lingua veneta nelle scuole

e se avesse da poco "rinunciato a fare terrorismo"?

 

Ah ma scusa: "amano fare turismo per tutta la Spagna" e "ti rispettano se hai un accento diverso"

cosa vuoi che siano un milione di persone in piazza per l'indipendenza catalana (no Rovigo, ma Barcellona)

o il fatto che nel 2004 Aznar è riuscito a dare la colpa all'ETA per l'attentato di Al Qaeda.

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Ilromantico

Beh, ma quelli sono estremismi e casi particolari. Meglio questo che una nazione in cui c'è una discriminazione e una rivalità becera tra regioni e nord e sud. Un estremista nazionalista posso anche arrivare a "comprenderlo", almeno ha un ideale e lotta perché crede in una cosa concreta, ma l'odio nord/sud e le discriminazioni sul parlato e regionaliste le trovo decisamente più gravi e vergognose.

 

Inutile fare il saputello se non hai esperienze dirette, fai solo magrissime figure credimi. Qua il senso patriottico è molto forte, talmente tanto che molti amici italiani se ne lamentano e lo sbeffeggiano. Io invece amo che mi abbiano fatto scoprire cosa voglia dire patriottico perché in Italia il patriottismo lo ricicliamo solo quando muore qualcuno o per i Mondiali.

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C'è poco da "revisionare", caro mio!

Le repubbliche marinare non erano e non si consideravano repubbliche "italiane" se non forse in senso strettamente geografico perché tutte collocate nella penisola italiana.

Infatti l'affermazione "virtualmente italiane per storia, cultura e tradizioni", non ha senso nel Medioevo, quando l'appartenenza comune valeva culturalmente semmai per l'ecumene cristiana e politicamente per il Sacro Romano Impero (ma non per Venezia però, che formalmente dipendeva dall'Impero Romano d'Oriente!), ed ha poco senso anche nel Rinascimento e nei secoli posteriori almeno fino all'800, dato che (per rimanere alle repubbliche marinare) un Veneziano non si sentiva certo più affine storicamente o culturalmente ad un Amalfitano o ad un Pisano che ad un Tirolese od un Genovese ad un Pisano o ad un Veneziano più che ad un Marsigliese, anzi!

Del resto anche se vogliamo risalire all'unità politica italiana nell'età d'Augusto, con Roma capitale come da fantasie risorgimentali, dobbiamo prima di tutto escludere Sicilia e Sardegna (insieme con Sud Tirolo e Piemonte orientale) che erano provincie e non facevano parte delle undici regioni augustee che distinguevano (ma solo a fini censuari) l'Italia peninsulare e in secondo luogo capire che allora l'Italia non era considerata una nazione con Roma capitale, ma una moltitudine di popolazioni diversissime tra loro politicamente aggregate, per spontanea associazione o per conquista, al popolo Romano.

E la diversità di queste popolazioni era di sangue, di lingua, di cultura, di tradizioni e anche d'interessi, comprendendo Latini, Galli, Etruschi, Veneti, Liguri, Piceni, Oschi, Sanniti, Calabri, Bruzii, Greci delle tre stirpi ecc. 

 

Che poi l'unità politica sotto Roma portò nei secoli ad un affievolimento delle differenze anche genetiche tra le varie popolazioni italiche è senz'altro vero, ma lo stesso valse anche per tutte le popolazioni che fecero parte stabilmente dell'impero romano almeno nella parte occidentale del mediterraneo, non per nulla si parla ancor oggi di lingue neolatine con riferimento a quelle parlate nelle tre grandi aree geografiche dell'impero occidentale, cioè italica, ispanica e gallica.

 

Rimane comunque incontrovertibile che, se volessimo trovare almeno per l'unità amministrativa (prescindendo però da unità di cultura, lingua, religione, tradizioni) italiana propugnata nel XIX secolo un qualche pallido fondamento storico in età romana, dovremmo mutilarla di Sicilia e Sardegna, mentre se volessimo trovarlo nelle età successive, ci troveremmo di fronte alla più atroce (per il sentimento risorgimentale) delle mutilazioni, cioè a quella della città di Roma e delle regioni aggregate al patrimonio di Pietro che non furono mai parte del regno d'Italia quale fu costituito da Carlo Magno intorno nel 781 e durò formalmente fino al 1806 con la soppressione del Sacro Romano Impero.

 

Se poi uno vuole sognare, vabbe' sogni pure.

Del resto anche i Francesi nel XIX secolo si considerarono eredi dei Galli, i Tedeschi dei Germani e gli Ebrei dei Giudei.....

 

Però, se queste sono cose serie, non vedo perché deridere Mussolini che voleva riconquistare l'impero romano considerandone il regno d'Italia come erede politico e culturale!

 

Non ti rispondo neanche :) dovresti solo studiare un po' la storia, ciao.

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Non ti rispondo neanche :) dovresti solo studiare un po' la storia, ciao.

 

Viste le cazzete che hai scritte, mi sa che tra noi due chi deve studiare la storia non sono certo io!

Del resto è tipico degli ignoranti colti in fallo (nel senso di errore.....) dire:

"non ti rispondo neanche",

perché non capiscono nemmeno gli errori che hanno commessi.

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Viste le cazzete che hai scritte, mi sa che tra noi due chi deve studiare la storia non sono certo io!

Del resto è tipico degli ignoranti colti in fallo (nel senso di errore.....) dire:

"non ti rispondo neanche",

perché non capiscono nemmeno gli errori che hanno commessi.

 

Ma certo che non ti rispondo, dovrei rispondere a uno che disconosce l'identità culturale italiana nella sua plurima diversità storica? Studia!

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L'identità culturale è una cosa abbastanza incerta e comunque, pur nell'interpretazione più benevolmente largheggiante, non così estesa geograficamente e profonda popolarmente come si volle per necessità pubblicitarie nel Risorgimento e come farnetichi tu.

Comunque io ti ho contestato  alcune frasi, cioè specificamente quella che le repubbliche marinare erano considerate ai loro tempi repubbliche "italiane" e quella che esse erano virtualmente italiane per storia, cultura e tradizioni tra loro simili.

Del resto l'uso dell'avverbio "virtualmente" la dice lunga sulle tue contorsioni verbali per pretendere di collocare quello che non c'era.

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L'identità culturale è una cosa abbastanza incerta e comunque, pur nell'interpretazione più benevolmente largheggiante, non così estesa geograficamente e profonda popolarmente come si volle per necessità pubblicitarie nel Risorgimento e come farnetichi tu.

 

Non farnetico, io ho studiato, tu no.

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farnetico, io ho studiato

Ma  taci che hai a che fre con un antropologo e latinista di fama mondiale. Circoscrivi le tue tesi o taci!

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La denuncia dei limiti del nostro risorgimento non aveva certo come obiettivo

quello di denunciare l'unità nazionale in sé, la qual cosa sarebbe sembrata

talmente reazionaria da essere ascrivibile solo al nostalgismo di qualche nobile

toscano o veneto, ma sostanzialmente fuori dalla storia

 

Io credo invece che se gli intellettuali che si sono interessati di federalismo (non di secessione) fossero riusciti a trovar sponda in qualche partito (di sinistra) che discutesse della cosa in modo maturo, l'idea - del federalismo se non altro - ci sembrerebbe molto meno peregrina o reazionaria.

 

Probabilmente la penso così anche perché son stato allievo di un professore di filosofia politica con spiccate simpatie federaliste, ma che negli anni 70 deve anche aver scritto qualche introduzione a degli scritti di Mario Tronti, perciò...

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Io non trovo affatto reazionario il federalismo, semmai trovo

reazionario negare ciò che di buono ha portato l'unità nazionale

D'altronde se l'unità nazionale non si fosse realizzata non si 

potrebbe neanche parlare di federalismo...federare cosa, se non

esiste neanche una cultura italiana?

 

Ho dei dubbi sul fatto che si possa far funzionare il Federalismo in

Italia, ma questo non significa ritenerlo in sé reazionario

 

In passato c'è stata una parte di sinistra che era contraria al

federalismo, perchè si riteneva che la forma federale di stato

sanzionasse un certo grado di diseguaglianza ; era un discorso

del tipo : se esiste il federalismo all'americana non può esistere

un servizio sanitario nazionale etc.

 

Poi da ultimo direi che vada molto di moda parlare male delle Regioni

della necessità di reintrodurre costi standard per i servizi etc ( ma questo

direi più sulla base di una urgenza finanziaria e non come discorso solo

di sinistra ) ed il federalismo mi pare passato di moda

 

Questo perchè si è scoperto dopo una serie di riforme ( dai Comuni al

Titolo V etc ) fatte dalla sinistra, che buona metà delle Regioni Italiane

sono amministrate peggio dello Stato centrale

 

C'è da dire semmai questo, che mentre il Nord è stato dichiaratamente

federalista e prevalentemente attraverso la Lega Nord ; il Sud si è opposto

in modo meno chiaro e trasparente attraverso i partiti nazionali ed in modo

del tutto trasversale allo schieramento politico

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il federalismo in Italia spaventa per tanti motivi: è la moltiplicazione delle burocrazie, delle polizie (quante ce ne sono? qualcuno le ha contate?) ma soprattutto è il totale caos impositivo

oggi paghiamo l'IRPEF per Stato, Regione, Comune; per lo Stato e il Comune dobbiamo pagare l'anticipo IRPEF; anche per quei redditi extra che già sappiamo non percepiremo l'anno venturo

poi possiamo chiedere il rimborso, e lo aspetteremo per anni

l'IMU ex ICI o come si chiama adesso è un totale caos, i comuni in genere alzano le loro aliquote fino al massimo consentito senza porsi alcun tipo di problema

nessuno sa esattamente calcolare la pressione fiscale dell'italiano medio, visto che tutti si muovono in modo scoordinato

ma la cosa drammatica è che nessuno sa come "gira" il bilancio di questi vari enti: quanto spendono ad esempio le province per la cancelleria? per la benzina? quali sono le voci di spese OPEX? qualcuno è in grado di calcolarlo? se non sappiamo misurare la spesa, come potremo mai fare i risparmi?

ma è tutta la struttura del bilancio che è folle: oggi non è possibile, che io sappia, spostare gli importi stanziati su diverse voci di spesa in modo flessibile

la conseguenza è che le cifre stanziate vengono sempre integralmente spese, anche se non serve, perché tanto se non li si spende sarebbero "soldi persi"

per cui magari si comprano tonnellate di carta igienica inutile e non c'è la benzina per fare le fotocopie in tribunale o per le auto della polizia

in tutto questo caos solo il pensiero di come potrebbe essere fatto il "federalismo all'italiana" fa tremare i polsi...

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Il Veneto soffre molto di invidia verso le altre Due Venezie

(Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige)

che sono autonome e funzionano benissimo.

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la stampa esprime un certo interesse per l'iniziativa referendaria:

 

http://www.repubblica.it/politica/2014/03/24/news/l_indipendenza_del_veneto_non_uno_scherzo_bocciato_lo_stato_centrale_no_alla_politica_locale-81734444/

 

un esito politico mi pare abbastanza chiaro: la sudditanza della Liga Veneta alla Lega Lombarda (dalla cui fusione nacque la Lega Nord) è ormai un retaggio del passato

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in un mondo globalizzato che vede gli stati tentare di federarsi ue usa federazione russa,unione africana ecc ecc vedo gli show della lega come populismo puro per avere qualche voto in più dalla massa ignorante alle prossime elezioni,promettendo fantomatiche fuoriuscite da euro,italia europa ecc

sperano ancora di commerciare spezie e tessuti come mille anni fa? qualcuno gli faccia un aggiornamento del  sw celebrale!

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  • 2 weeks later...

La Lega non c'entra niente stavolta, cerca solo di recuperare qualche voto saltando sul carro, visto che alluvioni e pessimi candidati pd a parte il prossimo anno sarà dura tenere la regione. Sui media nazionali il referendum ha trovato pochissimo risalto, salvo che per definirlo fasullo e truccato(come se fosse un mistero che i veneti sognano la secessione da vent'anni). Ora salta fuori la storia di questi venti pensionati deliranti col trattore corazzato, ed è buona per umiliare ancora una volta i veneti facendoli passar tutti per bifolchi villici. Perchè questi pruriti indipendentisti? Ora come ora sono soprattutto frutto della crisi: dopo secoli di miseria per trent'anni abbiamo vissuto un benessere esagerato frutto di un culto del lavoro esagerato, ed ora siam pieni di disoccupati e imprese chiuse. E' facile dar colpa alle tasse, il veneto medio non si accorge che il nostro sistema manifatturiero ultrafrantumato e a conduzione familiare ha segnato il passo. E nel frattempo non è stato preparato il terreno per una sua evoluzione, quindi siamo fregati. Perchè questa acredine verso lo Stato italiano? Non basta dire che questi bifolchi contadini dall'unità ad oggi han patito miseria, abbandono, sono stati il campo di battaglia della Grande Guerra e l'unico politico che ne ha tenuto conto è stato il mentuto da Predappio? Non basta dire che un'identità culturale più definita delle altre regioni, a parimerito con la Sicilia(altro secessionismo storico) ce l'hanno di sicuro? Venezia in tutto questo c'entra poco, ne è estranea anche storicamente, visto che la Serenissima è sempre stata solo veneziana. Serve solo come marketing e giustificazione storica. Per il resto se ne sta apatica a galleggiare in laguna, in crisi perenne ma per conto suo. Se non esiste serio terrorismo(perfortuna!), nè partiti secessionisti veri e con una cultura politica autentica il problema è uno: mancanza storica di un centro, di una metropoli veneta, e dicotomia città-campagna.  Non è un caso che la lega abbia stentato ad affermarsi nelle città mentre faceva il pieno di voti nelle campagne. Che poi campagne non sono, ma semmai sconfinate periferie industriali anarchiche e prive di riferimenti culturali e identitari. A parte i campanili, la xenofobia, la bigotteria e il sogno di un futuro migliore attraverso la secessione e il non dover esser più la lontana periferia dello Stato italiano. 

Edited by Demò
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Uhm penso che la fine della crisi economica potrebbe sbollire l'indipendentismo veneto, per fare un paragone tra il 1943 e il 1950 l'indipendentismo siciliano era molto più forte di quello attuale veneto, era realmente armato (non con trattori mascherati da carri armati) e guidato da una figura carismatica come Salvatore Giuliano, troppo frettolosamente catalogato come "criminale". Di colpo tale indipendentismo non solo è scomparso, ma anzi, la Sicilia è diventata una delle regioni meno favorevoli al federalismo (nel 2006 votò contro al referendum per il 75% superata solo dalla Calabria e dalla Basilicata), come ha fatto l'idea di una Sicilia stato a svanire nel giro di così pochi anni? E li il malessere era molto più reale rispetto a quello del Veneto...

 

Diciamo che il nordest ha vissuto per anni di un economia drogata, basata sulle esportazioni favorite dal basso valore della lira, l'euro ha mandato in frantumi tutto ciò.

 

Tornando al discorso di @Hinzelmann secondo me il federalismo è un idea fortemente qualificabile come reazionaria, non lo è affatto invece il corporativismo. A proposito di ciò, come ho anche discusso su Facebook con alcune persone, se l'Italia dell'immediato dopoguerra anzichè abbracciare in pieno il libero mercato (che appunto ha creato la miriade di piccole aziende del nord) avesse portato avanti una politica economica come quella d'anteguerra, con un mix di autarchia dove possibile e di corporativismo (una delle pochissime cose buone fatte da Mussolini), tenendo il valore della lira, anche artificiosamente, forte e creando grosse aziende a marcata partecipazione statale oggi avremmo un paese molto più ricco e sviluppato, sicuramente agli stessi livelli del Nord Europa. Certo per fare tutto ciò bisognava comprimere i consumi, l'idea dell'autarchia poi andava abbandonata lentamente, magari negli anni '70-'80, una volta che si era raggiunta una stabilità economica e valutaria. 

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  • 2 weeks later...

Uhm penso che la fine della crisi economica potrebbe sbollire l'indipendentismo veneto, per fare un paragone tra il 1943 e il 1950 l'indipendentismo siciliano era molto più forte di quello attuale veneto, era realmente armato (non con trattori mascherati da carri armati) e guidato da una figura carismatica come Salvatore Giuliano, troppo frettolosamente catalogato come "criminale". Di colpo tale indipendentismo non solo è scomparso, ma anzi, la Sicilia è diventata una delle regioni meno favorevoli al federalismo (nel 2006 votò contro al referendum per il 75% superata solo dalla Calabria e dalla Basilicata), come ha fatto l'idea di una Sicilia stato a svanire nel giro di così pochi anni? E li il malessere era molto più reale rispetto a quello del Veneto...

 

Diciamo che il nordest ha vissuto per anni di un economia drogata, basata sulle esportazioni favorite dal basso valore della lira, l'euro ha mandato in frantumi tutto ciò.

 

 

1-La fine della crisi...diciamo che la crisi ha risvegliato un sentimento che in Veneto negli ultimi trent'anni non ha fatto che crescere, ma che durante l'ultimo governo Berlusconi si era assopito e trasformato in sentimenti xenofobi e attese federaliste. La differenza è che 10 anni fa il sentimento che portava a scrivere sui cavalcavia delle autostrade "Veneto stato" nasceva da una miscela di egoismo economico e anarchismo rurale...oggi l'anarchismo è rimasto, la ricchezza è presente ma fortemente ridimensionata, si è aggiunta la rabbia atroce contro il "sistema" e la disillusione nei confronti della politica nazionale...

 

2-Dell' indipendentismo siciliano postbellico non intendo parlare per l'amore che porto alla Sicilia ed alla sua storia. Né parlerò dei motivi che l'hanno portato ad estinguersi(oltre allo statuto speciale). Dirò solo che il referendum del 2006 è stato bocciato nelle regioni del Sud per motivi molto evidenti. E non parlo solo della convenienza economica. Quella riforma, fatta malissimo(forse apposta) per accontentare la lega, era stata presentata in un modo tale da offendere profondamente l'orgoglio e la dignità dei meridionali. E hanno fatto bene a bocciarla.

 

3- L'economia del nordest(che poi è un sostantivo inventato per non dire Veneto) era drogata si, ma di lavoro. Non è un caso che Austria e Slovenia stiano facendo di tutto-e con successo-per attirare le nostre imprese nei loro territori,  per quanto entrambe non abbiano la lira da svalutare.

 

4-Il federalismo non è reazionario. Le esigenze di autonomia di una comunità territoriale non sono una minaccia per lo Stato. Sono semplicemente esigenze con le quali bisogna fare i conti. Non sia mai che ne venga fuori un gran bene.

Edited by Demò
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