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Aquarivs

L'irresistibile leggerezza dell'essere Amati - Capitolo I

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Aquarivs

"E' bellissimo.. non riesco a fingere, non riesco ad immaginare qualcosa di migliore.. illogico il modo in cui mi fai sentire bellissimo.."

 

Se non fosse che il ritmo è in effetti travolgente, questa canzone ha del patetico - rifletteva Mike mentre attendeva stanco il solito passaggio delle cinque con le cuffie alle orecchie e della musica a stravolgergli il cervello. - Si arriva così di rado ad essere innamorati e per di più reciprocamente che sapere cosa si prova dovrebbe essere un mistero.. ma tanto è musica.. la creiamo per illuderci di vivere in un mondo migliore. -

Su quelle ultime e ormai conosciutissime riflessioni Fabio, il migliore amico di Mike, era finalmente uscito dal proprio ufficio e si avvicinava in macchina là dove quel ragazzo sempre immerso in un mondo di riflessioni e follia lo aspettava dopo una lunga giornata di lavoro, puntuale come sempre, preciso e affidabile come fosse una proiezione della loro forte amicizia.

 

Ciao bellissimo! Posso darti un passaggio? - chiese sorridendo attraverso un finestrino calato per metà e vistosamente bagnato dalla pioggia che si era versata furentemente pochi minuti prima lasciando un intenso odore di un asfalto rovente per l'intenso caldo.
 

Ciao idiota! - rispose Mike con un sorriso strappato ai propri pensieri. - Stavo ascoltando il nuovo singolo rilasciato dal mio idolo, accendi il Bluetooth in macchina che lo piazzo on the air! - aggiunse con premura salendo sulla vettura.
 

No, dai quella pazza no! Te sei proprio fissato.. ma musica vera no? - replicò Fabio accendendo comunque e a suo malgrado il dispositivo della sua punto Evo.
 

Vuoi dire come quella che il tuo amico superdotato e super talentato farà stasera al Courtney's? E al quale hai già tirato bidone? ribattè Mike.

Dai lo sai che mi dispiace non esserci stasera! Vengo a sentirti Domenica quando suoni col gruppo, non riesco proprio a liberarmi stasera.. - e la musica si interpose tra i due cinguettando tranquilli versi sull'amore ideale.

 

Sei ancora sicuro di quello che stai facendo? - riprese Mike dopo qualche attimo di silenzio.

Sicuro di cosa? - chiese l'altro.

 

Fabio, lo sai a cosa mi riferisco.. questa cosa sta diventando più grande di te, che succede se non riesci più a controllarla? E se mandassi tutto a puttane?

Parli della nostra amicizia o di me? Perché la prima donna la fai ad ogni spettacolo, che cambia se me ne perdo uno? - rispose Fabio rifugiandosi nel tanto conosciuto sarcasmo da paura.

 

La tua prima donna non c'entra niente! - puntualizzò Mike che intanto aveva cambiato brano sul suo cellulare facendo spazio ad un rock più pesante e in linea con il momento. - Io mi riferisco a te e a quello che potrebbe succedere. Lo sai che per me non cambia nulla ma fossi in te io starei attento, solo questo, promettimi che starai attento! - concluse Mike mitigando la discussione.

 

Sì, tranquillo! Mo' scendi che devo scappare - e intanto i due si erano fermati davanti a casa di Mike - prometto che ti scrivo per avvisarti se faccio in tempo a venire dopo. -

 

Mandami un sms.. non ho internet al pub niente what's app, will ya? - aggiunse il preoccupato chiudendo lo sportello dietro di sé.

Ok, Mariah, e starnazza qualche pezzo anche per me stasera.

E su quella solita imbeccata che amavano tanto, Fabio partì a velocità supersonica mentre Mike faceva lo stesso entrando in casa e scaraventandosi alla velocità della luce sotto una doccia poco meno che tiepida.
Quella sera si sarebbe esibito senza molti amici ma tanti estranei e questo lo lasciava perplesso. Di solito la metà della folla era data da colleghi e amici, da gente trascinata a forza da Fabio che poi, a fine serata, non voleva più saperne di lasciare il tanto caratteristico locale di turno e da bevitori da strapazzo in cerca di buona musica live. Gli ultimi pensieri si ammassarono in una testa insaponata alla rinfusa mentre il cellulare di Mark lampeggiava su un messaggio appena ricevuto:

"Stasera ci sarà un piccolo intermezzo, porto un violinista da paura che suonerà l'assolo sul tuo pezzo.. è tanto bravo, quanto bello.. see ya later! John".


 

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Aquarivs
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  • Il messaggio era passato poco meno che inosservato.
    Durante la fretta Mike aveva giusto dato un'occhiata al contenuto ma siccome non era chissà quale sorpresa che qualcuno suonasse in piena crisi d'improvvisazione durante le loro serate, alzò giusto un attimo gli occhi al cielo come per dire "ecco sai la novità" e corse a vestirsi.

    Il Courtney's non era un pub come tutti gli altri. Si trovava in pieno centro e di solito si riempiva neanche fosse il giorno di San Patrizio, con gente che starnazzava per ogni dove e che poi applaudiva contenta se il pezzo era andato bene. Non c'era modo di mischiarsi alla folla come accadeva in altri posti più "alla mano" perché si suonava su una sorta di balconata che faceva da palco e al di sotto del quale, alle volte, stavano i musicisti quando questi erano in sovrannumero.

    La cosa che sollevava l'animo di Mark era la presenza di altri artisti che si sarebbero esibiti nella medesima serata, quasi in una turnistica casuale che permetteva loro di prendere da bere, di divenire alticci ed infine, scatenarsi con derivazioni blues e country.
    Mike avrebbe cantato, come sempre, durante quasi tutta la serata perché, perfino in chiusura, il blues era quello che adorava di più e che sapeva fare meglio. In quei momenti di vero club d'artisti schiudeva quell'anima tormentata e ad essa dava sfogo con tutta la voce che aveva in corpo, una voce piena di sfumature e a tratti profondamente ammaliante.

     

    In pochi attimi le dieci della sera erano già arrivate e nervoso ravanava sul sedile posteriore della sua macchina cercando di raccogliere tutto quello che gli sarebbe servito, chitarra, una giacca di pelle malconcia e delle sigarette che sarebbero dovute essere, come le precedenti, le ultime e una pesante borsa a tracollo dentro la quale teneva tutti gli spartiti.
    Chiusa la portiera una voce squillante lo sorprese vistosamente.
    Una delle bariste lo salutava mentre se ne stava sul ciglio della porta a rubare due minuti di leale servizio fumando disperatamente.
    Mike le si avvicinò sorridendo, la baciò sulla guancia e si dissero delle frasi che, per il baccano proveniente dal pub, sembrarono dei leggeri mormorii veloci intermezzati da sorrisi e un abbraccio dopo di che il ragazzo la mollò per radunare le proprie cose all'interno del locale.

    Lo show iniziò molto presto.
    John aveva già montato tutto sul palco e il locale era già stracolmo per cui decisero di partire a razzo sui pezzi più richiesti facendo, qua e là, delle pause da beveraggio.
    A tre quarti di serata, mentre Mike ordinava il solito Mojito per il quale andava matto, il batterista conosciuto qualche settimana prima, Andrea, lo chiamò facendo cenno, tra la folla, di tornare sul palco dove John prendeva accordi, o almeno così sembrava dai gesti, con un giovane dalla capigliatura irrequieta e un maglione sgualcito che penzolava su una maglietta slabbrata e grigia che teneva in mano lo strumento per il quale viveva, un violino.
    Mike comprese che era tempo di un'improvvisazione e pagato il cocktail se lo trascinò geloso dai ragazzi che erano già pronti per iniziare di nuovo.

     

    Momento, momento.. - interruppe confuso - devo esibirmi anch'io? -

    Mike, - prese la voce John - Questo è Daniel il violinista di cui ti parlavo.. -

    Piacere, ciao - disse distrattamente Mike guardandolo solo per un istante e tornando sulla questione posta. - Quindi? Speravo in una pausa di cinque minuti almeno.. sono esausto.

    Mike, il pub è stracolmo e Daniel è davvero bravo, dai un pezzo soltanto e poi facciamo qualche brano di sola musica, ok? - aggiunse Andrea.
     

    Ok - concordò infine. Diamoci dentro! - e strinse la mano al ragazzo dal capello buffo e dai profondi occhi blu che intanto gli sorrideva silenzioso e contento.

    Il brano, venne davvero bene.
    Il consenso arrivò ancora prima dell'ultimo SI tenuto per 20 secondi da un Mike scatenato e trascinato da un intenso e appassionato violino che pareva essere nato per accompagnarlo nella follia delle proprie contorsioni vocali là proprio dove sentiva spezzarsi l'intensità della musica per divenire emozione. Il contatto era arrivato immediatamente. Già dal primo approccio con il nuovo sconosciuto suono che quella sera portava le mani di un ragazzo bello e talentato, certo vestito in un modo assolutamente strano ma che, nel complesso rendevano onore a tutto ciò che contava, la musica.
    Finito il brano Mike abbandonò il gruppo per la tanta agognata pausa e per calmare la fibrillazione nata da quell'unione.
    Prese il bicchiere solitario che lo aspettava paziente su un tavolo di amici e andò sul retro per bruciare furentemente della nicotina.
    Un paio di minuti più tardi, tra la gente che lo accompagnava in nuvole di fumi grigi e sotto una musica di sole chitarre, Daniel si fece avanti per parlargli.
    Il fumo, così come il cortile si diradò giusto per fare spazio ai due e sull'invito di un'altra sigaretta, Mike espresse tutta la propria ammirazione:

     

    John aveva proprio ragione. Non ci sono parole per descrivere il tuo talento.. -

     

    Più che talento, c'è tanto esercizio.. - sorrise replicando l'altro. - tu piuttosto, la tua voce sembra non avere limiti, sono rimasto impressionato.. -

    Grazie,  - rispose Mike vistosamente imbarazzato - ho lasciato ogni freno sotto la guida della tua musica.. mi è sembrato di inseguire un desiderio irrefrenabile. Grazie per aver suonato con noi stasera. Anzi, se ti va, anche se mi rendo conto che la musica rock può avere dei limiti nell'accostamento con il tuo stile, puoi suonare con noi tutte le volte che ne hai voglia.
     

    Sarebbe bello - replicò Daniel che intanto aveva smesso di portare la sigaretta alla bocca ed osservava Mike giocare nervosamente con la propria senza fumarla.

    C'era stato senza dubbio un contatto fulmineo tra i due e pareva essere legato alla loro musica, eppure, per pochi istanti, quest'avvicinamento pareva valicare i confini delle note e del talento tingendosi d'attrazione e interesse. La loro era un'ammirazione onesta e senza pregiudizi o una concomitanza di attrazioni che stavano convergendo in un unico momento?
    Questo pensiero passò istantaneo nella mente di entrambi senza quasi lasciare traccia se non un momentaneo attimo di silenzio e di imbarazzo che calò il sipario sulla loro serata con un sorriso complice e la convinzione che qualcosa di più grande della musica avesse vibrato nelle loro corde.


     

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    faby91

    Mancano le descrizioni dei luoghi e dei personaggi.. Il resto l ho letto un pó a fatica nel senso che mi pare poco scorrevole.. Peró è ssolo la mia opinione eh! ;-)

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    Aquarivs
  • Topic Author
  • Beh ovvio che è solo la tua opinione.. è l'unica xD

    A parte gli scherzi, il pezzo nasce proprio così. E' il suo stile. Freddo, schematico tipico dei noir del dopoguerra. E' intenzionale e usato proprio per instillare sensazioni che voglio siano chiare.

    Dietro le parole, le emozioni non sono solo quelle celate dalle descrizioni o dai capoversi ma anche dal fatto che chi scrive suscita sensazioni a pelle. E io a quelle punto ancor prima di stendere il testo.

    Per la scorrevolezza direi che ciò sia dovuto al fatto che il raccontarsi non provenga da me ma dai personaggi. Questa cosa è presente in tutti i miei scritti. Preferisco che sia l'immaginazione a riempire gli spazzi vuoti. Io do solo indizi. Il resto viene creato ad arte da chi legge e dal bagaglio che esso porta. Quindi no, niente edulcorazioni nelle panoramiche di luoghi e personaggi.

    Tutto è accennato,crudo e in bianco e in nero. Deve poter esasperare.

    Edited by Aquarivs

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    faby91

    Comunque appena ho piú tempo me lo rileggo con calma.. :-)

     

    C'è un seguito?

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    Aquarivs
  • Topic Author
  • Lo sto scrivendo adesso ;D

    Tranquillo non deve mica piacerti per forza.. lol

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    Aquarivs
  • Topic Author
  • Quelli che erano stati giorni fecondi divennero presto una settimana di tormento.

    Mark era divenuto sempre più occupato al punto tale di non riuscire più a trovare uno spazio per mettere qualcosa tra i denti.

    Continuava a rimandare di fase in fase come se il cibo fosse divenuto l'impiccio del momento, uno stress per l'anima e una perdita di tempo in termini di utilità.
    Due giorni dopo l'ultima esibizione era ritornato solerte alle proprie dieci ininterrotte ore di lavoro come fosse l'unica cosa che contasse e, ogni attimo fuori dall'ufficio era finito in pasto agli amici, alle richieste pressanti dei ragazzi della band sulla creazione di nuovi pezzi dal tono un po' più jazz e a delle cene improvvisate un po' qui e un po' lì a seconda dell'avvicendarsi degli eventi.

    Fu ad una di queste fortuite occasioni che Daniel si palesò come ospite più che gradito.

    Mike e Sinead, la ragazza "a volte fissa dipende dai giorni" di John, stavano ravanando tra le stoviglie in cucina tentando di mettere su una cena con quel che la casa di quest'ultima metteva a disposizione quando l'inaspettato suonò al campanello.

     

    "What the fuck.." - sussurrò la ragazza a Mike, - "Ma quanta gente ha invitato John? Ce n'è a malapena per noi.. ce n'è vero?" - aggiunse dopo un attimo di tormentato e affamato dubbio.

    "Assolutamente sì, bambola," - rispose l'altro con un ovvio riferimento alle battute a loro note sulla bellezza sfacciata della ragazza avvolta in un corto capello rosso fuoco e due occhi splendenti come le terre d'Irlanda. - "e.. ad ogni modo, se salto anche 'sto pasto vuoi che me ne accorga?" -

     

    Per i seguenti dieci minuti nessuno dei due realizzò Daniel fosse apparso sulla porta di casa né tantomeno che questi stesse già starnazzando con gli altri nella camera accanto fra tintinnii di coppe traboccanti e pizzichii di corde un po' troppo vissute. Continuarono a prepare la cena per i famigerati sette quanti essi credevano fossero e intonando della buona musica cantarono ininterrottamente finché la cena non fu nei piatti e venne il tanto atteso momento di servirla. L'ultimo piatto arrivò con lesta impazienza tra le mani affamate di Mike che, alla vista di Daniel, ebbe giusto il tempo di smarrire il senso della matematica.
    Ed adesso? Pensò in un lampo. Siamo in otto.
    Questo fu il mezzo con il quale la sua mente pretese l'attenzione su un desiderio fisico ed emotivo che Mike si ostinava a rinnegare alla vista di un così affascinante ragazzo.
    Non c'era spazio per nessun'altra riflessione, quindi egli commentò in fretta la propria indubbia sazietà e porse il piatto verso l'imprevisto.
    La cena, se così potesse essere definita da Mike, si svolse come tutte le altre, fatta eccezione, e no forse anche per quello, per un caffè in più finito in scia di quello precedente preso qualche ora prima.
    Un messaggio interruppe la quotidianità dell'evento portando per qualche attimo la sua mente fuori portata di tiro: Fabio accennava ad uno sviluppo, qualcosa era andata in porto ma senza il risultato sperato o forse proprio con un risultato sperato ma non ammesso. Mike arricciò il naso in senso di giudizio. Qualcosa lo preoccupava ma di sicuro non era in grado di capirne il grado giacché lo stesso amico era stato vago su azioni e sentimenti. Accennò ad una risposta frettolosa in segno di domanda e tornò dai commensali che, di certo, non si erano accorti di quell'attimo di alienazione.

    Le risa volarono, gli shot anch'essi e il tempo non fu da meno. In pochi istanti fu il momento del solito commiato: "Ci si vede domani", era il modo di dire che si era stati bene e in meno di niente la casa di Sinead fu presto derubata d'ogni ospite e con essi sparì anche l'assordante chiacchiericcio.

    Una trascurabile pioggia fitta ma leggera li accolse sulla strada e in pochi istanti i sei organizzarono un taxi alla buona.
    Mike, che viveva a due isolati, preferì camminare al solo scopo di glissare ogni altro tentativo di prolungare la serata e, indicando la direzione opposta, Daniel fece lo stesso.

    "Dove sei diretto?" - chiese Mike mentre Andrea farfugliava qualcosa al telefono con la tipa dei taxi.

    "Giù in Dublin Road. Ma passo prima a prelevare perché sto a secco" - rispose Daniel.

    "Stai nella mia stessa direzione, andiamo ti tengo compagnia, ti va?" - chiese di getto l'altro mentre il resto del gruppo era già tutto raccolto sul ciglio della strada in attesa del passaggio.

    "Assolutamente sì.. " giunse come risposta.

    Fu così che i due salutarono gli altri quattro e in un attimo si dissolsero nel buio mentre il taxi appariva all'angolo della strada.
    In quei minuti che furono insieme, Daniel e Mike sembravano essere completamente a proprio agio. La stanchezza faceva capolino su ogni altro pensiero. Tutte le emozioni e la frenesia di qualche sera prima parevano non esserci mai state. La quiete e la tranquillità parevano dominare ogni espressione.
    Daniel accennò qualcosa sulla soddisfazione d'aver suonato con loro e sul fatto che, ultimamente, la carriera musicale pareva essersi rivolta contro ogni progetto. Il mondo della musica era entrato in crisi da diverso tempo e gli artisti cominciavano a risentirne pesantemente in termini di feedback.
    Mike non poteva che accogliere quelle manifestazioni assolutamente sincere ed egli iniziò a confidare, a propria volta, le paure riguardo una carriera che non pareva avere frutto.
    Quella camminata divenne, in breve, un racconto d'anime intermezzato da qualche cash e un paio di sorrisi.
    I due si fermarono per pochi istanti al bivio che li portava in direzioni opposte verso casa e lì, in un momento di pura comprensione reciproca, Daniel chiese a Mike di uscire il giorno successivo:

    "E' Sabato domani, so che lavori ma, se ti va, dopo possiamo fare un salto da qualche parte per gettare via lo stress e magari prendere qualcosa da bere.."

    "Beh, l'idea non sarebbe male ma" - attese l'altro - "accetto solo se andiamo a prendere qualcosa DA MANGIARE!!" sottolineò l'altro sorridendo.

     

    "Oh dio.. mi fai sentire in colpa.. ti ho letteralmente rubato la cena da sotto la bocca!" - aggiunse Daniel ridendo imbarazzato.

     

    Ma il piano sembrava accordare entrambi, quindi non aggiunsero altro. Era un'idea semplice, spontanea e, soprattutto per Mike, proficua.
    Si scambiarono ancora un sorriso, Daniel esitò un attimo prima di voltarsi e andar via e Mike lo fermò porgendogli la mano.
    Si salutarono con tutta l'espressività che una stretta potesse dare loro, Mike avvicinò la spalla a quella del ragazzo e in un impercettibile attimo le due guance si illusero d'essersi toccate.
    Proprio in quegli ultimi secondi ogni sensazione di tranquillità, di serenità, cadde rovinosamente sull'asfalto bagnato portando appresso il tonfo dei loro cuori che, svegli dall'intorpidimento, compresero d'essere ancora attratti come qualche sera prima. In balia del proprio risveglio i due fecero ritorno a casa.

    Sulla porta, Mike ricevette la risposta di Fabio:

     

    "Ho fatto uno sbaglio, lo so.. ma non posso fare altrimenti. Lui mi piace troppo e non so più resistergli.."

     

    -

     

    Edited by Aquarivs

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