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Aldilà


Hitam

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Ragazzi giorni fa ho visto un film a dir poco fantastico! Si chiama "Amabili resti" e parla di una ragazzina che nel pieno della sua vita, viene uccisa da un maniaco sessuale. Lei però non va in paradiso, bensì resta in una sorta di limbo, chiamato "luogo di mezzo" in cui ogni sua immaginazione diventa realtà. Nonostante ciò, lei cerca di interagire con la famiglia, distrutta dal lutto per dare indizio su chi sia il suo assassino, dato che non è stato acciuffato.

Dalle bellissime immagini poetiche e commoventi di questa sorta di limbo, dalla sensazione di libertà e immensa tranquillità, però, mi viene un nodo alla gola. Esiste davvero una cosa così bella? Insomma, una cosa così sarebbe un bellissimo lietofine. Si può sapere in vita come sarà dopo? Ci si può fidare di chi dice di parlare con gli spiriti e con gli angeli?

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Esiste davvero una cosa così bella?

 

No.

Dopo la morte non c'è niente.

E come faccio a saperlo? Analogia.

Non c'era niente neanche prima di nascere.

 

Si può sapere in vita come sarà dopo?

 

Certo.

Attraverso l'analogia.

Vedi sopra.

 

Ci si può fidare di chi dice di parlare con gli spiriti e con gli angeli?

 

Certo.

 

Se incontri un medium che dice di parlare con la tua nonna morta,

chiedigli di farti dire il suo cognome da signorina o il codice del suo bancomat.

Se indovina, fidati. Se non indovina, ti sta prendendo in giro.

 

Se incontri qualcuno che dice di parlare con gli Angeli.

chiedigli di domandare all'Angelo la dimostrazione

dell'ultimo Teorema di Fermat o la distanza tra il Sole e Beltegeuse.

Ovviamente se è in contatto con un'Intelligenza Angelica,

questa lo saprà di sicuro. Se non la sa, ti sta prendendo in giro.

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Guest I_am_igor_stravinskij

L'idea dell'aldilà è una cosa che mi ha sempre affascinato e intimorito al contempo. Di questi mondi fantastici che ci propongono i libri e i film purtroppo non riesco ad accettarne come credibile nemmeno uno  :love:

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Almadel però una cosa... Chi dice che prima della vita non c'è nulla? :love:

 

A casa mia ad esempio qualcosa è successo. Una volta è caduto un libro dalla libreria ( mai successo perchè sono ben assicurati) ed era stato regalato a mia madre da un suo collega. Dopo 5 minuti, la chiamata che questo era morto. Da premettere che lui le aveva regalato solo quel libro. Non è una coincidenza troppo azzardata?

E il famoso tunnel? Un mio familiare, quando era in coma, aveva detto di essere stato in un giardino...

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L'esistenza o meno dell'aldilà è strettamente legata all'esistenza o meno di Dio (e, se esiste, a seconda di che religione uno segue).

Io sono agnostico, e il discorso è insolubile.

Mi piacerebbe molto che esistesse qualcosa dopo, ma è impossibile avere una spiegazione pro o contro. Senz'ombra di dubbio è buona la spiegazione di Almadel, si basa sulla razionalità, però ho il sospetto che siamo troppo accecati da stimoli esterni e per questo motivo non riusciamo a percepire alcunchè.

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ciò che chiamiamo mente, anima, pensieri, emozioni ecc.. sono creazioni del nostro cervello, quando di muore il cervello smette di funzionare e queste cose non esistono più.

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Almadel però una cosa... Chi dice che prima della vita non c'è nulla? :love:

 

A casa mia ad esempio qualcosa è successo. Una volta è caduto un libro dalla libreria ( mai successo perchè sono ben assicurati) ed era stato regalato a mia madre da un suo collega. Dopo 5 minuti, la chiamata che questo era morto. Da premettere che lui le aveva regalato solo quel libro. Non è una coincidenza troppo azzardata?

E il famoso tunnel? Un mio familiare, quando era in coma, aveva detto di essere stato in un giardino...

 

Magari prima della vita c'è qualcosa;

ma né io né te ce ne ricordiamo.

Se dopo questa vita non me ne ricorderò,

che senso ha dire che sono sempre io?

 

Io credo nella Circolarità del Tempo,

quindi per me il "famoso tunnel"

è l'atto della nascita e "il giardino"

è una metafora per la vulva materna.

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In un argomento in cui ognuno può credere in ciò che vuole, la mente è quel prodotto che interfaccia lo spirito con il corpo e ne traduce le volontà in atti concreti adatti al nostro mondo di materia. Il fatto di non ricordarci che cosa ci fosse prima farebbe forse parte del meccanismo che ci limita in un corpo al momento della nascita. Non credo tuttavia di poter comunicare una volta morto con quel mondo che lascio alle spalle, magari per semplice disinteresse, magari per impossibilità data dal fatto che andremo ad occupare un altro ruolo, chissà dove, lontano nello spazio, o nel tempo, o entrambe le cose.

 

 

Ovviamente ho dato per scontato il "secondo me", cosa che mi auguro abbian fatto tutti nell'intervenire qui.

 

P.S.

Hitam azzardo un'ipotesi: tua madre potrebbe esser stata fenomeno di un atto di chiaroveggenza non conscia della morte del suo collega, manifestatasi psichicamente sempre da lei tramite la caduta del simbolo materiale più vicino a lei riferibile a lui.

Quindi: percezione psichica---->traduzione psicoambientale ---> manifestazione fisica.

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esistono testimonianze strane ed effetti paranormali, tal volta leggende metropolitane..

 

Di esperienza personale posso solo raccontare una cosa, che non è chissà che storia, però ha un fascino..

Una delle mie zie morì verso le 15.00 e mia sorella stava dormendo. Spalancò gli occhi e la sveglia segnava proprio le 15:00.

coincidenza, roba sensitiva.. non lo so.. però fa strano.

 

Per quanto riguarda cosa succede dopo la morte mi viene da pensare che in natura nulla si crea, nulla di distrugge, ma tutto si trasforma

quindi credo che qualcosa qualcosa succederà, ovviamente non lo potremo mai sapere, se non dopo la morte..

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Per quanto riguarda cosa succede dopo la morte mi viene da pensare che in natura nulla si crea, nulla di distrugge, ma tutto si trasforma

quindi credo che qualcosa qualcosa succederà, ovviamente non lo potremo mai sapere, se non dopo la morte..

 

Io credo che la Coscienza sia una funzione organica del cervello,

esattamente come la Digestione è la funzione organica dell'intestino.

 

Se la Coscienza sopravvive - trasformandosi - alla morte del cervello,

allora anche la Digestione subirà lo stesso destino.

 

Dove finisce la mia "capacità di digerire", dopo che sono morto?

Da nessuna parte, ovviamente.

Allo stesso modo la mia "capacità di pensare" senza il cervello,

o la mia "capacità di camminare" senza le gambe.

 

Non possiamo saperlo, ma possiamo fare analogie.

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Esiste davvero una cosa così bella?

 

No.

Dopo la morte non c'è niente.

E come faccio a saperlo? Analogia.

Non c'era niente neanche prima di nascere.

 

Si può sapere in vita come sarà dopo?

 

Certo.

Attraverso l'analogia.

Vedi sopra.

 

Ci si può fidare di chi dice di parlare con gli spiriti e con gli angeli?

 

Certo.

 

Se incontri un medium che dice di parlare con la tua nonna morta,

chiedigli di farti dire il suo cognome da signorina o il codice del suo bancomat.

Se indovina, fidati. Se non indovina, ti sta prendendo in giro.

 

Se incontri qualcuno che dice di parlare con gli Angeli.

chiedigli di domandare all'Angelo la dimostrazione

dell'ultimo Teorema di Fermat o la distanza tra il Sole e Beltegeuse.

Ovviamente se è in contatto con un'Intelligenza Angelica,

questa lo saprà di sicuro. Se non la sa, ti sta prendendo in giro.

 

 

quoto dall'inizio alla fine.

 

Amabili Resti però l'ho letto ed è un bellissimo libro, sicuramente andrò a vedere anche il film.

 

edit.

Per quanto riguarda cosa succede dopo la morte mi viene da pensare che in natura nulla si crea, nulla di distrugge, ma tutto si trasforma

quindi credo che qualcosa qualcosa succederà, ovviamente non lo potremo mai sapere, se non dopo la morte..

 

Io credo che la Coscienza sia una funzione organica del cervello,

esattamente come la Digestione è la funzione organica dell'intestino.

 

Se la Coscienza sopravvive - trasformandosi - alla morte del cervello,

allora anche la Digestione subirà lo stesso destino.

 

Dove finisce la mia "capacità di digerire", dopo che sono morto?

Da nessuna parte, ovviamente.

Allo stesso modo la mia "capacità di pensare" senza il cervello,

o la mia "capacità di camminare" senza le gambe.

 

Non possiamo saperlo, ma possiamo fare analogie.

 

ri-quoto tutto  :bua:

 

la coscienza è una funzione adattativa della specie umana.

 

Almadel c'hai pensato su e si vede.. bei ragionamenti  :love:

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Per un Materialista come me ha anche senso.

I gamberi e le patate che ho mangiato ieri

continuano ad esistere nei Cicli dell'Acqua e del Carbonio

e in tali cicli perdureranno per l'eternità (essendo eterna la materia).

 

Credo però che tu immagini

che l'Essenza del Quarto Gambero Surgelato della Scatola

e l'Essenza di quella Patatina Piccola in fondo alla Cassetta 34

continuino in qualche modo a sopravvivere

(e forse a perseguitarmi, o a consigliarmi)

insieme a centinaia di miliardi di altri gamberi e patate.

 

Oltre al fatto ovvio (cioè che Hitam ha paura di morire)

hai qualche altro indizio per il quale supponi

che sia possibile o sensata una cosa simile?

 

A me l'idea di un mulino perennemente infestato

dagli aborti dei semi del grano che piangono

per il crudele destino della macina,

mi pare per metà spaventoso e per metà demente.

 

Davvero non ti piace l'idea di morire e basta?

Dai, che c'è di peggio!

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Secondo me sopravviviamo nell'influenza (più o meno duratura, niente, secondi o secoli) che le notre azioni o semplicemente il nostro essere lasciano su ciò che rimane.

Per il resto quoto Almadel.

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AndrejMolov89

Si muore e basta. Vi siete mai chiesti cosa succede quando si muore? Me lo sono sempre chiesto, ho fatto un analogia con il mio sonno: ad un certo punto si smette di pensare, non c'è + coscienza di sè... si muore e basta. tutto ciò che siamo stati non esiste...

ci possiamo domandare come andrà a finre, possiamo domandarci cosa c'è dopo, ma la verità è che non sappiamo neppure cosa accada nel preciso istante che siamo stato decreati morti, cosa accade ovviamente alla nostra coscienza...

alla fine è morte, null'altro

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io sono -sentimentalmente- convinto che dopo non ci sia nulla:

e la trovo una cosa meravigliosa.

meraviglioosa: significa che il nirvana è assicurato e non bisogna nemmeno faticare per arrivarci, basta aspettare.

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Il problema è molto semplice. Il nostro Inconscio si crede immortale. Gli si può dar retta ed elaborare

ragioni per credere in una qualche forma di sopravvivenza, e gli si può dar torto persuadendosi razionalmente

che la morte è in toto la fine della vita. In entrambi i casi si raggiunge una certa pace con se stessi, il cui

grado varierà probabilmente con il variare delle persone. Il timore della morte è comunque il dato di partenza,

e la premessa per raggiungere l'uno o l'altro dei due obbiettivi. In genere nella primissima parte della vita

(fino ai 20 anni) si fissa la prima soluzione, laddove la seconda è compito di una fase successiva.

La cosa importante è come trattare la soluzione cui si perviene, partendo dall'amore per la vita e tenendo fermo ad esso.

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io sono -sentimentalmente- convinto che dopo non ci sia nulla:

e la trovo una cosa meravigliosa.

meraviglioosa: significa che il nirvana è assicurato e non bisogna nemmeno faticare per arrivarci, basta aspettare.

 

Ma sai che trovo questa cosa spassosa?

Millenni di sapienza orientale, persuasa dalla Reincarnazione,

sono rivolti alla ricerca di un termine finale nel Nulla.

 

E noi che - in quanto Occidentali - siamo persuasi dal Nulla

ci sforziamo in tutti i modi di sopravvivere alla Morte? 

 

Dalla serie: non ci va mai bene niente!

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Personalmente "mi piace" l'interpretazione di GhostHunter

 

In un argomento in cui ognuno può credere in ciò che vuole, la mente è quel prodotto che interfaccia lo spirito con il corpo e ne traduce le volontà in atti concreti adatti al nostro mondo di materia. Il fatto di non ricordarci che cosa ci fosse prima farebbe forse parte del meccanismo che ci limita in un corpo al momento della nascita. Non credo tuttavia di poter comunicare una volta morto con quel mondo che lascio alle spalle, magari per semplice disinteresse, magari per impossibilità data dal fatto che andremo ad occupare un altro ruolo, chissà dove, lontano nello spazio, o nel tempo, o entrambe le cose.

 

Sarà che, personalmente, non trovo per nulla consolante il fatto che il Tutto si concentri nell'immanenza della materia, altro che le menate sul nirvana.

Già mi rassicura poco l'idea (comunque probabilisticamente non da sottovalutare, anzi) di Hawking, ossia che l'intero universo -con la vita che contiene- sia stato generato da Leggi Fisiche talmente cogenti da autogenerarsi esse stesse e generare conseguentemente il tutto, quindi un Dio "scientifico" ed abbastanza "freddo".

Ancora meno mi piace il Caso: già lo sopporto poco quando determina l'infortunio del mio giocatore preferito o un ritardo dell'autobus, l'idea che esso possa essere addirittura alla base del tutto francamente mi disturba.

Mi piace comunque trovare qualche conforto dal punto di vista "scientifico": ossia che il fatto che la vita si sia generata dal Caso, corrisponde ad una probabilità talmente ridotta dal rasentare l'assurdo.

Per farsi due risate, aggiungo la considerazione (per nulla scientifica, è più che altro una battuta a dir la verità, fatta a suo tempo da un prof all'università) che, morendo, riduciamo l'exergia del sistema universo, incrementandone invece l'entropia, che si può interpretare come numero possibili di "condizioni di esistenza possibili" del sistema..quindi, non si sa mai   :love:

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Kuppolotto, come puoi affermare di credere che dopo la morte non c'è nulla se credi che dopo di essa c'è il Nirvana?

Questo in termini occidentali.

 

E come puoi usare così a sproposito :love: il termine Nirvana che tutto è fuorchè il Nulla, o nulla? Tantomeno uno stadio (bell'e pronto)

dopo la morte?

Questo in termini orientali.

 

Il Nirvana è il termine ultimo di una pratica di ascesi mentale il cui fondamento essenziale è la meditazione,

e indica una situazione di inimmaginabile, immensa e imperturbabile consapevolezza la quale pone fine al piacere

come al dolore realizzando la liberazione dall'io e indirizzando al raggiungimento della Verità Ultima.

 

Detto molto in breve e senza tenere conto delle non lievi differenze tra buddhismo Nikaya, Mahayana, e di varie altre scuole.

 

Personalmente "mi piace" ...

 

Caro Wolf, forse si può supporre che noi moriamo ma non finiamo-del-tutto. Anche se il nostro

non-finire-del-tutto coincide a tutti gli effetti con la morte della nostra persona fisica e spirituale,

cioè con la dissoluzione totale della nostra persona e dell'unità della nostra persona.

Se esiste l'Inconscio Collettivo si deve supporre che resti delle nostre strutture psichiche precipitano in esso.

Una sorta di eredità senza nome e senza volto. In altri termini, una parte del nostro Inconscio muore

individualmene precipitando in quell'Inconscio Collettivo che lo ha sempre contenuto e sul quale ha sempre

galleggiato. «Naufragio senza spettatore».

 

Detto mooolto roughly.

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Se esiste l'Inconscio Collettivo si deve supporre che resti delle nostre strutture psichiche precipitano in esso.

Una sorta di eredità senza nome e senza volto. In altri termini, una parte del nostro Inconscio muore

individualmene precipitando in quell'Inconscio Collettivo che lo ha sempre contenuto e sul quale ha sempre

galleggiato. «Naufragio senza spettatore».

 

 

Perchè dovrebbe essere così complicato?

Per giustificare cosa?

Il fatto che l'Homo non sia quasi uno scimpanzè

giustifica tutta questa metafisica?

 

Perché mai nell'Inconscio Collettivo

dovrebbe permanere qualcosa di più

rispetto al nostro contributo simbolico?

Una struttura psichica? E che sarebbe di preciso?

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L'inconscio collettivo dopotutto si avvicina molto a quello che Gustavo Rol definiva lo "spirito intelligente", ovvero quella componente di noi legata al mondo terreno, comprensiva di esperienze e di ricordi, facente parte di una sorta di "banca dati eterea"  e che rimarrebbe come un insieme di dati dopo la nostra dipartita, mentre l'anima raggiungerebbe altri obiettivi.

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il nirvana è la fine del dolored, l'annullamento dell'io...

sì, io penso che il nirvana e il nulla coincidano, il nulla inorganico, però:

c'è la differenza tra un nirvana in vita o in morte.

comunque non è un'idea del tutto mia, l'equazione

nirvana=morte,

l'ho trovata in qualche libro, forse era eros e civiltà.

l'unico problema è il (leggero?) spostamento del valore

di una parola, ma per il resto è una mia credenza religiosa,

esigo che sia rispettata come tutte le altre cavolate più comuni!

(aspettate, non ricordo se il regolamento vieta o incoraggia

a prendersela con il papa).

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Se questa idea è tua è ovvio che è rispettata in quanto tua,

e non c'è nemmeno bisogno di esigerlo  :P

Però se usi il termine Nirvana, che ha un significato preciso all'interno del Buddhismo,

devi come minimo specificare che non lo stai usando in questo significato ma in un tuo

personale senso. Tanto per rispettare il Buddhismo e anche chi ti legge.

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Se esiste l'Inconscio Collettivo si deve supporre che resti delle nostre strutture psichiche precipitano in esso.

Una sorta di eredità senza nome e senza volto. In altri termini, una parte del nostro Inconscio muore

individualmene precipitando in quell'Inconscio Collettivo che lo ha sempre contenuto e sul quale ha sempre

galleggiato.

 

Magari sbaglio, ma questa concezione mi ricorda (anche se in "versione ridotta"  :P ) un po' l'idea di "sopravvivenza" che aveva Einstein, che riteneva "egocentrica" la concezione di poter "sopravvivere a sé stessi", intesi come singoli, anche dopo la morte.

Pensava piuttosto ad un Dio "oltre-personale", presente nell'universo tutto e testimoniato dall'armonia del suo essere (associato a quel concetto di "probabilità", alla base della creazione della vita e delle leggi fisiche, che per molti matematici/fisici manifesta appunto l'impossibilità del Caso come motore primo del tutto), ed a cui si ritorna "collettivamente", dopo la fine dell'esistenza

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Perchè dovrebbe essere così...?

 

Se leggi bene vedrai che ho formulato un'ipotesi. Forse ti sembra complicata ma non lo è

tanto, ed è coerente con l'ammissione dell'esistenza dell'Inconscio Collettivo. Il termine

metafisica, scusa, non significa niente nel contesto in cui lo usi.

L'Inconscio Collettivo non è formato solo dai nostri personali contenuti ma anche da elementi

impersonali e da immagini collettive universalmente diffuse e da disposizioni ad accogliere

archetipi che sembrano essere costanti. Con strutture psichiche si intendono fondamentalmente

due cose: quelle strutture che sono sempre in moto nell'inconscio e che ne organizzano e

riorganizzano continuamente i materiali, rappresentando la possibilità di funzionamento che

la psiche possiede di per sé, il suo modo di funzionare autonomo; e, nel mio contesto,

che si riferiva all'Inconscio Collettivo, fondamentalmente gli archetipi.

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Sì, però mio zio Lucio non è Borges.

Nulla di lui rappresenta una "immagine collettiva universalmente diffusa"

una "struttura sempre in moto nell'inconscio" né un "archetipo"

Non è il Bibliotecario Cieco, ma il Barbiere Podista.

Temo che il suo archetipo da morto, non sia per nulla "collettivo".

Non vorrei che tu ti stia figurando - con l'idea sull'Inconscio Collettivo -

solo una versione moderna dei Campi Elisi, dove "permangono" solo gli Eroi.

 

Ghosthunter77, tragicamente Einstein sbagliava.

La sua concezione armonica è stata ampiamente superata dalla Meccanica Quantistica.

Sì, Dio gioca a dadi. Ci gioca talmente tanto da essere un Giocatore, prima di ogni altra cosa.

(Sotto il trono di Afrodite, Eros e Anteros - nati dallo stesso Uovo -

giocano a dadi tra loro, un ludus puerorum come si dice in Alchimia.)

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