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La Guerra del Dio Sognatore


Phylolaches

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(Ho scritto questo breve racconto per un concorso... il limite di caratteri che mi era stato imposto mi ha un po' impedito di esternare appieno il mio stile, quindi lo ritengo poco rappresentativo della mia tecnica... ma dice molto di me, e di come la penso :))

 

“Maestro Sileno” chiese improvvisamente il giovane “Perché gli uomini si fanno la guerra?”

Il vecchio alzò lo sguardo dal pesante volume che stava leggendo assieme al suo discepolo, e sospirò.

Cinto nel colonnato di quel giardino rigoglioso, il mondo sembrava un posto tranquillo, innocuo; eppure i dolorosi echi delle guerre che stavano lacerando l’Attica, il Peloponneso e le terre tutto d’intorno salivano al cielo, tingendolo di un rosso timore. Il ragazzo doveva esser stato spaventato da un alto grido di morte che si era levato poco prima, proveniente da chissà quale campo di battaglia.

“Perché” spiegò Sileno dopo una lunga pausa “spesso gli uomini dimenticano come si fa a star bene insieme… e dunque si fanno guerra”.

I due si guardarono. Il vecchio sembrava pacatamente rassegnato; al contrario, il ragazzo pareva non poter soccombere alla mestizia di una tale idea.

“Allora” bofonchiò quest’ultimo, perso nei suoi pensieri “anch’io farò una guerra”.

“Questa è buona!” lo canzonò Sileno, arricciandosi la lunga barba bianca “Proprio tu, che odi la violenza e che brami la pace più d’ogni altra cosa!”

“Ma, maestro!” obiettò il discepolo “La mia sarà una guerra diversa da tutte le altre. Si immagini, maestro: gli uomini si ritroveranno tutti insieme, non ad un fronte ma davanti ad una tavola imbandita di ottimo cibo… e, invece di combattere, mangeranno, scherzeranno e rideranno. Non ci sarà odio, tra loro, ma si farà l’amore dall’alba al tramonto. Non ci sarà pianto e disperazione, ma felicità e risate. Non armi, ma arpe e cetre ci saranno. E, quando tutto sarà finito, si leggerà non una lista di morti, ma poesie e scherzosi sonetti. La mia guerra non dovrà disgiungere, ma unire”.

Il maestro lo guardava sornione. Le orecchie d’asino, che gli spuntavano dalla canuta capigliatura, fremevano.

“Dimentichi il sangue” rise poi “Non c’è guerra, se non si sparge del sangue”.

Sotto i suoi bei riccioli color del grano, gli occhi del ragazzo apparvero pensierosi. Poi, come fulminato da un’improvvisa e geniale idea, sorrise. Corse in un angolo del giardino, dove veniva coltivata una magnifica vite, e ne tornò portando tra le mani diversi grappoli di uva rossa; separò gli acini dai raspi, li adagiò in una coppa e cominciò a premere con le dita. Gocce rosse schizzarono dall’orlo del calice e gli sporcarono le mani, il bel volto imberbe e la corta tunica.

“Ecco!” disse poi, quand’ebbe finito, porgendo la coppa al suo maestro. Al suo interno, il vecchio vide un liquido del tutto simile al sangue, ma che emanava un profumo acre e dolciastro.

“Questo sarà il sangue che verrà sparso nel corso della mia guerra” sorrise dolcemente il ragazzo “Verrà stillato da mille e mille botti; gli uomini, assetati di vita come in guerra lo sono di morte, ne berranno calici in gran quantità… e lo spargimento di questo sangue non causerà loro dolore, ma un’ebbrezza leggera e allegra, che li farà danzare tutti insieme, al suono delle loro risate e della loro unione. Questo è sangue di gioia, maestro!”

Sileno lo guardò stupito e divertito.

“Sei un bravo ragazzo, discepolo mio” disse “E i tuoi sogni sono i sogni di un puro di cuore, di un uomo buono… ma purtroppo essi restano sogni, e tu ragazzo resti. Dovresti essere un dio perché diventino realtà”.

“Niente impedisce che lo diventi, un giorno” scherzò il ragazzo; un’ombra di tristezza, tuttavia, gli oscurava già il volto.

“Sono certo che la tua guerra avrà luogo, prima o poi” lo consolò il vecchio “Ma per essere un dio, devi prima essere un uomo. E la tua preparazione, di questo passo, non terminerà nemmeno tra dieci anni! Suvvia, non indugiamo: è l’ora di riprendere i tuoi studi di retorica, mio Dioniso”.

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Bellissimoooooooooooooooo!!!!!

 

mi è piaciuta molto come lettura della divinità dionisiaca... non troppo spinta come di solito la si dipinge...

 

Che scrivi bene è inutile dirlo, questo lo sai già!

I complimenti li faccio per la bellezza fanciullesca del racconto, che cattura e affascina nella semplicità di un ragazzo che si appresta a diventare uomo nell'antica concezione del tempo!

 

 

Good! :sisi:

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Davvero molto carino: è interessante e facile da leggere oltre che ha un bel messaggio e una buona introspezione dei personaggi per un racconto così breve. Forse, forse può essere limato togliendo alcune frasi non essenziali, ma forse è perchè tendo sempre a sintetizzare troppo; ad ogni modo mi è piaciuto.

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Non chiamare subito per nome il personaggio di Sileno,

le persone che possono apprezzare maggiormente il racconto

(quelle con una cultura classica o mitologica)

capiscono il "finale a sorpresa" giusto a metà.

 

L'effetto sarebbe un "racconto erudito" alla Borges

come quello su Fafnir nello Zahir.

 

Meglio ancora è il modello de "La casa di Asterione"

che io ho usato almeno due o tre volte.

Rendi irriconoscibile un personaggio noto a tutti.

Io lo facevo funzionare abbastanza bene

in dei racconti a tematica evangelica,

in cui solo alla fine si capiva che personaggio parlasse.

 

Inoltre manca un effetto piuttosto importante

presente nella lezione di Borges:

l'effetto del rovesciamento.

Nel racconto su Fafnir solo alla fine si capisce

che a parlare non è Sigfrido o comunque l'Eroe,

ma proprio il Drago...

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Grazie ragazzi :rotfl:

 

@ Almadei: non avevo la minima intenzione di creare un racconto "erudito" :) il tema del concorso per cui l'ho scritto era il vino, quindi mi preoccupava soprattutto raccontare (in 4000 battute!) una storia che ne parlasse. Poi è ovvio, anzi voluto, che il riferimento alla mitologia sia evidente :rotfl: Comunque nulla mi vieta di scriverne una seconda versione: non raggiungo quasi mai il "buona la prima", e sono molto autocritico :rotfl:

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Beh, un racconto "erudito" è un racconto che presuppone

che il lettore riconosca un qualche dato e se ne compiaccia.

Non è uno sfoggio di erudizione di chi scrive,

diciamo che lo è di chi legge... :rotfl:

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Ripeto: NON era mia intenzione creare un racconto erudito :rotfl: Non volevo che fosse sfoggiata nè la mia erudizione nè quella del lettore. Non ho bisogno di nessuna delle due. Chiaro stavolta?

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  • 2 weeks later...

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