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https://www.vox.com/culture/479175/is-grindr-dead

Questo articolo parte da un sentimento diffuso: sempre più uomini gay e bisessuali, hanno la sensazione che Grindr non sia più quello di una volta. Non è un lamento nostalgico fine a sé stesso, ma una constatazione che circola ovunque - nei bar, sui social, nelle conversazioni tra amici. L’app che un tempo sembrava brulicare di vita ora appare più vuota, più ripetitiva, meno sorprendente.

L’autore ricorda che Grindr, quando arrivò nel 2009, fu un terremoto culturale. Per la prima volta, grazie alla geolocalizzazione, gli uomini gay, bisex e trans potevano trovare altri uomini nelle vicinanze con una facilità mai vista. Non era solo un modo per organizzare incontri: era un nuovo linguaggio, un nuovo spazio sociale, un luogo dove si mescolavano desiderio, ironia, ansia, curiosità. Per molti, fu un passaggio di formazione: un luogo dove capire chi si era e cosa si voleva.

Oggi, però, l’atmosfera è cambiata. Molti utenti descrivono l’app come un ambiente stanco: profili simili, conversazioni che non decollano, un senso di inerzia. Non è che nessuno la usi più - anzi, i numeri restano enormi - ma l’energia sembra evaporata. L’autore raccoglie testimonianze di persone che parlano di “scrollare senza scopo”, di chat che si aprono e si chiudono senza lasciare traccia, di un senso di solitudine che l’app non allevia più, anzi a volte amplifica.

Per capire cosa sia successo, sono state individuate diverse cause:

  • la prima è la normalizzazione delle app di incontri. Quando Grindr nacque, era un territorio gay esclusivo, quasi clandestino. Oggi, invece, esistono decine di app, molte delle quali non sono specificamente LGBT ma sono comunque usate da persone LGBT. Grindr non è più l’unico spazio digitale dove cercare connessioni;
  • la seconda causa è la pandemia. Il Covid ha cambiato abitudini, ritmi, desideri. Molti hanno ridotto gli incontri casuali, altri hanno sviluppato nuove ansie sociali, altri ancora hanno iniziato a usare l’app più per compagnia che per sesso. L’autore suggerisce che questo ha trasformato Grindr in un gesto ripetitivo, quasi compulsivo: lo si apre per riempire un vuoto, non per incontrare qualcuno;
  • la terza causa riguarda l’evoluzione dell’app stessa. Grindr è diventata un’azienda quotata in borsa, con logiche più aggressive: più funzioni premium, più pubblicità, più segmentazione. L’esperienza è più “professionale”, ma meno spontanea. Alcuni utenti percepiscono questo come un irrigidimento, una perdita di quella dimensione caotica e comunitaria che aveva caratterizzato i primi anni;
  • infine, l’articolo parla di un cambiamento più ampio nella cultura gay. La comunità è più visibile, più integrata, più diversificata. Gli spazi di incontro non sono più limitati alle app o ai bar gay. Questo rende Grindr meno centrale, meno necessario, meno carico di significato.

L’autore non si limita a elencare problemi: riflette anche sul ruolo emotivo dell’app. Per molti, Grindr è diventato un modo per sentirsi “in contatto” anche quando non si cerca davvero un incontro. Una specie di rituale solitario, un modo per verificare la propria desiderabilità, per sentirsi parte di qualcosa. Ma questo uso, ripetuto e spesso frustrante, può generare un senso di esaurimento.

La domanda del titolo "Grindr è morto?" non ha una risposta netta. L’app è viva, funziona, è ancora un punto di riferimento. Ma l’autore suggerisce che ciò che è morto, o almeno cambiato radicalmente, è il ruolo culturale che Grindr aveva un tempo: quello di spazio LGBT vibrante, imprevedibile, comunitario. Oggi è più un’infrastruttura che un luogo. Più un servizio che un’esperienza. La conclusione è che il cambiamento non riguarda solo l’app. Grindr non è morto, ma l’epoca in cui sembrava un mondo a sé - quella sì, sembra finita.

Posted

Non penso proprio che Grindr abbia mai avuto un ruolo "comunitario" o "culturale".

Alla fine era è resta un app d'incontri, mediamente più orientata all'hook up rispetto ad altre.

Negli ultimi anni si è degradata parecchio in quanto a utilizzabilità, nel senso che è pieno di bug, pubblicità intrusiva che salta fuori pure in mezzo alle conversazioni, e che molte funzionalità di base sono diventate premium. Roba che ti fa passare la voglia di usarla.

E certamente i più giovani hanno disertato Grindr per spostarsi su Instagram o altri social generalisti. Su Grindr è più facile trovare gente dai 25-30 anni in su rispetto a giovanissimi nella fascia 18-25. 

Da qui a dire che Grindr sia morto, che abbia perso di significato e via dicendo ne passa. 

Per me, che vengo da un paesino di provincia, Grindr era l'unico modo che avevo per fare incontri. Così come è stato fondamentale nel periodo del covid. Ci ho anche conosciuto più recentemente il mio attuale compagno. 

Non potrò mai averne un giudizio negativo vista l'importanza che ha avuto per me, nonostante il peggioramento della user experience. 

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Non ho fatto in tempo a usarlo. 

Io ho conosciuto mio marito su Recon e ho rimorchiato con gay.it, gay.tv, Gaydar e Romeo.

Suppongo che un sito con le foto valga l'altro: non ho mai capito cosa Grindr avesse di diverso. 

Se non il fatto di aver accentrato tutti gli utenti e non serviva più seguire molte piattaforme.

Se andrà in crisi, pazienza: si sposteranno altrove come è sempre successo.

 

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11 minutes ago, Almadel said:

Suppongo che un sito con le foto valga l'altro

Già quello che è cambiato è il modo di rapportarci, le app alla fine sono solo un guscio . C'è molto ripensamento, molto più dì un tempo. "mah,no,me ne sto a casa,al sicuro".

Vero che molti oggi usano instagram,ma a me inquieta sempre parecchio quando mi contatta uno sconosciuto su Instagram per attaccare bottone. È successo la settimana scorsa,io non so pormi, è come se sbucasse uno dal frigo chiedendomi di dove sono.

MARIO8530
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19 hours ago, Gastida said:

Questo articolo parte da un sentimento diffuso:

smettila non ti serve, ormai hai uncunny... e comq solo a te non funziona grindr...

Posted
21 hours ago, Gastida said:

Oggi, però, l’atmosfera è cambiata. Molti utenti descrivono l’app come un ambiente stanco: profili simili, conversazioni che non decollano, un senso di inerzia. Non è che nessuno la usi più - anzi, i numeri restano enormi - ma l’energia sembra evaporata. L’autore raccoglie testimonianze di persone che parlano di “scrollare senza scopo”, di chat che si aprono e si chiudono senza lasciare traccia, di un senso di solitudine che l’app non allevia più, anzi a volte amplifica.

Già da un po' non uso Grindr, proprio perché  le ultime volte che l'ho usato mi sembrava di star lì a "scrollare senza scopo", e preferisco altri modi per perdere tempo. La versione gratuita poi non permette di visualizzare molti profili, e non mi va di pagare.

Fino al 2014 (cioè quando ho acquistato il primo smartphone) usavo Romeo; oggi Grindr lo uso saltuariamente d'estate, o in giorni festivi, può succedere di incappare in qualcuno che cerca un incontro occasionale in giornata e se ci si piace ne approfitto (l'ultimo risale a un anno e mezzo fa comunque).

9 hours ago, Almadel said:

Non ho fatto in tempo a usarlo. 

Io ho conosciuto mio marito su Recon e ho rimorchiato con gay.it, gay.tv, Gaydar e Romeo.

Non ho mai usato Recon, ma il primo fidanzatino l'ho conosciuto su gay.tv 🙂 

9 hours ago, Ghost77 said:

Già quello che è cambiato è il modo di rapportarci, le app alla fine sono solo un guscio . C'è molto ripensamento, molto più dì un tempo. "mah, no, me ne sto a casa, al sicuro".

Non so; credo che Grindr sia molto più comodo di Romeo per lo smartphone, puoi chattare con qualcuno pure finché aspetti il bus o stai in fila alle poste. 

Io oggi ho più ripensamenti di quando avevo vent'anni prima di un incontro, ma credo dipenda solo dal fatto che sono vicino ai 40 😄

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Articolo del 16 Febbraio 2026

https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/02/16/news/le_app_di_incontri_hanno_reso_gli_uomini_gay_piu_soli-21214372/

Schema riassuntivo

1. Il paradosso dell'emancipazione digitale

  • Promessa iniziale: Le app (la "rivoluzione dello swiping") dovevano facilitare gli incontri, eliminando il rischio e la vergogna dei vecchi luoghi di cruising.

  • Realtà attuale: Nonostante i traguardi civili (matrimoni e unioni civili), molti uomini gay si sentono più soli, disconnessi e manifestano sintomi di ansia e depressione.

2. Il modello di business delle piattaforme

  • Obiettivo dell'algoritmo: Non è far trovare l'amore, ma trattenere l'utente. Se un utente si innamora e disinstalla l'app, l'azienda perde un cliente.

  • Profitto sulle insicurezze: Le app sfruttano il bisogno di validazione e la paura di non essere desiderabili, trasformando l'insicurezza in profitto tramite abbonamenti e funzioni "premium".

3. Impatto psicologico e sociale sulla comunità gay

  • Fragilità preesistenti: Gli uomini gay spesso portano ferite legate all'isolamento giovanile; le app si inseriscono in queste "crepe" esaltando canoni estetici irrealistici.

  • Dalla ricerca di persone alla ricerca di conferme: L'interazione diventa un gioco per misurare il proprio valore tramite match e notifiche, perdendo di vista l'aspetto umano.

  • Anonimato e ambiguità: Nonostante la maggiore libertà sociale, persistono profili anonimi (uomini sposati, religiosi non dichiarati), alimentando un clima di non-detto.

4. Degenerazione dei comportamenti online

  • Salto delle regole sociali: Si diffondono pratiche come l'invio di foto di nudo non richieste, il ghosting (sparire nel nulla) o l'ignorarsi dal vivo dopo aver insistito online ("vigliaccheria" digitale vs realtà).

  • Connessione vs Contatto: Si confonde la possibilità di comunicare tecnicamente con la capacità reale di stabilire un legame.

5. Possibili soluzioni: Il ritorno alla comunità fisica

  • Resistere al "Divide et impera": L'autore suggerisce che l'isolamento digitale indebolisce la comunità proprio mentre i diritti civili tornano a essere minacciati dal clima politico.

  • Spazi reali: L'importanza di luoghi di aggregazione fisica (es. l'aperitivo a Piazza Farnese citato nel testo) dove l'incontro avviene senza schermi.

  • La "vera rivoluzione": Spegnere il telefono e smettere di regalare le proprie insicurezze a chi le monetizza.

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