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Ardalion

Utopia

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Ardalion

Vigilia di Natale a casa degli zii. Anno 2346. Veniamo accolti in casa dalla vecchia, turpe, zia Lola. Non conoscevo i suoi figli, una femmina, Santa, che spuntò fuori da chissà dove tutta imbarazzata e roteante su se stessa quando la mamma la chiamò con un grido lanciato all'indietro, e Esteban, maschio, che, malgrado le urla e gli scossoni che la madre, appesa alla balaustra dello scalone, diede alla casa, non cadde da nessun angolo, non frusciò dietro nessun petalo. Frutti irriconoscenti. «Sarà da qualche parte con suo padre. Accomodatevi!»

Il salone allestito per la scena era già provvisto degli antipasti, di una regolazione adeguata delle luci, di vari parenti già in posizione e pronti a partire non appena noi, entrando, avessimo dato il via alla rappresentazione, di lustrini e festini, e della tivù accesa. La nonna Bisba, che nel ricordo identifico nell'aspetto con la vecchia strega raggrinzita parata a festa che in sogno una volta annegai con tutta la sua inutile scialuppa, fu l'unica a non alzarsi. Gli altri ci vennero incontro tutti insieme baldanzosi.

Fu con la pasta che arrivarono Esteban e suo padre. Il grande sedette e il piccolo gli si posizionò dietro, tra la sua schiena larga foderata di tessuto a quadri e lo schienale della sedia, avvolgendolo con braccia e gambe e offrendo alla zia Patty, di fronte, la visione di un essere con due teste - una, quella di Esteban, che poggiava su una spalla, quella di papà. Fu poi non ricordo bene se col tacchino o col purè che vidi i piedi lunghi di Esteban, di fianco a me, accordarsi segretamente tra loro e iniziare poi a importunare quella convessità jeans trapunta di bottoni che il padre ostentava alla seduta. «Smettila» pronunciò in privato il grande, poi estese agli astanti: «Mio figlio mi schiaccia il pacco!» La zia Patty, alzando gli occhi dalle sue carotine dolciastre sorridenti, vide scomparire una testa dietro l'altra. Esteban ritirò a sé le braccia, ma solo per mandarle in aiuto ai piedi, dicendo: «Mio padre ha un bel pisello...» e sogghignando e squittendo come una femmina.

Ma questo non è il resoconto di un sogno a luci rosse. Lo zio Dan, per giustificare il comportamento di Esteban e passare ad altro, ad esempio al dire a tutti della sua ultima conquista in fatto di barche, dirà semplicemente che Esteban era un... Seguirà una parola impubblicabile, in quanto ancora inesistente. Una parola che sfratterà dal mondo «omosessuale» quando finalmente esisteranno altre espressioni come «Da piccolo, mio figlio voleva sposare suo padre» pronunciato da una mamma alla sua amica, o ancora «Oggi la maestra mi ha detto che il nostro piccolo ha già un fidanzatino» pronunciato da un padre alla moglie prima di andare a dormire. Una coppia di fauni imbestialiti potrà farlo nel bagno del supermercato dove lavora il più infuocato dei due, con il direttore che prende a pugni la porta non per l'omogeneità delle parti combinate: semplicemente per il costume cui richiamerebbe anche qualunque altra coppia eterosessuale rumoreggiante. Forse, non sarà una parola in sostituzione di quella vecchia ma semplicemente l'abolizione di quella vecchia. Lo zio Dan partirà subito con l'elencare i fattori che rendono prestigiosa la sua nuova imbarcazione, ignorando del tutto la cosa, e la zia Patty tornerà alle sue carotine, e Esteban, indisturbato, alla sua più grande passione.

Me ne andai con una certa voglia. Telefonai alla mia ragazza, dicendole tutto, e rimanendo d'accordo con lei che l'avrei fatto - avrei chiesto al cugino Esteban di accarezzarci e sfiorarci quella notte. Sgattaiolai via dalla scena di congedo ambientata nel parcheggio, zigzagando tra i parenti inconsapevoli, dicendo ai miei che sarei rimasto a dormire a casa degli zii.

Oggi, quando lo racconto, il marito di Esteban mostra sempre un po' di ritrosia all'ascolto. Mio cugino dice sempre che ci siamo soltanto baciati. Per tutta la notte.

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Moon

:heart: davvero un utopia  :roll:

bella storia, mi ha fatto piangere  :awk:

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