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la sceneggiatura di un film che non potrà mai essere girato

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Inutile dire che a me fino a questo momento non sono venute verruche sui piedi e non ho mai usato ciabatte o calzari.

Lasciamo l'acqua della piscina e trasferiamoci all'asciutto,dove di acqua manco l'ombra. E ritorniamo alle attività più o meno rischiose che facevo con Alessandro.

Una sera siamo passati vicino a un cantiere stradale,stavano infatti cominciando a fare le fognature nel nostro quartiere e ci siamo a lungo soffermati a vedere il tizio che accendeva delle bocce a fiamma libera.
Ci siamo soffermati a lungo su come potesse il gasolio salire sullo stoppaccio fino a bruciare ma poi a casa sua abbiamo fatto un esperimento sulla capillarità usando alcuni stracci e un pò di olio.

In quel cantiere siamo poi tornati due sere dopo e abbiamo dato un pò un occhiata un pò ovunque.
Non ci siamo azzardati a scendere dalla scaletta per vedere dentro il buco perchè ci sembrava profondissimo.
Siamo invece entrati nei sotterranei della scuola elementare,abbiamo visto un pò i locali dove era vietatissimo entrare dalla porta di sopra. Una cosa molto importante che abbiamo imparato quando entravamo da qualche parte era il non lasciare traccia di nessun tipo che eravamo passati. Gianni e altri bulli quando erano entrati nello sfasciacarrozze sotto al ponte avevano fatto parecchi danni e quando sono entrati poi di nuovo hanno trovato ad attenderli il proprietario con un grosso bastone.

Muoversi in silenzio e non lasciare tracce di nessun tipo. Era il diktat per fare qualunque cosa 

Edited by busdriver

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Oramai non ha più senso in quanto con tutte le telecamere impiccione che ci sono,tuttavia un pò forse perchè una volta c'era più il senso della "misura"  succedevano meno cose spiacevoli.
Dicessi,e visto che sono passati almeno 30 anni sicuramente sono cadute in prescrizioni eventuali accuse che siamo entrati in una decina di cantieri,posti abbandonati e altre zone vietate ma ovviamente lo abbiamo fatto senza colpo ferire e soprattutto senza mai ferirci perchè forse per il nostro essere un goccio più accorti abbiamo evitato i guai peggiori.
Abbiamo visto crescere il quartiere dove abitavamo,una casa popolare dietro l' altra. Tanti casermoni uno uguale all'altro e con una tristezza per i prati che sparivano.

Quando ero più piccolo,ricordo mia nonna che mi portava in una zona vicino al primo campetto dei ranger (quello che è stato tolto per fare spazio ad altre case )  lì c'erano solo prati e la ferrovia.
Non c'era ancora manco il cavalcavia e mi ricordo che di questo evolversi del quartiere ne avevo parlato con Alessandro. In compenso c'era il passaggio a livello che tutti i momenti si chiudeva bloccando il traffico.

Pure ad Alessandro non andava bene questo perdersi delle zone senza cemento. Ma si sà che più è cementata più la città è "moderna" . Che pena...

Una cosa che si è persa fose i quel periodo ma avevo cominciato ad apprezzarla quando giravo con Pries,un altro mio amico 3 anni dopo era il "nebbione",ero uscito una sra con Alessandro per girare a pieni in zona e da un lampione non vedevi l'altro. la nebbia attutisce qualunque cosa,ti trovi immerso nel nulla e allora capisci quanto il mondo stia sbagliando in tante cose.
La nebbia obbliga chi viaggia in auto a mollare il gas,a andare piano e forse accuisce e tanto i sensi.
E allora tutto diventa diverso.

L'inverno stava sopraggiungendo a tutto vapore. Poco per volta ci stavamo più o meno coprendo tutti di pesanti vestiti che a seconda dell'apprensività dei genitori ci facevano sudare o no.

E in questa stagione venne per Alessandro il momento della bicicletta,quella di grandezza giusta. Trovò usata una atala hot,una bici ammortizzata davanti e dietro,lenta poco prestante ma molto più comoda della bmx che avevo io.
Non so dove l'abbia comprara sua madre,forse da qualche suo collega all'ospedale dove lavorava.
La teneva in cantina,lui che non aveva garage e l'auto della mamma,una piccola peugeot stava parcheggiata in strada.

Le cantine da lui erano molto più comode,si entrava nel cortile ,una porta di ferro e il corridoio,poi un altra porta e il corridoio delle cantine.
la aveva usata "originale" ben poco,già il giorno dopo aveva comprato un altro faro uguale a quello originale e li aveva montati molto su nello spazio vuoto del triangolo del manubrio.

Le staffe e i collarini li aveva fatti lui e ovviamente ci aveva messo del suo mettendo i colarini di gomma perchè il contatto ferro su ferro non rovianasse la cromatura.

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I nostri giri in bici sono diventati più corti poco alla volta che il tempo passava e di fatto quando uscivamo di casa era sempre buio,complice l'uso dell'ora legale e illegale che di fatto ci faceva buttare sui compiti a casa tutta la giornata luminosa.

Ci vedevamo tuttavia a piedi e ogni tanto ci beccavamo sotto casa mia o sua per passare qualche ora di compagnia in strada dove coltivavamo il grande sentimento della libertà.

Ci divertivamo moltissimo a vedere come era cambiata la giornata dei nostri compagni di scuola,qualcuno manco usciva più di casa perchè i suoi genitori avevano paura lo mangiasse il babau o più realisticamente finisse sotto qualche automobile.

A volte alla sera succedevano cose strane,bè insomma che avremmo potuto spiegarci forse anni dopo quando diventavamo più adulti. Una sera per esempio ebbi un sogno assurdo. Sogno che forse mi faceva vedere la mia vita precedente,una delle due di cui abbia avuto traccia.
Probabilmente sono stato accoppato sia nel medioevo che nel vecchio west.

Si stava scatenando una pioggia odiosa complice forse il tamburellare della pioggia sul terrazzo di Pries (che abitava sopra di me) mi sono passate in mente più di una volta le immagini delle torture medievali con le ruote che facevano a pezzi le persone.
Ne avevo parlato con alessandro il giorno dopo. Pure lui ha faticato a dormire per il troppo rumore della pioggia amplificato dallo sbattere di continuo della tenda del suo vicino di casa.

Era stata forse la prima delle volte che non sono riuscito a dormire con dei pensieri odiosi e negativi che mi passavano per la testa. A dire la verità a dormire ho sempre avuto qualche problemino perchè con il cambio di temperatura i trenini peraltro non più in uso riposti nelle confezioni di polistirolo sagomato facevano vari scricchiolii.

Complice anche il volume della tv in cucina con mia nonna che aveva dolo più da mettersi davanti allo schermo visto che era molto miope  e appestava l'aria con le sue sigarettacce.  

 

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Sul discorso ci sono tornato con Alessandro il giorno dopo,anche a lui il vecchio west dava sensazioni di esserci già stato e di aver visto in prima persona molte cose che in tv ci facevano vedere nei film.
Diciamolo chiaramente che ho sempre avuto un debole per certi treni dei tempi che furono ma la asmatica american 440 ,la classica locomotiva col camino conico e forse vedendomela davanti proverei le stesse sensazioni di essere in contatto con un molto anziano parente.
Perchè se è vero il discorso delle anime che ritornano io quella locomotiva l'ho guidata. Tanti tanti tanti anni fa.
"e forse ci siamo visti" è stato il suo commento.

Si forse ci siamo visti ma chi sarà mai stato? uno di quei conducenti di carri? Uno di quei mandriani o chi? Io penso che ne abbiamo parlato per giorni,ammesso che i ricordi funzionino ancora bene. Il vecchio west era la "nostra" america. Non quella dei grattacieli e del traffico indegno, per noi l'america era morta negli anni dei ganster e era rinata con le missioni spaziali.

Si....lo spazio,chissà se lì vivremo la nostra nuova vita.

Alessandro su queste cose era molto terra terra. Non credeva al mondo parallelo degli specchi,non credeva ai passaggi per il mondo dei morti o forse si magari ci credeva ma a modo suo.
Ma vediamole queste cose:

Il mondo parallelo degli specchi: Non intendo gli specchi del luna park e nemmeno lui penso che intendesse quelli,a casa sua c'era un aramdio in camera di sua madre con le porte con all'interno due grossi specchi che aprendole si trovano a essere fronte a fronte e le immagini di una si vedono nell'altra causando la riflessione multipla.
A volte ci mettevamo uno accanto all'altro e aperte le porte ci trovavamo immersi in immagini multiple di me e di lui.
E qualche frase del tipo,pensa se ci fosse un mondo parallelo dove poterci andare a imboscare. Senza scassamaroni e senza obblighi di nessun genere.
Ma nessuno di noi due aveva mai provato ad andare "nello specchio" o forse inconsciamente sapevamo che dietro allo specchio c'era solo una lamina metallica.

Per le altre cose ne parleremo più avanti,una cosa da un lato ridareccia dall'altro in parte tragica ma comunque "strana"

Ogni tanto capitano cose strane. Il coricamento sul fianco dell'ape piaggio per esempio è uno di quelli.
A me ne sono capitate di vedere fino a oggi 3 e ad Alesandro due. Manco a farlo apposta quando eravamo in giro in due sulla mia bmx,quanta strada ho fatto con quel cosino appollaiato a 30 cm davanti a me.
Il primo ape piaggio coricato era quello dei gelati.

Lo abbiamo visto alla base del cavalcavia di viale radick,eravamo sul marciapiedi (peraltro enorme) e un "tun" seguito da un raschiamento di lamiera e plastica sull'asfalto mi aveva fatto attaccare ai freni. a una ventina di metri da noi l'ape del gelataio,colpito da un auto che aveva fatto lo stop" a modo suo " si era cominciato a inclinare e poi era ruzzolato sul fianco spandendo coni da gelati e pezzi vari raschiando sull'asfalto.

Una cosa che ci era stata inseganta dai genitori era il "se non sei coinvolto...aria" e con fare noncurante pedalando tranquillamente ce ne siamo andati.

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Ma del resto dato il periodo se non eri adulto non valevi nulla e se magari al supermercato ti accorgevi di un oggetto rotto e lo facevi notare ti avrebbero dato la colpa di averlo rotto.La regola era di non passare sulle corsie del supermercato se c'erano troppe bottiglie o qualcosa a terra. Perchè approfittarne di un ragazzino era la regola pur di fargli cacciare qualche spicciolo.

Il secondo ape è stato invece in stile film americano anche se purtroppo non ci sono state esplosioni e botti senza senso.
Ma d'altronde era l'ape delle bombole del gas e c'era da aspettarselo ma a parte penso qualche fiammatina nulla di più. Nessuna casa saltata per aria o auto che volavano come nei telefim dei chips.
La zona era quella tra via Rieti e qualche altra viuzza interna. Ogni tanto capita che qualche automobilista sia completamente distratto. L'apino stava viaggiando ed è stato centrato da un auto che esce da un parcheggio a tutto gas.
bam bam badabam e l'ape stiriscia con tutte le bombole che rotolano ,una delle quali si infila pure sotto un auto che stava sopraggiungendo e tutti escono gridando "sciopa sciopa sciopa"
E ovviamente io che dietro di me sento tutto sto macello del diavolo via sul marciapiede e mi metto a pedalare come uin velocista. Via via via
Il petruccino si aggrappa al manubrio e dopo essere saliti su un marciapiede e mi dice di dare tutto quello che c'è,poi un altro poi un altro siamo in via Milano.
E attendiamo il botto...ma non c'è stato nessun botto.
Vediamo dopo un pò arrivare il camion dei VVF e allora con calma e circospezione ci avviciniamo ma i viglili bloccano tutto.

Mentre rientriamo nelle nostre vie ad Alessandro scappa fuori una frase mica male"proprio oggi che sono vestito così magari mi scambiano per un terrorista" ed effettivamente è vero,ha sempre avuto uno stile molto personale nel vestiario ma questa volta li batte tutti.
Devo dire che benchè abbia dimensioni da "giocattolo" questa volta era proprio un giocattolo fantastico,vestito completamente in nero,scarpe alte da pallacanestro totalmente nere della spalding che quasi sembrano stivaletti swat,calze nere ,pantaloni della tuta neri lucidi ,felpa e maglietta sotto neri ovviamente..
Aveva un giubbottino stile finto piumino smanicato,ovviamente nero opaco e gonfissimo come se fosse ad aria.
Una delle prime felpe col cappuccio che lui teneva su e benchè in quegli anni il virus non c'era una sciarpa nera che di fatto copriva tutto lasciando scoperti solo gli occhi e un pezzo di fronte peraltro coperto dai capelli nerissimi pure loro. E con il solito sguardo che avrebbe bucato una montagna.
Anche molto bene ci stavano i guantini a mezze dita fatti incollando gomma e polsini e cavigliere in gomma che lui si era fatto con borchie e senza.

Avrebbe appeal ancora oggi (sui suoi coetanei ovvio)

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Bè di ape coricati ne abbiamo parlato,gli incidenti stradali nella mia zona come in genere nelle città hanno sempre abbondato. Forse si muore più in auto che per le malattie o forse ci si moriva di più visto che le auto di una volta erano dei pezzi di ferro con le ruote. Sicuramente meno ben fatte di quelle attuali.
Ma comunque è da fare pensare il dato che e guardassimo la foto di quando eravamo a scuola parecchie persone manchino all'appello al giorno d'oggi. Non voglio pensare alle foto di elementari e medie e ai posti mancanti.
Veniamo a un altro argomento rigorosamente più allegro,gli animali domestici.
Mia nonna ha sempre proibito qualunque animale domestico perchè i cani portano malattie,i gatti pisciano dappertutto etc etc etc.
Alessando aveva un cricetino che poi gli è morto alla fine dell'inverno del 1984,io non ho mai capito l'idea di tenere un roditore per casa. Ma sarà che nei pochi tempi che sono stato in campagna ai roditori si dava l'idea dell'essere sporco e portante malattie.
Inoltre piacendomi i gatti ed avendoli in ogni casa di amici e parenti che stvano in campagna,bè se c'è il gatto non c'è il topo si dice di solito.
Obbiettivamente la scelta di avere un topo è quanto minimo inconsueta

Fino a qui abbiamo illustrato più o meno normali scene di vita di un periodo da noi lontanto. Ma esisteva anche altro oltre ai giri in bici di me e lui?

Ebbene si,in questo film dove sarà cura del regista illustrare i fatti in un oardine logico visto che io li ho archiviati nella mia mente in un ordine non troppo logico illustriamo ora qualche luogo tanto caro a noi ,a noi tutti di quel periodo,di quella zona e di quel tempo.


ma che ci servirà poi a capire cosa verrà dopo...

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Il greco
oddio,ho lavorato in nero,e ogni tanto mi capita ancora di farlo ma obbiettivamente non me ne frega nulla. L'importante è NON essere di peso,cosa che in tanti dovrebbero impararla. Molti anziani in primis.
Il greco aveva il negozio due vie dopo la mia ed era un riparatore di radio tv.
Suo figlio girava con me ogni tanto e veniva nella mia stessa scuola ma in un altra sezione (che era pure un altra rispetto a quella di Alessandro) ma di inizare a riparare manco l'ombra. Suo figlio pensava in grande e voleva puntare subito ai computer.

O meglio a quelli poco più che sperimentali che stavano uscendo basati su architetture poco più che sperimentali dello Z80 e della V20AP. Il computer forse potrà essere il futuro (oddio ne abbiamo tutti uno) ma a quel tempo non c'erano i presupposti per esserne sicuri.
Mentre radio e tv c'erano,si guastavano e andavano riparate.

Dal greco c'ero entrato quasi per caso,stavo cercando alcuni componenti per fare un semplice circuito per il trenino elettrico una sorta di arresto al semaforo pilotato con un transistor. Di per se non sapevo ancora che da lì a poco quella stron[NON SI DICE] di mia nonna li avrebbe fatti togliere dalla mia stanza perchè secondo il suo stupido pensiero mi distraevano dalla scuola.

Complice anche il fatto che i trenini in scala HO sono tremendamente ingombranti e portano via tantissimo spazio.
Con il greco all'inizio rano solo "discorsi tecnologici" e commissioni che gli facevo per andargli a comprare i pezzi alla ceart.

Sebbene la ceart fosse fuori dal mio "territorio " consentito avevo trovato la quadra per non farmi scassare i maroni dai mei.
Legavo la BMX al palo della luce che c'è vicino all'edicola della Biglino e poi a piedi attraversavo corso Francia a piedi per andare a fare le commissioni. Sia alla ceart che alla c&g che era in una via interna.

E se qualcuno avesse visto la mia bici (ma non è mai successo) ero comunque nel mio territorio,avrei potuto dirgli che ero in ferramenta o alla fiaccola o in altri negozi dentro il perimetro ammesso.

 

Con il greco ho imparato l'elettronica,quella vera,quella di tutti i giorni . Non quella dei libri che leggevo,delle quattrocose illustrate ma quella reale fatta di estremi risparmi su tutto e a volte anche di soluzioni pericolose.
Ho consciuto il greco molto prima di Petrucci e probabilmente se le cose fossero andate diversamente e avessi avuto qualche aiuto in famiglia ora al posto del greco ci sarei io in quel negozio.Invece sono stato uno di quelli che gli ha dato una mano a sgomberarlo quando ha cessato il lavoro moltio molti anni dopo.

All'inizio mi faceva riparare cose semplici e comunque sempre staccate dalla rete per oviii motivi di sicurezza. Ho fatto tantissima gavetta sulle radio a batterie che tanto andavano di moda una volta. i fatto le mani su qualcosa in tensione (sebbene sotto trasfo di isolamento) le avevo messe parecchio tempo dopo.

Il greco mi ha anche insegnato l'estrema pericolosità dei tubi catodici. Specialmente i primi tubi "delta" che se esplodevano facevano delle scheggie pericolose e che partivano come una granata.

E stando in quel negozio ho visto il progressivo sparire delle radio a valvole e delle radio con solo le onde medie.
E ho anche imparato a riconoscere le persone,capire in base a come si muovono,pensano e le varie "pieghine" esterne di ciascuno.

Una cosa però mi aveva profondamente colpito ossia il "rispetto" per un apparecchio,quasi come se fosse una cosa viva. era vietatissimo forzare a cacciavitate la roba se non si apriva (chissà con la roba usa e getta di adesso come si farebbe) o comunque considerare inferiore una radio perchè meno "dotata" di componenti o prestazioni.

Ed ho anche visto la "magia" delle valvole ossia il progressivo illuminarsi di tutti i tubi di una tv a valvole in BN,l'apparire del fischio dell'EAT poi l'illuminarsi del raddrizzatore eat,il fruscio sull'audio e poi l'arrivo dell'immagine.
Una volta era magia oggi diremmo movimento di elettroni.

Una cosa che avevo sentito era una certa energia che ogni oggetto possedeva e che traspariva anche solo quando la manipolavi,la spostavi o ci guardavi dentro. Energia buona se era di qualcuno felice o energia grama se era di qualcuno triste o se in famiglia le cose non "giravano " bene.
Che fosse stata radio,giradischi o tv bè anche se inanimata a volte "parlava" con me.

L'oggetto che più aveva sofferto queste cose era sicuramente il giradischi ,solitamente amplificato e qualche volta pure fonovaligia.
Dicessi che non ne è mai arrinato uno danneggiato da qualche genitore che lo riteneva colpevole se il figlio non andava bene a scuola o si drogava mentirei. Pure mia nonna metteva in pratica tante piccole ripicche,mezziucci infami il cui bersaglio er apoi un oggetto sicuramente inanimato colpevole solo di riprodurre musica

Nessun genitore che abbia mai pensato di tirare un oggetto duro sul frontale di un ultracolor,di un saba o di un mivar a tiristori. Forse per l'alto costo dello stesso o forse perchè sapevano di rischaire di lasciarci le pelle qualora un frammento li avesse colpiti in zone critiche.
Fare saltare o meglio implodere un tubo catodico comporta certi rischi difatti solitamente quando una tv finva nei rifiuti si rompeva il collo del cinscopio per evitare il rischio implosione.

Il greco abitava tre via più in giù del negozio (quindi alle spalle di dove abitavo io) aveva una casettina bassa con 4 stanze e un piccolo giardino con gazebo e qualche pianta.

La ceart
Ci sono negozzi "di elettronica" ma quello era "IL" negozio di elettronica. a dentro ci trovavi di tutto. C'è ancora ,sempre nello stesso posto di dove era allora e penso che se ci capitassi all'interno nonstante l'odiosa museruola magari mi riconoscerebbero ancora.
Grosso bancone,una MAREA di componenti appesi e tutto ma proprio TUTTO quello che ti serviva per fare qualunque cosa. Dall'integratino alla resistenza al trasformatore. Prezzi buoni (ma non ottimi,la gbc per alcune cose era meglio) e sopratutto molta cortesia anche per chi come me era agli inizi.
Alla ceart avevo comprato il mio primo kit ,un ampli da 10 W (che poi ne faceva si e no 4) della else. .
Kit peraltro problematico e non perfetto. Ed ho conosciuto due grandi amici che ancora adesso mi accompagnano e sono il TDA2002 e il 2003 due banalissimi integratini di amplificazione e neanche tanto buoni. Ma con qualcosa di sincero all'interno. Molto migliori di tanta roba che li ha preceduti e di qualcosa che li ha pure seguiti.
 

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Alla ceart di fatto ci andano ogni 3 o 4 giorni e prendevo sempre parecchia roba. Lo zaino arancione dell'invicta lo riempivo quasi sempre. Inutile dire che quello zaino lo ho ancora anche se ben consumato e pure un goccio rosicato dai topi.

Il gioco in cortile
Il palazzo dove abitavo era uno dei veramente pochi dove era consentito ai bambini giocare in cortile anche se la regola era di fare giochi poco rumorosi e sopratutto di non farsi male.
E sopratutto non fare venire gente fuori dal palazzo. Quello era l'imperativo e veniva fatto osservare dai personaggi di quella che chiamavamo "scala veneta" perchè la dentro erano (oddio non proprio ma lo sembravano) di quell'origine.
Difatti quando c'era Alessandro io preferivo defilarmi perchè lo standard era del gioco in cortile: il calcio (pù pù pù) girare in bici in tondo oppure e ogni tanto succedeva respirarsi il puzzo delle auto che entravano e venivano.
e doversi sempre spostare anche se magari giocavi solo con uno scatolone e le macchinine.

Ogni tanto qualcuno portava giù qualche giocattolo a batterie ma il divertimento complice la durata indegna delle pile di una volta durava proprio poco.

Andava un pò meglio quando scrivevamo con i cocci di mattone sul pavimento in cemento disegnando una pista (sui muri era vietatissimo) e poi spingevamo le macchinine. Anche perchè diciamolo ....ci divertivamo con molto poco

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Le montagnole


Ecco un altro posto nel quale la libertà dava bene o male sempre fastidio a qualcuno. Quando da qualche parte si scava vengono accatastati i mucchi di terra da qualche parte e qui complice i tanti passaggi in bicicletta e complice il calpestio naturale di fatto ecco un campo da motocross in miniatura fatto e finito.
Questa volta i rompimaroni non erano solo i proprietari del campo che però venivano ogni tanto nma gli spadaccini,sembrava quasi che prima delle 14 fosse il loro regno e anche di sera tardi.
Una volta c'era parecchia gente che si bucava a differenza di oggi.
E come non ricordare il fratello più grande di chi girava con noi che magari stava male perchè si faceva "quelle brutte cose lì" o peggio se rubava in casa o menava un pò troppo.

Nelle montagnole ci andavi con la bici facevi due mezze pedalate sono in alcuni punti ed era un salire e scendere adrenalinico. Ogni tanto qualche bicicletta faceva SCRACK e si dissaldava ma una volta erano di ferraccio e allora bastava portarla da Fortin due punti a filo continuo e via per nuove avventure!.

Ovviamente quelle che si rompevano erano quelle pieghevoli tipo graziella o qualche bici elegante da passeggio . Io sulle montagnole ci ero andato pure prendendo la bici di mia nonna,una eusebi da 28 senza cambio e non si era rotta,ma sarebbe poi "andata" qualche anno più tardi. Ma fuori da questa narrazione.....he he he.

Il bar di Maria

Era il bar che c'era esattamente tra casa mia e quella di alessandro,ma non era il nostro ritrovo abituale. Eravamo liberi e volevamo esserlo ancora di più. Chiudersi in un bar non era il nostro ideale di libertà. Ogni tanto ci andavamo ma più per i videogiochi e il jukebox che per la compagnia.
Quasi nessuno del mio palazzo a parte Pries andava a quel bar.

 

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Piglia legno
Piglia legno era il fornitore ufficiale della crew di legno compensato che serviva per costruire ogni cosa. Dalla casa delle bambole.le rampe per le macchinine per farle saltare come vedevamo in tv con quelli che con l'auto o la moto saltavano vari oggetti.
E sopratutto le casse acustiche perchè mentre 20 anni più tardi la fissa era il computer,prima era "lo stereo" . Autocostruire era l'unico sistema per non farsi pelare da addosso i pochi soldi che si avevano. E sopratutto non portarsi a casa ciofeche ad alto prezzo.
Da piglia si facevano tagliare i pezzi di compensato,pagavi e poi lo andavi a prendere mezz'ora dopo.

Zio mario
Mio zio è anche colui che mi ha svegliato su tante cose specialmente sui motori e sulla meccanica. Lo chiamavo anche lo zio maggiolino perchè è stata l'unica auto (come modello) che ha avuto fino a tarda età quando ha preso una ford fiesta.
Ricordo tante serate passate a smontare modificare,creare e poi i seguito a collaudare su strada. Prove su piccole cose,un carburatore piuttosto che un altro,o sul tergicristallo a velocità variabile.
Con lui qualche volta andavamo allo sfasciacarrozze a prendere qualche pezzo.

La maplin
Era il limite verso la valle di susa del nostro territorio. Una fabbrichetta come tante altre,ho poi scoperto anni dopo che stampavano plastica. Era curioso il sistema di raffreddamento che avevano per i macchinari,una serie di fontane che gettavano in una piscina. In pratica una torre evaporativa bassa. Era anche la via che portava a quello che diventerà poi in seguito il rettilineo della ferrovia quando verrà allungato.

I giardini del bar tabacchi
Sono dei giardini dove la loro fontanella ci aveva "salvato" quando nel nostro palazzo del kaiser che ne aveva sempre una era scoppiato un tubo. Lo scoppio dei tubi era lo sport preferito infatti non c'era un solo mese che non si sentiva tutti i momenti spaccare tutto o in un alloggio o in ul altro e quando capitava ,lo si riparava e tutti momenti capitava da un altra parte.
Un altra cosa bella del bar tabacchi è che era il punto di incontro tra i giovani della nostra borgata e quelli di torino perchè di fatto 30 metri più avanti iniziava torino.

Il macellaio gian mario
E' morto prima che andassimo via da quel palazzo schifoso,mia nonna lo lodava come "quello della carne tanto buona" e se adesso ho qualche problema di prostata e se quando ero nell'adolescenza avevo dolore ai capezzoli FORSE era per tutte le vaccate che mettevano nella carne in quel periodo. Ricordo che anche al gatto che avevo in quel periodo ossia pucci ..la tigre corta..gli si erano gonfiati i capezzoli e spruzzava pipì dappertutto. E voleva sempre uscire. Essendo principalmente carnivoro è facile fare due più due.

Sospendiamo ora il discorso luoghi e persone perchè mi è ritornato in mente un episodio,capitato nel negozio del greco. Ricordo che davo una mano (in nero ovviamente) al greco a riparare radio e tv. Ovviamente mi faceva fare le cose meno pericolose,specialmente all'inizio.
Quante radioline a batterie che ho resuscitato (e si che a volte bastava davvero poco) ma quella che mi è rimasta in mente è stata una fonovaligia dual. Non mi chiedete che modello fosse,so solo che mi ha fatto un immensa tristezza.
Ogni epoca è stata contraddistinta da un oggetto che ci ha accompagnato poi nello scorrere nel tempo. Le fonovaligie ossia valige col giradischi dentro erano il retaggio dell'epoca precedente,come prima lo erano state le radio a valvole.E dopo lo sono state le radio portatili a doppia cassetta note come ghettoblasta.
A volte capita che le donne che non capiscono un kaiser di elettricità ci mettono la mano su tanti oggetti e non è un segreto che solitamente li rovinano irreparabilmente. A quella fonovaligia dual era toccata quella tragica sorte.
La signora smanettando e toccando non doveva la avera guastata e portata a vedere.
la avevo aperta col greco e prima di aprirla avevamo notato che il cambiotensioni era stato messo su 110 volt.

A differenza di oggi che la tensione è uguale ovunque una volta c'era un oggetto che consentiva di selezionare la tensione.
Ma che ovviamente andava manovrato CON LA TESTA che quasi mai è tinta e arricciata dai bigodini.

Dopo aver cambiato il fusibile il greco l'ha provata usando un disco che era insieme alla fonovaligia. Strauss "der rosenkavalier" titolo mai sentito. Il greco mette il disco sul piatto dopo aver cambiato il fusibile,imposta 33 giri tira il braccio idietro e senza pensarci due volte mette il braccio sul disco,non proprio all'inizio.


Apriti cielo!

Appena il piatto comincia a girare si sente un odioso TAN TAN TAN metallico chiaro segno che la puleggia che fa girare il piatto è deformata perchè è stata troppo tempo sullo stesso posto o non è stata spenta staccandola dal perno motore (che solitamente è pure caldo e la puleggia è in gomma). Dagli altoparlanti esce un ronzio classico di "qualcosa che non va" un UMMMMMMMMMMMMM ma era piuttosto basso e quindi non lo ha allarmato.
Non appena il braccio tocca sul disco ,esce ,soffocato dal ronzio e dalle righe che si sentono eccome un ululato lupino che fossimo stati in aperta campagna avrebbe potuto riusonare come un richiamo per il branco.
Ululato che durò molto poco perchè dopo meno di 10 secondi il ronzio si è alzato di volume e un POUM che sembrava un petardo se ne esce dalla scheda elettronica con una fumata.  
Il greco stacca al volo la spina,senza addentrarmi in roba troppo tecnica erano pariti un paio di condensatori di cui uno grosso,il trasfornatore e il raddrizzatore a piastre che puzzava di pesce marcio.
Non avrà portato via comunque più di un ora la riparazione e ovviamente la funzione del cambio tensioni la abbiamo abolita facendo in modo che qualunque posizione la facesse girare sempre a 220 volt.

Dando l'illusione a chi per dolo o incapacità cronica il comado fosse ancora attivo

 

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Il campetto dei ranger
Nel nostro paese l'unico sport che viene considerato da tutti è il calcio. Trovo assurdo che durante i mondiali il paese intero si fermi e sembri tutto fermo come quando la chiusura indegna "da virus" ha svuotato le strade.
E anche nei ragazzi lo sporco bisness del pallone fa si che un pò ovunque sorgano strutture di fatto solo ed esclusivamente dedicate al calcio.
Il campetto dei "rangers" squadra locale era all'iizio dove adesso sorge il rettilineo della ferrovia e sicuramente hanno fatto un salto di qualità perchè la vecchia struttura era un bugigattolo malfermo (con annesso campo) con all'esterno alcune bombole del gas attaccate agli scaldabagni per fare la doccia.
L'illuminazione ora dotata di pali e fari era fatta da alcuni lampioni che sembravano quelli stradali dismessi da tempo con la lampadina  a boccia. Ogni tanto qualche lampione,visto che era basso veniva colpito dal pallone e la lampadina saltava in mille pezzi.
Il campetto dei ranger esiste ancora dopo il suo trasferimento.
Mentre alcune strutture sperimentali come il campo di bmx e altre cose sono ovviamente spariti.Perchè in questo paese è tutto schifosamente legato al calcio.
E quindi non è da ieri che queste cose capitano. Le stesse reticenze le ho incontrate quando avevo praticato altri sport come l'hockey (su ghiaccio e rotelle) . Ma qualunque cosa è diversa dal cessoso calcio ....bè ora sapete come la penso.

Le case popolari
Erano in costruzione quando avevo conosciuto Petrucci,sono situate nello spazio che va da via vandalino e il rettilineo della ferrovia. Tanto è vero che avevamo visitato il cantiere e anche più volte.
Guardando una delle foto del matrimonio di mia madre,ovviamente in bianco e nero,si vedono nella zona solo prati dal balcone di casa. Ora è pieno di palazzoni indegni e ne stanno ancora studiando di metterne altri.
E il verde? Non pervenuto! Tutto è un rifiorire di lampioni e strade. Addirittura un palazzo scavalca una delle vie. Pena immensa e profonda per tutti quegli spazi verdi dove noi ci divertivamo 35 anni fa almeno.
Non è questione di piagnucolare in sile ragazzo della via gluck,semplicemente è orrido pensare che di tutto quello spazio verde siano rimassti pochi alberelli malati nel parcheggio di ogni palazzo.

La ferrovia
Sono due binari rettilinei che delimitavano il nostro territorio su uno dei lati. La ferrovia è la torino modame,dove passavano e passano ancora treni stracarichi di auto,non dimentichiamoci che si era nel boom motoristico e bisognava riempire di auto le strade.
Si vedevano treni di auto nazionali andare verso la Francia e arrivare marchi come peugeot e renault.
La ferrovia in parte è stata anche teatro di divertenti episodi ,non tanto per la ferrovia in essere ma per il riferimento nello spazio che era nei racconti dei nostri trascorsi..

 

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Abbiamo poi fatto varie uscite spesso di sabato o al pomeriggio per ovii motivi scolastici.

E molte cose viste con i nostri occhi sono ben diverse da come erano quando si vedevano con i genitori,forse quell'alone di proibito o forse la possibilità di vedere cosa effettivamente interessava a noi.

Quasi all'inizio mai vedevo certi reparti dei supermercati con la calma e la voglia di vedere.

Perchè comnque a me i vedere un vestiario da sfigati che poi mi avrebbe fatto schifo o le solite stupidate di pentole e roba da cucina proprio zero.

I veri reparti che interessano al maschio sono quelli dell'elettronica di consumo,degli articoli sportivi,del fai da te e poca altra roba.

Il maxi standa visto con i nostri occhi,è molto diverso da come me lo dovevo subire con mia madre e mia nonna. Ci siamo andati un martedì pomeriggio,finita la scuola via sul 36 (era troppo lontano per andarci in bici) che fermava davanti .
E poi una volta scesi via,con i nostri occhi che osservavano da "liberi" e non da guidati.
Quasi manco sapevo che c'era una porta a livello terra visto che sempre ci salivamo al piano sopra con la 127 e quella deficente di mia nonna faceva girare sempre due o tre volte il parcheggio perchè non aveva voglia di fare 2 passi fino alla macchina. Comodastra come era.

Siamo entrati dalla porta sotto quindi,e via l'interno. Prima zona,elettrodoomestici ed elettronica di consumo.Mi aveva colpito lo sguardo una autoradio autovox,la kobra esposta ,quasi da brutto anatroccolo insieme a tante radio molto più dotate e tutte con autoreverse,cosa che io pure oggi ripudio sulle autoradio in quanto la giudico da pelandroni.

Quel modello sarà poi uno dei tanti feticci "da avere a tutti ii costi",e poi continuiamo,quanta roba mi sono perso in tante uscite con i miei.

Articoli sportivi,roba per arredare il giardino,attrezzi,pile,lampadine (per esperimenti) e (all'epoca già si iniziava) l'arredo bagno.

Abbandonati (io purtroppo no,fino a che non ho potuto dire la mia in casa) gli orridi mobiletti in plastica stampata con lampadine indecentemente poco potenti che scaldavano e non ci vedevi un.....(ok quello) e con scompartimenti che non ci stava nulla,specchi che sembravano ticchettati dalla popò delle mosche.

E sopratutto con quella bella linea moderna che oggi sarebbe lo standard ma all'epoca era quasi eretica.

E poi via a prendere per il di dietro alcuni reparti ,come ad esempio le scarpe. Quello che magari i genitori mi avevano proposto il giorno prima era poi quello che era cioè almeno esteticamente roba da sfigato.

Un particolare che il mio ricordo del reparto scarpe che mi ritorna spesso in mente è la presenza di due-tre sgabelli con parte inclinata. Che obbiettivamente erano tutto tranne che comodi. Ci saranno ancora?

Le scarpe da supermercato comunque facevano schifo,ricordo che uno dei pochi paia belli che ovviamente aveva scelto mia nonna sotto mio continuo pressaggio (perchè volevo qualcosa di moderno) erano dolorose da tenere. E mi hanno pure rovinato una gita al mare.

Io mi chiedo se certi designer di abbigliamento a basso costo prendano esempio dai presidi ospedalieri per le loro idee. O da loro vengano foraggiati per fare vestire così male la gente..

Altre cose belle erano tutti gli attrezzi per la manutenzione della casa,trapani più o meno dotati (noi a casa avevamo un cesso recuperato da mio zio in chissà che rottamaio) e ogni sorta di chiavi e olii vari. Insomma il regno proibito per un maschio che desidera di essere tale in una casa nel quale le donne regnano un goccio troppo.

Sebbene avessi voluto spesso comprare mezzo reparto alla fine ti accorgevi che era tutta roba che bene o male già avevi .

Usciti dal maxi standa eravamo andati in un grande autoaccessori che era lì vicino,giusto attraversato corso Francia. Alessandro cercava delle griglie per altoparlanti ma nonostante abbiamo girato,chiesto e riguardato ...nada!

Riprendiamo il 36 contenti del fatto che avevamo fatto stranamente in fretta ,visto che con nonna tongolona tutte le volte che ci andavamo in macchina perdevamo ore e uscivamo col carrello così pieno che quasi si impennava! E poi a casa ci toccava la spunta dei prezzi numerino per numerinio,perchè se no nonna pensava di essere stata fregata e allora nada fare da mangiare!

All'upim di piazza massaua ci siamo andati uno-due mesi dopo

 

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Ed è una delle tante volte che il piccolo petrucci ha buttato fuori un vestiario che veramente "ispirava" . In quanto (e non so come li facesse a trovare) stavolta pur essendo tutto in "nero" il piumino era di un arancione e sembrava proprio un giubbotto di salvataggio tanto che era gonfio di piume.
Io mi chiedo come fosse possibile che i miei genitori portassero a casa dell'abbigliamento ogni volta più sfigato,almeno come aspetto e lui,solo lui trovava quella bella roba.
Forse perchè essendo piccolino e a lenta crescita conveniva di più spendere per vestirlo bene.
L'unico piumino senza maniche che mi hanno fornito i miei era uno sfiogatissimo verdolino che sembrava un marone sgonfio tanto che era carente di imbottitura. E l'aspetto di stoffa normale invece che materiale sintetico non lo aiutava.

Veniamo al vestiario,il suo aspetto giocattoloso era decisamente aiutato dal vestiario che stavolta era bello attillato e sembrava gommoso come consistenza. Una volta i pantaloni della "tuta da ginnastica" erano per tutti quelli di colore solito blu elettrico con le solite tre striscie stile carabillos sul fianco. Lui riusciva a trovarli (evidentemente sua madre andava oltre lo squallido bottegaio dell'angolo) con vari disegni e in quel bellissimo nero lucido e opaco ,che tanto appassiona (ora non lo sapevo) gli amanti della gomma e cuoio.
Era anche molto bello una sorta di "quasi cappellino" che copriva i lati della testa lasciando i capelli fuori che peraltro erano neri e lisci quandi molto coprenti . Un pò come certi cappellini da sci nati oltre 10 anni più tardi con i finti capelli gialli sopra.
Diciamo che riduceva o azzerava la pelle intorno al volt lasciandone fuori solo una parte. Ne aveva due,uno stile ninja con solo gli occhi fuori e l'altro che aveva questa volta che gli lasciava fuori la faccia.

Faccia peraltro molto chiara e piena di lentiggini.

Oppure come i guantini a mezze dita. Ma questa volta c'era qualcosa di più. Già quando eravamo sul 36 ,visto che c'era un solo posto libero si era seduto sulla mia gamba sinistra appoggiandosi come soleva fare di solito (avvantaggiato dal fatto che era piccolo) la sua testa sul mio collo.
Ciò a volte sconcertava le popò benpensati,diciamo che le reazioni secondo me sarebbero state anche peggiori se avesse avuto un aspetto non femminile (in pochi oltre a chi era in classe con me pensavano fosse un maschio) inoltre il suo stile con cui si vestiva respingeva i benpensanti che si sarebbero rifiutati di fare qualunque domanda.

Per l'homo televisionato eravamo solo un ragazzo con i capelli lunghi e una ragazza piatta come un ferro da stiro. Quelli che più facevano commenti erano i vecchi (difatti una volta quando ero da solo con uno di quelli ci ho pure litigato) su quella linea di emme che era il 33.
Pulman che se scoppiasse farebbe un favore al'imps!

Detto fra di noi qualche sensazione strana l'ho avuta (ho detto strana non piacevole nè spiacevole. Visto che era seduto sulla mia gamba e che il braccio sinistro di fatto non sapevo dove appoggiarlo lo ho infilato nel buco del braccio del piumino arancione appoggiando la mano larga sulle due ossutissime e sporgenti scapole . Mentre appoggiate sulla gamba sentivo sporgere sotto alle natiche le due ossa delle gambe. Come due punti pesanti sulla mia gamba.

Ricordo che mentre il 36 era pieno che scoppiava tutti i momenti il 33 era sempre vuoto. In realtà si riempiva in seguito andando in centro,in particolare nell'odioso borgo san paolo  (peraltro dove abitava la mia madrina del battesimo) dove per camminarci sui marciapiedi dovevi usare gli stivali di gomma anche d'estate per la troppa maleducazione dei cani.

All'upim di piazza massaua ho poi rischiato di non potere andarci poi mai più per un increscioso incidente che capiterà più avanti nel tempo  (circa 1 anno dopo la morte di Alessandro) ma ne parleremo da un altra parte.
Una volta arrivati la nostra attenzione si era rivolta a una giostra aerei montata di fronte nel piazzale (ora c'è un giardinetto) ,che in effetti ogni tanto montavano. Negli anni 80 era normale che ogni tanto magari per la ricorrenza di un quartiere o qualche altra occasione montassero delle "giostre isolate" .
E quella lì era.

Inutile dire che un paio di giri ce li siamo fatti,poi siamo entrati all'upim.

A differenza del percorso obbligato che seguivo con mamma e nonna questa volta siamo entrati e abbiamo cominciato a vedere le cose che interessavano a noi. Accessori auto,materiale elettrico,attrezzi,lampadari (una volta li vendevano ovunque e c'era un punto nel quale erano anche appesi) e oggetti di casa.

Già in un posto mediocre come l'upim erano visibili pentole e accessori per la casa che probabilmente in una casa mia avrebbero spazzato via e non a torto certe brutture che mia nonna continuava a usare.

Abbiamo comprato qualcosa? No,sebbene avevamo qualche soldino le cose che ci attiravano facevano parte di una delle seguenti categorie: Ossia,roba che se sgamata avrebbe senz'altro fatto chiedere dove era stata comprata. Roba che comunque spettava ai genitori rifornire (per esempio le lampadine di casa) ,Roba che c'ea già in casa e benchè spaventosamente migliore avrebbe fatto litigare.
Inoltre visto che alla fine avevi la voglia di avere tutto poi ci pensavi un attimino e i quello per cui sbavavi alla fine non ne avevi bisogno. Inoltre non era tutto oro cosa luccicava in quanto molti oggetti erano si poco costosi (ma non tutti,anzi c'erano anche cose care e pessime) ma tecnicamente osceni.

Ricordo delle pile a secco con un marchio strano,mi sembra louk,che non erano proprio niente come durata. E lampadine sempre dello stesso marchio che duravano come potevano.Inoltre scaldavano tantissimo ma a quel tempo le lampadine scaldavano più o meno tutte.

Mentre con le donne di casa all'upim ci si passava poco tempo e il resto del tempo lo perdevano allo sma (alimentari di fianco) noi allo sma ci siamo andati soo per prendere qualcosa da sgranocciare perchè a differenza dei giovani attuali eravamo sempre fuori e in movimento e bruciavamo più calorie di un jet militare al decollo.

L'ultimo supermercato dove siamo andati era sempre l'upim ma quello di piazza sabotino ,e per andarci prendemmo l'orrido pulman 33,tornammo poi dopo un lungo giro a piedi sul tram (il 15) e prendemmo poi il 64.

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Fu l'ultima volta che con lui andai in un grande magazzino,ci andammo subito prima le vacanze di natale ,poi sarei andato nella seconda casa. Salimmo sul 33 andando a prenderlo su corso Francia e MIRACOLO un pulman pubblico vuoto.

Saliamo sul solito 421 che equipaggiava tutte le linee urbane (stava avvenendo la transizione da bicolore ad arancione) e via.

A differenza del 36 (che è tutta diritta) il 33 è una linea piena di curve,molto cattivamente si potrebbe dire che è stata fatta così per macinare gli anziani che lo riempiono visto che tutti i momenti sterza e i soggetti che lo riempiono (e poco per volta che va avanti si riempie) li vedi tutti ben aggrappati ai tubi di metallo che all'interno servono appunto per tenersi.


Fortunatamente sui mezzi torinesi non ci sono quelle tristissime maniglie con il pezzo di cuoio che le tiene che tanto sa di maniglione che c'è nei letti da ospedale e in quelli milanesi.


Eh,si,già sapete come la penso sui grandi centri urbani...il mio pensiero in 35 anni non è cambiato. Boletus atomicus Facci sognare.


Il 33 passa da corso Francia e lo abbiamo preso nello stesso punto dove si prendeva il 36. Avremmo potuto prenderlo da via ieti ,sarebbe stato molto più "antisgamo " ma tanto è.


Arrivare all'upim di piazza sabotino è comodissimo perchè in quella piazza invero non molto bella è crocicchio di tante linee. Infatti dopo l'upim siamo andati a vedere la vetrina di un importante negozio di hi fi  che era lì vicino. Eh...si lo "stereo" era il primo di tutti i sogni dell'epoca.


Non appena entrati dentro,abbiamo sentito uno dei segni del turbocapitalismo ossia quelle musichette con voci angeliche e canti natalizi. In realtà più che voci angeliche sembravano voci evirate da qualcuno che si fosse beccato una martellata sulle sfere.
E' da notare che mentre in tutti gli altri stati ci sono versioni anche rock o comunque molto orecchiabili delle canzoni natalizie qui si era rimasti in odore di incenso e umidità chiesarola.
Quasi era fin bello e faceva "natalizio" vedere il ti tì ti tì dei neon esauriti perchè se guardi bene in ogni supermercato c'è n'è qualcuno.
E qui mi sono reso conto poco per volta del concetto di capitalismo o meglio del suo lato odioso.
Fatto di oggetti di fatto presenti in tutti i supermercati anche di diverso marchio ,tutti uguiali e stranamente a prezzo leggermente diverso a seconda del posto dove vai.


Anche in questo caso Alessandro ha sfoderato un look giocattoloso con il giubbotto in pelle sotto il piumino senza maniche e i pantaloni coloratissimi ,probabilmente da sci.
Non era raro che camminando in giro venisse fatto oggetto di sguardi e commenti solitamente benevoli salvo talvolta qualche mummia che faceva sempre i confronti col suo tempo .
Il giro all'upim non durò tantissimo,poi ci dirigemmo a vedere la vetrina del negozio di hi i che aveva una zona tutta dedicata all'usato.


Lì potevamo ammirare i nostri sogni proibiti,amplificatori,lettori di cassetta,giradischi e quant'altro.
Ma frenati un pò dai soldi,un pò dal voler fare "da se" e un ostracismo economico da parte sua  in quanto a casa sua non si nuotava nell'oro . A casa mia invece c'erano i "no" dela nonna in quanto il piatto giradischi "grande" non serviva perchè la casa non era una discoteca e tutto il resto,bè per mia nonna dovevo solo "studiare" e mia madre un pò per motivi di famiglia e un pò perchè non avrebbe potuto fare diversamente gli andava bovinamente dietro.

Stranamente le cose cambiarono due anni dopo e pure io ebbi "lo stereo" (e anche buono....) ma con una serie di divieti indecenti (tipo l'uso di alcuni dischi vecchi,il non ascoltare certe radio straniere "perchè c'erano scariche" e altre stron[NON SI DICE] che obbiettivamente cozzavano oltre che contro alla fisica anche contro ogni elementare buonsenso) e un controllo "tutti i momenti". Ah....non dovevo registrare i dischi per gli altri e volutamente lo avevano preso senza la doppia cassetta.Perchè è immorale,è illegale etc etc.
 
Petrucci invece continuò ad avere quella peraltro bella autoradio montata in casa,che io sappia fino all'ultimo giorno.
FORSE,ripeto forse uno dei tanti motivi per cui ho continuato a ravanare nell'elettronica (con discreti risultati) è stato il voler continuare la strada iniziata con lui.
Del resto la mia passione per l'elettronica mi ha portato in diverse feste a stare dietro ai giradischi e al mixer invece che a strafarmi sui divanetti o a stare dietro a perdere le bave dietro a qualche gallinaccia che se la tirava più di un elastico di camera d'aria.

Al ritorno abbiamo fatto un passaggio al mitico negozio di Poma dischi,dove peraltro ci andò a lavorare mia zia Erminia (una delle 23...prof alla santorre di santarosa) una volta andata in pensione ma obbiettivamente di singoli a 45 giri non abbiamo trovato nulla di buono. Secondo me era un periodo di calo musicale (ce ne furono tanti altri dopo).

Ma di musica parleremo più avanti.

 

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