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L'introversione oggi: è un difetto?

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FreakyFred
3 hours ago, IlFinnico said:

Può essere che siamo semplici(e i giovani oggi faticano a raccontarsi a parole proprio perché sono abituati,coi social,a raccontare robe che magari neanche sentono proprie ,la butto là,eh),ma non si può, secondo me,negare la complessità di ognuno. Siamo semplici e complessi e bisogna vivere questo paradosso, che ne dici @FreakyFred?

Credo che la complessità umana sia molto sopravvalutata. Siamo pur sempre animali, guidati da istinti molto semplici e terreni. Ma questo non è un male, in realtà tutte le cose complesse nascono dall'accumulare, intrecciare, sovrapporre e ricombinare cose molto semplici. Ho fatto l'esempio della musica e delle sue sette note, ma potrei fare l'esempio degli scacchi o del go, giochi con regole semplici ed eleganti che si ricombinano in complessità infinite.

Ma, ecco, anche la complessità più infinita si riconduce sempre a quelle poche regole. Possiamo pensare che un canone di Bach e un bambino che batte tasti di un pianoforte a caso siano entrambi forme di "musica" difficili da comprendere, e la seconda del tutto impossibile da comprendere in effetti. Ma lo sono per motivi molto diversi: la seconda non ha nulla da dire, la prima ne ha troppo. 

Edited by FreakyFred

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IlFinnico
23 hours ago, FreakyFred said:

Credo che la complessità umana sia molto sopravvalutata. Siamo pur sempre animali, guidati da istinti molto semplici e terreni. Ma questo non è un male, in realtà tutte le cose complesse nascono dall'accumulare, intrecciare, sovrapporre e ricombinare cose molto semplici. Ho fatto l'esempio della musica e delle sue sette note, ma potrei fare l'esempio degli scacchi o del go, giochi con regole semplici ed eleganti che si ricombinano in complessità infinite.

Ma, ecco, anche la complessità più infinita si riconduce sempre a quelle poche regole. 

Sì, in parte sì,boh. Certe volte è difficile pensare alla semplicità se sappiamo di avere un'infinità di cellule o roba varia dentro, ma nonostante ciò, basta che magari un bel ragazzo ci sorrida per cambiarci la giornata,quindi siamo anche semplici. Boh,non ha senso quello che ho scritto mi sa.

 

23 hours ago, FreakyFred said:

 Possiamo pensare che un canone di Bach e un bambino che batte tasti di un pianoforte a caso siano entrambi forme di "musica" difficili da comprendere, e la seconda del tutto impossibile da comprendere in effetti. Ma lo sono per motivi molto diversi: la seconda non ha nulla da dire, la prima ne ha troppo. 

Su questo non sono tanto d'accordo. I bimbi sono troppo sottovalutati,ma in realtà loro ne sanno più di noi prima di "civilizzarsi".

 

23 hours ago, Almadel said:

Oh, al liceo credo che mi avresti trovato simpaticissimo...

AHAHAHAH vabbè ma in alcuni momenti andavamo d'accordo, non lo critico solo per i suoi interessi,è proprio la persona in toto che non sopportavo tanto,i suoi atteggiamenti etc. Atteggiamenti che magari tu non hai .

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davydenkovic90

Io credo che l'introversione sia un difetto nel momento in cui uno lo percepisce, su di sé, come tale ("difetto" da intendere anche come "mancanza", vista anche l'etimologia latina del termine)

Se uno fa un lavoro, ha degli hobby o dei passatempi che non prevedono lo scambio con altre persone, oppure lo prevedono ma in modo superficiale o formale, e che lo appagano completamente, non ha alcun problema.

Io sono stato prevalentemente introverso nella mia vita, le mie attività preferite in assoluto erano (e in gran parte sono) solitarie: suono il piano, leggo, studio, corro, guardo SATC.

Da bambino ho subito anni di vessazioni da parte di maestre incompetenti perché "non partecipavo alle lezioni" o addirittura "perché non sapevo parlare" perché nei compiti scritti avevo buoni voti, mentre quando interrogato parlavo poco e non alzavo mai la mano in classe. Certe maestre tentarono di convincermi che rispondere comunque a domande di cui non si sa la risposta, oppure blaterare cazzate senza senso giusto per allungare i tempi di un'interrogazione fosse una tattica giusta per ottenere buoni voti e "fare bella figura".  

Ho iniziato ad alzare la mano in classe al liceo e università, quando avevo bisogno di chiarimenti e sapevo di aver di fronte persone preparate.

Se ho bisogno di condividere un campo e delle palline, non mi faccio problemi ad andare e chiedere a chiunque mi capiti a tiro, e in tal caso divento molto estroverso. Giusto ieri ho fatto la mia prova da battuage andando nel mio circolo di tennis e, invece di palleggiare contro un muro, siccome mi piace confrontarmi con stili diversi, velocità di palla diverse, ecc., sono andato a chiedere a quelli che vedevo col borsone in spalla se per caso avessero voglia di giocare con me. Ho conosciuto un ragazzo spagnolo molto simpatico e più tardi una ragazzina di 14 anni che ho dovuto pregare perché mi conosceva di vista e sosteneva di non essere all'altezza. Bravissima, invece, e ci siamo divertiti molto.

Alla base di un' apertura all'altro ci dev'essere un motivo, quale che sia, un' "aporìa", per voler fare i filosofi, un vicolo cieco per cui ci vuole per forza l'incontro con l'altro altrimenti c'è qualcosa che si inceppa, c'è una sofferenza

Se questo vicolo cieco non viene percepito, se non crea problemi e non provoca sofferenza e uno è capace di cucirsi addosso la propria vita sulla base del suo mondo interiore a prescindere dall'interazione con altri individui, che dovrebbe esserci di svantaggioso o di difettoso in più rispetto a un'estroverso.

 

p.s. Anche l'omosessualità l'ho vissuta da introverso, fino ai 22-23 anni, e la cosa non mi faceva affatto soffrire, ma proprio per niente. Non sognavo di avere un ragazzo, di vivere in un mondo dove potermi dichiarare, amici, feste a cui andare. Stavo da dio a casa mia a studiare e a guardare porno gay. La cosa è cambiata nel momento in cui ho fatto degli incontri sessuali per curiosità, e da questi incontri ne ho tirato fuori uno dove non si è fatto solo sesso ma si è andati in giro a passeggio, e poi le cose sono evolute verso ciò che sono adesso, un gay fidanzato con pochi amici gay e pochi amici in generale, che ama stare da solo ma non disdegna uscire e passare il tempo con personaggi e/o amici.

Ho conosciuto  ragazzi e ragazze gay che, già da adolescenti e appena realizzata la cosa, hanno dovuto subito dichiararsi con tutti, andare in associazioni, avere 4999 amici su facebook, perché evidentemente sentivano di essere mancanti di qualcosa e questo ha surclassato tutto.

Ah, concludo dicendo che la biodiversità è fondamentale nell'ecosistema, per cui ben vengano sia estroversi che introversi, in qualunque contesto.

Edited by davydenkovic90

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