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Steste

Co in famiglia? No grazieūüíĀūüŹĽ‚Äć‚ôāÔłŹ

86 posts in this topic Last Reply

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schopy
On 1/20/2019 at 2:45 PM, Steste said:

E, dunque, chiedo : voi che avete fatto Co con i genitori o comunque in famiglia? Com'è andata? Come avete capito di potervi fidare? Non vi pesa sapere che mamma e papà non vi supporteranno e per loro è solo vergogna e schifo?

Non credo di "far schifo" ai miei, o che si vergognino loro della mia omosessualit√†, ma certo non √® stato facile dir loro che sono gay -e quindi dover affrontare il fatto che faccio qualcosa che a loro un po' "fa schifo"-...non ho mai capito di potermi fidare¬†di loro, difatti tuttora non mi fido e l'argomento non lo tocchiamo pi√Ļ.... tuttavia talvolta penso che ora che si sono abituati all'idea, non ci sarebbero pi√Ļ le incomprensioni di prima, quindi il tempo un po' migliora le cose.

Non consiglio di fare coming out, né di non farlo, ciascuno si regola come può. E' pesantissimo dover sopportare un genitore che soffre perché sei gay (posto che so di non far nulla di male, di non essere nel torto); se non vorrai fare CO non ci sarà nulla di male.

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marco7

Non ti fidi per cosa @schopy coi tuoi gnitori rispetto al tema omosessualita' ?

in che senso non ti fidi ?

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freedog
Posted (edited)
16 hours ago, schopy said:

E' pesantissimo dover sopportare un genitore che soffre perché sei gay (posto che so di non far nulla di male, di non essere nel torto); se non vorrai fare CO non ci sarà nulla di male.

mmhh.. nì

ossia: sti sensi di colpa perchè hai deluso le attese dei tuoi -che non vedono l'ora di diventare nonni- non hanno senso; al limite, sono un problema loro, non tuo.

riparliamone quando trovi quello giusto con cui ti vuoi "accasare": sicuro che preferiresti restare velato e non far sapere loro che stai con un ragazzo (bello, simpatico, con cui il sesso è meraviglioso, eccetera)?

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Mario1944
16 hours ago, schopy said:

faccio qualcosa che a loro un po' "fa schifo"

Il problema non è irrilevante, anche dopo un' (apparente) accettazione dell'omoerotismo del figlio:

è un po' come come avere in casa o comunque molto vicino a sé uno che non si lavi mai;   per quanto si possa stimarlo intellettualmente o spiritualmente, la ripugnanza fisica è difficile da contenere.

Ovviamente nel caso dell'omoerotismo si tratta di ripugnanza culturale, ma non per questo essa è meno tenace di quella fisica, anzi!

17 minutes ago, freedog said:

sti sensi di colpa perchè hai deluso le attese dei tuoi -che non vedono l'ora di diventare nonni- non hanno senso; al limite, sono un problema loro, non tuo.

Be', ma si parla dei genitori, non di estranei!

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Hinzelmann
7 hours ago, Mario1944 said:

la ripugnanza fisica è difficile da contenere.

che bella immagine

Abbiamo virato al genere catastrofico.....paesini in cui non si parla italiano, madri che vestono a lutto 25 anni per la morte del cardellino, persone che parlano solo male degli altri, perchè purtroppo è l'unica soddisfazione che gli riserva la vita...e si bevono le recite dei pupazzi omofobi in TV ( cioè credono che veramente la Santanché pensi quello che dice )

Ma se questa è la situazione, ragazzi siete già soli...in un mondo complicato come quello in cui ci tocca di vivere questi vecchi sono utili solo per spremergli il reddito di cittadinanza

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davydenkovic90

La mia venerabile nonna (nata nel 1930 in un paesino piccolino, titolo di studio quinta elementare, cattolica con fratello prete) una volta mi disse che non le dava fastidio l'omosessualità in sé, quanto l'immagine di due ragazzi che si baciano.

L'altra nonna (stessa età, laureata in lingue) sorvolava completamente l'argomento ma, essendo molto maschilista, diceva che ero il suo nipote preferito (ma lo diceva anche agli altri due nipoti maschi, mentre le tre femmine le snobbava un po').

Nessuna delle due aveva ripugnanza fisica, di me o di altri gay. Non c'erano problemi relativi a pettegolezzi fastidiosi (altra cosa che può turbare certe famiglie della dichiarazione di omosessualità del figlio) in quanto io non vivevo nel paese della mia prima nonna, non so quali fossero le dinamiche ma comunque nessuno mi conosceva. La seconda nonna non aveva di questi problemi, non faceva parte di nessun ku-klux-klan di tendenza omofoba,  era molto anticonformista anche nel suo andare a pranzo da McDonald's, per esempio.  E nell'appartamento sopra di lei abitava un ragazzo gay che faceva il DJ in discoteca e a una certa metteva la musica dance a palla. Non si lamentava, anzi, l'abbiamo sempre accettato, la casa era grande e non dava fastidio. 

Altro cliché: "non mi darai un nipotino!"

Ho delle zie (anche mia madre) che non vogliono essere chiamate "zie" perché "suona da vecchia". Penso che essere chiamate "nonna" sia il loro incubo ricorrente. E poi in famiglia siamo davvero in tanti, frugoletti per casa ce ne sono sempre stati e ce ne sono tuttora, non fa molta differenza se io mi riproduco o meno.

Però ripeto, ognuno deve i far conti con la propria realtà familiare e non esistono ricette valide per tutti. Il consiglio è essere onesti e schietti prima possibile. Magari ci vogliono anni per farsi accettare, e proprio per questo motivo meglio iniziare presto che trovarsi a 40 anni col segreto di pulcinella (ma questa è sempre un'opinione non applicabile in tutti i contesti)

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Saramandasama
31 minutes ago, Hinzelmann said:

che bella immagine

Abbiamo virato al genere catastrofico.....paesini in cui non si parla italiano, madri che vestono a lutto 25 anni per la morte del cardellino, persone che parlano solo male degli altri, perchè purtroppo è l'unica soddisfazione che gli riserva la vita...e si bevono le recite dei pupazzi omofobi in TV ( cioè credono che veramente la Santanché pensi quello che dice )

Ma se questa è la situazione, ragazzi siete già soli...in un mondo complicato come quello in cui ci tocca di vivere questi vecchi sono utili solo per spremergli il reddito di cittadinanza

La Santanche’ non crede a quello che dice?

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schopy
Posted (edited)
9 hours ago, freedog said:

mmhh.. nì

ossia: sti sensi di colpa perchè hai deluso le attese dei tuoi -che non vedono l'ora di diventare nonni- non hanno senso; al limite, sono un problema loro, non tuo.

Ma lo so, e di ragazzi ne ho avuti...qualcuno... :D

9 hours ago, freedog said:

riparliamone quando trovi quello giusto con cui ti vuoi "accasare": sicuro che preferiresti restare velato e non far sapere loro che stai con un ragazzo (bello, simpatico, con cui il sesso è meraviglioso, eccetera)?

Io a mia madre ho¬†raccontato¬†dei miei ragazzi (molti anni fa)...forse √® perch√© sapeva che sono gay da poco, certo non l'ho vista felice; al tempo la pensavo come dici tu, che in fondo il problema era suo e non mio, ma certo "rendere infelici" i miei genitori di riflesso spiace pure a me. Non ho nessuna voglia di ripetere l'esperienza; non sapranno della mia gioiosissima relazione (ma quale???) e sar√† perch√©, implicitamente, l'hanno voluto loro. Non sono "velato", n√© bugiardo, solo reticente. Per quel che ne so ora potrebbero appunto essere molto pi√Ļ tolleranti di qualche anno fa; ma se pure fosse, cambia qualcosa? Val la pena rischiare altre incomprensioni?

1 hour ago, davydenkovic90 said:

Magari ci vogliono anni per farsi accettare, e proprio per questo motivo meglio iniziare presto che trovarsi a 40 anni col segreto di pulcinella (ma questa è sempre un'opinione non applicabile in tutti i contesti)

A me non piace l'idea di dover convincere qualcuno ad accettarmi...così come non mi piace persuadere.

1 hour ago, Hinzelmann said:

Ma se questa è la situazione, ragazzi siete già soli...in un mondo complicato come quello in cui ci tocca di vivere questi vecchi sono utili solo per spremergli il reddito di cittadinanza

Potrei aver suggerito un'immagine negativa dei miei familiari, che invece non sono poi cos√¨ male...la loro omofobia concerne una pi√Ļ ampia sessuofobia di matrice cattolica.

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davydenkovic90
Posted (edited)
3 minutes ago, schopy said:

A me non piace l'idea di dover convincere qualcuno ad accettarmi...cos√¨ come non mi piace pÔĽŅersuadere.

Nemmeno a me e non lo faccio.¬†infatti non √® convincere ma aiutarli ad accettare la cosa con serenit√†. ¬†Che √® un po' la stessa cosa che abbiamo fatto noi auto-accettando la nostra, di omosessualit√†. E considerato quello che √® costato ad alcuni di noi, non stupisce che costi molto anche alle famiglie un tale percorso. Per√≤ conviene investirci qualche risorsa. Ripeto, non nel convincere ma nel relativizzare quello che sembra una catastrofe¬†ma che, a un'analisi pi√Ļ attenta, non lo √®. E sarebbe invece una catastrofe simulare/dissimulare, raccontare balle per anni, chiudere i rapporti, ecc.

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LocoEmotivo
2 hours ago, Hinzelmann said:

sono utiliÔĽŅÔĽŅÔĽŅÔĽŅÔĽŅ solo per spremergli il reddito di cittadinanÔĽŅzaÔĽŅÔĽŅ

Questa te la rubo per usarla come offesa. 

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Hinzelmann
11 hours ago, schopy said:

Potrei aver suggerito un'immagine negativa dei miei familiari, che invece non sono poi cos√¨ male...la loro omofobia concerne una pi√Ļ ampia sessuofobia di matrice cattolica.

Non mi riferivo specificatamente alla tua situazione, ma all'immagine di @Mario1944 nel quadro di un cumulo di interventi abbastanza preoccupanti

@Steste,@luxaeterna,@ziggy90,@Nic : forse sono i pi√Ļ negativi, al limite di "non mi vorrebbero-non mi vogliono" in casa

Seguono una serie di interventi in cui si oscillla tra - è necessaria una indipendenza economica - a in ogni caso un rapporto positivo non si ricostruisce, perchè rimane una distanza o una visione negativa o come dici tu una sessuofobia di matrice cattolica, diciamo pure che l'idea è una sorta di "normalizzazione" dei rapporti ma con dei precisi limiti. D'altronde se questa è la situazione mica è colpa vostra...sarebbe sbagliato nascondere la realtà.  Se però dobbiamo aspettarci una ricezione del CO con dei precisi limiti da parte dei genitori ( situazioni che per ovvie ragioni anagrafiche conosco bene, speravo solo vi fossero dei miglioramenti ) occorre anche attrezzarsi in qualche modo.

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Mario1944
15 hours ago, schopy said:

la loro omofobia concerne una pi√Ļ ampia sessuofobia di matrice cattolica.

Ineffetti è una cosa da considerare:

ai miei tempi in famiglia accadde qualcosa che potrebbe essere assimilato alla ripugnanza verso un familiare omoeroticamente inclinato.

Si trattava d'una mia cugina, aveva allora intorno ai 18 anni, che era molto libera per quei tempi:

accadeva che passasse disinvoltamente da un ragazzo all'altro, secondo alcuni addirittura sfruttandoli (non economicamente) per divertirsi ed accantonandoli dopo l'uso o meglio l'abuso.

Un mio e suo zio le vietò esplicitamente l'accesso alla sua casa dichiarando che "puttane in casa mia non ne voglio", con grande scandalo tra l'altro di mia madre, che pure non giudicava il comportamento della nipote  acquisita molto decoroso.

Si tenga presente che la fanciulla non rimase mai incinta, non so se per cautela o continenza, e dunque nessuno avrebbe potuto accusarla d'aver prodotto figli illegittimi.

La questione era d'indecenza nel comportamento sentimental-sessuale. 

Insomma nulla di molto diverso nella sostanza di quello che molti ragazzi riferiscono d'aver sopportato dopo rivelazioni del proprio omoerotismo.

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davydenkovic90
7 hours ago, Mario1944 said:

Insomma nulla di molto diverso nella sostanza di quello che molti ragazzi riferiscono d'aver sopportato dopo rivelazioni del proprio omoerotismo.

Sinceramente non ho mai conosciuto nessuno cui sia stato detto, da un familiare,¬†¬†"gay in casa mia non ne voglio". Sono cose che succedevano negli anni sessanta, quando i pochi gay che si dichiaravano (o, pi√Ļ spesso, le trans)¬†erano cacciati di casa nei¬†loro paesini d'origine ed emigravano nelle grandi citt√†¬†prostituendosi o¬†morendo di stenti in qualche vicolo fra prostituzione, droghe e malattie.¬†La maggior parte dei gay di allora non si dichiarava¬†nemmeno alla famiglia, e provava¬†a vivere la cosa nell'ombra, talvolta riuscendoci brillantemente con matrimoni o carriere ecclesiastiche o da scapoli d'oro brillanti. Mimetizzarsi era la scelta migliore.

Oggi si pu√≤ fare di pi√Ļ perch√©, al massimo, le famiglie, da una dichiarazione di omosessualit√†, ne escono preoccupate e¬†spiazzate, talvolta reagiscono all'esatto opposto del "cacciare via" e cio√® tentando di richiamare il figlio a casa, all'ordine, pensando che qualcuno, fuori, lo abbia corrotto. Per i genitori di ragazzi gay il percorso √® altrettanto difficile che per i gay stessi, ed √® difficile conoscere e confrontarsi con altri genitori di gay, e da qui nascono associazioni importanti come Agedo).

Spesso la dichiarazione di omosessualità (soprattutto quando precoce) si accompagna ad altri problemi che vive il ragazzo o la ragazza. Io ho conosciuto diversi ragazzi che si erano dichiarati molto presto (anche a 13 o 14 anni) perché magari andavano male a scuola o non avevano amici o erano depressi, e nell'indagare tutti questi problemi è venuto fuori che il "problema" era anche legato alla sessualità. Alcuni genitori possono esserne completamente spiazzati perché non hanno modelli educativi in tal senso.

E poi ci può essere una delusione delle aspettative: alcuni genitori si immaginano per il figlio una certa vita (matrimonio etero, figli) e possono rimanere completamente spiazzati da una dichiarazione di omosessualità.

Ma non¬†si cacciano pi√Ļ fuori di casa i figli perch√© gay, n√© si manifesta alcuna ripugnanza verso il figlio (o parente) in s√©. Queste fortunatamente sono cose oramai rarissime, che si verificano solo tra le famiglie pi√Ļ analfabete e problematiche gi√† per altri versi.

Ripeto, la mia venerabile nonna quasi novantenne mi disse chiaramente che le facevano schifo¬†due maschi che si baciano, ma quando vado a trovarla mi accoglie a braccia aperte e si lamenta che non la vado a trovare pi√Ļ spesso.

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freedog
2 minutes ago, davydenkovic90 said:

Ma non¬†si cacciano pi√Ļ fuori di casa i figli perch√© gay, n√© si manifesta alcuna ripugnanza verso il figlio (o parente) in s√©. Queste fortunatamente sono cose oramai rarissime, che si verificano solo tra le famiglie pi√Ļ analfabete e problematiche gi√† per altri versi.

eh, magari fosse così..

chè anche quando non li cacciano di casa (cosa che ahimè ancora succede), certi genitori non esattamente friendly possono rendere la vita impossibile -o quasi- ai giuovin rikkioncelli

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davydenkovic90
Posted (edited)
17 minutes ago, freedog said:

eh, magari fosse così..

chè anche quando non li cacciano di casa (cosa che ahimè ancora succede), certi genitori non esattamente friendly possono rendere la vita impossibile -o quasi- ai giuovin rikkioncelli

Non ne conosco neanche uno e, quando succede, quelle rare volte, il fatto finisce immediatamente sulla cronaca, le associazioni si mobilitano e scattano le denunce. Esattamente come quando qualche burino ti scrive "frocio" sullo scontrino, cosa che poteva essere la norma 50 anni fa. 

Comunque potremmo fare un sondaggio sul forum: quanti di voi sono stati messi alla porta da un genitore, parente ecc. con la frase "gay in casa mia non ne voglio"  ?

Io¬†conosco 0 ragazzi gay della mia generazione a cui √® andata cos√¨. Non penso che nessuno qui ne conosca tanti di pi√Ļ di me.

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freedog
Posted (edited)
31 minutes ago, davydenkovic90 said:

Non ne conosco neanche uno

beh, purtroppo m'è capitato un paio di volte di conoscere storie di ragazzi(ni) che son stati reclusi in casa dai genitori che si vergognavano de sti figli troppo effemminati. Ma non nell'altro secolo, l'ultimo è di un paio d'anni fa; e a Roma, non in qualche paesello sperduto nello sprofondo.

-certo, le associazioni denunciano, strillano, fanno macello; ma possono farlo quando vengono a sapè de ste situazioni, perchè qualcuno (il ragazzino, o qualche parente, o i suoi amici, o in qualche caso i prof) sparge la voce. Quando invece tutti si fanno i k loro in modo schifosamente omertoso, chi può intervenire?

-certo, anche in questo ambito -per fortuna- stiamo migliorando, perchè ci si vergogna molto di meno ad essere se stessi e a dirsi orgogliosamente gay; tantissimo è stato fatto e non tornerei per nulla al mondo a come eravamo messi anche solo 20 anni fa (cosa che, per motivi anagrafici, ricordo fin troppo bene).

Però non fare l'errore di sottovalutare l'omofobia, per esempio, bigotta e i danni che può fare ai figli di testimoni di geova, neocatecumenali e fanatici religiosi in genere.

Anche quando non diventa violenza o costrizione fisica (e succede), psicologicamente può devastarli a vita

--

insomma, su sto tema non abbassiamo MAI la guardia, dando per scontato ciò  che abbiamo faticosamente ottenuto!

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davydenkovic90
Posted (edited)
1 hour ago, freedog said:

beh, purtroppo m'è capitato un paio di volte di conoscere storie di ragazzi(ni) che son stati reclusi in casa dai genitori che si vergognavano de sti figli troppo effemminati. Ma non nell'altro secolo, l'ultimo è di un paio d'anni fa; e a Roma, non in qualche paesello sperduto nello sprofondo.

un paio su quante? Io ho conosciuto anche ragazzini non gay che venivano segregati in casa per tutt'altri motivi altrettanto disprezzabili. Cacciati di casa non ne conosci nessuno neanche tu.

Non sottovaluto l'omofobia, semplicemente rispondevo a quell'utente che ha scritto che certi comportamenti arcaici di "ripugnanza" con relative conseguenze siano tuttora quello che la maggior parte dei ragazzi gay sperimenta al momento del coming out. Non è vero, punto.

Si possono trovare degli ostacoli, difficolt√†, problemi (pi√Ļ o meno grandi a seconda della famiglia) ma nessun ragazzo (o a limite pochissimi) viene pi√Ļ messo alla porta con frasi di schifo o disprezzo.

Lo ripeto per la terza volta, mia nonna mi ha chiaramente detto che √® disgustata dall'idea di due uomini che si baciano. Ma mi abbraccia, mi bacia, mi chiede come sto, perch√© non vado pi√Ļ spesso a trovarla, ecc.

Per esempio lei dice sempre che le dà fastidio vedere persone di colore, perché durante la guerra fu importunata da un militare americano di colore, per lei una novità assoluta dato che molto piccola e cresciuta sempre nello stesso paesino piccolino.  Cova questo trauma, non l'ha superato e non appena vede uno di colore dice di provare inconsciamente paura e repulsione, ma non lo tratta assolutamente male, al contrario, né vota lega. Ha sempre votato come il marito, e cioè a sinistra.  XD

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Mario1944
Posted (edited)
On 3/12/2019 at 8:43 PM, freedog said:

 l'omofobia, per esempio, bigotta e i danni che può fare ai figli di testimoni di geova, neocatecumenali e fanatici religiosi in genere.

Sì, a parte i danni ai singoli pargoli, c'è un problema di sottostrato culturale omofobo, tradizionalmente, ma rozzamente, riferito come originario alla religione cristiana od alle cosiddette religioni abramitiche, di cui peraltro esse sono a tuttoggi i principali, seppur non esclusivi, veicoli.

Tale sottostrato, pur non implicando una richiesta di delittuosità od almeno di viziosità legale dell'omoerotismo, lo squalifica tuttavia eticamente, riducendolo a male sopportato "pro bono publicae pacis", ovviamente a detrimento d'ogni possibilità di parità sostanziale, non solo etica, ma finalmente anche giuridica, date le connessioni che in ogni aggregazione sociale umane hanno sempre avute e, suppongo, avranno sempre l'ordine giuridico e quello etico.

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freedog
47 minutes ago, Mario1944 said:

a parte i danni ai singoli pargoli, c'è un problema di sottostrato culturale omofobo, tradizionalmente, ma rozzamente, riferito come originario alla religione cristiana

a propò, da oggi nei cinema c'è sto film sul tema

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Hinzelmann
On 3/12/2019 at 10:00 PM, davydenkovic90 said:

Si possono trovare degli ostacoli, difficolt√†, problemi (pi√Ļ o meno grandi a seconda della famiglia) ma nessun ragazzo (o a limite pochissimi) viene pi√Ļ messo alla porta con frasi di schifo o disprezzo.

L'argomento è delicato

Il problema è che un ragazzino che non si è pienamente accettato avendo introiettato il disprezzo "potenziale" cioè l'omofobia sociale genericamente intesa che lo porta a dare lui per primo un giudizio negativo di sé, rischia di percepire una omofobia familiare-specifica maggiore di quella effettiva ( ma noi non lo possiamo sapere ) e se è ansioso anche a prospettare conseguenze catastrofiche che gli consigliano di non fare CO ( quindi si autoscoraggia )

In ogni caso, pi√Ļ la propria famiglia √® disastrosa pi√Ļ c'√® bisogno di riparare la propria autostima e pi√Ļ l'autostima √® sotto i tacchi pi√Ļ i limiti del proprio ambiente familiare ( che pur ci sono ) diventano enormi-disastrosi, per cui √® un cane che si morde la coda

L'autostima insieme all'ansia sono due problemi gravi ( ascrivibili al minority stress ) che poi ti trascini dietro in ogni ambito di vita, un piccolo difetto fisico diventa un disastro, una piccola cicatrice un canyon, un difetto di carattere diventa una sindrome e così via

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Mario1944
On 3/14/2019 at 12:59 PM, freedog said:

da oggi nei cinema c'è sto film sul tema

Per fortuna che c'√® (per i credenti almeno....) un dio da tirare in ballo per giustificare ogni nequizia ūüėȬ†

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davydenkovic90
Posted (edited)
14 hours ago, Hinzelmann said:

Il problema è che un ragazzino che non si è pienamente accettato avendo introiettato il disprezzo "potenziale" cioè l'omofobia sociale genericamente intesa che lo porta a dare lui per primo un giudizio negativo di sé, rischia di percepire una omofobia familiare-specifica maggiore di quella effettiva ( ma noi non lo possiamo sapere ) e se è ansioso anche a prospettare conseguenze catastrofiche che gli consigliano di non fare CO ( quindi si autoscoraggia )

Si ma al massimo a diciott'anni si prende una stanza in affitto (per studiare o lavorare fuori citt√†),¬†approfitta di una borsa Erasmus, si trova il ragazzo o frequenta ambienti gay e associazioni per metabolizzare la cosa (e aiutare la famiglia nel metabolizzarla)... non accade pi√Ļ quello che poteva essere un destino molto comune del gay dichiarato negli anni '60 che, stando ai racconti, veniva cacciato letteralmente da casa e quasi sempre finiva a battere in qualche metropoli. E a questo destino, certamente, molti che potevano permetterselo (gli insospettabili) preferivano carriere ecclesiastiche o vite di copertura da scapoli o, nel peggiore dei casi, matrimoni con prole di copertura.

Poi, va be', se citiamo i testimoni di Geova, si parla di casi limite, i TDG  non sono semplicemente omofobi, hanno un sacco di altre tare e ti allontanano anche per molto meno di un coming out.

14 hours ago, Hinzelmann said:

In ogni caso, pi√Ļ la propria famiglia √® disastrosa pi√Ļ c'√® bisogno di riparare la propria autostima e pÔĽŅi√Ļ l'autostima √® sotto i tacchi pi√Ļ i limiti del proprio ambiente familiare ( che pur ci sono ) diventano enormi-disastrosi, per cui √® un cane che si morde la coda

L'autostima insieme all'ansia sono due problemi gravi ( ascrivibili al minority stress ) che poi ti trascini dietro in ogni ambito di vita, un piccolo difetto fisico diventa un disastro, una piccola cicatrice un canyon, un difetto di carattere diventa una sindrome e così via

Questo vale per tutti gli adolescenti, e comunque un gay che si dichiara alla famiglia spesso s'√® gi√† dichiarato con gli amici e soprattutto si √® accettato e, per me, a quel punto √® gi√† passato dal periodo pi√Ļ buio, quello di stress maggiore, ansia e carenza d'autostima, che coincide col periodo di¬†pre-accettazione, solitudine, eventuale bullismo ecc. (in molti casi √® cos√¨)

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Hinzelmann

Tu hai fatto l'esempio di tua nonna, tua nonna prova fastidio-schifo per l'omosessualità ma questo non le impedisce di volerti bene, volerti vedere, esprimere affetto

Io direi che sia la rappresentazione del fatto che l'omofobia nel suo caso sia una "sensazione irrazionale" che lei prova ma non pregiudica il suo comportamento razionale ed il giudizio di valore che è in grado di esprimere nei tuoi confronti. Bene, ci piace...

Va detto che in tutti i casi in cui si prospetta l'allontanamento da casa, di fatto mi pare di capire che parlano ragazzi che non hanno fatto CO, di fatto noi non possiamo sapere se sarebbero realmente cacciati e possiamo intuire che dietro questa paura vi sia la scelta-il bisogno di allontanarsi per primi, per poi fare il CO dopo.

D'altronde da quello che scrivi sul forum, mi pare di capire sia stata anche la tua scelta...cioè ti sei allontanato da casa, hai esplorato la tua omosessualità ed hai fatto CO, magari non tutti possono farlo "al massimo a 18 anni" come tu scrivi, per motivazioni di ordine sociale etc

Il problema effettivo ( non la diversa ottica a seconda dello stadio in cui la persona parla o scrive ) si restringe al caso di coloro che chiedono un plus "l'indipendenza economica" che chiaramente diventa un rinvio ai 30 anni o comunque al momento in cui si è "sistemati" ( ed io ho già scritto la mia e cioè che è una scelta rischiosa perchè pur nella lontananza dal paesello si rischia di essere condizionati a livello sentimentale e sessuale, peraltro nel periodo migliore della propria vita 18-30 anni )

Quindi anche su questo siamo d'accordo, direi.

Tuttavia - fermo restando il quadro complessivo ( e pur con la riserva di casi eccezionali tipo testimoni di Geova etc sollevato da freedog ) mi pare emerga anche una insoddisfazione nei confronti del rapporto che si deve ricostituire coi genitori dopo il CO

Un rapporto che - magari, non so - non pu√≤ limitarsi all'abbraccio della nonna ( cio√® il rapporto nonna-nipote √® un rapporto prevalentemente sentimentale bellissimo per carit√† ma forse pi√Ļ limitato ) ma in alcuni casi pare subire una limitazione ad una dimensione solo affettiva-sentimentale, con scarsa "fiducia" e poco "dialogo"

Giusto?

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davydenkovic90
Posted (edited)
24 minutes ago, Hinzelmann said:

Io direi che sia la rappresentazione del fatto che l'omofobia nel suo caso sia una "sensazione irrazionale" che lei prova ma non pregiudica il suo comportamento razionale ed il giudizio di valore che è in grado di esprimere nei tuoi confronti. Bene, ci piace...

Non la chiamerei nemmeno omofobia, è semplicemente disgustata dalla vista di due uomini che si baciano. Ma anche io potrei essere disgustato dall'immaginare lei in mutande (per dire) e questo non significa che ho fobia delle persone anziane.

24 minutes ago, Hinzelmann said:

Va detto che in tutti i casi in cui si prospetta l'allontanamento da casa, di fatto mi pare di capire che parlano ragazzi che non hanno fatto CO, di fatto noi non possiamo sapere se sarebbero realmente cacciati e possiamo intuire che dietro questa paura vi sia la scelta-il bisogno di allontanarsi per primi, per poi fare il CO dopo.

Non è detto, io ho conosciuto anche dei ragazzi che si sono prima allontanati e poi, dopo qualche esperienza, accettati, come ragazzi che si sono dichiarati a 14 anni e sono andati a vivere da soli a 19 per fare l'università.

Quando parlavo di andare in Erasmus, ecc. mi riferivo al fatto che se per caso, oggi, un ragazzo gay vive, in famiglia o a scuola, in un clima ostile, solitamente ha anche la possibilità di sfuggirne con mezzi sicuri, proseguendo nelle attività che si facevano prima.

Le famiglie sono anche omofobe, chi pi√Ļ chi meno, ma non ci sono pi√Ļ famiglie che arrivano a cacciare fuori di casa il figlio perch√© gay (che √® quello che scrive Mario1944).

Tra l'altro, mi ricollego ai racconti di Rossella Bianchi, una trans di Lucca trasferitasi poi a Genova. La sua famiglia non ha mai accettato la transizione (compiuta negli anni Sessanta): dapprima l'hanno portata a Lourdes sperando nell'intervento divino, e poi l'hanno sempre trattata da "figlio" e lei stessa si sforzava a vestirsi da uomo ogni volta che incontrava i suoi, fino alla fine dei loro giorni. Sempre Rossella racconta, invece, che molte transessuali dei vicoli di Genova, che si prostituivano, erano invece state buttate fuori a calci di casa, dalle regioni del Sud, che erano quasi tutte state dimenticate totalmente dalle famiglie. E di storie così ce ne sono tantissime.

Fortunatamente oggi queste storie qui non sono pi√Ļ all'ordine del giorno.¬†

24 minutes ago, Hinzelmann said:

Tuttavia - fermo restando il quadro complessivo ( e pur con la riserva di casi eccezionali tipo testimoni di Geova etc sollevato da freedog ) mi pare emerga anche una insoddisfazione nei confronti del rapporto che si deve ricostituire coi genitori dopo il CO

Un rapporto che - magari, non so - non pu√≤ limitarsi all'abbraccio della nonna ( cio√® il rapporto nonna-nipote √® un rapporto prevalentemente sentimentale bellissimo per carit√† ma forse pi√Ļ limitato ) ma in alcuni casi pare subire una limitazione ad una dimensione solo affettiva-sentimentale, con scarsa "fiducia" e poco "dialogo"

Ognuno ha una situazione familiare diversa, a prescindere dalla propria sessualità e dall'omofobia che c'è. Se parli di me, io ho sempre avuto lo stesso rapporto coi miei sia prima che dopo il CO. Venivo considerato pochissimo prima, vengo considerato pochissimo adesso. E, per farti un esempio, conosco un ragazzo gay fuorisede i cui genitori hanno preso molto male il coming out (fatto portando il ragazzo direttamente in casa loro come ospite), e nonostante questo continuano il rapporto esattamente come prima, lo chiamano sempre tutti i giorni, lo vengono a trovare, hanno continuato a coprirgli le spese, ecc.

I miei genitori sono talmente focalizzati su se stessi, che potrei non chiamarli per due settimane e non mi cercherebbero nemmeno.

Quello che non credo ottimale sia cercare la "risoluzione" (intesa come accettazione piena) della propria omosessualit√† attraverso la famiglia. Purtroppo le famiglie italiane non sono ancora strutture sufficientemente adatte a gestire una questione simile. Facendo coming out si perde qualcosa, pi√Ļ che guadagnarlo, bisogna farlo quando si √® gi√† forti ma, come dicevo altrove, √® un investimento per poter avere un rapporto migliore negli anni a venire.

Un ragazzo gay deve trovare la propria forza altrove, secondo me, nei propri simili, nelle associazioni, negli amici, nei conoscenti, in un mojito al raduno del forum, in Patty Pravo che canta "Sentirti", ecc.  

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prefy

Ah! il C.O. in the family...quanto tempo è passato da l mio...ero jovine e bello (soprattutto bello!)

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ziggy90
On 3/9/2019 at 1:21 PM, LocoEmotivo said:

Permettimi una domanda: hai tagliato i ponti con la realtà che si trova dall'altra parte di questi mille chilometri o c'è ancora un legame (condito magari da qualche sporadico ritorno)?

Torno per le ferie, ho un "buon" rapporto con tutti in famiglia e con i miei ci sentiamo spesso per telefono.

Non ho rotto per nulla, ma non sono neanche legato. Ho la mia vita qui e loro sanno benissimo che non ho intenzione di tornare indietro

On 3/15/2019 at 3:26 PM, Hinzelmann said:

L'argomento è delicato

Il problema è che un ragazzino che non si è pienamente accettato avendo introiettato il disprezzo "potenziale" cioè l'omofobia sociale genericamente intesa che lo porta a dare lui per primo un giudizio negativo di sé, rischia di percepire una omofobia familiare-specifica maggiore di quella effettiva ( ma noi non lo possiamo sapere ) e se è ansioso anche a prospettare conseguenze catastrofiche che gli consigliano di non fare CO ( quindi si autoscoraggia )

In ogni caso, pi√Ļ la propria famiglia √® disastrosa pi√Ļ c'√® bisogno di riparare la propria autostima e pi√Ļ l'autostima √® sotto i tacchi pi√Ļ i limiti del proprio ambiente familiare ( che pur ci sono ) diventano enormi-disastrosi, per cui √® un cane che si morde la coda

L'autostima insieme all'ansia sono due problemi gravi ( ascrivibili al minority stress ) che poi ti trascini dietro in ogni ambito di vita, un piccolo difetto fisico diventa un disastro, una piccola cicatrice un canyon, un difetto di carattere diventa una sindrome e così via

Mi rivedo in quello che dici, con l'adolescenza e la consapevolezza che non fossi etero cominciai a soffrire una fortissima ansia sociale (aiutata da dei bulletti), avevo paura ad uscire di casa, a farmi vedere in pubblico, odiavo vedermi allo specchio, avevo paura anche a ridere perché mi dava fastidio la mia faccia mentre sorridevo.

Ricordo che una volta venni invitato al compleanno di un mio amico, e mi misi quasi ad urlare per l'ansia di dover andare alla sua festa e farmi vedere.

Ci ho messo anni e anni a sembrare "normale", ma è evidente che chi finisce in una situazione del genere ha bisogno di tantissimo aiuto, e non tutti hanno magari la fortuna che ho avuto io di trovare situazioni di conforto, come gli amici.

A qualcuno che si rivede in questa situazione, e sa di aver un ambiente omofobico in casa, non gli consiglierei il CO subito. Semmai di farsi seguire prima da uno specialista, anche se questo significa prima dover convincere i propri genitori a pagarli uno psicologo, e capire poi durante la terapia quando far CO

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