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Rotwang

Vaccinazioni obbligatorie in Italia

Legge sulle vaccinazioni obbligatorie: siete favorevoli?  

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  1. 1. Legge sulle vaccinazioni obbligatorie: siete favorevoli?

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Hinzelmann

I Finlandesi sono più razzisti degli Italiani, che non hanno evocato il contagio dalla Romania

Più procede la narrazione di questa arma di distrazione di massa, più emerge lo squallore dei tempi che viviamo

ed il profondo masochismo degli Italiani

 

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paperino
4 minutes ago, Hinzelmann said:

I Finlandesi sono più razzisti degli Italiani, che non hanno evocato il contagio dalla Romania

Non diciamo sciocchezze: l'analisi genetica permette di stabilire in modo oggettivo da dove proviene il ceppo esportato in Finlandia, quindi nessun razzismo arbitrario.

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conrad65
Posted (edited)

come è ben noto a livello scientifico, la vaccinazione contro il morbillo (ma anche molte altre vaccinazioni) non è efficace vita natural durante e deve essere soggetta a periodici richiami, mentre l'immunità acquisita dopo aver contratto la malattia è definitiva

dunque non esiste a seguito della vaccinazione contro il morbillo un'immunità acquisita una volta per tutte, ma deve essere gestita in modo efficace tenendo memoria della storia vaccinale dei singoli e praticando i richiami al momento giusto: quello che è successo in Finlandia, con il calo dell'immunità di gregge, è la riprova di questo, e tenderei ad assegnare una bassissima probabilità che i finlandesi si siano ammalati per dei "ceppi italici", diciamo così, contro i quali non sarebbero stati vaccinati, ma semplicemente per il decadere delle proprietà immunitarie del vaccino col passare del tempo

 

 

 

Edited by conrad65

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paperino
48 minutes ago, conrad65 said:

come è ben noto a livello scientifico, la vaccinazione contro il morbillo (ma anche molte altre vaccinazioni) non è efficace vita natural durante e deve essere soggetta a periodici richiami, mentre l'immunità acquisita dopo aver contratto la malattia è definitiva

Vedi che c'è una vena antivaccinista nei tuoi post? Ciò che dici è vero solo per coloro che hanno ricevuto una singola dose del vaccino, che hanno il 10% di possibilità di ritornare nel tempo suscettibili al virus del morbillo se non vi sono mai esposti, mentre il 2-5% di chi ha ricevuto una singola dose non è mai immunizzato.

In altre parole, siccome il vaccino è così efficace da aver quasi ridotto la malattia ai minimi termini, alcuni adulti che hanno trascorso anni senza che il sistema immunitario rivedesse mai il virus non sono più protetti dopo aver ricevuto una sola dose dello stesso; con due dosi la copertura dura tutta la vita. Questo non è un problema in Europa dove si sono proposte due dosi sin da quando il vaccino si è diffuso.

Quote

tenderei ad assegnare una bassissima probabilità che i finlandesi si siano ammalati per dei "ceppi italici", diciamo così, contro i quali non sarebbero stati vaccinati

Quante sciocchezze in una sola frase. Non c'è nessun ceppo italico contro cui non sarebbero vaccinati, sarei curioso di sapere dove hai letto questa sciocchezza...

Il primo caso di morbillo in Finlandia è stato un italiano lì per motivi di studio che aveva contratto il virus nella vostra ridente nazione; le analisi hanno confermato che tutti e cinque i casi appartengono hanno lo stesso genotipo (genotipo ≠ ceppo/biotipo) di quello diffuso in Italia, quindi non si tratta di un nuovo focolaio epidemico ma del nostro che stiamo allegramente esportando, facendo una figuraccia da paese del terzo mondo.

D'altra parte, quando vedi che i finlandesi sono molto preoccupati per il ritorno di questa grave malattia (che secondo voi sarebbe una botta di salute, "quattro brufoli tra amici") e la monitorano con estrema attenzione, mentre qua in Italia, con migliaia di casi dall'inizio dell'anno, state/stanno a fare i quacquaraquà non si può negare che hanno ragione a vederci in questo modo...

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conrad65
Posted (edited)
6 hours ago, paperino said:

Vedi che c'è una vena antivaccinista nei tuoi post?

guarda l'unica cosa che si vede è che sei prevenuto

6 hours ago, paperino said:

Non c'è nessun ceppo italico contro cui non sarebbero vaccinati, sarei curioso di sapere dove hai letto questa sciocchezza...

ero ironico, o forse sarcastico, ora non ricordo esattamente

6 hours ago, paperino said:

quindi non si tratta di un nuovo focolaio epidemico ma del nostro che stiamo allegramente esportando

ma che stai dicendo? un finlandese (o quanti sono? ah si sono 5) si ammala in italia e stiamo esportando un focolaio epidemico?

o forse il problema è che la sua copertura vaccinale non è più efficace? e secondo te, visto che lo stesso articolo che citi evidenzia come nella stessa Finalndia la copertura vaccinale negli anni sia inspiegabilmente' diminuita sotto la cosidetta soglia di allarme, non si poteva prendere il morbillo nella stessa Filandia? o chissà dove?

6 hours ago, paperino said:

il ritorno di questa grave malattia (che secondo voi sarebbe una botta di salute, "quattro brufoli tra amici")

non ho mai detto niente del genere, noto che sei poco aperto nelle tue risposte e incapace di dialogare

e comunque, vorrei davvero vedere il tasso di mortalità del morbillo: ma ti prego, sii misericordioso verso te stesso ed evitati di guardare le vaccate su google al posto mio per sembrare informato

Edited by conrad65

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paperino
11 hours ago, conrad65 said:

un finlandese [...] si ammala in italia e stiamo esportando un focolaio epidemico?

Anche se fosse, sì, lo staremmo esportando noi. In ogni caso ti esorto a leggere con più attenzione quanto scrivo; per esempio:

17 hours ago, paperino said:

Il primo caso di morbillo in Finlandia è stato un italiano lì per motivi di studio che aveva contratto il virus nella vostra ridente nazione

 

11 hours ago, conrad65 said:

secondo te, visto che lo stesso articolo che citi evidenzia come nella stessa Finalndia la copertura vaccinale negli anni sia inspiegabilmente' diminuita sotto la cosidetta soglia di allarme, non si poteva prendere il morbillo nella stessa Filandia?

No, perché in Finlandia era stato eradicato. Il morbillo non è un virus che si può contrarre nell'ambiente (come, invece, il batterio del tetano), ma solo tramite contagio diretto: qualcuno lo doveva portare da fuori.

Per fortuna l'ottima copertura vaccinale che raggiunge la soglia del 95% nel paese, sebbene a livello di alcuni distretti sia un po' sotto) sta prevenendo un'epidemia; resta frustrante vedere quanta attenzione dedichino negli altri paesi a pochi casi di morbillo (5 casi) laddove noi stiamo qua a discutere nonostante un'epidemia che ne sta avendo migliaia.

11 hours ago, conrad65 said:

non si poteva prendere il morbillo [...] chissà dove?

Già detto: è stato importato da un italiano e l'analisi conferma che il genotipo dei cinque casi è quello diffuso in Italia.

11 hours ago, conrad65 said:

vorrei davvero vedere il tasso di mortalità del morbillo

Già ho parlato della pericolosità del morbillo e riportato le statistiche sulle complicazioni invalidanti del morbillo (compresa la complicazione estrema: la morte); già ho spiegato come l'epidemia coinvolge soprattutto giovani adulti e bambini piccoli, le categorie più a rischio di queste complicazioni.

Qui non c'è nulla su cui dialogare: ci sono fatti oggettivi e c'è la loro divulgazione, a favore di chi, meno prevenuto, ha magari dei dubbi e vorrebbe saperne di più.

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conrad65
4 hours ago, paperino said:

In ogni caso ti esorto a leggere con più attenzione quanto scrivo

effettivamente avevo male interpretato quanto avevi scritto, forse nel tentativo inconscio di dargli un senso: perché avrei compreso se tu avessi sollevato il problema di alcuni finlandesi contagiati in Italia, evidenziando come questo è potuto accadere perché in Italia la vaccinazione contro il morbillo è poco diffusa, c'è un' "epidemia" etc.; capisco di meno se l'argomento è che un italiano ha contagiato cinque persone in Finlandia (fermo restando che poteva anche essere qualcuno di altra nazionalità)

l'episodio in prima battuta non evidenzia l'esistenza di un problema epidemico in Italia, ma piuttosto evidenzia che nel paese più avanzato al mondo come diffusione del vaccino contro il morbillo, la copertura vaccinale si è' dimostrata permeabile (il che non vuol dire che il vaccino contro il morbillo sia inefficace, vuol dire che esistono delle azioni di presidio da fare per garantirne l'efficacia nel tempo)

discutere del morbillo è comunque fuorviante: la legge inizialmente prevedeva la vaccinazione obbligatoria contro 12 malattie, poi scese a 10: qualcuno si è chiesto il motivo?

no, non è stato il dibattito parlamentare: semplicemente i tecnici del ministero della salute hanno individuato un'azienda farmaceutica in grado di garantire la fornitura, al posto delle originarie due esavalenti, di una esavalente + una tetravalente

a mio avviso, l'obiettivo fin dal principio non era la vaccinazione contro il morbillo, ma quella contro altre due malattie del pacchetto tetravalente, ben più pericolose perché attaccano direttamente le capacità riproduttive se contratte da adulti: rosolia e parotite

dato che non esiste al  mondo un'industria che produca una bivalente rosolia e parotite, e neanche una monovalente, nel "pacchetto" sono rientrate anche morbillo e varicella: se è così, come credo, sarebbe stato meglio che il ministero della salute avesse spiegato invece di lanciare la crociata contro il morbillo (ma la Lorenzin ama le crociate, e lo ha dimostrato in molteplici occasioni)

 

 

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paperino
Posted (edited)
15 minutes ago, conrad65 said:

nel paese più avanzato al mondo come diffusione del vaccino contro il morbillo, la copertura vaccinale si è' dimostrata permeabile

Finora non pare, non per niente i contagiati si contano sulle dita di una mano (e la questione è monitorata con estrema attenzione) mentre in Italia sono migliaia. È proprio questo il concetto di immunità di gregge: il singolo non vaccinato potrà anche ammalarsi, ma il fatto che tutti quelli intorno a lui lo sono impedisce alla malattia di diffondersi, evitando il crearsi di un'epidemia e proteggendo la parte di popolazione che non si può vaccinare.

Si nota proprio nel tuo modo di ragionare una carenza di cultura scientifica e di capacità di analisi strettamente logico-razionale...

Edited by paperino

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Ghost77
19 hours ago, freedog said:

i no-vax intanto

Questi sono i nostri vicini di casa, la signora davanti a noi col carrello, questi sono ovunque . Quelli che mandano bacini a Gesù su facebook, che danno la buonanotte a Masha e Orso, e che si ribellano al sistema al grido di "homeschooling!" , solo che prima non avevano modo di unirsi in forze, non avendo i mezzi per comunicare . E' una piaga che  è solo agli inizi .

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freedog
Posted (edited)
On 11/8/2017 at 3:08 PM, Ghost77 said:

Questi sono i nostri vicini di casa, la signora davanti a noi col carrello, questi sono ovunque . Quelli che mandano bacini a Gesù su facebook, che danno la buonanotte a Masha e Orso, e che si ribellano al sistema al grido di "homeschooling!" , solo che prima non avevano modo di unirsi in forze, non avendo i mezzi per comunicare . E' una piaga che  è solo agli inizi .

pur essendo (ahimè) fin tropo realistica, questa però non è una bella prospettiva..

-ovviamente non per 'colpa' tua!-

Edited by freedog

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paperino

Perché ci sono vaccini obbligatori in Italia?

Il vaccino è un presidio che viene usato senza poter sapere se, in mancanza di vaccinazione, una persona potrebbe mai incorrere nella malattia. Si vaccina cioè per prevenire l’eventualità di una malattia e non per curarne una in atto. Ecco quindi da dove nasce il dubbio. Considerato che taluni agenti infettivi non sono più in circolazione, perché vaccinarsi?

In un paese come l’Italia, dove molte malattie gravi sono scomparse, una significativa quota della popolazione ha perso la percezione dei rischi che esse comunque comportano. A questo proposito è bene chiarire che,  anche nel caso delle malattie per cui esistono i vaccini, la possibilità di entrare in contatto con il patogeno non è nulla.

Ricordiamo, a titolo di esempio, il caso della ricomparsa della difterite in Spagna a distanza di quasi trent’anni dalla registrazione dell’ultimo caso. Nel giugno 2015 l’Agenzia Sanitaria della Catalogna comunicò un caso di infezione da difterite in un bambino di sei anni, non vaccinato, residente a Olot, nella provincia di Girona. Lo sviluppo della vicenda, terminato col decesso del piccolo, porta all’evidenza non solo i rischi che comporta il rifiuto della vaccinazione di un bambino da parte dei genitori, ma anche dei rischi che paradossalmente derivano dalla riduzione dei casi di malattie indotta dalla copertura vaccinale, ovvero diagnosi clinica tardiva per mancata dimestichezza con la sintomatologia, tempi di attesa per i risultati di analisi di laboratorio, mancanza di farmaci adeguati per la cura della difterite.

Perché è utile vaccinarsi

In caso di epidemie o dell’insorgenza di malattie nella comunità, i soggetti vaccinati avranno, a seconda dell’agente infettivo, probabilità molto minori o nulle di contrarre l’infezione. Questa però sarebbe una risposta riduttiva perché il vantaggio che traiamo dalla vaccinazione non è solo personale. Per le malattie infettive che si trasmettono da persona a persona, se la percentuale di soggetti vaccinati all’interno di una comunità è sufficientemente elevata la trasmissione dell’agente infettivo nella popolazione è ridotta e anche i soggetti che per particolari condizioni di salute non possono ricevere il vaccino risultano protetti da quella che viene definita immunità di gregge, che consiste nella bassa possibilità di diffusione della malattia e quindi di contagio.

In parole semplici, avere un numero sufficientemente alto di persone vaccinate è paragonabile ad avere un “recinto” che la malattia non riesce a superare. Le persone potrebbero essere nella parte più interna o esterna del recinto.

Globalizzazione: gli uomini e le malattie si spostano

Con la globalizzazione questo è solo in parte pianificabile. Coloro che fanno viaggi all’estero o incontrano individui che vengono da zone a rischio sono maggiormente esposti, stanno cioè sulla parte esterna del recinto. Chi non fa queste cose non è necessariamente nella parte più interna perché le persone si spostano e, seppur minore, il rischio di contrarre la malattia esiste. Chi non percepisce il rischio sbaglia e beneficia della barriera vaccinale degli altri, ma a mano a mano che questa si riduce il recinto si assottiglia.

I vaccini proteggono tutti, soprattutto i non vaccinabili

La scelta è un lusso delle persone sane. I bambini in terapia per leucemie infantili , ad esempio, non possono essere vaccinati e con un “recinto” sottile, immunità di gregge non presente o scarsa, rischierebbero di morire per una malattia prevenibile attraverso i vaccini dopo essere sopravvissuti a calvari come la leucemia. Lo stesso vale per persone con alterazioni del sistema immunitario quali immunodeficienza congenita o acquisita, linfomi o in terapia con immunosoppressori.

Perché in Italia è stato necessario introdurre i vaccini obbligatori

Cartello stradale di obbligo (tondo blu) con logo di uomo che subisce iniezione.Il fatto che l’Italia abbia puntato sull’obbligatorietà, come spiegato nel documento ministeriale Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-19, è dovuto a:

  • l’allarmante calo di copertura vaccinale nel nostro paese;
  • l’obiettivo di copertura del 95 % della popolazione al fine di una protezione di gregge efficace;
  • la sicurezza del vaccino provata scientificamentenonostante i tentativi di discredito.

Qual è la copertura vaccinale in Veneto?

Come accennato, l’elemento principale che ha portato alla scelta della vaccinazione obbligatoria è l’obiettivo di copertura del 95 % della popolazione. Risulta naturale nel contesto di questo sito toccare la realtà veneta. Le coperture vaccinali (per 100 abitanti) in età pediatrica a 24 mesi, calcolate sulla base dei riepiloghi inviati dalla Regione Veneto per l’anno 2015 (coorte 2013) sono:

  • Polio 91,27 %;
  • Difterite 91,29 %;
  • Tetano 91,75 %;
  • Pertosse 91,26 %;
  • Epatite B 90,80 %;
  • Hib ( Haemophilus influenzae tipo B) 90,62 %;
  • Morbillo 87,15 %;
  • Parotite 87,05 %;
  • Rosolia 87,08 %;
  • Varicella 84,03 %;
  • Meningococco C coniugato 90,54 %;
  • Pneumococco coniugato 84,64 %.

Esistono rischi nel fare tanti vaccini ravvicinati o nella stessa seduta?

Il calendario vaccinale italiano evidenzia quali vaccini possono essere effettuati nella stessa seduta e quali in sedute separate. Le ragioni della scelta hanno solide basi scientifiche, contrariamente a quanto sostiene chi parla del rischio di una “bomba vaccinale”.

In questa sede citiamo un estratto del sito Vaccinar…sì invitando il lettore interessato ad approfondire nel sito stesso.

Anche se gli antigeni nei vaccini multipli sono pochi, non sono comunque troppi per un bambino di pochi mesi?
No, già un neonato è perfettamente capace di confrontarsi ogni giorno con migliaia di antigeni, altrimenti non sarebbe in grado di sopravvivere in questo mondo pieno di batteri ed altri microorganismi con cui condivide la vita sulla terra. Entro poche ore dalla nascita il bambino stesso è popolato da un enorme numero di batteri, sulla pelle e sulle mucose. Ad ogni respiro entrano nell’organismo molti più antigeni di quelli contenuti nell’intero calendario vaccinale.

Vaccinarsi libera più risorse sanitarie per tutti

Lo studio di J. Ehreth “The value of vaccination, a global perspective” stima che 1 euro speso per la vaccinazione può liberare fino a 24 euro reinvestibili in assistenza clinica per chi si ammala.

Questo a riprova del fatto che i vaccini aiutano sia la persona che la collettività.

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Rotwang
  • Topic Author
  • Rivista Studio

    Anna Momigliano

    M'è capitato di avere a che fare con un’associazione dei consumatori soltanto due volte, e in entrambi i casi è stato un rapporto indiretto. La prima risale a quando ero una ragazzina: avevo comprato un paio d’infradito con la zeppa che mi si erano rotti nel giro d’un paio di giorni, una compagna di classe mi disse che suo zio lavorava «per una di quelle associazioni che rappresentano i consumatori» e che dovevo telefonargli. Cosa che mi guardai bene dal fare perché erano solo un paio d’infradito. La seconda volta, e pure quella era un bel po’ di tempo fa, c’entrava l’assicurazione automobilistica che non collaborava su non ricordo cosa, allora un amico avvocato mi consigliò di minacciare di avvertire le associazioni dei consumatori, cosa che in effetti minacciai e poi non feci, ma bastò, e comunque dopo cambiai polizza.

    Nella mia esperienza personale, non recentissima, le associazioni dei consumatori erano un punto di riferimento a cui rivolgersi nel caso di un piccolo torto o di un disguido, un ruolo socialmente utile, sebbene poco affascinante. Ultimamente però mi sono accorta che sono (anche?) qualcos’altro. Prendiamo il Codacons. Da mesi è impegnato in una campagna contro l’obbligo vaccinale: «Non si tratta di portare in piazza i no vax. Noi, anzi, siamo favorevoli alla profilassi, ma non all’obbligatorietà». Più recentemente ha inviato all’Ordine dei medici una diffida affinché chiuda il procedimento a carico di Gabriella Lesmo, la pediatra che sostiene la correlazione tra autismo e vaccini: altrimenti, minaccia, la «denuncia per abuso di ufficio» sarà «inevitabile». Poi c’è l’associazione Avvocato in famiglia: «Ci troviamo in una dittatura sanitaria». Adusbef e Federconsumatori sono sul piede di guerra per le «morti sospette di anziani dopo la vaccinazione con l’antinfluenzale» e denunciano le «troppe collusioni con le aziende farmaceutiche». Per non parlare del Moige, che, ok, è un’associazione di genitori, però sembra avere seguito la stessa parabola evolutiva di organizzazione nata per rappresentare una certa categoria di persone e che, a un certo punto, si è diventata il portavoce di una massa in rivolta contro la scienza, i poteri e, più in generale, l’idea stessa di autorevolezza. I nemici sono i vaccini, le armi sono l’indignazione e il caps lock.

    A un certo punto organizzazioni che dovrebbero tutelare i consumatori e le famiglie sono diventati megafoni della “gente”. Dove “gente” non è un termine neutro, ma rimanda a un fenomeno inquietante, il “gentismo”. Nel suo libro appena uscito per minimum fax, La Gente: Viaggio nell’Italia del risentimento, Leonardo Bianchi inquadra bene la cosa, rifacendosi alla saggistica specialistica: «Dalle macerie della partitocrazia emerge un nuovo soggetto politico – la “gente”, appunto – da cui deriva a sua volta un più vasto fenomeno: il gentismo. La prima menzione compare nel 1995 all’interno di La sinistra populista, una raccolta di saggi molto avanti per l’anno in cui è uscita. In uno di questi, intitolato Il gentismo, malattia matura del populismo, l’autore Mauro Trotta sostiene che la crisi di certezze e di identità riconosciute abbia fatto insorgere “un populismo di tipo nuovo” che “al centro del proprio discorso pone […] l’evoluzione ultima del vecchio popolo, la gente”. In questo caso, per “gente” si intende un’entità mitica, indistinta e portatrice delle vere virtù, la morale, il buon senso, la tradizione».

    Com’è allora che le associazioni di consumatori si sono trasformate in una delle incarnazioni del gentismo? Nel libro di Bianchi c’è un passaggio che sembra contenere qualche indizio: una delle caratteristiche della “gente”, scrive l’autore, è che è un sottoprodotto della «retorica sondaggistico-pubblicitaria» e che è un gruppo «caratterizzato dal consumo». È proprio questo dettaglio a distinguerla dal feticcio populista del passato, cioè il “popolo”. Se “la gente” è composta da consumatori, allora c’è da stupirsi se le associazioni di consumatori diventano associazioni della “gente”? Quando gliel’ho chiesto, Leonardo mi ha detto di non essere affatto convinto che sia un passaggio obbligato: la difesa del consumatore «converge nel gentismo quando si allontana dallo scopo originario – cioè un’attività di tutela che dovrebbe essere principalmente tecnica e legale – e si trasforma in un’arma e in un metodo di lotta politica», mi ha scritto chiacchierando su Messenger. «Così facendo, almeno per me, rientra in una delle definizioni di gentismo: ossia la “reazione della gente comune contro chiunque svolga una funzione di direzione politica”».

    La scrittrice americana Eula Biss suggerisce però che un certo antagonismo nei confronti della medicina trova le sue radici proprio nella nostra identità di “consumatori”. E, più precisamente, nella crescente sovrapposizione delle categorie dei “pazienti” e dei “consumatori”: «Il paternalismo è caduto in disgrazia in campo medico, proprio come nella genitorialità non è più in auge un approccio alla paternità fondata sull’autorità assoluta. Resta tuttavia aperta la questione del modo in cui dovremmo prenderci cura di altre persone», scrive nel saggio narrativo Vaccini, virus e altre immunità, uscito in Italia un paio d’anni fa per Ponte alle grazie. «In genere si concepisce l’autonomia come alternativa al paternalismo. In quello che però potrebbe essere definito il “modello à la carte” della medicina, il paternalismo dei dottori è stato rimpiazzato dal consumismo dei pazienti. Ordiniamo esami e terapie da un menù definito in base alla nostra ricerca tra i consumatori. E quel dottore che era un padre nel modello paternalistico è diventato un cameriere. Il presupposto che il cliente ha sempre ragione, se viene trasferito in campo medico, risulta una massima pericolosa».

    Si potrebbe facilmente obiettare che la vecchia storia del cliente che ha sempre ragione lascia il tempo che trova: avete mai provato a fare sentire le vostre ragioni a una compagnia aerea low cost? Oppure ai gestori di un social network? Ecco, appunto. Però è a maggior ragione inquietante il fatto che questo modo di pensare stia colonizzando un campo scivoloso, come la salute, proprio mentre sta venendo meno nel terreno che dovrebbe competergli, i servizi. Bianchi sostiene che la svolta gentista delle associazioni dei consumatori rappresenti un tradimento della loro missione originaria: il paradosso è che organizzazioni nate proprio per rendere le competenze specialistiche accessibili all’uomo della strada, permettendogli di servirsi di avvocati e consulenze legali che altrimenti sarebbero state troppo costose, oggi guardano la competenza con sospetto. Biss però suggerisce che il cortocircuito sia un altro: noi pazienti abbiamo fatto valere la nostra dignità davanti ai medici, abbiamo fatto cadere quell’autorità suprema, e a tratti schiacciante, dei medici di una volta, che prendevano decisioni sulla vita e la morte di un paziente quasi la vita fosse loro. Abbiamo smesso di essere pazienti-bambini. Il problema è che, anziché evolverci in pazienti adulti, abbiamo deciso di diventare pazienti-consumatori.

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