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Smiler92

Versi tramontabili

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Smiler92

La prima è una semplice filastrocca, un esercizio in rima. Ma mi sembra divertente e mi soddisfa, quindi ve la mostro.

 

 

LA TRUFFA

 

Questa mattina per colazione ho preso la tazza di cioccolata
a una signora che si era voltata un attimo dopo averla pagata.
Ho poi deciso di rimediare una brioche alla marmellata
allungando non visto il braccio fino al vassoio in carta argentata.

 

La mattina se n'è già andata tra una minaccia all'assessore
ed una vendetta alla vicina che ho sigillato nell'ascensore.
Ma per sentirmi più in pace col mondo ho fatto un salto in confessionale,
non senza arraffare una piccola somma dalla cassetta davanti all'altare.

 

E poco prima di mezzogiorno ho già nascosto nel fondo del forno
le banconote e gli assegni in bianco dei miei affari più sottobanco.
Ma per le tredici e zero zero ho compilato le fatture in nero,
perché prevedo l'eventualità che un giorno il fisco faccia un giro anche qua.

 

C'era quel senso di vago disagio, così ho pensato di riparare
facendo causa all'impresario che mi ha montato il televisore
senza avvisarmi che il pensionato nella cui casa l'aveva rubato
l'aveva impostato perché ricevesse solo i canali del satellitare.

 

Poi ho tentato il colpo grosso entrando armato in macelleria:
ci ho ricavato abbastanza grana per un altro viaggio giù in Bulgaria.
Ho approfittato del poco afflusso quando la gente è ancora al lavoro
e il macellaio mi ha salutato agitando il coltello e dicendo: ti trovo.

 

Avevo la macchina in tripla fila, intento a gettare la spazzatura
mediante il lancio dal finestrino di vetro, carta, ossi e verdura.
Ma mentre stavo per dare gas, dietro ho sentito uno strano rumore.
E devo ammettere che c'è una faccia nello specchietto retrovisore.

 

 

La seconda, come forse si intuisce, è stata scritta in treno.

 

FUORI SEDE

 

Guardo le luci passare:

sono paesi, sono città? Macchine, case,

negozi, o forse idee che passano

per non tornare più?

 

Io torno: il mese è passato.

Torno cambiato?

Mi aspettano a casa i parenti:

chissà che succede, chissà se è diverso

se la mia assenza è davvero un'assenza

o se è solo un posto in meno,

un piatto in più nella credenza.

Mia mamma ha fatto una torta.

 

Quante volte ho visto il mondo

scorrere dietro al vetro?

La domanda è sempre la stessa: a cosa è servito

il viaggio? Quali vantaggi ha portato

al mondo o a me? È stato utile

o necessario?

 

Quasi mai l'ho saputo.

Resta il sollievo, una certezza tra le poche

che ci sono date: da quasi tutti i viaggi

si può tornare.

 

 

In quei giorni ero un po' giù di morale.

 

GIORNO FERIALE

 

La sveglia è una doccia improvvisa, un secchio di ghiaccio.

Ci coglie nel mezzo del sonno, non chiede permesso.

Ci toglie dal caldo del letto, il letargo del tasso.

E chiude la stanza dei sogni, li stringe in un laccio.

 

C'è chi, come noi, un po' traballa ma dopo si adatta,

e chi ha sempre l'abito nuovo, camicia e cravatta.

La soddisfazione costante di avere davanti

solo truffe, amanti e corpose transazioni in contanti.

 

Ma noi ci impegniamo, proviamo a seguir la partita.

Ogni progetto comincia come fosse la vita.

E poi ci si incaglia nel mezzo, e di colpo è finita

Qualunque lavoro per noi è un'immensa fatica.

 

A volte guardiamo gli amici, proviamo a capire

cos'è che negli altri funziona, e in noi stenta a partire.

E dentro sentiamo che a farci di queste domande

andiamo a spiaggiarci nel mezzo di un dubbio più grande.

 

[intermezzo musicale]

 

Qualcosa c'è anche per noi, quando arriva la fine;

E si torna su a casa la sera dopo aver lavorato.

La gioia più grande del giorno è tornare a dormire

sapendo di aver fatto tutto, o di averci provato.

 

 

 

Se avete opinioni, specialmente se sono opinioni critiche, sono curioso di conoscerle

 

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Layer

Mi piace molto ''Fuori sede''. La seconda - o meglia sua strofa finale - mi ha fatto ricordare un detto cinese (a quanto si dice), ''Tre ragioni per essere felici'':

 

La prima ragione è quando mi sveglio, perchè ho tutta una giornata davanti a me per fare bene tutto ciò che non ho potuto fare ieri, e quindi sono felice. La seconda ragione è a mezza giornata, perchè, se non sono riuscito a fare molto, ho ancora davanti a me una mezza giornata per migliorare e me ne rallegro. La terza ragione è alla sera, perchè la giornata è finita e se è andata bene sono felice, se invece è andata male sono felice che sia finita.

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Smiler92
  • Topic Author
  • Layer, mi fa piacere che "fuori sede" ti sia piaciuta! Non conoscevo questo detto cinese, e ti ringrazio per averlo riportato perché lo trovo molto bello.

     

     

    Cominci a confondere sogni e realtà,
    gli amici ti appaiono strani.
    Segno che il giorno se n'è andato già
    ma non è ancora domani.
    E in mezzo alla nebbia un suono ti appare,
    un colpo, uno squillo di tromba.
    Tra il sonno e la veglia il sussulto rimbomba,
    ma è solo il tuo cellulare.
    A fatica lo prendi, lo osservi, lo accendi:
    è l'una, che cosa sarà?
    È lui, e ti scrive che è stato lasciato,
    l'amico di un'altra città.
    L'amico che forse hai già dimenticato,
    e adesso che cosa si fa?

     

    Ne parli con gli altri, o almeno ci provi,
    inciampando tra i mucchi di neve.
    Qualcosa è cambiato, non riesci a capire
    e dentro, in silenzio, ridi.

     

     

    La seguente si riferisce al mio paese e alle sue ipocrisie, e forse è poco comprensibile per chi non ci vive.

    Cesca e Molent sono due negozi di bomboniere concorrenti. La strofa relativa al traffico ironizza sul fatto che il nuovo sindaco ha deciso di aprire al traffico automobilistico il centro storico, sperando in questo modo di aiutare gli esercizi commerciali.

     

    CITTÀ DEL LEMENE

    La macchina è lavata, ed è stata cambiata

    usando gli incentivi per la rottamazione:

    aveva già tre anni, e a vederla parcheggiata

    vicino a tutte le altre era troppa l'impressione.

     

    La gente del nordest adora i social network:

    li usa per postare le foto dei bambini,

    e anche per sfogarsi se loro usano Facebook,

    perché di questo passo diventano cretini.

     

    La sposa è emozionata, saluta la sua mamma;

    gli amici, un po' affrettati, si vestono da festa.

    Si pongono, curiosi, un'unica domanda:

    la lista è stata fatta da Molent o da Cesca?

     

    In centro le automobili vanno un po' più piano,

    passare tra le torri richiede più cautela

    con i negozi pieni, al punto che dovranno

    aprirne anche di nuovi, che c'è troppa clientela.

     

    L'epigrafe è stampata, i santini preparati:

    ma che bella persona, non sapevo stesse male!

    Oggi sono tutti amici, i vecchi torti riparati.

    Si fa brutta figura ad arrabbiarsi a un funerale.

     

    E si va sempre a messa, come fosse un gioco,

    perché al senso di colpa non si può venire meno.

    Ma nonostante tutto della Bibbia si sa poco;

    del mondo che c'è attorno, a quanto pare, ancora meno.

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    Layer

    Penso che se non vengono ben ponderate la parole (come scelta, ma anche lunghezza), i versi a rima alternata spezzano un po' il ritmo.

    Prova a fare dei versi senza ricercare rime, tipo ''Fuori sede'' (che continua ad essere, a mio modestissimo parere, davvero la più bella e riuscita che hai postato fino ad ora). Cercare rime è molto divertente ma penso si rimanga un po' ''incatenati'' nello schema e non sempre riescono benissimo, nel complesso.

     

    Molto bellina la prima, la seconda più personale ed effettivamente - da non tuo compaesano - è meno intuibile (anche se certe situazioni sono comuni nei piccoli centri :D).

    Edited by Layer

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    Smiler92
  • Topic Author
  • Layer, ti ringrazio per l'apprezzamento e soprattutto per i suggerimenti. Confesso che scrivere in rima per me è un esercizio mentale (come la settimana enigmistica), e mi dà soddisfazione riuscire a far funzionare la matematica dei versi. Non sempre ci riesco e ho bisogno di esercitarmi. :-)

     

    La prossima non ha rima ed ha i tempi volutamente sballati (latino al passato e italiano al presente). Immagino sia chiaro il riferimento ad un fatto di cronaca.

     

     

    STABAT MATER

    Stabat mater dolorosa

    fuori dall'ospedale, perché nessuno

    le ha insegnato come si fa

    a fare la madre a vent'anni:

    hanno altro a cui pensare.

     

    Stabat bater pensierosa

    nell'ufficio del preside, che non le sa spiegare

    come mai il suo bambino

    sia più lento a capire, e arrivi più tardi,

    quando gli altri hanno girato pagina.

     

    Stabat mater lacrimosa

    tornando dalla seduta, perché neanche

    lo psicologo sa dirle come mai

    suo figlio sia triste, quale macigno

    tenga dentro.

     

    Stabat mater dolorosa

    davanti al computer, perché ora

    ha capito, ma quello che ha capito

    è troppo grande per lei,

    e non lo sa affrontare.

     

    Stabat mater pensierosa

    su un programma di terza serata,

    perché non può dormire al pensiero

    che suo figlio sia in un posto tanto strano,

    con tanta gente sconosciuta.

     

    Stabat mater lacrimosa

    a leggere il cellulare, perché i messaggi

    sono gridi di aiuto, e neanche per un secondo

    le passa per la mente l'idea

    che possa trattarsi di uno stupido scherzo.

     

    Stabat mater dolorosa

    all'ingresso della discoteca, perché

    si contano i morti e suo figlio non è

    tra quelli che sono scappati,

    e aspetta.

     

    Stabat mater pensierosa

    sulle parole del presidente e del papa,

    della polizia e dei preti, che non possono capire,

    non possono spiegare,

    non possono guarire.

     

    Stabat mater senza croce,

    perché sa che non serve che suo figlio

    sia figlio di Dio per patire tutte le croci

    di tutti i cristi senza destino, di tutti i cristi senza cammino:

    le basterebbe un piccolo aiuto,

    ma le dicono che è colpa sua.

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    Smiler92
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    VENT'ANNI DOPO

    Se mi dici che hai capito la lezione,

    che hai pensato e che hai deciso che ho ragione,

    che solo dopo che hai passato tanti anni

    con la testa nella sabbia ti è venuta

    l'illuminazione,

    potrei dirti “meglio tardi che mai”,

    impassibile, e aprire il mio portone.

    Ma non riesco a rimanere ad applaudire

    l'incoerenza, l'incostanza, l'arroganza.

    L'opportunismo, il qualunquismo. Il pressappochismo.

     

    Se mi dici che dobbiamo parlare,

    che ogni cosa ha il suo tempo per partire,

    che comunque eravamo troppo giovani

    per capire,

    potrei anche fare i conti con i fatti

    e constatare che comunque ci può stare.

    Ma ti dico che la troppa leggerezza

    lascia segni che non posso cancellare,

    lascia sogni che non possono restare.

     

    Hai ragione quando dici che ogni cosa

    ha un suo tempo, e non si può anticipare.

    Ma dimentichi che il tempo non è solo

    il tuo, che tu vedi o vuoi guardare.

    Ce n'è tanta di gente che ha studiato,

    che ha trovato al posto tuo la Soluzione;

    sai, per noi è molto meno complicato

    affidarci a Verità con data e Nome.

     

    Io ti dico: questa sera è troppo bella

    per trascorrerla piangendo sulla storia

    delle cose che non sono state fatte,

    delle cose che sappiamo già a memoria.

    Verrà il tempo per pensare e per capire:

    intanto noi corriamo con il vento,

    o controvento, se lui non ci può seguire

    (non conta a che cosa può servire).

    E dopo rimettiamoci a dormire.

     

     

    GzYfj7F.jpg

     

    NIENTE

    Una mattina mi sono svegliato

    e nella testa non c'era più niente.

    Forse una macchina fuori ha sgommato

    ma se l'ha fatto non mi ha detto niente:

    solo il rimbombo del suono del fiato

    che risuonava e cadeva nel niente.

    Quando di colpo la luce ho cercato

    non mi ha sorpreso non vedere niente.

     

    Non un'idea, non un affanno,

    non un dolore a segnare la via.

    Non un'angoscia, non un pensiero,

    una vertigine di anestesia.

    Fuori ogni strada era piena di niente,

    e nella solita polifonia

    si riaccendevano le cose spente,

    in una lenta, identica scia.

     

    Tutti guardavano convintamente

    il loro rettangolo in quadricromia,

    quasi riuscendo a sfuggire alla gente

    ma già sapendo che è un'utopia.

    C'era il terrore di alzare lo sguardo

    dentro una casa, lungo una via

    verso uno specchio fasullo e beffardo

    e vedersi svanire, sparire via.

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    Smiler92
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  • EXPO 2016
    Pochi sopravvissuti ci lavorano ancora:
    entrano nel palazzo bianco che non vuole invecchiare,
    tengono aperta la mostra che non vuole morire.
    A volte dai piani alti si scorge
    l'Albero, che con i colori cerca
    di illuminare la notte come può.
    Ma la magia delle sue luci ha un prezzo
    che nessuno vuole più pagare,
    e i pochi visitatori in cuor loro sanno
    che presto si spegnerà.
    Nel labirinto di specchi si apre una vetrata:
    un panorama devastato, una città finita.
    Dove sono i colori? Dove sono le persone?
    I gelati, le fontane, tutte le porte
    da varcare per scoprire terre lontane?

     

    Non ci si crede:
    un anno fa il mondo era qui.
    Eppure già si intuiva.
    C'era qualcosa nell'aria, una sospensione.
    Nel guardare le piastrelle appena posate,
    il cemento appena gettato, le vernici appena spruzzate
    un po' si capiva che la magia sarebbe
    durata per sempre immobile,
    o finita per sempre in un attimo.

     

    Qualcuno direbbe: è la vita.
    Come se fosse normale perdere ciò che è nuovo,
    costruito con gioia e fatica,
    dedizione, calma e passione.
    Buttarlo via, decidere: “È passato”
    senza pensare se è giusto o se è vero.

     

    Scende la sera e divento un'ombra:
    solo tra i fantasmi di questo viale
    pensato per troppa gente che ormai non ci va più.
    È stato un momento,
    una distrazione fatale.
    Mentre i sogni diventano ricordi
    non posso non domandarmi
    chi, tra lui e me, è cambiato di più.

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    Smiler92
  • Topic Author
  • Ci piace fingerci semplici
    usare parole facili
    tentare il gioco che solo al Sommo Alberto riesce:
    mettersi al livello degli altri.

     

    È complicato essere semplici e non facili,
    evitare le metafore. Ma la stanchezza
    porta alla noia, e allora ci si può permettere
    di definirsi “inutili come la didascalia
    di una foto che non guarda mai nessuno”.

     

     

    La verità

    I fuochi brillano nel cielo,
    la folla illumina le strade
    di flash e i vetri delle case
    riflettono il paesaggio nero.
    Appena fuori dalla festa
    il camion sta con aria mesta
    come in attesa di partire:
    per dove, non si può capire.
    Poi, quando il camion falcerà,
    nessuno si sorprenderà
    se sul cruscotto ci sarà
    un libro che si chiama Verità.

    L’antico marmo del sagrato
    all’improvviso si è sporcato:
    attorno all’uomo si è formato
    un grande cerchio insanguinato.
    I giornalisti indagheranno,
    per giorni si domanderanno:
    “è stato il bianco o è stato il nero,
    a cominciare per davvero?”
    E il populismo regnerà,
    Repubblica si indignerà;
    qualcuno forse chiederà:
    “che importa quale sia la Verità?”

     

    Un treno fischia verso Oriente
    e l’altro verso l’Occidente:
    la ferrovia è in concessione,
    i mezzi sono in locazione.
    Frenare un’auto è poca cosa,
    fermare un treno è un’altra cosa,
    e questa volta non c’è un santo
    che possa evitar lo schianto.
    Per lungo tempo ci sarà
    chi la giustizia cercherà
    e la responsabilità,
    pensando che ci sia una Verità.

     

    La sentinella si è svegliata,
    assieme alle altre si è recata
    al Circo Massimo, e va detto:
    per due milioni è un po’ stretto.
    Si son formate due fazioni:
    arcobaleni e fascistoni;
    ognuna dice: “è la natura”,
    ciascuna grida: “è dittatura”.
    E il bigotto non saprà
    che cosa ci guadagnerà;
    ma nel frattempo ucciderà,
    ci sia o non ci sia una Verità.

     

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