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NewMarc

Situazione dei diritti LGBT nel mondo.

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Fabius81

Una notiziona  :D

 

Anche il vicino Principato di Monaco potrebbe regolamentare le unioni gay, tre parlamentari del Principato hanno depositato una proposta di legge per regolamentare le convivenze, attualmente non tutelate in nessun modo, nemmeno dal diritto privato, nel microstato. 

Il testo proposto non vuole interferire sul matrimonio ma regolamentare un certo numero di situazioni senza ignorare le coppie dello stesso sesso.

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Uncanny

Anche a San Marino (33 mila abitanti) hanno intenzione di regolare le convivenze.

Si tratta alla fine delle stesse proposte di Sacconi e Giovanardi: è tutto diritto privato e non c'è nessun riconoscimento pubblico.

A Gibilterra (29 mila abitanti) mi pare stiano facendo un sondaggio gestito dal governo in modo da vedere cosa ne pensa la gente del matrimonio omo (al momento i favorevoli superano il 60%), quindi pubblicare i risultati definitivi questo giugno e legiferare in merito se la maggioranza è favorevole.

Nelle isole di Bermuda (65 mila abitanti) a metà giugno si terrà un referendum consultivo su unioni civili e matrimonio omo. Il risultato non è vincolante ma in diversi politici hanno fatto sapere che seguiranno l'esito della votazione. Alle unioni civili la maggioranza è favorevole, mentre al matrimonio favorevoli e contrari praticamente si equivalgono secondo diversi sondaggi.

Passiamo ora ad uno stato decisamente più grande e popoloso: in Australia le elezioni federali si terranno a inizio luglio e subito dopo si terrà un referendum non vincolante sul matrimonio omo.

Si seguirà in parlamento il risultato della votazione però.

I favorevoli secondo i sondaggi sono in maggioranza schiacciante raggiungendo anche il 70%.

Edited by Uncanny

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Pix

L'Australia non scherza in fatto di lentezza.

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Rotwang

L'Australia non scherza in fatto di lentezza.

 

Non è lentezza, è conservatorismo.

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Rotwang

Nelle Filippine è stato eletto presidente Rodrigo Duterte, soprannominato il "Donald Trump orientale", già sindaco della città di Davao, con un programma molto duro contro la criminalità (nonostante si sia candidato con un partito di sinistra). Si è impegnato a ripristinare la pena di morte e ad autorizzare la polizia a “sparare per uccidere”. Duterte ha inoltre annunciato la sua intenzione di imporre il divieto di consumare alcol in luoghi pubblici dopo le due di notte e il divieto per i bambini di uscire da soli la sera, che se saranno trovati per strada, i loro genitori saranno arrestati per “abbandono”. Incredibilmente sostiene i diritti LGBT nonostante abbia detto pubblicamente termini come 'frocio', ha fermamente condannato l'omofobia e ha detto che in qualità di presidente potrebbe prendere in considerazione la legalizzazione dei matrimoni gay e aprire gli LGBT a servire le forze armate. In un talk show filippino disse tempo fa che se gli fosse nato un figlio gay l'avrebbe accettato e che ognuno merita di essere felice.

Edited by Rotwang

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marco7

Nelle filippine c'e' guerriglia contro il governo centrale credo e venivano anche rapiti occidentali per dei riscatti credo. La pena di morte va vista anche nel contesto nazionale.

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Uncanny

(ANSA) - CITTA' DEL MESSICO, 17 MAG - Il presidente del Messico Enrique Pena Nieto ha siglato oggi una iniziativa per modificare l'articolo 4° della Costituzione, riconoscendo il diritto di "contrarre matrimonio senza nessuna discriminazione" e incorporando così le nozze gay nella legge fondamentale messicana. In occasione della Giornata Nazionale contro l'Omofobia, Pena Nieto ha lanciato la riforma costituzionale, sottolineando che costituisce la formalizzazione del parere espresso l'anno scorso dalla Suprema Corte di Giustizia, che ha definito incostituzionali le norme statali che proibiscono le nozze gay. "Il nuovo articolo dispone che i matrimoni si realizzino senza nessuna discriminazione per motivi di origine etnica, handicap, condizione sociale, salute, religione, genere o preferenza sessuale", ha spiegato il presidente. Insieme alla riforma costituzionale, Pena Nieto ha presentato anche una seconda riforma, perché assicuri la possibilità di celebrare nozze di persone dello stesso sesso con un linguaggio non discriminatorio

 

http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2016/05/17/messico-nozze-gay-nella-costituzione_de0c3494-daff-4cde-aa93-1eec00ac5df0.html

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Mario1944

 

 

Ieri alle Seychelles è stata decriminalizzata l'omosessualità.

 

Alle SeiCelle?:

sarò pure non più criminale lì, ma il nome non m'ispira.....

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Uncanny

Riporto quest'articolo interessante.

Scusate, ma proprio non ho tempo e voglia per tradurlo, tanto qui bene o male conoscete tutti l'inglese.

 

-

 

What is the current state for LGBTI people across the world?

 

We've made amazing progress, but we've still got a long way to go.

 

It is tough to be lesbian, gay, bisexual, transgender or intersex anywhere in the world, but for some people it’s a lot, lot harder.

 

In the past decade, we have gone from 92 countries criminalizing gay sex in 2006 to 75 countries today.

 

But there are still 13 member states of the UN where death penalty might be applied for consensual same-sex sexual acts, and where it is implemented in at least eight.

 

The maximum penalty can vary from 15 years to a life sentence in jail in 14 other countries.

 

There are 17 countries that ban the ‘propaganda’, the freedom of expression, of LGBTI people and their rights.

 

But on the other hand, 70 member states of the UN have legal provisions that protect employment rights, 22 countries allow same-sex marriage, while another 24 give some other kind of recognition like civil unions or civil partnerships.

 

The key figures are, as par IDAHOT:

•There are 119 UN member States where same-sex sexual acts between consenting adults are legal.

•75 States still criminalise same-sex sexual acts between consenting adults: in 45 of these States the law is applied to women as well. ILGA knows of recent arrests under these laws in 49 States.

•103 countries have a law on equal age of consent, 16 are unequal.

•The death penalty for same-sex sexual acts may be applied in 13 UN member States: in four of them it is applied State-wide; in two it is applied only in specific provinces; in other two countries it is applied by non-State actors, and in five more of them it is not applied.

•17 States have ‘promotion’ laws targeting public expression of same-sex and trans realities. We are again seeing a rise in proposals for their adoption: at an advanced stage in Kyrgyzstan, and being mooted in 2016 in Kazakhstan, Ukraine, Belarus, Bulgaria and Latvia.

•70 UN States have laws protecting from discrimination in the workplace on the basis of sexual orientation.

•13 States contain Constitutional provisions that specify sexual orientation in their discrimination protections.

•40 States enacted legislation combating hate crime; 36 countries have laws addressing incitement to hatred on the grounds of sexual orientation.

•There are currently 22 States in the world that recognise same-sex marriage, while 24 countries provide for some civil partnership recognition.

•26 States have joint adoption laws: Colombia and Portugal were the latest to pass such laws in the last 12 months. 23 UN States that allow for same-sex second parent adoption.

 

http://www.gaystarnews.com/article/current-state-lgbti-people-across-globe/#gs.0bkKqXc

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Freewheeler

E' significativo notare come ancora oggi ci sono più paesi nel mondo che criminalizzano l'omosessualità

di quanti proteggano la comunità LGBT sul posto di lavoro (75-70).

Per il resto sono numeri che 20 anni fa erano utopici!

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Rotwang

L'Honduras è tra i Paesi più omofobici delle Americhe. Un attivista gay honduregno, Rene Martinez, è stato trovato morto in un quartiere vicino a casa sua, dopo essere stato rapito mentre tornava dal lavoro, quando è stato caricato su un'auto a forza.

Martinez era presidente della Comunidad Gay Sempredrana, un'associazione che si occupa di diritti umani e ha base a San Pedro Sula e aveva lavorato nell'ambito di un programma anti-violenza sviluppato insieme all'Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale. L'ambasciata statunitense ha commentato l'omicidio con una nota:

 

“A nome del governo e del popolo statunitense, condanniamo nei termini più forti possibili l’apparente omicidio di Rene Martinez. Leader della comunità LGBT di San Pedro Sula e figura politica in ascesa in Honduras, la sua morte arriva come un forte shock. Porgiamo le nostre condoglianze ai suoi familiari e amici e ci aspettiamo un’indagine completa e approfondita sulle circostanze della sua morte. Abbiamo già offerto la nostra collaborazione alle autorità honduregne per affermare la giustizia in questo caso”.

 

Luis Abolafia Anguita del Gay and Lesbian Victory Institute ha dichiarato al Washington Blade: “Rene era un leader politico LGBT brillante in Honduras e un promettente futuro candidato”.

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Rotwang

Internazionale

 

Più di 700 attivisti per i diritti degli omosessuali hanno sfilato a Kiev, in Ucraina. Per la prima volta la manifestazione si è potuta svolgere nel centro della capitale, mentre le due edizioni precedenti si erano dovute tenere in periferia. Migliaia di agenti in assetto antisommossa erano dispiegati lungo il percorso, in un paese dove l’omofobia è particolarmente diffusa e l’influente chiesa ortodossa stigmatizza l’omosessualità con forza. Non sono scoppiati gli scontri degli anni passati; la polizia ha fermato alcuni attivisti di destra che manifestavano contro i diritti gay.

Edited by Rotwang

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Rotwang

La Corte Costituzionale della Repubblica Ceca ha revocato la legge che vieta alle persone gay e lesbiche unite civilmente di adottare figli. Un divieto per altro non previsto per i single (a prescindere dall’orientamento sessuale) e questo ha fatto sì che la più alta autorità giudiziaria del Paese stabilisse che la norma era discriminatoria. Il divieto, infatti, scattava quando una persone omosessuale registrava un’unione con un’altra persona dello stesso sesso.

 

A portare la questione all’attenzione della Corte Costituzionale è stato il caso di un uomo in coppia registrata con un altro uomo che aveva fatto ricorso contro il divieto che gli era stato posto quando aveva chiesto di potere adottare un bambino. Va precisato che la sentenza della Corte estende il diritto all’adozione alle persone omosessuali la cui unione è stata registrata, ma singolarmente e non in quanto coppia, il che significa che solo uno dei due partner risulterà come genitore del piccolo.

 

Un passo avanti per la gay community ceca, sebbene non ancora sufficiente. Nella Repubblica Ceca, le persone dello stesso sesso possono accedere alle “convivenze registrate” fin dal 2006 potendo così godere di diritti e doveri che riguardano la cura reciproca e l’eredità.

Edited by Rotwang

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Fabius81

Internazionale

 

Più di 700 attivisti per i diritti degli omosessuali hanno sfilato a Kiev, in Ucraina. Per la prima volta la manifestazione si è potuta svolgere nel centro della capitale, mentre le due edizioni precedenti si erano dovute tenere in periferia. Migliaia di agenti in assetto antisommossa erano dispiegati lungo il percorso, in un paese dove l’omofobia è particolarmente diffusa e l’influente chiesa ortodossa stigmatizza l’omosessualità con forza. Non sono scoppiati gli scontri degli anni passati; la polizia ha fermato alcuni attivisti di destra che manifestavano contro i diritti gay.

 

C'erano più agenti in sommossa che partecipanti al pride???

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Uncanny

Sabato 2 luglio si terranno le elezioni federali in Australia.

Se vince il partito laburista, una legge sul matrimonio egualitario verrà immediatamente introdotta e approvata in parlamento.

Se vince il partito liberale si terrà un referendum non vincolante sul tema, ma il cui risultato verrà probabilmente seguito dal voto in parlamento.

I sondaggi danno in vantaggio i liberali, anche se di poco.

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Mario1944

 

 

Se vince il partito liberale si terrà un referendum non vincolante sul tema, ma il cui risultato verrà probabilmente seguito dal voto in parlamento.

 

Chissà se seguiranno il recente metodo referendario inglese:

decide il popolo, ma non troppo.....

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Uncanny

In Australia non c’è un vincitore chiaro

 

Ieri si è votato per rinnovare Camera e Senato: lo scrutinio non è ancora finito e la coalizione di centrodestra e il Partito Laburista sono praticamente pari, si saprà tutto nei prossimi giorni

 

Hanno votato più di 10 milioni di persone, a cui vanno aggiunti i circa quattro milioni di voti che erano arrivati in precedenza, quelli di chi non poteva andare ai seggi. Al momento la coalizione di centrodestra guidata dall’attuale primo ministro Malcolm Turnbull e il Partito Laburista di Bill Shorten sono vicinissimi sia al Senato che alla Camera, e sia al Senato che alla Camera ci sono ancora un po’ di seggi da assegnare: (16 su 150 alla Camera, 13 su 25 al Senato). Il problema è che né la coalizione di Turnbull né il partito Laburista sembrano potere essere in grado di governare. Secondo i conti del Guardian, al momento la coalizione di centrodestra è a 65 seggi, uno solo in più del Partito Laburista. Lo scrutinio non è ancora finito, e i risultati definitivi potrebbero arrivare fra qualche giorno.

 

http://www.ilpost.it/2016/07/02/guida-elezioni-australia-2016/

 

Altre stime danno i laburisti a 67 seggi mentre i liberali a 65 al momento, quindi non c'è ancora niente di certo.

Per vincere comunque bisogna raggiungere i 76 seggi alla Camera.

Per via del complesso sistema elettorale alcuni dicono che ci potrebbe volere anche un mese per avere i risultati definitivi.

Ciò che si sa già, pur non essendo conclusi i conteggi, è che il parlamento avrà almeno 81 parlamentari favorevoli al matrimonio egualitario (che sicuramente aumenteranno), 5 in più rispetto alla soglia minima di 76.

Ma se vincessero i liberali il referendum si terrebbe comunque, quindi è ancora tutto in sospeso.

Edited by Uncanny

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Rotwang

La Corte Costituzionale della Romania cede di fronte a una petizione firmata da 3 milioni di cittadini e sostenuta dalle chiese ortodossa e cattolica in cui si chiede di inserire in costituzione il divieto di riconoscere matrimoni e unioni civili.

 

La decisione della Corte adesso deve passare al vaglio del Parlamento che, per modificare la costituzione inserendo l’articolo nel quale si stabilisce che l’unica unione è quella tra un uomo e una donna, deve votarla con il 75% dei voti e sottoporla a referendum confermativo.
 
Il referendum confermerebbe sicuramente il risultato visto che il 53% dei rumeni, secondo alcune statistiche, vorrebbe che l’omosessualità fosse di nuovo un reato.
 
Evelyn Paradis, direttore esecutivo di ILGA Europe si è detta profondamente turbata dalla decisione della corte che mina a questo punto tutta la legislazione a tutela delle persone LGBT introdotta in questi anni nel paese. Sul fronte opposto, i vincitori adesso vogliono proporre un divieto assoluto di aborto, divorzio, di educazione sessuale nelle scuole e pure sulla pornografia. C’è da scommettere che su quest’ultima perderanno clamorosamente. Visto il clima di regressione culturale che si respira in quei paesi ultimamente, nessuno ritiene che la Romania possa salvarsi da sola, vista la potenza della chiesa ortodossa locale. Torna in mente la triste storia di Michel e Silviu: quest’ultimo è rumeno (mentre Michel  è italiano) e si è visto rifiutare il nulla osta per l’unione civile dall’ambasciata rumena di Roma. Stando però al parere del Consiglio di Stato, “la dichiarazione, resa dall’autorità competente dello Stato di appartenenza, di nulla osta all’unione civile, che lo straniero deve presentare all’ufficiale dello stato civile qualora intenda costituire in Italia un’unione civile, non va interpretata nel senso di includere nelle “leggi cui è sottoposto” lo straniero medesimo anche quelle eventuali disposizioni dell’ordinamento dello Stato di appartenenza che vietino le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Difatti il diritto di costituire un’unione civile tra persone dello stesso sesso, in forza dell’entrata in vigore della legge, è divenuta una norma di ordine pubblico e, dunque, prevale, secondo l’articolo 16 della legge 31 maggio 1995, n. 218 sulle eventuali differenti previsioni di ordinamenti stranieri”. In teoria quindi, nonostante la negazione del nulla osta, non ci dovrebbero essere problemi. Staremo a vedere.
Edited by Rotwang

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Rotwang

Gay.it

 

La Serbia infrange il consolidato tabù sull’omosessualità dichiarata nominando il suo primo rappresentante gay in un governo. Per di più una donnaAna Brnabic è infatti la nuova ministra serba dell’amministrazione pubblica e delle entità locali, nominata nel governo appena eletto formato dal premier uscente e rieletto Aleksandar Vucic.

Una novità assoluta non solo per la Serbia ma anche per tutta la regione dei Balcani, dominata tradizionalmente dal patriarcato, da principi conservatori e maschilisti, nonché dall’omofobia. Per dirne una i Gay Pride a Belgrado e in altre città della regione sono stati a lungo proibiti e, quando si sono tenuti, sono spesso degenerati in violenti scontri di piazza, causati dai gruppi ultranazionalisti omofobi.
Ana Brnabic, 41 anni, è lesbica dichiarata e non si nasconde davanti alla stampa. Le sue doti professionali sono elogiate di continuo ed sono state proprio queste a portarla alla ribalta, con la nomina a un ministero altamente tecnico: la neo ministra vanta infatti una larga esperienza in attività manageriali e politiche di sviluppo ambientale, economico e sociale.

Degne di nota pure le parole spese dal premier Vucic: “So che la mia decisione potrà destare attenzione e suscitare critiche e polemiche in un Paese come il nostro, ma io non guardo all’orientamento sessuale, sono interessato esclusivamente ai risultati che otterrà il nuovo ministro, ha detto il premier incaricato Vucic in conferenza stampa.“Ana Brnabic e’ la benvenuta nel nuovo governo. Ho parlato a lungo con lei, e’ una donna piena di energia e orgogliosa di essere omosessuale. Sono molto contento di poter lavorare con lei, ha aggiunto.

 

Massima soddisfazione, comprensibilmente, da parte delle associazioni LGBT del paese, che vedono per la prima volta infrangersi il tabù della omosessualità nell’ambito delle istituzioni e della vita pubblica del paese.  “Questo è un grande passo verso la creazione di una società dalle uguali opportunità che valorizzi l’eguaglianza e la professionalità delle persone senza curarsi del loro orientamento sessuale, del loro genere sessuale, o di ogni altra caratteristica personale”, ha detto alla stampa la Gay Straight Alliance, il principale movimento LGBT del paese. I militanti hanno aggiunto:“Aver scelto Ana Brnabic per l’amministrazione statale e locale contribuisce indubbiamente a creare una maggiore accettazione e comprensione della comunità LGBT nel paese.
Edited by Rotwang

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Almadel

 

 

il suo primo rappresentante gay in un governo. Per di più una donna.

 

"Per di più"?

L'omosessualità femminile è piuttosto tollerata nel mondo slavo.

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Ilromantico

Una rondine non fa primavera. Comunque sarebbe anche meglio che qualcosa inizi a muoversi nei Balcani e tutti sti paesi dell'Europa orientale. E' probabile che tra un decennio con l'egemonia dei diritti civili gay nel Mondo occidentale possa esserci un forte scontro tra paesi pro-gay e paesi anti-gay. Non vorrei gufare, ma me lo sento... più siamo e meglio è.

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Uncanny

Una rondine non fa primavera. Comunque sarebbe anche meglio che qualcosa inizi a muoversi nei Balcani e tutti sti paesi dell'Europa orientale. E' probabile che tra un decennio con l'egemonia dei diritti civili gay nel Mondo occidentale possa esserci un forte scontro tra paesi pro-gay e paesi anti-gay. Non vorrei gufare, ma me lo sento... più siamo e meglio è.

Beh, c'è già stato fra USA e Russia qualche anno fa e questo contrasto ha influenzato non poco i paesi che orbitano - geograficamente e/o culturalmente - attorno a quest'ultima, causando recrudescenze omofobe e proposte di legge simili a quella sulla "propaganda" gay. Edited by Uncanny

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Uncanny

La Corte Suprema del Belize (stato dell'America centrale con circa 350 mila abitanti) ha dichiarato incostituzionale e annullato una legge che puniva chiunque avesse "rapporti carnali contro l'ordine naturale" e quindi in generale atti sessuali omosessuali con una pena che raggiungeva fino ai 10 anni di carcere.

Era una legge che risaliva all'epoca coloniale inglese.

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Rotwang

TIME

 

Agustine e i suoi colleghi attivisti della Indonesia's Ardhanari Foundation, che si batte per i diritti LGBT, sono diventati molto prudenti di recente. Soprattutto per entrare ed uscire dalla loro sede a Jakarta senza attirare troppa attenzione. "Ma ora le persone stanno prestando attenzione" dice Agustine al TIME.

 

Ma non ci sono solo sguardi e domande nervose che vengono rivolti agli attivisti LGBT, alle minoranze sessuali e di genere in Indonesia. Per mesi è cresciuto un sentimento anti-LGBT nel paese, che ha la più grande popolazione musulmana al mondo e vanta il suo marchio di Islam tollerante.

 

Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto 'Questi giochi politici rovinano le nostre vite': documenta la comunità LGBT indonesiana minacciata e l'allarmante aumento della retorica anti-LGBT nel paese.

 

"I diritti delle minoranze sessuali e di genere indonesiane sono sotto attacco senza precedenti nel 2016" dice il rapporto. "In tutto il paese prima di quest'anno molte minoranze sessuali e di genere indonesiane hanno vissuto con un mix di tolleranza e pregiudizio... Ma nei primi mesi del 2016, una combinazione di funzionari di governo, militanti islamisti e gruppi religiosi di massa, ha alimentato l'intolleranza anti-LGBT e un immediato deterioramento dei diritti umani per gli individui LGBT. Quella che era iniziata come condanna pubblica è cresciuta rapidamente in bandi di criminalizzazione e "cure", mettendo a nudo la profondità e l'ampiezza dei pregiudizi dei singoli.

 

Tutto è iniziato quando Republika, un giornale islamico-conservatore, è uscito col titolo 'LGBT una minaccia grave' in prima pagina all'inizio dell'anno. Quello stesso giorno, il ministro dell'Istruzione superiore Muhammad Natsir denunciò un poco noto gruppo che fornisce consulenza e informazioni su genere e sessualità agli studenti dell'Università di Indonesia di non essere "in conformità coi valori e la morale dell'Indonesia".

 

Nelle settimane successive, altri politici e funzionari governativi hanno seguito l'esempio, facendo dichiarazioni omofobiche e di aperta ostilità nei confronti della comunità LGBT: da obiezioni sulle emoji gay alla richiesta alle associazioni psichiatriche di inserire l'essere gay, bisessuale e transgender come disturbo mentale. Poi, Difendi la Nazione, un gruppo paramilitare che conta circa 1,8 milioni di partecipanti, ha dichiarato l'omosessualità uno dei nemici della nazione, insieme al comunismo e alle droghe.

 

Un collegio islamico transgender nella città di Yogyakarta, che era stato citato in pubblicazioni internazionali, compresi il TIME e il New York Times, è stato costretto a chiudere a seguito di intimidazioni da parte della linea dura dei musulmani.

 

Questi religiosi intransigenti hanno fatto visita all'Ardhanari Foundation di Agustine. "Ci hanno detto di smettere con la campagna per i diritti LGBT - e ci hanno messo paura" dice. "Non possiamo lavorare apertamente ora".

 

L'Indonesian Survey Institute and the Wahid Foundation ha pubblicato un sondaggio che ha mostrato che gli LGBT sono i più disprezzati dai musulmani del paese, seguiti dai comunisti e dagli ebrei. "È strano perché di solito sono i comunisti e gli ebrei ai primi posti come i gruppi più invisi dai musulmani" dice il ricercatore Aryo Ardi Nugroho, della parte islamica moderata della Wahid Foundation, al Jakarta Post.

 

Gli ultimi attacchi includono gli sforzi parlamentari e giudiziari di perseguitare minoranze sessuali e di genere. I legislatori indonesiani stanno spingendo per un progetto di legge anti-LGBT, dicendo sia necessario proteggere la società da quella definita come "propaganda LGBT". Un gruppo islamico pro-famiglia chiamato Famiglia Amore Alleanza ha presentato un ricorso giurisdizionale alla Corte Costituzionale, chiedendo ai giudici di rivedere il codice penale e criminalizzare il sesso gay (a differenza dei paesi vicini come la Malesia, Singapore e Hong Kong - tutt'e tre ex colonie britanniche - l'Indonesia non ha mai avuto leggi anti-omosessuali, ad eccezione di Aceh, dove vige la Shari'a.)

 

"La campagna d'odio non è ancora apparentemente finita" ha detto Kylie Knight, ricercatrice sui diritti LGBT dell'Human Rights Watch e autore del rapporto, in una dichiarazione ai media.

 

Lies Marcoes, antropologa e femminista musulmana, dice che le minoranze sessuali e gli atti omosessuali esistono da molto tempo in tutto l'arcipelago. "Il problema, a mio avviso, non è culturale, ma come gli LGBT siano diventati merce politica da discriminare" dice al TIME, aggiungendo che "dopo l'era della riforma, lo spazio pubblico è diventato più conservatore."

 

Prima che iniziassero gli attacchi anti-LGBT, il presidente indonesiano Joko Widodo invitò un gruppo di comici a una cena al palazzo presidenziale. Una dei più noti quella sera era Dorce Gamalama, donna transgender i cui scherzi non sono mancati neanche allo stesso Widodo, che li trovò molto divertenti. Eppure, Joko stesso è rimasto in silenzio sulla controversia LGBT nel paese.

 

"In un momento in cui gli LGBT indonesiani necessitano di protezione e sostegno pubblico, il governo di Jokowi [soprannome del presidente] ha coperto la faccia di fronte ai militanti islamisti" ha detto Knight.

 

"Gli sforzi per criminalizzare le persone LGBT attraverso mezzi legali sono sempre più forti" dice Agustine.

Edited by Rotwang

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Rotwang

Gay.it

 

“Abbiamo ottenuto molto”, ha detto una delle organizzatrici dell’Uganda Pride. E ha proprio ragione.

 

Sì, l’evento è stato brutalmente preso di mira dalla polizia. Sì, il Governo ha iniziato una repressione illegale e violenta sulla vita delle persone LGBT. Ma nei quattro fantastici eventi che hanno avuto luogo, l’amore, l’orgoglio e la speranza sono esplose in questa comunità. Hanno trovato la loro voce comune e non hanno accettato di essere messi a tacere. Sono rimasti fieri e eretti di fronte alle bugie, all’odio e al fanatismo. Nonostante l’indicibile ingiustizia che si sono trovati a dover affrontare, il futuro appartiene a questi attivisti coraggiosi. E loro lo sanno.

 

C’è la possibilità di un'Uganda migliore di quella che abbiamo visto. Un Uganda che tratti tutti i suoi cittadini con il rispetto che meritano. Un Uganda che rispetti i suoi impegni internazionali sui diritti umani. Un Uganda che comprenda che un’accettazione dei diritti LGBT non significa un abbandono delle fede. Un Uganda governato da democratici che non usino la minaccia della violenza di massa per difendere i propri interessi.

 

Il Pride è stato lanciato con un grande evento di apertura. 200 persone si sono riunite presso la piscina del Kampala hotel. L’intera location è stata decorata a tema “arcobaleno”, coppie dello stesso hanno ballato e si sono abbracciate senza inibizione e c’era uno stupendo senso di orgoglio e apertura.

 

Il giorno successivo, lesbiche e bisessuali si sono riuniti per un workshop, seguito da un party gioioso e rumoroso party. Le persone hanno ballato lasciandosi andare. Una donna estaticamente ha spiegato che quello è stato il primo party per lesbiche di Kampala

 

Durante un concorso di bellezza che ha dato la possibilità agli ugandesi queer di essere davvero come sono, la polizia ha fatto irruzione. 16 attivisti LGBT, inclusi i partecipanti al concorso e i leader degli attivisti, sono stati arrestati. Quelli lasciati nel locale sono stati ammassati in un angolo e costretti a star seduti in una posizione impossibile per due ore. Chiunque facesse resistenza, veniva frustato o percosso. La polizia ha costretto le persone a mostrare i loro volti per fotografarli e la mattina successiva queste immagini sono apparse sui media locali; cosa che ha messo queste persone in grave e immediato pericolo di essere allontanati dalle famiglie, di essere percossi o peggio.

 

Quelli portati alla stazione di polizia, soprattutto le persone transgender, sono andate incontro a un destino ancora peggiore. Picchiate, violentate, derise e umiliate, hanno trascorso una notte terribile che lascerà segni fisici e dolorose cicatrici emotive. Come ha detto un’attivista: “È stato straziante per tutte noi, tornare nella condizione da cui ci eravamo liberate, tutto per la paura della violenza e dell’umiliazione che stavamo subendo”.

 

Jonas (nome di fantasia) ha solo 22 anni. Non aveva detto a nessuno di essere gay. Ci aveva messo quattro ore per trovare il coraggio di andare all’evento quella sera. Non conosceva nessuno lì ed era la prima volta che andava a un evento LGBT. Ha raccontato di quanto fosse felice quella sera – vedere persone LGBT come lui a un evento, a celebrare se stesse senza vergogna.

 

Ma quando la polizia ha attaccato l’edificio, è andato in panico. Tutto ciò a cui riusciva a pensare era solo la brutalità e la violenza a cui sarebbe andato incontro se la sua famiglia avesse scoperto la sua omosessualità. Questa paura viscerale l’ha portato a saltare dal quarto piano del palazzo. È sopravvissuto, ma è seriamente ferito e deve affrontare ingenti spese mediche.

 

Tutto ciò è accaduto a un evento registrato in cui le persone stavano esercitando il loro diritto di riunirsi pacificamente. Come ha detto Deborah Malec, ambasciatrice USA in Uganda: “Il fatto che la polizia avrebbe picchiato e aggredito cittadini ugandesi impegnati in attività pacifiche è grave e inaccettabile”.

 

Il grado di brutalità della polizia è diventato dolorosamente chiaro. Fruste, mazze e pugni usati nei confronti di chi si trovava a terra. Gli amici che erano a ballare appena la sera prima sono stati picchiati a tal punto dagli agenti armati che sono finiti in ospedale. Alcuni attivisti transgender sono stati fatti oggetto di umiliazioni terribile e violenza sessuale, che si sono svolte mentre la polizia rideva e insultava. Le persone sono state costrette a fare la doccia in spazi non conformi alla loro identità di genere. Agli avvocati è stato negato l’accesso ai loro clienti, un legale è stato addirittura egli stesso arrestato.

 

Il raid è stato un duro colpo per il movimento LGBT ugandese. Queste persone sono toste e resistenti, sono abituate alle ingiustizie, e spesso alla violenza. Ma questa era la loro settimana, un momento prezioso per costruire una comunità, per festeggiare insieme, per essere se stessi. E averglielo strappato ha spezzato i loro cuori. La mattina dopo, la gente spaventata e ferita ha però trovato la forza di andare avanti.

 

La ferita è diventata una sfida ed è stato deciso che la parata di sabato sarebbe ci sarebbe stata comunque. Ma poi, le forze del fanatismo hanno colpito ancora una volta. Simon Lokodo, il Ministro per l’etica e l’integrità, ha incaricato la polizia di impedire la sfilata del Pride e, incredibilmente, ha detto che avrebbe incitato la folla affinché attaccasse i partecipanti al Pride. Ha paragonato gli attivisti LGBT ai terroristi. Questo da un uomo che nel 2014, in una intervista a Stephen Fry, ha detto che è “naturale” per gli uomini stuprare le donne.

 

E così gli organizzatori dell’Uganda Pride 2016 si sono trovati di fronte una decisione quasi impossibile.

 

Andare avanti con la parata? L’area designata sfilata aveva solo un ingresso e un’uscita. Avrebbero potuti esserci arresti e feriti potenzialmente molto gravi, per gli scagnozzi di Lokodo a cui sarebbe stata data la libertà di trasformare il loro odio in violenza mortale.

 

O rinviarla?

 

È stato deciso di rinviare. Non aver marciato non è stato però in alcun modo una rinuncia. È stata una decisione tattica per ripensare e per riunirsi. È stato un riconoscimento del fatto che gli arresti di massa e le aggressioni violente potrebbero ritardare la vittoria di anni. È una decisione basata sulla chiara comprensione che un ministro del governo che ha bisogno di incitare illegalmente violenza di massa per perseguire i suoi obiettivi vincerà anche questa battaglia, ma perderà inevitabilmente la guerra.

 

Molte persone hanno fatto il loro Pride in casa, si sono vestite con i loro costumi e hanno postato selfie in segno di sfida. Alcuni attivisti si sono riuniti circa in 50 ad un indirizzo privato. Qui, hanno celebrato le vittorie conseguite, pianto per la sofferenza inflitta alla comunità e discusso su come trasformare la rabbia e il dolore in azione.

 

Lokodo è ancora sul sentiero di guerra. Ha tenuto una conferenza stampa piena di bugie, affermando che “nessuno è rimasto ferito” durante il raid brutale. Ha incitato nuovamente all’odio contro la comunità LGBT e ha annunciato un programma per ‘riabilitare’ i membri della comunità LGBT in modo che possano condurre vite “normali”.

 

Gli attivisti LGBT a Kampala sanno bene cosa significano queste parole. Lokodo sta dando loro la caccia. Essi non tornano nelle loro case e evitano di usare i loro telefoni per paura di essere sorvegliati. Ma qualunque cosa il ministro possa buttargli contro, la loro dignità, l’orgoglio e la determinazione vinceranno comunque

Edited by Rotwang

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Rotwang

Il Fatto Quotidiano

 

I vescovi spagnoli di Getafe ed Alcalá de HenaresJoaquín María López de Andújar e Juan Antonio Reig Plá, non si sono limitati a sigillare lo scritto con le loro firme. Hanno riportato, in calce, anche un particolare del trittico del “Giardino delle delizie” del pittore BoschAdamo ed Eva nell’Eden. Come a ribadire la centralità della coppia uomo/donna. I due religiosi sono furiosi: contestano la nuova legge contro la discriminazione sessuale, approvata circa un mese fa a Madrid, e fanno appello alla congregazione dei fedeli tutta, attraverso una pubblica lettera, affinché disobbediscano alla norma. “Questa legge è in contradizione con la morale naturale e vuole annullare l’insegnamento della Bibbia”, scrivono.

 

ATTACCO ALLA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE - La norma, che si prefigge come scopo la lotta contro le discriminazioni per ragioni di orientamento e identità sessuale, obbliga i centri educativi – sia pubblici che privati – a trattare in maniera specifica la diversità sessuale nelle aule scolastiche. Tuttavia per i due prelati si tratta di un vero e proprio “attacco alla libertà religiosa e di coscienza” oltre che di “una censura al diritto dei genitori di educare i figli secondo le proprie credenze e convinzioni”. Nella lettera pubblicata sulla pagina web del vescovado di Alcalà de Henares si legge pure di come questa normativa sia considerata “un attentato alla libertà d’espressione, alla libertà dell’insegnamento e alla libertà degli scienziati e dei professionisti in cerca della verità”. I vescovi accusano non solo i politici, ma anche “i grandi sindacati, la maggioranza dei mezzi di comunicazione e molte grandi aziende” di imporre “ideologicamente” un “pensiero unico” che “annulla la libertà e il coraggio di cercare la verità della persona umana”. E per questo chiamano a raccolta i fedeli: “Chiediamo ai cattolici che lavorano nella politica, nella sanità, nell’educazione così come agli sposi e ai padri di famiglia di collaborare, ognuno secondo la propria vocazione, nell’edificazione di una cultura che vinca le bugie dell’ideologia e si apra alla verità della creazione”.

 

I PUNTI DELLE LEGGE CHE FANNO INFURIARE LA CHIESA. Tra le misure previste dalla nuova legge approvata dalla Comunidad di Madrid ci sono cinque punti, i più discussi, secondo le autorità religiose. Innanzitutto la legge vuole eliminare contenuti educativi che implicano discriminazioni o violenze psicologiche. Perciò i programmi educativi dovranno dotarsi di strumenti adeguati al riconoscimento e al rispetto delle persone Lgbt. La norma prevede poi di formare i docenti per trasmettere agli alunni in generale una conoscenza aperta e senza pregiudizi sugli orientamenti sessuali. La legge proibisce anche le terapie “di conversione d’orientamento sessuale e identità di genere”, cioè qualsiasi intervento medico, psichiatrico, psicologico, religioso o di qualsiasi altra indole che voglia modificare l’identità di una persona. Pena multe salate – da 20 a 45 mila euro -.  La norma prevede anche che i servizi sanitari siano “rispettosi” nei confronti delle persone Lgbt e aggiunge servizi e programmi specifici di promozione, prevenzione e attenzione che permettano ala comunità di avere il pieno diritto alle cure mediche, senza discriminazione.  Il quinto punto invece riguarda i processi amministrativi. Se la presunta vittima mostra delle prove sufficienti per ritenere di essere stata oggetto di discriminazione sessuale, da adesso in poi sarà cura del querelato dover dimostrare il contrario.

 

DENUNCIATI ALLA PROCURA. La lettera firmata dai due prelati non ha lasciato certo indifferente la comunità Lgbt. Anzi, l’Osservatorio nazionale ha condannato lo scritto e ha denunciato alla Procura i religiosi con l’accusa d’istigazione all’odio. “Siamo sorpresi e spaventati da queste parole che vogliono stillare odio e umiliazione contro le persone LGBT della comunità di Madrid”, ha detto Paco Ramírez, presidente dell’Osservatorio.

“Chiediamo alla società civile e a tutti i partiti politici di condannare e denunciare pubblicamente questo discorso dell’odio, che continua a fare molto male alla nostra società, incoraggiando la discriminazione, l’ingiustizia e perfino la violenza. Chiederemo ai comuni di Getafe e Alcalà de Henares, e ad altri comuni di Madrid, di rigettare la lettera. Chiediamo anche che il ministro delle Giustizia intervenga in merito all’esortazione fatta dai vescovi ai fedeli di contravvenire alla legge”, conclude il responsabile della comunità Lgbt.

Edited by Rotwang

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Rotwang

Gay.it

 

L’iracheno Moqtada al-Sadr, influente leader sciita del Movimento Sadrista (una frangia populista, nazionalista e fondamentalista nel Paese, che nel 2014 era il secondo partito di maggioranza in Parlamento), si è pronunciato in uno statement sul suo sito ufficiale contro la violenza nei confronti dei transgender.

 

A dare la notizia è Human Rights Watch, che da anni monitora la drammatica situazione per la comunità LGBT nel Paese: è dal 2009 che vengono registrate esecuzioni, impiccagioni e torture ai danni degli omosessuali o dei presunti tali. “Finalmente, il leader di uno dei gruppi i cui membri hanno portato avanti seri abusi nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender in Iraq sta condannando tali comportamenti“, afferma Joe Stork, direttore della divisione Medio Oriente – Nordafrica di HRW. “Ci auguriamo che questa prima e flebile presa di posizione cambi i comportamenti dei capi delle armate di Sadr, e spinga il governo a condannare coloro che commettono tali crimini“. L’esercito del Mahdi, fondato da Sadr nel giugno 2003, secondo Human Rights Watch porta avanti una campagna di feroce repressione e condanna dell’omosessualità e della non conformità ai generi prestabiliti, che si esplica anche in uccisioni, assalti e esecuzioni: le autorità irachene in questi anni non hanno fatto nulla per fermarli. Questi gravi episodi sarebbero iniziati a Sadr City, distretto suburbano vicino a Baghdad in mano alle milizie del Mahdi, e si sarebbero poi diffusi a macchia d’olio in altre città irachene.

 

Il governo ha distrattamente risposto istituendo un comitato, verso la fine del 2012, che si occupasse degli abusi nei confronti della comunità LGBT: Iraqueer però, un gruppo LGBT locale, ha documentato in un report dello scorso anno che le esecuzioni e le minacce sono state perpetrate comunque. Due dei nove membri della commissione, tra l’altro, sono scomparsi senza lasciare traccia o spiegazioni: in tre anni sono rimasti in carica solo quattro dei nove membri originari.

 

In questa situazione non aiuta neanche il codice penale: se le relazioni tra persone dello stesso sesso non vengono direttamente condannate, l’articolo 394 vieta ogni tipo di relazione extra-coniugale. Questo di fatto criminalizza i rapporti omosessuali, non essendo ovviamente previsto alcun tipo di matrimonio same sex.

 

È per questo che le affermazioni del leader Sadr aprono un iniziale spiraglio di speranza per la comunità LGBT irachena: egli afferma che, nonostante le relazioni omosessuali e il crossdressing non siano accettabili, i transgender, soffrendo di “problemi psicologici”, non devono assolutamente essere maltrattati o uccisi. “Bisogna che ci si dissoci da loro ma non che li si attacchi: vanno guidati ad usare e rispettare un certo tipo di regole“.

 

Parole durissime e fortemente discriminatorie, certo. Ma che costituiscono un primo, piccolo passo verso un’accettazione più ampia. Le armate sotto il suo comando obbediranno a questo dettame autorevole e non perpetueranno più violenza in questa fascia della popolazione. “Se al-Sadr è ancora lontano dal comprendere totalmente l’importanza di concedere diritti alla comunità LGBT, le sue parole mostrano che capisce l’importanza di terminare gli abusi contro di loro“, afferma Stork. “Il comunicato rappresenta un cambiamento importante nella giusta direzione, e ci auguriamo che venga seguito da azioni concrete per proteggere le persone LGBT dalla violenza“.

Edited by Rotwang

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Almadel

Io sapevo che né in Arabia Saudita né in Iran

le persone transgender vengono perseguitate.

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Rotwang

Io sapevo che né in Arabia Saudita né in Iran

le persone transgender vengono perseguitate.

 

Solo in Iran perché sciita, i sunniti odiano a morte anche i transgender.

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