Jump to content
Silverselfer

Apologia di un momento

82 posts in this topic Last Reply

Recommended Posts

Silverselfer
  • Topic Author
  • __________________________________________________

     

    Nell'intento di una ricostruzione logica e capace di esprimersi in una buona forma letteraria, mi ritrovo ad aver trascurato i dettagli del moto intorno a cui si coagula il piacere fisico, la sensualità dell'anima e il desiderio sessuale nella mente. Elementi necessari a tracciare il carattere delle nostre decisioni che ci fanno somigliare a ciò di cui abbiamo bisogno, allo stesso modo di come il cacciatore finisce per essere catturato dalla preda.

    __________________________________________________

     

     

    Riflessione sul Tempo della Memoria

    [s = K log W]

     

    Il moto in avanti percepito attraverso il tempo è determinato da una spinta che si muove da uno stadio di ordine a una progressione nel disordine (Ludwig Boltzmann - Entropia S = K log W)  . Se penso al Big Bang che segna uno stato di ordine primigenio e identifico la progressione del tempo negli attimi che tendono al caos che genera stelle e galassie, vedo un feto che si evolve da uno stadio elementare di ordine mentale isolato a un sempre più complesso caos emotivo, determinato dalla capacità sensoriale di percepire gli altri. 

     

    E' la fisica della nostra mente che si regola sull'esperienza a darci l'illusione del movimento attraverso il tempo con un prima e un dopo, dove il prima esiste perché catturato dalla memoria, mentre il dopo "caotico" s'individua con l'esperienza.

    L'ordine appare quindi come una serie di pagine nella nostra memoria, se le mischiassimo, esse andrebbero a formare archi mnemonici diversi. La rilettura del passato si concreta in parole soggette allo stimolo emozionale che tende al disordine. Sollecitando dunque i nostri ricordi attraverso il pensiero analitico, l'effetto che si ottiene è nuova entropia.

     

    Fin qui ho riletto il passato cercando di riavvolgere la pellicola di un film, però ogni volta che riaccendo la luce del proiettore su una determinata emozione, mi ritrovo con un'immagine sempre diversa dal ricordo. Ricostruire i fatti oggettivi è, invece, come scavare in un campo archeologico alla ricerca di reperti che combacino. Gli eventi traumatici lasciano tracce emozionali solide e diventa più facile rimettere insieme i cocci di un vaso rotto, tuttavia questo non mi racconterà nulla sul come e perché quel vaso aveva acquisito quella forma prima di andare in pezzi, l'ordine di tali percezioni è assai più difficile da indagare.

     

    Ora voglio provare a disossare la memoria che tende a comporsi sugli eventi traumatici, concentrandomi sull'analisi di quel pulviscolo emozionale formato dalla galassia dei rapporti umani troppo piccoli perché influenzino la percezione del presente ma che, insieme, esercitano una gravità capace di plasmare l'immagine mentale del mondo che attraversiamo. In tal senso vorrei capire come sono diventato un buco nero intergalattico capace di risucchiare ogni corpo celeste cui mi avvicinavo …

    ______________________________________________________________

    Share this post


    Link to post
    Share on other sites
    Silverselfer
  • Topic Author
  •  

    No, non ho abbandonato questo progetto … come ho scritto nel post precedente, mi sono accorto che ci mancava qualcosa … o, meglio … ci andava aggiunta una nuova consapevolezza. Ho deciso di portare dentro la storia degli altri personaggi che avevo deciso di elidere per mantenere un intreccio snello … ora ne approfondirò anche alcuni secondari e quindi si paleseranno degli artifici, ma senza sconvolgere l'impianto perché se m'implode tutto, stavolta credo che butterò la spugna … e si vede che non sono all'altezza di scrivere un romanzo … però mi dispiacerebbe troppo e quindi riuscirò a portare a casa questo difficile "capitolone".

    Sono mesi che ci sto sopra (lavoro permettendo) e siccome si tratta di una riflessione, ogni volta che c'è un'intuizione nuova, patatrac, mi si crea l'effetto domino e devo rivedere tutto dall'inizio …
    In ogni modo, approfittando di un attimo di quiete, ho rivisto il primo paragrafo di questo capitolo molto articolato. Getta le basi della riflessione che mi accingo a intraprendere e questo credo che ormai si possa postare (almeno non lo cambio più).

    Ultima cosa, ma non meno importante per continuare a scrivere … non credevo che le mie elucubrazioni mentali potessero suscitare dell'interesse e mi sento veramente lusingato e spero di meritare il tempo che dedicate a leggermi …
    Prima di entrare ho letto lo score dei contatti e anche dividendoli per dieci, non ho mai avuto tanti lettori … a conti fatti, neanche in tutta la vita ho conosciuto così tanta gente (!) bah, meglio non pensarci … comunque, credo che in queste circostanze un grazie di esistere ci stia tutto.

     


    _________________________________________________

     

     

    A volte, come in questo momento, mi ritrovo a guardare fisso le dita mentre carezzano le lettere sulla tastiera … pestare i tasti che suonano come un lento tip tap … le lettere coincidono con la caduta di un pensiero granulare … le parole sarò in grado di ascoltarle solo dopo … quando le potrò leggere, mi parleranno di una nuova consapevolezza.

    Interrogo la tastiera come fosse una tavola weegee … ma non c'è divinazione che mi aiuti a intuire da quale punto dello spazio siderale si origini l'oracolo.

     

     

    tumblr_nt4vgssg6v1udl15go5_r1_75sq.jpg

     

     

    Non sto cercando la verità … non voglio più squadrare una serie di eventi per farne architetture letterarie … ora tento di fissare dei presupposti d'analisi per individuare nuova esperienza.  

     

    Ho congelato il racconto perché fin ora ho identificato il protagonista con la sua forma fossile lasciata impressa negli eventi. Questo genere d'indagine parte dall'assunto euclideo che nella traiettoria fra due punti (causa ed effetto) intercorre una sola retta (lo scopo). Per quanto non sia propriamente sbagliato, così facendo l'individualità si schematizza su degli stereotipi concettuali di massima. Escludendo l'evento interiore privo di effetti oggettivi, s'ignora il Sé come coagulo di bisogni che generano la risacca della quotidianità, dal cui modus vivendi si frastagliano i confini dell'individuo.

     

    L'osservazione di causa ed effetto sceglie un bisogno prevedibile da usare come punto cardine, poi traccia una lunghezza sull'effetto che lo soddisfa, quindi circoscrive un'area dentro la quale s'individua la logica comportamentale. La nostra cultura prende il gender come punto cardine e sul raggio della soddisfazione dei suoi bisogni sessuali, circoscrive un'identità di riferimento, dentro la cui area sarà dedotta la traiettoria del divenire (Entropia). La misura è reale nella sua costante di prevedibilità (L'eccezione non fa la regola).

     

    Sul nocciolo concettuale del gender si coagula l'unità (Ena greco) con cui si misurano le geometrie sociali, perché solo ciò che è misurabile ha un significato Fisico, cioè tenuto insieme da equazioni logiche. Abbandonando la necessità di concretare un corpuscolo materico con la sua traiettoria misurabile sullo scopo (Soddisfazione del bisogno cardine), si entra in un altro ordine di ragionamento, paragonabile a quello dei quanti di Heisenberg e Schroedinger.

     

    Il Sé percepito attraverso la soddisfazione dei propri bisogni (Eros) non è un prototipo uguale per tutti (Teoria della personalità di Carl Rogers), mentre la sessualità misurabile nei suoi orientamenti di genere (Bio-logici) esclude le dinamiche degli eros privi di traiettorie predefinite (Caotici), risalendo al bisogno dall'effetto fenomenico etico della sua soddisfazione (Talamo nuziale).  

     

    L'ermafroditismo, perseguendo questa logica, ha sfrondato il proprio eros caotico per riconoscersi nella costante dei denominatori comuni circoscritti da un unico scopo (Regolari), materializzando così il suo orientamento sessuale. Questa è l'omosessualità moderna che non è più ermafrodita da quando individua il proprio eros etico risalendovi attraverso uno scopo vincolante nel tempo (Prevedibile). Parimenti a un orientamento sessuale di ordine bio-logico, circoscrive l'eros etico nel talamo nuziale (Amore Trascendentale), concretando così delle traiettorie prevedibili in sintonia con le tradizioni sociali costruite sul gender.

     

    L'ermafroditismo psichico rimane invece la sessualità di un leviatano, alla cui energia atavica manca l'imprinting chimico che ne fissi qualsivoglia intento. Il movimento che compie non rientra nelle dinamiche di una logica misurata su traiettorie deducibili dallo scopo. La stessa definizione: bisessuale, è solo il tentativo di darvi una proporzione nella conta statistica delle sue interazioni con delle sessualità circoscritte. Dal punto di vista sociale il suo orientamento è qualcosa di epifenomenico ricavato da uno scopo improprio.

     

    L'ermafrodito psichico non sarebbe più tale se fosse capace di distinguere un ordine di bisogni primari, secondari e così via. Il suo orizzonte degli eventi non si focalizza su uno scopo, percependolo così in una baluginante prospettiva poliedrica, nei cui mille punti di fuga sono rintracciabili tutti gli orientamenti possibili. L'ermafroditismo in termini algebrici non concreta un'unità ed è quindi misurabile come uno zero, nel senso che s'individua nel calcolo solo in relazione ad un'unità.

     

    L'eros privo dei discriminati di scopo perde la sua stessa connotazione sessuale ed è attratto in egual misura da ogni tipo di sensualità. Avendo potenzialmente un numero infinito di bisogni e altrettanti modi di porvi soddisfazione, si può immaginare un erotismo spongiforme che assorbe ogni tipologia di traiettoria, senza necessità di produrne di proprie.  L'ermafrodito si muove come un'onda empatica che si propaga in ogni direzione.

     

    Descrivere le traiettorie intersecanti causa ed effetto in una personalità sviluppatasi su questi presupposti, prevede variabili crescenti assecondo le capacità individuali d'interpolare nuove traiettorie. Su cui si possono individuare i tentativi spesso contraddittori animati dal falso scopo di stabilizzare costanti comportamentali. Perciò, d'ora innanzi, il nuovo soggetto della mia indagine vuole solo raccontare l'analisi di un punto di vista soggettivo sul modo di percepire la sfera sensoriale umana e l'intuizione della realtà che ne scaturisce. 

    Share this post


    Link to post
    Share on other sites
    Silverselfer
  • Topic Author
  •  

    Ho deciso di espellere dal narrato un'altra riflessione .. spero l'ultima prima di cominciare a planare di nuovo nel racconto ... queste considerazioni non sono comunque aliene e mi risparmieranno dopo di spiegare il come e perché di certe situazioni

     

     

     

    ___________________________________________________

     

    La consapevolezza che maturo oggi è il risultato di un percorso e allora mi viene da chiedere come ho potuto essere sempre coerente finanche negli errori con quanto ancora non sapevo? Forse la coscienza di Sé risiede in quella ragione che generalmente si definisce "scelta di cuore", la quale trascende ogni volontà cognitiva?

     

     

    tumblr_nt4vgssg6v1udl15go5_r1_75sq.jpg

      

     

    Sulla Ragione del Cuore

     

     

    Chi siamo è per gran parte espresso dal modo come amiamo, ma l'amore è uguale per tutti e quindi non dipende dall'eros individuale? Oppure potrebbe essere inteso come il pensiero "razionale" con cui sillabiamo un bisogno trascendente per elaborare la risposta che lo appaghi? C'è da capire la relazione che intercorre tra l'eros individuale e la supposta origine della trascendenza superiore (unica), da cui dovrebbe derivare il sentimento e se questo ha l'intento d'imbrigliare un appetito inalienabile in una metafisica che lo assopisca.

     

    Beh, si può iniziare questa indagine dal suo effetto più noto: il batticuore, da cui nasce la prima intuizione dell'amore. In che misura la mente è responsabile di questo fenomeno fisiologico? Secondo la teoria del cervello trino (Paul D. McLean) possiamo ripartirlo in tre zone: rettiliano, limbico e neocorticale. La porzione d'encefalo rettile sta nel cuore del cervello: "L'Ipotalamo". Qui si consuma la digestione chimica dei sensi attraverso due ghiandoline dette pineale e pituitaria, responsabili dell'epifisi e ipofisi. Tralasciando le funzioni della prima, la seconda sopraintende i meccanismi della sessualità attraverso la secrezione di una serie di ormoni. Potremmo dunque sostenere che nel cuore del nostro cervello risiede la ragione viscerale del corpo, che si esprime attraverso una volontà chimica priva di sinapsi, quindi trascendente ogni volontà razionale.

     

    Le sostanze secrete dall'ipotalamo sono però attivabili anche da dei neurotrasmettitori provenienti dalla sinapsi limbica del cervello. Questa porzione del nostro encefalo avvolge l'ipotalamo e vi risiede l'amigdala, in cui si elaborano gli stimoli monosinaptici del dolore (bisogno e soddisfazione). Dall'elaborazione di questa meccanicità si ricavano le emozioni e la loro archiviazione in una memoria precognitiva, la quale influirà sui processi neurologici superiori della ragione cosciente (neocorticale). 

    Se è nel limbo "emozionale" che risiede la sinapsi che sopraintende "l'appetito" della chimica viscerale, quale volontà superiore attiverebbe il batticuore?

     

    La memoria emotiva elaborata dall'amigdala non si può sillabare in un pensiero perché è scritta con un unico carattere: la percezione d'intensità del dolore. Questo determina l'istinto di conservazione che regola la propria volontà con la "Paura", interpretabile come una bilancia sui cui piatti l'amigdala soppesa continuamente gli stimoli del sistema nervoso viscerale (dolore), confrontandoli con la memoria emotiva di esperienze passate e reagendo con un ulteriore scarica di neurotrasmettitori per correggere un'eventuale reazione dannosa della chimica meccanica dell'ipotalamo. In particolare, la noradrenalina altera la funzione cardiovascolare per supportare una situazione eccezionale che sia di pericolo (attacco o fuga) o anche per prepararlo a un'incontro sessuale … ecco dunque trovata la volontà e il mezzo con cui l'emozione precognitiva attiva il batticuore.

     

    Se l'innamoramento è uno stato di sofferenza del nostro corpo che ci fa percepire la necessità di appagamento, allora perché i patimenti d'amore sono dolci, anche se provengono dagli stessi neurotrasmettitori del dolore? La dopamina è in grado di trasformare gli stimoli del dolore in piacere dei sensi. Essa è secreta esclusivamente nell'ipotalamo privo di sinapsi, che però può essere corretto dalla sfera psichica della memoria emotiva. Il piacere è un'interpretazione del dolore da parte della volontà precognitiva che reagisce a particolari stimoli come quello dell'odore del cibo, all'ascolto della musica, agli stimoli sessuali o al ricordo emozionale degli stessi con il rilascio di dopamina.

     

    Secondo quest'analisi, l'attrazione sessuale è la prima tesserina del domino che cade alterando lo stadio d'inerzia del dolore, attivando così la sinapsi dell'amigdala. Sul bilancino della paura avviene l'interpretazione del dolore (dopamina). La gioia o la sofferenza che in passato quel piacere ci ha provocato determinerà l'attrazione o la repulsa. Scaturisce da questo l'emozione del primo appuntamento o la volontà di una relazione di coppia? A me pare piuttosto che coinvolga l'inesplicabile o quanto si vuole attribuire al trascendente perché i suoi meccanismi anticipano la percezione neocorticale (razionale).

     

    Sono propenso a credere che a questa sfera appartenga la passione, l'impeto e quanto sta nell'energia espressa dall'eros individuale, ma non l'amore "sentimentale" che potrebbe costituire il terzo stadio di un'elaborazione razionale del dolore/piacere (eudemonismo).

    Secondo la mia analisi il sentimento amoroso risiede nella corteccia neocorticale del cervello, distante dal cuore (l'ipotalamo) da cui riceve dei messaggi mediati dall'amigdala (emozioni). Esso sarà dunque un'elaborazione razionale del piacere, ricavata dell'emozione riflessa dal mondo delle relazioni sociali (utilitarismo).

     

    Da questo si evincono tre tipi di eros, il primo è identificabile nel piacere della chimica viscerale, in cui si può riconoscere l'istinto sessuale. Il secondo è psichico e appartiene al sistema limbico inconscio. Il terzo è l'eros razionale (amore) dell'intelligenza cosciente neocorticale, indotto da modelli antropologici culturali come tradizioni o precetti religiosi.

    L'amore è in armonia con l'ordine sociale e non direttamente connesso al bisogno individuale del corpo e della psiche. Il quale distingue una trascendenza "buona" dell'istinto sessuale nella sua bio-logica prevedibile, su cui si è costruita la tradizione dei popoli, mentre rigetta l'appetito sessuale (sessuofobia), nella cui trascendenza si riconosce l'azione di un demone caotico eversivo.

     

    Il sentimento razionale esprime la sua volontà attraverso l'educazione dell'eros psichico, disincentivando l'appetito sessuale con il terrore coercitivo di un giudizio morale. Nei secoli si è riuscito a scolpire un eros etico che altera la percezione del piacere viscerale attraverso la sinapsi emotiva dell'amigdala, la quale lo traduce in un pericolo "schifoso" precognitivo.

    Nell'amore assume un valore integrante il progetto di vita che si persegue, sia esso crescere dei figli o altre ragioni fino a coinvolgere quelle di Stato di Re e Regine. Maggiore è l'interesse coinvolto e più diventa esecrabile incedere nella debolezza della carne. Un tradimento della morale che si consumerà nei postriboli, il cui solo nominarli porta al disprezzo sociale e alla condanna di Dio.  

     

    L'amore moderno deve integrarsi con le esigenze della società post industriale, che usa la sessualità come carburante per la sua macchina consumistica. Il sentimento rappresenta il successo individuale solo quando incontra il consenso condiviso di un numero sempre maggiore di persone. Questo rende l'emozione riflessa dal mondo esterno condizionata dai nuovi media di massa, nei quali subisce una manipolazione estetizzante. Il canone unico della bellezza si sovrappone a quello del sentimento, diventando un tutt'uno nella percezione dell'eros razionale. L'amore è tale quando incontra il consenso pubblico che lo riconosce attraverso l'uniformità della bellezza, questa si compra attraverso la tecnologia o la scienza medica (transumanismo). La sessuofobia sopravvive nell'estetica commerciale del piacere, la quale colma i suoi vuoti di contenuto con gli stereotipi degli antichi valori.

     

    Oggi si rafforza l'idea di un sentimento che trascende la volontà umana, però esso non ha più in sé l'infallibilità divina di riunire due entità complementari nel talamo nuziale. Il diritto all'appagamento sessuale ha istituzionalizzato le dinamiche dell'Amor Cortese, in cui Dio diventa la teosofia romantica che ci fa rincorrere il paradiso in terra. Perfettamente in armonia con un'economia che lo vuole vendere attraverso la sterilizzazione dei patimenti del cuore (desiderio), utilizzando l'immediatezza dell'emozione di una voglia soddisfatta.

     

    Il panteon dei sentimenti, con cui la ragione interpreta le emozioni provenienti dall'eros psichico, è un coacervo allegorico che descrive la volta celeste delle pulsioni sensuali con la stessa scienza di un astrologo, che guarda il cielo solo per divinare un futuro imprevedibile. Tant'è che le pulsioni sensuali rimangono fisse come delle stelle a dispetto dei sentimenti, che mutano assecondo la sensibilità culturale dell'ambiente esterno da cui dipendono. Sarei dunque portato a credere che la ragione del cuore esista nella funzione che si trova ad assolvere, mentre l'amore è una discriminante razionale che agisce contro l'instabilità emotiva (caos entropico), diventando un vincolo relazionale assimilabile all'atarassia epicurea (serenità), teso a un piacere catastematico (ripetibile nel tempo).

    Share this post


    Link to post
    Share on other sites
    Silverselfer
  • Topic Author
  • ancora una piccola discettazione ma funzionale per abbassare i flap e preparare l'atterraggio ... si spera morbido

     

     

     

    ___________________________________________________

     

    Da bambino mi sono sempre chiesto perché i grandi mi ritenessero così scemo da credere a Babbo Natale. Eppure lo sanno che i fanciulli sondano la realtà unicamente a livello materico: toccando, mordendo, assaporando e in ultima analisi distruggendo. Babbo Natale è un sogno che serve agli adulti per inscenare un'illusione collettiva, dove il magico serve a educare la presunta idiozia fanciullesca al mondo allegorico dei sentimenti. Più è grande il dubbio che l'ipocrisia si palesi, maggiore sarà lo sforzo di una baluginante rappresentazione di luminarie stradali a indicare la via delle rassicuranti voglie impacchettate in scatole domestiche, da salvare dall'oblio distruttivo del nuovo anno che sopraggiunge.

     

    tumblr_nt4vgssg6v1udl15go5_r1_75sq.jpg

     

    I Cinghialopodi

    Die welt als wille und vorstellung

     

    A nessuno piace interrogarsi sull'inesplicabile per non contaminare d'infimi desideri una genuinità che ci piace credere trascendente (verginale).  Si tratta dell'eterna lotta tra le ragioni del cuore precognitive e la razionalità dei sentimenti coscienti, che lascia sul campo di battaglia quelle emozioni che andranno a popolare di fantasmi l'inconscio psicologico.  Il sentimento sessuofobico agisce con la trascendenza di un eros etico (luminoso) che genera la libido della trasgressione (oscurità).

     

    Allungo l'ermafroditismo è stato collocato nella lascivia della trasgressione e quindi indegno di generare alcun tipo di legame affettivo. Oggi si concede il diritto all'amore tradizionale solo all'omosessualità che si riconosce in un nuovo gender minoritario non in competizione con quelli bio-logici. Attraverso una sorta di segregazionismo di nature sessuali differenti, si vogliono mantenere dei costumi culturali che rifiutano l'equiparazione del desiderio erotico all'istinto sessuale come afflato naturale trascendente.

     

    L'educazione dei bambini rimane rigorosamente ispirata all'assunto teoretico che prima della pubertà essi non sviluppano pulsioni erotiche e quindi andrebbero preservati da tentazioni forvianti dal proprio ruolo bio-logico. La distinzione avviene quando l'omosessuale s'innamorerà rigorosamente di un altro omosessuale, generando un eros compensativo difforme. Il nuovo vincolo sentimentale sposa i precetti dell'eros etico, circoscrivendo un'esecrabile trasgressione all'interno di una genesi culturale sterile.

     

    Si tratta di un concetto olistico della sessualità, i cui singoli ingranaggi della macchina non possono lavorare con una funzione diversa dall'assemblato. Sarebbe come asserire che il cervello e il cuore possano relazionarsi al di fuori della funzione che li lega nel corpo umano.

    Questo insieme è confutato dall'esistenza della sinapsi senziente dell'eros psichico, che esprime desideri e libido dissociati dal coito procreativo.  Accettarlo significa passare da un sistema determinato, cioè con una sola forza calcolata sull'effetto bio-logico, a uno indeterminato perché si misura su due traiettorie non commutabili.

     

    Entra così nel calcolo delle relazioni sentimentali il principio d'indeterminazione (fisica dei quanti), in cui una nuova semantica binaria dell'amore deve accordarsi su una frequenza di risonanza tra la traiettoria prevedibile del corpuscolo materico bio-logico e l'onda emozionale del desiderio psichico. Siccome questo nuovo sistema rifiuta ogni discriminante etica, scatena il monito dei religiosi che fanno discendere l'ordine sociale dal sacrificio dovuto alla conservazione del bene (coito procreativo) contro il male distruttivo (eros caotico).   

     

    Far discendere sulle relazioni sessuali dinamiche ultramondane importa nel reale le leggi di una metafisica capace di manifestarsi soltanto attraverso la volontà di rappresentazione di chi la professa. Uno status quo che definisce fantascienza la concretezza dei moti fisici della vita e difende delle tradizioni ataviche attraverso modelli educativi basati sul terrore coercitivo.  La paura è come il tasso di umidità che ci fa percepire una temperatura più alta di quella reale e fin quando si continuerà a evocarla per conservare rassicuranti certezze, si percepirà il desiderio sessuale come una pericolosa trasgressione (disgusto).

     

    Tutto ciò parrebbe assai complicato da insegnare a dei bambini, ma in realtà dovremmo noi impararlo da loro. L'olismo statico è un concetto avulso al mondo dell'infanzia che lo recepisce attraverso l'imposizione educativa. Basta osservare un bambino che gioca con un balocco, appena ne avrà avuto a noia, lo smonterà per capirne il meccanismo e ricavarne un nuovo divertimento. Il suo olismo è dinamico e per questo si beccherà un rimprovero perché deve apprendere il valore dell'organicità conservativa e tenersi il giocattolo integro, anche se ha perso la sua funzione e assumerà l'aspetto di un ricordo da riporre nello scaffale.

     

    L'eros viscerale è un'energia debole paragonabile alla gravità che ci trattiene in un'orbita fisiologica. Secondo l'intuizione freudiana, l'eros psichico esula dal coito in sé e la sua libido inizia dalla poppata al seno materno: l'infante non è solamente spinto dal bisogno della fame, bensì succhia il capezzolo nell'intento di una soddisfazione sessuale, desiderio che permane anche dopo l'appagamento fisiologico. La prima azione sessuofoba avviene con la privazione del ciuccio, cioè quando perde la sua funzione logica e diventa un esecrabile piacere voluttuoso. Succhiare, assaporare, ingoiare ha un'indiscutibile valenza erotica e questo cozza con la discriminante di una sessualità mossa esclusivamente dal coito procreativo.  

     

    L'educazione all'eros etico inizia con la castrazione della sessualità infantile che non ha ragione di esistere prima che i genitali siano pronti al coito fecondante. I bambini sorpresi a esplorare il segreto dentro le loro mutandine, imparano subito il pericolo che vi si cela guardando il volto severo dei genitori. Il sesso a questa età ha solo una funzione correttiva verso comportamenti non conformi al gender di appartenenza. È così che s'istruisce la memoria emotiva, che governa l'esperienza volta alla scoperta dell'appagamento dei propri bisogni, sul modello del principe azzurro che salva sul fil di spada la principessa (eros attivo), quest'ultima lo accoglierà nel suo regno (eros passivo) procreando stirpi felici e contente.

     

    Personalmente, l'educazione sentimentale mi arrivò attraverso la drammaturgia dei telefilm e le bellissime immagini guardate sui libri delle fiabe di mia sorella. L'esperienza mi dice che non era un caso se tra il ruolo del Principe e la Principessa, io m'identificassi nei personaggi in cui pareva fluire un'energia rinnegata. Del resto la metafora delle favole proponeva meccanicamente la solita solfa dell'amore come regno di felicità tra passerotti vegani a svolazzar felici tra appetitose farfalle variopinte, mentre il malevolo desiderio di maliardi e streghe era rigettato nell'oblio come uno spregevole appetito. L'inevitabile bacio del lieto fine mi feriva il cuore insieme a quello del malvagio di turno, lasciandomi di nuovo smarrire nella solitudine domestica.

     

    Tuttavia, anch'io compresi che il mio ruolo era quello del Principe e come tale dovevo trovarmi una ragazzina che somigliasse a una Principessa … solo che l'eros psichico inizia a scavare presto i suoi solchi clandestini anche tra le pieghe di quegli abiti rosa e la bacchetta da fatina. La cosa più singolare mi capitò al mare, con una vicina di casa che voleva sempre giocare alla cassiera del supermercato, mi costringeva a rubare le cose mettendomele in tasca e poi lei ci frugava con le mani per ravanare … e come m'insultava! Le dinamiche dell'eros delle bambine prevedevano delle situazioni troppo complicate per il gusto dei maschietti, che trovavano poco onorevole immischiarsene, anche perché s'intuiva il sesso nella misura in cui si capiva che del fango cucinato in finte pentoline era immangiabile.

     

    Io, però, amici maschi non ne avevo e forse era proprio per questo se con le ragazzine non andava meglio. I cavalieri giostrano tra loro e le pulzelle curano il proprio eros attrattivo per distrarne lo sguardo da quel virgulto diletto. Sì, ma poi, lontano dagli occhi indiscreti, tra loro si abbandonavano alla natura diversa della loro libido, giungendo a contatti sessuali per mimare una realtà avulsa al mondo maschile. Per esempio, Lidia mi raccontò di quando le sorelle si premevano tra le labbra della piccola vagina un "fiammiferotto" (un minuscolo bambolotto venduto in edicola in una finta scatola di fiammiferi) che poi lei estraeva mediante sapienti manipolazioni inscenando travagli da puerpera.

     

    Nell'erotismo tra maschietti il ruolo riproduttivo non era percepito e diveniva il carburante della competizione che selezionava una gerarchia all'interno del gruppo. La lotta, anche solo in una disputa sportiva, innescava le scariche adrenaliniche necessarie a stimolare dei virgulti istinti di prevaricazione. Tutto questo mi spaventava perché si trattava di un linguaggio estremamente fisico e quindi istintivo. Era come un eros di default di cui ero sprovvisto e cercavo d'imitarne i codici primeggiando, però mancavo lo scopo finale che era la comunicazione virile tra maschi.

     

    Al contrario delle femminucce, che erano redarguite se sorprese a trovar diletto nella manipolazione dei propri genitali, lo stesso gesto nei maschietti suscitava il sorriso per quella che prometteva diventare una prolifica eiaculazione. Il tacito consenso al "pisellamento" conduceva a una masturbazione meno gravata dal senso di colpa indotto dall'eros etico. Questa libertà lasciava spazio a pratiche omo-erotiche in quelle che definivo le confraternite della pippa. Un aspetto della sessualità maschile in cui trovai modo di tessere le mie prime relazioni sociali.

     

    Il solo erotismo concesso alle ragazzine era invece quello del talamo nuziale, che le faceva diventare delle fanatiche della trascendenza amorosa direttamente connessa alla propria sessualità. Gli adolescenti che vi si conformavano rimediavano più facilmente una fidanzatina con cui continuare l'apprendimento della cultura dei gender.  Tuttavia, maschi e femmine covavano già desideri erotici eversivi che tentavano d'imbrigliare negli equilibri di coppia, finendo per considerare la trasgressione complementare alla monogamia, canonizzando sull'altare i ruoli di "Madame Bovary" e "Casanova".

     

    La prima mestruazione di una ragazzina era sempre stata celebrata come un evento sociale e in tempi non troppo remoti le rendeva pronte per maritarsi. Di tutto ciò permaneva l'investitura a "signorina" che mascherava il monito di una maternità indesiderata. Al contrario, dai maschietti ci si aspettava che la puzza di figa bastasse da sola a spiegarci il nostro ruolo d'impollinatori. Quelli "un po' meno virili" che trovavano il coraggio di chiedere lumi sulla curiosa polluzione, ricevevano per lo più risposte confuse e spesso forvianti … mia madre risolse la faccenda consigliandomi dei bidè alla camomilla.

     

    Una volta che il Principe e la Principessa iniziavano a baciarsi, la masturbazione perdeva la sua funzione pratica, diventando un pericoloso generatore di fantasie erotiche.  La sessuofobia etero formante la denigrava associandola a un rapporto sessuale fallito e per secoli si considerò quella femminile fonte di disturbi comportamentali.  Per i maschi doveva rimanere un ricordo d'infanzia quando, assimilabile alla pratica del pisellamento, era una piacevolezza da regalarsi per conciliare il sonno la sera o per liberarsi dell'erezione mattutina.

     

    L'autostima di un maschio era misurabile sulla potenza espressa dal proprio pene. Avercelo piccolo e storto era causa di potenti afflizioni di spirito, al contrario, un bel pene donava sicurezza e soprattutto il bisogno di gridarlo al mondo: "Io ho un pene fighissiiiimo!". Essere dotati di begli attributi sessuali e non esibirli era come per una donna avere dei seni avvenenti senza poter indossare un decolté. Non essendoci ancora Wonderbra per gonadi, il gergo del maschio diventava cazzo centrico e ogni riferimento al sesso si esprimeva per la gloria del proprio ego genitale.

     

    Un maschio per ricevere la patente di virilità dalla società etero formante doveva procreare e assumersi il carico della prole. L'autoerotismo in tutto questo non era contemplato, tuttavia era assai raro che un maschio smettesse di masturbarsi, anche se sbrigava l'incombenza nella frugalità di una pisciatina più lunga del solito.  Per allontanare da sé ogni tentazione omo-erotica che ricordasse esperienze adolescenziali poco onorevoli, i veri maschi trovavano sgradevole anche prenderselo in mano, tant'è che li vedevi sbragarsi fino a metà coscia e protendersi in avanti lasciano cadere l'urina un po' dove capitava.

     

    Allungo fraintesi queste dinamiche perché mi mancava l'identità di genere che permette la tacita ipocrisia del si fa ma non si dice. Io dovevo combaciare con qualcosa di puramente ortodosso che inevitabilmente entrava in crisi, ma i miei gesti non erano contemplabili come semplici trasgressioni. Imparavo le regole del mondo come uno sgraziato pulcino di struzzo che deve dimenticarsi di avere delle inutili ali e si aggira in una savana piena d'insidie. Col tempo le cose non migliorarono e iniziai a definire gli etero formati dei "cinghialopodi". Me ne tenevo alla larga perché aberravano ogni originalità del pensiero che potesse mettere in crisi il loro mondo fatto di volontà e rappresentazione.

     

    Avevo osservato che il cinghialopode maschio s'innamorava presto ed era ben felice di credere che capitasse una sola volta in tutta la vita per sposarsi e rientrare così in un rassicurante schema ciclico. Quello scapestrato faceva lo scapolone più allungo, ma capitava che un fausto giorno una scarica di ossitocina gli facesse guardare un cane con affetto smodato e quindi si sentisse pronto a dare continuità alla propria stirpe. I padri cinghialopodi parlavano di sesso con la stessa foga di quando discutevano di calcio, ma appagavano le pretese sessuali delle mogli con meno entusiasmo di quando gli chiedevano di montare nuove mensole nella stanza del bambino.

     

    Affrancarsi dal libero arbitrio era il loro passatempo preferito e proprio non capivo come potessero divertirsi a costruire sistemi di regole in cui baloccarsi per ore e ore e ore … Questo si può fare! No, quello non è lecito! Tutti i cinghialopodi erano adoratori di numeri e ne celebravano i miracoli in cattedrali del divertimento, sfidando il caso lanciando i dadi, combinando regole sui numeri disegnati delle carte da poker o facendo calcoli statistici per prevedere l'uscita casuale di palline numerate. La loro era una continua scommessa contro l'imprevedibilità del caos entropico.

     

    I cinghialopodi erano il prototipo del cittadino da allevamento intensivo con tutti i suoi buchi al posto giusto che desiderano essere riempiti e svuotati: una bocca da sfamare, un intestino da evacuare, una vagina da riempire, un pene da svuotare e il tutto per il salubre fine di produrre altre serie infinite di buchi da partorire. Per il cinghialopode medio l'eros era qualcosa di troppo complesso da indagare e lo fraintendevano per una delle tante voglie da infilare in un buco.

     

    Questo è il motivo per cui preferivano il sesso mercenario. Sceglierle solleticava il loro erotismo da shopping all'ingrosso Hobby & Work: potevano domandare prima dell'acquisto quali erano le prestazioni, commentare il design della carrozzeria e, non ultimo, potevano controllare il rapporto qualità prezzo. Quest'ultimo in particolare risultava sempre più conveniente di regalie varie, cene e paturnie da sciropparsi con "stronzette" che se la tiravano manco ce l'avessero solo loro. Nel caso del cinghialopode omosessuale cambiavano i presupposti del desiderio, ma la parte del sesso mercenario era identica.

     

    Riguardo alla cinghialopode femmina, osservai che il suo ruolo era condizionato da un romanticismo masochista che esigeva il sacrificio dei propri pertugi sull'altare dell'amore, per cui temeva di avere un orgasmo anche solo scoreggiando e dopo aver partorito, faceva sesso espressamente sotto prescrizione medica. Era una strenua paladina della gioia che darebbe l'amore famigliare, anche perché altrimenti non avrebbe potuto spiegarsi tanto autolesionismo. La sua lingua tagliente non risparmiava nessuno, soprattutto la propria intelligenza."Puttana" era il peggior epiteto che si potesse rivolgerle perché odiava quel mal sopito desiderio di essere sbattuta e stuprata da un branco di maschioni sconosciuti.

     

    Ovviamente le individualità esistevano anche tra i cinghialopodi, solo che trovavo complicate le loro dinamiche geometriche, esattamente come lo era ruotare le facce di un cubo di Rubik che fin dal primo giorno che me lo regalarono, trovai noioso e senza senso giocarci. Un cinghialopode trascorreva serenamente la sua esistenza ispirata a dei sentimenti che lo trascendevano, languendo versi d'amore e commettendo efferati delitti in ragione di stadi alterati della percezione dei propri bisogni.

     

    La traiettoria tracciata sul gender aveva circoscritto un eros etico che non poteva appartenermi. Durante l'adolescenza, io mi masturbavo sulle fantasie di un super eros simile al super potere di Rogue degli X Men, la quale assorbiva le capacità degli altri fin tanto che li poteva toccare. Allo stesso modo avevo bisogno di toccare l'eros di qualcuno per assorbirne il desiderio, che smetteva il suo flusso nel momento dell'allontanamento.

     

    Il primo effetto di questa incapacità di produrre un desiderio univoco e prevedibile, fu una bassissima autostima. Fin da bambino mi sentii intuitivamente escluso da quel gigantesco Tetris sociale che non prevedeva forme geometriche variabili. La ricchezza di una mancanza di cui parla Socrate per definire l'amore, per me era un'incognita da ricavare ogni volta sull'equazione propostami da chi mi stava davanti.            

     

    I miei eros di default apparivano tutti incasinati … la mia ghiandola pituitaria reagiva in maniera anomala, rendendo la tensione erotica così sensibile, da percepire empaticamente l'intero genere umano … a volte era così forte da farmi credere di essere innamorato di Dio, ma poi mi ricordavo come anche quello sia solo un pusher che dispensa illusioni e me ne tornavo a succhiare sangue come l'inquietante vampiro di qualche fiaba gotica. 

    Share this post


    Link to post
    Share on other sites
    Silverselfer
  • Topic Author
  •  

    Ok, con questa terza o quarta discettazione chiudo la sezione ---> nuova consapevolezza .

    Sono un po' deluso perché ho fatto leggere questi ultimi scritti a tre persone che stimo e sono intellettualmente molto valide ... mi aspettavo che capissero e invece hanno avuto una reazione quasi infastidita.

    Premetto che sono etero e per quanto mi conoscano, considerano la mia sessualità come un'eccentricità. Le due donne mi hanno liquidato con sufficienza. La prima, dotata di due lauree e una delle quali in filosofia, mi ha detto che le prime due discettazioni sono incomprensibili per un normodotato, mentre le altre sono un residuato di positivismo anacronistico ... giudizio discutibile perché mi rifaccio spesso alla psicoanalisi e alla fisica quantistica che hanno poco a che vedere con il positivismo storico..

    L'altra donna, che è molto più grande, sbadigliava quando a pranzo insieme cercavo di spiegarle i punti che trovava ostici .... sostanzialmente, mi criticava perché per comprendere ogni frase, doveva rileggerla almeno tre volte ---> Ma come si fa ad essere coincisi, senza caricare di significato ogni singola parola? Ovvio che poi i concetti evocati debbano essere rielaborati dal lettore ... un po' come succede per il detersivo concentrato che si diluisce in acqua tornando del volume originario, no?

    L'uomo, invece, era il più infastidito e a un certo punto della discussione, mi ha sorpreso propinandomi dei diversi "vale anche per te" come se lo stessi giudicando ...

    In finale, credo che alla base ci sia un rifiuto al dibattito ... specie in questi giorni in cui si è molto discusso di unioni civili .... avverto un arroccamento su delle posizioni tradizionali ... della serie ---> non rompete i coglioni, a noi sta bene così ...

    Io però non volevo criticare nessuno! La mia analisi era scevra da ogni intenzione rivoluzionaria. Del resto non mi pare di caldeggiare per nessuna parte in campo, quanto piuttosto cercare solo di analizzare il contesto per trovarvi una mia personale collocazione e per quanti sono nella mia stessa condizione ... mannaggia ...

    Insomma, nell'economia del romanzo questa esperienza si chiude qui .... da adesso in poi parte il nuovo floppy con il terzo capitolo di Coriandoli, ...

     

    _______________________________________________

     

     

    Il pensiero di un piccolo ermafrodito freaky si conforma all'ambiente in cui cresce sviluppando una personalità clandestina. Incapace di riconoscersi in dei bisogni specifici per circoscrivere un Ena, può rimanere senza volto per tutta la vita. La sua energia vitale s'ispira al Sunya (lo zero sanscrito) come inesistente sostanzialità del punto di vista soggettivo. La sensibilità del pensiero costruita sulla traiettoria di un effetto positivo non gli appartiene. Male o bene, brutto o bello, giusto o sbagliato e lo stesso piacere o il dolore della sinapsi limbica sfuggono al suo sguardo. In una prospettiva poliedrica, ogni effetto arricchisce i fuochi pirotecnici della transitorietà caotica. Da qui emerge la sua personalità eversiva, un istinto da falene in cui c'è l'attraente intuizione della fine generatrice: Sunya, inafferrabile vissuto di dolorosa empatia, matrice di ogni scintillio del piacere polimorfo.

     

     

    tumblr_nt4vgssg6v1udl15go5_r1_75sq.jpg

     

     

    L'amore di Coppia

    Si fallor sum

     

     

     

    Ricavo la meccanica del pensiero amoroso dal pragmatismo romano della parola "pensum", cioè il quanto di una porzione di lana grezza spettante a ogni filatrice per essere lavorato; in questo paradigma: lana (amore), filatrice (coppia), lavorato (famiglia) individuo la teoria del matrimonio.

    La ragione condiziona la percezione dei desideri senzienti, tessendo un'idea allegorica simile alla rete di un pescatore, tra le cui maglie di logicità si catturano solo le emozioni edificanti capaci di stabilizzare i bisogni relazionali. In questo modo si trascorre la vita in un'illusione posta in continuo assedio dalla minaccia peccaminosa della libido caotica.

     

    Il pensiero congenito nell'amore tradizionale si richiama al vello d'oro di essenza divina, i cui filamenti s'intrecciano nella sacralità del coito riproduttivo. L'amore di coppia si regge sull'indissolubilità di due anime gemelle ricongiunte nel talamo nuziale, ma nel reale sostituisce l'onda emozionale del desiderio senziente con l'energia propria alla ragione che è la "volontà", da cui derivano le promesse contenute nella formula matrimoniale. Si sceglie di amare una persona per tutta la vita, giurando di soddisfare quei bisogni ispirati dal trasporto emozionale anche quando questo si consumerà. Da qui giunge il fondamentale punto della fedeltà coniugale, poiché direttamente connesso al desiderio senziente caotico rinnegato col giuramento. I figli coronano lo scopo dell'amore di coppia, perché declassano ulteriormente il piacere dei sensi.  L'amore tradizionale è un sentimento ispirato al sacrificio, in cui la libido va alla deriva fuori dal talamo nuziale.

     

    Oggi il vincolo di coppia si basa sulla dialettica del desiderio senziente, che smonta e ricostruisce in un olismo dinamico il rapporto sentimentale, fino a decretarne la fine quando non soddisfa più. Il desiderio sessuale diventa il quanto di lana con cui si elabora un ideale romantico che serve a catturare delle emozioni diverse da quelle edificanti ispirate al sacrificio, ma tessute sullo stesso telaio del matrimonio tradizionale. Si tratta di un puro esercizio d'estetica formale per ricreare l'illusione di una rassicurante ciclicità. L'amore di coppia è un "dress code" di bellezza simmetrica collettivizzante, di cui i figli costituiscono un accessorio disconnesso dal rapporto di coppia. I genitori tessono un vincolo individuale con i figli che sopravvivrà alla consunzione del loro amore. 

     

    Un tempo si usava definire queer (ridicolo), tutto ciò che non era coerente con una sessualità procreativa. Ci finiva dentro l'intero scibile della libido sessuale, ritenuta indegna di creare vincoli affettivi. Il fenomeno era relegato nell'ombra del postribolo, su cui si reggeva la sacralità del talamo nuziale. Luogo che frequentavano tutti, ma inghiottiva solo chi non poteva esibire un eros conforme al proprio gender. L'ipocrisia iniziò a vacillare con la legalizzazione dell'eros passivo delle donne. Fin allora l'idea ontologica della sessualità riconosceva unicamente il desiderio dell'eros attivo perché necessario al compimento dell'atto fecondante (erezione ed eiaculazione); al contrario, non aveva logica di esistere in una vagina biologicamente funzionale anche senza. L'eros passivo delle donne, confinato anch'esso nei postriboli, rivendicò così il suo legittimo posto nel talamo nuziale, facendo lentamente emergere dall'ombra anche tutte quelle altre identità erotiche che l'ideale edificante dell'amore emarginava. Col tempo la galassia degli eros queer si è ricomposta in concetti basati sul dress code romantico della coppia monogama. Questa dà la cifra con cui si misura la legittimità affettiva dei nuovi gender, senza il bollo di genuinità si rimane nei postriboli.

     

    Il postribolo oggi è usato solo da quelli che per esibire un'integrità sessuale di coppia, devono tenere nell'ombra una libido contraddittoria. Capita all'argonauta dionisiaco che salpa dal porto di un gender definito con il vento in poppa del proprio desiderio senziente. Ci si trova il puttaniere o la scambista ma anche tutte quelle sfumature queer che usano la notte per esibire identità alternative.  

    Seppure con dei confini assai rarefatti, la bisessualità riesce a emanciparsi dal vizio postribolare.  Tuttavia, sono portato a credere che per alcuni significhi solo soggiacere ai propri desideri con compiaciuto edonismo menefreghista. Esistono poi pressoché infinite variabili per la bisessualità che gode del fascino del proibito e ci si può individuare l'etero curioso del proprio eros passivo, ma anche forme di omosessualità in eterna transizione.

     

    L'ermafroditismo psichico come il mio ha in sé tutte le sfumature bisex, ma non è un'attitudine reversibile perché non possiede un orientamento sessuale specifico. Essendo cosciente di non poter appartenere a un solo gender, ho acquisito delle discriminanti che oggi mi permettono d'isolare delle originalità comportamentali da usare come denominatori comuni per riconoscerci. Così facendo ho identificato il freaky, un ermafrodito psichico strano e difforme persino dai suoi simili perché non ha una chiara coscienza di sé e replica istintivamente i precetti culturali in cui è cresciuto. Siamo un po' come delle mosche accecate da una vista poliedrica che urtano contro le pareti invisibili dei desideri altrui. Ci rimangono negli occhi le cicatrici delle emozioni che ci fanno guardare i sentimenti con cinico disincanto. Abbiamo in noi tutte le irregolarità della bruttezza e come dei mostri delle favole, alla fine ci diverte esibirla impudicamente per affascinare chi la cerca con spavento. 

     

    .

    Share this post


    Link to post
    Share on other sites
    danielle

    Ho letto solo l'ultimo post ma recupererò anche i precedenti. Scrivi molto bene, ti invidio.

    Share this post


    Link to post
    Share on other sites
    Silverselfer
  • Topic Author