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Arrhenius

Precarietà

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La precarietà dei passaggi, la precarietà che sfida il metodo sperimentale, la precarietà di chi è in arrivo, di chi resta e di chi va. La precarietà in attesa dell'addio, che ha illuso sul senso delle cose, che non ha mai mentito sul senso della vita. L'equilibrio è il sogno dei ribelli o dei folli. La salute è lo stato precario dell'uomo che non promette niente di buono. La precarietà degli schemi e degli strumenti con i quali uno si fa una cultura. Quando si è giovani e insicuri e in balia dell'incertezza e ci si può illudere del fatto di non avere esperienza con la speranza di guadagnare di più, di avere una posizione più stabile. Si raggiungerà un certo grado di equilibrio esistenziale, più sicurezza. Quando poi si arriva a quella fatidica data ci si rende solo conto della più precarietà delle cose che ci circondano. Come di noi stessi e del fatto che alla fine non c'è niente di stabile di non precario da raggiungere. 

 

Precario, il significato etimologico è quello di qualcosa ottenuto attraverso la preghiere, qualcosa che ci è stato dato, che non dura per sempre ma che dura per il tempo voluto da chi ce lo da. Temporale, non stabile. Forse è uno dei concetti più importanti con cui ci troviamo a che fare nella nostra esistenza. Nel campo del lavoro però la parole precario assume una connotazione negativa come se questa parola potesse riguardare solamente un aspetto della vita umana e non la vita nella sua concezione più ampia, nella sua globalità. La vita non sarebbe se non fosse precaria. Una condizione esistenziale e mi viene in mente che essendo questa difficile da accettare come è difficile accettare l'idea che siamo finiti e mortali e che mutiamo continuamente e che non possiamo mai contare su qualcosa di finito allora abbiamo inventato l'eternità e abbiamo inventato l'anima, qualcosa che riassume tutto l'intero dei nostri stati d'animo della vita terrena per poi trasportarlo in qualcosa di fisso e non mutabile, gioia e contemplazione di Dio nell'aldilà. La possibilità di raggiungere uno stato di non precarietà. La sostanza è questa ... di darsi un eterno " di noi ". Un eterno come modalità di essere , non più come corpo ma qualcosa di indefinito in un mondo che non finisce.

La realtà con cui ci confrontiamo è precaria, per attimi o per anni o per decenni ma alla fine è sempre precaria. Sempre qualcosa che cambia o finisce. Cambiamento nell'individuo o nella specie. Sempre precarietà. Mi vengono in mente delle immagini della letteratura. Come potrebbe essere altrimenti se non fossimo precari. Sarebbe difficile concepire il mondo in una modalità non precaria. La memoria ad esempio. Il demente, il malato di alzhaimer perde la memoria recente. Niente si fissa. Non rimangono ricordo. Non si ricorda dove si è e dove si è stati. Si è disorientati. Tutto si cancella. Si perde il contatto con la realtà. Un po' alla volta ... isolamento.... il fatto che si vive soltanto di un mondo interno... un po' alla volta la demenza. 

 

Borges ad esempio nel Funes El Memorioso ci parla di un personaggio giovane che ricorda sempre tutto. Niente scivola nella sua mente che è come una spugna che assorbe qualsiasi cosa con la quale venga a contatto ma il problema è che ricorda tutto e quindi non distingue le cose importanti e quelle non importanti. Tutto ha un valore uguale nella sua mente e il tempo rispetto a qualsiasi percezione è un tempo enorme che richiama tutta la sua vita e quindi è follia. E' troppo densa la realtà. I due poli sono entrambi incompatiibili ocn la normalità. 

 

La lavagna dev'essere accettante il gesso per esempio, non sia troppo liscia ma non può essere nemmeno troppo piena visto che va cancellata ogni tanto altrimenti la scrittura per un certo tempo non si vedrebbe. Man mano che si scrive sulla lavagna e tutto diventa confuso allora deve essere cancellata per altra scrittura che sia decifrabile. Per essere una lavagna una lavagna dev'essere precaria, cancellabile quando si è riempita completamente. Due estremi impossibile ma una via di mezzo possibile necessaria affinché la traccia sai precaria e utile.

 

Noi ci muoviamo all'interno dei due poli e non siamo mai una cosa soltanto come dire ... non siamo mai una cosa sola. Mai soltanto figli o padri e nonni se siamo fortunati ma tutto insieme.

I figli hanno bisogno dei genitori .. poi è necessario che i genitori si distacchino dai figli. Non viviamo mai una condizione continua. Non abbiamo mai gli stessi ruoli nella nostra vita. Cambiano.

 

La musica è precaria. Nel momento in cui viene realizzata e suonata è in noi. Poi è nella carta. Non è mai uno stato. Non c'è mai un accordo all'infinito di cui godiamo ma un qualcosa in divenire. E' un processo in divenire. Lo stesso precedere della musica ha a che fare con la precarietà e il movimento. Continua instabilità. Ricerca di nuovi accordi e dissonanze e complessi che ci facciamo intravedere non le possibilità ma l'instabilità. le tensioni verso qualcos'altro. Qualcosa che è un punto di arrivo e poi di partenza. Sempre dentro di noi siamo ambivalenti siamo uan cosa e poi l'altra e il nostro problema è trovare l'equilibrio che ci faccia rimanere su quelal corda tesa ad una certa altezza e che ci faccia fare un passo in avanti su questa corda perchè poi il richiamo delal gravità è sempre molto forte e la gravità è quella che ci fa ricordare che siamo sprecari e che siamo terreni, che tutto passa ma ci piace così stare sulla corda. 

 

Elevarsi significa stare in uan situazione precaria e controllare la precarietà e quindi gestire la propria capacità di stare in equilibrio. Tra tendenze opposte che comunque ci appartengono. Non siamo mai buoni e mai cattivi ma sempre in equilibrio. Mai completamente belli o brutti. La nostra abilità è stare proprio in equilibrio. Dobbiamo trovare la sintesi migliore, Fare un passo in avanti sull'asse e rimanere sollevati da terra sempre sapendo che sotto di noi ci sta la terra, che è la nostra natura. Mente è corpo. La mente con delle esigenze e il corpo con altre che noi dobbiamo trovare una sintesi all'interno di queste esigenze. E' la sintesi che poi ci distingue e sempre nella consapevolezza della precarietà. E' un gioco continuo. Mai una situazione di riposo. Il riposo è la morte, il congelamento e la vita proprio ci distingue per il movimento. Tutto il nostro sistema nervoso si gioca nel controllare il movimento. Trovare la sintesi di tutto quella che passa nel sistema nervoso alla fine si traduce in movimento. La parola è il frutto del movimento di molti muscoli che controllano la laringe o la lingua o la gola. Senza movimento non avremmo neanche la parola e tutta la fatica del sistema nervoso si traduce in movimento che necessità di un equilibrio che necessita di essere regolato da un sistema apposito. Equilibrio anche nel nostro corpo. Per stare in equilibrio sull'asse di equilibrio bisogna che i nostri movimenti siano tenuti in equilibrio e siano coordinati e risentano dell'ambiente che ci circonda.

 

Precarietà ed equilibrio, non ci si scappa.

 

Che ne pensate ? Cos'è per voi la precarietà ? Che rapporto avete nella vostra vita con la precarietà ? Come la considerata la precarietà e che valore le date ? La consapevolezza può essere la precarietà ? Aspirate all'assoluto di qualcosa ? Un amore è sempre un amore completo o esiste un amore parziale ? L'approccio orientale all'immanenza e quello occidentale alla trascendenza possono confondere molto e non chiariscono molto spesso, così come qualsiasi definizione metafisica. Trasformare l'Oggettività in Matematica, "uccidere Dio", ci ha certo reso Signori della Terra, "Liberi" e "Civili", ma al contempo ci ha fatto smarrire il Senso di tutte le "cose": solo l'individuo, dalla sua illusione d'assolutismo, può veramente meravigliarsi della "precarietà", quasi non riconoscendola naturale e persino normale. Pensiamo alla totalità dello stato depressivo che poi porta inevitabilmente alla morte fisica o mentale. E' una non precarietà alla fine. Cos'è il controllo in un mondo così precario ? Non essere amati è peggio di avere la consapevolezza che non verrai amato ? Non avere è peggio della consapevolezza che non avrai ? Amare è peggio della consapevolezza che poi un giorno forse amerai ?


Non fare è peggio di avere la consapevolezza che non farai ? Essere è bello o è meglio avere la consapevolezza che poi si sarà o è meglio non essere affatto ? 

Edited by Arrhenius

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Arrhenius   
Arrhenius

A me sembra una riflessione su cui riflettere. Se tu non ce la fai è un altro discorso.

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Ghost77   
Ghost77

Seriamente trovo che debba essere molto disagiante vivere con certi pensieri. Ti portano sofferenza basata poi sul nulla, e proprio per questo fanno stare male. Sono tutti costrutti, che c'è da riflettere?

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schopy   
schopy

Che ne pensate? Cos'è per voi la precarietà? Che rapporto avete nella vostra vita con la precarietà? Come la considerata la precarietà e che valore le date? La consapevolezza può essere la precarietà? Aspirate all'assoluto di qualcosa? Un amore è sempre un amore completo o esiste un amore parziale? L'approccio orientale all'immanenza e quello occidentale alla trascendenza possono confondere molto e non chiariscono molto spesso, così come qualsiasi definizione metafisica.Trasformare l'Oggettività in Matematica, "uccidere Dio", ci ha certo reso Signori della Terra, "Liberi" e "Civili", ma al contempo ci ha fatto smarrire il Senso di tutte le "cose": solo l'individuo, dalla sua illusione d'assolutismo, può veramente meravigliarsi della "precarietà", quasi non riconoscendola naturale e persino normale. Pensiamo alla totalità dello stato depressivo che poi porta inevitabilmente alla morte fisica o mentale. E' una non precarietà alla fine. Cos'è il controllo in un mondo così precario ? Non essere amati è peggio di avere la consapevolezza che non verrai amato? Non avere è peggio della consapevolezza che non avrai ? Amare è peggio della consapevolezza che poi un giorno forse amerai?

 

Mi sa che butti tutto in un gran calderone :D
 
Io rifuggo la precarietà, ma questo m'ha reso molto meno entusiasta di quando l'abbracciavo; nessun amore è completo, anzi direi che sorge da una mancanza e pertiene all'amore il tentativo di colmarla. L'unico assoluto cui aspiro è quello capace di circoscrivere la mia finitezza; non m'importa esperire o conoscere "tutto", vorrei solo esser certo di qual è il confine tra quel che so e quel che non so.
 
Se è vero che le dottrine orientali (per lo meno, la nostra comprensione delle dottrine orientali) guarda più all'immanenza che alla trascendenza, va specificato che molta parte della nostra storia della filosofia è stata frettolosamente etichettata come metafisica; non che l'Oggettività sia stata trasformata in Matematica, piuttosto si è riconosciuto valore oggettivo solo a quella e non più al resto (inciso: apri il discorso riferendoti alla precarietà del metodo sperimentale...bè, è proprio una peculiarità della scienza -e questo te lo può confermare qualsiasi persona si occupi di epistemologia- che le competenze di cui disponiamo siano, appunto, sempre in via di perfezionamento...)

 

Non credo che senza Dio vada (inevitabilmente) smarrito un Senso; anzi, il pensiero della precarietà e della finitezza permea tutte le istanze filosofiche esistenzialiste novecentesche...non accorperei una riflessione sul "controllo" ad una meditazione sulla "depressione"...mi pare che il controllo sia più vicino a stati patologici ansiosi anziché depressivi.
La consapevolezza che non verrai amato è de facto contraddittoria; non si dà consapevolezza di qualcosa che non si sia già realizzato, e per sua natura il pensiero sul futuro dev'essere permeato da una certa dose di speranza.
Edited by schopy

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Arrhenius   
Arrhenius

Ma quello che dici tu è il positivismo che è un " ismo " ma mica la realtà o la norma.

Seriamente trovo che debba essere molto disagiante vivere con certi pensieri. Ti portano sofferenza basata poi sul nulla, e proprio per questo fanno stare male. Sono tutti costrutti, che c'è da riflettere?

Potevi dire che sembro disagiato se era quello che volevi dire, tanto.

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Ghost77   
Ghost77

Potrei dirlo con cognizione di causa per quei mille altri motivi che esplichi come tue funzioni corporali su questo forum senza ritegno alcuno, se è per questo :D

 

 

Ma invece dico sul serio e sto rispondendoti avendo letto tutto quel che hai scritto - e mi spiace che tu legga critiche a te stesso così, a priori -. Comunque rispiego: è disagiante ovvero produce malessere . Dovessi farmi quelle che io vedo come "pippe mentali" vivrei nell'angoscia, e questo poichè non c'è un capo a tutto ciò, non c'è una soluzione : solo bivi, che potrebbero nascondere l'incognita di situazioni ben peggiori del punto da cui sono partito .

 

E' per questo motivo che alcuni ti stanno rispondendo che non comprendono quello di cui parli : sono vissuti troppo personali e con visioni terribilmente soggettive per potervi discutere sopra . Sicuramente qualcuno ci sarà, ma non è qualcosa di universalmente empatizzato 

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Demò   
Demò

Secondo me é tutto copiato e sta prendendo in giro

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Arrhenius   
Arrhenius

Secondo me é tutto copiato e sta prendendo in giro

 

Anche fosse stai praticamente dicendo che invece di fare riflessioni su un tema

giudicate la persona che apre topic su vari temi per le cose che conoscete della

persona in questione. E poi tu eviti i miei topic e non mi parli.

Quindi in realtà non discutete del topic ehehe =)

Quindi non si capisce chi prendo in giro e perchè prendo in giro.

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Demò   
Demò

A volte mi dimentico che c'é una persona vera e timida dietro a questo personaggio infantile che si autocommisera

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Arrhenius   
Arrhenius

Potrei dirlo con cognizione di causa per quei mille altri motivi che esplichi come tue funzioni corporali su questo forum senza ritegno alcuno, se è per questo :D

 

 

Ma invece dico sul serio e sto rispondendoti avendo letto tutto quel che hai scritto - e mi spiace che tu legga critiche a te stesso così, a priori -. Comunque rispiego: è disagiante ovvero produce malessere . Dovessi farmi quelle che io vedo come "pippe mentali" vivrei nell'angoscia, e questo poichè non c'è un capo a tutto ciò, non c'è una soluzione : solo bivi, che potrebbero nascondere l'incognita di situazioni ben peggiori del punto da cui sono partito .

 

E' per questo motivo che alcuni ti stanno rispondendo che non comprendono quello di cui parli : sono vissuti troppo personali e con visioni terribilmente soggettive per potervi discutere sopra . Sicuramente qualcuno ci sarà, ma non è qualcosa di universalmente empatizzato 

 

Non ho scritto questo topic mascherando qualche motivazione personale o perché volevo parlare di cose private o comunque non solo.

E' una riflessione che volevo fare e la trovo molto interessante. Praticamente ho capito che tu non ti poni certe domande perché hai paura

delle risposte che potresti avere o ricavare ... o no ? E' non è una accusa questa, è solo un pensiero.

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Ghost77   
Ghost77

Ci mancherebbe, capisco che non è un'accusa ma un confronto. No, non me le pongo perché non ne sento la necessità. Per me non esistono questi dilemmi nel modo da te impostato, non riuscirei a rispondere poiché manca la scintilla della domanda. Che poi ne abbia altre, personalizzate su di me, è un altro discorso, ed è proprio per questo che ti parlavo di soggettività nella comprensione. È interessante, ma comprensibile appieno da una nicchia di chi vive situazioni simili alle tue.

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