E' un pezzo che non aggiorno le mie lettura qui... dunque:
L'uccello che girava le viti del mondo, Murakami Haruki: beeeeeello. Questo autore mi piace tanto, e questo libro lunghissimo è pienamente nel suo stile. Come al solito la trama non è l'elemento basico della libro, lo sono di più le suggestioni e l'intersecarsi delle vicende... ma intersecarsi non è il termine più adatto; direi il fluire l'una sull'altra, senza avere mai certezze che un certo personaggio o un certo evento siano una parte importante o marginale. Ho la sensazione che sia un magma di storie non ancora separate l'una dall'altra, che l'autore appositamente non rende distinte. E' forse questo aspetto da "gomitolo" a rendere il libro così affascinante. Azzardando un paragone, sembra un film di Miyazaki.
Chesil Beach, Ian Mc Ewan: ecco, saltiamo di palo in frasca. Questa scrittura è completamente diversa, e qui la trama c'è, e c'è eccome. Non è una trama di avvenimenti, ma piuttosto di disvelamento interiore. Cosa succede nella prima notte di nozze di due giovani ragazzi innamorati agli inizi degli anni 60 - poco prima della rivoluzione sessuale, ma comunque irrimediabilmente prima? Pensavo che non me ne sarebbe fregato niente, e invece no. I ritratti di questi giovani sono così vividi, che proprio tu, tu che vivi in un mondo assolutamente cambiato, riesci a capire perché sono portati ad agire come agiscono, e a fare una scelta che strazia entrambi. Non è straordinario, ma merita quelle due serate che ci si mette per leggerlo.
Aspettando i barbari, J. M.Coetzee: beh, dall'autore di
Vergogna mi aspettavo di più. Non so, forse non sono riuscita a capirlo. La scoperta della brutalità altrui e della propria vigliaccheria, e il rimpianto di non aver chiuso gli occhi fino alla fine misto alla consapevolezza dolorosa di averlo fatto; un esercito, un impero che ha bisogno di un nemico, lo trova e tira fuori la parte più bestiale e animalesca (molto 1984, in questo); la resistenza inutile di un singolo contro un'entità enorme, disilluso ma che non riesce a fare diversamente (il proverbiale giusto che salva la città?).
Mah, non so, di questo libro salverei solo questo fortissimo senso di "umanità", di tensione verso il "simile", da salvaguardare, contrapposto al bestiale, al disumano. Molto spesso il protagonista (e noi) non sa dove finisca l'uno e cominci l'altro, ma questa sua tensione rimane.
Buona apocalisse a tutti, Pratchett e Gaiman, riletto: bisogna ridere, ogni tanto, e questo funziona benissimo!

Il libro che leggi e che dopo due ore ti fa guardare il mondo con più simpatia...
In lettura
Cane e gatto, di Colette...
