Che ne direste di abolire anche l'uso dell'italiano, e volgerci nuovamente al latino?

No, non si può; d'altra parte una tradizione (quasi) millenaria ci insegna ad apprezzare la lingua più bella, in ogni senso di questo termine, dell'intero orbe terracqueo: l'italiano è senza dubbio l'erede più fedele alla lingua dei padri. Flessuosa, ricca, cangiante, elegante, sinuosa, raffinata, consente acrobazie semantiche e sfumature di significato altrove impossibili, si perde in mille rigagnoli tante volte fondamentali alle discipline dello scibile tutto. Servirà forse riesumare Dante o Bembo? Mi auguro non sia necessario giungere a tanto.
Ed ancora, sull'iniziale questione aperta con acume dall'autore, posso solo convenire; il linguaggio è lo strumento supremo per l'orientamento, la conoscenza, la manipolazione della e nella realtà. Designiamo le cose in quanto dotate di nomi, ché altrimenti non esisterebbero. Ricordiamo per un attimo un gigante del pensiero di ogni tempo: il signor Parmenide. La sua speculazione fu certo straordinaria, e v'è una ragione per la quale i nostri più diretti antenati non vi giunsero prima. Il greco, anch'esso fluido e passionale, era dotato dell'articolo, mentre il latino no. Fu detto a proposito de
l'essere, perché la lingua lo consentiva.
Alla fine, utilizzare uno stile del tutto superfluo in un forum, è privo di senso. Violentare il mio linguaggio, abbiamo detto, significa stupro e svalutazione del mio stesso pensiero; ove un pensiero risieda, intesi. Nobiltà e correttezza verso sé e verso gli altri passano soprattutto dai modi in cui si instaura una relazione - in questo caso dialogica. Ma probabilmente tutto è legato a quel che si vuole ottenere.